Sante Messe in rito antico in Puglia

domenica 31 gennaio 2021

INTRODUZIONE AL CICLO DI PASQUA E DISPENSA DI LITURGIA SUL TEMPO DI SETTUAGESIMA

IL CICLO PASQUALE

Comincia con i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima e termina con Nona del Sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste.

Esso si compone in questo modo:

·                     Il Tempo di Settuagesima (colore liturgico de tempore violaceo, 17 giorni in totale): le settimane di Settuagesima, Sessagesima, la Domenica di Quinquagesima con i due giorni seguenti

·                     Tempo di Quaresima (colore liturgico de tempore violaceo, rosa la IV Domenica; 32 giorni in totale):

o                  I giorni dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato dopo le Ceneri: teoricamente appartengono alla Quaresima ma dal punto di vista prettamente liturgico sono un misto tra la liturgia della Settuagesima e quella quaresimale

o                  Le quattro settimane di Quaresima. Nella prima ricorrono le Quattro Tempora

·                     Il Tempo di Passione (colore liturgico de tempore violaceo, 13 giorni e mezzo in totale):

o                  La I Settimana di Passione

o                  La Settimana Santa:

§                La II Domenica di Passione o delle Palme, e i tre giorni seguenti fino a Compieta del Mercoledì Santo

§                Il Triduo Sacro comincia con l'Ufficio delle Tenebre del Giovedì Santo, che si canta nel tardo pomeriggio del Mercoledì Santo, e termina con la Vigilia Pasquale. Colore liturgico bianco il Giovedì Santo mattina alla Messa in Coena Domini, nero il Venerdì Santo mattina alla Messa dei Presantificati, violaceo il Sabato Santo mattina alla Vigilia Pasquale (tuttavia quando il Diacono o il Sacerdote porta l'arundine in processione e canta l'Exultet, lo fa con la dalmatica bianca)

·                     Il Tempo Pasquale (colore liturgico de tempore bianco, 56 giorni e mezzo in totale):

o                  Il Sabato Santo a partire dalla Messa (il Gloria in excelsis si intona verso mezzogiorno, e alla Messa seguono immediatamente i Vespri)

o                  La Domenica di Pasqua con la sua Ottava

o                  Le quattro Settimane di Pasqua e la quinta Domenica

o                  I tre giorni delle Rogazioni (colore violaceo alla Messa e alla processione)

o                  La Festa dell’Ascensione, la sua Ottava, e il susseguente Venerdì

o                  La Vigilia di Pentecoste (colore violaceo alla Vigilia e rosso alla Messa)

o                  La Festa di Pentecoste con la sua Ottava (colore liturgico rosso, 7 giorni in totale). Durante l’Ottava ricorrono le Quattro Tempora

Si arriva a un totale di 17 settimane nette ossia 119 giorni. Le prime tre settimane, cioè il Tempo di Settuagesima e i giorni dopo le Ceneri, si trovano nella parte invernale (pars hyemalis) del Breviario; le altre quattordici, cioè le quattro di Quaresima, il Tempo di Passione e quello di Pasqua, nella parte primaverile (pars verna). Terminata l’Ottava di Pentecoste con Nona del Sabato, a partire dai Vespri cominciano il Tempo dopo Pentecoste e la parte estiva (pars aestiva) del Breviario.

Il fulcro cronologico di tutto questo impianto è la Domenica di Pasqua, cioè la Domenica immediatamente seguente alla luna piena che cade durante o dopo l’equinozio di primavera. Non si considera l’equinozio dal punto di vista astronomico (e che dunque varia ogni anno), ma in una data convenzionalmente scelta e fissata al 21 marzo. Così la Domenica di Pasqua può cadere solo dal 22 marzo al 25 aprile, e tutto il ciclo si sposta con essa, non potendo né iniziare prima del 18 Gennaio né terminare oltre il 19 Giugno.

Come si vedrà più avanti, al Ciclo di Pasqua segue un lungo periodo liturgico intermedio di durata variabile (da 24 a 28 settimane, raramente 23) che lo separa dal successivo Ciclo di Natale: il Tempo dopo Pentecoste.

IL TEMPO DI SETTUAGESIMA

Caratteristiche generali

Il Tempo di Settuagesima costituisce una preparazione alla Quaresima, la quale è a sua volta preparazione alla Pasqua. Ne consegue che la Settuagesima è la preparazione remota alla Pasqua così come la Quaresima ne è la preparazione prossima, e il Tempo di Passione ne è la preparazione immediata.

