Sante Messe in rito antico in Puglia

lunedì 6 gennaio 2020

L'Epifania in un aforisma di Chesterton. Santa Festa dell'Epifania ai nostri lettori


Fonte: I Tre Sentieri, 5.1.2020






Noveritis 2020


Rito romano

Nel rito parigino così come in quello ambrosiano è annunciata semplicemente la data della Pasqua:

Rito parigino

Rito ambrosiano

PVBLICATIO FESTORVM A.D. 2020

Noveritis, fratres carissimi, quod annuénte Dei misericordia, sicut de Nativitàte Domini nostri Jesu Christi gavisi sumus, ita et de Resurrectiòne ejùsdem Salvatoris nostri gaudium vobis annuntiàmus.

Die nona Febuàrii erit Dominica in Septuagésima.

Vigésima sexta ejùsdem dies Cinerum, et initium ieiunii sacratissimæ Quadragesimæ.

Duodécima aprilis sanctum Pascha Domini nostri Iesu Christi cum gaudio celebrabimus.

Vigésima prima Maji erit Ascensio Domini nostri Iesu Christi.

Trigésima prima ejùsdem Festum Pentecostes.

Undecima Junii Festum sanctissimi Còrporis Christi.

Vigesima nona Novémbris Dominica prima Adventus Domini nostri Iesu Christi, cui est honor et gloria, in sæcula sæculorum.

Amen.




mercoledì 1 gennaio 2020

L’incoronazione di Carlo Magno: Natale della Cristianità

In questo giorno dell’Ottava di Natale, in cui si fa memoria della circoncisione di N.S.G.C., rilanciamo questo contributo del prof. De Mattei.

L’incoronazione di Carlo Magno: Natale della Cristianità

di Roberto de Mattei

Pubblichiamo la versione italiana di un articolo del prof. Roberto de Mattei pubblicato su The Remnant il 27 dicembre 2019.

Se c’è un momento di grazia e di conversione del cuore, questo è il Santo Natale, il giorno della Natività del Signore, il giorno da cui si contano gli anni del mondo. L’atmosfera familiare del giorno di Natale intenerisce i cuori più duri, ma soprattutto la bellezza della liturgia è capace di toccarli, come accadde allo scrittore francese Paul Claudel (1868-1955) il 25 dicembre 1886. Claudel era uno studente di diciotto anni che aveva abbandonato la pratica religiosa e vagava per le strade di Parigi, inquieto e insoddisfatto di sé, quando, la sera di Natale, entrò nella Cattedrale di Notre-Dame, mentre il coro stava cantando ciò che più tardi seppe essere il Magnificat.
«Io – racconta – ero in piedi tra la folla, vicino al secondo pilastro rispetto all’ingresso del Coro, a destra, dalla parte della Sacrestia. In quel momento capitò l’evento che domina tutta la mia vita. In un istante il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una forza di adesione così grande, con un tale innalzamento di tutto il mio essere, con una convinzione così potente, in una certezza che non lasciava posto a nessuna specie di dubbio che, dopo di allora, nessun ragionamento, nessuna circostanza della mia vita agitata hanno potuto scuotere la mia fede né toccarla. Improvvisamente ebbi il sentimento lacerante dell’innocenza, dell’eterna infanzia di Dio: una rivelazione ineffabile! Cercando – come ho spesso fatto – di ricostruire i momenti che seguirono quell’istante straordinario, ritrovo gli elementi seguenti che, tuttavia, formavano un solo lampo, un’arma sola di cui si serviva la Provvidenza divina per giungere finalmente ad aprire il cuore di un povero figlio disperato: ‘Come sono felici le persone che credono!’ . Ma era vero? Era proprio vero! Dio esiste, è qui. È qualcuno, un essere personale come me. Mi ama, mi chiama. Le lacrime e i singulti erano spuntati, mentre l’emozione era accresciuta ancor più dalla tenera melodia dell’’Adeste, fideles’ […]».
Paul Claudel comprese quella sera, in un lampo, con invincibile evidenza, che la vita di ognuno di noi si spalanca davanti a una inesorabile alternativa: l’amore infinito di Dio o la dannazione eterna. Egli ricorda ancora: «È vero – lo confesso con il Centurione romano -, che Gesù era il Figlio di Dio. Era a me, Paul, che egli si rivolgeva e mi prometteva il suo amore. Ma, nello stesso tempo, se non lo seguivo, mi lasciava la dannazione come unica alternativa. Ah, non avevo bisogno che mi si spiegasse che cosa era l’Inferno: vi avevo trascorso la mia stagione. Quelle poche ore mi erano bastate per farmi capire che l’Inferno è dovunque non c’è Cristo. Che me ne importava del resto del mondo, davanti a quest’Essere nuovo e prodigioso che mi si era svelato?».
La vita di Paul Claudel divenne il tentativo di rimanere fedele alla grazia di quel Natale del 1886, «il giorno di Natale in cui ogni gioia è nata», come egli scriverà nella sua opera più famosa, L’Annonce faite à Marie (1912).

