Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 3 agosto 2018

Il Magistero della Chiesa v/ il "magistero" di Bergoglio. Chi dei due ha ragione???


Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo” (Gen. 9, 6).

I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l’autorità? Fa il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male” (Rm. 13, 3-4).

Articoli per approfondimenti sul tema:

S. Skojec, Heresy in the Catechism. Wolf in the Vatican. No Shepherds in Sight, in Onepeterfive, Aug. 2nd, 2018, nonché, in trad. spagnola, Herejía en el Catecismo. El lobo en el Vaticano. No hay Pastores a la vista, in Adelante de la Fe, 3.8.2018;

Id., Pope Francis Is Wrong about the Death Penalty. Here’s Why, in Onepeterfive, Aug. 2nd, 2018, nonché, in trad. spagnola, Por qué se equivoca el Papa con lo de la pena de muerte, in Adelante de la Fe, 3.8.2018;

Id., With Catechism Change, An Opening of Pandora’s Box, in Onepeterfive, Aug. 3, 2018;

St. Alphonsus: “... The public authority is given the power to kill wrongdoers, and that not unjustly ...”, in Rorate caeli, Aug. 3, 2018;

What was black is now white: Pope “changes Catechism” to declare death penalty “inadmissible in all cases”ivi, Aug. 2nd, 2018, in trad. spagnola, Lo que era negro ahora es blanco: el Papa altera el Catecismo para declarar que la pena de muerte es «inadmisible», in Adelante de la Fe, 2.8.2018;

Francisco: “La pena de muerte es contraria al Evangelio”ivi;

A. Caponneto, La pena de muerte. El anunciado fariseísmo de Bergoglioivi, 3.8.2018;

P. Kwasniewski, Pope’s change to Catechism contradicts natural law and the deposit of Faith, in Lifesitenews, Aug. 2, 2018;

Id., Pope’s change to Catechism is not just a prudential judgment, but a rejection of dogmaivi, Aug. 3, 2018;

Id., Catholic professor: Why I can never teach Pope Francis’ new teaching on death penalty, ivi, Oct. 3, 2018;

D. Warren, Not even the Borgia Popes tried to ‘revise’ Church teachingivi, Aug. 3, 2018;

R. De Mattei, Whoever says death penalty is evil in itself ‘falls into heresy’: Church historianivi; in trad. spagnola, La licitud de la pena de muerte es una verdad de fe católica, in Adelante de la Fe, 3.8.2018; nonché, in trad. it. La liceità della pena di morte è una verità di fede cattolica, in Corrispondenza romana, 6.8.2018 ed in Chiesa e postconcilio, 16.8.2018;

Id., Is the Death Penalty Intrinsically Evil?, in The Remnant Newspaper, Aug. 4, 2018;

C. A. Ferrara, Killing Capital Punishment: Francis vs. the Catholic Churchivi, Aug. 2, 2018;

S. Hertz, The Death Penalty, Instituted by God Himself (The Biblical Basis for Catholic Teaching on Capital Punishment)ivi, Aug. 6, 2018;

D. Montagna, Pope Francis changes Catechism to declare death penalty ‘inadmissible’, in Lifesitenews, Aug. 2, 2018;

Id., Priests: Why we’re urging Cardinals to challenge Pope Francis on death penalty, ivi, Aug. 15, 2018;


Id., 75 clergy, scholars appeal to Cardinals: Urge Francis to ‘withdraw’ death penalty teaching, ivi;

D. Hitchens, Academics appeal to cardinals: advise Pope to withdraw ‘scandalous’ Catechism change, in Catholic Herald, Aug. 15, 2018


D. Cummings McLean, ’Doctrinal error’: Catholics react to Pope Francis’ new teaching against death penalty, in Lifesitenews, Aug. 2, 2018;

Id., LGBT ‘Catholic’ groups: If Pope can reverse Church teaching on death penalty, why not homosexuality?ivi, Aug. 3, 2018;

Id., Pope’s new teaching against death penalty is ‘break’ with Catholic teaching: EWTN panelivi;

M. Pakaluk, Cardinal Dulles's Dubia, in First Things, Aug. 8, 2018;

E. Feser, Pope Francis and capital punishmentivi, Aug. 3, 2018;

D. Hitchens, The Catechism and the death penalty: are Catholics right to be worried?, in Catholic Herald, Aug. 4, 2018;

Id., The new Catechism text on the death penalty will damage the Church, ivi, Aug. 8, 2018;

