sabato 21 ottobre 2017

I Santi tridentini? Erano ispirati dal demonio …. La svolta luterana del sedicente “episcopato” italiano e della Chiesa ex cattolica

Ebbene sì. Non appaia blasfema questa nostra sortita volutamente provocatoria. Per esclusione, infatti, è questa la logica conseguenza: che i grandi Santi ispirati e sollevati nello spirito del Concilio di Trento e della Controriforma, come S. Pio V, S. Carlo Borromeo, S. Filippo Neri, S. Ignazio di Loyola, S. Roberto Bellarmino, S. Lorenzo di Brindisi, S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce, ecc., sino ad arrivare ai Santi alle soglie del XX sec. come S. Giovanni Bosco, S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, S. Domenico Savio, ecc., tutti ispirati dal Concilio tridentino sarebbero stati, in verità, ispirati dal Nemico di Dio!
C’è poco da discutere. Se un sedicente Segretario dei “Vescovi” italiani come il sig. Galantino si spinge ad affermare che l’eresiarca Lutero sia stato ispirato – nella sua opera di riforma protestante – addirittura dal Paraclito, la conseguenza – inevitabile – è che chi si è opposto a tale azione – come i Santi sopra menzionati – sarebbero stati ispirati, a loro volta, dall’Avversario, dal Serpente antico! Delle due l’una. Non può ammettersi in entrambe le parti una pari ispirazione dello Spirito Santo, perché, in tal caso, si dovrebbe affermare che esso è contraddittorio ed illogico: lo Spirito non potrebbe ispirare un’azione ed il suo contrario. Questo sembra evidente. Necessariamente, dunque, deve concludersi che se Lutero sarebbe stato ispirato dallo Spirito, i Santi ed il Concilio tridentino sarebbero stati sotto l’egida dell’antico Nemico di Dio, nell’Opposto dello Spirito cioè.
Questa vera e propria bestemmia e blasfemia del Segretario della CEI, col silenzio complice e compiaciuto del “vescovo” di Roma e del presidente della CEI, sig. Bassetti, denota il degrado di fede in cui i “vescovi” italiani sono caduti: sono persone sostanzialmente atee, non cattoliche, apostate!
Non sono gli unici. Una serie di articoli della Civiltà (ex) cattolica di quest’anno 2017 celebrano con entusiasmo la figura sempre di questo eresiarca, dipingendolo quasi come un incompreso dalla Chiesa del suo tempo (addebitando, dunque, la responsabilità della sua disobbedienza alla Chiesa cattolica! cfr. Mauro Faverzani, Per i 500 anni di Lutero ora è la Chiesa ad autoaccusarsi, in Corrispondenza romana, 29.6.2016); uno dalla vocazione sincera (e non, invece, un gaglioffo, uno scampato alla forca, che, per sfuggire alla condanna a morte per un omicidio di un suo compagno di studi, decise di diventare monaco, contando sull’immunità che gli garantivano le mura monastiche: v. Martin Lutero, assassino e suicida, in Gloria.tv, 11.9.2016). Insomma, quasi un santo, a parere della Civiltà (ex) cattolica.
Ecco alcuni esempi: «La questione dirimente è stata forse la pretesa, da parte sia della Chiesa di Roma sia di Lutero, di incarnare in toto la verità e di esserne dispensatori. Eppure, nonostante tutto, non si può negare il ruolo che Lutero ha avuto come testimone della fede» (Giancarlo Pani, Martin Lutero, cinquecento anni dopo, in Civ. Catt., 2017, vol. IV, q. 4016, pp. 119 ss.). In questo enunciato, evidentemente eretico e scandaloso, ci sta tutto il neo-modernismo degli odierni ecclesiastici.