L’aspetto sociale del Santo Natale

Ma la festa del Santo Natale non ha solo un significato individuale e familiare: ha anche, e ha avuto nella storia, un significato sociale. Il grande abate di Solesmes Dom Prosper Guéranger (1805-1875), nel suo Année liturgique, ci ricorda tre momenti del Santo Natale legati alla storia d’Europa, alle sue più profonde radici cristiane.
Il primo di questi momenti è il battesimo di Clodoveo, avvenuto, secondo la tradizione, il 25 dicembre del 496.
Clodoveo era il re dei Franchi, un popolo ancora pagano, mentre il Cristianesimo si andava diffondendo in un’Europa in preda al caos e all’anarchia, dopo la caduta dell’Impero romano di Occidente, avvenuta venti anni prima. Egli aveva sposato una principessa cattolica del popolo dei Burgundi, Clotilde. Fu lei, con l’aiuto del santo vescovo di Reims, Remigio, a portare Clodoveo alla religione cattolica, conquistandone il cuore. Clodoveo si fece battezzare, nella notte di Natale del 496.
Lo storico dei Franchi Gregorio di Tours scrive che Clodoveo «si avvicinò al lavacro come un nuovo Costantino, per essere liberato dalla lebbra antica, per sciogliere in acqua fresca macchie luride createsi lontano nel tempo. E quando Clodoveo fu entrato nel Battistero, il santo di Dio così disse con parole solenni: ‘Piega quieto il tuo capo, o si cauto; adora quello che hai bruciato, brucia quello che hai adorato’».


François Louis Hardy de Juinne, dit Dejuinne, Battesimo di Clodoveo da parte di S. Remigio, 1837, castello di Versailles e Trianon, Versailles

Il battesimo di Clodoveo fu quello di un popolo che, con lui, entrava nella storia: i Franchi. E secondo dom Guéranger il supremo Signore degli eventi volle che il regno dei Franchi nascesse il giorno di Natale per incidere più profondamente l’importanza di un giorno così santo nella memoria dei popoli cristiani dell’Europa. Clodoveo, il fiero barbaro, divenuto mite come l’agnello, fu immerso da san Remigio nel fonte battesimale della salvezza, dal quale uscì purificato per inaugurare la prima monarchia cattolica fra le monarchie nuove, quel regno di Francia, il più bello – è stato detto – dopo quello dei cieli.

