Sante Messe in rito antico in Puglia

mercoledì 19 febbraio 2020

L'esortazione QUERIDA AMAZONIA: Una vittoria di Pirro?

Pubblichiamo volentieri una nuova intervista del nostro amico Vito Palmiotti a don Nicola Bux, dopo quelli già pubblicati in precedenza.

L’Esortazione Apostolica post-sinodale Querida Amazonia ha suscitato reazioni inattese secondo i diversi modi di leggerla e recepirla. Forse, proprio quello era lo scopo che intendeva raggiungere il suo autore.
Infatti, da una parte ha provocato una grande delusione, nonché un vero e proprio disgusto, negli ambienti amazzonici, che si aspettavano – in logica continuità con tutto processo sinodale e con il documento finale – un’apertura netta e frontale sui due temi che sono stati il leiv motif sin dall’inizio: il conferimento del sacramento dell’ordine ai viri probati (con il conseguente indebolimento nonché annientamento del celibato sacerdotale) ed il diaconato permanente delle donne, come primo passo verso il sacerdozio femminile. La frustrazione causata in questo ambito specificamente locale si è allargata a livello internazionale a tutti i contesti progressisti, colpendo a sorpresa una buona parte della Chiesa, soprattutto in Germania.
Negli stessi ambienti, si verifica, tuttavia, un’altra reazione, più conciliante e mascherata di finta serenità davanti alla evidente retromarcia dell’ultimo momento. Si tratta di una lettura dell’Esortazione Apostolica post-sinodale secondo un criterio, non ben precisato, di complementarietà e di armoniosa sintonia tra i due Documenti, quello post-sinodale e quello finale del Sinodo, i quali dovrebbero essere letti insieme, in maniera sinottica direi. Nella stessa linea si colloca chi vuole leggere il tutto come un processo aperto a nuovi sviluppi.

Nel versante opposto, il Documento post-sinodale ha suscitato reazioni ottimistiche da parte di settori tradizionalisti e conservatori, che, senza uno sguardo d’insieme, credono di aver vinto finalmente la battaglia dell’ortodossia. Così, molti pensano ingenuamente che il Papa sarebbe ritornato a difendere la sana dottrina esercitando il suo ruolo di confermare i suoi fratelli nella fede.
In verità, sembra che egli abbia voluto dimostrare di non essere tanto eterodosso come si pensa in questi ambienti. Se dopo sette anni di pontificato, non si è compreso questo, significa che non si è colta ancora la sottostante sua visione della Chiesa, prevalentemente sociopolitica. Infine, anche nella cerchia di coloro che sono in linea con la buona tradizione e la dottrina ecclesiale, l’Esortazione Apostolica post-sinodale è vista realisticamente solo come un testo magisteriale che fa silenzio sui punti più controversi, lasciando nell’imprecisa nuvola dell’incertezza ciò che meritava una chiara presa di posizione.

Così facendo, a un primo sguardo tutto sembrerebbe apparentemente in ordine, mentre in realtà è seminato il germe del caos che prima o poi produrrà i suoi frutti. Se è valida la metafora, si potrebbe dire che l’incendio della foresta amazzonica è stato parzialmente spento, ma sotto le ceneri rimangono ancora delle braci accese.
Lo stesso “teologo” di Francesco, mons. Viktor Manuel Fernandez, vescovo di La Plata, ha visto giusto, dichiarando a Religión digital: «Sin embargo, tampoco hay que afirmar, como han dicho algunos medios, que Francisco ha cerrado las puertas o ha excluido la posibilidad de ordenar algunos hombres casados. De hecho, en la introducción Francisco limita los alcances de su propio documento: “No desarrollaré aquí todas las cuestiones abundantemente expuestas en el Documento conclusivo” (2). Se refiere al documento con el cual concluyó el Sínodo de los Obispos celebrado en Roma. Está claro que si el Papa no desarrolla algún punto no es porque queda excluido, sino porque adrede no quiso repetir al Sínodo». Ed aggiunge: «Por primera vez una exhortación apostólica no quiere ser una interpretación del Documento conclusivo de un Sínodo ni una restricción de sus contenidos, ni un texto oficial que deja atrás lo que el Sínodo concluyó. Sólo es un marco complementario de ese documento y dice explícitamente: “no pretendo reemplazarlo ni repetirlo” (2). Tan claro es que no quiere reemplazarlo, que lo que hace es “presentar oficialmente” (3) ese documento y pedir que todos los obispos y agentes pastorales de la Amazonia “se empeñen en su aplicación” (4)». Lo stesso “teologo” di Francesco, dunque, non nasconde che si è creata, con l’Esortazione, una sorta di religione cattolico-amazzonica, una religione nuova, fondata sull’unione quasi sincretica o contigua, tra la fede cattolica ed i riti e le superstizioni delle popolazioni amazzoniche. Infatti dichiara: «Al mismo tiempo, muestra una enorme apertura a los ritos y expresiones indígenas, pidiendo que no se las acuse tan rápidamente de paganismo o de “idolatría” (79) y deja lugar a un posible “rito amazónico” (nota 120). En el Sínodo se dijo precisamente, en las discusiones que llevaron a un cierto consenso, que ese era el marco adecuado para pensar en la posibilidad de los “viri probati”». Come dire: prima modifichiamo il contesto, creando il giusto terreno, e poi pensiamo ai “viri probati” ed a tutte le altre innovazioni.
Ricordo anche le parole spese in sede di presentazione dell’Esortazione dal card. Michael Czerny, il quale ha dichiarato che la questione dell’ordinazione diaconale delle donne e del celibato ecclesiastico non sono risolte dall’esortazione. Ed in modo non dissimile si è pronunciato pure il card. Hummes, relatore generale del sinodo panamazzonico, il quale ha ricordato che esisterebbe un piano per sviluppare e completare la questione del celibato. Secondo alcuni osservatori, l’Esortazione rappresenterebbe una sorta di “cavallo di Troia” per l’ordinazione delle donne e per l’abolizione del celibato sacerdotale.
Tralasciamo le questioni del rito amazzonico e dell’accettazione delle tradizioni idolatriche delle popolazioni amazzoniche (nel video di presentazione dell’esortazione di Vatican News).