Pena di morte, lo spirito di Pannella muta il Catechismo, in LNBQ, 3.8.2018

R. Cammilleri, I santi impiccati: quando la pena di morte è via di santitàivi, 4.8.2018;

T. Scandrogno, Assoluti morali: esce l’adulterio, entra la pena di morteivi, 5.8.2018;

Cambio sulla pena di morte, reazione a catenaivi, 7.8.2018;

S. Paciolla, Il Catechismo, la pena di morte ed il debole concetto di: “Per molto tempo…, ma oggi…”, in Blog di Sabino Paciolla, 5.8.2018;


La pena di morte - Vittorio Messori, in Chiesa e postconcilio, 12.8.2018


Appello ai Cardinali di Santa Romana Chiesa. Errore del papa sulla pena di morte, ivi, 16.8.2018.

In generale, sulla legittimità della pena capitale, v. la serie di articoli di Radiospada dedicati al tema; nonché il breve saggio di don Tranquillo, Dottrina sulla pena di morte, modernismo e Papa Francesco, in FSSPX, 2.8.2018. Cfr., sempre sulla questione della legittimità della pena capitale, A. Card. Dulles, Catholicism & capital punishment, in First Things, Apr. 2001, trad. it. Card. Avery Dulles s.j.: “La pena di morte non è di per sé una violazione del diritto alla vita”, in Blog di Sabino Paciolla, 3.8.2018, nonché in Chiesa e postconcilio, 3.8.2018.

domenica 1 ottobre 2017

Pensieri su Lutero a confronto ..... Foglietto domenicale versus due Santi .... ed il magistero della Chiesa

Foglietto liturgico "La Domenica" di domenica 1.10.2017

Immagine goliardica della "canonizzazione" de facto dell'eresiarca tedesco da parte della neo-chiesa. V. blog Opportune Importune, 3.12.2016

Aforismi già pubblicati:



Sugli errori del foglietto domenicale, l'insegnamento infallibile e perenne della vera Chiesa e dell'autentico Magistero:



domenica 3 settembre 2017

Il vero volto di S. Pio X

È poco noto, ma Giovanni XXIII, il “papa buono”, non nutriva molte simpatie per S. Pio X così come per Pio XII e per S. Pio da Pietrelcina, provando invece grande venerazione per don Primo Mazzolari.
Indro Montanelli, infatti, raccontando della sua intervista a papa Roncalli, nel marzo 1959, per conto del Corriere della sera, così rammentava: «Allora, quando lui mi disse “in quell’occasione venni a Roma e fui ricevuto da papa Sarto”, io feci quasi automaticamente: “È un santo…”, e lui, mi ricordo, replicò e di scatto dette un colpo sul bracciolo della sua sedia: “Ma quale santo!”» (Giovanni Cubeddu, La Chiesa che ho conosciuto, Intervista a Indro Montanelli, in 30Giorni, 2000, fasc. n. 7-8).
Eppure dopo pochi giorni dall’intervista, nella primavera di quell’anno, Giovanni XXIII permise di soddisfare la promessa dell’allora papa Sarto, che cioè, vivo o morto, sarebbe tornato a Venezia. Il video (v. qui), che mostra la partenza in treno per Venezia dell’urna col corpo di S. Pio X, ci consegnano le immagini di un Giovanni XXIII dal volto insolitamente tirato, quasi forzato; un atteggiamento insolito per il “papa buono” così come ce l’ha consegnato la vulgata popolare.
Ma c’è un motivo di quest’antipatia di papa Giovanni verso S. Pio X. Papa Sarto ingaggiò, come noto, una lotta senza quartiere nei confronti del modernismo, del quale un esponente significativo in Italia fu Ernesto Buonaiuti, del quale il Roncalli fu grande ed intimo amico. In effetti, don Angelo insegnava all’Apollinare utilizzando le dispense dell’amico già in odore di eresia (cfr. Gianni Gennari, Quel modernista amico di papa Giovanni, in Vatican Insider, 4.10.2013). Del resto, il Buonaiuti (v. foto a sinistra in abiti sacerdotali) fu assistente del giovane don Angelo nella sua prima messa celebrata, nell’estate del 1904, a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto (10 agosto 1904).
È poco noto, ma proprio di questa amicizia tra Giovanni XXIII e l’eretico Bonaiuti ne parlava Giulio Andretti, nel famoso libro I quattro del Gesù (Rizzoli, Milano 1999), raccontando come un gruppetto di quattro seminaristi irrequieti (don Giulio Belvederi – zio della moglie di Andreotti -, don Ernesto Buonaiuti, don Alfonso Manaresi – che abbandonò lo stato clericale – e don Angelo Roncalli), che, agli inizi del ‘900, si incontravano, presso la chiesa romana del Gesù, con puntualità maniacale “tale da poterci regolare gli orologi” (come ricordava Andreotti riportando la testimonianza di un custode della chiesa del Gesù) per discorrere tra loro con una certa animazione di quelle che sarebbero poi divenute le novità del futuro Concilio Vaticano II. Andreotti riferiva poi, che, ricevuto dall’allora papa Roncalli, questi gli previde che molte di quei progetti degli allora quattro giovani seminaristi sarebbero stati poi “costituzionalizzati” dall’assise conciliare: Concilio che, di lì a tre giorni, il papa avrebbe annunciato nella Basilica di S. Paolo fuori le mura (ivi, pp. 103 ss.). Qualche anno prima, sempre Andreotti, avendo incontrato l’allora Patriarca di Venezia Roncalli, gli chiese della santità di papa Sarto. Il patriarca Roncalli diede una risposta … diplomatica: «Giuseppe Sarto, indipendentemente dal riconoscimento solenne sopravvenuto, era un santo integrale. Fare il Papa non è mai facile, ma Pio X si trovò a guidare la Chiesa in una congiuntura tra le più difficili; e fu obbligato, tenendo fermo il timone, anche a infliggere qualche punizione oggettivamente non del tutto meritata» (ivi, pp. 122 ss.). Insomma, per Giovanni XXIII, S. Pio X era santo … con alcune riserve … . Il Santo papa Sarto era stato, dopotutto, il martello dei modernisti e tra quelli che cominciarono ad essere colpiti vi era l’amico di papa Roncalli.
Per questo motivo sono facilmente intuibili le ragioni di stizza manifestate ad Indro Montanelli nel marzo 1959 … .
Riproponiamo, quindi, un contributo del prof. De Mattei.

