Sante Messe in rito antico in Puglia

domenica 8 maggio 2022

8 maggio: festa della Beata Vergine Maria del Rosario di Pompei e dell'Apparizione di S. Michele sul Monte Gargano









"Io sono l’Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La grotta è a me sacra. E poiché ho deciso di proteggere sulla terra questo luogo ed i suoi abitanti, ho voluto attestare in tal modo di essere di questo luogo e di tutto ciò che avviene patrono e custode. Là dove si spalanca la roccia possono essere perdonati i peccati degli uomini. Quel che sarà qui chiesto nella preghiera sarà esaudito".






giovedì 5 maggio 2022

Nella festa annuale di S. Pio V

Durante il suo breve pontificato (1566-1572)
ordinò la disciplina ecclesiastica,
compilò il Breviaro e il Messale e pubblicò il Catechismo
secondo le disposizioni del Concilio Ecumenico di Trento.

Rese obbligatoria la Summa Teologica di S. Tommaso nelle Università Cattoliche.

A Lepanto ottenne la Vittoria dei Cristiani contro i Turchi (07.10.1571).

Ordinò, a tal ricordo, la commemorazione di S. Maria della Vittoria il 7 ottobre,
introdusse nelle litanie mariane l’appellativo “Auxilium Christianorum”,
e dispose che le campane suonassero all’Ave Maria al mattino, mezziogiorno e sera.

Proclamò dottori della Chiesa: S. Tommaso d’Aquino, S. Basilio Magno, S. Giovanni Crisostomo, S.Gregorio Nazianzeno, S. Atanasio




Anonimo emiliano, Ritratto di S. Pio V, sec. XVII, Complesso monumentale della Pilotta, Parma

Girolamo Mazzola Bedoli, Ritratto di Fra Michele Ghislieri (?), futuro S. Pio V, in veste di S. Tommaso d’Aquino, XVI sec., Pinacoteca di Brera, Milano


Bosco Ghisleri (dal 1863: Bosco Marengo), in provincia di Alessandria, storica pieve della diocesi tortonese fino al 1817: la casa natale del papa san Pio V (al secolo Antonio  Ghisleri futuro Fra Michele da Bosco e futuro Pio V)

Cappella ricavata nella stanza dove nacque il 17 gennaio 1504

domenica 1 maggio 2022

San Pio V 450 anni dopo la sua morte

Sempre per commemorare il 450° anniversario del transito di S. Pio V, rilanciamo questo contributo di Cristina Siccardi.

Va ricordato che la diocesi di origine di Antonio Michele Ghislieri, futuro S. Pio V, cioè la diocesi di Alessandria, ha previsto per l'anniversario un calendario di eventi e commemorazioni (v. qui).

Logo ufficiale dell'anniversario

San Pio V 450 anni dopo la sua morte

di Cristina Siccardi


Davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Pantaleone, in piazza Cardinale Boggiani di Bosco Marengo, in provincia e diocesi di Alessandria, è stata restaurata, già nel 2019, in preparazione dei 450 anni, 1572-2022, dal dies natalis di san Pio V, la monumentale statua dedicata al domenicano Papa Ghislieri. Era il 1° maggio 1572 quando, poco prima del sopraggiungere della morte, il Pontefice della Controriforma, della restaurazione, della battaglia di Lepanto e del Rosario, disse ad alcuni cardinali e prelati che aveva chiamato intorno al suo letto: «Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amata. Adoperatevi a eleggere un successore zelante, il quale non cerchi che la gloria del Salvatore e non abbia altro desiderio che il bene della Chiesa e l’onore della Sede Apostolica», un lascito ai suoi successori molto preciso e netto, sulle orme di san Pietro e della tradizione della Chiesa.

