Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 21 febbraio 2019

Un aforisma di papa Leone X contro il clero sodomita


Oggi, 21 febbraio, che nel calendario moderno ricorda la festa di S. Pier Damiani (in quello tradizionale, da noi seguito, la festa ricorre il 23!), vale a dire il maggior santo che si oppose al male della sodomia nella Chiesa (v. qui. Cfr. R. Cascioli, Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità, in LNBQ, 21.2.2018), si apre in Vaticano un vertice, voluto dal vescovo di Roma, per riunire i presidenti delle conferenze episcopali mondiali e discutere con loro sul problema della pedofilia nel clero. In realtà, come messo in luce da più parti, il vero male non è la pedofilia in se stessa dei chierici, ma quello dell'omosessualità dei medesimi (cfr. Anche il summit sugli abusi crea seri “dubia”. La lettera aperta di due cardinali, in Corrispondenza romana, 20.2.2019; «Vescovi, fermate la deriva omosessualista». Firmato: Burke e Brandmuller, in LNBQ, 19.2.2019; R. Cascioli, Abusi sessuali, un vertice con troppe censure e ambiguità, ivi, 21.2.2019).
Mentre i moderni si affannano a cercare di eludere il problema, per i veri cattolici non possono che essere accolte le disposizioni che la Chiesa, da saggia Madre, ha emanato nel corso dei secoli. Un allargamento delle maglie nel clero, su questo tema, non potrà che risultare dannoso e contrario a qualsiasi spirito di riforma vera della Chiesa. 

venerdì 23 febbraio 2018

Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità

Nell’odierna festa di S. Pier Damiani e vigilia di quella di S. Mattia apostolo, rilanciamo quest’editoriale di Riccardo Cascioli.

Francesco Allegrini, S. Pier Damiani, 1652-54, Gubbio

Ambito veneto, S. Pier Damiani, XVIII sec., Verona

Benedetto Gennari il Giovane, La Vergine col bambino appare a S. Pier Damiani, 1704, Faenza

Giuseppe Milani, SS. Romualdo, Pietro Crisologo e Pier Damiani, 1767, Ravenna




Alfonso Ambrosi, Maschera funebre e mano destra di S. Pier Damiani, 1958, Cattedrale, Faenza.
L'altare è progettato dall'architetto Vincenzo Pritelli nel 1898; l'urna è dei Fratelli Cotradini e Luigi Maioli.

Pier Damiani aveva ragione sull'omosessualità

«La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine ecclesiastico, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia». Così mille anni fa scriveva san Pier Damiani in un testo che è di straordinaria attualità. 

di Riccardo Cascioli

«Nelle nostre regioni, cresce un vizio assai scellerato e obbrobrioso. Se la mano della severa punizione non lo affronterà al più presto, certamente la spada del furore divino infierirà terribilmente, minacciando la sventura di molti. Ah, mi vergogno a dirlo! (…) La sozzura sodomitica si insinua come un cancro nell’ordine ecclesiastico, anzi, come una bestia assetata di sangue infuria nell’ovile di Cristo con libera audacia». Così san Pier Damiani, di cui oggi la Chiesa celebra la memoria, a metà dell’XI secolo scriveva il Liber Gomorrhianus (Libro di Gomorra). Il libro, sottotitolato “Omosessualità ecclesiastica e riforma della Chiesa”, era indirizzato al papa Leone IX, in cui il monaco Pier Damiani riponeva molta fiducia per un intervento drastico al fine di stroncare l’omosessualità praticata da sacerdoti e prelati.

Come si capisce già da questi brevi accenni, le parole di Pier Damiani, che è anche dottore della Chiesa, sono di estrema attualità. Evidentemente anche intorno all’anno Mille la corruzione morale oltre che diffusa nel clero era arrivata molto in alto nella gerarchia ecclesiastica («O riprovevoli sodomiti, perché desiderate, vi chiedo, con tanto ambizioso ardore, l’alta carica ecclesiastica?»). Anche se allora non si era arrivati – come invece vediamo accadere oggi – a vescovi e cardinali che benedicono le coppie dello stesso sesso e pretendono di cambiare la dottrina in materia. Pier Damiani lega anche – altro esempio di estrema attualità – l’omosessualità agli abusi sui minori e senza neanche bisogno di indagini sociologiche.

Pier Damiani si richiama giustamente alle Scritture per giustificare le sue parole di fuoco sull’omosessualità: «Questa turpitudine viene giustamente considerata il peggiore fra i crimini – dice -, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la pioggia di fuoco e zolfo».

Pier Damiani ci vede un grande pericolo soprattutto per il clero, e il perché è facilmente spiegato: «Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso, ve lo chiude per non farlo più uscire, gli apre l’Inferno, gli serra la porta del Paradiso, lo trasforma da cittadino della celeste Gerusalemme in erede dell’infernale Babilonia, da stella del cielo in paglia destinata al fuoco eterno, lo separa dalla comunione della Chiesa e lo getta nel vorace e ribollente fuoco infernale».

