mercoledì 19 agosto 2015

L'affaire della preghiera dell'alpino

Non bastavano le polemiche innescate a ridosso della festa dell’Assunta dal segretario della CEI, mons. Galantino, definito non a caso il "Boldrini della CEI" (v. qui), criticato - per il suo atteggiamento - persino da uno dei maggiori politologi italiani qual è Sartori (v. qui) e nonostante gli inviti rivoltigli ad una moderazione (v. qui), che ecco in Italia un nuovo affaire, innescato da parte ecclesiastica, in nome di un vacuo pacifismo, animata da sentimenti antitaliani, oltre che perdita del senso delle proprie radici. Cristiane in primo luogo.
Si tratta di un’insensata censura, durante una celebrazione eucaristica lo scorso 15 agosto, della storica preghiera degli alpini (per la storia di questa preghiera, si rinvia qui). Come emerso dagli organi di stampa, il celebrante avrebbe imposto l’espunzione dalla preghiera del riferimento alle “armi” ed alla “civiltà cristiana” (v. qui) per non offendere gli islamici presenti in Italia (sic!) (v. qui e qui), dimenticando che non è estranea a quella fede, tutt'altro che religione di pace (v. qui), la c.d. teologia dello stupro (v. qui) e le uccisioni di chi ha dedicato la propria vita a salvare il patrimonio storico-artistico (v. qui),  e che non sono certo condannate e stigmatizzate - almeno come dovrebbero - dal mondo musulmano.
È vero che il “vescovo” di Vittorio Veneto ha fornito la propria versione del fatti, adducendo la sua estraneità alla vicenda. Tuttavia ha tenuto a precisare che interverrà per trovare, «in dialogo con gli alpini, una posizione che eviti il ripetersi di questi fatti» (v. qui e qui), che tradotto dal linguaggio clericale può voler dire finanche “rivedere” la preghiera in questione, epurandola dalle parti reputate “contrarie” al nuovo corso pacifistico e filo-islamico, ovvero anche vietare la recita della preghiera in qualsiasi contesto liturgico. Staremo a vedere. Per il momento, ci sembrano assai pertinenti le riflessioni del prof. Pasqualucci rilanciate da Chiesa e post concilio.

Diocesi “censura” la «preghiera dell'Alpino», polemica in Veneto

Aggiornamento: Ho scansionato dal testo cartaceo perché su Avvenire on-line l'articolo non è rintracciabile.
Per il giornale dei vescovi si tratterebbe di una tempesta in un bicchiere d'acqua. Minimizzare, anche girando la pizza col richiamare il contesto liturgico, fa parte del loro mestiere.
Il fatto è, invece, che il sacerdote non ha rimosso la preghiera dalla Liturgia come si poteva dedurre dalle considerazioni in apertura dell'articolo; ma, come si deduce dal seguito, ha "proposto il testo modificato"... (vedi immagine a lato) 
Quanto a Salvini, aggiungo che sbaglia nello stigmatizzare i vescovi perché parlano di politica. Un cristiano dovrebbe contraddistinguersi anche per l'impegno politico e i suoi orientamenti. Il problema sta nel fatto che vescovi come Galatino & C. predicano orientamenti secondo il mondo...
Conoscevo già questa aberrazione, che ormai è di lunga data, anche per iniziativa dell'Ordinariato militare. Mio marito, nei suoi scritti, riporta sempre la preghiera nel testo integrale, nonostante già da tempo risulti "censurata" nei termini che leggiamo qui, che stralcio di seguito.
Aggiungo un commento di Paolo Pasqualucci, che puntualizza con acribìa la situazione e le azioni conseguenti. Ciò che tocca la patria e la famiglia non può non toccare anche la fede.

