Sante Messe in rito antico in Puglia

giovedì 10 ottobre 2019

10 ottobre - Traslazione della salma del venerabile Pio XII a Roma

Il 10 ottobre 1958 un imponente corteo funebre riportava in Vaticano la salma del venerabile Pio XII, passato all'eternità il giorno precedente. I Romani accolsero numerosissimi e devoti questo loro augusto Concittadino e Vescovo, ricordando e venerando il Defensor Civitatis, il Pastor Angelicus, il precone della Pax Coeli, il devoto figlio di Maria Salus Populi Romani.
Il corpo, invero sfatto, fu esposto alla venerazione dei fedeli in San Pietro fino al 13 ottobre.






domenica 8 settembre 2019

lunedì 12 agosto 2019

Quando Santa Chiara mise in fuga i Saraceni

Lo scorso giugno ricordavamo, in un articolo di don Nicola Bux e Francesco Patruno, il centenario dell’incontro tra S. Francesco ed il sultano d’Egitto, in cui si metteva in rilievo come il significato di quell’incontro fosse ben diverso dalla vulgata che, oggi, vorrebbe dare a quell’incontro (v. S. Francesco ed il Sultano d'Egitto. Un'interpretazione storica da rivederequi).
Senz’altro, tra le più fedeli interpreti del Poverello d’Assisi, ed anzi sua pianticella, gelosamente coltivata ed accudita presso San Damiano, vi è Chiara d’Assisi, della quale celebriamo quest’oggi la festa. Ella, senz’altro, quale fedele interprete di Francesco, ci mostrò come comportarsi, ritenendo i musulmani non come fratelli, bensì come nemici.
Nella festa di questa Santa, perciò, non possiamo far a meno che ricordare quell’evento di un venerdì del settembre 1240, come narratoci da Tommaso da Celano.


Quando Santa Chiara mise in fuga i Saraceni

a cura di Giuliano Zoroddu

Il Serafico Patriarca Francesco, come si sa, nel 1219 volle andare in Egitto al seguito dei Crociati e si presentò allo stesso Sultano al-Malik al-Kāmil per predicare a lui e ai suoi, seguaci del falso profeta Maometto, “il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo” (vedi qui). Similmente ed in modo egualmente poco ecumenico, ebbe a confrontarsi coi Maomettani (soldati saraceni al soldo dell’empio e più volte scomunicato Federico II di Svevia), nel 1240, la sua prima discepola, santa Chiara “prima pianta delle Povere Donne dell’Ordine dei Minori”, come ci racconta il beato Tommaso da Celano.

 “Il Signore ti ha benedetta comunicandoti la sua possanza, e ha per mezzo di te annichilati i nostri nemici
(Giuditta, XIII, 22. Alleluia della messa propria di S. Chiara)


Piace a questo punto raccontare i portenti delle sue orazioni, con altrettanta aderenza alla verità quanto sono degni di venerazione.
In quel periodo travagliato che la Chiesa attraversò in diverse parti del mondo sotto l’impero di Federico, la valle Spoletana beveva più spesso delle altre il calice dell’ira. Erano stanziate lì, per ordine imperiale, schiere di soldati e nugoli di arcieri saraceni, fitti come api, per devastare gli accampamenti, per espugnare le città. E una volta, durante un assalto nemico contro Assisi, città particolare del Signore, e mentre ormai l’esercito si avvicina alle sue porte, i Saraceni, gente della peggiore specie, assetata di sangue cristiano e capace di ogni più inumana scelleratezza, irruppero nelle adiacenze di San Damiano, entro i confini del monastero, anzi fin dentro al chiostro stesso delle vergini.
Si smarriscono per il terrore i cuori delle Donne, le voci si fanno tremanti per la paura e recano alla Madre i loro pianti. Ella, con impavido cuore, comanda che la conducano, malata com’è, alla porta e che la pongano di fronte ai nemici, preceduta dalla cassetta d’argento racchiusa nell’avorio, nella quale era custodito con somma devozione il Corpo del Santo dei Santi.
E tutta prostrata in preghiera al Signore, nelle lacrime parlò al suo Cristo: «Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani di pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, Signore, ti prego, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare». Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dalla nuova arca di grazia: «Io vi custodirò sempre!». «Mio Signore – aggiunse – proteggi anche, se ti piace, questa città, che per tuo amore ci sostenta». E Cristo a lei: «Avrà da sostenere travagli, ma sarà difesa dalla mia protezione».
Allora la vergine, sollevando il volto bagnato di lacrime, conforta le sorelle in pianto: «Vi dò garanzia, figlie, che nulla soffrirete di male; soltanto abbiate fede in Cristo!». Né vi fu ritardo: subito l’audacia di quei cani, rintuzzata, è presa da spavento; e, abbandonando in tutta fretta quei muri che avevano scalato, furono sgominati dalla forza di colei che pregava.
E subito Chiara ammonisce quelle che avevano udito la voce di cui sopra ho parlato, dicendo loro severamente: «Guardatevi bene, in tutti i modi, dal manifestare a qualcuno quella voce finché io sono in vita, figlie carissime».