Bosco Marengo, dominato dalla testimonianza storica, spirituale, architettonica e artistica del Papa domenicano, è il comune dove Michele Ghislieri nacque il 17 gennaio 1504 e dove avrebbe voluto essere sepolto, come testimonia il cenotafio nella chiesa di Santa Croce, il luogo sacro compreso nell’enorme complesso dei Domenicani che San Pio V volle erigere, prima ancora dell’emanazione della bolla Praeclarum quidem opus del 1° agosto 1566, nella quale il Pontefice scrisse che il motivo di quell’iniziativa era da ricercarsi nell’«intenso Amore per il suolo natale». Il progetto di fondare un convento nella sua patria, già avviato nel 1562, intra moenia dictae terrae in castro veteri e poi extra moenia nel 1566, si iscrive in un ampio intento di sostenere i suoi concittadini duramente provati dalle guerre e dai saccheggi nella contesa fra i Visconti di Milano e i francesi, dotando loro un formidabile convento, erigendo un Monte frumentario con l’istituzione di un medico per la popolazione, un maestro di scuola per i bambini ed i giovani, offrendo ancora diversi altri aiuti e provvidenze. La collocazione extra moenia era inconsueta per l’Ordine dei Predicatori, ma il desiderio di Ghislieri era quello di unire i piccoli paesi di Bosco e di Frugarolo, al fine di creare un insediamento abitativo più esteso. I primi conventi dell’Ordine erano sovente situati extra moenia con la funzione di studio e di preghiera e i frati erano invitati a predicare nelle cattedrali, nelle chiese e nelle piazze; successivamente i conventi trovarono la loro collocazione all’interno delle mura dei paesi e delle città, dopo la dura polemica antimendicante. 

Il complesso monumentale del convento di Santa Croce e Ognissanti di Bosco Marengo, riformato secondo un criterio di ritorno alla «primitiva osservanza», venne realizzato da architetti e artisti della corte papale, facendo di questo progetto un unicum nel panorama storico artistico piemontese. Il Papa intervenne personalmente nella progettazione, prendendo in considerazione anche i dettagli. La distribuzione dei vari locali si articola attorno a due ampi chiostri su cui si affacciano: i locali del museo, il grande refettorio e, al primo piano, la biblioteca dal tipico disegno a tre navate, separate da due file di eleganti colonne.

«[…] una machina grandissima quasi a guisa d’arco trionfale, con due tavole grandi, una dinanzi et una di dietro, et in pezzi minori circa trenta storie piene di molte figure che tutte sono a bonissimo termine condotte», così Giorgio Vasari descrive nelle Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti il grandioso altare che disegnò per Santa Croce su commissione personale di san Pio V. Nel 1710 l’altare fu smembrato e sostituito dall’attuale in marmo. La tavola principale della «macchina vasariana», con la rappresentazione del Giudizio Universale, è oggi conservata nell’abside della chiesa insieme ad altre due tavole con Santi Domenicani, mentre i restanti quadri sono esposti nel museo attiguo.

I dipinti furono realizzati fra il 1567 e il 1569 a Firenze, mandati a Pisa, poi via mare fino a Genova e da lì a Bosco Marengo, dove giunsero alla fine di agosto del 1569; nel frattempo a Bosco, sul progetto vasariano, fu realizzata la monumentale struttura dell’altare ad opera del fiorentino Giovanni Gargioli. La tavola principale del Giudizio Universale è firmata dallo stesso Vasari, mentre le altre tavole sono attribuite a pittori della sua bottega, fra cui Francesco Morandini, detto «il Poppi», Jacopo Zucchi e Giovanni Battista Naldini.

«Era intenzione sua [di san Pio V], ch’il suo corpo fosse sepolto nella Chiesa sudetta […]. Anzi che haveva pensiero di finire i suoi giorni al Bosco, nel convento da lui fabricato, et ho sentito dire da alcuni del Bosco che… voleva dopo cedere il Papato, et andarsene al suo convento del Bosco, dove con quiete voleva finir i suoi giorni co’l Signore dell’anima sua, et è facil cosa creder questo, stante la bontà sua, et per segno haveva fatto fabricare nel convento le sue stanze […], le quali, ho-ra sono mutate in altra forma per commodo del convento. Non vi si è portato il suo corpo, essendo stato traslato da Papa Sisto Quinto nella Chiesa di Santa Maria Maggiore» (A. Caraccia da Rivalta, 1619, pp. 69, 70-71). Infatti, san Pio V venne sepolto dapprima in San Pietro, nella cappella di Sant’Andrea, accanto al sepolcro di Pio III, tuttavia le volontà di san Pio V erano state altre: il suo sepolcro, realizzato nel 1571, l’anno della vittoria della Lega Santa a Lepanto contro la flotta dei musulmani, era corredato, come ricorda Roberto de Mattei nella sua importante e rigorosa biografia, Pio V. Storia di un Papa Santo (Lindau, 2021), da un’epigrafie dettata dallo stesso Pio V, il quale vi ricordava le sue origini familiari, la professione domenicana e la speranza nella Resurrezione.

