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| Messa crismale al Laterano all'inizio del secolo scorso |
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giovedì 9 aprile 2020
Immagini per meditare in questo Giovedì Santo ai tempi del covid-19
giovedì 13 aprile 2017
giovedì 3 novembre 2016
Rito pagano e panteista per un battesimo .... celebrato da un "prete"
Su segnalazione di un nostro amico, riportiamo la seguente vicenda.
Il noto Antonio Mazzi, di professione "prete", ma verosimilmente ateo o agnostico egli stesso, sull'ultimo numero della rivista Vita Pastorale (n. 10/2016), p. 74, racconta - compiacendosene - di aver scimmiottato per una donna atea il sacramento del battesimo, sottoponendo la bambina, per far contenta la madre senza Dio, ad un rito pagano e panteista.
Ormai la maggior parte del clero ha perso ogni ritegno. E di ciò se ne vanta pure. Pure la rivista ha avuto il coraggio di pubblicare questa discutibile esperienza!
Il clero perso inesorabilmente la fede, immerso com'è nel suo sentimentalismo religioso e nel suo buonismo, da cui è assente Dio. Siamo sicuri che la neo-Roma, però, approverebbe una tale condotta .... .
Un clero senza fede come potrà guidare il gregge loro affidato? Saranno ciechi che guidano altri ciechi, secondo la nota immagine evangelica (cfr. Matth. 15, 14).
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| Pieter Bruegel, La parabola dei ciechi, 1568, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli |
mercoledì 25 maggio 2016
Elogio di S. Gregorio VII e delle prerogative del sacerdozio cattolico
Rilanciamo, con lievi modifiche ed integrazioni, un bell'elogio di San Gregorio VII, che abbiamo reperito sul profilo Facebook di Radiospada e che tesse le lodi delle prerogative del sacerdozio cattolico e della potestà papale per divina disposizione.
| Matteo Rosselli, Matilde di Canossa riaccompagna il Papa a Roma, 1618 circa, Sala delle udienze di Maria Maddalena d'Austria, Villa Medicea del Poggio Imperiale |
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| Gianlorenzo Bernini, Enrico IV si umilia dinanzi a S. Gregorio VII a Canossa, Tomba di Matilde di Canossa detta Onore e Gloria d'Italia, 1645 circa, Basilica di san Pietro, Città del Vaticano, Roma |
È sacrosanto ricordare San Gregorio VII, papa,
acerrimo difensore delle prerogative e della libertà della Santa Sede nei confronti
delle ingerenze degli imperatori di Germania.
Fu collaboratore dello sfortunato Gregorio VI e
dei grandi papi “riformatori” di quel periodo, San Leone IX, Vittore II,
Stefano IX dei Conti di Lorena, Niccolò II, Alessandro II.
contro le gravi ingerenze dell’incostante e
feroce Enrico IV nelle investiture ecclesiastiche, fu costretto ad usare la
pienezza del potere papale deponendolo dalla carica imperiale.
Ritornato imperatore dopo la penitenza di
Canossa, Enrico continuò a perseguitare il Santo Papa, costringendolo infine a
Salerno dove morì nel 1085.
Se Innocenzo III, Innocenzo IV e Bonifacio VIII
sono la triplice cuspide del Pontificato medievale, San Gregorio è l’aureo basamento
di questa cuspide.
La sua deposizione dell’imperatore non è un
fatto meramente politico e storicizzabile, ma è una prerogativa intrinseca e
permanente del papato (anche se non esercitata).
Come l’ottimo padre Vincent Davin scriveva nella
sua Vita di San Gregorio VII nel 1863: “Forse l’indipendenza della regalità
accanto all’indipendenza del Sacerdozio ? Ma ciò è il manicheismo sociale, è
una duplice divinità che porta un caos peggiore che se non ve n’avesse alcuna.
Datemi dei preti senza corpo, dei re senz’anima e bisognerà trovare dei sudditi
così partiti: in tal caso io m’acquieterò” (Vincent
Davin, San Gregorio Settimo, trad. it. (a cura di) Michele Bongini – Emilio Babbini,
Federico Bencini Ed., Firenze, 1863, p. 251)
Quando in Messico si immolavano agli inizi del
cinquecento più di ventimila vittime umane all’anno, il papato non poteva che
rimettere nelle mani di Fernand Cortes la bandiera della croce e dirgli: “piantala
nel mezzo di quell’inferno, a qualunque costo [quei regni hanno perso il
diritto di governarsi]” (ibidem, p. 248). Quel che Gregorio VII fece in Germania
per mezzo delle leggi divine ed umane, lo poteva fare anche altrove per mezzo
delle sole leggi divine. San Pio V lo potrà fare contro la scismatica Elisabetta
d’Inghilterra ed il beato Pio IX lo poté in Francia come in Messico, nella Svezia
protestante come nella Cina barbara (ibidem, pp. 258-259). Sono i
diritti eterni del sacerdozio, le prerogative costituzionali ed inalienabili
della Chiesa (ibidem, p. 259)!