Cartolina di S. Pio X in occasione del Congresso eucaristico di Madrid del 1911





IN MEMORIAM: il vero volto di san Pio X

di Roberto de Mattei


Cento anni dopo la sua morte la figura di san Pio X si erge dolente e maestosa, nel firmamento della Chiesa. La tristezza che vela lo sguardo di Papa Sarto nelle ultime fotografie, non lascia solo intravedere le catastrofiche conseguenze della guerra mondiale, iniziata tre settimane prima della sua morte. Ciò che la sua anima sembra presagire è una tragedia di portata ancora maggiore delle guerre e delle rivoluzioni del Novecento: l’apostasia delle nazioni e degli stessi uomini di Chiesa, nel secolo che sarebbe seguito.
Il principale nemico che san Pio X dovette affrontare aveva un nome, con cui lo stesso Pontefice lo designò: modernismo. La lotta implacabile al modernismo caratterizzò indelebilmente il suo pontificato e costituisce un elemento di fondo della sua santità. «La lucidità e la fermezza con cui Pio X condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo – affermò Pio XII nel discorso di canonizzazione di Papa Sarto – attestano in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di santo (…)».
Al modernismo, che si proponeva «un’apostasia universale dalla fede e dalla disciplina della Chiesa», san Pio X opponeva un’autentica riforma che aveva il suo punto principale nella custodia e nella trasmissione della verità cattolica. L’enciclica Pascendi (1907),con cui fulminò gli errori del modernismo, è il documento teologico e filosofico più importante prodotto dalla Chiesa cattolica nel XX secolo. Ma san Pio X non si limitò a combattere il male nelle idee, come se esse fossero disincarnate dalla storia. Egli volle colpire i portatori storici degli errori, comminando censure ecclesiastiche, vigilando nei seminari e nelle università pontificie, imponendo a tutti i sacerdoti il giuramento antimodernista.
Questa coerenza tra la dottrina e la prassi pontificia suscitò violenti attacchi da parte degli ambienti cripto-modernisti. Quando Pio XII ne promosse la beatificazione (1951) e la canonizzazione (1954), Papa Sarto fu definito dagli oppositori estraneo ai fermenti rinnovatori del suo tempo, colpevole di aver represso il modernismo con metodi brutali e polizieschi. Pio XII affidò a mons. Ferdinando Antonelli, futuro cardinale, la redazione di una Disquisitio storica dedicata a smontare le accuse rivolte al suo predecessore sulla base di testimonianze e di documenti,. Ma oggi queste accuse riaffiorano perfino nella “celebrazione” che l’“Osservatore Romano” ha dedicato a san Pio X, per la penna di Carlo Fantappié, proprio il 20 agosto, anniversario della sua morte.
Il prof. Fantappié recensendo sul quotidiano della Santa Sede, il volume di Gianpaolo Romanato Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (Lindau, Torino 2014), nella sua preoccupazione di prendere le distanze dalle «strumentalizzazioni dei lefebvriani», come scrive in maniera infelice, utilizzando un termine privo di qualsiasi significato teologico, arriva ad identificarsi con le posizioni degli storici modernisti. Egli attribuisce infatti a Pio X, «un modo autocratico di concepire il governo della Chiesa», accompagnato «da un atteggiamento tendenzialmente difensivo nei confronti dell’establishment e diffidente nei riguardi degli stessi collaboratori, della cui fedeltà e obbedienza non di rado dubitava»Ciò«fa comprendere anche come sia stato possibile che il Papa abbia sconfinato in pratiche dissimulatorie o esercitato una particolare sospettosità e durezza nei confronti di taluni cardinali, vescovi e chierici. Avvalendosi delle indagini recenti sulle carte vaticane, Romanato elimina definitivamente quelle ipotesi apologetiche che cercavano di addebitare le responsabilità delle misure poliziesche agli stretti collaboratori anziché direttamente al Papa». Si tratta delle medesime critiche riproposte qualche anno fa, in un articolo dedicato a Pio X flagello dei modernisti, da Alberto Melloni, secondo cui «le carte ci consentono di documentare l’anno con cui Pio IX era stato parte cosciente ed attiva della violenza istituzionale attuata dagli antimodernisti» (“Corriere della Sera”, 23 agosto 2006).
