venerdì 22 maggio 2015

Don Nicola Bux, Ettore Gotti Tedeschi e Riccardo Cascioli a Terni - 27 maggio 2015 "Se a dominare è un pensiero non cattolico"



Card. Sarah: “L’Occidente è ripiegato sulle sue illusioni. Coraggio è andare controcorrente”

Parole chiare dal prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti!

“L’Occidente è ripiegato sulle sue illusioni. Coraggio è andare controcorrente”. Parola di cardinale

di Matteo Matzuzzi

Il cardinale Robert Sarah è prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti

“Se si considera l’eucarestia come un pasto da condividere, da cui nessuno può essere escluso, allora si perde il senso del Mistero”. Così ha detto il cardinale Robert Sarah, da pochi mesi prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, intervenuto al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia in occasione della presentazione della collana “Famiglia, lavori in corso”, una raccolta di saggi editi dalla casa editrice Cantagalli, in vista del prossimo Sinodo ordinario di ottobre. Una collana che ha l’obiettivo di stimolare il confronto e di toccare tutti i temi “caldi”: omosessualità, sessualità, divorzio, procreazione assistita, eutanasia, celibato. Tre volumi hanno aperto la collana, due dei quali scritti da docenti presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia: ”Eucaristia e divorzio: cambia la dottrina?” di José Granados (che è anche stato nominato consultore del Sinodo dei vescovi) e ”Famiglie diverse: espressioni imperfette dello stesso ideale?” di Stephan Kampowski. Il terzo, ”Cosa ne pensa Gesù dei divorziati risposati?” è opera di Luis Sanchez Navarro, ordinario di Nuovo Testamento alla Università San Damaso di Madrid. Il Foglio aveva anticipato ampi estratti dei libri dei professori Granados e Sanchez il 15 aprile scorso.
“L’Occidente – ha detto Sarah rispondendo a braccio ad alcune domande che gli sono state poste dall’uditorio – si sta adeguando sulle proprie illusioni”. Il problema di tutto, ha rimarcato più volte il porporato di cui Il Foglio ha anticipato per l’Italia lo scorso 13 marzo un lungo estratto del libro ”Dieu ou rien” uscito in Francia presso Fayard, è nella fede. “Se si pensa che anche nel rito del Battesimo non si menziona più la parola ‘fedÈ, quando ai genitori viene domandato cosa si chiede per il bambino alla Chiesa di Dio, si comprende l’entità del problema”, ha aggiunto il cardinale guineano, che ha anche biasimato il senso che viene dato oggi al Catechismo: “I bambini fanno disegni e non imparano nulla, non vanno a messa”. Quanto al Sinodo prossimo venturo, l’invito è a non farsi illusioni su cambiamenti epocali: “La gente crede che ci sarà una rivoluzione, ma non potrà essere così. Perché la dottrina non appartiene a qualcuno, ma è di Cristo”. Dopo l’appuntamento dello scorso ottobre, ha osservato Sarah presentando i tre volumi, “fu chiaro che il vero fulcro non era e non è solo la questione dei divorziati risposati”, bensì “se la dottrina della Chiesa sia da considerare un ideale irraggiungibile, irrealizzabile e necessitante quindi di un adattamento al ribasso per essere proposta alla società odierna. Se così stanno le cose, si impone necessariamente una chiarificazione se il Vangelo sia una buona notizia per l’uomo o un fardello inutile e non più proponibile”. La ricchezza del cattolicesimo – ha aggiunto – “non può essere svelata da considerazioni dettate da un certo pragmatismo e dal sentire comune. La Rivelazione indica all’umanità la via della pienezza e la felicità. Disconoscere questo dato significherebbe affermare la necessità di ripensare i fondamenti stessi dell’azione salvifica della Chiesa che si attua attraverso i sacramenti”.
Il problema è anche di quei “sacerdoti e vescovi” che contribuiscono con le loro parole a “contraddire la parola di Cristo”. E questo, ha detto Sarah, “è gravissimo”. Permettere a livello di diocesi particolari quel che ancora non è stato autorizzato dal Sinodo (il riferimento era alla prassi seguita in molte realtà dell’Europa centro-settentrionale) significa “profanare Cristo”. Poco vale invocare la misericordia: “Inganniamo la gente parlando di misericordia senza sapere quel che vuol dire la parola. Il Signore perdona i peccati, ma se ci pentiamo”. Le divisioni che si sono viste lo scorso ottobre, “sono tutte occidentali. In Africa siamo fermi, perché in quel continente c’è tanta gente che per la fede ha perso la vita”. Un appello, il cardinale, l’ha anche lanciato contro chi – membro del clero – usa un linguaggio non corretto: “È sbagliato per la Chiesa usare il vocabolario delle Nazioni Unite. Noi abbiamo un nostro vocabolario”. Una puntualizzazione, poi, l’ha voluta fare su una delle massime che vanno per la maggiore dal 2013, e cioè l’uscita in periferia. Proposito corretto, naturalmente, ma a una condizione: “È facile andare nelle periferie, ma dipende se lì portiamo Cristo. Oggi è più coraggioso stare con Cristo sulla croce, il martirio. Il nostro dovere è quello di andare controcorrente” rispetto alle mode del tempo, a “quel che dice il mondo”. E poi, “se la Chiesa smette di dire il Vangelo, essa è finita. Può farlo con i modi d’oggi, ma con fermezza”. Infine, un appunto sul calo delle vocazioni sacerdotali nel mondo: “Il problema non è che ci sono pochi preti, quanto capire se quei preti sono davvero sacerdoti di Cristo”.

giovedì 21 maggio 2015

Martirio del Beato José Sánchez del Río dal film "Cristiada"





Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo Leggi di Più: Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani

Rilancio volentieri quest’articolo di Tempi.

Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo

di Emanuele Boffi

Si festeggiano oggi don Cristobal Magallanes Jara e altri suoi 25 compagni, fucilati dal governo massone nel 1927. Qui la storia dei cristeros



Oggi la Chiesa ricorda la figura di don Cristobal Magallanes Jara e di altri suoi 25 compagni, uccisi in Messico durante la persecuzione del governo contro i cristiani nei primi anni del Novecento.

Don Cristobal, nato a Totatiche il 30 luglio 1869, fu un semplice sacerdote e missionario tra gli indigeni “huichole” dove compì il suo apostolato, in particolare tra i giovani, suscitando innumerevoli vocazioni sacerdotali. Quando fu chiuso il seminario di Guadalajara, ne fondò uno nuovo non arrendendosi mai di fronte alle persecuzioni. Proprio per la sua ostinazione e fede fu fucilato il 25 maggio 1927. Giovanni Paolo II ha canonizzato lui e i suoi compagni nel 2000. I lettori di 
Tempi conoscono bene l’eroica storia dei cristeros messicani, di cui vi abbiamo parlato spesso, anche grazie al film Cristiada, portato in Italia anche grazie al nostro contributo.
Qui di seguito vi riproponiamo uno dei nostri articoli, in cui narravamo la storia dei cristeros.

Il grande merito di Cristiada (For Greater Glory) è quello di narrare un evento altrimenti sconosciuto come la rivolta del popolo cattolico contro le leggi del governo messicano negli anni Venti. In realtà, forti limitazioni del culto e della libertà religiosa erano iniziate nel 1914 quando l’esecutivo aveva già cominciato a perseguitare il clero e a limitare i riti. Fu però il 14 marzo 1926 che la repressione del governo guidato dal presidente Plutarco Elía Callés, detto “El turco”, insignito di prestigiose medaglie dalle logge massoniche, ebbe il suo apice. Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici era del 95 per cento, fece espellere i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi, gli orfanotrofi cattolici, nonché i seminari i cui studenti furono deportati. Abolì molte diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede (persino farsi il segno di croce era rischioso).
Il film di Dean Wright narra la vicenda a partire da questo momento e di ciò che accadde nel paese nei tre anni successivi. È la storia di come un’élite di intellettuali, sacerdoti e laici diede vita il 14 marzo 1925 alla Lega Nazionale per la Difesa religiosa che, dopo gli innumerevoli e vani tentativi di trovare un accordo col presidente, escogitò altri stratagemmi non violenti per opporsi alle sue leggi. Dapprima con una petizione, poi con un boicottaggio delle banche e di tutti i prodotti di Stato che ebbe notevoli effetti (la Banca di Tampico e la Banca inglese fallirono), ma che non fermò le violenze di Callés e dell’esercito.
Fu allora che il Messico insorse e accanto a quell’élite si schierò un popolo che chiedeva solo di poter continuare a professare la propria fede. Questo nel film è mostrato con dovizia di particolari storicamente documentati. Villani, contadini, artigiani equipaggiati inizialmente più di rastrelli che di fucili, riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a una forza governativa militarmente organizzata.
L’esercito dei cristeros era un ben strano esercito. Armati di pistole e croci, si lanciavano in battaglia all’urlo «Viva Cristo rey», parole che apparivano anche sul loro vessillo accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe. Gli storici raccontano che questi zotici dalla fede granitica erano soliti organizzare Messe e confessioni tra una battaglia e l’altra, dandosi il cambio quando erano di vedetta in modo che ognuno potesse dedicare qualche ora all’adorazione eucaristica. I cristeros si facevano il segno della croce prima di ogni scontro e si salutavano così: «Preghiamo per noi e per essi».

Il più grande seminario del mondo

Questo è un particolare rivelatore dell’animo dei cristeros: non combattevano un regime per imporne un altro. La loro non fu una battaglia rivoluzionaria per rovesciare un potere e sostituirlo. La loro fu una guerra per poter continuare a professare pubblicamente quello che erano: cattolici. Tant’è vero che, quando nel 1929 si arrivò a un accordo per il cessate il fuoco, i cristeros, in obbedienza alla Chiesa di Roma, deposero malvolentieri le armi, ben sapendo, come poi accadde, che il governo avrebbe ricominciato a impiccarli ai pali delle luce.
Nella pellicola è mostrata la figura di José Luis Sánchez del Rio, che a 14 anni divenne portabandiera dei cristeros. Catturato e torturato, José si rifiutò di pronunciare la frase: «Muerte a Cristo rey». Ucciso il 10 febbraio 1928 mentre urlava «viva Cristo rey» è stato beatificato nel 2005 da papa Benedetto XVI. Il luogo in cui si tenne la cerimonia è Guadalajara, la città più perseguitata del Messico. Tertulliano ha scritto che «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». Oggi a Guadalajara c’è il più grande seminario del mondo, con oltre 1.200 seminaristi.