A tutti coloro che non lo amano e non l’amarono,
a causa di ciò che egli ricorda, a tutti coloro che lo criticano, a tutti i
suoi detrattori, ai cattolici ghibellini o guelfi timidi, dal suo gloriosissimo
trono in paradiso san Gregorio VII può lecitamente dire “ci rivedremo a Canossa!”.
Sarà la “Canossa celeste” del giudizio finale od
una più terrena?
Solo Dio lo sa.
Fonte: Radio spada, 25.5.2015
martedì 20 ottobre 2015
Cristo,tolleranza del male, misericordia, Chiesa e sacerdoti in un aforisma del card. Ratzinger e del card. Burke
sabato 10 ottobre 2015
martedì 6 ottobre 2015
venerdì 13 marzo 2015
Circa la devozione necessaria per celebrare degnamente il Santo Sacrificio della Messa
Spesso i sacerdoti
che celebrano la S. Messa, soprattutto secondo il Novus Ordo, lo fanno
distrattamente, superficialmente o senza alcuna devozione e senza la necessaria
gravitas (v. qui), non pensando neppure che sia un sacrificio, che perpetua,
in maniera incruenta, quello stesso sacrificio della Croce. Tale mancanza è alla
radice di molti abusi liturgici commessi … . Quello che segue è l’insegnamento
in materia di un santo dottore della Chiesa e patrono dei teologi-moralisti, S.
Alfonso M. de’ Liguori.
Circa la devozione
necessaria per celebrare degnamente il Santo Sacrificio della Messa
[Brano tratto da “Selva di materie
predicabili” di Sant'Alfonso Maria de Liguori]
[...] nel celebrare la Messa è necessaria la riverenza
e la devozione. È noto che l'uso del manipolo fu introdotto per comodo di
asciugare le lacrime poiché anticamente i preti, celebrando, per la
devozione non facevano altro che piangere. Già si è detto che il sacerdote
all'altare rappresenta la stessa persona di Gesù Cristo [...]. Ma [...] parlando
del modo nel quale dicono la Messa la maggior parte dei sacerdoti, bisognerebbe
piangere, ma piangere a lacrime di sangue! È una compassione, diciam
così, veder lo strapazzo che fanno di Gesù Cristo molti preti e religiosi e
anche taluni di ordini religiosi riformati. Si osservi con quale attenzione ordinariamente
dai sacerdoti si celebra la Messa. A costoro bene starebbe detto quel che
rimproverava Clemente alessandrino ai sacerdoti gentili, cioè ch'essi facevano
diventar scena il cielo, e Dio il soggetto della commedia: O
impietatem! scenam coelum fecistis, et Deus factus est actus. Ma no, che
dico, commedia? oh che attenzione ci metterebbero questi tali, se dovessero recitare
una parte in commedia! E per la Messa che attenzione vi pongono? Parole mutilate,
genuflessioni che sembrano piuttosto atti di disprezzo che di riverenza,
benedizioni che non si sa che cosa siano, si muovono per l'altare e si voltano
in modo che quasi muovono a ridere, complicano le parole colle cerimonie,
anticipandole prima del tempo prescritto dalle rubriche; [...] Tutto avviene
per la fretta di finir presto la Messa. Come dicono alcuni la Messa? come se la
chiesa stesse per crollare o stessero per venire i corsari e non ci fosse tempo
di fuggire. Sarà stato due ore a ciarlare inutilmente o a trattare faccende di
mondo, e poi tutta la fretta dove la mette? a dir la Messa. E nel modo poi con
cui questi tali la cominciano così procedono a consacrare e a prender tra le
mani Gesù Cristo e a comunicarsi con tanta irriverenza come se fosse in realtà
un pezzo di pane.
Fonte: Cordaliter, 13.3.2015
giovedì 13 novembre 2014
Dalle fessure del Tempio all’errore in cattedra
L’errore sale sino alla Cattedra
petrina? Un sacerdote-scrittore di romanzi porno-erotici spagnolo chiamato a
Roma a discutere del ruolo della donna, in una Commissione di studio (Repubblica,
che ne ha dato la notizia, parla di trenta “studiosi” impegnati per febbraio
nella redazione di una relazione e di una prossima "rivoluzione"!). Ivi, incluso, ovviamente, la questione del
sacerdozio muliebre. Eppure essa dovrebbe – nella Chiesa cattolica – ritenersi definitivamente
acclarata da ultimo nel 1994 con la lett. ap. Ordinatio sacerdotalis,
come aveva sancito pure la Congregazione per la dottrina della fede, presieduta
dall’allora card. Ratzinger, nel 1995, in risposta ad un dubium (in L’Osservatore
Romano, 19.11.1995, p. 2) e più volte ribadita negli anni successivi anche
con l’assunzione di gravi provvedimenti verso coloro che attentavano all’Ordine
sacro mediante l’ordinazione di donne o tentavano di celebrare l’Eucaristia. L’ultimo
provvedimento assunto, nello scorso maggio, come ci si ricorderà è la scomunica nei confronti di Martha Heizer, co-fondatrice e presidente di Wir sind
Kirche (Noi siamo Chiesa), e del marito.
