sabato 13 maggio 2017

Fatima ci insegna a scrutare il Cielo

E così siamo giunti al centenario delle Apparizioni della Santa Vergine, su un piccolo elce verdeggiante, ai tre pastorelli di Fatima, dei quali due sono in data odierna canonizzati (cfr. Cristina Siccardi, La canonizzazione di Francesco e Giacinta di Fatima, in Corrispondenza romana, 10.5.2017; Luisella Scrosati, Giacinta e Francesco, canonizzazione straordinaria, in LNBQ, 13.5.2017).
E vi siamo giunti nonostante le “profezie” di molti falsi profeti, che, abbinando Fatima alla visione di papa Leone XIII, vedevano in quest’anno centenario la fine dell’attuale sistema, con la sconfitta definitiva di Satana ed il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
Vi siamo giunti anche nella consapevolezza del mistero, che tuttora avvolge quel che avvenne a partire da quella domenica 13 maggio 1917, V domenica dopo Pasqua, verso le 17,00 (la stessa ora in cui, nello stesso giorno, nel 1981, Giovanni Paolo II subì l’attentato!), a Cova da Iria, nei pressi del villaggio montano di Fatima, in Portogallo (per il racconto della prima apparizione, cfr. Fatima: 100 anni di speranza! "Alla fine il mio Cuore immacolato trionferà"!, in Una Fides, 13.5.2017); un mistero che di recente è stato riproposto da uno scritto, che gli esperti attribuiscono a Suor Lucia, e che conterrebbe un frammento della terza parte del famoso segreto (noto come Terzo Segreto) (cfr. Marco Tosatti, Nuova rivelazione su Fatima, l'apostasia nella Chiesa, in LNBQ, 21.3.2017, nonché in Stilum Curiae, 21.3.2017; Rivelazioni di oggi sul VERO segreto di Fatima. Un libro di RS del 2015 già illustrava la cosiddetta ‘rimozione dell’Autorità’, in RS, 21.3.2017; Fatima, de Mattei: la profezia incompiuta. Segreto non svelato. Il perito calligrafo conferma: è la mano di suor Lucia, in Corrispondenza romana, 10.5.2017; Matteo Carletti, Fatima, un mistero lungo cento anni, in Libertà e persona, 8.5.2017; Il III segreto di Fatima: una grave crisi nella Chiesa?, ivi, 11.5.2017Antonio Socci, La profezia nascosta di Fatima: arriva la terza guerra mondiale, in Libero, 13.5.2017; Giuliano ZorodduFatima: la luce della Fede nell’ora delle tenebre, in RS, 13.5.2017); un mistero nel quale entrano, a pieno titolo, fenomeni fisici, astronomici e metereologici come le note aurore boreali, che preannunciarono la II guerra mondiale (cfr. Fatima: le due aurore boreali che annunciarono la II guerra mondiale (e il mistero della Russia), in Libertà e persona, 11.5.2017); un mistero nel quale ai pastorelli fu concesso dalla Vergine di vedere l’Inferno (cfr. C’è una parte di Fatima che anche nel 100° anniversario turba ed è sottaciuta: la visione dell’Inferno, in Il Timone, 12.5.2017); un mistero che, specie in occasione del centenario, ha visto una produzione micotica di letteratura, di testi e studi (cfr. Cristina Siccardi, Sempre più ricca la letteratura su Fatima, in Corrispondenza romana, 12.4.2017). 
Un mistero, dunque. 
Non diverso però da quello dello stesso Redentore, di Colui, cioè, che è il “Frutto benedetto” di Quella stessa Donna apparsa a Fatima nel ’17, il quale regna dal legno della Croce, che continua ad essere scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani (cfr. 1 Cor. 1, 23). Fatima, dunque, continua ad essere scandalo e mistero d’amore di quella Donna, che apparve – secondo la testimonianza dei pastorelli - «tutta bianca, più brillante di un raggio di sole, più chiara e più viva di un calice di cristallo ripieno di acqua limpidissima, penetrato dai raggi del sole più splendente», raccolse sul Golgota il testamento del moribondo Figlio Salvatore, che la faceva Madre dei discepoli del Signore (cfr. Riccardo Caniato, Fatima: scandalo o Mistero d’amore?, in LNBQ, 12.5.2017).

