mercoledì 13 giugno 2018

Antonio di Padova e gli eretici. Un aforisma su S. Antonio tratto dalla liturgia


A S. Antonio di Padova, possono, a giusto titolo, applicarsi le parole che S. Girolamo riferiva nei confronti degli eretici: "Breviter respondebo, nunquam me haereticis pepercisse et omni egisse studio, ut hostes Ecclesiae mei quoque hostes fierent", cioè: "Mi basterà rispondere che non ho mai avuto riguardo per gli eretici e che ho impiegato tutto il mio zelo per fare dei nemici della Chiesa i miei personali nemici" (Dial. c. Pelag., Prolog. 2). Ed ancora può applicarsi a lui quanto sempre Girolamo scriveva a Rufino: "In uno tibi consentire non potero, ut parcam haereticis, ut me catholicum non probem", cioè "Vi è un punto sul quale non potrò essere d’accordo con te: risparmiare gli eretici e non mostrarmi cattolico" (Contra Ruf. 3, 43)

"O Gloriosa Domina, excelsa super sidera" - l'inno mariano con cui S. Antonio di Padova si addormentò nel Signore

Quest'inno non è altro che la seconda metà del componimento Quem terra, pontus, aethera, composto da Venanzio Fortunato (530-609), vescovo di Poitiers. Entrambi sono inni popolari mariani usati nella Liturgia, Quem terra, pontus, aethera è usato per l'Ufficio delle Letture, mentre O Gloriosa Domina viene usato per le Lodi nel Comune della Beata Vergine Maria. 
Esso era uno dei preferiti di Sant'Antonio di Padova. La tradizione vuole che fosse cantata dalla madre di Sant'Antonio, Maria Tarasia Taveira, quando il piccolo Fernando, futuro Antonio, era fanciullo a Lisbona. Il canto gli entrò talmente a cuore che anche il Santo portoghese spesso lo intonava quando era un bambino. Era un tale favorito di Sant'Antonio, che era costantemente sulle sue labbra durante la sua vita e lo cantò in punto di morte, con un filo di voce, mentre era all'Arcella in Padova. Ancora oggi si canta presso la tomba del santo, nella celebre basilica, ogni venerdì. 




Medaglia commemorativa con S. Antonio da Padova e Vergine Immacolata
con le parole "O Gloriosa Domina excelsa super sidera". FONTE





