domenica 6 dicembre 2015

“Viduis et orphanis pecunia, consilio, opera non defuit: oppressos adeo sublevavit, ut etiam tres tribunos, per calumniam a Constantino Augusto condemnatos, qui se propter famam ejus miraculorum orationibus longissime absenti commendarant, adhuc vivens, cum imperatori, minaciter eum terrens, apparuisset, liberaverit. … Mox ad Nicaenum concilium se contulit: ubi cum trecentis illis decem et octo Patribus Arianam haeresim condemnavit” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI NICOLAI BARENSIS, EPISCOPI MYRENSIS ET CONFESSORIS

Questo celebre Taumaturgo, vescovo di Mira all’epoca del concilio di Nicea, è festeggiato il 6 dicembre da tutte le Chiese d’Oriente. Egli è iscritto lo stesso giorno nel calendario di Napoli e nei martirologi occidentali a partire da Floro. Il culto di san Nicola in Occidente è, quindi, anteriore al trafugamento delle sue reliquie da parte dei marinai di Bari, che le portarono nella loro città nel 1087. È indubitabile, però, che questa “traslazione” contribuì al suo sviluppo. Fu, perciò, a quell’epoca, verso l’XI sec., che venne definitivamente accolto nel calendario romano. Prima del X sec., san Nicola non è sconosciuto a Roma. Egli è rappresentato in un affresco dell’VIII sec. a santa Maria Antica, insieme ai santi Giovanni Crisostomo, Gregorio di Nazianzio, Basilio, Pietro e Cirillo d’Alessandria, Epifanio ed Atanasio. Non si poteva rendergli un più bell’omaggio che di associarlo ai Padri dell’Oriente cristiano (v. la riproduzione fuori-testo in colore delle pitture della navata sinistra di santa Maria Antica in D.A.C.L. tomo 5, col. 2064: Ο agios Nikolaos (barba corta e casula rossa) è il secondo personaggio a partire dalla destra. Per una descrizione dettagliata dell’affresco, cfr. col. 2020-2025).
Nella Roma medievale il suo culto prese un tempo così grandi proporzioni che si contavano almeno una sessantina di chiese erette sotto il suo nome.
Tra queste, la più insigne è quella che si trova presso il portico d’Ottavia: San Nicola in Carcere Tulliano, o in foro olitorio (cfr. Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 623-628; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, p. 392), in cui si celebra anche la stazione il sabato della IV settimana di Quaresima.
Nel Patriarchium del Laterano esisteva un oratorio in onore di san Nicola de capella papæ, e che, interamente restaurato dal papa Callisto II, divenne come il monumento votivo della vittoria riportata nel XII sec. dal Pontificato romano contro il Cesarismo germanico (Armellini, op. cit., pp. 106-108; Huelsen, op. cit., pp. 391-392). Questa cappella, che si elevava quasi di fronte all’oratorio di San Lorenzo, fu distrutta sotto Clemente XIII; non se ne conservarono che i disegni delle pitture che la decoravano. L’oratorio di Callisto II era celebre in ragione degli affreschi che vi simbolizzavano il trionfo del Papato sull’Impero all’epoca del Concordato di Worms (1122). L’affresco comportava due registri: in alto la Vergine Madre coronata con il Bambino sulle ginocchia e, da una parte e dall’altro, due papi in piedi (santi Silvestro ed Anacleto) e due papi inginocchiati (Callisto II e l’antipapa Anacleto II); in basso san Nicola al centro, circondato dai santi Leone Magno e Gregorio Magno e, poi, ripartiti in due gruppi, i papi Urbano II, Pasquale II, Gelasio II, Alessandro II, Gregorio VII e Vittore III (Ph. Lauer, Le Palais de Latran, Coll. Ecole Française de Rome, Paris 1911, pp. 163-168. Si trova in queste pagine una riproduzione dettagliata dell’affresco).
In Oriente, la festa di questo Taumaturgo, το εροκηρύκου, το πατροκορυφαίου, το μυροβλύτου, è un festa non lavorativa (o nazionale), in virtù di un’ordinanza dell’imperatore Manuele I Comneno (1143 -1180); e così fu pure in certe diocesi d’Europa. Ciò che valse dai Greci un’immensa fama a san Nicola, è il liquido miracoloso, che, ancora oggi, a Bari, trasuda dalle sue ossa.
Il titolo di confessore, attribuito nell’antichità al Taumaturgo di Mira ( γιος Νικόλαος ο Ομολογητής και Θαυματουργός, ρχιεπίσκοπος Μύρων τς Λυκίας), si riferisce a ciò che ebbe a soffrire durante l’ultima persecuzione. La presenza di san Nicola al concilio di Nicea è molto probabile, ma tutto il resto della leggenda del santo è soggetto a delle prudenti riserve.
La liturgia orientale celebra il nostro Santo col titolo di κανόνα πìστεος, cioè regola della fede.
Ecco una delle più note preghiere bizantine rivolte a san Nicola:

Κανόνα πίστεως καί εκόνα πραότητος, γκρατείας διδάσκαλον νέδειξέ σε τ ποίμν σου τν πραγμάτων λήθειαδιά τοτο κτήσω τ ταπεινώσει τά ψηλά, τ πτωχεί τά πλούσια. Πάτερ εράρχα Νικόλαε, πρέσβευε Χριστ τ Θε σωθναι τάς ψυχάς μν

Regola della fede ed icona di mansuetudine, che ti sei mostrato al tuo gregge maestro di verità, che per la tua umiltà hai raggiunto una gloria sublime e per il tuo amore per la povertà le ricchezze (celesti), o Padre Gerarca (Vescovo) Nicola, intercedi presso Cristo Dio per la salvezza delle anime nostre.

Il titolo “regola della fede” si ricollega direttamente, secondo la tradizione, al ruolo che giocò Nicola al concilio di Nicea. Alcune leggende gli attribuiscono anche due specifici interventi durante l’assise. Nel primo, noto come miracolo del mattone (sebbene questo sia da attribuirsi, in realtà a san Spiridione di Trimithonte, anch’egli presente al Concilio, assieme a sant’Atansio ed altri), poiché Ario non ammetteva l’uguaglianza del Padre e del Figlio, Nicola tentò di dimostrare la coesistenza delle tre persone in uno solo. Preso quindi un mattone, ricordando agli astanti, la sua triplice composizione di terra, acqua e fuoco, che significavano le tre divine persone che costituiscono un unico Dio, si vide una fiamma levarsi dalle sue mani, alcune gocce d’acqua cadere a terra e rimanere nelle sue mani un po’ di terra secca.
Il secondo intervento, ancora più celebre del primo, è lo schiaffo ad Ario. Nicola, acceso di santo zelo, udendo le bestemmie ariane contro la divinità del Cristo, si levò in piedi e con la destra schiaffeggiò l’empio Ario. Riferita la cosa a Costantino, questi ordinò l’incarcerazione del santo, mentre gli altri vescovi lo privavano dei paramenti episcopali. In carcere venne sbeffeggiato ed oltraggiato dai soldati. Uno di questi giunse persino a bruciargli la barba. Durante la notte, san Nicola ebbe l’apparizione di Gesù e di Maria che gli consegnarono il vangelo (segno del magistero episcopale) e la stola o μοφόριον (segno del ministero sacramentale). L’indomani, dovendo celebrare la messa, spinto dalla sua umiltà, Nicola non indossò le insegne vescovili, ma, appena iniziata la Messa, la Vergine scese dal cielo portandogli la sua stola e gli angeli la mitra. Terminata la celebrazione, la barba, che gli era stata bruciata dai carcerieri il giorno innanzi, gli rispuntò più folta e bella.
Ma si tratta di episodi leggendari, come del resto anche altri episodi della sua vita Si pensi alla leggenda secondo la quale, ancora in fasce, non prendeva latte dal seno materno ogni mercoledì e venerdì dopo il tramonto, osservando il digiuno canonico. Trattasi, del resto, di un dato comune a molti santi. Ad es., così faceva anche un altro Nicola, san Nicola (o Nicolò) Politi (o di Adernò, l’attuale Adrano) vissuto nel XII sec., come ci narra la sua Vita sancti Nicolai Adernionensis.
Quel che è certo è che il nostro san Nicola, partecipando al Concilio di Nicea, non poté non essere a favore della tesi di Atanasio e della vera ortodossia. Diversamente non sarebbe stato celebrato come “regola della fede”.
La figura di san Nicola, infine, è particolarmente cara allo stesso Ordine di San Domenico fin dalle origini. Presso questo, infatti, è invocato dai frati quale intercessore e consolatore nelle loro difficoltà, come emerge dalle Vitæ fratum del 1260 del cronista domenicano Gerardo di Frachet (per alcuni episodi che coinvolgono e legano San Nicola all’Ordine dei Predicatori, cfr. P. Lippini (a cura di), Storie e leggende medievali. Le Vitæ Fratrum di Gerardo di Frachet o.p., Bologna 1988, pp. 49-50, 90, 153), il quale rammenta che proprio nella chiesa dei Domenicani di Bologna – così come in altre legate all’Ordine – non poteva mancare un altare dedicato a colui che avevano eletto quale Patrono, san Nicola appunto (ibidem, pp. 153, 239, 330 nota 687), invocato anche per liberare le anime dal carcere del Purgatorio (ibidem, p. 399).
La messa non hanno di speciale che le collette e l’epistola. Le altre parti sono tratte dal Comune dei confessori pontefici.
La fama dei miracoli rese molto popolare il nome di san Nicola non solo in Oriente dove, specialmente presso i Russi, è ancora oggi in grande venerazione, ma pure nelle più lontane province d’Occidente, dove il suo culto è anteriore di molti secoli alla traslazione delle sue reliquie da Myra a Bari.
Le sacre ossa del Taumaturgo s’imperlano continuamente, anche ai nostri giorni, di una sorta di stilla o sudore alla quale i fedeli danno il nome di manna di sano Nicola. In una rivelazione che ebbe in occasione del suo pellegrinaggio a Bari, santa Brigida, mentre pregava nella Cripta dinanzi alla tomba del Santo, apprese dallo stesso san Nicola, apparsole in una visione, il motivo di questo prodigio. L’olio miracoloso che trasuda dalle ossa del santo Pontefice di Myra, designa l’immensa carità e la compassione che l’animarono durante la sua vita, allorché si faceva tutto a tutti per soccorrere gli altri e così portarli al Cristo. Le disse, tra l’altro: «Sappi che come la rosa produce profumo e il grap­polo d’uva un dolce succo, così il mio corpo ha rice­vuto dal Signore la particolare benedizione di trasu­dare olio. Egli infatti onora i Suoi eletti non solo in cielo, ma anche sulla terra, affinché molte persone ne siano edificate e partecipino alla grazia concessa ai santi» («Cum visitaret Sponsa reliquias sancti Nicolai in Baro ad sepulchrum ejus, coepit cogitare de illo liquore olei, manante de corpore ejus. Et tunc rapta extra se in spiritu vidit quamdam personam, oleo unctam et fragrantissime odorantem, quæ dixit ei: Ego sum Nicolaus episcopus, qui appareo tibi in tali specie, sicut dispositus eram in anima, dum vivebam. Nam omnia membra mea ita habitata ex flexibilia erant ad servitium Dei, sicut res uncta, quæ flexibilis est ad opus possidentis, et idea laus exultationis semper erat in anima mea et in ore meo prædicatio divina et in opere patientia, propter virtutes humilitatis et castitatis, quas præcipue dilexi. Sed nunc qui in mundo multorum ossa arida sunt ab humore divino, ideo dant sonum vanitatis et stridorem ex collisione mutua, et inhabilia sunt ad fructificandum fructum justitiæ et abominabilia Deo ad intuendum. Tuo vero scias, quod sicut rosa profert odorem et uva dulcedinem, sic Deus corpori meo emanandi oleum singularem dedit benedictionem quia ipse non solum honorat electos suos in cælis, sed et leatificat ex exaltat in terris, ut plures ædificentur et participentur de gratia eis data»: Bollandisti, De Sancta Birgitta Vidua, Commentarius prævius, cap. 20, § 301, in Acta Sanctorum, Octobris, vol. 52, t. IV, Dies VIII, Parigi-Roma 1866, p. 440).