Esso comincia con i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima, la quale cade tra il 18 Gennaio (Cattedra di San Pietro a Roma) e il 21 Febbraio (giorno che precede la Cattedra di San Pietro ad Antiochia): né prima né dopo. Termina con la Compieta del Martedì di Quinquagesima, anche se, come detto prima, molti elementi propri del Tempo di Settuagesima proseguono fino a Nona del Sabato dopo le Ceneri, mescolati ad altri tipici della Quaresima. O piuttosto, per essere specifici, in questi quattro giorni dal Mercoledì delle Ceneri al Sabato dopo le Ceneri, l’Ufficio è quasi del tutto come nella Settuagesima (se si eccettuano la lettura del Vangelo a Mattutino, l’Antifona propria al Benedictus e l’aggiunta delle Preci Feriali), la Messa è interamente come in Quaresima, e infatti c’è una Messa propria per ciascun giorno, avente le caratteristiche della Quaresima (Orazioni pro diversitate Temporum assignatae diverse, Prefazio proprio ed Oratio super populum). La mia personale opinione è che la Chiesa abbia realizzato questa strana mescolanza per dare in qualche modo una forma conclusione alla settimana di Quinquagesima, che altrimenti resterebbe tronca al Martedì.

Le Domeniche sono Maggiori di II Classe che cedono solo alle Feste di rito Doppio di I Classe; le Ferie sono minori.

I connotati più facilmente distinguibili della Settuagesima sono il colore liturgico de tempore violaceo e la soppressione totale dell’Alleluia, che poi non si dice più, nemmeno alle Feste dei Santi. Tengo a specificare che l’Alleluia è omesso proprio ovunque nella liturgia, senza eccezione alcuna. Esso sarà poi ripreso durante la Messa del Sabato Santo.

Tuttavia il rigore quaresimale non è ancora pienamente cominciato: l’organo può continuare ad essere suonato così come l’Altare ornato di fiori; Diacono e Suddiacono indossano la dalmatica e la tunicella violacee, e non vi sono giorni di digiuno.

Se non lo si è fatto prima, è necessario ricordarsi entro il Martedì di Quinquagesima di bruciare le palme e i rami utilizzati alla Domenica delle Palme dell’anno precedente, per farne la cenere che si benedirà e imporrà il Mercoledì delle Ceneri.

Al Breviario

Terminati i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima, al cui Benedicamus Domino e Deo gratias si aggiunge il doppio Alleluia, questo cessa. A partire dalla seguente Compieta al Deus in adjutorium e Gloria Patri l’Alleluia è sostituito da Laus tibi, Domine, rex aeternae gloriae; le altre volte in cui l'Alleluia normalmente ricorrerebbe, per esempio in certe Antifone, è completamente omesso. Alla Scrittura occorrente del Mattutino si interrompono le Lettere di San Paolo e comincia la lettura del Libro della Genesi. Le Domeniche non si dice il Te Deum ma il IX Responsorio. Viene introdotto lo Schema II delle Lodi (e del III Notturno del Mercoledì) tanto le Domeniche che le Ferie, e ovviamente, correlato ad esso, il quarto Salmo a Prima; non però le Preci Feriali da Lodi a Compieta, che cominciano solo con la Quaresima. 

Il resto è fondamentalmente come nel Tempo dopo l’Epifania, gli Inni si prendono dal Salterio fino a Nona del Sabato dopo le Ceneri, il Suffragio continua a essere recitato fino a Lodi del Sabato che precede la Domenica di Passione, e si dicono le Preci Domenicali nei giorni in cui non si celebrano o commemorano Feste di rito Doppio. Il Simbolo Atanasiano invece si omette, e verrà ripreso alla Festa della SS. Trinità e successivamente dalla IV Domenica dopo Pentecoste in poi.

Tuttavia le Domeniche vi sono Invitatorio, Antifone (diverse per Lodi e per le Ore minori, ma ai Vespri si usano quelle del Salterio), Capitoli e Versetti (a Vespri, Lodi e da Terza a Nona) e Responsori (da Terza a Nona) propri. Invece alle Ferie si prende tutto dal Salterio tranne l'Antifona al Magnificat che è propria per ogni giorno, mentre l'Orazione è quella della Domenica precedente, ecco perché le Ferie del Tempo di Settuagesima sono per certi versi assimilate alle Ferie per annum. Quanto all’Antifona al Magnificat delle Ferie, il Breviario manca di quelle del Venerdì di Settuagesima e del Giovedì e Venerdì di Sessagesima: in questi giorni si dice l’ultima Antifona al Magnificat dei giorni precedenti che è stata omessa – le Ferie di Settuagesima essendo Ferie minori non si commemorano – altrimenti, se sono state recitate tutte la si prende dal Salterio (cosa che a mio parere non ha più senso, perché dal 1568 al 1954 il calendario è stato talmente imbottito di Feste peggio di un tacchino ripieno del giorno del ringraziamento, che è praticamente impossibile trovare cinque giorni feriali consecutivi; probabilmente questa norma risale alle origini della riforma tridentina, quando il calendario era stato epurato dagli eccessi con dura acribia e c’erano moltissime Ferie: ma ai nostri giorni non credo esistano materialmente casi in cui queste Antifone si possano prendere dal Salterio).