Per cui si può rimettere in
discussione una verità definitivamente sancita dalla Suprema Autorità senza
cadere in eresia?
* * * * * *
Dalle fessure del Tempio
all’errore in cattedra
di Mauro Faverzani
La saggezza degli antichi latini
fornisce le coordinate del problema: «Contra facta non valet argumentum». È un fatto,
dunque, che padre Pablo d’Ors si sia più volte espresso «assolutamente» a
favore del sacerdozio femminile. L’ultima occasione è stata l’intervista da lui
rilasciata al quotidiano “Repubblica” lo scorso 5 novembre.
Intervista durante la quale ha aggiunto: «Che la donna non possa essere prete per il fatto che Gesù era un
uomo e che avesse scelto solo uomini è un argomento molto debole».
Ed è un fatto anche il veto viceversa posto in modo chiaro ed impegnando il
Magistero, quindi parlando come Pietro, da Giovanni Paolo II nella Lettera
apostolica Ordinatio sacerdotalis il 22 maggio 1994, laddove scrisse: «Al fine di togliere ogni dubbio
su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina
costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli,
dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne
l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo
definitivo da tutti i fedeli della Chiesa». Specificando come ciò
derivi dalle Sacre Scritture, dalla pratica costante della Chiesa e dal Suo
vivente Magistero.
Dunque, nulla di improvvisato. Anche perché
Cristo stesso «ha scelto quelli che ha voluto e
lo ha fatto in unione col Padre, nello Spirito Santo, dopo aver passato la
notte in preghiera». D’altronde, «il fatto che Maria Santissima,
Madre di Dio e della Chiesa, non abbia ricevuto la missione propria degli
Apostoli, né il sacerdozio ministeriale mostra chiaramente che la non
ammissione delle donne all’ordinazione sacerdotale non può significare una loro
minore dignità, né una discriminazione nei loro confronti, ma l’osservanza
fedele di un disegno da attribuire alla sapienza del Signore dell’universo».
Piaccia o non piaccia a Padre d’Ors. Il quale
tuttavia, anche in quest’ultima intervista, ha definito il sacerdozio femminile
un «cambiamento necessario», spingendosi anzi a ritenere
diversamente il reiterarsi di tale esclusione «una discriminazione
inaccettabile». Incoraggiato dal fatto d’averne parlato «con moltissime donne»,
dettesi tutte favorevoli. È la Chiesa “parlamentare” della maggioranza, la sua.
Ed anche questo è un fatto. Che lo oppone, però, diametralmente al Magistero
petrino.
Ora, se la cosa fosse circoscritta alla
semplice opinione, resterebbe un errore grave verso il quale valutare eventuali
interventi disciplinari, ma non impegnerebbe alcuno, tanto meno la Chiesa in
tal senso. Invece no. Cosa è cambiato? Il fatto che il Card. Ravasi abbia chiamato direttamente
Padre d’Ors ad essere niente meno che uno dei trenta consiglieri, nominati in
tutto il mondo, del Pontificio Consiglio della Cultura. Col benestare di papa
Francesco. Che lui ricambia definendolo «un vero Pontefice, perché crea ponti intorno a sé».
Come se i suoi predecessori fossero stati “falsi” o avessero creato
distruzione… Ma non solo: al sacerdote ribelle è stato anche chiesto di
presentare una relazione sul ruolo della donna nella Chiesa.
Come farsi sfuggire un’occasione simile? Tant’è che lui ha subito colto la palla al balzo,
affrettandosi a dichiarare «ormai maturi i tempi per percorrere nuove strade».
Padre d’Ors, romanziere dalle trame moralmente – a dir poco – disordinate, si
definisce su “Repubblica” come uno «scrittore mistico, erotico e comico». Afferma
espressamente che certamente «si può vivere senza un Dio», come fecero Einstein e
Rousseau, perché «non credenti, ma capaci di esperienze spirituali profondissime»,
essendo in «contatto con la fonte della pienezza, si chiami Dio, essere o vita»,
ponendo così sullo stesso piano – e confondendoli – Creato e Creatore, quindi
riducendo ed abbassando il Secondo al primo, non certo l’inverso. E già questo
è molto duro, anzi impossibile da digerire.
Ma quel che il quotidiano “Repubblica” non
dice è che Padre d’Ors si è già distinto in passato per le sue posizioni, per
così dire, “estreme”. Ad
esempio, il fatto d’esser non solo discepolo, bensì anche attivo promotore del
buddhismo zen, come ricordato dall’agenzia InfoCatólica. Padre Giuseppe De Rosa, sull’autorevole
“Civiltà Cattolica” del 20 agosto 1994, definì l’adesione consapevole di un
cristiano al buddhismo come «un gesto che, oggettivamente, è di formale apostasia dalla fede
cristiana».
Benedetto XVI ha definito «molto pericoloso»
il fatto che sacerdoti insegnino tali pratiche, perché tali da comportare «la perdita delle fede e la
perversione della relazione uomo-Dio», oltre ad un «disorientamento profondo
dell’essere umano, cosicché alla fine l’uomo si sposa con la menzogna».
