venerdì 19 settembre 2014

Kasper, il papa, i cardinali. Misericordia a corrente alternata

Sul tema della misericordia, notoriamente a cuore della teologia e della spiritualità di Bergoglio, correlata - al suo aspetto, non solo pratico, concernente la vita matrimoniale -, nell'approssimarsi del Sinodo ottobrino, si stanno confrontando e delineando posizioni tra prelati e teologi di primo piano sempre più nette.
Da un lato vi è, in effetti, la nota opinione del card. Kasper, il quale ha ribadito, pure di recente, le proprie convinzioni in interviste, tanto a Vatican Insider / La Stampa quanto a Il Mattino, in cui ha rivelato di aver parlato del tema "due volte con il Santo Padre" e che "Ho concordato tutto con lui. Era d'accordo. Loro [cioè coloro che non condividono questa linea, ndr.] sanno che non ho fatto da me queste cose. Ho concordato con il Papa, ho parlato due volte con lui. Si è mostrato contento" (v. M. Matzuzzi, Kasper attacca: "Vogliono la guerra, ma io ho concordato tutto con il Papa", in Il Foglio, 18.9.2014. Per una replica alle interviste del cardinale, v. R. Cascioli, Chi vuole la "guerra" al Sinodo, in La nuova bussola quotidiana, 19.9.2014). 
Dall'altro vi sono altre posizioni, contrarie a quella del prelato tedesco, espresse autorevolmente da ecclesiastici di primo piano quali i cardd. Müller, Brandmüller, Burke, De Paolis, Caffarra, a cui si sono aggiunti i cardd. Pell e Scola. In particolar modo proprio il cardinal Pell, nella Prefazione al libro, in uscita nei prossimi giorni, di Juan José Pérez-Soba e Stephan M. Kampowski, Il vangelo della famiglia nel dibattito sinodale (ed. Cantagalli), ha ricordato che «la tradizione cristiana e cattolica del matrimonio monogamico indissolubile» va difesa con un dibattito rigoroso ed informato, innanzitutto circoscrivendo il fenomeno alla sua reale portata e che vi è, se si guarda alla prassi della Chiesa antica, «la quasi completa unanimità su questo punto» e cioè che la «severità [fosse] la norma» (cfr. per un sunto della Prefazione, M. A. CalabròIl cardinale scelto da Francesco frena: «I divorziati? Questione minore», in Corriere della Sera, 19.9.2014).
Pure altri, in prossimità del Sinodo, sono intervenuti. Con testi di indubbio valore. Ad es., è di questi giorni, sempre per i tipi di Cantagalli, la traduzione in italiano del testo del gesuita francese, morto nel 2003, Henri Crouzel, professore all'Institut Catholique di Tolosa ed all'Università pontificia Gregoriana di Roma, Divorziati "risposati". La prassi nella Chiesa primitiva, che nella su versione francese (Eglise primitive face au divorce : du premier au cinquième siècle) vide la luce nel lontano 1971. Quasi un'ideale risposta al testo del sacerdote genovese G. Cereti, Divorzio, nuove nozze e penitenza nella Chiesa primitiva, pubblicato per la prima volta nel 1977, riproposto per i tipi di Aracne nel 2013 e su cui si impernia, in fondo, il "teorema Kasper", che, come sarebbe nelle intenzioni dello stesso prelato, mirerebbe ad assicurare agli sposi, o meglio ai divorziati, la felicità (v. A. Valle, La Chiesa vi ama e vi vuole felici, in Famiglia cristiana, 15.3.2014). Terrena.
Parimenti degno di nota è il saggio di risposta dell'ottimo P. Lanzetta, sul significato biblico e teologico della misericordia, che, intesa in modo erroneo, conduce alla condiscendenza del teorema predetto. Viceversa, compresa nella giusta ottica, essa non può essere disgiunta dalla giustizia, con la conseguenza che non possa esservi vera misericordia senza vera giustizia, in primis verso Dio, aggirandosi, in maniera artificiosa, la sua stessa Legge e Verità.