L’Antifona finale delle Ore continua ad essere Alma Redemptoris Mater col Versetto Post partum e l’Orazione Deus qui salutis aeternae fino ai Vespri del 2 Febbraio: dalla successiva Compieta si recita l’Antifona Ave Regina caelorum col Versetto Dignare e l’Orazione Concede, che viene detta fino alla Compieta del Mercoledì Santo. Questo cambiamento avviene sempre al 2 Febbraio, anche qualora la Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria dovesse essere traslata.

Da notare che il Mercoledì delle Ceneri essendo una Feria Maggiore Privilegiata, qualunque Festa non traslabile cada in esso è sempre commemorata a tutto l’Ufficio, Primi Vespri inclusi; se il Martedì di Quinquagesima vi è una Feria o una Festa di rito Semplice, i suoi Vespri sono feriali con la commemorazione della Festa dell’indomani. Ciò perché non ha senso celebrare i Primi Vespri di una Festa impedita. Nel caso in cui i Vespri del Martedì di Quinquagesima andrebbero normalmente divisi, si celebrano interamente della Festa precedente, con la commemorazione della seguente che viene semplificata.

Al Messale

Ci sono solo tre Messe proprie, quelle delle tre Domeniche di Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima. In esse il Gloria in excelsis è omesso, dunque alla fine della Messa si dice il Benedicamus Domino invece dell’Ite Missa est. L’Alleluia è rimpiazzato dal Tratto soltanto alle Messe delle Domeniche, delle Feste e a quelle Votive: alle Messe feriali non si dice nemmeno il Tratto, ma solo il Graduale. Le Orazioni pro diversitate temporum assignatae sono quelle di Natale fino al 2 Febbraio: la seconda è della Santa Vergine (Deus qui salutis aeternae) e la terza Pro Papa o Contra Persecutores Ecclesiae; dal 3 Febbraio ce ne sono di nuove fino al Martedì di Quinquagesima: la seconda Ad poscenda suffragia Sanctorum (A cunctis) e la terza ad libitum.

Si dicono ancora il Prefazio della SS. Trinità le Domeniche, e il Prefazio Comune alle Ferie, alle Feste e alle Messe Votive che non ne hanno uno proprio. I giorni feriali in cui non si volesse celebrare una Messa Votiva o di Requiem si celebra quella della Domenica precedente (come detto sopra, senza il Tratto).

Al Rituale

Il 3 Febbraio si possono celebrare due Benedizioni in onore di San Biagio Vescovo e Martire: quella del pane, vino, acqua e frutti contro le malattie della gola, e la Benedizione delle candele e delle gole.

All’Antifonale e al Graduale

I toni sono gli stessi del Tempo dopo l’Epifania: il Benedicamus Domino V le Domeniche e il VII le ferie, il Kyriale XI le Domeniche e il XVI le ferie.

Pratiche

Molti conservano la curiosa usanza di fare il “Funerale dell’Alleluia dopo i Primi Vespri della Domenica di Settuagesima: si porta in processione un catafalco con la coltre sopra recante un cartiglio o stendardo con scritto Alleluia, e il Sacerdote in piviale nero lo asperge e incensa come per l’Assoluzione al Tumulo.

È prassi diffusa celebrare, dalla Domenica al Martedì di Quinquagesima, le Solenni Quarantore in riparazione dei peccati commessi durante il carnevale e in preparazione alla Santa Quaresima. Esse sono normate dall’Istruzione Clementina del 1705 (le rubriche sulle Messe Votive Privilegiate delle Quarantore sono state modificate dalla Congregazione dei Riti nel 1927, vedesi AAS XIX pag. 192); il SS. Sacramento vi viene esposto per quaranta ore consecutive (se in questo lasso di tempo l’Augusto Sacramento viene riposto per qualsiasi ragione, allora non sono più delle Quarantore ma delle normali esposizioni solenni). Vigono le regole seguenti:

·                     Il SS. Sacramento si espone all’Altar Maggiore, e in esso si celebrano solo le Messe dell’esposizione e della riposizione, quest’ultima coram SS.mo Sacramento. Almeno, tali sono le rubriche scritte in tempi cattolici, quando veri Sacerdoti disponevano di vere chiese e vi celebravano la vera Messa; penso che oggi, se si dispone di quel solo Altare o se celebrando su un altro si rischia di dare le spalle al SS.mo, l’epikeia consenta di celebrare anche le altre Messe coram SS.mo. In ogni caso se si ripone il Sacramento anche solo per celebrare la Messa, le Quarantore cessano de jure.