Fonte: Tempi, 21.5.2015

mercoledì 20 maggio 2015

20 maggio 325/2015 - 1690° Anniversario dell'apertura del I Concilio di Nicea contro l'empio eresiarca Ario e per la proclamazione della Consustanzialità del Figlio



Cesare Nebbia, Concilio di Nicea, 1590, Biblioteca Apostolica, Città del Vaticano, Roma

Carlo Mannoni, Costantino brucia i libri ariani durante il Concilio di Nicea, XVII sec., Battistero di S. Giovanni in Laterano, Roma


Natalya Klimova, S. Costantino il Grande eguale agli Apostoli, ovvero S. Spiridione di Trimithonte (o Nicola di Myra?) prova al Concilio di Nicea con un miracolo la Divinità del Verbo contro le tesi ariane (c.d. miracolo del mattone),  2012, collezione privata

Il miracolo del Sole a Fatima

Il 13 maggio scorso il prof. Salvatore Canto, un fisico, ha pubblicato un articolo dedicato al miracolo del Sole verificatosi a Fatima il 13 ottobre 1917.
Egli prova a darne una spiegazione fisica e naturale, per giungere alla conclusione che, quand’anche si fosse trattato di un fenomeno “naturale”, Dio, che è il Creatore, ben poteva – come ha fatto – piegare al suo volere le leggi della natura e della fisica di cui Egli ne è, peraltro, l’Autore.  Insomma, quand’anche possa ascriversi – in ipotesi – alla categoria dei fenomeni “naturali”, nondimeno esso deve pur sempre considerarsi davvero miracoloso, visto che ha comportato – considerate le circostanze di tempo e di luogo e la concomitanza con l’evento soprannaturale dell’Apparizione della Vergine – in ogni caso la sospensione, sebbene per pochi minuti, delle ordinarie leggi della fisica e della natura.
Avelino de Almeida
D’altronde dell’evento miracoloso furono testimoni, oltre ai numerosi fedeli raccolti a Cova da Iria, a Fatima, anche chi era lontano diversi chilometri dal luogo e che, quindi, non poteva in alcun modo subire qualsiasi suggestione. A ciò si aggiunga che lo stesso fu riportato dal quotidiano locale, liberale, anticlericale e verosimilmente massonico, O Século, in un celebre articolo, scritto il 13 e pubblicato il 15 ottobre, del redattore capo, Avelino de Almeida, presente al miracolo. Per cui non può dubitarsi che l’evento fu reale e non frutto di suggestione (l’articolo originale può leggersi qui).
L’articolo del prof. Canto è stato rilanciato anche da Chiesa e post concilio.




Il miracolo del Sole a Fatima

Oggi è il 13 maggio festa della Madonna di Fatima. In quell’apparizione avvenne il cosiddetto ‘miracolo del Sole’. Per l’occasione ripubblico un post che ho scritto qualche tempo fa, in cui ho analizzato la cronaca del fatto tentando così di capire se il ‘fenomeno’ possa essere accaduto veramente. La conclusione è stata positiva a causa della scoperta di un indizio importante e cioè del verificarsi di un particolare evento fisico avvertito dai presenti ma finora considerato secondario...
Ecco come andarono le cose:
Sono le 11,30 antimeridiane del 13 ottobre 1917 e da poco è finito un grosso temporale. La Cova di Iria è colma di uomini e donne, credenti, scettici, semplici curiosi, convenuti a decine di migliaia (si stimarono 70.000 persone) da tutto il Portogallo e dalla Spagna. Sono anche presenti autorità civili e religiose, e giornalisti di Lisbona e Oporto. Tutti in attesa dell’ apparizione (la 6^ e ultima) annunciata dai bambini veggenti e del ‘segno’ che sarebbe stato dato.
A mezzogiorno accade l’incredibile. Per 10 minuti il sole è visto roteare, cambiare colore, ‘danzare’ e pulsare, avvicinarsi e allontanarsi dalla sua posizione abituale, fino al momento cruciale in cui sembra cadere sulla folla.
Riporto in nota (1) il resoconto di alcuni dei testimoni presenti e in nota (2) le spiegazioni fornite da alcuni studiosi, ma che per me non sono molto convincenti ... Parlerò invece qui della “spiegazione” che io personalmente mi sono dato, avvertendo in anticipo che con essa non ho la pretesa di affermare che il fenomeno sia veramente avvenuto in tal modo...

Tentativo di spiegazione


Il punto fondamentale secondo me è la testimonianza dell’avverarsi di un fenomeno fisico che non poteva dipendere da illusioni di sorta, e cioè il fatto che nel suo ‘movimento’ il sole tracciò una traiettoria all’interno della quale ci fu un’asciugatura del terreno e dei vestiti precedentemente inzuppati di pioggia.