TOMMASO DA CELANO, Leggenda di Santa Chiara Vergine, in Fonti Francescane, Padova, 2011 (III Edizione), n. 3201-3202

venerdì 2 agosto 2019

Perché Maria è Regina degli Angeli?

In occasione della festa della Madonna, regina degli Angeli, rilanciamo questo contributo.

Perché Maria è Regina degli Angeli?

a cura di Giuliano Zoroddu


1° PUNTO. 

Maria Regina degli Angeli, poiché Figlia prediletta del l’eterno Padre.

Considera come Dio Creatore sapientissimo ordinò le corporali e spirituali pure creature tra loro con unione e dipendenza delle inferiori alle superiori, e di queste alla suprema e più perfetta tra tutte; a quella cioè che fosse stata col fatto stesso, con preminenza di doni e qualità, a tutte le altre preposta. E la più nobile, ricca di ogni prerogativa, e meglio fornita di sapienza e bontà, fu la Vergine Maria, che l’eterno Padre antepose alle opere della creazione, mentre con lei e per lei dava alle altre essere e leggi. “Cum eo eram cuncta componens … Per me reges regnant, et legum conditores iusta decernunt … Mecum sunt divitiae et gloria” (Prov. VIII) [1], può Maria dire con la divina Sapienza. Le cose corporee si subordinava al bene dell’uomo; e questi doveva loro presiedere: “Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram; et praesit piscibus maris, et volatilibus coeli, et be stiis, universaeque terrae, omnique reptili quod movetur in terra” (Gen. 1, 26)[2]. Ma gli uomini consociati con divine ed umane leggi, dagli Angeli ad essi superiori ricevevano lumi ed aiuti; e gli uomini e gli Angeli, il regno tutto delle intelligenze, alla primogenita tra le semplici creature, e al capolavoro fra tutto il puro creato doveva sottostare, e prestar obbedienza. Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina[3] (Gers., Tract. 4. in Magn. et alib.). Adunque all’ordine naturale sovrastando il sovrannaturale; ed in cima di questo trovandosi per ragione del Redentore la divina Madre; a costei il Creatore, colmandola di grazia e poscia di gloria, diede il regno dell’universo, e la costituì Regina degli Angeli e degl’uomini. “Vestita est ab eo gloria et decore: coelorum terrarumque Regina constituta est, et in ministerium data est illi omnis creatura, quae sub Deo est[4] (S. Thom. de Vill. Conc. de Ass.). Quindi s. Germano la chiamò Signora degli Angeli, e Padrona di tutto il creato: “Angelorum Domina, rerum omnium conditarum Hera” (C.P. de Praesent.); e s. Bernardo dopo aver distribuite le creature in differenti gradi per natura e qualità, conchiude: “Omnia quae in coelo sunt et in terra; quae divino imperio sunt subiugata, eadem Beatae Virgini sunt subiecta” (T. 2. l. 6. a 3. c. 6.): tutte le cose celesti e terrestri che sono soggette a Dio, lo sono pur anche alla benedetta sua Madre. Rifletti inoltre, che l’eterno Padre sollevava Maria ad aver con lui un identico Figlio; e a ciò le comunicava, dal fonte ch’egli è di eterna generazione, una fecondità per la quale ad esso potesse congiungersi in affinità. Ma con tal dono le dava altresì un potere che rispondesse alla dignità: ond’è che sui Troni eccedesse colla prossimità, fermezza e stabilità in Dio; sulle Dominazioni col dominio nel disporre e comandare ciò che si attiene ai divini ministeri; sulle Virtù colla fortezza nell’adoperare i mezzi a fini, vincendo qualsiasi ostacolo della natura; e sulle Potestà colla gagliardia nel respingere i maligni spiriti nel Regno di Dio sulla terra, a quel modo che le terrene Podestà allontanano i malfattori. Così Maria, all’eterno Padre strettamente congiunta, ebbe la superiorità su tutti quegli ordini angelici, che di alcun potere sono investiti nella corte Celeste. Perciò chi le negherà il titolo, onde la S. Chiesa la invoca di Regina degli Angeli? Godi di tanta gloria di Maria, e giubila del tuo proprio onore, avendo a madre la Regina degli Angeli. Ringrazia l’eterno Padre che sì alto potere avesse a lei affidato; ed emula l’impegno degli Angeli nel benedire e render gloria alla Regina del Cielo e della Terra.