·                     La Messa che precede l’esposizione può essere quella Votiva Privilegiata del SS. Sacramento con la commemorazione della Domenica (si può anche fare il contrario).

·                     Si dovranno utilizzare non meno di venti candele, che saranno continuamente accese e prontamente sostituite quando si spengono. Ciò dev’essere fatto dai Chierici poiché i laici non possono per nessuna ragione accedere al presbiterio durante l’esposizione.

·                     Se vi sono immagini o statue nei pressi dell’Altare dell’Adorazione, devono essere velate di bianco.

·                     Eccetto le donne a nessuno sarà mai consentito coprirsi la testa in presenza dell’Augustissimo Sacramento. Quindi non possono essere usati nemmeno i copricapi liturgici (zucchetto, berretta, mitria, galero). Anche i baciamani sono omessi.

·                     All’inizio e alla fine delle Quarantore si canteranno le Litanie dei Santi con i loro versetti e Orazioni.

·                     Nei giorni delle Quarantore, ad eccezione della Messa Conventuale laddove dev’essere celebrata, si celebrano, se possibile in altri Altari, Messe Votive Privilegiate del SS. Sacramento; tuttavia non nelle Domeniche, Feste di rito Doppio di I e II Classe, Ferie Maggiori Privilegiate, Vigilie Maggiori di I Classe, Ottave dell'Epifania, di Pasqua e Pentecoste. In ogni caso in tutte le Messe che si celebrano nella chiesa durante le Quarantore, saranno sempre dette le Orazioni del SS. Sacramento sub una conclusione.

·                     Il secondo giorno si celebrerà una Messa Votiva Privilegiata per la Pace e il terzo di nuovo quella del SS. Sacramento.

·                     Ricordo che le Messe Votive Privilegiate si celebrano con Gloria e Credo; in quelle del SS.mo Sacramento si dice il Prefazio di Natale (di Domenica quello della SS. Trinità o quello proprio) e, se le Quarantore si celebrano nell’Ottava del Corpus Domini, la Sequenza.

·                     Alle Messe celebrate durante l'esposizione non si suona la campanella.

·                     È sempre proibito distribuire la Comunione all’Altare in cui è esposto il SS. Sacramento.

·                     La Messa celebrata davanti al SS. Sacramento esposto segue un rito speciale le cui linee principali qui accenno:

o                  Il Sacerdote non può mai prendere i paramenti dall'Altare, e come detto sopra, non si copre la testa in nessun caso.

o                  La genuflessione doppia si fa solo in plano all’inizio e alla fine, cioè quando il Sacerdote giunge all'Altare la prima volta e quando lo lascia definitivamente. Quando il Sacerdote è sulla predella fa la genuflessione semplice.

o                  Si genuflette ogni singola volta che si arriva al centro dell’Altare e ci si allontana da esso, e quando ci si volge verso i fedeli, insieme alle volte in cui è prescritto come alla Messa normale. Sono arrivato a contare oltre trenta genuflessioni.

o                  Gli inchini al nome di Gesù e le genuflessioni, anche ai due Vangeli, si fanno rivolti al SS. Sacramento; si eccettua solo la genuflessione del Flectamus genua.

o                  Quando il Sacerdote si volge ai fedeli: se è al centro dell'Altare prima lo bacia, poi fa la genuflessione, si gira, si rigira e genuflette nuovamente. Se invece si posta per arrivare al centro dell'Altare, una volta giuntovi prima genuflette, poi lo bacia e si gira. In ogni caso quando il Sacerdote girandosi non da mai le spalle al SS. Sacramento, ma si ritira un po’ dal lato del Vangelo e si gira in senso orario fermandosi diagonalmente (come si fa normalmente al Misereatur della Comunione). Ciò vale anche per la Benedizione. Di conseguenza all’Orate fratres e all’ultimo Vangelo non ci si rigira in senso contrario completando il cerchio come si fa di solito, ma lo si fa per il lato dal quale ci si è volti, genuflettendo alla fine. Quando si scende dall’Altare ci si ritira un po’ dal lato del Vangelo e si procede diagonalmente.

o                  Il lavabo si fa oltre l’estremità del lato dell’Epistola, un po’ fuori dall’altare, col Sacerdote girato verso il popolo (facendo in questo modo non da le spalle al SS. Sacramento); la purificazione delle dita si fa nell'apposito vasetto restando al centro dell'Altare.

·                     Gli Uffici saranno celebrati possibilmente in piedi, ma ci si può comunque sedere.

·                     I Vespri Solenni davanti al SS. Sacramento sono molto simili a quelli normali (senza la berretta), ma con queste variazioni:

o                  Al Magnificat il Sacerdote e i ministri fanno la doppia genuflessione davanti l’Altare, ci si rialza, si infonde l’incenso nel turibolo senza tuttavia benedirlo, ci si inginocchia e si incensa il SS. Sacramento (tre colpi doppi). Rialzandocisi ci si avvicina all’Altare per incensarlo come al solito (genuflessione doppia passando al centro). Poi viene incensato il solo Sacerdote officiante.