La conversione dell’Inghilterra

S. Agostino di Canterbury predica dinanzi al re Etelberto


Battesimo di Etelberto, re del Kent, da parte di S. Agostino di Canterbury



Madox Brown, Battesimo di Edwin (Edvino), re di Northumbria da parte di S. Paolino di Canterbury, 1879, Manchester Town Hall, Manchester

Passarono cento anni dalla conversione di Clodoveo. Salì sul trono pontificio un grande Papa, san Gregorio Magno. Nel 596, secondo quanto si ricorda, Papa Gregorio restò commosso nel vedere un gruppo di giovani biondi e belli come angeli, sul mercato degli schiavi di Roma. Chiese chi fossero. Gli fu risposto: Angli.
«Non Angli, ma Angeli», replicò il Papa, che a partire da quel momento decise di affidare ai monaci benedettini l’evangelizzazione dell’Inghilterra. Un gruppo di quaranta monaci, guidato da Agostino, poi detto di Canterbury, partì per l’isola degli Angli per propagare il Vangelo.
Agostino, dopo aver convertito al vero Dio il re Eteiredo, si diresse verso la città, già romana, di York, vi fece risuonare la Parola di vita, e un intero popolo si unì al proprio re per chiedere il Battesimo. Così allora accadeva: il battesimo del Re era quello di un popolo intero, legato al suo sovrano da vincoli di indissolubile fedeltà. Fu fissato il giorno di Natale per la rigenerazione di quei nuovi discepoli di Cristo; e il fiume che scorreva sotto le mura della città venne scelto per servire da fonte battesimale a un’armata di diecimila di catecumeni, non contando le donne e i bambini. Il rigore della stagione non arrestò i nuovi e ferventi discepoli del Bambino di Betlemme che scesero nelle acque per purificare le loro anime. «Dalle acque gelide – scrive dom Guéranger – uscì piena di gaudio e risplendente d’innocenza tutta un’armata di neofiti; e nel giorno stesso della sua nascita, Cristo contò una nazione di più sotto il suo impero». Sant’Agostino di Canterbury fu l’evangelizzatore della Britannia. Dall’Inghilterra e dall’Irlanda partirono poi, al seguito un altro grande missionario, san Bonifacio, i monaci che evangelizzarono la Germania.