Sull’omosessualità peccato contro natura, ha le idee molto chiare e le sue parole non lasciano certo spazio a interpretazioni ambigue: «Questa pestilenziale tirannia di Sodoma rende gli uomini turpi e spinge all’odio verso Dio; trama turpi guerre contro Dio; schiaccia i suoi schiavi sotto il peso dello spirito d’iniquità, recide il loro legame con gli angeli, sottrae l’infelice anima alla sua nobiltà sottomettendola al giogo del proprio dominio. Essa priva i suoi schiavi delle armi della virtù e li espone ad essere trapassati dalle saette di tutti i vizi». E ancora: «Questa peste scuote il fondamento della fede, snerva la forza della speranza, dissipa il vincolo della carità, elimina la giustizia, scalza la fortezza, sottrae la temperanza, smorza l’acume della prudenza; e una volta che ha espulso ogni cuneo delle virtù dalla curia del cuore umano, vi intromette ogni barbarie di vizi».

Seppure san Pier Damiani chieda sanzioni molto severe nei confronti degli ecclesiastici che si macchiano di tale peccato, egli è mosso dal desiderio di riportare le anime a Dio, desidera il pentimento e la conversione: «Se infatti il diavolo è tanto potente da farti sprofondare in questo vizio, Cristo è molto più potente e ti può riportare alla cima da cui sei caduto».

Qualcuno sicuramente si scandalizzerà per queste parole durissime di san Pier Damiani, altri sicuramente sorrideranno sentendosi moderni e superiori a queste cose da Medioevo; ma seppure il linguaggio del nostro dottore della Chiesa oggi garantirebbe la galera immediata, la sua nettezza di giudizio non può non interrogarci: affonda le radici nella Scrittura e proclama una verità immutabile. In fondo, con altre parole più adatte ai tempi moderni, anche Benedetto XVI ha espresso analoghi concetti nell’ultimo discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2012) quando ha parlato della sfida costituita dall’ideologia gender, che viene presentata come nuova filosofia della sessualità.  «Il sesso, secondo tale filosofia – diceva Benedetto XVI - non è più un dato originario della natura che l’uomo deve accettare e riempire personalmente di senso, bensì un ruolo sociale del quale si decide autonomamente, mentre finora era la società a decidervi. La profonda erroneità di questa teoria e della rivoluzione antropologica in essa soggiacente è evidente. L’uomo contesta di avere una natura precostituita dalla sua corporeità, che caratterizza l’essere umano. Nega la propria natura e decide che essa non gli è data come fatto precostituito, ma che è lui stesso a crearsela. Secondo il racconto biblico della creazione, appartiene all’essenza della creatura umana di essere stata creata da Dio come maschio e come femmina. Questa dualità è essenziale per l’essere umano, così come Dio l’ha dato. Proprio questa dualità come dato di partenza viene contestata.  Non è più valido ciò che si legge nel racconto della creazione: “Maschio e femmina Egli li creò” (Gen 1,27) (…)  Maschio e femmina come realtà della creazione, come natura della persona umana non esistono più. L’uomo contesta la propria natura. (…) Maschio e femmina vengono contestati nella loro esigenza creazionale di forme della persona umana che si integrano a vicenda. (…)  Dove la libertà del fare diventa libertà di farsi da sé, si giunge necessariamente a negare il Creatore stesso e con ciò, infine, anche l’uomo quale creatura di Dio, quale immagine di Dio viene avvilito nell’essenza del suo essere».

Quello che mille anni fa era solo un vizio, per quanto diffuso nel clero, oggi appare come un attacco sistematico e consapevole contro il progetto creatore di Dio, di fronte al quale ci sono troppi silenzi complici nella gerarchia ecclesiastica. Anche di questi silenzi parla il Liber Gomorrhianus attaccando duramente quanti tacciono per evitare scandali o per quieto vivere. Bisogna svegliarsi, ci dice oggi più che mai san Pier Damiani, acquistare consapevolezza della posta in gioco (niente meno che la vita eterna, per noi e per quanti incontriamo) e liberare di conseguenza la Chiesa da quella lobby gay che la sta soffocando.

mercoledì 25 maggio 2016

Elogio di S. Gregorio VII e delle prerogative del sacerdozio cattolico

Rilanciamo, con lievi modifiche ed integrazioni, un bell'elogio di San Gregorio VII, che abbiamo reperito sul profilo Facebook di Radiospada e che tesse le lodi delle prerogative del sacerdozio cattolico e della potestà papale per divina disposizione.




