domenica 20 maggio 2018

Inno "Veni Creator Spiritus"










Luigi Marai, Pentecoste, 1878, Verona

Bergognone, Discesa dello Spirito Su Maria e sugli Apostoli, 1508, partic.  Polittico della Pentecoste, chiesa di Santo Spirito, Bergamo 

Morazzone, Pentecoste, 1615 circa, Pinacoteca del Castello Sforzesco, Milano

Francesco Allegrini, Pentecoste, 1640-60, Gubbio

Antonio de Torres, Pentecoste, 1719

Franco Trotta, Pentecoste, 1863, Campobasso


Ludovico Seitz, Pentecoste, 1892 circa, Cappella tedesca o del Coro, Basilica della Santa Casa, Loreto

La Madonna e lo Spirito Santo. Un’ineffabile unità sponsale

Dieci giorni dopo la sua ammirabile Ascensione, Gesù Cristo, manda agli Apostoli lo Spirito Santo, “che procede dal Padre e dal Figlio” (e non solo dal Padre!), illuminandoli su tutte le verità della fede, ricordando loro le parole del Divin Maestro, santificandoli in grazia e rivestendoli di una forza sovrannaturale. Lo Spirito Santo è sempre presente nella Santa Chiesa, ne è l’anima, l’ispira e la dirige nella sua missione evangelizzatrice verso tutte le genti, verso i Giudei come verso i Pagani. Anche i battezzati sono fatti Tempio dello Spirito Santo: guardiamoci dall’estinguere in noi il fuoco del Paraclito coi peccati e lasciamoci guidare dalle sue divine ispirazioni.
In questa festa di Pentecoste non possiamo non considerare ed esaltare Colei, che dello Spirito Santo fu Sposa e portatrice nel senso vero del termine, Colei, cioè, che è «più venerabile dei Cherubini», che ebbe un’unione con lo Spirito Santo in un grado tale da superare ogni misura. Ecco cosa diceva di Lei san Francesco d’Assisi, in una sua preghiera alla Vergine Maria: «Santa Madre vergine, non è mai nata al mondo una tra le donne simile a te, figlia ed ancella dell’altissimo Re e Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo». Fu il Santo di Assisi a chiamare la Madre di Dio, per la prima volta, “sposa dello Spirito Santo”. A lui fecero eco poi san Luigi M. Grignion de Montfort, sant’Alfonso M. de Liguori nel sec. XVIII ed, infine, san Massimiliano Kolbe. In onore della Madonna, che ebbe un’unione tutta particolare con lo Spirito Santo, rilanciamo il seguente contributo.





















La Madonna e lo Spirito Santo. Un’ineffabile unità sponsale

di Rosario Silesio

L’Oriente cristiano chiama “pneumatofori”, portatori dello Spirito Santo, quegli uomini santissimi che avendo raggiunto la perfezione possono fare da maestri nello spirito e intercedere come mediatori presso Dio per i fedeli. Tale titolo si addice sommamente alla Vergine Immacolata...

Un matrimonio per la pace

Il peccato originale causò la perdita dell’amicizia tra Dio e gli uomini, causò la ribellione delle misere creature. La pertinacia nel peccato offende Dio, il quale è la Verità, dunque infinita giustizia: Egli non può chiudere gli occhi alle offese fatte a Lui. Per questo mandò l’angelo per avvisare gli uomini: «Guai, guai, guai agli abitanti della terra» (Ap 8,13). Questo triplice “guai” – in latino vae – era visto dai medievali come l’antitesi all’Ave pronunciato dall’arcangelo Gabriele alla Madonna nel giorno dell’Annunciazione. Il nome del arcangelo Gabriele significa infatti “Dio-Forte”, perché il suo annunzio mostrò la fortezza di Dio, la fortezza della sua grazia, che devastò i cuori induriti e creò i santi sulla terra, la quale senza il suo intervento sarebbe stata destinata alla perdizione. 
A livello politico e sociale, se due regni sono in guerra, basta che si concluda un matrimonio tra due principi dei medesimi e allora tra i regni torna a regnare la concordia. Così il matrimonio tra Maria e Iddio porta la pace e la riconciliazione tra Dio e gli uomini. Ci sono due cause di questo matrimonio – insegna san Lorenzo da Brindisi –: l’amore di Dio e la divina bellezza di Maria. Una Bellezza, che si esprime nelle parole piena di grazia, che significa senza macchia di peccato, piena di ogni beneplacito divino. «Hai trovato grazia presso Dio»: ecco la risposta d’amore di Dio verso Maria. Nella Santissima Trinità lo Spirito Santo viene chiamato Amore, ed è pertanto proprio Lui lo Sposo di Maria, che si è donato completamente a Lei.