Sono, insomma, «realtà distruttive ed opposte non solo alla fede cristiana, ma
anche alla verità dell’essere umano stesso». Sin dalle loro
preghiere, rivolte «ad altre divinità, che sono idoli».
La Congregazione per la Dottrina della Fede,
nel documento Alcuni
aspetti della meditazione cristiana del 1989, mette in guardia dai «rischi ed errori» derivanti dal tentativo «di fondere la meditazione cristiana con quella non cristiana»,
tentativo facile a degenerare in un «pernicioso sincretismo». Per tutta questa serie di
valutazioni e per molte altre che si potrebbero addurre si capisce perché Padre
Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, al giornalista del “The Irish
Times” richiedente un commento sulle dichiarazioni di Padre Pablo d’Ors, abbia
preferito non commentare.
Ma non si può nemmeno perennemente tacere, né
tanto meno rimuovere i problemi, facendo finta che non esistano. Nonostante il gioco di sponda del quotidiano della Cei
“Avvenire”, che ha pubblicato un ampio servizio sul sacerdote ribelle –
ovviamente tacendone tutti gli aspetti compromettenti – lo stesso giorno in cui
usciva la sua controversa intervista su “Repubblica”.
Padre d’Ors ritiene «un mistero»
capire perché «papa Francesco» lo abbia «scelto». Affermazione impegnativa, questa. In
ogni caso delle due, l’una: o papa Francesco era all’oscuro delle sue posizioni
contrarie, anzi opposte al Magistero ed, in tal caso, dovrebbe chiedere le
dimissioni del Card. Ravasi, che lo ha voluto nel Pontificio Consiglio della
Cultura. Oppure ne era al corrente e le ha, quanto meno, accettate, quando non
addirittura accolte. Il che aprirebbe indubbiamente un precedente a dir poco
pericoloso (in realtà, sarebbe molto di più) dentro le mura vaticane. Che sono
solide, ma, di fessura in fessura, rischiano di creparsi. O, come disse Paolo
VI, di far entrare altro «fumo di Satana nella Chiesa». Di certo è evidente,
lampante, incontestabile e patente come, in questa vicenda, l’errore sia stato
messo in cattedra.
mercoledì 12 novembre 2014
L’Omoeresia nella Chiesa attuale
Rilancio volentieri quest'intervista del giornalista-vaticanista Marco Tosatti.
* * * * * * * *
L’Omoeresia nella Chiesa attuale
Due anni fa la rivista polacca “Fronda” pubblicò un lungo articolo, ripreso successivamente dalla rivista teologica tedesca “Tehologisches” su quella che era definita “Omoeresia”, e “Homomafia”. Cioè della presenza a tutti i livelli nella gerarchia della Chiesa, compresa la Curia romana, di una rete di sacerdoti omosessuali impegnati nel proteggersi a vicenda. L’autore, oggi: “Mi pare che stia maturando sempre di più la consapevolezza dei problemi affrontati nel mio studio”.
MARCO TOSATTI
Due anni fa la rivista polacca “Fronda”
pubblicò un lungo articolo, ripreso successivamente dalla rivista teologica
tedesca “Tehologisches” su quella che era definita “Omoeresia”, e “Homomafia”.
Cioè della presenza a tutti i livelli nella gerarchia della Chiesa, compresa la
Curia romana, di una rete di sacerdoti omosessuali impegnati nel proteggersi a
vicenda.
L’autore era un sacerdote, il
prof. Dariusz Oko, docente di Teologia alla Pontificia Accademia di Cracovia,
all’Università Giovanni Paolo II. Nel suo articolo Oko ricordava che l’80% dei
casi di cosiddetta pedofilia negli Stati Uniti erano in realtà casi di
efebofilia, cioè relativi a maschi adolescenti (le cifre della Congregazione
della Fede sono analoghe, si parla del 90%). “Questo fatto è stato
accuratamente nascosto e ignorato”.
Nel suo studio Oko sottolineava
la difficoltà vissuta da sacerdoti e seminaristi che tentano di mettersi contro
questo tipo di potere e i colleghi che fanno parte della lobby. “Quando il
vicecancelliere o un altro superiore cerca di rimuoverli, può andare a finire
che si trovino rimossi proprio loro, invece degli omoseminaristi. O quando un
vicario cerca di proteggere i giovani da n prete che li molesta, può accadere
che sia il vicario a essere punito”, grazie al fatto che le istanze superiori a
cui si rivolge fanno parte della lobby. Che se sono fondate alcune
indiscrezioni trapelate dai Palazzi vaticani, avrebbe un estensione
sovranazionale e coinvolgerebbe centinaia di chierici, a ogni livello.
Abbiamo rivolto al prof. Dariusz
Oko alcune domande sul problema, che da allora sembra essere passato nel
dimenticatoio.
– Due anni fa Lei ha
fotografato con il suo studio approfondito una situazione esistente nella
Chiesa. È cambiato qualche cosa da allora?