«L’esattezza di certe formule, la critica al proverbio tradizionale secondo cui desperatio facit monachum, il problema della validità del voto, il rapporto conflittuale con il padre e il contesto della scelta fanno propendere decisamente per una vocazione autentica» (Id., La vocazione di Martin Lutero, ivi, vol. III, q. 4014, pp. 463 ss.).
«Oggi, a posteriori, è abbastanza ovvio affermare che il confronto con Lutero non sarebbe stato facile, e quasi certamente sarebbe fallito. Di fatto, purtroppo, non ci fu» (Id., Il processo a Lutero e la scomunica, ivi, vol. I, q. 4000, pp. 364 ss.).
«Lo storico Erwin Iserloh ha dimostrato che l’affissione delle Tesi non è storia, ma leggenda, e per di più contraddice l’intenzione del riformatore. Il 31 ottobre Lutero scrive ai vescovi interessati per un problema di fede, di coscienza e di pastorale: la predicazione delle indulgenze per la fabbrica di San Pietro è ingannevole perché garantisce la salvezza. Nessuno è sicuro della propria salvezza. Il vescovo deve predicare non le indulgenze, ma il Vangelo e le opere di carità» (Id., L’affissione delle 95 tesi di Lutero: storia o leggenda, ivi, 2016, vol. IV, q. 3993, pp. 213 ss.).
Quando la Civiltà era ancora pienamente cattolica, ecco quanto scriveva dell’eresiarca:
«tutto il sistema di Lutero riposa sul falso: nella Scrittura non c’è un testo che lo legittimi. Lutero con audacia bronzea torse in parte violentemente la Scrittura, e in parte vi sostituì le sue falsificazioni» (Lutero e Luteranismo, in Civ. catt., 1918, vol. I, pp. 132 ss., partic. p. 141).
Avvenire e la CEI non sono da meno. Cfr. Mimmo Muolo, Vincenzo Paglia: “La Riforma? Una felice colpa”, in Avvenire, 6.12.2016; Franco Cardini, L’età moderna? Inizia con le 95 Tesi di Lutero il 31 ottobre 1517, ivi, 18.8.2017; Giacomo Gambassi, Il cardinale Bassetti nei luoghi di Lutero, ivi, 2.9.2017; Id., Bassetti nei luoghi di Lutero, crocevia di riconciliazione, ivi, 8.9.2017. Cfr. la serie di articoli dedicati ai 500 anni della c.d. riforma, qui.
Si tratta di falsificazioni storiche e documentali, che aprono la strada alla probabile “riabilitazione” dell’eresiarca; una strada, per la verità, già ventilata anche da Benedetto XVI (cfr. Francesca de Villasmundo, Un colloque au Vatican pour réhabiliter Luther ?, in Medias-Press.info, 23.3.2017 ed in traduzione italiana qui; Giuliano Ferrara, Il tribuno del nuovo gesuitismo che recupera con Lutero anche Pascal, in Il Foglio, 9.7.2017; Lutero riabilitato. Quando voleva “strappare la lingua al papa”, in Blitzquotidiano, 3.11.2016; Piero Schiavazzi, Perché papa Francesco riabilita Lutero, in Limes, 2.11.2016; Lorenzo Bertocchi, Lutero padre del laicismo e del potere senza il bene, in LNBQ, 27.10.2016; Benedetto XVI, una sintesi purificatrice con i luterani (nella fede), in Chiesa e postconcilio, 7.9.2012; Giacomo Galeazzi, Ratzinger riforma Lutero. Aveva molte idee cattoliche, in La Stampa, 5.3.2008). Del resto, non è forse vero che si è sostenuto da più parti nella Chiesa d’oggi (l’aveva sostenuto persino il “santo” Giovanni Paolo II!) che le intenzioni del Martin erano buone e sincere (cfr. Lutero e la Riforma: Bergoglio in continuità con Wojtyla e Ratzinger, in UCCR, 16.2.2017)? Sì, come, del resto, anche quelle che furono di Ario, di Nestorio, di Giuda Iscariota e persino di Lucifero … . Tutti son partiti con “buone intenzioni”, salvo poi perdersi lungo la via. Non è forse vero, d’altronde, che la strada verso l’Inferno è costellata di “buone intenzioni”?