Se vogliamo, quella che hai descritto è una sorta di terza via (come mi pare ha ammesso qualche giorno fa, in occasione della pubblicazione dell’Esortazione, il biografo di Francesco, Austen Ivereigh su un articolo di The Tablet) o di porta semiaperta. Papa Bergoglio non ha chiuso la porta alle istanze dei progressisti, ma al contempo non le ha neppure spalancate. Ha lasciato l’uscio aperto quel tanto che basti, affinché lui, o un suo successore, in futuro, possa provvedere all’apertura completa. È forse, quindi, una vittoria di Pirro. E probabilmente neppure una vittoria. D’altronde, occorre chiarire che valore potrà assumere il Documento finale dei vescovi al sinodo amazzonico: sarà questo la chiave per interpretare l’Esortazione?
Se, come ha affermato il card. Baldisseri quel documento non rientrerebbe nel magistero, ma avrebbe mero valore morale, resterebbe da capire se esso possa nondimeno assumere valore di chiave interpretativa dell’Esortazione, talché codesta debba interpretarsi alla luce di quel documento, che Francesco ha invitato a leggere ed a tener presente interamente. 
In conclusione, Querida Amazonia ha sollevato un insieme di sentimenti contrastanti nei quali s’intrecciano l’amarezza di chi è rimasto deluso, l’illusione di chi spera in una futura apertura, l’ingenuo sguardo di chi crede in un fittizio ritorno alla vera dottrina, ma l’unico punto fermo che rimane sono le ambiguità su temi che ancora oggi esigono una risposta chiara. Last but not least, il linguaggio non chiaro, un “pastoralese”, per dir così, fatto di insinuazioni e non di affermazioni, come ha osservato in modo efficace il prof. Stefano Fontana, che non fa capire a cosa il fedele cattolico deve assentire.

mercoledì 12 febbraio 2020

L’esortazione post-sinodale amazzonica? Un docu-mento che presenta delle “fessure”. Parola di don Nicola Bux in una nuova intervista a Vito Palmiotti

Nei giorni scorsi hai presentato le aspettative (vqui). A Esortazione ormai pubblicata, quali scenari pensi che si apriranno?

I vescovi dell'Amazzonia chiederanno all'Autorità competente, il Papa - come previsto dall'Esortazione - in ragione della loro situazione particolare, di poter servirsi del Documento finale del Sinodo, per venire incontro alle esigenze delle comunità, giacché quel che dice su di esso può essere inteso, dal punto di vista canonico, come un'approvazione espressa alla luce della costituzione apostolica del settembre 2018, Episcopalis Communio. Si comprende quali siano quelle esigenze. Del resto, ci sono in questa esortazione delle aperture problematiche forse ben maggiori del tema dello stesso celibato, che ha quasi del tutto assorbito il dibattito, facendo passare in secondo piano le altre criticità concernenti il sinodo amazzonico.

Il libro di Benedetto XVI e Sarah ha esercitato il suo peso?