Matteo Rosselli, Matilde di Canossa riaccompagna il Papa a Roma, 1618 circa, Sala delle udienze di Maria Maddalena d'Austria,  Villa Medicea del Poggio Imperiale

Gianlorenzo Bernini, Enrico IV si umilia dinanzi a S. Gregorio VII a Canossa, Tomba di Matilde di Canossa detta Onore e Gloria d'Italia, 1645 circa, Basilica di san Pietro, Città del Vaticano, Roma

È sacrosanto ricordare San Gregorio VII, papa, acerrimo difensore delle prerogative e della libertà della Santa Sede nei confronti delle ingerenze degli imperatori di Germania.
Fu collaboratore dello sfortunato Gregorio VI e dei grandi papi “riformatori” di quel periodo, San Leone IX, Vittore II, Stefano IX dei Conti di Lorena, Niccolò II, Alessandro II.
contro le gravi ingerenze dell’incostante e feroce Enrico IV nelle investiture ecclesiastiche, fu costretto ad usare la pienezza del potere papale deponendolo dalla carica imperiale.
Ritornato imperatore dopo la penitenza di Canossa, Enrico continuò a perseguitare il Santo Papa, costringendolo infine a Salerno dove morì nel 1085.
Se Innocenzo III, Innocenzo IV e Bonifacio VIII sono la triplice cuspide del Pontificato medievale, San Gregorio è l’aureo basamento di questa cuspide.
La sua deposizione dell’imperatore non è un fatto meramente politico e storicizzabile, ma è una prerogativa intrinseca e permanente del papato (anche se non esercitata).
Come l’ottimo padre Vincent Davin scriveva nella sua Vita di San Gregorio VII nel 1863: “Forse l’indipendenza della regalità accanto all’indipendenza del Sacerdozio ? Ma ciò è il manicheismo sociale, è una duplice divinità che porta un caos peggiore che se non ve n’avesse alcuna. Datemi dei preti senza corpo, dei re senz’anima e bisognerà trovare dei sudditi così partiti: in tal caso io m’acquieterò” (Vincent Davin, San Gregorio Settimo, trad. it. (a cura di) Michele Bongini – Emilio Babbini, Federico Bencini Ed., Firenze, 1863, p. 251)
Quando in Messico si immolavano agli inizi del cinquecento più di ventimila vittime umane all’anno, il papato non poteva che rimettere nelle mani di Fernand Cortes la bandiera della croce e dirgli: “piantala nel mezzo di quell’inferno, a qualunque costo [quei regni hanno perso il diritto di governarsi]” (ibidem, p. 248). Quel che Gregorio VII fece in Germania per mezzo delle leggi divine ed umane, lo poteva fare anche altrove per mezzo delle sole leggi divine. San Pio V lo potrà fare contro la scismatica Elisabetta d’Inghilterra ed il beato Pio IX lo poté in Francia come in Messico, nella Svezia protestante come nella Cina barbara (ibidem, pp. 258-259). Sono i diritti eterni del sacerdozio, le prerogative costituzionali ed inalienabili della Chiesa (ibidem, p. 259)!
A tutti coloro che non lo amano e non l’amarono, a causa di ciò che egli ricorda, a tutti coloro che lo criticano, a tutti i suoi detrattori, ai cattolici ghibellini o guelfi timidi, dal suo gloriosissimo trono in paradiso san Gregorio VII può lecitamente dire “ci rivedremo a Canossa!”.
Sarà la “Canossa celeste” del giudizio finale od una più terrena?
Solo Dio lo sa.

martedì 17 maggio 2016

17 maggio. Giornata mondiale "contro l’omofobia". Il nostro contributo cattolico.

Il 17 maggio ricorre la giornata mondiale contro la c.d. omofobia. Ebbene, anche noi non possiamo esimerci di dare il nostro contributo, facendo nostro quello di Riscossa cristiana, invocando il patrocinio, tra i Santi, in special modo di S. Pier Damiani.

17 maggio. Giornata mondiale contro l’omofobia. Il contributo di Riscossa Cristiana

di Paolo Deotto – direttore di Riscossa Cristiana

Vivamente partecipi di questa giornata mondiale contro l’omofobia, vogliamo anche noi dare il nostro contributo a questa importante iniziativa, con la pubblicazione di due interessanti documenti, scelti tra i molti in cui la Chiesa, un tempo, parlava di peccato. Ne parlava perché, essendo misericordiosa sul serio, voleva salvare le anime.

John Martin, La distruzione di Sodoma, 1852, Laing Art Gallery, Newcastle upon Tyne

Il Concilio Ecumenico Lateranense III, tenutosi nel 1179, al canone 11 stabilì che: “chiunque venga sorpreso a commettere quel peccato che è contro natura e a causa del quale “la collera di Dio piombò sui figli della disobbedienza (Ef. 5,6), se è chierico, venga decaduto dal suo stato e venga rinchiuso in un monastero a far penitenza; se è laico, venga scomunicato e rigorosamente tenuto lontano dalla comunità dei fedeli” (Conciliorum oecumenicorum collectio, vol. XXII, coll. 224 ss.).