Infatti nel libro ‘Intervencao extraterrestre em Fatima’ (1982) degli studiosi portoghesi Joaquim Fernandes e Fina D’Armada si sottolinea il notevole fatto che l’asciugamento quasi istantaneo degli abiti e del terreno bagnati per la pioggia non interessarono l’intera Cova da Iria e tutte le 70.000 persone presenti ma furono avvertiti e constatati soltanto da quella parte di folla che al momento del prodigio era entro una fascia di terreno ben delimitata. Tale fascia, larga una settantina di metri e includente il leccio delle apparizioni, attraversava la Cova di Iria da sud a nord, e corrispondeva alla ‘traiettoria’ tracciata dal sole nella fase di massimo avvicinamento al suolo. Questo fatto dimostra da solo che il ‘miracolo’ fu un evento reale. Infatti questa asciugatura e in una zona ben determinata comporta la presenza di una notevole quantità di calore che non può essere certo fornita da suggestione o inganno psichico: l’energia, e il calore è energia, non si crea dal nulla né si distrugge. Questo è il principio fondamentale della Conservazione dell’Energia.
Ecco perciò la mia ’spiegazione’ su come potrebbe essere avvenuto il fenomeno (spiegazione che ovviamente rimane comunque nell’ambito delle ipotesi anche se ‘plausibili’):
È ben noto dall’Ottica geometrica (branca della Fisica) il fenomeno della rifrazione, cioè il cambiamento nella direzione di propagazione della luce quando da un mezzo trasparente, quale l’aria o il vetro o l’acqua, passa in un altro mezzo trasparente (di differente indice di rifrazione). Siccome l’angolo di questa nuova direzione di propagazione dipende anche dalla frequenza della luce considerata, se la luce non è monocromatica si può anche osservare nel processo il fenomeno della ‘dispersione’, cioè la scomposizione della luce nelle sue componenti colorate, così come avviene ad esempio quando la luce passa attraverso le gocce di pioggia e si forma l’arcobaleno o quando attraversa un prisma di vetro. Sulla rifrazione nel passaggio dall’aria al vetro e viceversa è basato l’ingrandimento o il rimpicciolimento delle immagini fornite da una lente di vetro, convergente o divergente che sia. Il fenomeno dipende quindi essenzialmente dal diverso ‘indice di rifrazione’ dei mezzi trasparenti considerati. L’indice di rifrazione può però cambiare anche nelle diverse parti dello stesso mezzo trasparente a causa di variazioni di densità provocate ad esempio da un gradiente di temperatura: infatti così avviene nel fenomeno del miraggio (nell’atmosfera), questo è provocato dal fatto che la luce viene curvata, sino alla condizione di riflessione totale, dalla differente densità dei diversi strati dell’aria causata dalla variazione ‘spaziale’ della temperatura (più alta vicino al suolo, più bassa man mano che si sale). Tipico esempio di questo fenomeno è l’apparire di ‘acqua’ guardando in lontananza l’asfalto nelle giornate molto calde.
Andiamo dunque alla possibile ‘spiegazione’ del ‘miracolo del sole’:
Se io fossi capace di addensare a comando localmente parti di aria, quella che si trova tra me osservatore e il sole, trasformando così l’indice di rifrazione in maniera di avere l’effetto di una lente convergente o di una lente divergente, ecco che vedrei il sole ingrandirsi quasi da ‘farlo cadere sulla terra’ o rimpicciolirsi facendolo quindi ‘allontanare’. Questo sarebbe quindi solo un fenomeno ottico locale (il fenomeno fu osservato solo fino a 20 km di distanza). Inoltre potrei anche ‘pilotare’ la dispersione della luce solare in maniera tale che in dato momento arrivi al suolo una parte colorata della luce anziché un’altra e allora il sole apparirebbe quindi di diversi colori a seconda anche dell’angolo di osservazione … Si spiegherebbe l’asciugarsi dei vestiti in una particolare traiettoria: infatti focalizzando la luce solare potrei aumentare il calore facendo così evaporare l’acqua (il fenomeno durò 10 minuti…). Il sole osservato da zone molto lontane sarebbe ovviamente visto sempre nella sua posizione abituale, così come hanno riferito gli astronomi dell’epoca che non notarono quel giorno niente di anormale nelle loro osservazioni.
Ma chi può avere un dominio sull’aria tale da trasformarne localmente a piacimento e in maniera coordinata l’indice di rifrazione per provocare tali fenomeni ottici? Lascio a chi legge la risposta…(3)

La posizione della Chiesa

Il 13 ottobre 1930 col documento A Divina Providência, il vescovo di Leira José Alves Correia da Silva dichiarò “degne di credito le visioni dei fanciulli nella Cova da Iria”, autorizzando ufficialmente il culto della Madonna di Fatima col titolo di Nossa Senhora de Fátima. Questo ha portato quindi anche al riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa Cattolica della “natura soprannaturale del miracolo del sole”.


P.S. Chissà perché ma mi è venuto in mente il brano del Vangelo in cui Gesù trovandosi con alcuni discepoli nella barca in tempesta comandò al mare e ai venti di calmarsi cosicché si fece grande bonaccia. I discepoli constatato questo prodigio furono presi da spavento e dissero tra loro: ”Chi è costui a cui perfino il mare ed il vento obbediscono?” (Marco 4, 35-41).
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Note