Sebbene sia stato detto dalle fonti ufficiali che il documento era pronto prima, da dicembre, mi consta che non è così: anzi, che proprio il libro in oggetto ha spinto a rivedere drasticamente la quarta parte dell'Esortazione, la quale comunque presenta fessure nelle quali infilare quanto è rimasto fuori.

Cosa possiamo ricavare dalla vicenda?

Benedetto XVI e il card. Sarah hanno testimoniato l'importanza del pensiero cattolico. Far pensare è il compito della filosofia, diceva Paul Ricoeur. L'attivismo oggi prevalente nella Chiesa e oltre, non aiuta anzi allontana tanti. Chi è cattolico deve, con determinazione, affermare la verità, e attendere con pazienza il tempo della grazia che la Provvidenza prepara. La Chiesa nella sua totalità non può incorrere nell’eresia. Se siamo membra di un corpo: non vi sono leggi sociologiche e politiche ma prevale la realtà della grazia, realtà ontologica e soprannaturale che rende l’uomo santo e gradito a Dio.

Che ne pensa della prossima kermesse dei vescovi a Bari "Il Mediterraneo frontiera di pace. Un laboratorio di sinodalità e di impegno tra le chiese e i popoli.

Molti cattolici e non, si aspettano dalla Chiesa che faccia conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo: per questo è stata costituita dal suo Fondatore. O dobbiamo ricorrere alle deformazioni di Sanremo e Benigni? Il resto è politica e lascia il tempo che trova. Lo Spirito Santo ci dice che il mondo può essere salvato da Cristo, non da altri, e che la Chiesa può essere rinvigorita da se stessa, non da altri.

martedì 11 febbraio 2020

Lourdes: il “monte Sinai di Maria”

Nella festa dell’Apparizione della Beata Vergine Maria a Lourdes a S. Bernadette Soubirous, rilanciamo questo contributo:


























Lourdes: il “monte Sinai di Maria”

di Fra’ Pietro Pio M. Pedalino

Vi è un legame quasi speculare e molto affascinante tra gli eventi biblici del Sinai e l’apparizione alla grotta di Massabielle, dove a presentarsi col suo nome proprio è l’Immacolata, per ricordare agli uomini le “Parole della Salvezza”.

