giovedì 22 giugno 2017

Il significato profondo della festa del Corpus Domini

Nell’Ottava della festa del Corpus Domini e nella memoria di S. Paolino da Nola, rilanciamo questo contributo di Corrispondenza romana.

Jan van Kessel, Il secondo sacramento, XVII sec.

Jan van Kessel, Eucaristia in ghirlanda di fiori, XVII sec.

Alexander Coosemans, Allegoria dell'Eucaristia, 1641






Abraham Bloemaert, I quattro Padri della Chiesa latina ed il SS. Sacramento, 1632, Museum Catharijneconvent, Utrecht

Ambito piemontese, Madonna con Bambino con S. Paolino di Nola, XVIII sec., Alba

Ambito italiano, S. Paolino di Nola, protettore di Senigallia, 1740-60, Senigallia

Il significato profondo della festa del Corpus Domini

di Cristina Siccardi


La festa del Corpus Domini è alle porte, ma quanti ancora comprendono in profondità questo sublime miracolo d’amore?
Ogni vita sulla terra, per continuare ad esistere, ha necessità di essere alimentata, altrimenti perisce. L’uomo, essendo creatura con un anima razionale, ha pure bisogno di nutrimento sia intellettivo, che spirituale; ha bisogno dell’alimentazione della fede, della speranza, della carità (amore); ma il Salvatore gli ha anche offerto un cibo ancora più divino: se stesso in forma eucaristica. San Tommaso d’Aquino spiega in questi termini il Mistero eucaristico: «Leffetto che produsse nel mondo la passione di Cristo, questo Sacramento lo produce in ciascuno di noi. Come il cibo materiale sostiene la vita corporea, laccresce, la ristora, ed è gradevole al gusto, lEucaristia produce nellanima simili effetti» (IIIª, 9, 79, a. 1).
«Caro mea vere est cibus, et sánguis meus vere est potus: qui mandúcat meam carnem, et bibi tmeum sánguinem, in me manet, et ego in eo» (Gv 6, 56-57), ovvero «La mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui». Più chiaro di così se non ci si nutre della Santa Ostia non può avvenire l’inabitazione reciproca.
La storia della Chiesa è una continua lotta fra errori e verità, fra sacrilegi e trionfo del divino. Durante il periodo delle guerre di religione in Francia e anche oltre (1540-1600), la processione del Corpus Domini fu oggetto di feroce ostilità da parte degli ugonotti (i calvinisti francesi). Essi, come d’altra parte i luterani, negano la transustanziazione. Ecco che le processioni del Corpus Domini diventavano pretesti di pesanti provocazioni, profanazioni, blasfemie.
La festa liturgica affonda le sue radici nella Gallia belgica, che san Francesco definiva «amica Corporis Domini», grazie alle rivelazioni dell’agostiniana e mistica Beata Giuliana di Retìne, che nel 1208 ebbe un’estasi: vide il disco lunare risplendente di candida luce, deformato però da una linea in ombra. Si trattava della rappresentazione simbolica della Chiesa, alla quale mancava una solennità in onore della Santa Ostia. Alla monaca, nello stesso anno, apparve Cristo, che le chiese di impegnarsi affinché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento al fine di ravvivare la fede dei fedeli e di espiare i peccati commessi contro l’Eucaristia.
Nominata priora del convento di Mont Cornillon di Liegi, chiese consiglio ai maggiori teologi ed ecclesiastici del tempo, interpellando anche l’arcidiacono di Liegi, Jacques Pantaléon, futuro papa Urbano IV, e il Vescovo di Liegi, Roberto de Thourotte. Fu così che nel 1246 quest’ultimo convocò un concilio, ordinando, a partire dall’anno successivo, la celebrazione della festa del Corpus Domini. Con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264, da Orvieto, dove aveva stabilito la residenza della corte pontificia, Urbano IV estese la solennità a tutta la Chiesa.
A convincere il Pontefice nello scrivere la bolla fu il celebre Miracolo eucaristico di Bolsena, che si verificò un anno prima, quando un sacerdote boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a celebrare la Santa Messa proprio a Bolsena, nel viterbese; nel momento preciso in cui spezzò l’Ostia consacrata, egli fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il Corpo di Cristo. Fu allora che dal Sacro Pane uscirono alcune gocce di sangue, le quali macchiarono sia il corporale di lino, attualmente conservato nel Duomo di Orvieto, sia alcune pietre dell’altare, custodite in preziose teche nella Basilica di Santa Cristina.
Da allora si sono verificati moltissimi Miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa, che possono essere visionati, uno ad uno, grazie allo straordinario sito http://www.miracolieucaristici.org/. Autore di questo splendido studio storiografico ed iconografico è il Servo di Dio Carlo Acutis, nato a Londra il 3 maggio 1991 e morto a 15 anni, il 12 ottobre 2006, a causa di una leucemia fulminante.
È sepolto nella nuda terra ad Assisi, la città di san Francesco che più di altre ha amato e nella quale tornava periodicamente per ritemprare lo spirito. «Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie», ha lasciato scritto fra i suoi appunti. A 12 anni aveva iniziato a comunicarsi quotidianamente e non finiva il suo giorno senza la recita del Santo Rosario e l’adorazione eucaristica, convinto com’era che quando «ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi».
Di brillante intelligenza e di profonda fede, egli offrì le sue sofferenze e la sua vita per il Papa e per la Chiesa. I suoi sacrifici, uniti a quelli di altre nascoste anime oblative, e le preghiere intercessorie rivolte ai santi e alla Regina dei santi salveranno, per l’ennesima volta, la Chiesa dai suoi ugonotti, che oggi profanano il Corpo di Cristo con indegne liturgie e indegni altari.