·                     È del tutto proibito celebrare Messe e Uffici da Requiem, e Assoluzioni al Tumulo, nelle chiese in cui si celebrano le Quarantore, nemmeno per i funerali. Ciò è permesso esclusivamente per la Commemorazione di tutti i fedeli defunti il 2 Novembre: in tal caso tutte le Messe di Requiem si celebrano in un altro Altare e, unica eccezione in cui è previsto, sono celebrate con paramenti violacei, e il catafalco ha una coltre violacea.

Per ulteriori dettagli sulle rubriche del Tempo di Settuagesima: L. Stercky, Manuel de liturgie et Cérémonial selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1935, Tomo II, pag. 246-247.

Per la celebrazione della Messa della Purificazione della Santa Vergine:

Nelle chiese dotate di Clero numeroso, a norma del Missale Romanum e del Rituale Romanum: Manuel de liturgie... cit., Tomo II, pag. 235-246

Nelle piccole chiese con scarso Clero, a norma del Memoriale Rituum: Manuel de liturgie... cit., Tomo II, pag. 412-420

Celebrata pontificalmente, a norma del Caeremoniale Episcoporum: L. Stercky, Les Fonctions Pontificales selon le Rit Romain, Paris Lecoffre 1932, Tomo II, pag. 9-28.

Per le Solenni Quarantore:

Link per scaricare l'Instructio Clementina, che come detto sopra, contiene le rubriche e cerimonie per la celebrazione delle Quarantore: https://archive.org/details/instructio-clementina-pro-oratione-xl-horarum

Rubriche e cerimonie per le Messe Votive Privilegiate delle Quarantore: Manuel de liturgie... cit., Tomo I, pag. 415-417.

Rubriche e cerimonie per la Messa celebrata davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto: Manuel de liturgie... cit., Tomo I, per la Messa bassa pag. 542-546; per la Messa solenne pag. 636-665.

Dall'Anno Liturgico di Dom Guéranger sul Tempo di Settuagesima:

Storia del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-i-storia-del-tempo-di-settuagesima/

Mistica del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-ii-mistica-del-tempo-di-settuagesima/

Pratica del Tempo di Settuagesima: https://sensusfidelium.us/italiano/lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/tempo-di-settuagesima-lanno-liturgico-di-dom-prosper-gueranger/capitolo-iii-pratica-del-tempo-di-settuagesima/

Fonte: Loquere quae decent sanam doctrinam, 29.1.2021

sabato 15 agosto 2020

Il culto a Maria è esistito fin da subito?

Oggi, 15 agosto, è la Pasqua ovvero il trionfo della Beata Vergine Maria sulla morte similmente al Figlio (cfr. C. Siccardi, La Assunzione: trionfo della Madre di Dio, in Corrispondenza romana, 15.8.2018).

Questa festa ci addita il comune destino per coloro che credono: ricevere il premio eterno, con la partecipazione ad esso anche del proprio corpo. Al contempo ci dà degli insegnamenti, diciamo concreti, che rinnegano la vena puramente spiritualista del neo-modernismo: cioè i regni ultramondani non sono solo degli stati, ma sono dei luoghi. Se dei corpi sono stati assunti presso Dio, significa che i regni ultramondani sono luoghi fisici, non soltanto spirituali, in cui possono starvi dei corpi, che, per quanto spiritualizzati e non più soggetti alle leggi della fisica, hanno nondimeno una loro tangibilità e dimensione spaziale (occupano, infatti, uno spazio!). Si è parlato di corpi assunti presso Dio, perché mai non è l’unica assunta. Abbiamo Elia, che salì in Cielo su un carro di fuoco, ma anche Enoch, che, dopo aver camminato con Dio, «non fu più perché Dio l’aveva preso» (Gen 5, 24). Ed infine abbiamo la pia credenza – cara a S. Bernardino da Siena – che anche S. Giuseppe, sposo della Vergine, sia stato assunto in Cielo al momento dell’Ascensione del Signore. Ne fece cenno il papa Giovanni XXIII in occasione della Canonizzazione di S. Gregorio Barbarigo nel maggio 1960: «Con Gesù che ascende alla destra del Padre si aprono le vie dei cieli per i figli dell’uomo, ormai riassunto alla sua primitiva destinazione di creatura spirituale riservata ai beni eterni.

Già S. Matteo, il primo degli Evangelisti, aveva raccontato che al morire di Gesù sul Golgota, oltre allo scindersi del velo del tempio in due parti, al commuoversi della terra e delle pietre, anche i sepolcri si aprirono et multa corpora sanctorum qui dormierant surreoerunt, et exeuntes de monumentis post resurrectionem eius venerunt in sanctam civitatem et apparuerunt multis (Ps. 18, 7).