La prima apparizione della Madonna a Lourdes si è verificata l’11 febbraio 1858, quattro anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione ad opera del beato Pio IX.
Lourdes è una delle apparizioni mariane più importanti della storia sia per la testimonianza di santità della veggente che per la rinomanza del centro di culto (uno dei maggiori del pianeta) che per l’importanza del messaggio, il quale racchiude una verità dogmatica fondamentale (l’Immacolata Concezione) e un itinerario di perfezione cristiana che si costruisce solidamente sugli appelli alla penitenza, alla preghiera e alla santificazione della sofferenza.
Quello di Lourdes è uno dei santuari più frequentati al mondo: proprio lì si sono verificate e continuano ininterrottamente a verificarsi conversioni e guarigioni straordinarie che anche i più scettici non possono fare a meno di ricondurre ad un intervento quanto meno misterioso, trascendente, al di là del mondo fisico e delle leggi della natura.
Il teologo Donald Anthony Foley è autore di un eccellente libro sulle apparizioni mariane(1). Sua caratteristica principale è la contestualizzazione di ogni evento mariano preso in esame all’interno del relativo quadro storico, collegando ognuno di essi ad un avvenimento o a un personaggio biblico: il fine è quello di dimostrare che le apparizioni mariane sono la continuazione della storia della salvezza, eventi salvifici realizzati dai Protagonisti della Redenzione per la salvezza delle anime.
Riflettiamo brevemente sulle apparizioni di Lourdes. D. Foley evidenzia delle correlazioni tra gli eventi accaduti a Massabielle e quelli che coinvolsero Mosè, il roveto ardente e la promulgazione delle tavole della Legge.
I primi autori cristiani consideravano il roveto ardente un simbolo della Vergine Maria. Il legame fra quanto accadde a Lourdes e l’incontro di Mosè con Dio nel roveto appare chiaro quando si analizzano le caratteristiche di questo incontro. Per prima cosa Mosè vide il roveto ardere ma non consumarsi e gli fu comandato di scalzarsi perché si trovava su un luogo sacro. Poi Dio gli affidò la missione di condurre il popolo di Israele fuori dall’Egitto e gli rivelò il nome divino: “Io Sono colui che sono”. Ebbene, esistono alcuni interessanti punti di contatto tra la vicenda di Mosè e quella di santa Bernadette:
- entrambi erano soli quando ebbero il primo incontro con il soprannaturale, in una zona montuosa;
- all’epoca Bernadette lavorava come pastorella; anche Mosè quando vide il roveto ardere ed udì la voce di Dio era intento a pascolare il gregge di Ietro;
- il roveto visto da Mosè rifulgeva nelle fiamme senza consumarsi; Bernadette vide Maria sopra un roseto avvolta da una luce fulgente;
- a Mosè fu detto di togliersi i sandali in quanto si trovava su un suolo sacro; quando Bernadette vide Maria per la prima volta si era appena tolta una calza e, come lui, fu presa inizialmente da sacro timore;
- Mosè fece ritorno a quella montagna dopo aver condotto il popolo degli Israeliti fuori dall’Egitto, anche se la visione di Dio sulla montagna era stata riservata esclusivamente a lui: il popolo vide il tuono e il fulmine intorno alla vetta ma non udì la voce di Dio; a Lourdes i presenti videro il volto estatico di Bernadette che rifletteva la celestiale bellezza riservata unicamente a lei ma non sentirono parlare la Madonna;
- agli Israeliti fu fatto divieto di avvicinarsi alla montagna; similmente agli spettatori di Lourdes le barricate erette dalle autorità impedirono di avvicinarsi alla grotta;
- Mosè poi colpì la roccia secondo le indicazioni ricevute da Dio e dalla roccia scaturì una fonte d’acqua che diede sollievo agli Israeliti; allo stesso modo la Madonna indicò a Bernadette il punto in cui trovare una fonte d’acqua e divenne anch’essa una fonte di guarigione spirituale e fisica per molte persone;
- nel roveto ardente Dio si presentò a Mosè come Jahvè (“Io Sono colui che sono”) ossia come l’Essere che esiste da sé, eterno e infinito, causa di tutte le cose; anche Maria definì la sua caratteristica più intima quando disse: “Io sono l’Immacolata Concezione”, poiché tale privilegio è la radice del suo stesso essere e della sua missione quale Madre di Dio, Corredentrice e Mediatrice.
Ci sono anche altri episodi e dinamiche della vita di Mosè che sembrano simboleggiare i fatti di Lourdes ma qui, per motivi di spazio, occorre tralasciarli per approfondire il vero punto focale. Vi è un legame davvero affascinante tra Mosè e santa Bernadette. Le “10 Parole” ricevute dal grande legislatore sul Sinai, infatti, troverebbero un parallelo nelle “10 parole” donate dall’Immacolata nel corso delle 18 apparizioni. E così Lourdes può dirsi, senza forzature, un nuovo Sinai, il “Sinai di Maria”, dove Bernadette prende il posto di Mosè per condurre il popolo lontano dalla schiavitù del peccato.
Forse un po’ tutti conoscono il messaggio di Lourdes, essenziale e conciso. Quali sarebbero allora le 10 parole di Maria a cui abbiamo accennato?
Diciamo subito che il messaggio globale delle apparizioni è molto chiaro: è un forte invito alla preghiera e alla penitenza finalizzata alla conversione dei peccatori. Le parole della Madonna durante le 18 apparizioni a Massabielle sono dosate con il contagocce ma ciascuna di esse racchiude un significato profondo e rimanda ad altre parole implicite che costituiscono la trama nascosta del messaggio. Così si può dire che il messaggio totale di Lourdes risulta variegato, composito, costituito da una parte esplicita e una implicita. Il messaggio implicito si compone a sua volta non solo di parole inespresse verbalmente ma anche di elementi espliciti (come per esempio il luogo, i simboli, l’acqua, la grotta, ecc...).
Il più grande studioso di Lourdes, il mariologo francese René Laurentin († 2017), sostiene che il messaggio «va oltre le stesse parole della Madonna». Per giunta le parole chiave del messaggio – nell’interessante lettura dello studioso – non sarebbero solo quelle dette esplicitamente dalla Madonna (cioè preghiera, penitenza, conversione e Immacolata Concezione): «La prima parola del messaggio, anche se non detta esplicitamente dall’apparizione, è la parola povertà. La povertà di Bernadette, prima e durante le apparizioni, con il rifiuto del denaro, e dopo le apparizioni con il voto di povertà che ha pronunziato presso il convento delle suore di Nevers [...]. È una testimonianza centrale di Lourdes, la radice di Lourdes»(2).
Per papa Benedetto XVI, invece – che fu pellegrino a Lourdes in occasione dei festeggiamenti del 150° anniversario delle apparizioni –, insieme alla parola povertà si deve anche valorizzare l’appello alla sofferenza, esplicitato dalla testimonianza della vita della stessa veggente. Ecco allora, in uno schema sintetico, le 10 parole che si evincono dal messaggio di Lourdes.
Le parole esplicite del messaggio sono: conversione – preghiera – penitenza – Immacolata.
Le parole implicite, invece: povertà – sofferenza – croce – vita di grazia – Santo Rosario – Consacrazione mariana.
Alcune di queste sono piuttosto evidenti, come la recita del Santo Rosario, la sofferenza (si ricordi come nella terza apparizione la Madonna disse a Bernadette: «Non ti prometto di farti felice su questa terra ma nell’altra», illuminando la futura vita di immolazione e sofferenza). Altre meno ma non per questo non sono presenti.
Un solo esempio. La connessione Immacolata-consacrazione, per esempio, apparirebbe, a prima vista, gratuita e artificiosa. Invece, se si riflette con attenzione, è genuina. Non sono pochi coloro che hanno riflettuto su come il privilegio dell’Immacolata Concezione di Maria interpelli ogni credente a seguire quella stessa “via di immacolatezza” che, se per la Vergine fu un dono gratuito di Dio, per la Chiesa è frutto di una urgente e preziosa conquista: «Il messaggio della Madonna Immacolata è importantissimo perché Dio – all’umanità che da tempo sembra essersi incamminata sulla strada dell’emancipazione dal Cristianesimo che la conduce inesorabilmente verso la deriva dell’immoralità – offre in dono lo splendore di grazia di Maria come stimolo per la santificazione [...]. Quando la Madonna appare nel suo splendore immacolato, Ella si manifesta proprio in quella santità alla quale noi tutti siamo chiamati. Quella della Vergine è dunque una chiamata alla Chiesa affinché sia davvero la Sposa di Cristo, «tutta gloriosa, senza macchia né ruga» (Ef 5,27)»(3).
Come attuare questo programma? Semplice: si potrebbe dire che il fine deve diventare anche il mezzo e cioè: il Cuore Immacolato di Maria, che guardiamo come fine a cui tendere, deve diventare anche “la via che ci conduce a Dio”, come disse Maria stessa a suor Lucia di Fatima. Diventerà via se ci consacreremo all’Immacolata, perché per la via dell’offerta incondizionata a Lei diventiamo in qualche modo «Ella stessa vivente, parlante e operante in questo mondo»4, secondo la luminosa espressione di san Massimiliano M. Kolbe.