Fu il successore, Gregorio XIII, a non autorizzare la traslazione della salma da Roma a Bosco e l’immediato erede, il francescano Sisto V, ordinò la definitiva sepoltura a Santa Maria Maggiore, nella cappella Sistina, in cui aveva iniziato ad erigere il proprio monumento funebre. Nel luglio 1586, Sisto V, che aveva strettamente collaborato, come inquisitore, con Pio V, che lo nominò vescovo e lo creò cardinale, decise di porre il suo monumento sepolcrale di fronte a quello di Papa Ghislieri. «La decorazione del grandioso sepolcro nella Cappella Sistina esaltava l’immagine del papa come vincitore di Lepanto e degli eretici. Il mausoleo che racchiude il suo corpo contiene ai lati della statua, cinque bassorilievi. A sinistra, Pio V, seduto in trono, in abiti pontificali e tiara, consegna lo stendardo della flotta a don Giovanni d’Austria, affiancato da Marcantonio Colonna; a destra consegna il bastone di capitano al conte Sforza di Santa Fiora, vincitore sugli ugonotti in Francia. Al centro, al di sopra della statua, è rappresentata l’incoronazione del papa, mentre nei due riquadri minori, ai lati, sono raffigurati la vittoria di Lepanto e quella contro gli ugonotti. Sulla tomba di Pio V si leggono le parole: “Papa Sisto V francescano collocò questa espressione di gratitudine per papa Pio V domenicano”» (R. de Mattei, Pio V. Il Papa Santo, Lindau, Torino 2021, p. 352-353).

Quando san Pio V era salito al soglio pontificio, l’Europa era stata profondamente lacerata nella sua cristianità a causa dei protestantesimi e degli scismi, ma quando lo lasciò non solo i suoi molteplici e infaticabili interventi dottrinali, restaurativi, amministrativi, diplomatici e militari lasciarono un profondo solco benefico di difesa e rivincita della Chiesa, di cui oggi siamo profondamente riconoscenti ed orgogliosi, ma divenne esempio indiscusso per vescovi, cardinali e papi che nel suo solco riuscirono a fronteggiare i nemici e le avversità della fede e Chiesa per gran tempo, fino al Concilio Vaticano II.

Fonte: Corrispondenza romana, 27.4.2022

450° anniversario del beato transito del papa S. Pio V

La sera del 1° maggio 1572, esattamente 450 anni fa, passava da questa vita alla beatitudine eterna, all'età di 68 anni, il grande pontefice S. Pio V. dopo poco più di sei anni di pontificato, spesi interamente per ristabilire la disciplina ecclesiastica, estirpare le eresie, combattere i nemici del nome cristiano e propagare la devozione a Maria mediante la preghiera del Santo Rosario. Un papa, quindi, eminentemente mariano, che meritò di passare al Cielo proprio all'inizio del mese mariano. Ai cardinali radunati attorno a sé, lasciò, sul letto di morte, questo suo testamento spirituale per l'elezione del successore: «Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l'onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità». Un invito sempre attuale. Anche per oggi. Ah ...... se i cardinali l'avessero tenuto presente negli ultimi conclavi .....

Per il racconto del beato transito, v. Roberto de Mattei, Remembering St Pius V, in The Catholic Things, May 1, 2022;  Giuliano Zoroddu (a cura di), “Guardava con lieto viso la sua dissoluzione”. Il beato transito di san Pio V raccontato da von Pastor, in Radiospada, 1.5.2019.