San Pio V, il grande Papa domenicano, in due Costituzioni condannò solennemente e proibì severamente il peccato contro natura ovvero l’omosessualità. “Avendo noi rivolto il nostro animo a rimuovere tutto quanto può offendere in qualche modo la divina maestà, abbiamo stabilito di punire innanzitutto e senza indugi quelle cose che, sia con l’autorità delle Sacre Scritture che con gravissimi esempi, risultano essere spiacenti a Dio più di ogni altro e che lo spingono all’ira: ossia la trascuratezza del culto divino, la rovinosa simonia, il crimine della bestemmia e l’esecrabile vizio libidinoso contro natura; colpe per le quali i popoli e le nazioni vengono flagellati da Dio, a giusta condanna, con sciagure, guerre, fame e pestilenze. (…) Sappiano i magistrati che, se anche dopo questa nostra Costituzione saranno negligenti nel punire questi delitti, ne saranno colpevoli al cospetto del giudizio divino, e incorreranno anche nella nostra indignazione. (…) Se qualcuno compirà quel nefando crimine contro natura, per colpa del quale l’ira divina piombò sui figli dell’iniquità, verrà consegnato per punizione al braccio secolare, e se chierico, verrà sottoposto ad analoga pena dopo essere stato privato di ogni grado”. (San Pio V, Costituzione Cum primum, del 1° aprile 1566, in Bullarium Romanum, t. IV, c. II, pp. 284-286).
E ancora: “Quell’orrendo crimine, per colpa del quale le città corrotte e oscene [di Sodoma e Gomorra] vennero bruciate dalla divina condanna, marchia di acerbissimo dolore e scuote fortemente il nostro animo, spingendoci a reprimere tale crimine col massimo zelo possibile. A buon diritto il Concilio Lateranense V (1512-1517) stabilisce che qualunque membro del clero, che sia stato sorpreso in quel vizio contro natura per via del quale l’ira divina cadde sui figli dell’empietà venga allontanato dall’ordine clericale, oppure venga costretto a far penitenza in un monastero (c. 4, X, V, 31). Affinché il contagio di un così grave flagello non progredisca con maggior audacia approfittandosi di quell’impunità che è il massimo incitamento al peccato e, per castigare più severamente i chierici colpevoli di questo nefasto crimine che non sono atterriti dallamorte dell’anima, abbiamo deciso che vengano atterriti dall’autorità secolare, vindice della legge civile. Pertanto, volendo proseguire con maggior vigore quanto abbiamo decretato fin dal principio del Nostro Pontificato (Costituzione Cum primum, cit.) stabiliamo che qualunque sacerdote o membro del clero sia secolare che regolare, di qualunque grado e dignità, che pratichi un così orribile crimine, in forza della presente legge venga privato di ogni privilegio clericale, di ogni incarico, dignità e beneficio ecclesiastico, e poi, una volta degradato dal Giudice ecclesiastico, venga subito consegnato all’autorità secolare, affinché lo destini a quel supplizio, previsto dalla legge come opportuna punizione, che colpisce i laici scivolati in questo abisso” (San Pio V, Costituzione Horrendum illud scelus, del 30 agosto 1568, in Bullarium Romanum, t. IV, c. III, p. 33).

Ciò detto, auguriamo agli omosessuali di liberarsi al più presto dal laccio del loro orrendo vizio.
Come utile pro-memoria, riportiamo questa frase di Tuco (il “brutto” nel film “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone). Si parla, appunto, di lacci. E quale laccio è più stretto di quello del vizio?
“Quando si mette a stringere, tu senti già il diavolo che ti morde le chiappe”.
Memento mori. Poi è troppo tardi per ripensarci.

lunedì 29 febbraio 2016

San Pier Damiani, una voce per il nostro tempo

Pochi giorni fa abbiamo celebrato la memoria liturgica di S. Pier Damiani. Ora, l’attualità dell’insegnamento di quest’insigne Dottore della Chiesa ci è riproposto da un contributo di Cristina Siccardi, che volentieri rilanciamo.

