Sante Messe in rito antico in Puglia

sabato 9 luglio 2016

Il "misericordismo" è moralismo – Editoriale di luglio 2016 di “Radicati nella fede”

Con un lieve ritardo di alcuni giorni, rilanciamo l’editoriale di luglio di Radicati nella fede nella festa di S. Veronica Giuliani, vergine. Lo stesso Editoriale è stato pubblicato anche su Chiesa e postconcilio e su Riscossa cristiana.


Anonimo, Incisione su S. Veronica Giuliani, 1804, Monastero di S. Veronica Giuliani, Città di Castello

Carlo Gregori, S. Veronica Giuliani, 1806, Monastero di S. Veronica Giuliani, Città di Castello

Tommaso Conca, Stigmatizzazione di S. Veronica Giuliani, 1795-97, Monastero di S. Veronica Giuliani, Città di Castello 

Pietro Tedeschi, S. Veronica Giuliani incoronata da Cristo con la corona di spine, 1804, museo diocesano, Volterra


Anonimo, S. Veronica Giuliani, museo dell'Abate, San Martino al Cimino

Anonimo, S. Veronica Giuliani, 1840-60, museo diocesano, Città di Castello


Michele Fanoli, S. Veronica riceve le stigmate, 1832 circa, duomo, Cittadella

S. Veronica Giuliani, 1940 circa, museo diocesano, Città di Castello



Urna con le reliquie di S. Giuliana, Monastero di S. Veronica Giuliani, Città di Castello

IL “MISERICORDISMO” È MORALISMO


Editoriale di “Radicati nella fede”
Anno IX n. 7 - Luglio 2016

Il “Misericordismo” tanto in voga è pur sempre moralismo.
Lo vedete tutti, va di moda presentare la Chiesa Cattolica come colei che perdona sempre, che accoglie senza giudicare. Chi vuol star dentro al nuovo corso della chiesa ammodernata ormai deve presentarsi così. Sono tanti i pastori nella Chiesa che non osano pronunciare nemmeno più una condanna riguardo al peccato – a meno che questa condanna non segua i dettami della cultura laicista dominante – e che si riprogrammano come silenti misericordisti; e sotto questo misericordismo sembrano benedire i peccati più orrendi che diventano libertà civili.
Questo misericordismo è un triste moralismo; fa parte di quella “sbandata cattolica” che porta la Chiesa ad interessarsi solo della morale, dimenticando quasi del tutto le verità di fede.
Certo che la morale è importante, ci mancherebbe altro!, ma se la morale non parte dal dogma, da Dio insomma, finisce per trasformarsi in una triste “istruzione per l’uso”.
Sul subito una Chiesa così, che invece di parlare di Dio si dilunga in estenuanti pronunciamenti riguardo alla società e alle sue regole, sembra piacere agli uomini del tempo; sembra piacere a quelli - e sono tanti - che, non interessati alle cose di Dio per loro troppo lontane, hanno bisogno di una chiesa “utile” nell’immediato agli uomini e alle loro faccende.
E sul subito una chiesa così sembra far comodo anche agli uomini di Chiesa che, gettandosi a capofitto nei dibattiti sui “valori”, sperano di rioccupare quel posto perso nella società moderna, agnostica e atea. Così troppi Pastori si sono trasformati in moderni agenti di morale; e, con il corollario del “misericordismo”, tentano disperatamente di essere simpatici nella loro ritrovata utilità sociale.
Che inganno pensare che la morale interessi più di Dio! Che inganno pensare che una morale umana abbia qualche attrattiva, se non è legata a Dio!
Si tratta di una situazione penosissima, che crea un clima asfissiante: una chiesa apparentemente più “pratica” perché immersa nell’attualità, che si rivela subito ripetitiva e inutile, perché abbandona l’uomo nella solitudine senza Dio.
Questo “misericordismo”, tutto interno al moralismo, è uno dei frutti più oscuri del Naturalismo: la Chiesa, non parlando più di Dio, della Rivelazione, della vita soprannaturale, della grazia santificante, si attarda appunto in una morale che pare fatta di “istruzioni per l’uso”.
Ma cosa deve fare allora la Chiesa?
Deve indicare Dio.
Deve indicare Dio agli uomini, deve indicare il miracolo della grazia che viene da Cristo, che, unica, può cambiare i cuori e rendere forti le volontà nell’obbedire a tutta la legge di Dio.
La grande pedagogia cristiana, quella dei santi di 2000 anni di cristianesimo, quella della grande Tradizione cattolica, ha sempre fatto così: ha insegnato Dio e poi ha chiesto una morale corrispondente alla santità di Dio.
Invece una chiesa ammodernata, tutta incentrata sull’uomo, non può più fare questo. È una chiesa che ha perso il suo centro divino e che deve riempire il suo terribile vuoto attardandosi nella morale; e questa morale senza Dio, questa chiesa moderna, la deve abbassare sempre di più, perché sia praticabile con i soli mezzi umani.
Il “misericordismo” ha proprio questo scopo: dare al nuovo cristianesimo naturalizzato una morale abbordabile, cioè umana.
I santi invece, vivendo in Dio, indicavano Dio e la sua Santità, chiedendo a se stessi e a tutti di santificarsi della santità stessa di Dio: questa è la morale cristiana!
E indicavano il miracolo della grazia, della forza stessa di Dio, che quando entra in noi rende possibile l’altrettanto grande miracolo del nostro cambiamento.
Per queste ragioni non ci interessa il “misericordismo”, come non ci è interessato il “rigorismo”, perché sono entrambi falsi e ingannevoli: dimenticano Dio, e l’uomo ha solo bisogno di Dio.
La vigilanza contro il moralismo, in tutti i suoi corollari, è essenziale, se vogliamo veder fiorire la nostra vita e restare cattolici.
Ecco perché ci siamo sempre più preoccupati di salvare la Messa cattolica, quella della Tradizione, e non siamo partiti dai dibattiti morali. Lo abbiamo fatto perché la Messa di sempre indica Dio e la vita soprannaturale con una decisione chiara, assente invece in tutta la riforma abborracciata di questi ultimi decenni. La Messa cattolica di sempre è il primo e più grande antidoto contro l’eresia naturalista, che sfocia nell’eresia moralista.
Vorremmo dirlo a tutti! sia ai fanatici della chiesa sempre accogliente che tace la gravità del peccato; sia ai neo-rigoristi conservatori che, giustamente spaventati della deriva immorale dentro e fuori la Chiesa, ingaggiano una battaglia che sembra fermarsi alle regole: cari amici, preoccupiamoci di tenere lo sguardo fisso in Dio, preoccupiamoci per questo dell’integrità del rito della Messa, allora anche l’insegnamento morale guarirà.
Non illudiamoci, non avverrà l’inverso, che dalla battaglia morale si risalga a Dio. La battaglia morale, se non parte da Dio, è destinata a impantanarsi nella palude del moralismo, che uccide l’uomo fermandolo in se stesso.

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