Fatima ci insegna a scrutare il Cielo

di Roberto de Mattei

da Radici Cristiane, n. 121 – febbraio 2017


Le apparizioni di Fatima del 1917 ci trasmettono, cento anni dopo, ancora molti insegnamenti. Uno di questi è l’invito a saper leggere i segni del Cielo. A Fatima ogni apparizione della Madonna ai tre pastorelli fu accompagnata da fenomeni atmosferici.
Il più straordinario fu quello del 13 ottobre 1917. La Madonna stessa annunziò alla piccola Lucia, l’unica dei tre veggenti con cui parlava, che le sue apparizioni si sarebbero concluse con un miracolo, affinché tutti fossero convinti dell’autenticità del messaggio: «L’ultimo mese farò il miracolo perché tutti credano». Decine di migliaia di persone tra pellegrini e scettici, che volevano dimostrare la falsità delle apparizioni, accorsero il 13 ottobre alla Cova da Iria. I quotidiani del tempo parlarono di 40-50 mila presenti, ma il numero fu probabilmente molto maggiore. Alla fine dell’ultimo colloquio di Lucia con la Madonna, nel momento in cui la santissima Vergine si elevava verso il Cielo, si udì il grido della pastorella: «Guardate il sole!».
Le nuvole si aprirono, lasciando vedere il sole che brillava di un’intensità mai vista, ma senza accecare gli occhi. «La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi agli occhi o danneggiare la retina», testimoniò José Maria de Almeida Garrett, professore di scienze naturali presso l’Università di Coimbra.
Il giornalista Avelino de Almedia, redattore-capo di O Sèculo, quotidiano socialista di Lisbona, che aveva fino ad allora ridicolizzato gli eventi, scrisse il 15 ottobre sul suo giornale: «L’immensa moltitudine si volta verso il sole, che si mostra libero dalle nuvole, nello zenit. L’astro sembra un disco di argento scuro ed è possibile fissarlo senza il minimo sforzo. Non brucia, non acceca. Si direbbe realizzarsi un’eclissi. Ma ecco che un grido colossale si alza e dagli spettatori che si trovano più vicini si ode gridare: “Miracolo, Miracolo! Meraviglia, meraviglia”».
Antonio Borelli Machado descrive il fenomeno in questi termini: «Il globo solare cominciò a roteare vertiginosamente, i suoi bordi divennero scarlatti e si allontanò nel cielo, come un turbine, spargendo rosse fiamme di fuoco. Questa luce si rifletteva sul suolo, sulle piante, sugli arbusti, sui volti stessi delle persone e sulle vesti assumendo tonalità scintillanti e colori diversi. Animato per tre volte da un movimento folle, il globo di fuoco parve tremare, scuotersi e precipitarsi zigzagando sulla folla terrorizzata. Il tutto durò circa dieci minuti».
L’avvocato Dominhos Pinto Coelho scrisse sul quotidiano cattolico O Ordem: «Il sole a momenti era circondato da fiamme cremisi, in altri aveva un’aureola di giallo e rosso, in altri ancora sembrò roteare rapidissimo e poi ancora sembrò che si distaccasse dal Cielo per avvicinarsi alla terra». Manuel Nunes Formigao, sacerdote del seminario di Santarem, racconta da parte sua: «Il sole iniziò a girare vertiginosamente sul suo asse, come il più magnifico fuoco d’artificio che si possa immaginare, assumendo tutti i colori dell’arcobaleno e lanciando bagliori di luce multicolore. Questo sublime e incomparabile spettacolo, che si è ripetuto tre volte, è durato per circa dieci minuti. L’immensa moltitudine, sopraffatta all’evidenza di tale tremendo prodigio, si gettò in ginocchio». Finalmente il sole tornò zigzagando al punto da cui era precipitato, restando di nuovo tranquillo e splendente, con lo stesso fulgore di tutti i giorni.