Sicuramente il mio studio ha
toccato un problema molto diffuso ed esistente quasi dappertutto. Solo così si
spiega il fatto che in poche settimane il testo ha fatto il giro del mondo. In
molti paesi sono state preparate diverse traduzioni: dall’inglese al tedesco,
dall’italiano alla lingua ceca, dal slovacco alla lingua estone... Mi pare che
stia maturando sempre di più la consapevolezza dei problemi affrontati nel mio
studio.
– Nel sul lavoro Lei
parla di omoeresia. Quali sono le caratteristiche?
L’omoeresia è un rifiuto del
Magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità. I sostenitori dell’omoeresia
non accettano che la tendenza omosessuale sia un disturbo della personalità.
Mettono in dubbio che gli atti omosessuali siano contro la legge naturale. I difensori
dell’omoeresia sono a favore del sacerdozio per i gay. L’omoeresia è una
versione ecclesiastica dell’omosessualismo.
– Nel 2005 è stato
pubblicato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica un importante
documento, approvato dal Santo Padre Benedetto XVI, che proibisce di ordinare
preti omosessuali. Perché questo documento?
A partire dagli anni Settanta e
Ottanta del XX secolo si è infiltrato in tanti seminari e monasteri nel mondo
un modo nuovo di considerare la sessualità umana, contrario al Magistero
tradizionale della Chiesa cattolica sull’omosessualità. In conseguenza, in
molti seminari diocesani e abbazie di tutti i continenti hanno cominciato a
sostenere l’idea che esistono due orientamenti sessuali equivalenti: eterosessuale
ed omosessuale. Così si chiedeva ai chierici esclusivamente la castità,
considerata come l’astinenza da atti impuri, e la capacità di vivere il
celibato, senza entrare nel merito del loro orientamento o tendenze sessuali.
In questo modo l’omosessualità come tendenza e tipo di personalità ha finito di
essere un ostacolo all’ordinazione sacerdotale.
– Questa normativa del
2005 che vieta il sacerdozio per i gay, a Sua conoscenza, viene applicata?
Non sono responsabile per la
formazione nei seminari. Allora non lo so, come viene trattato questo divieto
in diversi paesi del mondo. Si dovrebbe rivolgere questa domanda alle persone
direttamente responsabili per la formazione dei futuri preti.
– Da quando Lei ha
scritto il suo studio è cambiato il Papa. Percepisce qualche differenza di
atteggiamento fra i due pontificati, in relazione al problema?
È difficile parlare di qualche differenza. La cosa fondamentale è il Magistero della Chiesa cattolica che non cambia e che per oggi vieta l’ordinazione dei preti gay. Il Magistero attuale, invece della divisione che funzionava prima tra l’omosessualità attiva e quella passiva, introduce una distinzione tra tendenze omosessuali transitorie, che accadono nel periodo dell’adolescenza, e quelle profondamente radicate. Tutte e due le forme di omosessualità, e non più soltanto l’omosessualità attiva, costituiscono un impedimento all’ordinazione sacerdotale. L’omosessualità non è conciliabile con la vocazione sacerdotale. Di conseguenza, non è solo rigorosamente vietata l’ordinazione di uomini con qualsiasi tipo di tendenza omosessuale (anche se transitoria), ma anche la loro ammissione in seminario.
Fonte: La Stampa, 12.11.2014
È difficile parlare di qualche differenza. La cosa fondamentale è il Magistero della Chiesa cattolica che non cambia e che per oggi vieta l’ordinazione dei preti gay. Il Magistero attuale, invece della divisione che funzionava prima tra l’omosessualità attiva e quella passiva, introduce una distinzione tra tendenze omosessuali transitorie, che accadono nel periodo dell’adolescenza, e quelle profondamente radicate. Tutte e due le forme di omosessualità, e non più soltanto l’omosessualità attiva, costituiscono un impedimento all’ordinazione sacerdotale. L’omosessualità non è conciliabile con la vocazione sacerdotale. Di conseguenza, non è solo rigorosamente vietata l’ordinazione di uomini con qualsiasi tipo di tendenza omosessuale (anche se transitoria), ma anche la loro ammissione in seminario.
Fonte: La Stampa, 12.11.2014
domenica 5 ottobre 2014
Avviso sacro per i sacerdoti ed i seminaristi partecipanti al Pellegrinaggio "Summorum Pontificum"
Volentieri pubblico il seguente avviso:
* * * * * * * * * * * *
Carissimi confratelli e seminaristi,
venerdì 24 ottobre 2014, a mezzogiorno, Sua
Eminenza il cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor
Unum, ha gentilmente accettato di ricevere i membri del clero che
parteciperanno al terzo pellegrinaggio internazionale 'Populus Summorum
Pontificum'.
Il numero dei partecipanti è limitato ed è perciò
indispensabile che chi di voi è interessato si iscriva preventivamente
mandandomi una mail all'indirizzo barthe.cisp@mail.com.
Nella mail, vi prego di indicarmi i vostri nome e
cognome, la vostra diocesi o comunità di appartenenza e le lingue nelle quali
potreste seguire l'incontro, durante il quale Sua Eminenza ci parlerà
dell'azione svolta dal suo dicastero, in particolare dell'aiuto che porta alla
Chiesa in Medioriente.