(1) Le testimonianze dei presenti
Il giornalista Avelino de Almeida in un articolo nel giornale di Lisbona “O Século” nell’edizione del 15 ottobre 1917: «COSE FENOMENALI! COME IL SOLE BALLO’ A MEZZOGIORNO A FATIMA [...] Il sole sorge, ma l’aspetto del cielo minaccia temporale. Nuvole nere si ammassano sulla folla di Fatima. [...] Alle dieci il cielo si oscura totalmente e non tarda a piovere una forte pioggia. [...] I fanciulli affermano che la Signora parlò a loro ancora una volta, e il cielo, prima caliginoso, comincia da subito a schiarirsi in alto; la pioggia cessa e si presenta il sole che inonda di luce il paesaggio. [...] L’ora mattutina è la regola per questa moltitudine, che calcoli imparziali di persone colte e di tutto punto rapite come influenza mistica contano in trenta o quaranta mila creature... La manifestazione miracolosa, il segno visibile annunciato sta per essere prodotto - assicurano molti pellegrini... E si assiste a uno spettacolo unico e incredibile per chi non fu testimone di esso. Dalla cima della strada, dove si ammassano i carri e si mantengono molte centinaia di persone, alle quali manca la voglia di mettersi nella terra fangosa, si vede tutta l’immensa moltitudine voltarsi verso il sole, che si mostra libero dalle nuvole, nello zenit. L’astro sembra un disco di argento scuro ed è possibile fissare il disco senza il minimo sforzo. Non brucia, non acceca. Si direbbe realizzarsi una eclissi. Ma ecco che un grido colossale si alza, e dagli spettatori che si trovano più vicini si ode gridare: - Miracolo, Miracolo! Meraviglia, meraviglia! Agli occhi sbalorditi di quel popolo, la cui attitudine ci trasporta ai tempi biblici e che, pallido di sorpresa, con la testa scoperta, fissa l’azzurro (cielo), il sole tremò, il sole ebbe mai visti movimenti bruschi fuori da tutte le leggi cosmiche - il sole ‘ballò’, secondo la tipica espressione dei contadini. José Maria Proença de Almeida Garrett, professore alla facoltà di Scienze naturali dell’università di Coimbra: “Improvvisamente udii il clamore di centinaia di voci e vidi che la folla si sparpagliava ai miei piedi[...] voltava la schiena al luogo dove, fino a quel momento, si era concentrata la sua attesa e guardava verso il sole dall’altro lato. Anche io mi sono rivoltato verso il punto che richiamava lo sguardo di tutti e potei vedere il sole apparire come un disco chiarissimo, con i contorni nitidi, che splendeva senza offendere la vista. Non poteva essere confuso con il sole visto attraverso una nebbia (che non c’era in quel momento) perché non era né velato né attenuato. A Fatima esso manteneva la sua luce e il suo calore e si stagliava nel cielo con i suoi nitidi contorni, come un largo tavolo da gioco. La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare, per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi gli occhi o danneggiare la retina. [Durante questo tempo] il disco del sole non rimase immobile: aveva un movimento vertiginoso [ma] non come lo scintillio di una stella in tutto il suo splendore perché esso girava su se stesso in folli giravolte. Durante il fenomeno solare che ho appena descritto, avvenne anche un cambiamento di colore nell’atmosfera. Guardando verso il sole, ho notato che tutto stava diventando più scuro. Ho guardato prima gli oggetti più vicini e poi ho esteso il mio sguardo ai campi fino all’orizzonte. Vidi ogni cosa assumere il colore dell’ametista. Gli oggetti intorno a me, il cielo e l’atmosfera, erano dello stesso colore. Ogni cosa, sia vicina che lontana era cambiata, assumendo il colore di un vecchio damasco giallo. Sembrava che la gente soffrisse di itterizia e io ricordo di aver provato un senso di divertimento vedendo le persone sembrare così brutte e sgradevoli. La mia stessa mano era di tale colore. Poi, improvvisamente, si udì un clamore, un grido di angoscia prorompere da tutti. Il sole, roteando selvaggiamente, sembrò staccarsi all’improvviso dal firmamento e, rosso come sangue, avanzare minacciosamente verso la terra come per schiacciarci con il suo peso immenso e ardente. Durante quei momenti provai una sensazione veramente terribile. Tutti i fenomeni che ho descritto furono da me osservati in uno stato d’animo calmo e sereno, senza alcun disturbo emotivo. Interpretarli e spiegarli è compito di altri. Debbo dichiarare infine che mai, prima o dopo il 13 ottobre [1917] ho assistito a simili fenomeni atmosferici o solari”. Manuel Nunes Formigão, sacerdote professore del seminario di Santarem:
“Le nuvole si aprirono e il sole al suo zenit apparve in tutto il suo splendore. Iniziò a girare vertiginosamente sul suo asse, come il più magnifico fuoco d’artificio che si possa immaginare, assumendo tutti i colori dell’arcobaleno e lanciando bagliori di luce multicolore. Questo sublime e incomparabile spettacolo, che si è ripetuto per 3 volte, è durato per circa 10 minuti. L’immensa moltitudine, sopraffatta dall’evidenza di tale tremendo prodigio, si gettò in ginocchio”. Joaquim Maria Lourenço, che si trovava a Alburitel, 18 km da Fatima: “Mi sento incapace di descrivere ciò che vidi. Guardai fissamente il sole che sembrava pallido e non feriva gli occhi. Sembrava una palla di sole girante su se stessa. Improvvisamente sembrava scendere a zig-zag minacciando la terra. Terrorizzato, corsi e mi nascosi tra la folla, la quale stava piangendo e aspettava la fine del mondo come imminente”».


(2) Possibili spiegazioni naturali fornite da alcuni studiosi...
Alcuni studiosi contemporanei hanno proposto ipotesi naturali per spiegare l’accaduto. Secondo Kevin McClure, contrariamente a quanto riportato da De Marchi, vi è una notevole disparità nei resoconti dei testimoni: ad esempio, il movimento è descritto da taluni come a zig-zag e da altri come rotatorio; il colore è alternativamente rosso-giallo-porpora o grigio-blu. Inoltre, sempre secondo McClure, solo meno della metà delle persone coinvolte avrebbe visto il sole danzare e roteare nel cielo, staccarsi da esso, cadere sulla terra e tornare su al suo posto. Nel 1989 Stuart Campbell affronta con un articolo nel Journal of Meteorology l’ipotesi di presenza di polvere nella stratosfera; il fenomeno è descritto anche da Paul Simons in un articolo sul Times del 2005. Nel 1993 Joe Nickell, collaboratore del CSICOP (associazione omologa all’italiana CICAP) studia la possibile presenza di un fenomeno noto come paraelio: per motivi di rifrazione ottica, in determinate condizioni atmosferiche, il disco solare può apparire affiancato a circa 22 gradi da una o due immagini speculari. Il fenomeno è però statico e non contemplerebbe movimenti del disco solare. Secondo Joe Nickell, una temporanea distorsione dell’immagine sulla retina causata dalla prolungata esposizione alla luce può comunque provocare l’illusione di un movimento. Secondo lo studioso, si trattò quindi “verosimilmente di una combinazione di fattori, includenti fenomeni ottici e meteorologici (il sole è stato visto attraverso un sottile strato di nubi, facendolo apparire come un disco argenteo; una variazione dello spessore delle nubi ne ha causato variazioni nella luminosità, facendolo apparire avanzante o retrocedente; polvere o umidità in sospensione hanno causato la variazione di colore della luce solare; e/o altri fenomeni)". Queste ‘spiegazioni naturali’ a me appaiono deboli. A mio parere infatti sono una specie di arrampicamento sugli specchi da parte di studiosi che in realtà non sanno dare una spiegazione veramente credibile del fenomeno...