La “danza del sole” del 13 ottobre è un fatto storico, attestato da migliaia di persone, che lo hanno descritto nei minimi dettagli. Nel 1967 il canonico Martins dos Reis ha dedicato un’intera opera allo studio di questo prodigio (O Milagre do Sol e o Segredo de Fátima, Ed. Salesianas, Porto, 1966). Ma la Madonna annunziò ai tre pastorelli anche un altro fenomeno celeste. Il 13 luglio disse loro: «Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre».
Il 25 gennaio 1938 il cielo di tutta Europa fu illuminato da una grandiosa aurora boreale. I giornali parlarono di evento «eccezionale», «rarissimo» e «visibile in tutta Europa». Suor Lucia era convinta che si trattasse del segno premonitore indicato dalla Madonna. Gli storici oggi concordano nel ritenere che la guerra in Europa iniziò di fatto nel 1938, l’anno dell’annessione dell’Austria (marzo) e dell’occupazione dei Sudeti (ottobre) da parte della Germania hitleriana.
Una seconda aurora boreale illuminò il cielo il 23 settembre 1939: «Quella notte – racconta nelle sue Memorie il gerarca nazista Albert Speer – ci intrattenemmo con Hitler sulla terrazza del Berghof ad ammirare un raro fenomeno celeste: per un’ora circa, un’intensa aurora boreale illuminò di luce rossa il leggendario Untersberg che ci stava di fronte, mentre la volta del cielo era una tavolozza di tutti i colori dell’arcobaleno. L’ultimo atto del ‘Crepuscolo degli dei’ non avrebbe potuto essere messo in scena in modo più efficace. Anche i nostri volti e le nostre mani erano tinti di un rosso innaturale. Lo spettacolo produsse nelle nostre menti una profonda inquietudine. Di colpo, rivolto a uno dei suoi consiglieri militari, Hitler disse: “Fa pensare a molto sangue. Questa volta non potremmo fare a meno di usare la forza”».
Proprio quella notte avvenne il patto von Ribbentrop-Molotov, che sancì la sciagurata alleanza tra Hitler e Stalin, punto culminante della guerra che deflagrava. Le terribili sofferenze della seconda guerra mondiale non furono però sufficienti a far ravvedere l’umanità che, negli ultimi settant’anni, è andata precipitando sempre di più in un abisso di peccati pubblici di ogni genere. Lo scenario che il Signore rivelò a suor Lucia il 3 gennaio 1944 appartiene purtroppo al nostro futuro: «Ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito:la punta della lancia come fiamma che si stacca, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso».
Le guerre e le persecuzioni predette dalla Madonna a Fatima si accompagneranno a terribili sconvolgimenti atmosferici, ma tutto questo sarà verosimilmente preceduto da un grande segno del Cielo, di cui le aurore boreali del 1938-1939 furono solo una prefigurazione. Il 3 gennaio 1944, nel palpitare accelerato del cuore e nel suo spirito, suor Lucia udì una voce leggera che diceva: «Nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo! Questa parola ‘Cielo’ riempì il mio cuore di pace e felicità, in tal modo che, quasi senza rendermi conto, continuai a ripetermi per molto tempo: il Cielo, il Cielo!».
Il nostro sguardo deve essere rivolto sempre verso il Cielo, perché i Cieli narrano la gloria di Dio (Salmo 18, 2) e in Cielo, annunzia l’Apocalisse (12, 1), apparirà un grandioso segno: una Donna rivestita di sole. Scrutando il Cielo, che è un luogo spirituale prima che fisico, riusciremo a prevedere l’ora tragica del castigo e quella splendente del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