L’incoronazione di Carlo Magno



Friedrich Kaulbach, Incoronazione di Carlo Magno, 1903, Maximilianeum, Monaco

Un altro illustre evento doveva ancora abbellire l’anniversario del Natale. Nella solennità di Natale dell’800, con l’incoronazione di Carlo Magno, a Roma, nacque il Sacro Romano Impero al quale era riservata la missione di propagare il regno di Cristo nelle regioni barbare del Nord, e di mantenere l’unità europea, sotto la direzione del Romano Pontefice.
Correva l’anno 800. Era il giorno di Natale. A Roma, nella Basilica di San Pietro, entrò un uomo maestoso, quasi sessantenne, la cui statura quasi da gigante esprimeva la forza indomabile del guerriero, mentre i bianchi capelli e la barba rivelavano una dolcezza straordinaria. Non era un uomo qualsiasi, si vedeva immediatamente. Quest’uomo era Carlo Magno, re dei Franchi, il popolo di Clodoveo, chiamato a Roma dal Papa perché mettesse la sua spada al servizio della Croce, contro i Longobardi.
Il re dei Franchi nell’anno Ottocento dopo Cristo ha già sottomesso gli aquitani e i longobardi; ha attraversato i Pirenei per domare in Spagna il potere minaccioso degli arabi; ha represso l’insurrezione dei sassoni e dei bavari; e sta in piena lotta con gli avari. Egli non è solo un guerriero. Sotto il suo influsso, le arti e le scienze fioriscono in tutta Europa. Amato moltissimo dai suoi sudditi, venerato dai suoi guerrieri, estende nelle terre che conquista la benefica influenza della Religione cattolica.
Ed ora, Carlo Magno, l’erede di Clodoveo, entra nella Basilica di San Pietro, in una notte di Natale, fredda per i rigori dell’inverno, ma calda per l’atmosfera di entusiasmo che regna nella Basilica. Il re dei Franchi si inginocchia, abbassa il capo, adorando Dio fatto uomo e implorando misericordia per i suoi peccati. Si batte il petto e ricorre all’intercessione della Vergine Maria, senza accorgersi che qualcuno gli si avvicina in silenzio rispettoso. Non è un semplice sacerdote o vescovo, è un Papa, un Papa santo. Le cronache raccontano che «nel momento in cui il re si levava dall’orazione, durante la Messa, dinanzi all’altare della confessione di San Pietro Apostolo, il Papa Leone III gli giunse vicino e pose sulla sua fronte scoperta una corona. Una corona nuova, non di Re ma di Imperatore».
Il Papa, san Leone III poneva la corona imperiale sul capo di Carlo Magno; e la terra attonita rivedeva un Cesare, un Augusto, non più successore dei Cesari e degli Augusti della Roma pagana, ma investito di quei titoli gloriosi dal Vicario di Colui che viene definito della Scrittura, il Re dei re, il Signore dei signori. Il popolo romano lo acclamò con queste parole: «a Carlo Augusto, coronato da Dio grande e pacifico imperatore dei Romani, vita e vittoria», mentre i franchi, battendo le lance sulle spade, levavano il grido «Natale, Natale», un grido che, dai tempi di Clodoveo, ricordava l’entrata del loro popolo nella storia.
Due giorni prima dell’incoronazione un monaco di San Saba e un monaco del Monte degli Olivi a Gerusalemme avevano offerto al re dei Franchi, da parte del Patriarca, «le chiavi del Santo Sepolcro e del Calvario e quelle della città e del monte Sion con una bandiera». Era un omaggio simbolico, una nuova aureola di santità cinta alla fronte del re che aveva steso la sua protezione oltre i mari, che doveva proteggere i cristiani di Palestina, di Siria, di Egitto, di Tunisia.
In quel Natale, nella Cattedrale del Vicario di Cristo, nacque l’Impero Cattolico d’Occidente, pilastro della Civiltà cristiana medioevale – come 800 anni prima, nello stesso giorno, era nato in una mangiatoia il Bambino Gesù.
Fondando la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, Gesù Cristo aveva posto in essa, in seme, tutte le potenzialità per generare una grande civiltà. Con l’espansione della Chiesa, con la conversione dei popoli lungo otto secoli, il seme si sviluppò, divenne una possibilità concreta, sbocciò, infine, nell’anno 800, nell’impero di Carlo Magno, benedetto e ratificato dalle mani di un santo successore di Pietro. Si aprì un’epoca in cui, come insegna Leone XIII nella enciclica Immortale Dei, «il sacerdozio e l’impero erano legati tra di loro da una felice concordia e dallo scambio amichevole di servigi» e «organizzata in tal modo, la società civile diede frutti superiori ad ogni aspettativa».
Un altro Papa, Giovanni Paolo II, nel 1200esimo anniversario dell’incoronazione di Carlo Magno, ha ricordato che «la grande figura storica dell’imperatore Carlo Magno rievoca le radici cristiane dell’Europa, riportando quanti la studiano ad un’epoca che, nonostante i limiti umani sempre presenti, fu caratterizzata da un’imponente fioritura culturale in quasi tutti i campi dell’esperienza. Alla ricerca della sua identità, l’Europa non può prescindere da un energico sforzo di recupero del patrimonio culturale lasciato da Carlo Magno e conservato lungo più di un millennio».
Carlo Magno fu grande non solo per le sue guerre vittoriose da un estremo all’altro d’Europa, ma soprattutto per la sua opera di restaurazione giuridica, culturale ed artistica, ispirata ai principi del Vangelo. In un’epoca di decadenza e di disordine, egli può essere considerato come il fondatore dell’Europa cristiana. Con il primo imperatore cristiano l’Occidente per la prima volta acquista coscienza di sé e si presenta sulla scena della storia consapevole della propria unità cristiana e romana.
L’incoronazione di Carlo Magno è inoltre un atto pubblico e simbolico di importanza universale, destinato a esprimere, per più di un millennio, la concezione della sovranità cristiana. La fonte dell’autorità è il rappresentante di Dio in terra, perché – in terra – non esiste autorità che non provenga da Dio. In questo senso l’incoronazione di Carlo Magno può essere considerata come il Natale della Cristianità.
Quella che fu un tempo la Cristianità oggi agonizza, sotto gli attacchi dei nemici esterni e interni e noi attendiamo con trepidazione un nuovo giorno di Natale, un giorno di nascita e di risurrezione per le nostre anime e per la società intera: il giorno benedetto, annunciato a Fatima, del trionfo della Chiesa e della restaurazione della Civiltà cristiana.