(3) Un’altra possibile spiegazione potrebbe essere la ‘creazione’ di una ‘distorsione’ temporanea nello spazio-tempo, così come spiegato nella Relatività Generale, tale da formare una cosiddetta ‘lente gravitazionale’ nello spazio occupato dall’atmosfera, così come succede in alcune parti dell’Universo a causa dalla presenza di intensi campi gravitazionali. Ma a ben vedere pur non esistendo nulla di impossibile a Dio, e considerando quindi che Lui può avere perfetto dominio anche sulla struttura dello Spazio-tempo e cambiarla a piacere, questa spiegazione alternativa mi sembra ad intuito meno semplice e quindi un po’ meno probabile di quella ‘ottica’.

martedì 19 maggio 2015

Immagini del Pontificale del Card. Burke a Trieste, Chiesa della Beata Vergine del Rosario, 17 maggio 2015
















  



Fonte: Il Piccolo, 18.5.2015 (fotoservizio di Andrea Lasorte). Qui la cronaca dell'evento. Qui si è dato rilievo all'evento.

Croci abbattute dall’Iraq, alla Cina, alla Francia. L’iniquità dilaga, Gesù l’aveva predetto

Avevamo già parlato dell’ondata di odio verso i simboli della fede cristiana sia in Europa sia al di fuori di essa (v. qui e, da ultimo, qui).
È solo notizia di questi giorni della studentessa di Terni aggredita da un suo compagno di scuola perché a causa della Croce che aveva al collo e che non voleva togliere (v. qui, qui, quiqui, quiqui, nonché l'articolo di Riccardo Cascioli), o gli insulti ai cattolici durante la processione della Vergine da parte di un gruppo di immigrati islamici (v. qui e qui), o ancora la reprimenda ricevuta da una classe studentesca perché, desiderando un Crocifisso in aula, l’hanno disegnato sulla parete e, per questo, sono stati puniti dall’istituzione scolastica (v. qui e qui).
All’estero non può trascurarsi la vicenda della statua di Giovanni Paolo II, che un tribunale ha ordinato di rimuovere perché contraria alla laicità. Curioso è che quest’effige si è offerta di ospitarla una città ungherese (v. qui).
C’è poco da fare …. quando si eliminano i simboli cristiani, altri hanno il sopravvento. Se si rifiuta il giogo dolce e soave del Signore, altri gioghi, molto più pesanti, ci aspettano. Del resto la storia e la Scrittura insegnano. I Giudei che rifiutarono il Cristo quale loro re, preferendo in sua vece Cesare, come finirono? Dopo pochi anni, proprio l’imperatore romano distrusse il Tempio e Gerusalemme, gettando l’abominio della desolazione sul monte Sion. Nolumus hunc regnare super nos! Non habemus regem nisi Caesarem! Rifiutarono Cristo quale loro Re ed il suo Regno. Ma Cristo regnò e regna malgrado i suoi nemici e lo fece, lo fa e lo farà mediante la sua giustizia. Verumtamen inimicos meos illos, qui noluerunt me regnare super se, adducite huc: et interficite ante me (Luc. 19, 27).

Croci abbattute dall’Iraq, alla Cina, alla Francia.
L’iniquità dilaga, Gesù l’aveva predetto

di Renato Farina

Com’è dura però non far raffreddare l’amore


Cose di democrazia, diritti, giudici e politici premono perché ci si scriva sopra. E lo farò, sono ligio ai doveri. Eppure mi pare tutto distrazione, intervallo per la merendina, rispetto al grande tema. Da russo anarchico e furibondo di sentimenti in questo spazio dove faccio quello che mi pare, prima di tirar su il muro del mio gulag in cui rinchiudere quattro stupide parole, in questa dittatura delle cazzate, dico l’unica cosa che preme quando esco dalle proporzioni fasulle del bene e del male di questo tempo accidioso.
La notizia permanente, la casa che brucia adesso, è la persecuzione dei cristiani, cioè la persecuzione di Cristo. Ovvero. La persecuzione di Cristo, cioè la persecuzione dei cristiani. Finché c’è persecuzione di Cristo vuol dire che è vivo adesso. Finché è ucciso, vuol dire che risorge ora. Ma intanto ricordiamolo, stringiamoci intorno al Signore che sono quei nostri fratelli. Francesco insiste ogni giorno nella denuncia. Seguiamolo.
In Cina ora hanno stabilito di estirpare le croci dai campanili e dalle cupole, come ha già fatto il Califfo a Mosul e a Raqqa. Così come in Francia, a Rennes, estirpano la statua di Giovanni Paolo II dato che è diventato santo, e potrebbe rompere l’equilibrio infame della laicità su cui si regge la République. Avrei una proposta. Mettetegli in testa un cappello d’asino, a Karol Wojtyla, incidetegli una svastica sulla fronte: in questo modo diventerebbe una statua satirica, e la satira è sacra, ma nello stesso tempo anche laica, dunque nessuno avrà nulla da dire, e potremo pur pregare sotto la statua, ovviamente specificando che è una parodia dissacrante, e ce lo lasceranno fare. O mangeranno la foglia?