La fama sanctitatis del Pontefice, già diffusa quando era in vita, si accrebbe dopo la sua morte, portandolo agli onori degli altari (per la storia del processo di beatificazione, cfr. Giuliano Zoroddu, La beatificazione di Pio V, ivi, 1.5.2022) ed a dedicargli anche diversi oratori musicali (cfr. Massimo Scapin, Gli oratori per san Pio V, il «Papa del Rosario», in LNBQ, 30.4.2022).

La festa di questo grande pontefice, insigne figlio di S. Domenico, è celebrata il 5 maggio nel rito tradizionale ed il 30 aprile nel N.O.


S. Pio V libera un'ossessa


Domenico Maria Muratori, S. Pio V ed il miracolo del Crocifisso, 1740, Museo di santa Sabina, Roma

Jacopo Palma il Giovane, Ritratto di S. Pio V, sec. XVI, Museo d'Arte, Chianciano Terme

Scuola romana, Ritratto di S. Pio V, sec. XVII, collezione privata

S. Pio V, convento domenicano, Caleruega


Giovanni Ceffi Mazzoleni, S. Rosa da Lima, S. Pio V ed altri santi, sec. XVIII, chiesa di S. Anastasia, Verona

Giovanni Battista Conti, Trittico del Sacro cuore di Gesù, con i SS. Pio V ed Antonino Pierozzi, primo XX sec., Chiesa di Santa Maria del Rosario in Prati, Roma. S. Pio V appare con in mano il santo rosario, e sant’Antonino Pierozzi tiene la “Summa di Teologia Morale”.

Anonimo, S. Pio V dona la terra di Roma all'ambasciatore del Re di Polonia, sec. XVIII, Pinacoteca civica, Jesi

Cenotafio di Pio V, Chiesa di Santa Croce, Bosco Marengo



Monumento funebre erettogli da papa Sisto V e sepolcro, Basilica di S. Maria Maggiore, Roma 


Armadio reliquiario con reliquie di S. Pio V, museo della Basilica liberiana, Basilica di S. Maria Maggiore, Roma

Inizio del mese mariano


 

lunedì 25 aprile 2022

25 aprile San Marco: un tempo era la giornata delle Rogazioni

Un tempo questa era la settimana delle «Rogazioni»

Per secoli nella giornata di oggi, festa di San Marco, si sono svolte processioni nelle campagne e preghiere solenni, le Rogazioni maggiori, per placare l'ira divina e chiedere protezione dai mali della guerra, delle tempeste, dei terremoti, delle inondazioni, delle epidemie... La gente vi partecipava scalza, in spirito di penitenza, lasciando qualsiasi altra attività e seguendo la Croce.

Oggi, le Rogazioni vengono ancora celebrate, con alcune limitate processioni, soltanto da alcune piccole comunità di fedeli...

Le rogazioni hanno origini molto antiche, le prime testimonianze ci riportano nella Gallia del V secolo d.C. quando nel 474 san Mamerto, vescovo di Vienne (borgo nei pressi di Lione), propose alla popolazione della sua diocesi tre giorni di penitenza da tenersi in quelli che precedevano la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo. I motivi erano molteplici e riguardanti soprattutto la richiesta a Dio di protezione dalle frequenti calamità naturali, dalle malattie e dalle guerre. La proposta di preghiera che il vescovo fece ai suoi fedeli venne chiamata rogazione, termine che trae origine dal latino “rogatio” usato nell’antica Roma per indicare una proposta di legge fatta al popolo.

Nel 511 il concilio di Orleans approvò la pratica svolta a Vienne, introducendo però alcune modifiche: venne aggiunto il digiuno e l’astensione dal lavoro. Ai semplici riti sopra elencati se ne aggiunsero altri: lunghe processioni precedute del rito dell’imposizione delle ceneri, l’aspersione con l’acqua benedetta, il canto delle litanie dei santi. L’approvazione di questa pratica venne anche dagli imperatori Carlo magno e Carlo il calvo. Da quel momento in poi le rogazioni diventarono una pratica presente in tutte le parrocchie con finalità penitenziali e imploranti protezione che trovarono maggior accoglienza e sviluppo soprattutto nel mondo contadino.