Per l'inizio del Nuovo Anno civile




Cfr. Primo giorno dell'anno: “Veni Creator”, invocazione dello Spirito Santo per l'anno nuovo, in State et tenete traditiones, 1.1.2019

Invocazione dello Spirito Santo per l’anno nuovo, in Tradidi quod et accepi, 1.1.2018

giovedì 26 dicembre 2019

“Ascese Stefano perché discese Cristo”. Un sermone di S. Fulgenzio per la festa del Primo Martire

In onore di S. Stefano protomartire, rilanciamo questo sermone di S. Fulgenzio di Ruspe.

















Jean-Baptiste de Champaigne, Martirio di S. Stefano, XVII sec., collezione privata

Constantin Meunier, S. Stefano, 1867

“Ascese Stefano perché discese Cristo”. Un sermone di S. Fulgenzio per la festa del Primo Martire

Per offrire ai Lettori spunti di meditazione, riproduciamo parte di un sermone di S. Fulgenzio di Ruspe (lezione IV, V e VI del Mattutino del 26 dicembre) sul martirio del santo Levita che fu lapidato dai furibondi Giudei cui – essendo cattolico e non seguace della giudaizzante Nostra Aetate e di tutto il cascame del dialogo giudaico-cristiano nelle sue versioni progressiste conservatrice – predicava la necessaria loro conversione a quel Gesù annunziato dai Profeti e da loro inchiodato alla Croce.


Ieri abbiam celebrato la nascita temporale del nostro Re sempiterno: oggi celebriamo la passione trionfale d’un soldato. Infatti, ieri il nostro Re rivestito della nostra carne, uscendo dall’aula di un seno verginale, si degnò di visitare il mondo: oggi un soldato, uscendo dall’abitazione del suo corpo, salì trionfante al cielo. Quegli, conservando la maestà della natura divina ed eterna e prendendo l’umile veste della carne, entrò nel campo di questo mondo per combattere; questi, deposto l’indumento corruttibile del suo corpo, salì al palazzo celeste per regnare eternamente. Quegli discese coperto del velo della carne, questi salì incoronato del suo sangue.
Questi salì dopo essere stato lapidato dai Giudei, perché quegli era disceso fra la gioia degli Angeli. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli», ieri cantavano esultanti i santi Angeli: oggi festanti ricevettero Stefano nella loro compagnia. Ieri il Signore uscì dal seno della Vergine: oggi il soldato è uscito dall’ergastolo della carne. Ieri Cristo per noi fu involto in panni oggi Stefano fu da lui rivestito della stola dell’immortalità. Ieri l’angusto presepio portò Cristo bambino: oggi l’immensità del cielo ricevette Stefano trionfante. Il Signore è disceso solo per elevare molti: il nostro Re umiliò se stesso per esaltare i suoi soldati.
Ma ci è necessario conoscere, o fratelli, con quali armi munito Stefano poté vincere la crudeltà dei Giudei, e meritare sì glorioso trionfo. Stefano adunque, per meritare di ricevere la corona che il suo nome significa, aveva per armi la carità, e con essa vinceva dappertutto. Per l’amore verso Dio non cedé al furore dei Giudei: per l’amore verso il prossimo intercedé per quelli che lo lapidavano. Per amore riprendeva gli erranti, perché si correggessero: per amore pregava per quelli che lo lapidavano, perché non fossero puniti. Armato della forza dell’amore vinse Saulo che inferociva crudelmente; e meritò d’avere compagno in cielo colui che aveva avuto persecutore sulla terra.