La Sua carezza al persecutore

Sono arrivato alla tesi estrema, che è meglio la bestemmia della condanna all’invisibilità. E beninteso questa invisibilità non è una congiura degli atei, ma il compromesso voluto dai cristiani di etichetta, i quali espellono Cristo dagli ambiti della loro vita, per avere il permesso di coltivarne il santino innocuo a latere, come quei giudici di tribunale che non contano niente, sono a latere, non rompono.
Di certo Gesù di Nazaret non è mai stato così tanto odiato. Non la sua figura antica, quella con il dovuto maquillage piacerà sempre, ma quella di Lui che è adesso presente e insopportabilmente vivo. E cammina per strada con le facce spesso da pirla dei cristiani, che senz’altro qualche spazzolata se la meritano. Ma qualche volta Cristo è offeso e maciullato perché i volti che lo rendono presente adesso – gli occhi di un bambino davanti all’Ostia, di una madre vecchia e pietosa – sono insopportabili. Dicono quei bambini e quelle madri, e tanti come loro dappertutto sul pianeta, che l’umano è sin d’ora nella sua pienezza. Non domani, alla fine della conquista islamica o al culmine del progresso della medicina e della genetica, ma ora, nel dolore schizzato di escrementi; ma adesso, divinamente .
Accadono cose sorprendenti, anche. Ed ora alcuni dismettono la loro persecuzione, come Raúl Castro, il quale senza dichiarare il minimo pentimento per i dissidenti cristiani incarcerati e fucilati, ora, forse, siccome le parole del Papa gli aggradano, minaccia di mettersi a pregare. E sono belle notizie. Come no? Avete colto un certo sarcasmo, suppongo. Eppure sbaglio. Non sappiamo come si fa largo lo Spirito, né come e quando scatti il «Domine non sum dignus, Deo gratias». Bisogna respingere la tentazione che dinanzi alla persecuzione si debba odiare o diventare gelosi della propria fede, come se fosse più preziosa della carezza di Cristo a un persecutore che dice: però, magari.
Valgano la parole del Risorto nel Vangelo: «Per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà» (Matteo 24,12). Per favore, il dilagare dell’iniquità non ci faccia raffreddare l’amore, la gratitudine, il perdono. E i magistrati, il diritto, la giustizia, la democrazia? La prossima volta.

Fonte: Tempi,18.5.2015 

domenica 17 maggio 2015

“Porro erga sanctíssimum Eucharístiæ sacraméntum diffícile dictu est quam ardénti tenerétur devotiónis afféctu; quem defúnctus étiam in cadávere retinére visus est, dum, jacens in féretro, ad sacræ Hóstiæ elevatiónem bis óculos reserávit et clausit, magna ómnium, qui áderant, admiratióne” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI PASCHALIS BAYLON, RELIGIOSI ORDINIS SANCTI FRANCISCI ET CONFESSORIS


San Pasquale Baylon Yubero, Serafico in ardore  (Dante, Paradiso, XI, 37. Quest’espressione si applica a san Francesco d’Assisi nel testo della Divina Commedia, ma può ben applicarsi pure al nostro santo odierno), morto il giorno di Pentecoste del 1592, continuò davvero la tradizione agiografica dell’Ordine dei Minori, e meritò di essere considerato come uno dei più illustri modelli della devozione al Santissimo sacramento. Si può applicargli questo versetto del Salmista: Cor meum et caro mea exultaverunt in Deum vivum (Sal. 84 (83), 3); poiché, anche dopo la sua morte, il suo corpo trasalì ed i suoi occhi si aprirono in un atto di adorazione, quando, alla messa delle sue esequie, il sacerdote alzò la santa Ostia.
La sua festa risale ai tempi di Pio VI. La messa è del Comune: Os justi, salvo la prima colletta che è propria.
A Roma, due chiese portano il nome di quest’umile fratello laico, che la Santa Sede ha dichiarato celeste Patrono di tutti i congressi e le assemblee eucaristiche. La prima di queste chiese si erge presso il titulus Callisti; essa era originariamente dedicata ai Quaranta Martiri di Sebaste, ma verso il 1735, gli Alcantarini spagnoli vi unirono, dandogli la precedenza, il nome del loro celebre compatriota (Cfr. Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 663; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, p. 427). Questa chiesa è nota anche come chiesa delle zitelle, in quanto il nostro Santo sarebbe protettore delle fanciulle e delle donne in cerca di marito.
La seconda chiesa si trova presso la basilica di Santa Cecilia, sulla via Anicia, ed una casa religiosa vi è annessa, nella quale le fanciulle si preparavano alla prima Comunione (Mariano Armellini, op. cit., p. 683).
Come la calamita attira il ferro così Gesù Eucarestia attira le nostre anime. Una forza irresistibile ci spinge incessantemente verso il tabernacolo, non potendo trovare riposo altrove che ai piedi del Re di gloria, nascosto per amor nostro sotto i veli dell’Ostia.

Juan Antonio de Frias y Escalante, Apparizione dell'Eucaristia a S. Pasquale mentre pascolava le pecore, XVII sec., collezione privata

Jerónimo Jacinto de Espinosa, S. Pasquale Baylon adora l’Eucarestia, XVII sec., Museu Nacional d’Art de Catalunya, Barcellona

François Claude, S. Pasquale adora l'Eucaristia, XVII sec., Metropolitan Museum of Art, New York

Giovanni Battista Tiepolo, Visione di S. Pasquale Baylon, 1767-69, Museo del Prado, Madrid


Giovanni Battista Tiepolo, Visione dell’Eucarestia di S. Pasquale Baylon, 1767, Courtauld Institute of Art, Londra

Claudio Ridolfi, Crocifisso con i SS. Giacomo della Marca, Francesco d’Assisi, Caterina da Siena e Diego, Chiesa Santa Croce, Ostra vetere


Bernardo López Piquer, S. Pasquale Baylon adora l’Eucarestia, 1811, Museo de Bellas Artes San Pio V (Museu Sant Pius V), Valencia

sabato 16 maggio 2015

Immagini per meditare: la liturgia, opera della SS. Trinità

Michele Damasceno, Divina Liturgia, Θεία Λειτουργία, XVI sec., Museo delle Icone e delle Sacre Reliquie dell'Arcidiocesi di Creta, Candia

«La santità parla arabo». Domenica saranno canonizzate Marie e Mariam, «speranza per la Terra Santa»

Delle due prossime sante arabo-cristiane, originarie che saranno canonizzate domani nella domenica nell’Ottava dell’Ascensione, abbiamo già avuto modo di parlare in passate occasioni (v. qui e qui) e la cui santità ha ancora oggi molto da dirci .... soprattutto riguardo alla testimonianza di martirio data da tanti cristiani nelle terre del sedicente califfato (v. da ultimo qui).
Oggi, memoria di S. Giovanni Nepomuceno, presbitero e martire, rilanciamo questo contributo tratto da Tempi.