Questi riti consistevano in lunghe processioni (fino a 5-6 km) aventi inizio all’alba che si svolgevano nelle campagne. Il corteo partiva, generalmente, dalla chiesa parrocchiale dove si intonavano le litanie dei santi. Quando si giungeva al “Sancta Maria”, si  iniziava la processione. L’ordine di partenza vedeva le confraternite maschili davanti, seguiva il clero e, da ultimo, le donne e i bambini. Durante il lungo cammino si cantava singolarmente ogni litania e ci si fermava nelle varie chiese e oratori che si incontravano sul percorso; quando si entrava, si sospendeva il canto delle litanie e si cantava un inno proprio di quell’edificio sacro. Infine, rientrati alla chiesa parrocchiale, la celebrazione si concludeva con la proclamazione di una decina di “Oremus”.

Questa pia pratica è caduta in disuso, purtroppo, eppure oggi ne avremmo tanto bisogno.

mercoledì 20 aprile 2022

Cristo è veramente risorto. Alleluia

Santo Sepolcro: Gerusalemme

di Annamaria De Matteis

"Che gioia ci hai dato Signore del Cielo, Signore del grande Universo!

Che gioia ci hai dato vestito di Luce , vestito di gloria infinita!

Tu hai vinto il mondo Gesù !  Tu hai vinto la morte!“

Con chitarre , organo, tamburi e tamburelli , cantavamo con gioia questo canto nella Notte Santa, la notte Gloriosa!

Eravamo in tantissimi, noi giovani cantori, che festanti  inneggiavamo a Gesù, durante la Veglia Pasquale, dopo il lungo ed impegnativo cammino quaresimale.

La chiesa stracolma di fedeli , i banchi e le sedie non bastavano mai , tanta era la gente. Ricordi splendidi ed indelebili nella mente e nel cuore di una giovane innamorata del Signore Gesù e di tanti giovani , suoi amici, in cammino , anch’essi attratti dalla splendida figura di Gesù. Giovani di una semplice parrocchia di periferia, giovani in gioioso cammino, giovani che con fatica e costanza , imparavano a  conoscere ed apprezzare Gesù, orientando la loro vita a Lui. I giovani del grande Papa e profeta, Giovanni Paolo II 


Il tempo è passato e, negli anni , tantissime Veglie si sono susseguite , ma la gioia è sempre stata la stessa ! Tutta la mia vita ha avuto , nella risurrezione di Gesù, piena realizzazione, ed orientamento nelle scelte importanti. Ora, da adulta, un canto di gioia e di lode  sgorga dal cuore: Cristo è veramente Risorto ed  è apparso a Pietro, a Giovanni, agli Apostoli, alle donne . . . ed oggi è apparso a noi, con tutto il suo splendore!

Ed ancora oggi Gesù, nel cuore dei tuoi discepoli , apostoli del terzo millennio ,  continui a dire : "Pace a voi , vi lascio la pace, vi do la mia pace!”. ”Non abbiate paura Io ho vinto il mondo!”. E noi , sulla Tua Parola,  fiduciosi, ci  affidiamo a Te Gesù!

Nell’affidarci a Te, Signore, con il cuore pieno di gioia e di gratitudine, un arcobaleno di luce nascerà nel nostro cuore. Tutta la nostra vita sarà un canto d’amore per Te!

Alleluja a Te , Signore Gesù!

venerdì 27 agosto 2021

Un Pass per il cielo: comportamento in chiesa

 


Galateo in chiesa

REGOLA N. 1: L’ABBIGLIAMENTO

Si entra in Chiesa con un abito consono al rispetto da avere verso l’Eucarestia e al decoro e pudore da avere nei confronti dei fratelli. Gli uomini non devono, quindi, dimenticare di togliere il cappello, non devono usare calzoncini ne avere calzoni troppo stretti o bassi. Le donne, invece, devono evitare le scollature, gli abiti con maniche troppo corte e le minigonne.

REGOLA N. 2: LA PUNTUALITÀ

Occorre cercare di arrivare puntuale. È consigliato arrivare con circa 10 minuti di anticipo per poter entrare nel clima di raccoglimento dovuto. Ricordate che il ritardo può essere di disturbo alla preghiera degli altri.