martedì 12 giugno 2018

Il discutibile tweet del sig. Ravasi ed il Vangelo


Il sig. Ravasi, da sempre molto attivo su Twitter, e ben noto a noi anche per la sua danza pagana compiuta anni fa (nel 2015), pubblica ieri questo tweet discutibile, evocando la vicenda della nave Aquarius, a cui il Governo italiano - giustamente - ha impedito l'attracco nei porti italiani.
La discutibilità del tweet sta nel fatto che il nostro cerca di piegare il Vangelo alle sue finalità ideologiche, proprie della neo-pseudo-chiesa "della misericordia".
In effetti, il versetto appare ictu oculi citato fuori contesto ed estrapolato dal testo. Tale manovra estrapolativa è funzionale al suo scopo: accreditare l'idea che il rifiuto opposto dal Governo italiano alla nave Aquarius non fosse cristiano ed etico.
Ma è così????
Per far questo, rimettiamo il versetto nel suo contesto. A chi si stava riferendo Gesù????
Nel testo - versione CEI - leggiamo: "Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna" (Mt. 25, 41-46).
A chi si riferisce il Signore??? A chi si riferisce con l'espressione "QUESTI MIEI FRATELLI PIU' PICCOLI"??? chi sono i "fratelli più piccoli", minori, del Signore???
Sono evidentemente i suoi discepoli. Egli a loro si stava riferendo. In quella parabola, Egli voleva sottolineare la solidarietà e la carità tra i discepoli del Signore: l'appartenenza alla vera fede fa venir meno la divisione tra straniero e cittadino, visto che tutti discepoli sono affratellati dalla vera ed unica fede e da uno stesso Battesimo, che ci rende fratelli. Gesù stesso, del resto, lo indica sempre nel Vangelo di Matteo: "Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. ... E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa" (Mt 10, 40.42).
Quindi è Gesù stesso a fornire la chiave di lettura.
Dov'è dunque la mistificazione del sig. Ravasi??? Beh .... lo stesso per poter dire che il governo avrebbe mancato di carità, dovrebbe dar prova, prima di tutto, che i "migranti" presenti sull'Aquarius fossero "fratelli minori", cioè discepoli del Signore, in altre parole cristiani, e non invece musulmani, nel qual caso varrebbe l'esempio dei Santi come quello di S. Giovanni Ribera, che abbiamo evidenziato.
Del resto, questa chiave di lettura è avallata dalla circostanza che, nell'ottica di Cristo, tutto ruota intorno a Lui ed al Nuovo Israele, che è la Chiesa. Ecco perché torna spesso sul tema dell'accoglienza (o più esattamente dovrebbe tradursi ospitalità) del discepolo, fratello più piccolo del Signore.
I piccoli sono i discepoli a cui sono stati rivelati i misteri del Regno di Dio (Mt 11,25-27. Cfr. Lc 10,21-22). E chi fu maggior interprete di questa "piccolezza" nel discepolato, cioè dell'infanzia spirituale, se non S. Teresa di Lisieux???
Diciamola, pertanto, tutta: il sig. Ravasi ha perso un'occasione per tacere. Il passo del Vangelo citato non ha attinenza con la vicenda evocata. Del resto, anche altri, è significativo, sono approdati alle nostre medesime conclusioni (cfr. Léon Bertoletti, Tra Matteo e il cardinale c’è di mezzo il mare, in Riscossa cristiana, 12.6.2018; In Francia osservano: Papa Francesco contro il governo italiano, in Chiesa e postconcilio, 11.6.2018).

Come devono comportarsi i cattolici dinanzi all'immigrazione musulmana??? Ecco l'esempio dei Santi da imitare. Immagini per meditare

Vicente López, S. Giovanni Ribera e l'espulsione dei Mori, XIX sec., Cattedrale, Valencia

Francisco Domingo Marqués, S. Giovanni Ribera nella espulsione dei Mori nel 1609, 1864, Museu de Belles Arts de València, Valencia. Il Santo "si sforzò di non lasciare nemmeno il più piccolo seme della setta odiata [di Maometto]" in terra di Spagna (Antonio Domínguez Ortiz - Bernard Vincent, Historia de los moriscos. Vida y tragedia de una minoría, Alianza Editorial, Madrid, 1993, p. 186).

Decreto di espulsione dei Mori del re Filippo III di Spagna nel 1609

Vicente Mostre o Mestree, Imbarco dei Mori espulsi dal porto di Dénia, 1613

Pere Oromig, Imbarco dei Mori espulsi dal porto di Valencia, 1616

domenica 10 giugno 2018

Immagini per meditare ..... Quando i capi di Stato erano autenticamente cattolici

Il Beato Carlo I, Imperatore d'Austria, in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento e al Sacro Cuore, giugno 1918

10 giugno 1439 - Anniversario della morte, a Firenze, durante il Concilio, di Giuseppe II, uno degli ultimi Patriarchi legittimi di Costantinopoli. Un aforisma


“Nihil tamen æque in illa mirábile fuit ac flagrantíssima caritas erga próximos, præsertim egénos, quorum numerosis grégibus non modo stipem áffatim suppeditare, verum etiam trecentis quotídie materna benignitate dapes præbére, fléxis genibus in morem ancíllæ ministrare, regiis mánibus pedes ablúere, et pressis etiam ósculis úlcera fovére, solemne hábuit. His porro aliisque piis sumptibus non regias tantum vestes et preiosa monília distraxit, sed ipsum non semel exhausit ærárium.” (Lect. VI, II Noct.) - SANCTÆ MARGARITÆ REGINÆ SCOTIÆ, VIDUÆ