Don Claude Barthe, cappellano del pellegrinaggio
lunedì 30 giugno 2014
Avviso sacro - 50° anniversario di sacerdozio del Rev.do don Vito Schiavone di Monopoli (BA)

50° ANNIVERSARIO DI
SACERDOZIO
DEL REV.DO DON VITO SCHIAVONE DI MONOPOLI (BA)
2-5 luglio 2014
Parrocchia S. Maria Amalfitana - Monopoli
Programma delle celebrazioni
2 Luglio - Preghiamo la Madonna
Ore 18,15 S. Rosario guidato dal parroco
Ore 18,45 Benedizione della statua lignea (1754)
restaurata di Maria SS. Immacolata e canto delle Litanie Lauretane
Ore 19,00 S. Messa votiva dell’Immacolata Concez.
Ore 19,30 presentazione del restauro a cura della ditta
esecutrice e catechesi sull’Immacolata a cura di Mons. Nicola Bux.
3 Luglio - Preghiamo la SS. Eucaristia
Ore 7,30 S. Messa ed esposizione del SS. Sacramento
fino alle 12,00
Ore 17,00 esposizione del SS. Sacramento
Ore 18,30 Adorazione eucaristica nel ricordo dell’Istituzione
del sacerdozio; processione eucaristica con la partecipazione delle
confraternite ricadenti nel territorio parrocchiale e conclusione nella chiesa
di S. Teresa.
4 Luglio - Preghiamo per le vocazioni
Ore 19,00 S. Messa per le vocazioni
5 Luglio - Giubileo sacerdotale
Ore 19,00 S. Messa Solenne celebrata dal Parroco, don
Vito Maria Schiavone.
Schola cantorum S. Cecilia,
diretta dal M° Giannicola D’Amico. All’organo il M° Pierluigi Mazzoni
mercoledì 25 giugno 2014
Decine di preti dichiarano di aver “sposato” divorziati e gay
Decine di preti dichiarano
di aver “sposato” divorziati e gay
(di Mauro
Faverzani)
L’inchiesta condotta dalla Ccbf, la Conferenza cattolica dei
battezzati e delle battezzate francofoni, è choccante, ma parla chiaro: 75 preti
e diaconi ammettono tranquillamente di violare la disciplina della Chiesa in
fatto di nozze.
Come? Accettando di celebrare le unioni tra persone divorziate, ciò
che è del tutto contrario all’indissolubilità del Matrimonio. Il Codice
di Diritto Canonico, in questo, non lascia il benché minimo spazio a dubbi:
«Le proprietà essenziali del matrimonio sono l’unità e
l’indissolubilità» (can. 1056). Ma, per loro, le regole sono saltate. Oltre
il 60% dei sacerdoti intervistati, infatti, ha dichiarato di non chiedere alcun
permesso, in questi casi, al Vescovo o al Parroco, celebrano e tanti saluti a
tutti. Non solo: da veri trapezisti liturgici, tentano di giustificare
l’ingiustificabile, spiegando come la loro cerimonia, in realtà, sia una
semplice benedizione, non un Sacramento.
Ritenendosi così a pieno diritto entro i confini della Chiesa e del
diritto canonico. Ma contravvenendo consapevolmente all’esortazione
apostolica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II, che al n. 84
recita: «Similmente, il rispetto dovuto sia al Sacramento del Matrimonio,
sia agli stessi coniugi ed ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei
fedeli, proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche
pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie
di qualsiasi genere. Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione
di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore
circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto. Agendo in tal
modo, la Chiesa professa la propria fedeltà a Cristo ed alla Sua Verità; nello
stesso tempo si comporta con animo materno verso questi suoi figli, specialmente
verso coloro che, senza loro colpa, sono stati abbandonati dal loro coniuge
legittimo».
Non solo: 7 dei 75 intervistati ribelli ha dichiarato d’aver già
benedetto unioni omosessuali. E 39 si dicono pronti a farlo, qualora si
presentasse l’occasione. Con una spavalderia arrogante e sacrilega al punto da
richiedere una risposta chiara ed immediata da parte dell’Autorità competente.
Viceversa il quotidiano francese “La Croix”si limita a considerare, laconico,
come «il soggetto del “matrimonio bis” sia uno dei punti sensibili, che
verranno affrontati al Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, previsto a Roma dal 5
al 19 ottobre».
Secondo il giornale on line “Riposte Catholique”, si tratterebbe di
una strategia, finalizzata a condizionare i lavori del Sinodo: siccome
alcuni già lo fanno, meglio regolarizzare la situazione, questo sarebbe il senso
dell’iniziativa. Esattamente il metodo seguito a proposito della Comunione sulla
mano. Per evitare che Paolo VI ne rinnovasse il divieto, ci si affrettò a dirgli
che tale eventualità avrebbe fatto più male che bene alla Chiesa, essendo tale
prassi ormai comune e tacitamente accettata in numerose Parrocchie. Paolo VI
cedette con gli esiti a dir poco tristi, che ben conosciamo. Ed ora, Papa
Francesco?