martedì 13 giugno 2017

Testimonianza della verità in un aforisma di S. Antonio da Padova


Nella festa di S. Antonio da Padova

La Chiesa universale e gli Ordini Francescani celebrano la festa liturgica di s. Antonio di Padova.
Ecco l'elogio solenne contenuto nel Martyrologium Franciscanum, ediz. 1946: 

In Padova, s. Antonio di Lisbona, detto comunemente di Padova, sacerdote e confessore, celeberrimo per la santità della vita e per la predicazione, che dal Sommo Pontefice Gregorio IX per la moltitudine dei miracoli neppure un anno dopo la sua morte fu annoverato tra i santi. Il Sommo Pontefice Pio XII lo dichiarò Dottore della Chiesa Universale.

Pietro Avogadro, con aggiunte di Francesco Savanni, Madonna col Bambino tra i SS. Francesco e Antonio da Padova, XVIII sec., Chiesa di S. Carlo, Brescia




Giuseppe Manzo, S. Antonio elemosinante, 1890, collezione privata

Teofilo Patini, S. Antonio incoronato da Gesù Bambino, 1898, Parrocchia - Santuario Maria SS. della Libera, Pratola Peligna (L'Aquila)






sabato 10 giugno 2017

Sui mutamenti dottrinali in tema di morale familiare


Marco Tosatti, Amoris laetitia. I polacchi al contro-strappo, in LNBQ, 9.6.2017

Chiesa dei poveri? No, Chiesa borghese - Editoriale di giugno 2017 di “Radicati nella fede”

Rilanciamo, nella festa di S. Margherita di Scozia, Regina e Vedova, quest’editoriale di Radicati nella fede, rilanciato anche da Chiesa e postconcilio, 5.6.2017.



William Hole, S. Margherita a Queensferry, 1899, Scottish National Portrait Gallery, Edimburgo




CHIESA DEI POVERI? NO, CHIESA BORGHESE.