Questa santa regina conferma quello che scriveva già san Paolo: una donna ripiena di fede può santificare suo marito e tutta la sua casa. Margherita fu l’angelo tutelare del suo popolo.
Figlia di Edoardo, re inglese in esilio (e per questo noto come Edoardo l’esiliato) per sfuggire all’usurpatore Canuto, nacque in Ungheria intorno al 1046. Sua madre, Agata di Kiev, discendeva dal santo re magiaro Stefano. Il suo prozio era sant’Edoardo il Confessore. Quando aveva nove anni suo padre poté tornare sul trono; ma presto dovette fuggire ancora a causa delle imprese del normanno Guglielmo il Conquistatore, trovando rifugio in Scozia, dove vi approdò assieme alla madre ed alla sorella a causa di una tempesta. Qui Margherita, ben accolta dal sovrano, Malcom III MacDuncan, a 24 anni, andò in sposa a lui verso la fine del 1070. Da quest’unione nacquero sei figli maschi e due femmine.
Caritatevole verso i poveri, gli orfani, i malati, li assisteva personalmente e invitava Malcom III a fare altrettanto. Margherita era dedita alla preghiera, al ricamo per i paramenti sacri e a letture devozionali. Suo marito non era né malvagio né violento, soltanto un po’ rude e ignorante. Non sapeva leggere, ed aveva un grande rispetto per la moglie istruita. Baciava i libri di preghiera che le vedeva leggere con devozione; chiedeva costantemente il suo consiglio, decorò alcuni dei suoi libri in oro e argento che usava la moglie. Uno di questi, un piccolo vangelo tascabile con eleganti immagini degli Evangelisti, è conservato ancora oggi presso la Biblioteca Bodleiana di Oxford. La Santa regina non insuperbì per questo. Si mantenne discreta, rispettosa e modesta. Per la Scozia non corsero mai anni migliori di quelli passati sotto il governo veramente cristiano di Malcom III e di Margherita, la quale, benvoluta dai sudditi, amata dal marito, venerata dai figli, dedicava tutta la sua vita al bene della sua anima e al benessere degli altri. Non avendo dolori propri, cercò di lenire quelli degli altri; non avendo disgrazie familiari o dinastiche, cercò di soccorrere gli altri disgraziati, non conoscendo né, miseria né mortificazioni, cercò di consolare i miseri e gli umiliati.
La Santa regina ebbe una certa influenza moralizzatrice sul marito attraverso la lettura di passi della Bibbia e cercò di riformare le pratiche delle chiese locali rendendole conformi a quella della chiesa di Roma. La sua opera fu di ispirazione per il beato Lanfranco di Canterbury, futuro Arcivescovo di Canterbury e lavorò molto perché la chiesa scozzese andasse di pari passo con quella del continente in cui era cresciuta. Grazie a questi traguardi Margherita venne considerata un ottimo esempio di come doveva essere una guida saggia anche per il marito e per i figli, specialmente per il figlio Davide, futuro re, che la raggiunse agli onori degli altari insieme al fratello Edmund e alla sorella Maud. La tradizione vuole che prima di mangiare lavasse i piedi ai poveri e si occupasse degli orfani e dei bisognosi, che si levasse a mezzanotte per assistere alle funzioni e che abbia invitato un gruppo dell’Ordine di San Benedetto a trasferirsi all’Abbazia di Dunfermline nel 1072. Per facilitare l’accesso dei pellegrini all’abbazia ordinò l’istituzione di un traghetto che li portasse al di qua e al di là dell’estuario del Forth. Fra le altre cose di cui si occupò vi fu anche il restauro dell’Abbazia di Iona, oltre che al rilascio di tutti quegli inglesi, che si erano trovati a divenire servi della gleba a seguito della Conquista.