Treviso - Nervi sempre più scoperti in Veneto su ogni episodio che richiami, anche sottotraccia, le `difesa´ del territorio da ingressi stranieri. È successo così che la Diocesi di Vittorio Veneto (Treviso) abbia `censurato´ la Preghiera dell’Alpino che doveva essere letta ieri in occasione di una cerimonia per la Festa dell’Assunta a Passo San Boldo.
La proposta di modifica della frase «...rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana», non è stata accettata dai vertici locali dell’Ana (Associazione Nazionale Alpini) e la preghiera - riportano i quotidiani locali - non è stata letta dal sacerdote che celebrava la messa. Con il conseguente sconcerto delle `penne nere´, il gruppo locale dell’Ana, con i propri dirigenti ed iscritti, si è quindi riunito fuori della chiesetta che sorge sul passo (costruita dalle stesse `penne nere´) e lì si è proceduto alla lettura della preghiera dell’Alpino. Si tratta di un testo scritto circa 80 anni fa, in tempo di guerra, e che in premessa ricorda come gli alpini siano armati «...di fede e di amore». Il presidente della sezione Ana, Angelo Biz, ha voluto evitare la polemica, ma si è chiesto perché «nella Diocesi il rapporto con gli alpini sia spesso diventato così problematico». 
«Sono sempre più sconcertato da `certi Vescovi´. W gli Alpini». Il segretario della Lega Matteo Salvini torna a polemizzare con i vescovi per l’iniziativa della Diocesi...

* * * 

I vescovi contro gli Alpini
Difendiamo gli Alpini contro i vescovi antiitaliani 

di Paolo Pasqualucci
  1. La frase censurata dai vescovi proclama la difesa della Patria, non minaccia nessuno. Della patria e della "civiltà cristiana". Difesa "in armi", si capisce. Sennò, come? Non è una frase aggressiva, non esprime affatto una mentalità guerrafondaia.
  2. Si capisce che a certi vescovi (ma gli altri vescovi tacciono) la frase non piaccia. La "pastorale liquida" dilagante nella Gerarchia dal Concilio in poi, ha non solo abolito l'idea stessa di Patria, connessa a quella di nazione cattolica che va difesa anche con le armi dal nemico esterno ed interno, ma anche quella di Nazione sostituendola con quella di Umanità, di Genere Umano da unificare (senza convertirlo), anche se ciò (come si vede) comporti la distruzione delle antiche nazioni europee. Questi vescovi non riconoscono più nemmeno il concetto di "civiltà cristiana". Della "civiltà cristiana" la S. Messa VO era un elemento costitutivo. Abolitala e sostituitala con la "carnevalata" montiniano-bugniniana (L. Bouyer), come si poteva mantenere il senso di una tradizione spirituale che ci ancorava ad una "civiltà cristiana" e quindi a una nazione, a una patria che, quali che fossero le sue vicissitudini e le sue contraddizioni, pur sempre la rappresentava? Inoltre, con la politica delle continue richieste di scuse, i Papi postconciliari non hanno di fatto mandato al macero tutto il passato della Chiesa, anche nel temporale? Voglio dire, facendo della politica della Chiesa nel temporale di ogni erba un fascio, senza mai distinguere ciò che andava criticato da ciò che invece andava pienamente giustificato e fatto proprio anche oggi, a cominciare dalle Crociate, dalla difesa politica e militare dell'Italia e dell'Europa dall'invasione maomettana. 
  3. E come possono sostenere il valore della Patria vescovi che magari sono a favore della distruzione del matrimonio e della famiglia cattolici, programmato dalla parte deviata del clero per il prossimo Sinodo di Ottobre, con le aperture che sappiamo? Cancellata e avversata l'idea della Patria, tocca alla famiglia. E viceversa. 
  4. Bisogna sostenere l'on. Salvini nella svolta "patriottica" che egli sta cercando di imprimere alla Lega, togliendola dal truce particolarismo delle origini. Non credo si tratti di calcoli elettoralistici. Qui sono ormai in ballo esigenze elementari e fondamentali, esigenze di sopravvivenza nazionale, come popolo, come italiani, come etnia, non solo come società. Anche la recente proposta di Salvini di istituire di nuovo il servizio militare obbligatorio mi sembra, in linea di principio, valida e da sostenere. Rientra nella logica della "difesa della Patria", di una Patria italiana che, piaccia o meno, "gli altri" (dai "Poteri forti", al nemico interno, ai mussulmani) hanno tutto l'interesse a far sparire.

Nessun commento:

Posta un commento