NOTE

1) D. A. Foley, Il libro delle apparizioni mariane. Influenza e significato nella storia degli uomini, Gribaudi, Milano 2004.

2) A. Tornielli, Lourdes. Inchiesta sul mistero a 150 anni dalle apparizioniAndrea Tornielli intervista René Laurentin, Edizioni Art, Roma 2008, pp. 139-140.

3) L. Fanzaga - S. Gaeta, La firma di Maria, Sugarco Edizioni, Milano 2007, p. 48.

4) Scritti di Massimiliano Kolbe, ENMI, Roma 1997, n. 486.

sabato 8 febbraio 2020

Sepoltura dell'Alleluja ed inizio del tempo di Settuagesima


Cfr. Les adieux à l’Alléluia, in Le Blogue duMaître-Chat Lully, 26.1.2013

Il tempo pre-quaresimale nella tradizione cristiana


Tra le argomentazioni indarno usate dai modernisti per giustificare uno dei maggiori scempi del calendario riformato del 1969, ovverosia l’abolizione del tempo di Settuagesima, una colpisce particolarmente per la sua erroneità storica: che tale tempo fosse stato un’invenzione medievale della Chiesa Cattolica volta a sedare gli eccessi del carnevale profano. Ci occuperemo qui anzitutto di dimostrare come le origini di questo tempo siano molto più antiche e comuni a diverse tradizioni; poi, analizzeremo il tempo di Settuagesima confrontando la tradizione romana e bizantina.