(S. Fulgenzio di Ruspe, Sermone 3 su Santo Stefano, PL XIV, 730-732)

mercoledì 25 dicembre 2019

Magnificat al termine del Santo Giorno di Natale




Aforisma di S. Agostino sul Natale


Auguri politicamente scorretti di Santo Natale con un testo di S. Bonaventura da meditare

Quali auguri fare a Natale? quali auguri porgere ai nostri lettori in questo giorno nel quale - come ci ricorda un nostro amico - la Chiesa Romana offre ben tre volte il Sacrificio in memoria della triplice nascita del Verbo: quella temporale secondo la carne (missa in nocte), quella della Grazia che germoglia nel cuore dei fedeli (missa in aurora) e quella ab aeterno nel seno del Padre (missa in die)? quali auguri fare per mostrare il distacco dal pensiero unico dominante?
Forse più che mai, si avverte, oggi, la necessità di auguri non politicamente corretti. Quale testo scegliere?
C’era solo l’imbarazzo della scelta. Avremmo potuto partire dal celeberrimo effato di S. Leone Magno «Agnósce, o christiáne, dignitátem tuam, et, divínæ consors factus natúræ, noli in véterem vilitátem degéneri conversatióne redíre» (Serm. I in Nativitate Domini, in PL 54, col. 192), che costituisce la lectio IV del II Notturno In Nativitate Domini.
Invece, abbiamo pensato per i nostri auguri anticonvenzionali e non politicamente corretti ad una nota pagina di un sermone di S. Bonaventura da Bagnoregio, dottore della Chiesa, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola e che illustra i prodigi avvenuti nella notte di Natale.
Santa Natività del Signore, secondo la carne, a tutti i nostri lettori affezionati. E … buona lettura e meditazione.



Carlo Maratta, Gesù Bambino tra S. Giovannino e Angeli, 1690


Lorenzo Lotto, Il bagnetto del piccolo Gesù, 1527-28 circa, Pinacoteca Nazionale Siena

Tutto fu miracoloso nella nascita di Cristo; il primo miracolo è questo: che Colei che lo generò era vergine prima del parto e rimase tale durante e dopo il parto come ci attestano i profeti; poiché essa fu raffigurata quale la verga di Aronne che spontaneamente fiorì o quale la porta di Ezechiele che sempre rimase sigillata. Ci attesta la verginità della Madonna anche la fida custodia di Giuseppe e la miracolosa prova che ne fu fatta: si narra che quando la Vergine stava per partorire, Giuseppe mandò a chiamare due levatrici per ottemperare alle consuetudini della sua terra. Una si chiamava Sebel l’altra Salomè. Sebel visitò Maria e la trovò vergine onde esclamò: «Una vergine ha generato!». Salomè non voleva crederlo senza farne esperienza onde le si paralizzò la mano. La invitò poi un angelo a toccare il neonato e subito riacquistò la salute.
(Legenda Aurea)

