REGOLA N. 3: EVITA LE DISTRAZIONI

Prima di entrare in chiesa ricorda di spegnere il cellulare e non entrare se stai masticando gomme o caramelle. Se prima di entrare nel Tempio stavi fumando non gettare la cicca davanti la Chiesa, anche il sagrato è un luogo sacro e va mantenuto con decoro.

REGOLA N. 4: RISPETTA SEGNI E SIMBOLI

Appena entrato fai, senza fretta, il segno della Croce con l’acqua benedetta. Il gesto, infatti, ricorda il tuo Battesimo che ti ha reso figlio di Dio.

Dopo il segno della Croce indirizzati verso la Cappella destinata a custodire il Santissimo Sacramento dell’Eucarestia (che si spera sua sempre ben visibile e non si sia messo il Padrone di casa in angoli oscuri… per riprendere le fantasticherie dei primi secoli) e inginocchiati ad adorare il tuo Signore (piegando il ginocchio fino a terra oppure facendo un inchino profondo se hai le ginocchia rotte e, per motivi di salute, non puoi inginocchiarti). Dopo aver adorato il Signore, se vuoi, puoi fare un gesto di riverenza alle immagini della Madonna e dei Santi, che possono intercedere per te nell’incontro con Gesù.

 

 

Vivere la Messa


Messa è lo stesso Sacrificio del Calvario ove Cristo, donandosi nel suo Corpo e versando il suo Sangue, non solo rinnova il suo sacrificio, ma permette che veniamo nutriti da/di Lui.

Come vivere la messa? Vivila semplicemente come saresti stato sotto il Calvario, ai piedi della croce il giorno e l’ora stessa in cui Cristo patì per noi.

Bisogna sforzarsi mettere tutto il nostro amore in questo atto di culto nel quale adoriamo, ringraziamo, supplichiamo e vediamo perdonati i nostri peccati da Dio.

Partecipare a Messa non è compiere qualcosa, non è un fare ma è un essere qualcuno: figlio amato da Dio sopra ogni cosa, tanto che Egli ha dato tutto se stesso nel santo Sacrificio.

Il Concilio Vaticano II parla di actuosa partecipatio. Come intenderla? Cosa è nella realtà? “Actuosa” in latino indica l’operosità, la passione che permette di compiere qualcosa con pieno frutto. Per il campo della Messa, lì dove è Cristo che celebra e rinnova la sua passione, che possiamo fare?

Semplicemente essere figli che contemplano l’amore di Dio e da qui conformano la propria esistenza all’Amore.

Così la prima partecipazione alla Messa non sta nel leggere, fare il “cestino”, sentirsi attivi mediante le opere, ma è un sentirsi attivi e partecipi mediante la comprensione di Chi celebra, di cosa si celebra e come si celebra.

Traduco: dobbiamo comprendere che nel sacerdote celebra Cristo, si celebra la sua Passione per noi, e si celebra unendo il nostro cuore a quello di Gesù. Celebrare è proprio il cantare le lodi di Dio ognuno di noi nel suo stato di vita: clero e laici.

Partecipare a Messa è guardare con gli occhi del cuore l’opera di Dio per la nostra salvezza sapendo che siamo peccatori, miseri e bisognosi del suo aiuto, poveri di amore ma tendenti all’Amore. La nostra esistenza è un cammino verso il Paradiso ogni momento in cui, rifiutando il peccato, alziamo lo sguardo alla croce che la messa rinnova ogni giorno sull’altare.

Quindi, per “capire” la Messa bisogna viverla non nell’intelletto ma nel cuore. Dal cuore poi, il contenuto compreso, arriva all’intelletto e da questo alla conversione della nostra volontà che regge e governa l’operare.  


la Messa per i vivi

 

La Messa partecipata o fatta celebrare per un vivente lo aiuta come aiuta le anime del Purgatorio?

Far celebrare o partecipare ad una Messa per una persona vivente procura un aiuto maggiore della Messa partecipata o fatta celebrare per la stessa persona dopo la sua morte.