2° PUNTO.

Maria Regina degli Angeli, poiché Madre del Verbo incarnato.

Considera inoltre che il titolo di Regina degli Angeli si conviene a Maria per essere la Madre di Gesù Cristo, il quale fu costituito da Dio su tutte le gerarchie degli Angeli: “Constituens ad dexteram suam in coelestibus, supra omnem Principatum, et Potestatem, et Virtutem, et Dominationem[5] (Eph. 1, 20); la Madre di colui dal quale furono create le cose: “Quoniam in ipso condita sunt universa in coelis et in terra, visibilia et invisibilia: sive Throni, sive Dominationes, sive Principatus, sive Potestates[6] (Colos. 1, 16). Or se l’eterno Padre diede a Maria tal potere da dover essere a dritto Regina degli Angeli; l’eterno Verbo che è la Sapienza del Padre, ed a cui si attribuisce in particolar modo la scienza, come al Padre la potenza, a Maria, alla quale di già perché sua Madre competeva esser Regina degli Angeli, volle dare tal prerogativa nella scienza, che per essa sorpassasse di lunga mano la pienezza della scienza dei Cherubini nel penetrare gl’intimi segreti misteri di Dio; e quella di cui godono i Principati, gli Arcangeli, e gli Angeli, nel saper eseguir rettamente quanto in grandi o tenui imprese operano nell’universo; e quella infine che hanno le Dominazioni, le Virtù, e le Podestà di ordinare, disporre, ed efficacemente imperare tutto ciò che si attiene alla divina gloria nel ministero degli uomini. L’eterno Verbo non volle dotarla di meno nella scienza, che fatto avesse fatto, nel potere, l’eterno Genitore. Che se i Cherubini primeggiano sugl’inferiori ordini nella perfezione con cui vedono Dio, e nella intensità del lume che da esso ricevono, onde conoscono l’eterne ragioni delle cose, e la bellezza e l’ordine loro, e cotal cognizione diffondono neo sottoposti ordini; chi potrà comprendere di quanto copiosi lucidissimi veri il Verbo arricchisse sua Madre, sicché effettivamente, volendo trasandar ogni altra ragione del suo regio dominio, dire si potesse Regina dei Cherubini? Senza dubbio che da lei quegli spiriti apprendono misteri altissimi, e sono illuminati a meglio penetrar le ragioni di Dio e delle cose, e ad ammirar in queste con maggiore distinzione e perspicuità le parti, l’ordine e il fine loro peculiare. Per il quale altissimo grado che Maria ha di potere insieme e di sapienza, innanzi a lei si confondono i rimanenti ordini delle altre gerarchie; e quelle intelligenze come suoi ministri si muovon prontissimi ad obbedire non che ai comandi, ai cenni e desideri suoi, a pro degl’individui di cui son custodi, e delle città, dei regni e delle nazioni su cui stanno difensori, e reggitori. O quanti millioni d’Angeli servono a Maria! Tutti quegli che sono soggetti a Gesù suo Figlio. “Oportebat Dei Matrem, quae Filii erant, possidere; etenim Filius res omnes conditas ei in servitutem addixit” (S. Io. Damasc., Or. de S. M.). Sì certamente conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che possiede il Figlio: conveniva ché il Figlio assoggettasse a lei le creature a sé soggette. Ma oltre a questa natural convenienza di comune possedimento tra Madre e Figlio, questi le volle donare di più tale scienza che per essa fosse superiore ai Cherubini e a tutti quegli Angeli, a quali appartiene la direzione e l’eseguimento della divina provvidenza nel reggimento degli uomini e nell’amministrazione dell’universo. Che perciò, dice s. Pier Damiani, ella è perfetta come il Sole, poiché come lui di più solido chiarore illumina gli Angeli e gli uomini: “Perfecta ut Sol, quia sicut sol solus orbem illuminat, sic haec solidiori lumine et Angelos et homines illustrat” (Serm. de Annunc. ). E il Sole, splendore eterno e sostanziale dell’eterno Genitore, è il Figlio suo, il quale irradiandola della infinita sapienza, gli stessi Cherubini e le altre Virtù celesti trae in estasi di meraviglia e stupore. “Tu thronum Cherubicum divinitatis fulgore superas … Deipara etiam coelorum Virtutes in stuporem convertit. Obstupuerunt omnes Angeli, Cherubim quoque ac Seraphim[7]. (S. Epiph., Serm. de laud. Virg.). Iddio nell’illuminare le altre creature, e sì massime gli Angeli, e più tra questi i Cherubini, si comporta da Padrone coi suoi servi; con Maria però tratta da Figlio, e da Figlio amantissimo; e quindi in lei con quella pienezza stessa diffonde i suoi lumi, colla quale si posò sostanzialmente nell’immacolato suo seno, come in Tempio di sua Maestà. Attesa la copia e purezza di tanti splendori, s. Epifanio magnifica ed esalta Maria più onorata dei Cherubini: “Omnium Regina, sublimior coelicolis, purior solis radiis, et splendoribus honoratior Cherubim[8] (Or. de laud. Virg.). Vedi nuovo motivo di esultanza all’animo tuo, di congratulamento con Maria, e di rendimento di grazie al Verbo umanato, il quale volendo di fatti sublimar Maria su tutte le gerarchie angeliche, alla potenza onde l’aveva investito il Padre, tanto si compiacque di aggiungere di profondissima Sapienza. Intanto non lasciare di prostrarti a suoi piedi; e venerandola Regina degli Angeli e tua, domandale più copiosi lumi nell’apprendere la immortale sapienza de Santi, custodito e guidato in sul cammino della felicità eterna dal tuo Angelo tutelare.