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Kasper, il papa, i cardinali. Misericordia a corrente alternata


Il cardinale Walter Kasper ha reagito stizzito alla notizia dell’imminente pubblicazione negli Stati Uniti e in Italia di un libro dichiaratamente critico della sua proposta di superare il divieto della comunione ai divorziati risposati, scritto da cinque cardinali di prima grandezza, dall’arcivescovo segretario della congregazione per le Chiese orientali e da tre studiosi.
“Ne sono stato informato dai giornalisti: a loro è stato mandato il testo, a me no. In tutta la mia vita accademica una cosa simile non mi è mai accaduta”, ha detto in un’intervista a “La Stampa“.
E ancora: ” Se dei cardinali che sono i più vicini collaboratori del papa intervengono con questa modalità organizzata e pubblica, almeno per ciò che riguarda la storia più recente della Chiesa, siamo di fronte a una situazione inedita”.
Non solo. Nella stessa intervista Kasper si è fatto scudo – per la prima volta in forma così esplicita – dell’approvazione data da papa Francesco all’atto con cui egli ha aperto le ostilità: la relazione introduttiva al concistoro dello scorso febbraio, prova generale del prossimo sinodo sulla famiglia:
“Non ho  proposto una soluzione definitiva, ma –  dopo averlo concordato con il papa – ho fatto delle domande e offerto considerazioni per possibili risposte”.
Quel concistoro era coperto dal segreto, al quale tutti i cardinali presenti si sono attenuti. Tutti tranne lui, Kasper, che poche settimane dopo ha diffuso la sua relazione in forma di libro, con decisione già messa in atto prima ancora che “Il Foglio” pubblicasse la relazione in anteprima.
Era una relazione che rompeva di netto con il magistero dei due papi precedenti e rilanciava le tesi già sostenute dallo stesso Kasper oltre vent’anni fa – quando era vescovo di Rottemburg – in un duro scontro con Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, finito con la sconfitta dello stesso Kasper ma non certo con la sua umiliazione, vista la sua successiva promozione a presidente del pontificio consiglio per l’unità dei cristiani e a cardinale.
Per cui non si vede quale sorpresa possa recare la reazione pubblica di cardinali insigniti della porpora da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI in difesa di una bimillenaria dottrina e prassi della Chiesa sostenuta con forza dai due papi e da loro, e ora messa in discussione.
In questi stessi giorni, tra l’altro, oltre ai cinque cardinali del libro in corso di stampa – il cui indice dettagliato era stato anticipato da www.chiesa già l’8 settembre – ne sono usciti allo scoperto altri tre, sempre contro le tesi di Kasper: l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, il prefetto della congregazione per i vescovi Marc Ouellet e il titolare in curia della neonata segreteria per l’economia George Pell. I primi due in un numero speciale della rivista di teologia “Communio” e il terzo nella prefazione a un altro libro in uscita negli Stati Uniti e in Italia.
In una dichiarazione a RadioInBlu del 18 settembre, Kasper è tornato a indicare nella “misericordia” la chiave della sua proposta di superamento del divieto della comunione ai risposati:
“La misericordia, cuore del messaggio cristiano, è un  tema centrale sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Molti santi hanno parlato della misericordia. Lo stesso papa Giovanni XXIII, all’inizio dei lavori conciliari, disse che la Chiesa deve adoperare i mezzi della severità, ma anche la medicina della misericordia”.
Ed è la misericordia l’oggetto del suo ultimo saggio di teologia, che papa Francesco elogiò in uno dei suoi primissimi discorsi da papa, consigliandone a tutti la lettura.
Ma da valente teologo qual è, Kasper non dovrebbe stupirsi se anche questo suo libro viene ora sottoposto a puntuta e argomentatissima critica.
È ciò che fa padre Serafino M. Lanzetta, frate francescano dell’Immacolata, docente di teologia dogmatica e direttore dal 2006 della rivista “Fides Catholica”, nell’ampia recensione pubblicata in questa pagina di www.chiesa:

Padre Lanzetta appartiene ai Francescani dell’Immacolata, il fiorente istituto religioso fatto a pezzi durante questo pontificato da un commissariamento vaticano di cui sono incerte le ragioni ma sicura l’assenza di misericordia.

mercoledì 17 settembre 2014

Il metodo della "via stretta" ed il sinodo

Appunti per il Sinodo:
il metodo della “via stretta”

di Enrico Cattaneo

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). Gesù nei suoi insegnamenti indica sempre “la via stretta”, al punto che spesso suscita lo stupore dei suoi stessi discepoli. 

Interrogato, ad esempio, sulla questione del divorzio, ammesso dalla legge giudaica, Gesù indica la via stretta dell’indissolubilità del matrimonio, senza eccezioni (Mt 19,3-9). Il suo insegnamento è così chiaro e così netto che i suoi discepoli obiettano con un ragionamento tutto umano (e maschilista): «Se è questa la condizione dell’uomo rispetto alla donna [cioè se l’uomo non può cambiare donna quando gli conviene], allora non conviene sposarsi!» (Mt 19,10).

Anche rispetto alle ricchezze Gesù indica la via stretta: «Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Lc 14,33). E parlando più in generale afferma solennemente: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli» (Mt 19,23-24). Il che significa che è praticamente impossibile. Anche qui i discepoli cercano di addolcire l’insegnamento, considerato troppo esigente: «A queste parole i discepoli rimasero costernati e chiesero: “Chi si potrà dunque salvare?”. E Gesù, fissando su di loro lo sguardo, disse: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”» (Mt 19,25-26). Cioè se un ricco si converte a Dio, allora lascia l’idolo delle ricchezze e potrà salvarsi.

Parimenti, a proposito dell’eucaristia, Gesù usa un linguaggio giudicato troppo duro e difficile da accettare. Aveva detto infatti: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53). E come reagirono «molti dei suoi discepoli»? Obiettando: «Questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?» (Gv 6,60). Anche qui Gesù prende la “via stretta”, al punto che «da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui» (Gv 6,66). 

Gesù, secondo i nostri ragionamenti umani, avrebbe potuto dire: ”Scusate, avete capito male; io intendevo parlare in modo simbolico...”. Invece rincara la dose, e dice ai Dodici: «Forse volete andarvene anche voi?». Ed è allora che Pietro, a nome di tutti, fa la sua professione di fede: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,67-69). 

In definitiva, Gesù non ha reso i comandamenti più larghi, ma più esigenti, come dimostra tutto il “discorso della montagna” (Mt 5-7). Nell’indicare come devono essere affrontate le situazioni di conflitto, egli mostra senza mezzi termini la via più stretta: «Avete inteso che fu detto: ‘Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico’; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,43-44). Se poi andiamo alle condizioni che Gesù pone a chi vuole seguirlo, ci accorgiamo che non solo egli indica una via stretta, ma per di più “in salita”: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24).

La tentazione di “annacquare” gli insegnamenti di Gesù è sempre stata presente tra i cristiani lungo i secoli, ora su un punto, ora su un altro, a secondo delle pressioni della mentalità del “mondo”. Bisogna onestamente riconoscere che solo la Chiesa Cattolica Romana (e qui ci vuole questo aggettivo!), quando si è trovata di fronte a un bivio, ha sempre scelto la via stretta. Solo essa, ad esempio, ha mantenuto l’impegno della continenza e del celibato per i ministri ordinati (vescovi, presbiteri e diaconi), nonostante le reali difficoltà e le numerose defezioni rappresentate dai preti che vivevano in concubinato. 