venerdì 12 maggio 2017

Decreto della Commissione Ecclesia Dei per il 13 maggio 2017


Cfr. Gregory Di Pippo, Ecclesia Dei Commission Decree on Fatima Centenary, in New Liturgical Movement, Apr. 5, 2017

Ecclesia Dei e Fatima: autorizzata la Messa votiva in rito antico nel C anniversario della prima apparizione. Il Decreto in esclusiva su MiL, in MiL, 6.4.2017.

Come spiega puntualmente un commentatore di MiL: Certo che c'è il bisogno dell'autorizzazione: il 13 maggio è giorno di III classe, festa di s. Roberto Bellarmino, quindi non è possibile celebrare né la messa "de s. Maria in sabbato" (n. 78) né una messa votiva di IV classe (nn. 387-388). La messa votiva del Cuore immacolato (che, tra parentesi, si dice "immaculati cordis" e non "immaculatae") è sì di III classe ma è permessa solo nel I sabato del mese in quelle chiese dove vi sia una tradizione devozionale specifica (n. 385c). Inoltre tra le messe votive di II classe previste dalle rubriche (n. 342) non vi è il caso specifico dell'anniversario di un'apparizione, che non può neppure essere compreso tra le "quaedam occasiones particulares" di cui parla il comma h) e che sono poi elencate ai nn. 370-372.
Ovviamente il lettore si riferisce al Codice delle rubriche del 1960.

Pio XII e Fatima, l’appunto segreto sul “miracolo del sole”

Nella vigilia del Centenario della Prima Apparizione della Vergine a Fatima, rilanciamo questo contributo. Buon centenario!


Pio XII e Fatima, l’appunto segreto sul “miracolo del sole”

Tra le carte di Papa Pacelli il resoconto asciutto e notarile di quanto il Pontefice vide alla vigilia della proclamazione del dogma dell’Assunta, nel 1950: il globo solare roteava come accadde durante l’ultima delle apparizioni portoghesi


di ANDREA TORNIELLI

CITTÀ DEL VATICANO
Fino a pochi anni fa era una vicenda conosciuta ma senza un fondamento documentale. Nel 1950, poco prima di proclamare il dogma mariano dell’Assunzione di Maria con il suo corpo in cielo al momento della morte, l’ultimo dei dogmi proclamati dalla Chiesa cattolica, Pio XII assistette a un fatto straordinario. Mentre passeggiava nei giardini vaticani vide più volte allo stesso fenomeno verificatosi il 13 ottobre 1917 al termine delle apparizioni di Fatima, quando la folla accorsa accanto ai tre pastorelli in una giornata di pioggia, ad un tratto vide il sole roteare e avvicinarsi: i presenti poterono fissare questa strana “danza” senza accecarsi. 
Del “miracolo” visto da Pio XII aveva parlato per primo, e unicamente, il cardinale Federico Tedeschini durante un’omelia. Nove anni fa, dall’archivio della famiglia Pacelli, è emerso un appunto autografo del Papa. Un testo inedito su quella visione. Si tratta di un appunto manoscritto vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della vita del Pontefice, nel quale in prima persona Pio XII racconta ciò che gli era accaduto. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo. Papa Pacelli lo scrisse riutilizzando un foglio che sull’altra facciata portava alcune righe dattiloscritte per un’udienza: una conferma del carattere parsimonioso del Pontefice nato a Roma, che era solito spegnere lui stesso le luci nelle sale del Vaticano dopo le udienze e spesso riutilizzava le buste con il quale gli veniva recapitato il quotidiano programma delle udienze.

L’appunto - emerso nove anni fa - di Pio XII in cui è raccontato il “miracolo del sole”