(di Mauro
Faverzani)
L’inchiesta condotta dalla Ccbf, la Conferenza cattolica dei
battezzati e delle battezzate francofoni, è choccante, ma parla chiaro: 75 preti
e diaconi ammettono tranquillamente di violare la disciplina della Chiesa in
fatto di nozze.
Come? Accettando di celebrare le unioni tra persone divorziate, ciò
che è del tutto contrario all’indissolubilità del Matrimonio. Il Codice
di Diritto Canonico, in questo, non lascia il benché minimo spazio a dubbi:
«Le proprietà essenziali del matrimonio sono l’unità e
l’indissolubilità» (can. 1056). Ma, per loro, le regole sono saltate. Oltre
il 60% dei sacerdoti intervistati, infatti, ha dichiarato di non chiedere alcun
permesso, in questi casi, al Vescovo o al Parroco, celebrano e tanti saluti a
tutti. Non solo: da veri trapezisti liturgici, tentano di giustificare
l’ingiustificabile, spiegando come la loro cerimonia, in realtà, sia una
semplice benedizione, non un Sacramento.
Ritenendosi così a pieno diritto entro i confini della Chiesa e del
diritto canonico. Ma contravvenendo consapevolmente all’esortazione
apostolica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II, che al n. 84
recita: «Similmente, il rispetto dovuto sia al Sacramento del Matrimonio,
sia agli stessi coniugi ed ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei
fedeli, proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche
pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie
di qualsiasi genere. Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione
di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore
circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto. Agendo in tal
modo, la Chiesa professa la propria fedeltà a Cristo ed alla Sua Verità; nello
stesso tempo si comporta con animo materno verso questi suoi figli, specialmente
verso coloro che, senza loro colpa, sono stati abbandonati dal loro coniuge
legittimo».
Non solo: 7 dei 75 intervistati ribelli ha dichiarato d’aver già
benedetto unioni omosessuali. E 39 si dicono pronti a farlo, qualora si
presentasse l’occasione. Con una spavalderia arrogante e sacrilega al punto da
richiedere una risposta chiara ed immediata da parte dell’Autorità competente.
Viceversa il quotidiano francese “La Croix”si limita a considerare, laconico,
come «il soggetto del “matrimonio bis” sia uno dei punti sensibili, che
verranno affrontati al Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, previsto a Roma dal 5
al 19 ottobre».
Secondo il giornale on line “Riposte Catholique”, si tratterebbe di
una strategia, finalizzata a condizionare i lavori del Sinodo: siccome
alcuni già lo fanno, meglio regolarizzare la situazione, questo sarebbe il senso
dell’iniziativa. Esattamente il metodo seguito a proposito della Comunione sulla
mano. Per evitare che Paolo VI ne rinnovasse il divieto, ci si affrettò a dirgli
che tale eventualità avrebbe fatto più male che bene alla Chiesa, essendo tale
prassi ormai comune e tacitamente accettata in numerose Parrocchie. Paolo VI
cedette con gli esiti a dir poco tristi, che ben conosciamo. Ed ora, Papa
Francesco?
sabato 21 giugno 2014
... At vero Melchisedech rex Salem proferens panem et vinum erat enim sacerdos Dei altissimi .... (Gen 14, 18)
Abele e Melchisedek offrono a Dio il sacrificio gradito, VI sec., Basilica di S. Vitale, Ravenna
Dieric Bouts, Incontro tra Abramo e Melchisedek, 1464-67, Chiesa di S. Pietro, Lovanio
Laurent de la Hyre, Incontro tra Abramo e Melchisedek, 1630 circa
Moretto da Brescia, Melchisedk offre il pane ed il vino ad Abramo,
Ex-Convict Arrested in Murder of Fr. Kenneth Walker, FSSP
A 54-year-old homeless ex-convict has beenarrested in Phoenix, accused of the murder of a priest and the wounding of a
second priest.

KPHO, the local CBS affiliate, reports that
Gary Moran, a homeless man with an extensive criminal record, was arrested Sunday night and jailed on suspicion of shooting the Rev. Kenneth Walker multiple times at Mother of Mercy Mission Catholic Church in south Phoenix on Wednesday.
Moran was released from prison just two months ago, after serving nine years of a ten-year sentence on burglary and assault charges. He has now been returned to jail, booked in the Maricopa County Jail on one count of first-degree murder during a crime, first-degree murder, first-degree burglary, armed robbery with a deadly weapon, vehicle theft, misconduct involving weapons and other charges. A cash-only bond of $1 million has been set.
According to KPHO:
Moran was sent to the Arizona Department of Corrections prison in Tucson on Feb. 8, 2005, on burglary and assault charges, and was released on supervised parole April 25.He also has a 1989 conviction for felony burglary, and pleaded guilty to a weapons charge in 2000.
* * * * *
On Friday, I reported that Father Walker, a young priest from the Priestly Fraternity of St. Peter (Fraternitas Sacerdotalis Sancti Petri), had been murdered in his Phoenix rectory, near the Arizona Capitol Building. Fr. Joseph Terra FSSP, who had been with him at the time, was also shot; but he was able to call 911 and to administer the Last Rites to his fallen associate.