3° PUNTO.

Maria Regina degli angeli, poiché Sposa dello Spirito Santo.

Considera che tra gli ordini angelici supremo è quello che si compone di Serafini, Spiriti che ardono d’un vasto amore verso Dio: per la quale singolare proprietà e dote si distinguono dagli ordini inferiori. Or di questi ancora fu Regina Maria per duplice motivo; l’uno comune, l’altro particolare. Il motivo comune è, che ella è Sposa dello Spirito Santo, il quale è Re supremo dell’universo, poiché Dio. Adunque siccome Maria è Regina perché prediletta figlia dell’eterno Padre, e Genitrice del Verbo umanato, così a dismisura più le conviene la regia dignità per essere Sposa dello Spirito Santo. Ogni Sposa di Re è Regina. Il motivo poi singolare e proprio si è il suo amore, col quale sopravanza immensamente l’amore di tutti gli Angeli Serafini. Lo Spirito Santo che è sostanzialmente Amore, si elesse a Sposa Maria, e le diede  somiglianza di se, quanto poteva prenderne creatura. Perciò le accese in cuore tale una vampa di purissima carità, da parere una scintilla rimpetto a lei tutto l’amore de Serafini. “Spiritus Sanctus occurrit Virgini gloriosae, eam recognoscens formam sui amoris … Tantam largitatem et copiam (Virgo) Spiritus Sancti accepit, quantum potest creatura viatria recipere, non Deo unita unitate personae” (S. Bernardin. t. 3. serm. 11. et de Nom. Mar.). Solo Gesù Cristo oltrepassò in amore Maria, mercé la quale la umanità era in lui unita alla divinità nella persona del Verbo. Del resto l’amore delle altre creature è come una lucciola in faccia al sole, se si paragoni con quello di Maria. Laonde i Serafini contemplandola, vieppiù si accendono ad amare quel Dio che sì intensamente è amato dalla loro Regina; ed essendo proprio ufficio di essi eccitare gli Spiriti a sè soggetti a fervorosa carità, nuovo ardore concepiscono dal focosissimo amore di quell’amantissima Regina, onde aggiungano stimoli di carità in quegli ordini inferiori. Eh! possiam francamente asserire, che essendo lo Spirito Santo per natura sostanzialmente Amore; Maria sua Sposa sia per grazia la Regina dell’amore; e conseguentemente siano a lei sudditi quegli Spiriti che posseggono in sommo grado una vita d’intelligenza e di amore. Posto ciò se condegnamente è Regina quella Donna, la quale oltre all’essere Figlia, Madre e Sposa di Re, riunisca in modo eccellentissimo e oltre misura eminente le qualità di Sapienza, Bontà e Potenza; doti che innalzano a dritto su tutti gli altri chi n’è fornito eccedente mente: si negherà a Maria, che di cotali prerogative possiede a dismisura, anche sol per questo riguardo la gloria di Regina degli Angeli? Or intendi meglio l’espressione del Gersone: “Maria, iuxta hierarchicam Dyonisii legem, continet eminenter omnem perfectionem creaturarum, tamquam inferiorum, ut iure dicatur Regina mundi et Domina”. Se le sensate creature sono servite dalle insensate, ed esse servono alle ragionevoli, le quali altresì la cedono alle pure intelligenze: subordinazione