Come non scorgere in questo inaspettato prodigio il primo apprestamento della processione che dopo quaranta giorni doveva sollevarsi a volo, dall’oliveto per la via luminosa dei cieli e precisamente per accompagnare il trionfante Redentore Divino, nell’atto di prendere anche in forma umana il possesso del regno eterno a cui, Agnello sacrificato per i peccati del mondo, aveva assicurato il diritto sacro e glorioso?

Tra i Padri e i Dottori che variamente interpretano questo passo di S. Matteo, l’Aquinate nel suo Commentario prende posto decisamente presso quanti asseriscono che corpora sanctorum qui dormierant surreoerunt — egli aggiunge — tamquam intraturi cum Christo in coelum (Matth. 27, 52-53).

Spetta quindi ai morti dell’Antico Testamento, i più vicini a Gesù — nominiamone due dei più intimi alla sua vita, Giovanni Battista il Precursore e Giuseppe di Nazareth, il suo nutricatore e custode — spetta a loro — così piamente noi possiamo credere — l’onore ed il privilegio di aprire questo mirabile accompagnamento per le vie del cielo: e dare le prime note all’interminabile Te Deum delle generazioni umane salienti sulle tracce di Gesù Redentore verso la gloria promessa ai fedeli, alla grazia sua» (Giovanni XXIIIOmelia in occasione della canonizzazione di S. Gregorio Barbarigo26.5.1960).

C’è una differenza: se altre personalità sono state assunte o rapite in Cielo in anima e corpo, Maria nondimeno è l’unica assunta in quanto Immacolata e preservata immune dal peccato originale, perché Madre di Dio.

In suo onore, perciò, rilanciamo questo contributo, augurando ai nostri lettori una santa festa dell’Assunzione della B.V.M.


Annibale Carracci, Assunzione della Vergine Maria, 1600-02, Cappella Cersai, chiesa di S. Maria del Popolo, Roma


Il culto a Maria è esistito fin da subito?


di Corrado Gnerre


Alcuni sostengono che il culto mariano sia nato solo a partire dal V secolo, in seguito alla proclamazione dogmatica di Maria “Madre di Dio”. Non è così: numerose prove archeologiche e liturgiche attestano che la devozione dei cristiani per la Vergine Maria era fin da subito presente e molto sentita.


Fu il Concilio di Efeso nel 431 a decretare la “Maternità divina” di Maria e così i protestanti hanno preteso affermare che da lì sarebbe partita la devozione mariana tra i cristiani. Invece non è affatto così: la devozione mariana esiste da quando esiste il Cristianesimo.

A conferma di ciò basterebbe ricordare che il Concilio di Efeso si celebrò in un edificio dedicato alla Vergine, il che fa capire chiaramente che il culto mariano già esisteva.

La più antica preghiera rivolta a Maria di cui si ha traccia, Sub tuum praesidium («Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta»), è stata trovata ad Alessandria d’Egitto in un papiro egiziano, copto, acquistato nel 1917 dalla John Rylands Library di Manchester e pubblicato la prima volta nel 1938. Secondo gli studiosi, risalirebbe agli inizi del III secolo. Di sicuro risale ad un tempo molto anteriore al Concilio di Efeso (431) che – come abbiamo già detto – attribuirà a Maria il titolo di “Madre di Dio”.
In un’antica colonna nella Basilica dell’Annunciazione a Nazareth, colonna probabilmente del II secolo o al massimo del III, è leggibile un’iscrizione in lingua greca, fatta da una pellegrina: «...sotto il luogo sacro di Maria». La pellegrina ha anche lasciato inciso il proprio nome e quello dei suoi cari, per affidarli alla Madonna. Ma, cosa interessante, nell’iscrizione la donna precisa di aver eseguito i riti e le preghiere prescritte.

Ancora a Nazareth, contemporaneamente alla scoperta di questa iscrizione, ne è stata trovata un’altra (sempre del II secolo, massimo del III), che testimonia con certezza il culto che i primi cristiani prestavano a Maria. In questa iscrizione, scoperta dall’archeologo padre Bellarmino Bagatti (1905-1990), si legge facilmente il saluto angelico: «Ave Maria».

Nelle catacombe di Priscilla, a Roma, si trova una rappresentazione che risale al III secolo. In essa si vede la figura di un vescovo che, imponendo ad una vergine un sacro velo, le indica come modello Maria Santissima, la quale è dipinta con il Bambino Gesù in braccio.