Lutero studiava il modo di uscire dal convento perché non accettava più la castità e il celibato (e quasi sicuramente non le aveva mai accettate, stante l'insincerità della sua vocazione): le sue sedicenti "buone intenzioni" erano solo un pretesto:
«È molto importante sottolineare che il lusso e lo sfarzo, come pure anche la corruzione di buona parte della Curia Romana, non scandalizzarono più di tanto Lutero (come oggi si vuol far credere) — ha scritto il padre domenicano Roberto Coggi –, il quale, a quanto ci risulta, non trasse da ciò alcun turbamento nella sua fede cattolica e nella sua fedeltà nel Romano Pontefice. È quindi falso attribuire la ribellione di Lutero all’autorità ecclesiastica, quale si verificò pochi anni più tardi, a una sua indignazione contro i costumi corrotti del clero» (P. Roberto Coggi, Ripensando Lutero, ESD, Bologna, 2004, p. 9).
Noi preferiamo stare dalla parte della Vera Chiesa Cattolica, dalla parte dei Veri Santi, dalla parte del Concilio di Trento piuttosto che da quella di codesti eretici ed apostati, che vogliono lodare l’eresiarca Lutero, che i mistici ci assicurano giace – sventurato – all’Inferno, torturato, per l’eternità, dagli angeli decaduti. Egli era, è e rimane un volgare eretico (cfr. Francesco Agnoli, Jacques Maritain legge Martin Lutero, in Libertà e persona, 19.10.2017; Id., Lutero, un Macchiavelli della fede, in LNBQ, 18.8.2016; Gederson Falcometa, Giuda, Teilhard de Chardin, Martin Lutero e il Concilio e… i mass media, in Riscossa cristiana, 18.10.2017; Principi filosofici e teologici della Riforma protestante (1517). Un saggio di don Marino Neri, in Vigiliae Alexandrinae, 22.5.2017, ripreso in Lutero resta un eretico con buona pace dei “rivisitatori”, in MiL, 30.5.2017), causa e dannazione di molti europei e, diciamolo chiaramente, di molti ecclesiastici oggi, e distruttore dell’unità europea (cfr. Francesco Agnoli, Carlo Magno e Lutero: costruzione e distruzione dell’Europa, in Libertà e persona, 11.10.2017; Stefano Fontana, La gnosi luterana e la dottrina del potere politico, ivi, 25.3.2017, nonché in Totus tuus, 13.6.2017).
Sull’attuale situazione ecclesiale, davvero possono riprendersi le parole di S. Gregorio Magno: «Merorem, Petre, quem cotidie patior, et semper mihi per usum vetus est, et semper per augmentum novus» (Dialogi, I, 3).
Rilanciamo per questo l’editoriale de LNBQ, ripreso da Galantino & co su Lutero. Quello che la Chiesa ha omesso di dire nel 500° anniversario della riforma protestante, in Il Timone, 21.10.2017 . Per la notizia sull’uscita galantiniana, cfr. «La Riforma Protestante un evento dello Spirito Santo». Galantino esalta Martin Lutero, ivi, 19.10.2017; La Riforma un evento dello Spirito Santo. Galantino esalta Lutero, in MiL, 20.10.2017; Giuseppe Rusconi, Il vescovo Galantino, il monaco Lutero e il vescovo Zambito, in Rossoporpora, 20.12.2017; Francesca de Villasmundo, I vescovi italiani riabilitano Lutero, in Riscossa cristiana, 20.10.2017; Francesco Boezi, Galantino accelera su Lutero: "Opera dello Spirito Santo", in Il Giornale, 21.10.2017).