Jan Brokoff, Statua di S. Giovanni Nepomuceno, 1683, Ponte Carlo, Praga

Luogo del parapetto da cui fu martirizzato S. Giovanni Nepomuceno, Ponte Carlo, Praga


Lorenzo Mattielli, Martirio di S. Giovanni Nepomuceno con la Madre di Dio, Chiesa di S. Pietro (Peterskirche), Vienna

Giuseppe Maria Crespi, Sacramento della confessione ovvero la regina di Boemia si confessa da S. Giovanni Nepomuceno, 1742, Pinacoteca, Torino

Ignaz Stern, S. Giovanni Nepomuceno, collezione privata


Pompeo Batoni, S. Giovanni Nepomuceno dinanzi alla Vergine col Bambino, 1743 circa, Pinacoteca vaticana, Città del Vaticano, Roma

«La santità parla arabo». Domenica saranno canonizzate Marie e Mariam, «speranza per la Terra Santa»

di Leone Grotti

Mariam venne perseguitata perché cristiana. Quando un musulmano le ordinò di convertirsi all’islam, rispose: «Musulmana io? Mai! Sono figlia della Chiesa cattolica». Lui la sgozzò ma lei non morì


Domenica 17 maggio, a Roma, papa Francesco canonizzerà due sante provenienti dalla Palestina: la beata madre Marie Alphonsine e la beata Mariam Baouardy. Si tratta delle prime due persone di questa terra araba martoriata a diventare sante nell’era moderna. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha commentato entusiasta: «Mariam e Marie dimostrano che in questa terra straziata dalla violenza la santità è possibile. È come se, con il loro esempio, ci dicessero: sì, la Terra Santa può essere feconda e può dare frutti di santità».

DONNE ARABE. Entrambe sono vissute nella metà dell’Ottocento. Madre Marie Alphonsine è nata a Gerusalemme il 4 ottobre 1843. A 17 anni vestì l’abito delle suore di San Giuseppe ma a Betlemme le apparve la Madonna e le chiese di fondare una congregazione locale, con il nome di Suore del Rosario, riservata a donne arabe. La Congregazione, nata nel 1880, esiste ancora. La beata ha speso la sua vita per i poveri e per l’educazione.

RIFIUTO DELLE NOZZE. Mariam Baouardy è nata in un piccolo villaggio vicino a Nazaret il 5 gennaio 1846 e a 19 anni è entrata nel Carmelo di Pau, sui Pirenei francesi. Rimasta orfana, venne adottata da uno zio, che la portò con sé ad Alessandria d’Egitto, dove cercò di maritarla a 13 anni secondo l’usanza. Ma lei si ribellò e dopo aver litigato con un sacerdote e un vescovo, venne rinchiusa in casa dagli zii come una schiava, per punirla del suo rifiuto. Per cercare aiuto dal fratello, che viveva ancora in Palestina, si recò da un musulmano che sapeva in procinto di partire per Nazaret per consegnargli una lettera.

«MUSULMANA IO? MAI». Questo, dopo aver sentito il suo racconto, si irritò e le ordinò di convertirsi all’islam. Lei rispose: «Musulmana io? Mai! Sono figlia della Chiesa cattolica e spero di restare tale per tutta la vita». Innervosito dalla risposta, l’uomo le tagliò la gola con una scimitarra. Credendola morta, Mariam fu avvolta in un lenzuolo e depositata in un’oscura stradina. Cosa accadde poi, lo rivelò molti anni dopo lei stessa: come in un sogno le sembrò di essere in Paradiso, dove rivide i suoi genitori e dove una voce le disse: «Il tuo libro non è ancora tutto scritto».

«UN DIO CI DEVE ESSERE». Risvegliatasi, si era trovata in una grotta assistita e curata da una giovane donna, che come una suora portava un velo azzurro. Dopo circa quattro settimane, quella donna l’aveva condotta alla chiesa dei Francescani lasciandola lì. Maria Baouardy raccontò sempre che per lei era la Vergine che l’aveva curata e mostrava la lunga cicatrice che le attraversava il collo. In effetti, 16 anni dopo, un celebre medico non credente che l’aveva visitata, constatò che le mancavano alcuni anelli della trachea, e disse: «Un Dio ci deve essere, perché nessuno al mondo, senza un miracolo, potrebbe vivere dopo una simile ferita». Mariam tornò poi in Palestina, dove fondò il Carmelo di Betlemme, prima di morire a 32 anni.

«SANTITÀ PARLA ARABO». Uno dei miracoli attribuiti alla beata Mariam dopo la morte è la guarigione di un bambino di Siracusa. «Questo dimostra che le nuove sante intercedono non solo per la Terra Santa, ma per tutta la Chiesa», commenta a Aid to the Church in Need William Shomali, vescovo ausiliario responsabile per i territori palestinesi. «Queste due sante danno speranza a tutti i cristiani della Terra Santa. Soprattutto migliorano l’immagine del nostro popolo, mostrando che possiamo produrre anche santi, non solo terroristi». «La santità – conclude – parla arabo, sono arabe, ma sono sante per tutti. Andremo a Roma per celebrare ma anche per pregare perché si ricordino di noi, e lo faranno».