Sempre nelle catacombe della via Salaria si può osservare un epitaffio posto davanti al loculo di un defunto di nome Vericundus. Il nome è tracciato su due tegole unite tra loro, che chiudono il loculo. Fra queste due tegole, sulla calce che le unisce, spicca, dipinta molto probabilmente dalla stessa mano che tracciò il nome del defunto, una “M”, che, secondo la nota studiosa Margherita Guarducci, significa Maria. Insomma, si voleva porre sotto la protezione della Vergine l’anima del defunto. Ebbene, questo epitaffio risale al II secolo.

A Roma, sotto l’altare della confessione nella Basilica di San Pietro, nel cosiddetto “muro G2”, che conteneva le ossa dell’apostolo Pietro identificate dalla studiosa Margherita Guarducci, sono state trovate incise diverse scritte, databili all’inizio del IV secolo, dunque prima del Concilio di Efeso (431). Tra questi graffiti, molti dei quali furono scritti per impetrare la felicità del Paradiso ai defunti, si trova spesso un’acclamazione di vittoria di Cristo, di sua Madre e ovviamente dell’apostolo Pietro. Vi è anche un graffito in cui il nome di Maria appare per intero e non abbreviato, come si usava fare nell’antichità.

Sempre per capire quanto la devozione alla Vergine abbia preceduto il Concilio di Efeso (431), va ricordato come prima di questo Concilio siano state istituite varie feste in onore di Maria Santissima, a Betlemme, a Gerusalemme e anche a Nazareth. È certo che una solennità mariana esisteva a Costantinopoli prima del Concilio di Efeso. Ci sono, infatti, tutti gli elementi per considerare autentico un discorso del 429 di san Proclo, patriarca di Costantinopoli, nel quale si fa cenno ad una solennità liturgica in onore della Madonna.
Ci sono, inoltre, bellissime preghiere rivolte alla Vergine e composte da sant’Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant’Ambrogio, sant’Agostino. Santi che sono vissuti prima del Concilio di Efeso.

E poi, come dimenticare la raffigurazione della Madre di Gesù nel cimitero di Priscilla, sulla via Salaria Nuova, a Roma? In questa raffigurazione la Vergine stringe al petto Gesù. L’opera si fa risalire al II secolo, dunque ben prima del Concilio di Efeso.

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio, 2.8.2020, fasc. n. 31

lunedì 20 luglio 2020

L'ecumenismo secondo il profeta Elia

"Ed Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!».
Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò."

(3 Reg. (1 Re), XVIII, 40)

Juan de Valdés Leal, Il profeta Elia ed profeti di Baal, 1658, Chiesa del Carmine, Córdoba

Elia uccide i sacerdoti di Baal, Monastero carmelitano, El Muhraqa

domenica 31 maggio 2020

Ricordo del mese mariano

Non potevamo lasciare i nostri lettori, in questo giorno, solenne sia per la ricorrenza della festa di Pentecoste sia per quella di Maria Regina, senza il ricordo del mese mariano, che volge al termine; un mese di maggio - questo del 2020 - davvero singolare, che ha conosciuto, almeno in Europa, ed in Italia in particolare, l'oscurità della chiusura, delle limitazioni dovute alla pandemia, ed ha visto la luce della graduale riapertura alla vita. Un mese davvero indimenticabile.




























sabato 23 maggio 2020

Una nuova interessante pubblicazione "Chiara da Montefalco" di Marino Pagano, con prefazione di don Nicola Bux

È da inizio aprile nelle librerie italiane il volume “Santa Chiara da Montefalco. Una monaca medievale con il cuore aperto al mondo”, a firma di Marino Pagano, giornalista e saggista su temi storiografici, libro edito da Fede e Cultura. Ecco qualche notizia sul libro.

BREVE SINOSSI DEL LIBRO
Chiara da Montefalco (1268-1308), monaca agostiniana, è una mistica venerata in Umbria e nel Centro Italia. La sua esperienza biografica e storica si inserisce nel solco del ramo femminile del monachesimo medievale, quello delle recluse innamorate di Cristo. Questo il senso del libro: iscrivere la sua biografia all’interno di questa tradizione spirituale e storiografica. La sua vita è stata improntata all’ascetismo, all’adorazione del Signore e alla fuga da ogni possibile peccato, e contiene perciò i caratteri del modello di perfezione degli exempla medievali: umile e solidale con chiunque si avvicinasse al suo monastero, lottò contro l’eresia e ogni individualismo slegato da Roma. Tuttavia è possibile leggere Chiara anche in una dimensione sociale, vista la sua anticipazione del declino del proprio tempo e delle sue strutture di appartenenza. Da qui l’interesse del volume. Chiara e la cultura del suo tempo. Chiara e la società. Senza dimenticare i punti di contatto con le donne mistiche e filosofe del Novecento, che legano la santa ai più grandi ambienti culturali e teologici di ogni epoca.