Autore ignoto, S. Nicola con scene agiografiche della sua vita, XIII sec., Museo Bizantino della Fondazione Arcivescovo Makarios, Nicosia


Icona russa di S. Nicola, 1400-500, Nationalmuseum, Stoccolma

Anonimo artista cretese, Icona di S. Nicola a figura intera, XVI sec., chiesa di Agios Nikolaos (Αγιος Νικόλαος), Tsakistra (Cipro)

Theodoros Poulakis (Θεοδωρος Πουλακης), S. Nicola con scene della sua vita, XVII sec.

Theodoros Poulakis (Θεοδωρος Πουλακης), S. Nicola con scene della sua vita, XVII sec.

Domenichino, S. Nicola, 1608-10, Cappella dei SS. Fondatori - Cappella di S. Nilo, Grottaferrata

Jan Cossiers, S. Nicola salva i tre condannati a morte, 1660, Palais des Beaux-Arts, Lille

Luca Giordano, S. Nicola salva il fanciullo coppiere, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli

Luigi Miradori detto il Genovesino, S. Nicola con l’offerente Martino Rota, 1654, Pinacoteca di Brera, Milano


Mattia Preti, S. Nicola di Bari, Pinacoteca Civica, Fano

Mattia Preti, Miracolo di S. Nicola, XVII sec., chiesa di S. Nicola, Siggiewi

Gregorio Preti, Miracolo di S. Nicola, Chiesa parrocchiale di S. Nicolò, Fabriano

Carlo Maratta, Madonna con Bambino tra i SS. Nicola, Ambrogio (o Agostino?) e Francesco di Sales, 1672, Pinacoteca Comunale, Ancona

Gaetano Lapis, Miracolo di S. Nicola, 1756, Chiesa di S. Nicolò, Cagli

Corrado Giaquinto, S. Nicola, musée Fesch, Ajaccio


Corrado Giaquinto, S. Nicola salva i naufraghi dalla tempesta, 1731-33, Pinacoteca Provinciale, Bari

Corrado Giaquinto, La S. Vergine presenta S. Nicola alla SS. Trinità, 1731 circa, collezione privata

Autore anonimo, Morte di S. Nicola, XVIII sec., chiesa dei SS. Apostoli, Manduria

Autore anonimo, S. Nicola benedice i tre bambini, Convento domenicano di S. Nicola, Bari

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