Un matrimonio fecondo

All’interno della Santissima Trinità lo Spirito Santo non ha fecondità, in quanto Esso procede dal Padre e dal Figlio e da Lui non procede nulla (1). Lo Spirito Santo non può dunque avere autorità sopra la Persona divina del Figlio, perché da esso procede. Tuttavia Gesù applicò a sé le parole del profeta Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione» (Lc 4,18). L’autorità dello Spirito Santo su Gesù si fonda dunque su qualcos’altro, cioè sul mistero dell’Incarnazione. Così come Maria, essendo la Madre di Gesù, fu l’educatrice della santissima Umanità del Verbo, ugualmente lo Spirito Santo si posò su Gesù, abitando nella sua anima umana, santificandola sempre di più e sviluppando in essa tutte le meraviglie di grazia (cf. Lc 2,52). Maria formava “l’uomo esteriore” per facilitare allo Spirito Santo la sua divina formazione interiore.
Profetizzando l’Incarnazione del Verbo il profeta Isaia disse: «Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore» (Is 11,1-2). San Bernardo commentando questa profezia disse: «Il fatto che lo Spirito del Signore si sia posato su di Lui, dimostra che in Lui non vi era nulla che lo contrastasse. In noi, infatti, siccome lo spirito non è affatto superiore, non si posa, dal momento che la carne lotta contro lo spirito e lo spirito contro la carne». Le stesse parole possono essere applicate all’Immacolata. Anche in Lei non si trova niente che potrebbe contrastare lo Spirito Santo, infatti dice il Dottore Mellifluo: «Colei che ignora la concupiscenza viene riempita di grazia affinché, per la venuta in Lei dello Spirito Santo, Lei che ha sdegnato qualunque rapporto con l’uomo, possa dare alla luce il Figlio dell’Altissimo». Così in Maria lo Spirito Santo trova la sua fecondità. Dice san Massimiliano: «Maria Immacolata, sempre piena di grazia e piena di Dio, in due circostanze è stata investita dallo Spirito Santo, a Nazareth nel giorno dell’Annunciazione, e nel cenacolo, il giorno di Pentecoste, quando era in preghiera con gli Apostoli, con i discepoli e con i primi cristiani. La prima volta diventa Madre di Gesù. Ma Gesù è il Redentore, Capo del Corpo Mistico e noi siamo sue membra. La seconda volta, a Pentecoste, Maria Santissima diviene Madre nostra, secondo il testamento di Gesù morente, per generarci alla grazia, riceve dallo Spirito Santo la potenza d’amore materno verso tutti gli uomini suoi figli, e comincia la sua missione nella Chiesa come Maestra degli Apostoli, esempio e guida dei cristiani, conforto e sostegno dei perseguitati e dei martiri» (2).

La Pneumatofora

In Oriente la Madonna viene chiamata Pneumatofora, portatrice dello Spirito Santo. Con questo titolo in antichità erano chiamati gli uomini santissimi. Anzitutto i monaci d’Egitto, che raggiungendo la perfezione, potevano fare da maestri nello spirito, compiere i miracoli ed invocare la clemenza di Dio sul popolo cristiano – fare cioè da mediatori, espiatori tra Dio e i fedeli –. Il titolo di Pneumatofora si applica dunque in modo sommo all’Immacolata. «Tutte le anime ricevono le grazie dallo Spirito Santo, il quale dimora nelle anime dei giusti. Se è così allora Egli dimora nell’anima dell’Immacolata in modo più perfetto. Ella è divinizzata. Il titolo di Sposa con il quale la chiamiamo è solo un’ombra lontana della realtà. Lo Spirito Santo ha formato in Lei l’Umanità di Gesù in modo miracoloso. L’anima dell’Immacolata è totalmente divinizzata. La sua relazione con la Santissima Trinità nell’ordine soprannaturale è straordinaria e le deriva dal titolo di Madre di Dio. Madre Santissima è quasi Complemento della Santissima Trinità. Se Gesù dice alle anime dei giusti: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23), quale differenza ci sarà tra l’inabitazione della Santissima Trinità in noi e nella Madre Santissima?» (CK 160). Per questo san Massimiliano sostiene che lo Spirito Santo si manifestò attraverso Maria. Chiama Maria «quasi-incarnazione dello Spirito Santo». Chiunque vuole sapere com’è lo Spirito Amore, la Terza Persona della Trinità, fissi lo sguardo su Maria, perché in Lei risplende in maniera perfettissima tutto il Suo agire, la Sua misericordia, dolcezza, clemenza, fortezza e santità. «Gesù Cristo ha due nature: quella divina e quella umana, unita in una sola Persona divina. L’Immacolata è così strettamente unita allo Spirito Santo, che non lo possiamo capire. Possiamo dire, in un certo senso, che lo Spirito Santo e l’Immacolata sono “due persone” e “misticamente una cosa sola” grazie alla loro stretta unione. Di conseguenza tutte le grazie che scorrono da Dio Padre attraverso il Figlio e lo Spirito Santo passano attraverso la Madre Santissima e per questo Lei è la Mediatrice» (CK 39).