«Era il 30 ottobre 1950», antivigilia del giorno della solenne definizione dell’Assunzione, spiega Pio XII. Il Papa si accingeva per proclamare dogma di fede ciò che la Chiesa aveva sempre creduto fin dai primi secoli, e cioè l’assunzione corporea in cielo della Madonna al momento della morte. Lo faceva dopo aver consultato l’episcopato mondiale, unanimemente concorde: soltanto 6 risposte su 1.181 avevano manifestato qualche riserva. Verso le quattro di quel pomeriggio faceva «la consueta passeggiata nei giardini vaticani, leggendo e studiando». Pacelli ricorda che, mentre saliva dal piazzale della Madonna di Lourdes «verso la sommità della collina, nel viale di destra che costeggia il muraglione di cinta», sollevò gli occhi dai fogli. «Fui colpito da un fenomeno, mai fino allora da me veduto. Il sole, che era ancora abbastanza alto, appariva come un globo opaco giallognolo, circondato tutto intorno da un cerchio luminoso», che però non impediva in alcun modo di fissare lo sguardo «senza riceverne la minima molestia. Una leggerissima nuvoletta trovavasi davanti». «Il globo opaco - continua Pio XII nell’appunto - si muoveva all’esterno leggermente, sia girando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma nell’interno del globo si vedevano con tutta chiarezza e senza interruzione fortissimi movimenti».  
Il Papa attesta poi di aver assistito allo stesso fenomeno il giorno seguente, 31 ottobre, e anche il 1° novembre, nel giorno della definizione del dogma dell’Assunta; quindi di nuovo l’8 novembre. Poi non più. Ricorda pure di aver cercato «varie volte» negli altri giorni, alla stessa ora e in condizioni atmosferiche simili, «di guardare il sole per vedere se appariva il medesimo fenomeno, ma invano; non potei fissare nemmeno per un istante, rimaneva subito la vista abbagliata». 
È da notare come il Papa non parli mai di “miracolo”, né si lanci in possibili interpretazioni. Ma certamente rimase colpito dalla coincidenza. Nei giorni seguenti, Pio XII riferiva il fatto a cui aveva assistito «a pochi intimi e a un piccolo gruppo di Cardinali (forse quattro o cinque), fra i quali era il Cardinal Tedeschini». Quest’ultimo, nell’ottobre dell’anno seguente, il 1951, si doveva recare a Fatima per chiudere le celebrazioni dell’Anno Santo. Prima di partire era stato ricevuto in udienza e aveva chiesto al Papa di poter citare quella singolare visione del sole roteante nell’omelia. «Gli risposi: “Lascia stare, non è il caso”. Ma egli insistette - continuava Pio XII nel manoscritto - sostenendo l’opportunità di tale annuncio, ed io allora gli spiegai alcuni particolari dell’avvenimento». «Questa è, in brevi e semplici termini - concludeva Papa Pacelli - la pura verità». «Pio XII era persuasissimo della realtà del fenomeno straordinario, cui aveva assistito ben quattro volte», ha testimoniato a suo tempo suor Pascalina Lehnert, la religiosa governante dell’appartamento papale.  
Il cosiddetto “miracolo del sole”, come abbiamo ricordato, si era già verificato il 13 ottobre 1917 a Fatima, durante l’ultima delle apparizioni ai tre pastorelli. Così lo raccontò nella sua cronaca M. Avelino di Almeida, giornalista laico e non credente, inviato del quotidiano “O Seculo” e testimone oculare: «E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone... Si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse».  
Pio XII era molto legato a Fatima: la prima apparizione ai tre pastorelli era infatti avvenuta il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui Pacelli veniva consacrato arcivescovo nella cappella Sistina. È attestato che Pio XII e la veggente suor Lucia Dos Santos, rimasero sempre in contatto, e il Pontefice, nell’ultimo anno della sua vita, conserverà il testo del Terzo segreto di Fatima nel suo appartamento. A mantenere i contatti diretti tra Lucia e il Papa era la marchesa Olga Morosini Cavadal, la donna che nel 1977 accompagnò il patriarca di Venezia Albino Luciani dalla veggente di Fatima nel monastero di Coimbra: «Varie volte - ha dichiarato la marchesa al processo di beatificazione di Pacelli - trasmisi messaggi del Santo Padre per suor Lucia e di questa per lui, ma siccome promisi di mai rivelare nulla a chicchessia, non mi sento autorizzata a farlo adesso».

martedì 9 maggio 2017

Preghiera alla Vergine di Pompei per la conversione dei Pagani, degli Ebrei, degli Eretici e degli Scismatici secondo i voti di S.S. Leone XIII