Con il re d’Inghilterra Enrico VIII sarebbe stato più facile trovare un compromesso circa la validità del suo primo matrimonio, ma sarebbe stato negare la verità del Vangelo, e così il papa Paolo III prese la via stretta, anche se ciò comportò che l’Inghilterra si staccasse da Roma, dando origine alla Comunione Anglicana. Messo di fronte al bivio se dichiarare moralmente lecita la contraccezione oppure no, Paolo VI nel 1968 con la Humanae vitae scelse la via stretta, nonostante che ci fosse un’enorme pressione fuori e dentro la Chiesa perché quella pratica fosse dichiarata lecita.

Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Eppure Gesù ha detto che il suo “giogo è dolce”, e il suo “carico è leggero”, e seguendo lui le anime si sarebbero trovate appagate (cf. Mt 11,28-30). Nessuno infatti conosce la natura umana più del suo Creatore, così come – per usare un paragone oggi comprensibile a tutti – nessuno conosce meglio un programma per computer del suo programmatore. Il Logos creatore aveva messo nel programma dell’umanità il raggiungimento dell’eterna felicità, ma l’uomo, creato libero, ha preferito dare ascolto ai messaggi di un programmatore Antagonista, rimanendo così infettato dai suoi virus. Per liberare l’uomo da questi virus mortiferi, è dovuto intervenire il Programmatore in persona, che è Gesù. Perciò i suoi insegnamenti, per quanto esigenti, sono “vie che portano alla vita”, trasmessi da uno che “conosce che cosa c’è nell’uomo” (Gv 2,25), uno che è divina Sapienza, infinita Sapienza, eterna Sapienza. 

Solo così si capisce perché Gesù sia stato talmente intransigente sulla questione del divorzio, richiamando ciò che Dio aveva stabilito all’inizio, cioè nel programma originario. In quella intransigenza, infatti, è racchiusa tutta una precisa visione dell’uomo che concerne la sua sessualità, la vera parità dei sessi, il mistero dell’unione sponsale, la stabilità della famiglia, il bene dei figli, e di conseguenza anche il bene di tutta la società. L’indissolubilità del matrimonio non è dunque una questione peregrina, che Gesù ha posto così per capriccio, un giorno nel quale si era svegliato un po’ storto, ma è una questione sulla quale si fonda o cade tutta la società umana. 

Ma, qualcuno potrebbe dirmi, lei non tiene conto dei problemi concreti della gente? Delle coppie che scoppiano? Delle convivenze divenute impossibili? Degli amori falliti? Pensa forse che sia un divertimento divorziare, per rifarsi una vita? 

Rispondo dicendo che è vero, ci sono situazioni difficili, a volte molto ingarbugliate, con dei nodi che sembra impossibile sciogliere. Ma per questo c’è la pastorale, l’arte di curare le anime, cominciando anzitutto con il togliere i virus (che sono i sette vizi capitali). Se i modelli sociali si spostano sempre di più su forme esasperate di individualismo, la fede invece fa scoprire la bellezza del vivere “in comunione”, cominciando dalla famiglia e dalla comunità parrocchiale, anche se è la “via stretta” della croce. 

Ma è possibile andare così contro-corrente? Qui vale il detto di Gesù: “Per gli uomini è impossibile, ma per Dio tutto è possibile”. Ciò significa che non si può essere veri uomini senza l’adesione al vero Dio. Non è allargando le maglie della morale che si fa del bene alle persone in difficoltà. Il fatto è che oggi si tende a confondere la misericordia, che è uno degli attributi più belli di Dio, con il permissivismo. Gesù ha detto all’adultera: “Va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11), ma ha condannato l’adulterio. La misericordia suppone la coscienza del peccato, non la sua giustificazione. Se non c’è più il peccato non c’è più neppure il perdono. Il peccato è un brutto tiranno, che cerca di nascondersi dietro false promesse. È un padrone che ti paga, anzi promette di pagarti bene, ma, come dice san Paolo, il suo salario è la morte (Rm 6,23). Per questo noi pastori non possiamo tacere, se amiamo veramente le persone che Dio ci ha affidate.