La Madre della Chiesa

Se Maria Santissima rende in qualche modo fecondo lo Spirito Santo, generando nel suo grembo il Cristo, non va però dimenticato che Cristo è il Primogenito degli eletti e il Capo della Chiesa. Secondo il pensiero dei Padri, la Chiesa è stata concepita all’Annunciazione, in quanto corpo del Capo Mistico che è Cristo; poi è stata partorita sul Calvario, nelle “doglie” di dolore di Maria Santissima, resa madre del genere umano, presso la croce; infine, però, la Chiesa è divenuta veramente tale solo a Pentecoste quando su di Essa, per la mediazione dell’Immacolata, sono stati effusi gli abbondanti doni dello Spirito Santo. Ella dunque, in quanto Sposa dello Spirito Santo, non è solo a giusto titolo Madre di Cristo e quindi Madre di Dio, ma anche vera Madre della Chiesa. Proprio per questo dobbiamo celebrare come lieto evento l’introduzione nel calendario liturgico della festa di Maria Madre della Chiesa, fissata ogni anno per il lunedì successivo alla Pentecoste, per segnalare il legame strettissimo tra questa Solennità e il ruolo di Maria Santissima verso la Chiesa. Il cardinale Robert Sarah, promulgando in nome di Francesco il decreto sulla nuova memoria nel calendario liturgico, scrive: «Premurosa guida della Chiesa nascente, Maria iniziò pertanto la propria missione materna già nel cenacolo, pregando con gli Apostoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (cf. At 1,14). In questo sentire, nel corso dei secoli, la pietà cristiana ha onorato Maria con i titoli, in qualche modo equivalenti, di Madre dei discepoli, dei fedeli, dei credenti, di tutti coloro che rinascono in Cristo e anche di “Madre della Chiesa”».

NOTE
1) Cf. San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, n. 20 e 21.
2) Le Conferenze di san Massimiliano M. Kolbe, Casa Mariana Editrice, Frigento 2014, n. 67, (sigla CK).