San Pier Damiani, una voce per il nostro tempo

di Cristina Siccardi

«Tutto ciò che è presente, passa; resta invece quel che si avvicina. Come ha ben provveduto chi ti ha lasciato, o mondo malvagio, chi è morto prima col corpo alla carne che non con la carne al mondo!», questi sono alcuni versi dello scritto poetico che san Pier Damiani (1007-1072), la cui memoria liturgica è stata lo scorso lunedì 21 febbraio, scrisse per coloro che avessero visitato il suo sepolcro, custodito nella cattedrale di Faenza.
Ricevette l’ordinazione presbiterale intorno al 1034-1035 e in questo periodo entrò anche nella vita monastica di Fonte Avellana (Pesaro-Urbino), eremo fondato dal ravennate san Romualdo, del quale scrisse la biografia. Qui ebbe modo di farsi apprezzare per le sue capacità di docente e dell’eremo diverrà priore per 14 anni, dal 1043 al 1057.
Durante il suo priorato si adoperò nell’organizzazione e nella promozione della vita monastica, stilando anche una fruttuosa Regola. Curò pure l’ampliamento e la ristrutturazione di edifici esistenti e ne costruì di nuovi, come il monastero di San Gregorio in Conca (Rimini), l’eremo di Gamogna sull’Appennino faentino, il monastero di San Bartolomeo in Camporeggiano, presso Gubbio… e intrattenne un nutrito carteggio con i principali monasteri del centro d’Italia. Ma la sua azione, in qualità sia di religioso integro, sia di letterato valente, andò oltre i confini monastici e fu chiamato dai Pontefici per porsi al loro servizio.
Nella nutrita produzione teologica, canonistica, monastica di Pier Damiani (trattati, opuscoli, lettere, sermoni) si possono distinguere due centri di interesse: eremitico-monastico e teologico-ecclesiastico. La Croce è al centro della sua dottrina: «Non ama Cristo, chi non ama la croce di Cristo», affermava (Sermo XVIII, 11) e si qualificava come «Petrus crucis Christi servorum famulus – Pietro servitore dei servitori della croce di Cristo» (Ep 9, 1) e, ancora, «O beata Croce ti venerano, ti predicano e ti onorano la fede dei patriarchi, i vaticini dei profeti, il senato giudicante degli apostoli, l’esercito vittorioso dei martiri e le schiere di tutti i santi» (Sermo XLVIII, 14).
La Chiesa, di quando in quando, ha necessità di coloro che rimettano ordine nella sua dimensione umana, perché errori e peccati deturpano il modus operandi ecclesiale. San Pier Damiani fu assai utile, in questa impresa. La Chiesa, oggi, versa in uno stato di malattia e di vecchiaia a causa di errori che vengono tollerati e spesso vezzeggiati.
Quando nel 1989 crollò il muro di Berlino, la Chiesa non seppe riempire i vuoti ideologici che si erano formati in Europa, come altrove; forse a causa del suo inverno, dopo le illusioni primaverili del Concilio Vaticano II. E il vuoto è stato presto colmato da ideologie eredi del nazismo e del comunismo: pensiamo, per esempio, allo sviluppo derivato dall’eugenetica tedesca (selezione degli individui attraverso sofisticati studi scientifici, fino ad arrivare al programma Aktion T4, nome convenzionale con cui viene identificato il programma nazista di eutanasia). E nonostante la cavalcata del diabolico pensiero filosofico e scientista sia proseguita, la Chiesa attualmente si trova non impreparata – in quanto valenti studiosi contemporanei esistono per contrastarla – ma pavida, indeterminata e svirilizzata. Troppa debole fede? Troppa corruzione morale? Troppa superficialità e ignoranza? Forse tutto insieme…
Bussare alla porta del Buon Pastore con la preghiera, per chi crede, è normale; ma anche bussare alla porta del Papa è doveroso, sia per il clero che per i fedeli. Bussare per chiedere ascolto e attenzione al Padre della cattolicità terrena affinché venga accolto il grido da parte di chi non si arrende alle empietà che oggi vengono perpetrate ai danni degli innocenti: i bambini, prime vittime dei peccati degli adulti; bambini che spesso non trovano neppure più rifugio fra le braccia dei propri genitori, latitanti perché occupati sul lavoro o perché conquistati dai propri divertimenti o perché impegnati con altre storie sentimentali.
Oggi, con la scienza, si pensa di rimediare o tamponare ogni tipo di questione umana. In tal modo si crede che le problematiche psicologiche che sorgono nei minori a causa delle lacerazioni familiari, possano essere risolte attraverso la psicologia o la psichiatria, senza andare alla radice dei problemi, ovvero il padre sia padre e la madre sia madre. Ahimé (come si diceva un tempo) abbiamo non urgente necessità di psicoanalisti, ma di timor di Dio e di piscatores.
L’espressione sancta simplicitas, nel linguaggio di Pier Damiani, designa il coraggio e la forza d’animo propria dei piscatores, uomini che partecipano con salda convinzione alla fede. E proprio a loro si riferisce come modello di virtù nel De sancta semplicitate, lettera indirizzata a un monaco di nome Ariprando. La sete di scienza è per san Pier Damiani, una forma di idolatria, che distoglie l’uomo dal vero bene, che è la contemplazione di Dio. Egli affronta così il tema della vana curiositas: il mondo, egli sostiene, è solo la manifestazione di Dio, una teofania, pertanto indagare troppo il creato è pericoloso poiché la «cupidigia del sapere» è paragonata ad una tentazione diabolica.
Errori, corruzione, superbia… i peccati di sempre c’erano pure allora e si chiamavano simonia, nicolaismo (non rispetto del celibato ecclesiastico), rilassatezza dei costumi religiosi ed egli non temeva di denunciare lo stato di corruzione esistente nei monasteri e tra il clero. Con il pontificato di Leone IX si estese il suo orizzonte d’azione riformatrice e la sua collaborazione proseguì con i successivi papati di Stefano IX, Niccolò II e Alessandro II. Stefano IX lo nominò Cardinale e Vescovo di Ostia, ovvero uno dei sette cardinali vescovi suburbicari a più stretto contatto con il Pontefice.
Determinante e benefico fu il suo operato. Fu presente ai sinodi romani del 1047, 1049, 1050, 1051, 1053. Nel 1049 compose il Liber Gomorrhianus (ricordiamo che è recente la sua pubblicazione, con una introduzione del Professor Roberto de Mattei e la traduzione di Gianandrea de Antonellis, ed è possibile acquistarlo: http://letture.corrispondenzaromana.it/libro/liber-gomorrhianus/) sui peccati contro natura, un trattato di pregnante rilievo contemporaneo che fu necessario scrivere all’epoca poiché la società era da essi devastata. Non solo il Dottore della Chiesa si rivolse ai sacerdoti e ai religiosi, ma anche ai Vescovi, responsabili di non aver imposto il rispetto della disciplina ecclesiastica e aver tralasciato ogni intervento correttivo fra i disordini morali, quali la sodomia.
Anche la Chiesa odierna dovrà, prima o poi, piegarsi umilmente agli insegnamenti divini e pronunciarsi con fermezza sull’antico male che grida vendetta al cospetto di Dio, perché, come scrive il santo di Ravenna, «Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà immediatamente fermato con un pugno di ferro, la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina».