"Mihi autem absit gloriári, nisi in Cruce Dómini nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus crucifíxus est, et ego mundo" (Introitus, Gal. 6,14) - Impressione delle Stigmate di san Francesco d'Assisi

Questa festa è entrata nel Martirologio del Baronio grazie alle istanze del cardinale di Montalto, il futuro Sisto V. Questi, divenuto papa, volle estendere a tutta la Chiesa la solennità del fondatore dell’Ordine al quale era appartenuto.
Clemente VIII soppresse la solennità delle stigmate, perché - si diceva - la Chiesa celebra delle feste particolari soltanto per i misteri della redenzione, in cui riconosciamo la fonte della grazia divina che ci salva, mentre, al contrario, i favori speciali concessi da Dio ai santi concernenti direttamente la loro santificazione li celebriamo tutti, come in una magnifica sintesi, leggendo la loro vita nel breviario nel giorno del loro rispettivo natale.
Paolo V ristabilì, almeno in parte, la festa delle stigmate, assegnandole il rango di semidoppia ad libitum. Clemente IX la rese, al contrario, obbligatoria sino a che un altro figlio di san Francesco, Clemente XIV, le restituì il rango di rito doppio.
Sotto papa Benedetto XIV, la commissione per la riforma del Breviario propose di abolire la festa delle stigmate, ma i lavori di questa commissione rimasero allo stato di semplici voti.
Da queste stesse fluttuazioni anche dell’autorità suprema relativamente al mantenimento di questa solennità per la Chiesa universale, si vede bene che si tratta di una concessione che esce dalle regole ordinarie della liturgia e costituisce, per san Francesco, un privilegio tutto speciale, piuttosto unico che raro, non esistendo altri esempi nella liturgia. Sì, è vero, i riti ed i calendari particolari di alcuni ordini religiosi come il domenicano o quello carmelitano contemplano le feste delle stigmate di santa Caterina da Siena o della transverberazione di santa Teresa d'Avila. Ma si tratta di celebrazioni riguardanti ordini religiosi e non già la Chiesa universale. In questo caso, davvero il caso di san Francesco costituisce un unicum
Del resto, fu anche un privilegio speciale che le stigmate s’imprimessero dal Crocifisso sul corpo del Poverello. Nel mondo, il fuoco della carità era venuto a raffreddarsi quando Dio volle riaccenderlo per mezzo della predicazione del Serafino di Assisi.
Apparve allora san Francesco che riprodusse nella sua vita e nella sua predicazione la vita e la predicazione del Cristo povero che annuncia le beatitudini ai poveri ed agli umili, fondando la Chiesa e lo stato religioso sulla povertà evangelica.
Era dunque necessario che l’Araldo del gran Re, come si chiamava, presentasse al mondo le sue lettere credenziali ed il Cristo volle per questa ragione imprimere su di lui l’ultimo sigillo (come lo chiama Dante, Par., canto XI, v. 107), trasformandolo a sua immagine ed a sua somiglianza, unendolo a Lui sull’albero della Croce due anni prima della morte, nel 1224, pochi giorni dopo la festa dell'Esaltazione della Croce.

Giovanni Benedetto Castiglione detto il Grechetto, S. Francesco in estasi dinanzi al Crocifisso, 1650 circa, Metropolitan Museum of Art, New York

Giotto di Bondone, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1325, cappella Bardi, Basilica di S. Croce, Firenze


Giotto di Bondone, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1297-1300, Basilica Superiore di S. Francesco, Assisi

Giotto di Bondone, Verifica delle stigmate di S. Francesco dopo la sua morte, 1300, Basilica superiore di S. Francesco, Assisi

Giotto di Bondone, S. Francesco appare in sogno, dopo la sua morte, a Papa Gregorio IX risolvendo un dubbio sulle sue stigmate, 1300, Basilica superiore di S. Francesco, Assisi


Giotto di Bondone, Morte ed ascesa al cielo di S. Francesco, con verifica delle sue stigmate dopo la sua morte, 1325-28, Cappella Bardi, Basilica di Santa Croce, Firenze