sabato 19 maggio 2018

Beato Angelico, la potenza dello Spirito

La Chiesa, nell’odierna Vigilia, attende l’effusione dello Spirito Santo e ricorda la Vergine e gli Apostoli congregati nel Cenacolo in orazione. La liturgia tradizionale canta il regno dello Spirito Santo nei battezzati, rinnovati nelle acque del battesimo, e la continua assistenza dello Spirito Santo nei confronti della Chiesa. Questa vigilia, che noi celebriamo seguendo l'antico calendario della Chiesa, non ha nulla di penitenziale, ma tutto è festoso.
Il messale, promulgato da Paolo VI, il 3 aprile 1969, va ricordato, sopprimeva praticamente l’antico uso delle vigilie e delle ottave per le grandi feste dell’anno. Le ottave erano ormai limitate a Pasqua ed a Natale. Quanto alle vigilie, per alcune feste, non esiste, nel rito montiniano, che una “messa della vigilia” a sera, che spesso passa inosservata. Si tratta, di fatto, di un’anticipazione della festa e non più di una giornata di digiuno e di preparazione a questa come avveniva in passato.
La messa di vigilia della Pentecoste è un caso particolare. Essa è dotata di una scelta di quattro testi per la prima lettura. Si tratta di testi dell’Antico Testamento, che preparano al dono dello Spirito santo. Questo è tutto ciò che esiste dell’antica e ricca liturgia della vigilia di Pentecoste, che ricalcava, come struttura, quella del Sabato santo, ad eccezione della benedizione del fuoco e del cero pasquale. Il suo depauperamento è avvenuto in due tempi. La vigilia cadde nella riforma degli anni ’50 del secolo scorso e l’ottava con la promulgazione del nuovo messale. Sulla struttura della Vigilia di Pentecoste, cfr. Abbé Jean-Pierre Herman, La Pentecôte – Fête élaguée ou restaurée ? La suppression de l’antique vigile baptismale de la Pentecôte, in Schola Sainte Cécile, 2 juin 2014; Gregory Dipippo, The Suppression of the Ancient Baptismal Vigil of Pentecost, in New Liturgical Movement, May 18, 2018 ed in Canticum Salomonis, May 18, 2018.
Sono note le “lacrime di coccodrillo” di papa Montini, che faceva il finto tonto, per la soppressione dell’ottava di Pentecoste. Ecco l’aneddoto. Siamo nel 1970, lunedì (secondo altri domenica dell’ottava) di Pentecoste. La riforma liturgica era entrata in vigore da pochi mesi. Paolo VI si avviava la mattina presto verso la sua cappella per celebrare la Messa. Con sorpresa, trovò preparati i paramenti verdi anziché quelli rossi, di Pentecoste, e della sua ottava. Interrogati i cerimonieri, questi gli risposero: «Ma Santità, ormai è tempus per annum, il colore è verde. L'ottava di Pentecoste è abolita». «Verde, ma come? Chi ha abolito l'ottava?», domandò concitato il finto tonto Montini. «Lei, Santo Padre ...». E Paolo VI pianse (Le lacrime di Paolo VI e l'ottava di Pentecoste, in blog MiL, 31.5.2010; John Zuhlsdorf, A Pentecost Monday lesson: “And Paul VI wept”, in Fr. Z’blog, 5 june 2017. Cfr. Paolo VI e la “riforma della riforma”, in Antiquo robore, 11.5.2018). Almeno così si dice. Montini, avvertendo il disagio di trovarsi, quindi, ex abrupto, nel tempo ordinario, ne scriveva, con biglietto autografo e confidenziale, all’allora P. Bugnini, chiedendogli di fare qualcosa per «ripensarvi, e trovare il modo di ristabilire un culto liturgico che contiene in se’ la profonda radice di tutte le altre sue manifestazioni nella Chiesa di Dio, animata dallo Spirito Santo» (il testo è riportato in nota a Ildebrando Scicolone, Paolo VI, “interprete” della riforma liturgica, in Ecclesia Orans, vol. 30 (2013), pp. 335-362, partic. pp. 356-358 concernente la soppressione dell’Ottava di Pentecoste, riportato anche in Paolo VI e la riforma liturgica. Dalla beatificazione una nuova luce, in blog Sacramentum futuri, 15.10.2014). A questo rispose lo stesso Bugnini con un promemoria, visto che la memoria di Montini andava aiutata, giacché non rammentava ciò che egli stesso aveva compiuto e di cui si era convinto.
Pare inverosimile, a nostro avviso, pensare ad un Montini, quasi fosse un neo smemorato di Collegno …, che non avesse presente la sua stessa “riforma” o che ignorasse la soppressione dell’Ottava avvenuta con la Costituzione apostolica Mysterii paschalis del 14 febbraio 1969 e la spiegazione delle motivazioni di tale soppressione, data nel Commentarius: «Octava Pentecostes, ut dictum est, supprimitur; attamen feriae currentes inter sollemnitatem Ascensionis et sollemnitatem Pentecostes peculiare momentum acquirunt formulariis enim propriis ditantur quibus in mentem revocantur promissiones Christi relate ad effusionem Spiritus Sancti» (Calendarium romanum ex decreto sacrosancti oecumenici concilii Vaticani II instauratum auctoritate Pp. Pauli VI promulgatum, Città del Vaticano 1969, p. 57)!
Ci riesce davvero difficile immaginare tutto ciò come anche immaginare un Montini che non fosse consapevole di ciò che faceva o non si preoccupasse di leggere e meditare ciò che gli veniva sottoposto per la firma. La verità è che Montini era perfettamente consapevole di ciò che stava facendo e quelle lacrimucce postume erano solo un’invereconda sceneggiata “napoletana”, per accreditare l’idea, presso il grande pubblico, di una sua buona fede, che non ci sembra – con tutta onestà – vi fosse; pena il ritenerlo del tutto incapace ed inconsapevole di ciò che stava compiendo alla Chiesa.
Ad ogni buon conto, per ricordare e celebrare questa Vigilia, ci sembra quanto più adatto rilanciare il seguente contributo, che ci serva quantomeno come meditazione per questa ricorrenza vigiliale.