Origini storiche del tempo di Settuagesima

Il tempo di Settuagesima non è in realtà un vero e proprio “tempo”, ma piuttosto la collazione di tre domeniche (Settuagesima, Sessagesima e Quinquagesima), caratterizzate da una moderata penitenza in preparazione al grande rigore del digiuno quaresimale, venutesi a formare in modo indipendente in età patristica o poco più tardi. San Massimo di Torino ci informa in un sermone del 465 dell’approvazione dell’anticipazione della Quaresima di una settimana, in modo da portare il numero di giorni di digiuno quanto più vicino possibile a 40, considerando che il sabato e la domenica ne erano esenti: nasce così la cosiddetta Quinquagesima.
Ancora nel VI secolo troviamo pareri discordanti sull’opportunità della cosa: i concili lionesi rigettano la pratica, mentre San Cesario, nella sua Regola per le Vergini, la raccomanda, e anzi consiglia ai monaci di aggiungere un’ulteriore settimana di digiuno: si tratta della Sessagesima. Bisogna dire che questa introduzione era modellata su di un uso che aveva preso piede in Oriente da almeno un paio di secoli, quello di “graduare” l’inizio digiuno, iniziando prima a eliminare la carne, poi le uova e i latticini, venendosi così a creare un periodo prequaresimale di preparazione del corpo all’astinenza, durante il quale non tutti i cibi sono leciti, ma è lungi l’asprezza del digiuno quaresimale. San Gregorio Magno attesta l’esistenza di due settimane di digiuno prequaresimale a Roma, che diventano tre nel giro di un secolo; allo stesso periodo risale più o meno l’introduzione di elementi penitenziali nella liturgia romana di queste tre settimane, con la soppressione del Gloria e dell’Alleluja e l’uso dei paramenti violacei.
Sta di fatto che un tempo prequaresimale è ben presto attestato in tutte le tradizioni: la Settuagesima latina, di cui abbiamo riassunto l’origine, ricalca il Triodion bizantino, così come troviamo due “domeniche prima della Quaresima” nel rito armeno, e periodi simili in altri riti orientali. Persino il calendario luterano e quello anglicano, pur essendo creati in spirito distruttore, non ebbero cancellata quest’antica prassi ascetica: ma ciò che nemmeno Lutero fece, lo fecero i modernisti del secolo scorso...

Confronto puntuale tra prassi romana e bizantina

La Settuagesima latina, come ricorda il Catechismo di San Pio X, ha lo scopo primario di "allontanare con segni di tristezza i fedeli dalle vane allegrezze del mondo ed insinuare ad essi lo spirito di penitenza": gli uffici di questo periodo raccontano le vicende dei patriarchi d'Israele, portandoci a considerare il castigo divino per il peccato e la giusta ricompensa per l'obbedienza. La tradizione latina perse abbastanza presto (già nel Medioevo appare scomparso) l'uso del digiuno di Settuagesima, e questo permise che nell'Occidente profano, nei secoli del degrado morale, i divertimenti del Carnevale (che più anticamente avevano la loro collocazione subito dopo l'Epifania) venissero ritardati sino a ridosso dell'inizio della Quaresima. Cionondimeno, la Chiesa si adoperò sempre per combattere queste usanze demoniache, mantenendo comunque una rigida prassi per questo periodo: "Per conformarci ai disegni della Chiesa in questo tempo - scrive S. Pio X nel suo Catechismo - bisogna star lontani dagli spettacoli e dai divertimenti pericolosi, e attendere con maggior diligenza all'orazione e alla mortificazione, facendo qualche visita straordinaria al Santissimo Sacramento, massime quando sta esposto alla pubblica adorazione; e ciò per riparare a tanti disordini, coi quali Iddio in questo tempo viene offeso".
Più lungo e decisamente più ricco, sia dal punto di vista dei testi liturgici che della pratica cristiana, avendo conservato l'arcaica graduazione del digiuno, è il tempo prequaresimale del rito bizantino, che viene definito Τριδιον, semplicemente per il fatto che il Canone del Mattutino è in queste settimane particolarmente breve, constando di sole tre odi anziché le nove consuete. In queste settimane, la Chiesa fa meditare ai suoi fedeli il tema del perdono e del giudizio, e li sottopone a un moderato digiuno per abituarli ai rigori futuri, costituendo - secondo i commentatori antichi - un'esercitazione soprattutto della mente (mentre il digiuno quaresimale sarebbe un'esercitazione del corpo, e le liturgie della Settimana Santa un'esercitazione dello spirito).
Di seguito propongo un confronto puntuale e sinottico del calendario romano con quello bizantino. Si tenga presente che la data dipende da quella della Pasqua, che è diversa tra i due calendari.