Il problema di fondo, non sarebbe «quello del metodo con cui fu represso il modernismo, bensì quello della opportunità e validità della sua condanna». La visione di san Pio X era “superata” dalla storia, perché egli non comprese gli sviluppi della teologia e dell’ecclesiologia del Novecento. La sua figura in fondo ha il ruolo dialettico di un’antitesi rispetto alla tesi della “modernità teologica”. Perciò Fantappié conclude che il ruolo di Pio X sarebbe stato quello di «traghettare il cattolicesimo dalle strutture e dalla mentalità della Restaurazione alla modernità istituzionale, giuridica e pastorale».
Per cercare di uscire da questa confusione possiamo ricorrere ad un altro volume, quello di Cristina Siccardi, appena pubblicato dalle edizioni San Paolo, con il titolo San Pio X. Vita del Papa che ha ordinato e riformato la Chiesa, e con una preziosa prefazione di Sua Eminenza il cardinale Raymond Burke, prefetto del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica.
Il cardinale ricorda come fin dalla sua prima Lettera enciclica E supremi apostolatus del 4 ottobre 1903, san Pio X annunciava il programma del suo pontificato che affrontava una situazione nel mondo di confusione e di errori sulla fede e, nella Chiesa, di perdita della fede da parte di molti. A questa apostasia egli contrapponeva le parole di san Paolo: Instaurare omnia in Christo, ricondurre a Cristo tutte le cose. «Instaurare omnia in Christo – scrive il cardinale Burke – è veramente la cifra del pontificato di san Pio X, tutto teso a ricristianizzare la società aggredita dal relativismo liberale, che calpestava i diritti di Dio in nome di una “scienza” svincolata da ogni tipo di legame con il Creatore» (p. 9).
E’ in questa prospettiva che si situa l’opera riformatrice di san Pio X, che è innanzitutto un’opera catechetica, perché egli comprese che agli errori dilaganti occorreva contrapporre una conoscenza sempre più profonda della fede, diffusa ai più semplici, a cominciare dai bambini. Verso la fine del 1912, il suo desiderio si realizzò con la pubblicazione del Catechismo che da lui prende il nome, destinato in origine alla Diocesi di Roma, ma poi diffuso in tutte le diocesi di Italia e del mondo.
La gigantesca opera riformatrice e restauratrice di san Pio X si svolse nella incomprensione degli stessi ambienti ecclesiastici. «San Pio X – scrive Cristina Siccardi – non cercò il consenso della Curia romana, dei sacerdoti, dei vescovi, dei cardinali, dei fedeli, e soprattutto non cercò il consenso del mondo, ma sempre e solo il consenso di Dio, anche a danno della propria immagine pubblica e, così facendo, è indubbio, si fece molti nemici in vita e ancor più in morte» (p. 25).
Oggi possiamo dire che i peggiori nemici non sono coloro che lo attaccano frontalmente, ma quelli che cercano di svuotare il significato della sua opera, facendone un precursore delle riforme conciliari e postconciliari. Il quotidiano “La Tribuna di Treviso”, ci informa che in occasione del centenario della morte di san Pio X, la diocesi di Treviso ha «aperto le porte a divorziati e coppie di fatto», invitandole, in cinque chiese, tra cui la chiesa di Riese, paese natale di Papa Giuseppe Sarto, al fine di pregare per la buona riuscita del Sinodo di Ottobre sulla famiglia, di cui il cardinale Kasper ha dettato la linea, nella sua relazione al Concistoro del 20 febbraio. Fare di san Pio X il precursore del cardinale Kasper è un’offesa di fronte a cui la sprezzante definizione melloniana di «flagello dei modernisti» diviene un complimento.