Beato Angelico, la potenza dello Spirito

di Margherita del Castillo

Nella pittura, come nella poesia, l’accento della Pentecoste è posto sull’Universalità del messaggio cristiano, che sfonda l’ambiente chiuso in cui si ritrovavano i primi apostoli per diffondersi in tutto il mondo grazie alla potenza del fuoco dello Spirito. Come dimostra la Pentecoste del Beato Angelico di Firenze.

Beato Angelico, Pentecoste, Museo di San Marco, Firenze

Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano.  At, 2, 2

La Pentecoste ebraica, o festa delle Sette Settimane in riferimento al tempo che la separava dalla Pasqua, segnava l’inizio della mietitura del grano ed era la festa di ringraziamento a Dio per i frutti della terra, celebrata in memoria del dono più grande che il popolo ebraico, allora guidato da Mosè, aveva ricevuto: le tavole della legge sul Monte Sinai. Noi cristiani ricordiamo la discesa dello Spirito Santo che, essendo una delle festività portanti del nostro credo, è stata, naturalmente, più volte rappresentata.

La terza persona della Santissima Trinità, nell’arte, può comparire sotto forma di colomba – nell’iconografia del Battesimo di Gesù - di nube luminosa – nella Trasfigurazione – o di lingue di fuoco, come, appunto, nel caso in oggetto. Per amore di completezza aggiungiamo che il Vangelo di Giovanni parla dello Spirito Santo come di un soffio e chissà, forse in altri dipinti, lo incontreremo così!

Il fuoco è, come l’acqua, simbolo di vita e, in questo senso Beato Angelico lo utilizza nella sua interpretazione del tema, sia nella versione del Trittico della Galleria Corsini di Roma, sia in quella, più o meno contemporanea, del celebre Armadio degli Argenti, i cui pannelli sono ora conservati al Museo Nazionale di san Marco a Firenze.

A metà del XV secolo Piero de Medici commissiona a Guido di Pietro, ordinato poi col nome di fra’ Giovanni ma ben più noto come Beato Angelico, una porta per la chiesa della Santissima Annunziata di Firenze. Il progetto di Piero prevedeva la creazione di un oratorio familiare tra il tempio mariano e la biblioteca del convento: è qui che il prezioso armadio sarebbe stato custodito.  Uno dei suoi pannelli, che raccontano le storie di Cristo, a partire dalla Fanciullezza fino alla Resurrezione, riproduce la discesa del Paraclito e, così come gli altri, è una tempera su tavola.

Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.

Il luogo in questione è il Cenacolo, la “camera alta”, quella stessa dell’ultima cena. Maria ha sostituito Gesù e compare, in preghiera, ieratica, frontale, in piedi al centro della scena. I Dodici, nel frattempo, sono diventati ventisei, distribuiti dal pittore in posizione simmetrica rispetto alla Vergine, le aureole incendiate dalla potenza dello Spirito.

A Maria, al piano inferiore, corrisponde una porta chiusa, che rimanda a Lei quale ianua coeli attorno alla quale si radunano, curiosi, degli uomini i cui indumenti, soprattutto i copricapi, inducono a pensare a loro diverse provenienze.  Sono, infatti, i Parti, i Medi, gli Elamiti, gli abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia che, stupiti e perplessi, come ci riferiscono gli Atti degli Apostoli, così dicono tra loro: 

“li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio. Che significa questo?”

La grazia, l’eleganza della pittura del Beato Angelico impreziosiscono ulteriormente la scena. Ai suoi colori luminosi sembra alludere la similitudine che troviamo nella Pentecoste, l’ultimo degli Inni Sacri composti da Alessandro Manzoni
Come la luce rapida
Piove di cosa in cosa,
E i color vari suscita
Dovunque si riposa;
Tal risonò moltiplice
La voce dello Spiro:
L’Arabo, il Parto, il Siro
In suo sermon l’udì.