O clementissima Regina del Rosario di Pompei, Tu, Sede di Sapienza, hai posto un Trono di misericordie nuove sulla terra che fu del paganesimo per trarre tutti i popoli a salvamento con la Corona delle tue mistiche rose: deh! ricordati che il tuo divin Figliuolo ci lasciò detto: Io ho altre pecorelle, le quali non sono di questo ovile; ed anche quelle è uopo che io raduni, ed esse udiranno la voce mia, e vi sarà un ovile solo ed un solo pastore. 
Ma ricordati pure che sul Calvario divenisti la Corredentrice, cooperando, per la crocifissione del tuo cuore, alla salvezza del mondo insieme col tuo Figliuolo crocifisso; e da quel giorno divenisti la Riparatrice del genere umano, il Rifugio dei peccatori e la Madre di tutti gli uomini.
Guarda, o Madre, quante anime ogni ora vanno eternamente perdute! Guarda quanti milioni d’Índiani, di Cinesi e genti di barbare regioni non conoscono ancora Gesù Cristo! 
Vedi quanti altri che son pure cristiani, e sono nondimeno lontani dal seno della Madre Chiesa che è la cattolica, apostolica, romana.
O mediatrice potentissima Maria, Avvocata del genere umano, amantissima di noi mortali e Vita del nostro cuore, Vergine benedetta del Rosario di Pompei, esaudisci le nostre preghiere: non vada perduto per tanto numero di anime il Sangue prezioso e il frutto della Redenzione. Dal tuo eletto trono di Pompei, ove non fai altro che dispensar grazie all’afflitta gente, deh! fa spiccare un raggio di quella luce celeste che stenebri tanti ciechi intelletti, e riscaldi tanti gelidi cuori.
Intercedi presso il tuo divin Figliuolo, ed ottieni che quanti sono in questo mondo Pagani, Ebrei, Eretici e Scismatici ricevano la luce superna, e lieti entrino nel seno della vera Chiesa.
Esaudisci la preghiera che a Te rivolge fidente il Sommo Pontefice, acciocché tutti i popoli congiunti nell’unità della fede, conoscano ed amino Gesù Cristo, il benedetto frutto del seno tuo, che vive e regna nei secoli col Padre e con lo Spirito Santo. Ed allora tutti gli uomini ameranno anche Te, salute del mondo, arbitra dispensatrice dei tesori di Dio e Regina di misericordie nella Valle di Pompei. E glorificando Te, Regina delle Vittorie, che col Rosario disperdi ogni eresia, riconosceranno che a tutte le genti Tu dai la Vita, perché è d’uopo che si adempia la profezia del Vangelo: Tutte le genti mi chiameranno beata.

Salve Regina
FONTE



giovedì 4 maggio 2017

Quanto siete disposti a rischiare per la vostra fede? Una serata evento a Molfetta con don Nicola Bux a commento del film “God’s not dead 2”, 14 maggio 2017, ore 20,00

Dopo il successo del primo film, torna a Molfetta, presso l’UCI Cinema, il film God’s not dead 2, in un evento con la presentazione di don Nicola Bux e Federica Picchi della Dominus Production (la società distributrice del film), domenica 14 maggio 2017, ore 20,00.
Nel film, uno dei testi chiamati dalla difesa, il detective James "Jim" Warner Wallace interpreta se stesso. Egli è autore del libro del 2013 Cold-Case Christianity: A Homicide Detective Investigates the Claims of the Gospels, con cui, sottoponendo ad analisi investigative e forensi i quattro Vangeli, guardando ciò che i testimoni hanno scelto di riportare, minimizzare od omettere del tutto, come dilatano il tempo o lo restringono, giunge alla conclusione che gli stessi riportano, pur da prospettive diverse, contengono testimonianze oculari riguardanti vita, parole, morte, mistero e resurrezione di Gesù di Nazaret. E questo in barba a coloro che vorrebbero che di Gesù non si conoscerebbero le effettive parole, poiché al suo tempo, non esistevano i registratori .... (cfr. Matteo Matzuzzi, Il capo dei gesuiti relativizza Gesù: "Non sappiamo quello che ha detto veramente", in Il Foglio, 22.2.2017; Sandro Magister, Ecco qua il vero "gesuita moderno". Al cui discernimento non scampa neppure Gesù, in Settimo Cielo, 23.2.2017, nonché in Chiesa e postconcilio, 23.2.2017; Paolo Deotto, Mons. Vincenzo Paglia e P. Arturo Sosa Abascal. Roba da pazzi? Valutate voi, in Riscossa cristiana, 23.2.2017; Antonio Livi, Gesù (non) dixit. Il gesuita che offende Cristo, in LNBQ, 24.2.2017, nonché in Chiesa e postconcilio, 24.2.2017; Aldo Maria Valli, Ma Gesù ha detto quel che ha detto? I “dubia” del generale dei gesuiti, in Cristianesimo cattolico, 24.2.2017).