Perché da vivi possiamo ancora ricevere delle grazie, cosa che non sarà più possibile una volta che saremo in Purgatorio. Inoltre, con la persona ancora qui tra noi, attraverso la Messa è possibile anche proteggerla da qualsiasi pericolo.



giovedì 12 agosto 2021

Il dogma dell’Assunzione, espressione della Tradizione della Chiesa

«Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio», così dichiara il padre della Chiesa san Giovanni Damasceno (dopo il 650-750). Era necessario… la Fede cattolica è sempre una religione di logica, una religione di ragione, non di sentimentalismi. Tuttavia, l’uomo credente, in terra, non giungerà mai alla “perfetta scientificità” della Fede, essendo solo il Creatore Onnisciente e rimarrà sempre, per lui, una porzione di Mistero. Altrimenti che Fede sarebbe?

Gesù disse all’incredulo san Tommaso: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!» (Gv 20, 29). Il Giudice misericordioso premierà chi è rimasto fiducioso e fedele agli insegnamenti del Verbo incarnato senza aver toccato con mano. Infatti, nell’altra vita, Fede e Speranza spariranno in quanto non saranno più necessarie queste virtù teologali, essendo state risolte nella perfetta compiutezza di sé in Cristo. Rimarrà solo più la Carità. Ecco che credere nella Tradizione della Chiesa è un fatto sia logico che indispensabile, altrimenti non è autentica Fede cattolica.

Papa Pio XII, nella sua Costituzione apostolica Muneficentissimus Deus, del 1° novembre dell’Anno Santo 1950, dove egli porta a dogma di Fede la glorificazione di Maria Santissima con la sua Assunzione al Cielo in anima e corpo, s’incunea perfettamente nella linea aurea della Tradizione della Chiesa, quella in grado di resistere ai marosi della storia umana. La storia della Salvezza conduce un percorso molto diverso dalle correnti umane, il più delle volte pronte ad agire contro la volontà di Dio; ma l’intervento della Provvidenza divina irrompe, nonostante tutto, nella stessa storia umana, essendo più forte delle tenebre demoniache, che costantemente insidiano, come leoni ruggenti e lupi che si travestono da pecore, il corso della vita individuale e collettiva. Lo stesso Pontefice apre in questi termini la Costituzione mariana: «Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d’amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf. Rm 8, 28)».

Con parole che rimandano a considerazioni perfettamente allineate con i nostri tempi presenti, dove si manifestano «gravissime calamità e l’aberrazione di molti dalla verità e dalla virtù», il Papa stabilisce una perfetta connessione fra il dogma dell’Immacolata Concezione e quello della sua Assunzione: Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull’uno e sull’altra ha trionfato vittoriosamente e riporta vittoria anche chi, in virtù di Cristo, è stato rigenerato soprannaturalmente con il battesimo. «Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell’ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa. Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò, non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo».

 

Oltre ai Padri e Dottori della Chiesa, papa Pacelli include anche, come fondamento del dogma dell’Assunzione, la Liturgia. Tema decisamente scottante nei nostri giorni, in cui la rivoluzione in tal senso ha compiuto un’opera drammatica nel contribuire a scardinare la dottrina. Pio XII cita (non bisogna dimenticare che egli scrive nel 1950) come fonte, per avvalorare il credo dell’Assunzione, sia la Liturgia d’oriente che quella d’occidente e mentre la prima continua a non subire variazioni, quella d’occidente è stata rivoltata e avvelenata al termine degli anni Sessanta del Novecento.

Attingere alla fonte della Sacra Liturgia è vitalità irresistibile della veridicità della dottrina creduta e praticata, «essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana» (Mediator Dei: AAS 39 (1947), p. 541; EE 6/475).

Nella Liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l’assunzione corporea di Maria Santissima non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno celeste: «A te Dio, re dell’universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò» (Menaei totius anni).

 

A differenza di molteplici e prolissi documenti della Chiesa contemporanea, che affermano, attraverso meccanismi dialettici, talvolta ambigui e talaltra di manifesto errore, e con opinioni evidentemente slegate dalla sua Tradizione, il magistero preconciliare ha sempre utilizzato, sull’esempio della docenza di Gesù e dei Vangeli, un linguaggio snello, aderente alla logicità, alla chiarezza e alla nettezza. Anche in questo caso, nella Muneficentissimus Deus, l’autore sostiene con determinazione che «la liturgia della Chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall’albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l’oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l’incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste “glorificazione”, a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo».