Nella pittura, come nella poesia, l’accento è posto sull’Universalità del messaggio cristiano, che sfonda l’ambiente chiuso in cui si ritrovavano i primi apostoli per diffondersi in tutto il mondo grazie alla potenza del fuoco dello Spirito.

domenica 13 maggio 2018

Un aforisma di S. Roberto Bellarmino nel giorno della sua festa



Un aforisma su Fatima del Card. Manuel Gonçalves Cerejeira, Patriarca di Lisbona


Un aforisma della Beata Vergine di Fatima nel giorno della sua festa e dell'anniversario dell'ordinazione episcopale del futuro Pio XII



Il 13 maggio 1917, domenica precedente l’Ascensione, a Fatima, ai confini dell’Europa, una Signora vestita di bianco compariva per la prima volta a tre pastorali: Lucia, Francesco e Giacinta. «Non abbiate timore! Non vi farò del male», li aveva rassicurati. E alla domanda ingenua della più grande dei tre – «Di dove siete?» – aveva risposto: «Sono del Cielo».
Lo stesso giorno, sotto la volta di Michelangelo, che custodisce le primizie di ogni pontificato, Sua Santità il Papa Benedetto XV consacrava l’Arcivescovo eletto di Sardi in partibus infidelium il giovane Monsignor Eugenio Pacelli, classe 1876, che ventiduenni dopo, da quella stessa Cappella Sistina, uscirà Papa con il nome di Pio XII. Innalzato al supremo fastigio del Romano Pontificato, come ci ricorda un nostro amico, consacrerà la Chiesa e il mondo al Cuore Immacolato di Maria (1942), pur non adempiendo alle richieste del Cielo, la Russia (1952). Nel 1946 fece incoronare la Vergine di Fatima come Regina del Mondo. Il 30 e il 31 ottobre, il 1° e l'8 novembre del 1950 beneficiò nei Giardini Vaticani dello stesso Miracolo del Sole, che si verificò a Fatima il 13 ottobre 1917. Considerando che a coronamento di tutto questo il venerabile Pontefice fu inumato il 13 ottobre 1958, possiamo affermare che egli fu il Papa di Fatima.

Nonostante la guerra in corso, l’intera Chiesa – e il popolo di Roma in modo particolare – non mancò di stringersi al Papa per festeggiare insieme quel giubileo episcopale nel suo XXV anniversario. Per l’occasione, dal fidato Aurelio Mistruzzi fu coniata anche una medaglia commemorativa. Su un verso c’è il profilo di Pacelli; sul retro, Benedetto XV che consegna il pastorale al nuovo Vescovo. 




venerdì 11 maggio 2018

11 maggio 330 : Fondazione e "dedicatio" di Costantinopoli. Un aforisma di Leone XIII


Fonte: Leone XIII, Ep. Quantunque Le siano, 15.6.1887.

Nella distinzione tra antica e Nuova Roma (per non parlare della III Roma) e della teoria della migrazione del potere imperiale, e che potrebbe avere, forse, un senso dal lato della potestà imperiale e della romanitas, ma non da quello religioso (facendo dei "patriarchi" una sorta di "papa", quasi che il papato sia "migrato" a Costantinopoli e poi a Mosca), può ricercarsi, in ogni caso, le origini della nascita delle discordie tra Roma e Costantinopoli e, quindi, in ultima analisi persino dello sciagurato scisma d'Oriente dei foziani nel 1054.

giovedì 10 maggio 2018

Festa dell'Ascensione di N.S.G.Cristo

L'Ascensione è il compimento della vita terrena di Gesù e la suprema glorificazione dell'Unigenito di Dio che in virtù della sua divinità ascende al cielo, attorniato dagli Angeli giubilanti e dalle Anime dei Giusti, trionfante sul demonio, sul peccato, sulla morte. Assiso alla destra del Padre, con la sua natura umana assunta, Cristo nostro Capo attende anche noi nella sua gloria che dobbiamo meritare con una degna condotta di vita. Con l'Ascensione si aprono gli ultimi tempi, il tempo della Chiesa, in attesa della seconda venuta del Figlio di Dio a giudicare gli uomini e il mondo col fuoco.


Antonio Longo, Ascensione di Gesù, 1816, Trento

Bottega siciliana, Ascensione di Gesù, 1850 circa, Caltagirone

Antonio Guadagnini (attrib.), Ascensione del Signore, 1868, Bergamo

Ambito romagnolo, Ascensione di Gesù al cielo, 1890-1910, Rimini

Chi salverà la Chiesa? I laici. Un aforisma del Ven. Fulton Sheen