Nella festa di S. Pio X alcuni aforismi del Santo Pontefice


Fonte: S. Pio X, Esort. ap. Haerent animo, 4.8.1908, nonché qui


Fonte: S. Pio X, Discorso ai fedeli convenuti in Roma in occasione del XVI centenario dell'Editto di Costantino, 23.2.1913, nonché qui


Fonte: S. Pio X. Epist. agli Arcivescovi e Vescovi francesi, Notre charge apostolique, 25.10.1910


Fonte: S. Pio X. Lett. Enc. ai Vescovi d'Italia, Il fermo proposito, 11.6.1905

lunedì 12 settembre 2016

Sulla radio pubblica di nuovo in onda l’errore modernista

Nella festa del santissimo Nome di Maria, che il Sommo Pontefice Innocenzo XI ordinò che si celebrasse per l'insigne vittoria riportata a Vienna, in Austria, in questo giorno dell’anno 1683, contro i Turchi, col patrocinio della stessa Vergine dalle truppe cristiane.




Fermo Forti, Gloria del Nome di Maria, XIX sec., Carpi

Sulla radio pubblica di nuovo in onda l’errore modernista

di M.F.

Sono molti gli articoli ed i programmi “a tesi” preconfezionate, propinati al grande pubblico. Lo sono da decenni, in modo sempre più invasivo, capillare, metodico. Complici il sonno delle coscienze, la crisi della morale ed una crescente ignoranza, sono riusciti progressivamente a condizionare il dibattito culturale, accademico, politico, sociale, giurisprudenziale e medico, a drogare i costumi, ad ottundere le menti, privandole di qualsiasi capacità critica e degli strumenti necessari per svilupparla. La generazione dei reality e degli imbonitori tv è stata indotta a bersi come vero tutto, ma proprio tutto quanto diffuso dai media, autentica stampella del “pensiero unico” dominante, pronto ad emarginare senza pietà o esitazione qualsiasi voce contraria o stonata, in nome del democraticismo universale, buono solo per chi canti col coro.
L’ennesima conferma in tal senso è giunta dal programma emesso da Radio3 lo scorso 8 settembre, 109 anni dopo l’enciclica Pascendi dominici gregis di San Pio X. A condurlo, è stato chiamato Alfonso Botti, docente di Storia Contemporanea all’Università di Modena e Reggio-Emilia. La sua non è certo una voce super partes: è infatti condirettore della rivistaModernism, che lui stesso, nel corso della trasmissione, cedendo ad una tentazione autopromozionale, ha definito erede del modernismo storico. E’ chiaro, dunque, in partenza, affidandogli una trasmissione sulla Pascendi, quale potesse essere il taglio datole. Colpisce ma non stupisce, osservando il curriculum del professore, il fatto che abbia insegnato anche all’Università Cattolica di Milano.
Dal primo all’ultimo secondo, la mezzoretta radiofonica ha rappresentato un pervicace e studiato attacco a San Pio X ed alla sua enciclica, porto però in quel modo elegante, ammiccante, pacato ed intellettuale, ch’è tipico dei salotti buoni del progressismo nostrano, adusi a confonder le acque, dando alle cose un altro nome: non modernismo, dunque, bensì «riformismo religioso», ch’è altra cosa dalla «somma di tutte le eresie» fieramente osteggiata dal Santo Pontefice per salvar anime. Una ridefinizione tuttavia, questa, tutt’altro che innocente, poiché tale da far pensare che vi fosse alcunché da cambiare, qualche errore da correggere; inoltre, già nella formulazione tale da solidarizzare con quell’altro “riformatore”, lo scomunicato Lutero, oggi tornato prepotentemente di moda e quasi quasi sospinto a forza sugli altari dal laicismo imperante e dai settori più protestantizzati della Chiesa.