God's not dead 2: rendere ragione della
Speranza che è in noi

«È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta»: questa frase riassume perfettamente il pensiero e l’atteggiamento di Paolo Borsellino nella sua lotta ardua contro la mafia ma anche il senso di ogni battaglia combattuta per un’ideale più grande, anzi, talmente grande, da rendere sensato anche il sacrificio della propria vita, per raggiungerlo.
Come nel caso del bellissimo e curatissimo film God’s not dead 2, basato su una storia vera in cui la protagonista, un’insegnante di scuola superiore (Melissa Joan Hart) rischia la propria carriera per aver risposto alla domanda di una studentessa a proposito di una frase evangelica pronunciata da Gesù. L’insegnante si trova così a lottare strenuamente, insieme al suo avvocato, per difendere il suo sacrosanto diritto alla libertà di pensiero e di parola.
Molto interessante è la maniera in cui, nel film, si evidenzia la trasmissione manipolata delle informazioni che subiscono un vero e proprio “inquinamento ideologico” da parte dell’accusa che, sulla base di elementi frammentari e adeguatamente decontestualizzati, riesce a mettere su un caso giudiziario, montato a regola d’arte che funga da monito per tutti e finalizzato alla rimozione di ogni argomentazione di fede dai luoghi pubblici.
La difesa, affidata al giovane avvocato di ufficio (Jesse Metcalfe) dimostrerà attraverso, una serie di prove schiaccianti, i contenuti affatto ideologici delle risposte fornite dalla professoressa alla sua alunna, in quanto basate su fatti storici, realmente accaduti e non su convinzioni personali. Il film si avvale di una trama avvincente e di un susseguirsi di avvenimenti ad un ritmo incalzante e ricco di colpi di scena.






domenica 30 aprile 2017

La dignità della donna e di S. Caterina da Siena in un aforisma de "La Civiltà Cattolica"


Al Naturalismo non servono le chiese - Editoriale di aprile 2017 di “Radicati nella fede”

Rilanciamo, nella festa di S. Caterina da Siena, Vergine e Patrona principale d’Italia (assieme a S. Francesco d’Assisi) e nella Domenica del Buon Pastore (II Domenica dopo Pasqua) quest’editoriale di Radicati nella fede.

Walter Grassi, S. Caterina dinanzi al Crocifisso, 1763, Casale Monferrato


Alessandro Franchi, S. Caterina da Siena, 1888, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Ambito italiano, S. Caterina da Siena, 1890-1910, Trento

Alessandro Franchi, Divino Pastore, XIX sec.