Editoriale di “Radicati nella fede
Anno X n. 6 - Giugno 2017

Nell’ideologica lettura della storia della Chiesa nell’ultimo secolo concluso, si pone l’alternativa tra la Chiesa Conservatrice, quella prevalente prima del Concilio, e la Chiesa Aperta, quella vincente dal Concilio in poi. Così, nella semplificazione pubblicitaria a favore della Chiesa moderna, questa alternativa tra il prima e il poi, diventa la contrapposizione tra Chiesa dei ricchi e Chiesa dei poveri.
Invece la vera alternativa, perché alternativa c’è tra la chiesa di prima e quella di poi - su questo hanno ragione i modernisti e gli ammodernati -; invece l’alternativa vera è tra la Chiesa dei Semplici, poveri o ricchi che siano, e la Chiesa dei Borghesi, poveri o ricchi che siano.
Questa chiesa che oggi è vincente, i cui membri comandano a tutti i livelli, questa chiesa mostrata dai media, la cosiddetta “Chiesa Conciliare”, non è certo la chiesa dei poveri come si è voluto far credere, è la chiesa dei borghesi.
Borghese è colui che concepisce la vita a partire da sé. Borghese è colui che parte da sé per costruire la vita. Tutta la Sacra Scrittura parla dei poveri, che sono beati: poveri sono coloro che sperano solo in Dio e non possono sperare in se stessi. Il borghese invece, anche quando è religioso, salva qualcosa di sé; e con ciò che ha salvato giudica e modifica tutto il cristianesimo, morale e fede compresa.
Basti pensare a come in nome della libertà, e della libertà di coscienza, si sia distrutta tutta la morale e pastorale della Chiesa. La libertà borghese reinterpreta così tutti i comandamenti. Per questo i Pastori della Chiesa non dicono più ad alta voce che una cosa è peccato, per non ledere la libertà dei fedeli. Pensiamo a tutta la mortale confusione sul matrimonio, sulla procreazione e sulla legge naturale... ormai la Chiesa non dice più niente, siamo alla desolazione del peccato organizzato.
Inoltre, lasciatecelo dire, cosa unisce tutta la caotica e confusa compagine di espressioni della “Chiesa Conciliare”: semplicemente il concetto borghese della vita. Altro non la unisce: non troverete una posizione uguale all’altra, ognuno fa veramente ciò che vuole reinventandosi il proprio cristianesimo.
Paolo VI con l’Humanae vitae reagì profeticamente contro la chiesa borghese... forse troppo tardi. Fu Dio a guidarlo, attraverso la Tradizione..., non se la sentì, contro il parere di molti prelati, di contraddire la tradizione morale della Chiesa Cattolica riguardo alla procreazione e la regolazione delle nascite; riconfermando su quell’aspetto la Tradizione, lì Pietro fu Pietro. Ma fu tutto lì, non si capì che bisognava arginare su tutto il fronte l’avanzata della chiesa borghese.
Così, nel silenzio/non-assenso, la chiesa borghese non cessò nella sua rivoluzione, che aveva nella nuova messa con le sue condizioni laicali la carta di accesso nella falsificazione della tradizione.
E la chiesa ancora “sana”, non resistendo allo spirito borghese, si avviò all’autodistruzione che ormai si sta consumando.
Invece bisognava reagire... “Siate uomini di Dio, siate uomini di reazione”... diceva il Père Emmanuel André ai suoi monaci, spaventato dal Naturalismo che stava penetrando nella Chiesa a fine ‘800.
Per essere di Dio è essenziale reagire al male: non si può abbracciare il bene senza rifiutare il male, è un’illusione tipicamente borghese. È l’illusione della chiesa di oggi, dei suoi Pastori a tutti i livelli della gerarchia. E il rifiuto del male deve essere deciso, pubblico, deve essere una reazione: è proprio ciò che la chiesa di oggi non vuole, e firma così la sua fine, forse la fine del cristianesimo nelle nostre terre.
Un autore tanto propagandato dai radical chic, ma tanto censurato e non capito dagli stessi, Pierpaolo Pasolini, fu inascoltato quando scriveva:
 “... Se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa... la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo... Essa dovrebbe passare all’opposizione... Dovrebbe passare all’opposizione contro un potere che l’ha così cinicamente abbandonata, progettando, senza tante storie, di ridurla a puro folclore... Riprendendo una lotta che è per altro nelle sue tradizioni (la lotta del Papato contro l’Impero), ma non per la conquista del potere, la Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano... il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante... O fare questo o accettare un potere che non la vuole più: ossia suicidarsi ”.
Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di rifiutare la chiesa borghese, vera falsificazione della Sposa di Cristo.
Quando vogliamo la Messa tradizionale, ricordiamoci di volere anche questa reazione; non si possono disgiungere... l’hanno capito quelli che in modo feroce non la vogliono, non sempre quelli che la vogliono.
O fare questo o accettare il suicidio della Chiesa in mezzo a noi.