martedì 23 febbraio 2016

“Cardinalátu et episcopáli dignitáte depósitis, nihil de prístina juvándi próximos sedulitáte remísit. Jejúnium sextæ fériæ in honórem sanctæ Crucis Jesu Christi, horárias beátæ Dei Genitrícis preces, ejúsque die Sábbato cultum propagávit. Inferéndæ quoque sibi verberatiónis morem ad patratórum scélerum expiatiónem provéxit” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI PETRI DAMIANI, S.R.E. CARDINALIS EPISCOPI OSTIENSIS, CONFESSORIS ET ECCLESIÆ DOCTORIS

Questo santo vescovo di Ostia, austero riformatore dei costumi cristiani e precursore di san Gregorio VII, nato nel 1007, figlio intrepido e gloria dell’Ordine di san Benedetto, che, nell’XI sec. – periodo molto agitato da antipapi, eresiarchi e da un doloroso indebolimento dello spirito ecclesiastico – fu come una colonna di fuoco indicante ai fedeli la via stretta della Croce di Cristo, che conduce sicuramente al Cielo, passò al Signore il 22 febbraio 1072.
A causa della festa della Cattedra di san Pietro, è oggi soltanto che si celebra la sua commemorazione annuale. Leone XII, nel 1823, lo proclamò Dottore della Chiesa e, nello stesso anno, estese il suo ufficio – prima in uso soltanto presso i monaci benedettini – alla Chiesa universale fissandone odiernamente la festa annuale.
Roma cristiana gli ha dedicato una chiesa, nella piazza omonima, nella zona Acilia sud, nel 1970, poi riconsacrata nel 2002. Essa è titolo cardinalizio (diaconia) dal 1973, San Pier Damiani ai Monti di San Paolo.
La messa è quella del Comune dei dottori In médio, come il 29 gennaio, ma la prima colletta è propria e ricorda la rinuncia di san Pier Damiani alle insegne cardinalizie ed all’episcopato di Ostia.
Di quest’insigne Dottore della Chiesa ricordavamo il celebre Liber Gomorrhianus, vero manifesto cattolico sul tema dell’omosessualità, nel quale si confutava ante litteram il noto motto, per nulla cattolico e contrario alla salvezza delle anime, “chi sono io per giudicare”, oggi, ahimé, molto in auge, assieme alle altre omoeresie, presso le corti ecclesiastiche. In quel testo, si suggeriva, tra l'altro, che tutti gli ecclesiastici, colpevoli di qualsiasi atto omosessuale, dovessero essere immediatamente degradati, a qualunque grado essi fossero appartenuti.  Una misura che se oggi fosse stata applicata, avrebbe evitato alla Chiesa innumerevoli scandali … . Tale opera era la manifestazione profonda, infatti, di un uomo genuinamente interessato a muovere le anime al pentimento e alla speranza, giacché l’Autore si diceva consapevole di suscitare sgomento e rammarico nel lettore. Ma sempre per il suo bene. Il Santo non temeva «gli odi dei cattivi o le lingue dei detrattori»; egli aveva solamente cercato di esprimere, con tutta la cura possibile, l’entusiasmo dettatogli dal Giudice Supremo, che sentiva dentro di sé. E chi ama - si sa - sa pure correggere, somministrando una medicina sì amara, ma che salva la vita, cioè la vita vera, quella eterna, oggi tenuta in alcun conto.