TEMPO
CALENDARIO ROMANO
CALENDARIO BIZANTINO
PREPARAZIONE REMOTA
In queste settimane la Chiesa Romana fa proseguire le tematiche che hanno caratterizzato la festa dell’Epifania, con il Tempo dopo l’Epifania, incentrato prevalentemente sulle manifestazioni della Divinità di Cristo e sui suoi miracoli (nei Vangeli si leggono gli episodi delle Nozze di Cana, della guarigione del lebbroso, del salvataggio della barca dalla tempesta …), e sull’adorazione della maestà divina (l’introito della prima domenica principia Omnis terra adoret te, quello della seconda Adorate Deum).
Non c’è dunque preparazione remota, e si inizierà a parlare di penitenza solo dalla Settuagesima.
In questo periodo si collocavano i divertimenti del Carnevale in epoca più antica, non ostacolando dunque, ma precedendo, la penitenza settuagesimale.
Con la Domenica di Zaccheo (che nell’uso greco cade tra la Teofania e il Triodion, mentre nell’uso slavo cade sempre la domenica prima del Triodion), la Chiesa eccita gli spiriti dei fedeli a ricercare la penitenza e il pentimento, e ad ardere del desiderio di veder Gesù Cristo.
Con la Domenica del Pubblicano e del Fariseo inizia il Triodion: dalla contrapposizione tra l’atteggiamento di preghiera dei due personaggi del Vangelo, la Chiesa insegna ai fedeli a riconoscere i propri peccati e a pentirsene con contrizione di cuore, piuttosto che esaltare i propri meriti.
Tutti i testi liturgici odierni sono impostati sull’umiltà, sulla frase di Cristo: "Πᾶς ψν αυτν ταπεινωθήσεται, δ ταπεινν αυτν ψωθήσεται".
In questa settimana sono sospesi tutti i digiuni, compreso quello del mercoledì e del venerdì: si esortano i fedeli a celebrare l’ultima festa, prima di iniziare il periodo di conversione e penitenza.



SETTUAGESIMA
Dunque, con la Domenica di Adamo (Circumdederunt, o di Settuagesima) la Chiesa inizia a far meditare ai fedeli i temi penitenziali: al Mattutino si legge la pericope della Genesi che narra della caduta dei progenitori e del loro giusto castigo, e si racconta, attraverso la storia di Abele, il dominio del male sul mondo dopo il peccato originale. L’epistola della Messa ci ricorda che, per conseguenza del peccato originale ereditato, viviamo nella condizione di non poter fare a meno di commettere peccato attuale; il Vangelo, invece, attraverso la parabola degli operai nella vigna, racconta la vocazione delle nazioni a Dio, volgendosi al quale anche gli ultimi a farlo troveranno misericordia.
A partire da questa domenica non si canta il Gloria alla Messa né il Te Deum al Mattutino, l’Alleluja è sostituito da un salmo detto Tractus, e si usano paramenti violacei.
Con la Domenica del Figliuol prodigo i fedeli sono invitati, attraverso la lettura della parabola evangelica, a meditare l'infinita misericordia di Dio, che, in virtù del suo amore infinito, è pronto a perdonare chiunque si rivolga a lui con cuore contrito, con il pentimento delle proprie colpe. La Chiesa invita così a ritornare con umiltà a Dio durante la ventura Quaresima, con la certezza che Dio accoglierà con benevolenza coloro che sono realmente pentiti.
Al termine del Polyeleos, si canta per la prima volta il salmo 136 "
π τν ποταμν Βαβυλνος", che accompagnerà la liturgia di tutto il tempo prequaresimale; gli antichi commentatori legavano la sua presenza in questa domenica al tema dell'esilio richiamato dal racconto evangelico.



SESSAGESIMA
Con la Domenica di Noè (Exsurge, o di Sessagesima) la Chiesa fa considerare il diluvio universale, mandato da Dio per castigo dei peccatori, e come solo il giusto Noè ebbe modo di scamparne; questo episodio domina tutto il Mattutino. L’Epistola e il Vangelo della Messa, invece, ci insegnano con quale atteggiamento dobbiamo accogliere e mettere in pratica il messaggio di Cristo per poter sperare nel perdono divino e nella salvezza.
Con la Domenica di Carnevale (Κ. τοῦ κρεατοφγου, o del Giudizio Finale), la Chiesa ricorda ai fedeli, attraverso l'apocalittica descrizione del Giudizio Finale contenuta in Matteo XXV, che tutti dovranno esser giudicati da Gesù Cristo in base alla fede e alle opere, e che per ottener la salute eterna è necessario, dopo esser tornati a Cristo (come ricordava la domenica precedente), di seguirlo, adorarlo, e obbedire ai suoi comandamenti; e che qualora si mancasse ai precetti di Nostro Signore, a nulla varrebbe confidare nella sua grande misericordia, poiché noi stessi ci siamo consegnati all'eterna dannazione.
Questo è l'ultimo giorno in cui è permesso mangiare carne (donde il nome della domenica): dal lunedì seguente ne sarà vietato il consumo, ancorché sarà permesso quello di uova e latticini, in graduale preparazione alla Quaresima.