Chiara da Montefalco. Una monaca medievale con il cuore aperto al mondo
Edizioni Fede e Cultura 
Aprile 2020

DALL’INTRODUZIONE AL TESTO 
di Marino Pagano 
Questa pubblicazione delinea un profilo di Chiara da Montefalco, mistica nata nel 1268 e morta nel 1308, venerata soprattutto nella sua cittadina natale e in Umbria, una monaca agostiniana vissuta in gran parte nel XIII secolo, la cui esperienza biografica e storica si inserisce nel solco del ramo femminile del monachesimo medievale, munito del peculiare portato culturale offerto dalle cosiddette “Mulieres in Ecclesia”. 
Perché un nuovo volume su una santa su cui molto (tutto?) è ormai stato detto? L’obiettivo è fornire un agile tracciato dell’esperienza spirituale dell’agostiniana, tra ricerche indubbiamente debitrici della ricca bibliografia inerente la sua figura e qualche nuova suggestione. 
Il tema delle “visioni” di Chiara, dunque del suo lato eminentemente mistico, ci è apparso assai rilevante. 
Il tutto in una prospettiva divulgativa (pur nel rigore storiografico e filologico seguito senza indugi), utile sia all’appassionato di storia medievale, specie di storia del monachesimo femminile, sia al devoto clariano desideroso di conoscere con più specificità gli aspetti legati a questa grande santa. Una santa popolare in Umbria e in ambienti agostiniani ma non ancora, forse, nel più vasto “popolo di Dio”. 

GIUDIZI CRITICI 
Un’eccellente opera dal valore storico, legata al metodo di ricerca, quello concepito dal giornalista pugliese Marino Pagano su santa Chiara da Montefalco (1268-1308) che riesce ad appagare la sensibilità degli esperti e nello stesso tempo di coloro che desiderano conoscere la figura di questa meravigliosa donna, monaca agostiniana e mistica.
Una spiritualità che comprende i segni dell’esempio di perfezione medievali basata sull’ascetismo, sulla preghiera e sulla fuga dal peccato, ben sottolineato dall’Autore, che tratteggia il suo profilo portando l’attenzione del lettore  su questa Santa nel solco del ramo femminile del monachesimo medievale, quello delle recluse innamorate di Cristo. Santa Chiara da Montefalco, come donna del suo tempo, occupa un suo interesse culturale, avendo il dono della scienza infusa, era competente nel colloquiare con importanti uomini di Chiesa e teologi che si recavano da lei in virtù della sua fama di santità. Non ha lasciato nulla di scritto, fatta eccezione per i così chiamati “dicti” clariani, per lo più ordinati dalle sue consorelle dopo la sua morte. 
ANTONIO CALISI, storico e teologo

Uno stile assolutamente accorto e senza fronzoli domina nelle pagine del volume, come del resto nello stile di Pagano anche come cronista di cultura oppure come narratore e viaggiatore tra i borghi del nostro Mezzogiorno. La capacità di offrire un dato preciso, sconosciuto ai più, con poi la spiegazione di quel particolare. L’illustrazione, si potrebbe dire. Ed in effetti non molto nota la santa, forse, eccezion fatta per esperti e studiosi specialistici oppure per i fedeli umbri o di spiritualità agostiniana. Ecco il merito allora del nostro giornalista studioso di storia, ossia quello di consegnarci il valore di una figura che resta pur sempre letta nel suo stretto ambito storiografico e non certo nel mero senso teologico-agiografico. Chiara diventa così nota anche in altre zone italiane e non certo solo umbre.
LILIANA TANGORRA, storica dell’arte

Una santa umbra sconosciuta ai più ma dal grande carisma, interamente devota alla Croce di Cristo, cui uniformò la sua vita sin dalla più tenera età. Una storia che meritava di essere approfondita e divulgata, per aggiungere un tassello prezioso al variegato, seppur a tratti ancora incompleto, mosaico del monachesimo medievale. Ci ha pensato, con la viva passione storiografica e il metodo analitico che gli sono propri, Marino Pagano, giornalista e ricercatore storico. 
DOMENICO SCHIRALDI, docente e storico

L’AUTORE
MARINO PAGANO
Giornalista, classe 1980, scrive su testate di viaggi, ricerca storica e cultura. Collabora con Cultura e Identità, Borghi Magazine, e-Borghi Travel e Puglia Amazing. Segue la cronaca culturale pugliese sulle pagine del settimanale Epolis Bari In Week e su altre testate locali. Ha fondato, con Edoardo Spagnuolo, la pubblicazione di divulgazione storica Lo Scudo e La Spada e collabora alla redazione della rivista di storia e arte Neda. Saggista a tema storiografico (sulla storia della spiritualità medievale o sulle dinamiche del Risorgimento e del Brigantaggio postunitario al Sud) è direttore responsabile del semestrale Studi Bitontini.