La meraviglia dell’unica religione vera al mondo – Extra Ecclesiam nulla salus, espressione che rimanda a ciò che disse Cristo stesso: Chi non è con me è contro di me (Mt 12, 30), Chi non è contro di noi è per noi (Mc 9, 40) e a ciò che affermò il primo Papa: «Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (Atti 4, 11-12) – sta proprio nella chiarezza dei suoi principi, ma anche alla sua Tradizione, senza la quale è inquietudine, infelicità e distruzione.

In questa Tradizione s’incastona perfettamente il dogma dell’Assunzione, a cui venne data risposta teologica dai Dottori della Chiesa, come sant’Alberto Magno, maestro di san Tommaso d’Aquino, il quale, dopo aver raccolti, per provare questa verità, vari argomenti, fondati sulla Sacra Scrittura, sui Padri della Chiesa e sulla Sacra Liturgia, conclude: «Da queste ragioni e autorità e da molte altre è chiaro che la beatissima Madre di Dio è stata assunta in corpo ed anima al disopra dei cori degli angeli. E ciò crediamo assolutamente vero» (Mariale sive quaestiones super Evang. “Missus est“, q. 132.); inoltre, in un discorso tenuto il giorno dell’Annunciazione di Maria, spiegando il saluto dell’angelo Gabriele: «Ave, o piena di grazia …», il dottore universale mette a confronto la Santissima Vergine con Eva, che fu immune dalla quadruplice maledizione alla quale Eva fu soggetta.

Il grande gesuita e cardinale san Roberto Bellarmino esclama: «E chi, prego, potrebbe credere che l’arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo sia caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale che generò Dio, lo partorì, l’alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere o sia stata data in pasto ai vermi» (Conciones habitae Lovanii, concio 40De Assumptione B. Mariae Virginis).
Sulla stessa linea san Francesco di Sales, che con il suo dolce modo domanda: «Chi è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la propria madre e non la porterebbe dopo morte con sé in Paradiso?» (Oeuvres de St François de Sales, Sermon autographe pour la fete de l’Assomption).

Con lo stesso rigore logico, il vescovo sant’Alfonso Maria de’ Liguori scrive: «Gesù preservò il corpo di Maria dalla corruzione, perché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale, di cui egli si era già vestito» (Le glorie di Maria, parte II, disc. 1. 28).

Mentre san Pietro Canisio non usa mezzi termini e va dritto nel contrastare il fallace pensiero di coloro che non credono nella glorificazione non solo dell’anima, ma anche del corpo della Madre di Dio: «Questa sentenza […] è issata talmente nell’anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che negano che il corpo di Maria sia stato assunto in cielo, non vanno neppure ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico» (De Maria Virgine), come dimostrano i protestanti, i quali non credono né all’Immacolata Concezione, né alla sua perenne verginità, né alla sua Assunzione in Paradiso. Ma defraudare la Iánua cáeli di tali divini doni significa precludersi la sua materna, regale e potente intercessione, che non ha pari nel Cuore di Gesù. (Cristina Siccardi)

domenica 13 giugno 2021

Inno in onore di S. Antonio da Padova (o da Lisbona): O dei miracoli

O dei miracoli inclito Santo,

dell’alma Padova tutela e vanto,

benigno guardami prono ai tuoi piè:

o sant’Antonio, prega per me!

 

Col vecchio il giovane a te sen viene,

e in atto supplice chiede ed ottiene;

di grazie arbitro Iddio ti fe’:

o sant’Antonio, prega per me!

 

Per te l’oceano si rasserena,

riprende il naufrago novella lena:

morte e pericolo fuggon per te:

o sant’Antonio, prega per me!

 

Per te riacquistansi beni ed onore;

i morbi cessano, cessa il dolore.

Ove tu vigili pianto non è:

o sant’Antonio, prega per me!

 

Sempre benefico ai tuoi devoti,

ne ascolti l’umili preghiere e voti:

fammi propizio il divin Re:

o sant’Antonio prega per me!






Francesco Trevisani, Predica ai pesci, XVIII sec.