AL NATURALISMO NON SERVONO LE CHIESE


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno X n. 4 - Aprile 2017

Che crisi del Cattolicesimo! Che desolazione ci circonda! Un deserto sconfinato, pieno di ruderi, tra i quali si aggirano anime spaventate in cerca di una guida.
Apparentemente tutto sembra al suo posto... ancora segni della storia cristiana, monumenti che ti parlano del popolo di Gesù Cristo; ancora immagini di santi... ancora croci e altari... ancora chiese, ma senza la vita dentro.
Sì, è proprio questa l'impressione violenta: senza la vita dentro.
Intanto perché la maggioranza delle chiese resta chiusa: ti aggiri nei paesi con al centro, perennemente, la casa di Dio inaccessibile, non si sa per quale prudenza! Fatte per l'incontro degli uomini con Dio, edificate per il culto e per l'adorazione di Nostro Signore Gesù Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'Eucarestia, le chiese restano chiuse. Una parte di esse si apre solo per una veloce messa, il tempo per esplicare il rito scheletrico rinnovato, poi la porta viene di nuovo sprangata, in attesa della prossima volta; e questo solo per i villaggi che hanno, non si sa per quanto tempo ancora, la visita del prete.
La cristianizzazione del mondo si è propagata nei secoli passati con l'apertura di luoghi di culto. In una terra desolata arrivavano i monaci per primi, iniziavano ad edificare una chiesa e una casa, il monastero, e abitandola vi instauravano la lode di Dio, il servizio all'Altissimo, trasformando quel pezzo di mondo da pagano a cristiano.
La conversione dei popoli avveniva intorno ai monasteri, vere scuole del servizio di Dio. Paesi e poi città sono sorte attorno a questi luoghi consacrati; gli uomini hanno imparato dai monaci missionari cosa vuol dire vivere da cristiani, hanno imparato una vita redenta.
Le parrocchie poi, quelle della diffusione capillare della vita cristiana, hanno continuato il lavoro: erano piccoli ma veri e propri monasteri, dove un parroco abitando cristianamente quella porzione di terra assieme ai fedeli, garantiva la possibilità di una vita diversa da quella del mondo senza Dio; una vita ritmata dall'anno liturgico, dalla grazia dei sacramenti, dall'osservanza dei comandamenti. In una parola, garantiva la vita soprannaturale degli uomini.
È la storia della Cristianità.
Della cristianità, non solo del Cristianesimo: cioè la storia della trasfigurazione del mondo che prese la forma di Cristo.
Ne nacque una cultura. Una cultura, cioè una capacità intelligente di affrontare tutto secondo la forma di Cristo: il lavoro, la gioia, i dolori, la vita e la morte, l'arte e lo studio: tutto prese una forma nuova. Il Cristianesimo non solo era nella storia, ma fece la storia.
Oggi non è proprio più così, che tristezza. Oggi i cristiani non fanno storia, la subiscono.
Ma da dove arriva questo rivolgimento, questo terremoto inarrestabile che ha raso tutto al suolo?
Non ne vediamo che una origine: il Naturalismo.
Il Protestantesimo e il suo “cavallo di troia” che lo ha introdotto tra noi, cioè il cattolicesimo liberale, hanno prodotto il cattolicesimo modernizzato che non è nient'altro che naturalismo.
Questo naturalismo “cattolico” crede in Dio, ma in un Dio da guardare da lontano, un Dio che in fondo in fondo non si è rivelato; o meglio, si riduce la rivelazione al fatto che Dio dice che c'è. E con questo Dio gli uomini hanno un semplice rapporto tra creatura e Creatore: tutto qui. Allora questo vuoto nel rapporto tra Dio e gli uomini viene riempito dalle nostre idee e opinioni; viene colmato dalle mode del momento, viene assunto come contenuto religioso quello che il mondo pensa: così si assiste a quella perenne giostra di cambiamenti che tanto piace ai cattolici nuovi, che stanno picconando ciò che resta della cristianità.
Invece Dio si è rivelato.
E ha rivelato un contenuto: ha rivelato la sua vita intima. Dio è Padre; dall'eternità, quando ancora non splendeva la luce creata sul mondo, Dio genera un Figlio, al quale comunica la sua natura, le sue perfezioni, la sua beatitudine, la sua vita. E il Padre e il Figlio sono uniti in un vincolo d'amore potente e sostanziale, da cui procede quella terza persona che la Rivelazione chiama con un nome misterioso: lo Spirito Santo. È il segreto della vita intima di Dio.
Per un trasporto d'amore Dio decreta di chiamare delle creature a dividerla: questa vita traboccherà dal seno della divinità per raggiungere e beatificare elevandoli al di sopra della loro natura, degli esseri tratti dal nulla: gli uomini.
Per questo il Figlio si fa uomo, il Verbo si fa carne: perché in Cristo, nella sua grazia santificante che discende dalla Croce, noi siamo adottati come figli, come veri figli.
“Ecco, voi siete divinizzati” (Gv 10,34): da questa trasformazione dell'uomo, chiamato a partecipare, ad aderire alla vita intima di Dio, nasce la Cristianità, cioè la trasformazione del mondo intero, della storia e della realtà, chiamata a servire l'unica cosa necessaria, cioè la trasformazione dell'uomo nella santità.
Questa è l'opera della vita, l'unica in fondo.
Per questo c'è la Chiesa, per quest'opera hanno lavorato gli operai del vangelo nei secoli, per questo Dio ha voluto la Cristianità, cioè il mondo trasfigurato dalla grazia.
Ma oggi non si parla quasi più della Trinità, della grazia santificante, della vita intima di Dio, della santità di Dio e della nostra santificazione. Si dice solo che Dio c'è, ma per questo non era necessaria la rivelazione, bastava la ragione umana.
Per questo le chiese chiudono: alla religione naturale non servono più.