Ercole de' Roberti, Pala di Santa Maria in Porto, ovvero Vergine col Bambino tra le SS. Anna ed Elisabetta, nonché tra i SS. Agostino e Pier Damiani, 1479-81 circa, Pinacoteca di Brera, Milano


Maestro di S. Pier Damiani, S. Pier Damiani, 1430 circa, Pinacoteca comunale, Ravenna

Giuseppe Santini, S. Pier Damiani, 1666, museo diocesano, Arezzo

Ambito romagnolo, S. Pier Damiani, XVII sec., museo diocesano, Ravenna

Ambito veneto, S. Pier Damiani, XVIII sec., museo diocesano, Verona

Autore ravennat, S. Pier Damiani, 1725-49, Biblioteca Classense, Ravenna


Pietro da Cortona, S. Pier Damiani offre alla Vergine che gli appare il libro della regola, 1629 circa, collezione privata



Urna col corpo di S. Pier Damiani, Cattedrale, Faenza

giovedì 12 febbraio 2015

Ripubblicato il "Liber Gomorrhianus" di san Pier Damiani

In un tempo, come quello attuale, nel quale sembra vincere l’ideologia gender a tutti i livelli, come cattolici non possiamo che affidarci al pensiero dei Padri e Dottori della Chiesa. Tra questi, quasi precursore dei nostri giorni, fu San Pier Damiani, la cui memoria liturgica celebreremo il prossimo 23 febbraio. Egli fu autore di un libello, che stigmatizzava la corruzione morale del clero della sua epoca, ma che ancora oggi ha molto da dirci, ben lungi dal tanto ventilato "chi sono io per giudicare" detto da taluno. San Pier Damiani, al contrario, lontano da quel motto, esprime nella sua opera un netto giudizio, tutt'altro che accomodante e di comodo. 
Tale testo è stato recentemente ripubblicato.
Nell’odierna memoria dei Santi Sette Fondatori e della vergine e martire spagnola Eulalia di Barcellona, quindi, offriamo alcuni stralci dell’introduzione scritta dal prof. Roberto de Mattei alla riedizione del suddetto libello, traendoli sempre dal sito Corrispondenza romana e tradotti in inglese dall’immancabile Rorate caeli.

Giuseppe Maria Crespi, SS. sette fondatori, XVII sec. Guastalla



Agostino Masucci, I Sette Santi Fondatori, 1727, Chiesa di San Marcello al Corso, Roma

Alessandro Franchi, Sogno della vocazione dei Sette Santi Fondatori, 1888, Basilica di santa Maria dei servi, Siena





Tomba di S. Eulalia, Cripta, Cattedrale, Barcellona




Luis Salvador Carmona, S. Eulalia crocifissa, 1760-70, Museo diocesano, Valladolid


Il Liber Gomorrhianus di san Pier Damiani

di Roberto de Mattei

San Pier Damiani (1007-1072), abate del monastero di Fonte Avellana e poi cardinale vescovo di Ostia. fu una delle personalità più spiccate della riforma cattolica dell’undicesimo secolo. Il suo Liber Gomorrhianus, apparve attorno al 1049, in un’epoca in cui la corruzione era largamente diffusa, fino ai vertici del mondo ecclesiastico. In questo scritto, diretto al Papa Leone IX, Pier Damiani denuncia i vizi perversi del suo tempo con un linguaggio che non conosce falsa misericordia e compromessi.

Egli è convinto che di tutti i peccati, il più grave sia la sodomia, termine che comprende tutti gli atti contro natura, che vogliono soddisfare il piacere sessuale distogliendolo dalla procreazione «Se questo vizio assolutamente ignominioso e abominevole non sarà immediatamente fermato con un pugno di ferro, –scrive – la spada della collera divina calerà su di noi, portando molti alla rovina». Il Liber Gomorrhianus è stato ora pubblicato dalle Edizioni Fiducia (Roma 2015, euro 10). La traduzione, con una nota bibliografica è di Gianandrea de Antonellis e l’introduzione di Roberto de Mattei. Riportiamo alcuni passi tratti dall’introduzione. 