Giotto di Bondone, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1300, Musée du Louvre, Parigi


Beato Angelico, Lamento su S. Francesco e verifica della stigmata del costato, 1440 circa, Staatliche Museen, Berlino


Jan van Eyck (attrib.), Stigmatizzazione di S. Francesco, 1432, Galleria sabauda, Torino


Marco di Antonio di Ruggiero e Marco Zoppo, S. Francesco riceve le stigmate, 1471 circa, Walters Art Museum, Baltimora

Maestro di Hoogstraten, S. Francesco riceve le stigmate, 1510 circa, Museo del Prado, Madrid


Antonio Pirri, S. Francesco riceve le stigmate, 1525-30 circa, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

Federico Barocci, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1594-95, Galleria Nazionale delle Marche, Palazzo Ducale, Urbino


Ambito di Federico Barocci, Stigmatizzazione di S. Francesco, XVII sec., collezione privata

Federico Barocci, S. Francesco in preghiera dinanzi al Crocifisso con i segni dei chiodi, 1600-04, Metropolitan Museum of Art, New York

Jacques de Bellange, S. Francesco sostenuto dagli angeli dopo il ricevimento delle stigmate, Musée Lorrain, Nancy


Ferraù Fenzoni, S. Francesco stigmatizzato sostenuto da un angelo, XVII sec., Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid


Orazio Gentileschi, S. Francesco sorretto da un angelo dopo la Stigmatizzazione, 1607 circa, Museo del Prado, Madrid


Orazio Gentileschi, S. Francesco sorretto da un angelo dopo la Stigmatizzazione, 1600-01, The Museum of Fine Arts, Houston


Frans Pourbus il giovane, S. Francesco riceve le stigmate, 1620, Musée du Louvre, Parigi


Pieter Paul Rubens, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1616 circa, Wallraf-Richartz Museum, Colonia


Pieter Paul Rubens, S. Francesco riceve le stigmate, 1635 circa, Museum voor Schone Kunsten, Ghent

Ambito del Rubens, S. Francesco riceve le stigmate, 1640 circa, collezione privata


Bartolomé Esteban Murillo, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1645-50, Museo de Bellas Artes de Sevilla, Siviglia

 Alonso Cano, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1651 circa, Museo del Prado, Madrid

Mateo Cerezo, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1660 circa, Museo del Prado, Madrid

Mateo Cerezo, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1663 circa, Elvehjem Museum of Arte, University of Wisconsin, Wisconsin

Vincente Carducho, Stigmatizzazione di S. Francesco, XVII sec., Hospital de la V.O.T. (Venerable Orden Tercera) de San Francisco de Asis, Madrid

Vicente Carducho, Stigmatizzazione di S. Francesco, XVI-XVII sec.

Jusepe de Ribera, S. Francesco in estasi (dopo la stigmatizzazione), 1642, Real Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, El Escorial, Madrid

Jusepe de Ribera, S. Francesco riceve le stigmate, 1644, Museo del Prado, Madrid

Anonimo, S. Francesco riceve le stigmate, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

Alonso López de Herrera, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1639 circa

Sebastián López de Arteaga, Stigmatizzazione di S. Francesco, XVII sec., Musée du Louvre, Parigi

Juan Zapaca Inga Y Fechado, Profezia su S. Francesco, 1684, Museo Colonial de San Francisco, Cuzco


Luca Giordano, S. Francesco riceve le Stigmate, 1688, Chiesa dell'Ambrogiana, Montelupo fiorentino

Antoni Viladomat, S. Francesco riceve le stigmate, 1724-33, Reial Acadèmia Catalana de Belles Arts de Sant Jordi, Barcellona

Giovanni Battista Tiepolo, Stigmatizzazione di S. Francesco, 1767-69, Museo del Prado, Madrid

Berthold von Imhoff, Stigmatizzazione di san Francesco, XIX sec.