Già gravemente ammalata, accolse con animo lieto l’unica brutta notizia, che le giunse sul letto di morte, portatale dal figlio secondogenito, Edmund. Il marito ed il figlio maggiore, Edward, erano caduti combattendo in una spedizione contro Guglielmo detto il Rosso, nella battaglia di Alnwick il 13 novembre 1093. A chi, con cautela, cercava di attenuare la crudeltà della notizia, Margherita fece capire di averla già avuta. E ringraziò Dio di quel dolore che le sarebbe servito a scuotere, nelle ultime ore, i peccati di tutta la vita. Ciò non significava disamore e insensibilità verso il marito e il figlio morti. Ella sperava, anzi ne era certa, di riunirsi a loro, dopo quel doloroso passo, oltre la porta della morte, nella luce della Redenzione.
Secondo la tradizione, la Santa Regina si spense tre giorni dopo, il 16 novembre.
Fu canonizzata nel 1250 da papa Innocenzo IV. Il 19 giugno del 1250, dopo essere stata canonizzata fu trasportata presso l’abbazia di Dunfermline.
Nel 1560 la regina Maria di Scozia si fece portare la testa di Santa Margherita al Castello di Edimburgo come reliquia per assisterla durante il parto. Nel 1597 la testa finì presso i gesuiti allo Scottish College, a Douai, in Francia, ma fu persa durante la rivoluzione francese. Re Filippo di Spagna fece trasferire gli altri resti di Margherita e Malcolm III nel palazzo dell’Escorial a Madrid, in Spagna, ma la loro posizione attuale non è stata scoperta.
La sua festa fu fissata al 10 giugno, con rito semidoppio ad libitum, nel 1673. Nel 1678, fu trasferita all’8 luglio. Infine, nel 1693, papa Innocenzo XII la inserì pienamente nel calendario e la riportò al 10 giugno, con rito semidoppio, perché il 16 novembre era già occupato da Santa Gertrude Vergine ed in riconoscimento della data di nascita del figlio dell’ultimo re cattolico Giacomo VII di Scozia e II d’Inghilterra, e che era nato appunto il 10 giugno 1688.
Fu proclamata patrona di Scozia nel 1673 da papa Clemente X, accogliendo la richiesta formulata dal Barone Menzies (su indicazione del gesuita William Louis Leslie, autore di una vita della nostra Santa).
Roma cristiana dedicò, nel 1592, a Sant’Andrea ed a Santa Margherita di Scozia una chiesa: l’attuale chiesa sant’Andrea degli Scozzesi, nel rione Trevi (cfr. Mariano ArmelliniLe chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 272). Nel 1962 la chiesa fu sconsacrata e tutto il complesso divenne sede della Cariplo, istituto bancario lombardo.
La messa è simile a quella di santa Francesca Romana, il 9 marzo. Solo la prima colletta è propria. 
È meglio donare che ricevere, ha detto il Signore (At. 20, 35). Dio ha impresso sui potenti e sui ricchi come un raggio della sua magnificenza, affinché questi condividano con gli infelici le risorse loro accordate, siano gli organi ed i ministri della divina Provvidenza. La ricchezza è dunque una missione sacra e divina ed è la ragione per la quale Dio ci dichiara così spesse nelle Sacre Scritture che lui stesso ha creato il ricco come il povero.

Rovine della tomba di S. Margherita, Dunfermline Abbey, Fife, Scozia

Juan de Roelas, S. Margherita di Scozia, 1605 circa, Chiesa dei SS. Michele e Giuliano, Valladolid

Nicolas de Largillière, S. Margherita di Scozia, 1692, The National Trust, Sizergh Castle




William Hole, S. Margherita a Queensferry, 1899, Scottish National Portrait Gallery, Edimburgo