derivante dal riunire che in sé fanno le superiori creature quelle doti che si trovano sparse nelle inferiori colla sopraggiunta di un altro pregio tutto lor proprio, dalle inferiori non ottenibile, trovandosi in Maria una superiorità eminentemente eccedente le proprietà che sono divise negli Angeli; e oltre di ciò un cumulo sublimissimo d’ogni perfezione, a cui non potranno mai giungere tutte insieme le angeliche gerarchie; ella per verità è sovranamente ad esse superiore, è loro Regina. Gran motivo di somma consolazione per te. La tua Madre è Regina degli Angeli, degli stessi Serafini i quali più da vicino rendono a Dio omaggi di adorazione e di amore. O quanto più di essi avvampò di carità! Chiedile adunque che delle ardenti fiamme, ond’ella ama Dio, ti faccia partecipe, talché non solamente ti riscaldi, ma ti accenda del divino amore. Chiedile che simile ti renda agli Angeli nei puri costumi, nella immacolatezza della vita, nella facilità di apprendere la divina sapienza, nell’ardore d’amare il sommo infinito Bene. Frattanto studiati di emulare cotali angeliche prerogative, cooperando diligentemente all’aiuto che te ne porgerà essa Regina de gli Angeli; poiché in chi ella scorge desiderio di giungere a virtù tanta, diffonde in più larga copia i suoi doni, elargisce regalmente le sue munificenze.

PREGHIERA

Eccelsa Madre di Dio, e Regina degli Angeli, non isdegnate guardar per figlio questa povera creatura debole, ignorante, peccatrice. Oh se vi avessi conosciuto sin dai teneri miei anni, onorandovi colle angeliche virtù tanto care all’immacolatissimo vostro Cuore! Me misero! tenni dietro alle vanità della terra, e al pari di loro divenni vuoto di veri beni, e colmo soltanto di miserie e peccati. Deh! gloriosissima Regina, voi che siete ancora la pietosa Madre della misericordia e della clemenza, perdonatemi se mi assomigliai agli Angeli ribelli con la superbia della vita e l’iniquità delle operazioni. Me ne duole di tutto cuore; e vi protesto che pronto a morire anziché disgustarvi in avvenire, vorrò seguire le orme dei fedeli vostri divoti, e con la umiltà e purezza di cuore meritarmi il real vostro patrocinio. Ma perché più facilmente ottener possa un tanto bene, voi che siete obbedita e servita dagli Angeli qual gloriosissima loro Regina, fate che per ossequio e amor vostro, più gelosamente mi custodiscano ed aiutino, e con santi pensieri ed efficaci affetti mi spronino alla mortificazione de’miei sensi e delle mie passioni, all’amore delle virtù, soprattutto della purità. Ispirate altresì al mio spirito sentimenti di riverenza e docilità verso di essi; onde ne ascolti le ispirazioni, segua i consigli, ami gli affetti, né mai gli disgusti nella cura e protezione che prendono di me. Per tal maniera sarò anch’io sicuramente ammesso all’eternità beata; dove insiem cogli Angeli prostrato all’eccelsissimo vostro trono, vi onorerò e benedirò mia particolar Signora e Regina. Pregate, o Regina degli Angeli, pregate per me.



