giovedì 14 maggio 2015

“Viri Galilaéi, quid statis aspiciéntes in cælum? Hic Jesus, qui assúmptus est a vobis in cælum, sic véniet, quemádmodum vidístis eum eúntem in cælum” (Act. 1, 11 – Intr.) - IN ASCENSIONE DOMINI




La solennità liturgica dell’Ascensione, meno antica della Pentecoste, è tuttavia tra le più antiche del ciclo, e benché essa la si trovi tra le testimonianze documentarie prima d’Eusebio (De solemnitate paschali, cap. V, in PG 24, col. 699B-700B), nondimeno pure allora la festa era già così universale che sant’Agostino poté attribuirne la prima istituzione agli Apostoli stessi. Nell’antichità la caratteristica della festa odierna era una solenne processione che si faceva verso mezzogiorno in ricordo degli Apostoli, quando accompagnarono Gesù fuori della città, sul monte degli Ulivi. A Roma, era il Papa che, dopo gli uffici notturni e la messa celebrata sull’altare di san Pietro, era incoronato dai cardinali, e verso l’ora di sesta si recava, accompagnato dai vescovi e dal clero, al Laterano.
Oggi Gesù s’è involato alla vista dei suoi discepoli fedeli, i quali stanno tuttavia con gli occhi rivolti al cielo, sforzandosi di rivedere ancora una volta il divin Maestro. Ma questa vita contemplativa, tutta assorta nella visione beatifica del paradiso, è riservata agli eletti della Chiesa trionfante. Quelli sì che hanno il loro premio in mercede contemplationis, come si esprime sant’Agostino in una celebre omelia che la liturgia ci fa leggere nel Breviario il giorno di san Giovanni Evangelista. La nostra vocazione, al contrario, dev’essere in opere actionis; per cui, oggi, la liturgia, nell’introito, con una melodia che è tra le più superbe della raccolta gregoriana, ci ripete le parole degli Angeli agli Apostoli: «O uomini di Galilei, perché ve ne state a guardare in cielo? Quel Gesù che si è involato in cielo al vostro sguardo, ritornerà di nuovo in eguale maestà».
Ita veniet. Ecco la nostra consolazione nei dolori e nell’isolamento della vita. Gesù si è allontanato, ma Egli certamente ritornerà. Quest’attesa di Gesù deve determinare, per dir così, tutto il ritmo della nostra vita interiore, col cuore palpitante e cogli occhi della fede che fissano lassù il cielo.
La suprema glorificazione del Capo che oggi va ad assidersi alla destra del Padre in cielo, si trasfonde nelle membra, al pari di quel balsamo profumato che, secondo il Sal. 133 (132), dal capo di Aronne discese sulla sua fluttuante barba e sulle sue splendide vesti pontificali. Quest’unzione spirituale è il carisma dello Spirito Santo, che oggi Gesù dal cielo impetra sulla Chiesa. Il nesso quindi tra l’Ascensione e la Pentecoste è assai intimo. L’una non si spiega senza l’altra.

Ercole Ramazzani, L'Ascensione, 1594


Paolo Veronse - Pietro Damini, Ascensione del Signore, 1575, Arcivescovado, Olomouc


Giuseppe Bartolomeo Chiari, Ascensione di Gesù, XVII sec., Concattedrale dei SS. Marziale e Alberto, Colle Val d'Elsa


Ambito veronese, Ascensione di Gesù, 1683 circa, museo diocesano, Trento 

Francisco Camilo, Ascensione, 1651, Museu Nacional d'Art de Catalunya, Barcellona

Benjamin West, Ascensione, 1801, Denver Art Museum, Denver


Gebhard Fugel, Ascensione di Cristo, 1893-94, chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista, Obereschach


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