San Bonaventura: I prodigi della notte di Natale

San Bonaventura è una delle figure più alte della Chiesa nell’epoca medioevale.
Nato nel 1217 a Bagnoregio (VT), entrò nel 1243 nell’ordine francescano, per conto del quale insegnò come maestro di teologia all’Università di Parigi. Nel 1257 il capitolo generale dei frati minori, riunito a Roma, lo elesse ministro generale, e come tale nel 1260 fu uno degli artefici delle prime costituzioni generali dell’ordine. Nel 1273 venne nominato cardinale e vescovo di Albano da Papa Gregorio X, che lo fece partecipare al Concilio ecumenico di Lione; ma proprio alla fine del Concilio, nel 1274, Bonaventura morì.
Canonizzato nel 1492, nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa, e ricevette il titolo di Doctor Seraphicus per la luminosità della sua dottrina e per l’ardore del suo insegnamento. Oltre a scrivere numerose opere, il santo predicò celebri sermoni, fra i quali il Sermone XXI De nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, che illustrava alcuni fatti miracolosi accaduti nel momento del Santo Natale.
Ne presentiamo qui sotto una traduzione dal testo originale latino.
«Questi, secondo diverse testimonianze, sono i miracoli manifestatisi al popolo peccatore il giorno della Natività di Cristo.
Primo – Una stella splendente apparve nel cielo verso Oriente, e dentro di essa si vedeva la figura di un bellissimo bambino sul cui capo rifulgeva una croce, per manifestare la nascita di Colui che veniva a illuminare il mondo con la sua dottrina, la sua vita e la sua morte.
Secondo – In Roma, a mezzo giorno, apparve sopra il Campidoglio un cerchio dorato attorno al sole – che fu visto dall’Imperatore e dalla Sibilla raffigurante al centro una Vergine bellissima che portava un Bambino, volendo così rivelare che Colui che stava nascendo era il Re del mondo che si manifestava come lo «splendore della gloria del Padre e la figura della sua stessa sostanza» (Ebrei 1,3).
Vedendo questo segnale, il prudente Imperatore (Augusto) offrì incenso al Bambino, e da allora rifiutò di essere chiamato dio.
Terzo – In Roma venne distrutto il “tempio della Pace”, sul quale, quando era stato costruito, i demoni si domandavano per quanto tempo sarebbe durato. Il vaticinio fu: «fino al momento in cui una vergine concepirà». Questo segnale rivelò che stava nascendo Colui che avrebbe distrutto gli edifici e le opere della vanità.
Quarto – Una fonte di olio di oliva sgorgò improvvisamente a Roma e fluì abbondantemente, per molto tempo, fino al Tevere, per dimostrare che stava nascendo la Fonte della pietà e della misericordia.
Quinto – Nella notte della Natività, le vigne di Engadda, che producevano balsamo e aromi, si coprirono di foglie e produssero nettare, per significare che stava nascendo Colui che avrebbe fatto fiorire, rinnovare, fruttificare spiritualmente e attirare con il suo profumo il mondo intero.
Sesto – Circa trentamila ribelli furono uccisi per ordine dell’Imperatore, per manifestare la nascita di Colui che avrebbe conquistato alla sua Fede il mondo intero e avrebbe precipitato i ribelli nell’inferno.
Settimo – Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò San Gerolamo commentando il salmo:«È nata una luce per il giusto», per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità.
Ottavo – Nella Giudea un animale parlò, e lo stesso fecero anche due buoi, affinché si comprendesse che stava nascendo Colui che avrebbe trasformato gli uomini bestiali in esseri razionali.
Nono – Nel momento in cui la Vergine partorì, tutti gli idoli dell’Egitto caddero in frantumi, realizzando il segno che il profeta Geremia aveva dato agli egiziani quando viveva tra loro, affinché si intendesse che stava nascendo Colui che era il vero Dio, l’unico che doveva essere adorato assieme al Padre e allo Spirito Santo.
Decimo – Nel momento in cui nacque il Bambino Gesù, e venne deposto nella mangiatoia, un bue e un asino si inginocchiarono e, come se fossero dotati di ragione, Lo adorarono, affinché si capisse che era nato Colui che chiamava al suo culto i giudei e i pagani.
Undicesimo -–Tutto il mondo godette della pace e si trovò nell’ordine, affinché fosse palese che stava nascendo Colui che avrebbe amato e promosso la pace universale e impresso il sigillo sui propri eletti per sempre.
Dodicesimo – In Oriente apparvero tre stelle che in breve si trasformarono in un unico astro, affinché fosse a tutti manifesto che stava per essere rivelata l’unità e trinità di Dio, e anche che la Divinità, l’Anima e il Corpo si sarebbero congiunti in una sola Persona.
Per tutti questi motivi la nostra anima deve benedire Dio e venerarlo, per averci liberato e per avere manifestato la sua maestà, con così grandi miracoli, a noi poveri peccatori».