La Chiesa cattolica è un organismo che ha, come il suo fondatore Gesù Cristo, una natura divina e una natura umana, intimamente connesse. Ma a differenza di Gesù Cristo, perfetto non solo nella sua divinità, ma anche nella sua umanità, la Chiesa, santa e immacolata, è composta di uomini soggetti al peccato. Essa non è mai peccatrice, ma al suo interno i peccatori si affiancano ai santi.
Vi sono momenti della sua storia in cui la santità la pervade ed altri in cui la defezione dei sui membri la sprofonda nell’oscurità: sembra quasi che la divinità la abbandoni. Ma questo mai accade. La Chiesa non tramonta: supera le prove più difficili e avanza invitta nella storia, verso la Parusia, il trionfo finale, in terra e in cielo, quando Essa si unirà definitivamente al suo sposo divino». Questa visione teologica era ben chiara a san Pier Damiani, quando, attorno al 1049, si accinse a scrivere il Liber Gomorrhianus, un’opera in cui non teme di alzare il velo sulle ignominie degli uomini di Chiesa del suo tempo.
Mille anni sono passati da allora e mille erano allora passati dalla morte e Resurrezione di Cristo. Ma la voce di Pier Damiani risuona, oggi come ieri, di sprone e di conforto per tutti coloro che nella storia avrebbero come lui combattuto, sofferto, gridato e sperato. Pier Damiani, sentì la fragilità della carne, il peso del peccato, la caducità delle cose del mondo, l’avanzare inesorabile della morte, ma si abbandonò con fiducia alla misericordia di Dio e ottenne la celeste ricompensa. Fu universalmente venerato come santo sin dal momento della sua morte.
Dante lo colloca nel settimo cielo tra i contemplativi. Papa Leone XII lo onorò con il titolo di Dottore della Chiesa (Costituzione Providentissimus Deus del 1 ottobre 1828). L’insegnamento di un Dottore della Chiesa rifulge per la purezza della fede e la profondità della scienza teologica e morale. Queste note contraddistinguono tutte le opere di san Pier Damiani, a cominciare dal Liber Gomorrhianus, di cui vogliamo cogliere soprattutto lo spirito. Spirito di verità perché san Pier Damiani non distolse lo sguardo davanti alla lordura morale, ma sollevò il velo con cui gli altri ecclesiastici volevano coprire il male e ne mostrò la deformità e l’orrore. Spirito soprannaturale perché non si fece intimorire dal falso giudizio del mondo, ma tutto considerò alla luce della legge divina e naturale.
Spirito profetico perché non solo vide i mali, ma ne previde le conseguenze nella società e nella vita delle anime e ne indicò i rimedi necessari, in una vita di Grazia, di penitenza e di lotta. Non moderò il linguaggio, ma lo rese infuocato per mostrare tutta la sua indignazione. Non ebbe timore di esprimere il suo odio intransigente verso il peccato e fu proprio quest’odio a rendere incandescente il suo amore per la Verità ed il Bene.
Oggi, all’inizio del terzo millennio dalla nascita di Cristo, sacerdoti, vescovi e conferenze episcopali, rivendicano il matrimonio dei preti e mettono in dubbio l’indissolubilità del legame matrimoniale tra un uomo e una donna, accettando allo stesso tempo l’introduzione nelle leggi dello pseudo-matrimonio omosessuale. La sodomia non è considerata un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio ed è diffusa nei seminari, nei collegi, nelle università ecclesiastiche, perfino all’interno delle Sacre Mura della Città del Vaticano .
Il Liber Gomorrhianus ci ricorda che c’è qualcosa di peggio del vizio morale praticato e teorizzato. È il silenzio di chi dovrebbe parlare, l’astensione di chi dovrebbe intervenire, il legame di complicità che si stabilisce tra i malvagi e coloro che con il pretesto di evitare lo scandalo tacciono e tacendo acconsentono. Più grave ancora è l’accettazione da parte di uomini di Chiesa dell’omosessualità, considerata non come un abominevole peccato, ma come una “tensione” positiva verso il bene, degna di accoglienza pastorale e di protezione giuridica.
Nella Relatio post disceptationem riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2014, un paragrafo affermava che «le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana», rivolgendo ai vescovi l’invito ad «accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?». Questa scandalosa affermazione è stata cancellata dalla relazione finale, ma alcuni vescovi e cardinali, dentro e fuori l’aula sinodale, hanno ribadito la richiesta di cogliere gli aspetti positivi dell’unione contro natura, fino ad auspicare «una codificazione di diritti che possano essere garantiti a persone che vivono in unioni omosessuali».
San Pier Damiani da semplice monaco, e a maggior ragione da cardinale, non esitò a mettere sotto accusa persino i Papi del tempo, per le loro scandalose omissioni. Porterà la lettura delLiber Gomorrhianus a infondere nel cuore di qualche prelato o laico lo spirito di san Pier Damiani, scuotendolo dal torpore e spingendolo a parlare e ad agire?
Pur così abissalmente lontani dalla santità e dallo spirito profetico di san Pier Damiani facciamo nostra la sua indignazione contro il male e con le parole che concludono il suo trattato ci rivolgiamo al Vicario di Cristo, Sua Santità il Papa Francesco, oggi regnante, perché intervenga per por fine agli scandali dottrinali e morali: «Ci dia aiuto il Signore onnipotente, Reverendissimo Padre, così che nel periodo del Vostro Apostolato del tutto anche il mostro di questo vizio venga abbattuto e la condizione della Chiesa, ora prostrata, possa risorgere del tutto ai diritti del suo vigore».