A Mazda SUV belonging to the church was apparently stolen, and was found abandoned a few blocks away from the shooting.
At the time of this writing, Father Terra has been moved out of intensive care and is expected to make a full recovery.
Eternal rest grant unto him, O Lord, and let perpetual light shine upon him.
* * * * *
UPDATES:
A reader reports that according to a press conference just ended in Phoenix, Father Terra was not shot–he was beaten. Earlier reports from AZCentral which say that Fr. Terra was also shot were apparently inaccurate.
Prayers and public viewing were held for Father Walker from 5:00 to 7:00 p.m. Sunday, June 15 at Holy Cross Mortuary in Avondale.
The Solemn High Requiem Mass for Father Walker was offered at 10 a.m. Monday, June 16, at St. Catherine of Siena Parish in Phoenix. Members of the public were invited to attend the Mass and a reception following in the parish hall.
At St. Catherine of Siena parish, Catholics gathered for the Saturday Vigil Mass, the first liturgy since the killing of their two priests. KPKHO reported that the priest delivered a powerful message about this crime at Saturday’s Mass, a message that hit close to home for members of the Catholic diocese.
“We’re hurting for (our priests) because we know that this was close to them,” one parishioner is quoted as saying. He added that they’re praying for Father Walker, for Father Terra, for the person responsible for this crime and for justice.
St. Catherine of Siena parish has established a fund to help pay for Father Walker’s funeral expenses. As of this writing, the on-line fund has received more than $42,000 in donations.
And now, ABC15 Arizona has tweeted this photo of Fr. Joseph Terra, still wheelchair bound, but able to be present for Fr. Walker’s funeral liturgy.
Funeral of Fr. Kenneth Walker
Fr. "Kenny" Walker:
Innocent, Pure, Joyful, Holy
Friend of Murdered Priest Recounts Memories on Day of His Funeral
Rome, June 20, 2014
“If I had to choose anyone to propose for the emulation of others -
especially for those who don't think often about the Catholic Church and Her
priests - whom should I have chosen, besides Fr. Walker?”
These are just some of the thoughts and reflections offered by a friend of
Fr. Kenneth Walker, FSSP, whose funeral is today.
Fr. Walker, associate pastor of Mater Misericordiae Mission
Church in Phoenix, Arizona, was shot and killed on 11 June when a burglar
entered the parish residence. The pastor, Fr. Joseph Terra, FSSP, was badly
beaten by the intruder, but is recovering. Both priests are members of the
Priestly Fraternity of Saint Peter.
Meanwhile, police have arrested Gary Michael Moran, 54, in connection
with the attack.
A funeral Mass for Fr. Walker will take place today in Sacred Heart
Church in Paxico, Kansas, followed by his burial in Mount Calvary Cemetery in
St. Mary’s.
Jonathan Arrington, adjunct professor at Thomas More College in Rome, first
met Kenneth Walker in 2008 during a retreat at Our Lady of Guadalupe
Seminary in Denton, Nebraska, as he was preparing to apply for entrance into
the Priestly Fraternity of St. Peter.
Arrington recounts his first meeting with the seminarian known then simply
as "Kenny": “The first memory I have of him is of a young man
kneeling before Our Lord's Eucharistic Presence. The immediately subsequent
memory is of one who played soccer with vigor and competitively, but also with
joy and a smile. After I was accepted to the same seminary where he was
already a seminarian, I spent about two years around him. I would join
him and other seminarians to pray the rosary after dinner, though this never
impeded us from a few strenuous games of ping-pong!”
“My most vivid memories,” he continued, “are of him serving at Mass with
his unique facial expression: He was intent on the Sacred Mysteries, but his
face did not betray a ‘grumpy seriousness,' rather a solemn yet sober joy at
being close to Jesus in the Holy Sacrifice. He had the same face when we
prayed the Divine Office.”
Upon receiving word that Fr. Walker had been murdered, Arrington recalled:
“My thoughts and emotions were the same that everyone had: is this possible?
why? why him who was so innocent, pure, joyful and holy?”
“The following day my thoughts, as I prepared to leave for work and study,
were many and varied, and I couldn't concentrate on anything else in prayer -
so I decided to commit to words what inexpressible things were in my heart.
Afterwards, there was a certain peace. If one is to have Christian
hope in the salvation of the just, what was there to fear? If Christ
could have chosen anyone to be one of His special heavenly soldiers, why not
Kenny Walker? If I had to choose anyone to propose for the emulation of
others - especially for those who don't think often about the Catholic Church
and Her priests - whom should I have chosen, besides Fr. Walker? Finally,
and perhaps most selfishly, if I myself needed a reminder of my celestial goal,
the final end of man, the virtuous joy of living that is so reminiscent of
Fulton Sheen, whose example would be better to remember than that of Father
Kenneth Walker?”
“I cry still when I remember the blissful times spent in Fr. Walker's
presence,” he said, “but I also joyfully hope that he is enjoying the most
blissful gift possible, eternal beatitude.”
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