Lo Spirito di Lutero conquista Galantino

di Stefano Fontana


A leggere che secondo il vescovo Galantino la Riforma fu “un evento dello Spirito Santo” viene subito da pensare che lo Spirito Santo allora si contraddice. Siccome questo non è possibile, non rimane che ritenere l’affermazione molto temeraria. Affermazioni simili sono oggi molto frequenti ed è importante chiederci da dove provengano.
L’essenza della posizione di Martin Lutero è la riduzione della fede ad atto di fede. Nella fede non ci sono contenuti, verità cui aderire, ma ciò che conta è l’affidarsi, senza ragioni, a Cristo, fidandosi che lui coprirà con un mantello tutte le nostre colpe. Per la religione cattolica non è così. La fede ha due versanti, quello dell’atto soggettivo del credere e quello oggettivo delle verità cui ai aderisce con la fede per l’autorità di Dio che ce le ha rivelate. E’ la fides qua e la fides quae. Quella cattolica non è una fede cieca, è l’adesione al dogma. La fede di Lutero invece è solo atto senza dogmi.
Perché ricordo questo aspetto? Perché il fatto che Lutero sia stato spinto dall’amore di Dio, o dalla “passione per Dio” - come si intitolava il convegno alla Lateranense ove mons. Galantino ha fatto il suo intervento – dice poco di significativo dal punto di vista cattolico. Passione per quale Dio? La passione è solo il polo soggettivo della fede come atto, manca il polo oggettivo delle verità credute, ossia dei dogmi. Accettare come valida questa impostazione fondata sulla sola “passione per Dio” significa già accettare l’impostazione luterana. E che dialogo ci può essere se si accetta fin da subito la posizione dell’altro con cui si vorrebbe dialogare?
Celebrando questo 500mo anniversario della Riforma luterana, la Chiesa cattolica ha fatto spesso questo errore di impostazione iniziale: spostare l’attenzione dalla dottrina alle “intenzioni” di Lutero, ossia dai contenuti della fede all’atto di fede. Tutti vedono che in questo modo si sposa già fin dall’inizio la posizione luterana e la si fa propria. Nella fede luterana è centrale la coscienza, dato che non interessa tanto Cristo in sé, quanto Cristo per me, il Cristo della fede e non il cristo della Storia. Il Padre Coggi dei domenicani di Bologna ce lo ha spiegato molto bene. La fede per Lutero non è conoscenza ma esperienza soggettiva, fatta in coscienza al cui interno si consuma il rapporto io-Tu tra il credente e Dio. Se, quindi, la Chiesa cattolica si concentra sulla coscienza del monaco Lutero piuttosto che sulla dottrina luterana rinuncia alle proprie esigenze già in partenza, accettando la validità di una fede senza dogmi. Le intenzioni di Lutero non contano se non per una ricostruzione storica o psicologica. Contano le cose da lui scritte e formalizzate nella dottrina della Riforma. Contano le cose da lui scritte contrarie alla verità della fede cattolica.
L’idea oggi prevalente è che le intenzioni di Lutero erano buone ed ispirate dallo Spirito Santo, mentre poi la cose presero una strada diversa, complici anche le chiusure della Chiesa cattolica. Bisognerebbe quindi recuperare le buone intenzioni degli inizi e usufruirne anche per una riforma del cattolicesimo stesso. Si è anche detto in questi giorni che Lutero avrebbe addirittura anticipato il Vaticano II, richiamando l’attenzione sul Vangelo. E rieccoci all’atto senza i contenuti. Aver proposto la salvezza per Sola Scriptura è stato un grave errore e non un merito, in quanto l’attenzione al Vangelo, dal punto di vista cattolico, senza la dovuta attenzione alla Tradizione e al Magistero non è cosa da apprezzare. Se il Vaticano II fosse stato influenzato da un’eresia, come si dice in questo caso, ne deriverebbe un inquinamento dello stesso Concilio dalle proporzioni devastanti.
Sia sostenendo che la Riforma è stata un dono dello Spirito Santo, sia dicendo che la valorizzazione luterana del Vangelo ha anticipato il Vaticano II, si insiste solo ed eventualmente sulle “intenzioni” e non sui contenuti. Ma insistendo solo sulle intenzioni di coscienza sparisce completamente il concetto di eresia. Uno non è eretico per le sue intenzioni ma per quanto ha detto di contrario al dogma. E da questo punto di vista Lutero è stato un eretico, quali che fossero le sue intenzioni. Faccio notare che se sparisce il concetto di eresia sparisce anche quello di dogma.
L’altro aspetto della strategia della Chiesa cattolica in questo 500mo anniversario della Riforma protestante è quello di fare un pezzo di strada insieme, cioè di fare delle cose insieme puntando sulla prassi più che sulla dottrina. Anche questo obiettivo lo si persegue meglio non tenendo conto della dottrina luterana ma delle cosiddette buone intenzioni del monaco Lutero. Depurando la fede dai suoi contenuti e soffermandosi sul suo essere un atto personale si pensa di camminare meglio insieme. Ma per andare dove? Verso quale Cristo? Verso quale salvezza? L’atto di fede preso in se stesso è cieco, sono i contenuti a dargli la luce. Anticipare la prassi rispetto alla dottrina è un’altra concessione fatta in partenza alla posizione luterana.
C’è infine l’aspetto forse più inquietante della questione. Incentrarsi sulla fede come atto, ossia sulla coscienza e sulla prassi piuttosto che sui contenuti e sulla dottrina, potrebbe voler dire maturare insieme una nuova autocoscienza credente (come direbbe Hegel), ossia vedere insieme i contenuti in un modo nuovo. L’eresia sarebbe allora uno stimolo indispensabile all’evoluzione dialettica del dogma. Ma questa sarebbe una concessione all’evoluzione del dogma all’interno dell’autocoscienza dei credenti completamente fuori della visione cattolica, anche se certamente compatibile con la confessione protestante.