Pasquale Grassi SJ, Le litanie della santissima Vergine spiegate e proposte in forma di considerazioni, Napoli, 1859, pp. 225-230.



[1] “Con lui ero io, disponendo tutte le cose … per me regnano i re e i legislatori ordinano ciò che è giusto … con me stanno ricchezze e gloria”.
[2] “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
[3] “Maria, stando alla gerarchia di Dionigi [lo Pseudo-Dionigi l’Areopagita, ndr], eminentemente ha in sé tutte le perfezioni delle creature inferiori, onde di diritto  sia detta Regina del mondo e Signora”.
[4] “È rivestita da Dio di gloria e grazia, costituita Regina e dei cieli e della terra, e in suo potere sono state poste tutte le creature che stanno sotto Dio”. 
[5] “Lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potestà, di ogni Virtù e Dominazione”. 
[6] “Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà”.
[7]  “Tu superi in fulgore il cherubico trono della divinità … la Madre di Dio stupisce le Virtù. Ne stupirono gli Angeli, i Cherubini e i Serafini”.
[8] “Regina di tutti, più sublime degli abitanti del Cielo, più pure dei raggi del sole, più ornata di splendori dei Cherubini”.

Eccellenti Pittori - mostra ad Asiago - 3.8-15.9.2019



Festa del Perdono della Porziuncola (o di Assisi) e della Vergine degli Angeli

... io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni... (San Francesco d'Assisi)

Anonimo napoletano, S. Maria degli Angeli, XIX sec.

lunedì 8 luglio 2019

Finché è giorno… I dodici anni del Summorum

Rilanciamo un interessante, breve contributo del prof. Abbruzzi nel XII anniversario del m.p. Summorum Pontificum del papa Benedetto XVI.

Max Scholz, Concerto di un coro (Chorkonzert), 1906


Finché è giorno… I dodici anni del Summorum

del prof. Vito Abbruzzi

Ieri il Summorum ha compiuto dodici anni… proprio nel giorno del Signore.
Un caso?
Direi proprio di no!
Una cosa che, mi rendo conto, sfugge ai più – non solo agli avversatori del motu proprio in questione, ma anche ai suoi stessi propugnatori – è non riuscire a cogliere il fatto che il Summorum non è opera dell’uomo, ma, a mio sommesso giudizio, di Dio stesso.
Non smetterò di ripetere – senza tema di essere tacciato di pedanteria – che siamo di fronte a numeri che parlano chiaro: 777.
Il Summorum ha visto la luce il 7 luglio 2007, ed è stato pubblicato alla pagina 777 degli Acta Apostolicae Sedis (vol. 99).
Sono più che convinto che il legislatore non pensava affatto a tutte queste misteriose coincidenze!
Il 777 è chiaramente un numero che rimanda all’ordine angelico; in particolar modo a San Michele, che il 7 luglio 1956 apparve ad Oppido Lucano (PZ) alla Serva di Dio Francesca Lancellotti, in seguito amica fraterna del cardinale Oddi, primo presidente della fu Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
E, dunque, il 7 luglio è una data micaelica!
Non solo: il 7 luglio è notoriamente primo giorno della novena alla Madonna del Carmine. Un fatto che non può passare inosservato.
Ricordo che a Putignano, in Terra di Bari, c’è una grotta-santuario dedicata proprio a San Michele (in Monte Laureto), il cui altare è speculare a quello dedicato a “S. Maria de lo Carmino” (1538). Idem a Conversano, sempre in Terra di Bari, nella chiesa parrocchiale di Maria SS. del Carmine.
Ci sono ovunque timori – non privi di fondamento – che il Summorum possa essere revocato. L’augurio è che ciò non accada. Ma se anche dovesse accadere, il Summorum resta una pietra miliare; un fatto acquisito; una conquista non facilmente raggiunta, a cui altrettanto non facilmente si rinuncerà.
Il Summorum, in questi dodici anni di vita, ha visto spegnersi tanti facili entusiasmi (per sua fortuna, poiché erano fuochi di paglia); ma altresì ha visto crescere, giorno dopo giorno, una nuova consapevolezza da parte di gente che, grazie al vetus ordo, ha riscoperto il sacro, vivendo con più raccoglimento il novus.
A chi si è preso il delicato compito di far conoscere e amare l’usus antiquior del Messale Romano, il monito di Gesù ad operare senza scoramenti: «Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare» (Gv 9,4).