QUINQUAGESIMA
Con la Domenica di Abramo (Estomihi, o di Quinquagesima) la Chiesa propone a considerare tre cose: principalmente, attraverso il Mattutino, la vocazione di Abramo, la cui vita è tutta sintetizzata nella fedeltà a Dio, nell'osservanza dei suoi comandamenti e nel sacrificio e nella rinuncia ad ogni cosa in ossequio alla volontà di Dio. Secondariamente, attraverso l’epistola di S. Paolo, la gran virtù della carità, necessaria per imitare il nostro padre nella fede. Nel Vangelo invece ci è proposto l’episodio della guarigione del cieco, simbolo dell’accecamento spirituale dei peccatori, che se però, come lui, vorranno cambiare la loro condizione, saranno accolti ed esauditi dal Signore.
Con la Domenica dei latticini (Κ. τοῦ τυροφγου, o del Perdono) i fedeli sono invitati a meditare la caduta di Adamo ed Eva, il peccato originale e le sue conseguenze (come nella Settuagesima romana). Dal Vangelo invece sono esortati ad accogliere le istruzioni che Cristo stesso fornisce in Matteo VI su come esercitare il perdono, il digiuno, l'elemosina e l'orazione durante il prossimo tempo penitenziale.
Questo è l'ultimo giorno in cui sono permessi le uova e i latticini: dal lunedì seguente, fino a Pasqua, i cristiani osserveranno il grande digiuno, senza consumare alcun alimento di origine animale (eccetto il pesce, ma solo il sabato e la domenica).
Nei tre giorni che precedono l’inizio della Quaresima, almeno dal XVII secolo, è uso di esporre il Santissimo Sacramento alla pubblica adorazione per 40 ore consecutive (donde il nome di Quarantore), per offrir riparazione ai peccati dell’umanità e perché i fedeli, tralasciando le tentazioni della mondanità, possano trovare la pace spirituale in vista della Quaresima adorando Cristo vero e vivo.



INIZIO DELLA QUARESIMA
Con il Mercoledì delle Ceneri iniziano compiutamente il digiuno e la penitenza quaresimale. In questo giorno, i fedeli consumano un solo pasto, privo di carne (prima del XX secolo, anche privo di uova e latticini); nei giorni successivi della Quaresima, tranne le domeniche e le feste di precetto, consumeranno nuovamente un solo pasto, astenendosi dalle carni però solo il mercoledì, il venerdì e il sabato (prima del XX secolo, ci si asteneva quotidianamente dalla carne, e dalle uova e dai latticini in alcuni giorni).
In questo giorno, prima della S. Messa, il sacerdote benedice solennemente le ceneri ricavate dalla bruciatura dei rami della Domenica delle Palme dell'anno precedente, e con esse traccia un segno di croce sulla fronte di ciascun fedele; con tale rito si dà inizio al tempo di penitenza e di conversione, ma si eccita anche il sentimento dell'umiltà di cuore, ricordando la flebile natura umana con l'ammonimento: Memento, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris.
Il rito quaresimale della S. Messa e dell'Ufficio Divino nel rito romano prevede alcuni cambiamenti rispetto alla prassi ordinaria (assenza del Gloria e dell'Alleluja, salmodia penitenziale, etc.), che erano stati in massima parte già introdotti in tempo di Settuagesima, ma che vengono amplificati in questo più forte tempo penitenziale, durante il quale ogni giorno vi sono letture e Vangeli differenti, che esortano massimamente il cristiano a vivere con intensità questo periodo di preparazione alla Santa Pasqua.
La Divina Liturgia di questa domenica è l’ultimo ufficio prequaresimale: dopo Nona inizia infatti la Grande Quaresima (vide infra).
Dunque, la Quaresima bizantina principia due giorni prima di quella romana.
Il Vespro della domenica dei latticini è il primo servizio quaresimale: dopo il congedo, i fedeli si recano singolarmente dal sacerdote, gli fanno una metania e gli domandano perdono; questi li perdona, poi fa una metania e domanda a sua volta perdono, e lo riceve; poi il sacerdote lo benedice con la croce. Tradizionalmente, anche i fedeli si chiedono e concedono vicendevolmente perdono.
Con il Lunedì puro inizia il digiuno della Grande Quaresima ed iniziano i servizi secondo il rito quaresimale, che sono il Vespro con le prostrazioni e le preghiere penitenziali (tra cui quella di S. Efrem), la Liturgia dei Presantificati che sostituisce il Santo Sacrificio nei giorni feriali (nelle parrocchie si celebra solo il mercoledì e il venerdì, ogni giorno nei monasteri), e il Grande Apòdeipnon che sostituisce il Piccolo (che si canta nel resto dell'anno).
Dal lunedì al giovedì della prima settimana si cantano durante l'Apòdeipnon alcune strofe del Grande Canone di S. Andrea di Creta, meraviglioso poema inneggiante alla penitenza e alla contrizione di cuore, che sarà poi cantato integralmente nella V settimana. Al venerdì invece si canta la prima stasi dell'Akathistos alla Madonna, le cui stasi successive saranno riposte nei venerdì seguenti della Quaresima.