venerdì 13 ottobre 2017

Fatima è un fatto. Non un’ermeneutica – Editoriale di maggio 2017 di “Radicati nella fede” nella data significativa del 13 ottobre

Il 13 ottobre: una data significativa.
Il 13 ottobre 2017 cadono i 100 esatti dell’ultima apparizione della Vergine di Fatima e del miracolo del sole.
Il 13 ottobre 2016, entrava scandalosamente in Vaticano, nell’aula delle udienze (Sala Nervi), l’effigie di Martin Lutero, “in pellegrinaggio a Roma”, accoltavi dal Vescovo di Roma. Era l’inizio del trionfo dell’eresiarca e della sua eresia sulla Chiesa … “cattolica”.
Uno scandalo!!!
Il 13 ottobre 1958, alla presenza del Sacro Collegio, della Corte Pontificia, del Capitolo e del Clero della Patriarcale Basilica Vaticana, dei Parroci Romani e del popolo fedele, il corpo del defunto Venerabile pontefice Pio XII viene tumulato nelle Grotte Vaticane vicino al Sepolcro del beatissimo Pietro. Non a caso ciò avvenne un 13 ottobre … . Da allora la Chiesa mutò definitivamente rotta, non avendo motivi di cui gioire, come invece auspicò il successore. Quel 13 ottobre 1958 assieme alla bara di Pio XII scendeva nel sepolcro il Papato inteso come sommo potere religioso e civile, come katechon. Sappiamo comunque che come il Cristo, del quale è Vicario, risorgerà trionfante, Dio solo sa quando.
Il 13 ottobre 1917, alla Cova di Iria, la Vergine Maria, apparsa ai tre pastorelli il 13 maggio precedente, si presentava come la Regina del Rosario e sugellava la veridicità delle apparizioni con il celebre “miracolo del sole”, che si manifestò nuovamente, dinanzi a Pio XII, alla vigilia della proclamazione del dogma dell’Assunzione.
Il 13 ottobre 1884 il Sommo Pontefice Leone XIII scriveva la celebre preghiera al Principe delle Milizie Celesti, S. Michele, dopo aver visto in visione “demoni che si addensavano sul Vaticano e sulla Basilica di San Pietro che, assalita dalle forze infernali, tremava paurosamente” e udito “Satana che sfidava il Signore dicendo che se avesse avuto mano libera avrebbe distrutto la sua Chiesa in cento anni”. Per ordine dello stesso Pontefice, dal 1886 la potente preghiera era recitata al termine di ogni Messa.
E ciò fu fino al 1964 quando a seguito della riforma liturgica fu decretato che «...le preghiere leoniane sono soppresse»!!! Da quell’anno, non essendosi più invocato pubblicamente, da parte della Chiesa, al termine di ogni S. Messa, l’Arcangelo di «recare aiuto contro gli attacchi degli spiriti perduti al popolo di Dio, donando loro la vittoria», verosimilmente, dev’essere iniziato il tempo di Satana come richiesto al Signore dallo stesso principe della menzogna.
Il 13 ottobre dell’anno 64 d.C., poi, secondo gli studi della compianta epigrafista Professoressa Margherita Guarducci, nel decennale dell’ascesa al trono imperiale di Nerone (il dies imperii), si compiva sul Colle Vaticano il martirio del beato apostolo Pietro (cfr. Margherita Guarducci, La data del martirio di Pietro, in 30Giorni, 1996, fasc. marzo, pp. 79-82). Ecco come immaginò il martirio lo scrittore Henryk Sienkiewicz, nel suo Quo vadis: «La processione si fermò fra il Circo e il Colle Vaticano. Allora alcuni soldati cominciarono a scavare una buca, altri deposero la croce sul suolo, e i martelli e i chiodi, aspettando che fossero finiti i preparativi. [...] L’Apostolo col capo illuminato dagli aurei raggi del sole, si volse per l’ultima volta verso la città. [...] E Pietro, circondato dai pretoriani, contemplava la città come un governatore, un re, mira il suo retaggio, e le diceva: “Tu sei redenta e mia!”. Nessuno, non solo fra i soldati che scavavano la buca per la sua croce, ma nemmeno fra i credenti, avrebbe potuto indovinare che colui che era là, eretto in mezzo a loro, fosse il vero governatore di quella città; che sarebbero passati i Cesari, sarebbero passate le incursioni dei barbari, sarebbero passati secoli, ma quel vecchio vi sarebbe rimasto per sempre il supremo reggitore. [...] I soldati si appressarono a Pietro per spogliarlo. Ma egli, che era assorto nella preghiera, si drizzò d’un tratto e stese in alto la destra [...] fece il segno di croce, impartendo nell’ora della morte la sua benedizione “Urbi et orbi”».
Una data, dunque, densa di significati. Per la Chiesa di ieri. Ma anche e soprattutto per la Chiesa d’oggi.
Per questo rilanciamo l’editoriale dello scorso maggio di Radicati nella fede, che è stato pubblicato anche da Riscossa cristiana.