Cosa abbia rappresentato (e rappresenti) il modernismo, alla fin fine, scaltramente, nel corso dell’intera trasmissione non è mai stato detto. L’ascoltatore ignaro non ha appreso come tale ideologia mirasse (e miri) non ad una o più verità di Fede, bensì alle radici stesse della medesima, ritenendola nient’altro che un fenomeno della coscienza soggettiva, rielaborato dall’intelletto umano e passibile di mutevolezza di formule e contenuti, a seconda delle situazioni e delle epoche. Si è parlato piuttosto nel corso del programma di «repressione curiale», definita «brutale e carica di pesanti conseguenze», senza tuttavia dir come e quando, con supponenza apodittica.
Le 65 proposizioni moderniste condannate dal decreto del S. Uffizio Lamentabili sane exitudel 3 luglio 1907 e l’anatema al modernismo contenuto nell’enciclica Pascendi dominici gregisnon sono stati considerati per ciò che furono ovvero una legittima difesa dall’incombente pericolo, bensì liquidati sommariamente come «una curvatura conservatrice ed integralista del Cattolicesimo», che «rese il mondo cattolico impermeabile alla democrazia, più autoritario, facilitandone negli anni successivi l’esposizione al fascismo in Italia ed al nazismo in Germania», giungendo così ad una grossolana, dozzinale ed ingiustificata (né giustificabile) mistificazione storica, capace di piegare l’analisi scientifica dei fatti ai capricci della bieca ideologia.
Il Sodalitium Pianum, associazione fondata a Roma nel 1909 da mons. Umberto Benigni allo scopo di vigilare sull’insegnamento nei seminari e nelle università, affinché qui non fosse diffuso l’errore, benché benedetta a più riprese da San Pio X, è stata grottescamente presentata in trasmissione come «un’associazione segreta e spionistica», che, «attraverso la delazione e la denigrazione, cercava di individuare gli autori modernisti», ricorsi a pseudonimi dopo la condanna della Pascendi. Allo stesso modo pollice verso sulle misure mirate alla difesa del Deposito della Fede, contenute nella parte dispositiva dell’enciclica e culminate nel giuramento antimodernista del 1 settembre 1910, cui si dovevano sottoporre tutti coloro che assumessero un incarico ufficiale nella Chiesa.
Secondo Botti, in quel periodo la Chiesa «spezzò delle vite» per aver sospeso a divinis preti indegni dell’abito indossato; «molti docenti nei seminari persero il posto», in realtà solo trasferiti ad altro incarico, trattandosi di sacerdoti. Affermazioni date in pasto agli ascoltatori, senza minimamente porsi domande sulle ragioni di tali provvedimenti. Ciò avrebbe permesso di riconoscere il volto di una Chiesa ancora credibile, ancora autorevole, ancora salda nella Dottrina e preoccupata della difesa del gregge affidatole da Dio, anziché la sua parodia proposta dal conduttore del programma, quella di una Chiesa pronta a premiare «la piaggeria, l’obbedienza cieca», a mortificare «l’intelligenza, la libera ricerca, la coscienza, l’autonomia di pensiero». E’ triste constatare come un accademico, quindi un uomo di ricerca, riesca con le lenti deformanti dell’ideologia a prodursi un’immagine di vicende ed uomini tanto lontana dalla realtà e dalla Storia, insegnandola ad altri e reiterando quindi l’errore nelle generazioni a venire. Di contro, è tempo che la Storia si riappropri di San Pio X, il cui intento fu quello di ricondurre la Cattolicità nel solco profondo della Tradizione tridentina, senza sbavature.
«Nonostante sia un tema studiato, la sua grande attualità è stata del tutto ignorata nel dibattito culturale pubblico degli ultimi anni»: così Botti ha concluso il suo programma. E finalmente un’affermazione, sulla quale trovarsi d’accordo, ma per motivi opposti. Se l’argomento non fosse stato trascurato, infatti, ora molti più ascoltatori avrebbero le categorie storiche e le nozioni necessarie, per cogliere gli elementi di propaganda e gli abusi, di cui sono intrise la campagna diffamatoria e la tattica della disinformazione diffuse ancora oggi dal modernismo tristemente imperante.