FATIMA È UN FATTO, NON UN’ERMENEUTICA.


Editoriale di “Radicati nella fede”
Anno X n. 5 - Maggio 2017

Fatima è un fatto, punto e basta. 
Se c’è una cosa che tutti devono riconoscere nel centenario delle apparizioni della Madonna in terra di Portogallo, è che da Fatima non si può prescindere. Sia che tu le riconosca come vere, sia che tu rimanga come un po’ in sospeso, da Fatima non puoi esulare: essa segna una “botta” di cristianità in mezzo al secolo più laico che la storia abbia mai conosciuto; segna un emergere della coscienza cattolica, più puramente cattolica che si possa immaginare, alla vigilia della seconda guerra mondiale e di quella che viene da molti chiamata la terza guerra mondiale, cioè il Concilio Vaticano II e il suo turbolento post- concilio.
Il fatto stesso che la Chiesa non le abbia sconfessate, ma anzi riconosciute ripetutamente, anche con il pellegrinaggio di suoi tre Papi (il quarto, l’attuale, è in procinto di recarvisi), pone le apparizioni di Fatima al centro della storia della Cattolicità tra ‘900 e 2000.
E non è nemmeno necessario chiarire il mistero del terzo o quarto segreto, che tutt’ora permane, per capire che Fatima colpisce al fianco quella falsificazione della vita della Chiesa che si è andata drammaticamente operando in nome dell’ “aggiornamento”.
Basta risentire i primi due segreti, quelli conosciuti con chiarezza, per capire che il Cielo è intervenuto a correggere quel disastro che gli uomini di chiesa avrebbero costruito da lì a poco. La visione dell’inferno, l’annuncio della fine della prima guerra mondiale e poi l’annuncio della seconda, se gli uomini non si fossero pentiti e ravveduti, sono la più solenne dichiarazione che il nuovo cattolicesimo, sfornato negli anni ‘60, non ha nulla a che fare con la Rivelazione, non ha nulla a che fare col Vangelo di Cristo.
Viene proprio da dirlo: bastano i primi due segreti per scandalizzarsi, se si è dei cattolici ammodernati!
Sì, perché Fatima è la solenne riaffermazione che la storia dipende da Dio, proprio da Dio. Che le guerre non sono l’inizio del male, ma l’esito del peccato degli uomini. Fatima ci ricorda che i nostri atti ci seguono; che il tradimento nei confronti di Dio si paga, nella vita personale come in quella pubblica, a meno che non intervenga un salutare pentimento. Fatima, la Madonna a Fatima, parla per i Pastori della Chiesa che non parlano più; avvisa i suoi figli che bisogna riparare l’offesa fatta a Dio e che da questo dipenderà la storia del mondo, delle nazioni e dei popoli, e non solo la vita personale.
Fatima riafferma l’esistenza dell’Inferno e la sua tragica possibilità, mentre di lì a poco tutta la pastorale della Chiesa ne avrebbe vietato il parlarne. In una parola, Fatima è così limpida come contenuto che è semplicemente una pagina evangelica; ma proprio del Vangelo nel suo contenuto più semplice di conversione, di dannazione e salvezza, la Chiesa si stava preparando a non parlare più.
Certo, si parlerà molto di Fatima in questi mesi, ma molto verrà fatto per tradirla. La si ridurrà all’esperienza spirituale di tre bambini, sottolineando solo che Dio è provvidenza e non abbandona gli uomini. La si ridurrà ad una specie di “scuola di preghiera”, come quelle che tanto andavano in voga negli anni ‘80, ma ci si guarderà bene dal ricordare fino in fondo ciò che la Madonna ha detto in riferimento alla storia dell’umanità e della Chiesa. Si annullerà Fatima dentro la grande ermeneutica della Chiesa di oggi: tutto va riletto dentro lo “spirito del Concilio”, anche Fatima che ne è così evidentemente lontana.
I cattolici di oggi sono così immersi nel Naturalismo, per cui Dio resta al di là della storia senza determinarne il corso, da non sopportare che una guerra scoppi perché i cristiani non osservano più i comandamenti. Per i cattolici riprogrammati dai vari sinodi diocesani, la storia ha ragioni economiche e sociali, mai religiose.
Invece Fatima, eco del Vangelo, dice il contrario: le cause sono sempre religiose: dall’obbedienza o meno a Dio, a Gesù Cristo, dipende tutto.
Il terzo segreto, sia quello che sia, non sarà di una natura diversa da quella dei primi due: ribadirà che la storia dell’umanità e anche quella della Chiesa, dipendono dalla santità o meno dei cristiani. Il terzo segreto riaffermerà che anche la Chiesa si può rinnovare non nelle ottuse analisi umane, ma nell’osservanza della volontà di Dio, possibile solo nella grazia dei sacramenti.
Apprestiamoci a vivere allora con la semplicità dei bambini, dei bambini di Fatima, questo centenario, consapevoli che non si tratta della celebrazione di un fatto passato, ma di un potente richiamo attuale: se gli uomini continueranno a offendere Dio una guerra peggiore scoppierà... e che sia guerra militare o guerra morale poco importa, visto che in entrambe le anime sono esposte al pericolo della dannazione eterna, da cui la Madonna ci vuole sottrarre.
Apprestiamoci a vivere il centenario di Fatima accogliendo il grande richiamo della devozione al Cuore Immacolato di Maria, vero e proprio “pugno nello stomaco” per il cristianesimo ammodernato: la comunione riparatrice che cambia il corso della storia.

lunedì 9 ottobre 2017

Da un aforisma di un nostro affezionato lettore ed amico:



In memoria di Pio XII alcuni suoi aforismi







Il Crocifisso di Pio XII. In ricordo del pio transito del Grande Pontefice

Per ricordare il pio transito del Venerabile Pio XII, avvenuto nella notte del 9 ottobre 1958, rilanciamo questo contributo tratto dal sito ufficiale della causa di canonizzazione del Venerabile, che spiega l’origine di una celebre immagine del Santo Padre.
Preghiamo Dio affinché voglia accordare alla sua Chiesa il riconoscimento, in terra, dei meriti di questo suo degno Pastore e Vicario di Cristo, mediante la corona della santificazione.






Il Crocifisso del Papa

Il 21 gennaio 1957, Papa Pio XII visita – inaugurandone i nuovi ambienti dopo la ristrutturazione – l’Almo Collegio Capranica, a Roma, nella festa di Sant’Agnese, dal 1457 Patrona dell’istituto romano. Pacelli aveva vissuto lì alcuni mesi, durante gli anni della sua formazione sacerdotale, e a quegli anni risale una particolare devozione del Papa ad un antico crocifisso ligneo, legato alla vita quotidiana degli alunni capranicensi. Pubblichiamo di seguito un articolo già comparso su questo sito web, riguardo proprio a questo crocifisso, ancora conservato presso l’Almo Collegio.

Il culto al Sacratissimo Cuore di Gesù è intimamente connesso al culto della Croce. Sin dalle sue prime apparizioni a Santa Margherita, Gesù mostra il cuore che tanto amò il mondo portando la croce sulle spalle. Proprio Pio XII, nella grande enciclica su questa devozione, osserva: «Una fervida devozione verso il Cuore di Gesù alimenterà e promuoverà specialmente il culto alla sacratissima Croce, come pure l’amore verso l’augustissimo Sacramento dell’altare» (Haurietis aquas, 1956).
Eugenio Pacelli dovette cominciare ad amare Gesù crocifisso sin dalla più tenera età. Non vi sono testimonianza in proposito, ma è facile immaginare che – nelle sue documentate visite alla Madonna della Strada con la mamma, presso la Chiesa del Gesù – diverse volte la donna e il bambino si saranno fermati anche innanzi all’antico Crocifisso Maggiore venerato in quella chiesa della Compagnia di Gesù.
Certamente, invece, il giovane seminarista Pacelli imparò a nutrire una particolare devozione per il crocifisso all’ingresso dell’Almo Collegio Capranica, dove per circa un anno soggiornò insieme ad altri candidati al sacerdozio. Una pia tradizione del Collegio, infatti, vuole che ciascun seminarista entrando ed uscendo dal seminario baci quel crocifisso in legno, posto tra le due rampe di scale che portano al primo piano – ove una volta avevano sede le stanze dei ragazzi.
Doveva esserci un legame particolare tra quel crocifisso e il giovane Eugenio Pacelli, se è vero – come non c’è ragione di dubitare – quello che racconta Suor Pascalina nelle sue memorie, ricordando la visita del Papa all’Almo Collegio, il 21 gennaio 1957, in occasione della riapertura dopo una importate opera di ristrutturazione: «L’ascensore (che prima non esisteva) era già pronto, perché il Santo Padre non dovesse scendere a piedi le scale, quando il suo sguardo cadde sul grande Crocifisso che, al tempo dei suoi studi, ogni alunno, all’entrata e all’uscita, soleva baciare con grande rispetto e venerazione. Si diresse subito verso la scala, la discese e baciò il “suo” Crocefisso, come aveva fatto quando era giovane».
Ancora oggi, il Crocifisso del Collegio Capranica è lì a raccogliere il saluto degli alunni. Il piede è stato recentemente rivestito di metallo prezioso, per nascondere il legno che i baci, nelle diverse generazioni, hanno consumato. Un rescritto del Sommo Pontefice, lì affisso, ricorda il dono dell’indulgenza plenaria, in alcune feste dell’anno, per chi devotamente baci quell’immagine – alla quale, si legge in latino, «hanno spesso volto gli occhi gli alunni che si preparavano al sacerdozio, implorando la grazia della fedeltà al futuro ministero, e ancora oggi guardano gli alunni».
Sull’immagine, è ben visibile il segno della ferita al costato, con la scia di sangue, copioso, che dal quel Cuore aperto uscì, misto ad acqua. Se davvero – come ebbe a scrivere Pio XII nel 1956 – «nessuno capirà davvero il Crocifisso, se non penetra nel suo Cuore», c’è da credere che il giovane Pacelli tante volte avrà guardato quel Cuore trovando rifugio ed intelletto in esso.


LEGGI QUI LA PREGHIERA DI PIO XII AL CROCIFISSO

Fonte: Papa Pio XII, 14.9.2017

sabato 7 ottobre 2017

Immagini per meditare: "Operazione Mare nostrum" edizione 1571

Festum sacratíssimi Rosárii beátæ Maríæ Vírginis; itémque sanctæ Maríæ de Victória commemorátio, quam sanctus Pius quintus, Póntifex Máximus, ob insígnem victóriam a Christiánis bello naváli, ejúsdem sanctíssimæ Dei Genitrícis auxílio, hac ipsa die de Turcis reportátam, quotánnis fíeri instítuit



Lo stendardo benedetto da san Pio V, consegnato a Marcantonio Colonna nel giugno 1570, che sventolava sulla nave ammiraglia a Lepanto

Vergine del Rosario di Granada, 1774

Nuestra Señora del Rosario de Granada, Virgen Vencedora de Lepanto, Capitana general de la Armada Española









El Santo Cristo de Lepanto. L’Effigie quattrocentesca, venerata nella Cappella del Santissimo Sacramento della Cattedrale di Barcellona, si trovava sulla nave di Don Juan de Austria, Comandante Supremo della Lega Santa, alla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Secondo la tradizione, per schivare una cannonata il Cristo si sarebbe curvato su un lato e questo spiegherebbe la particolare inclinazione del suo Corpo rispetto all’asse verticale della Croce. (un nostro amico lettore)