Sante Messe in rito antico in Puglia

sabato 29 novembre 2014

"Nimis honoráti sunt amíci tui, Deus: nimis confortátus est principátus eórum" (Ps. 138, 17, Grad.) - IN VIGILIA S. ANDREÆ APOSTOLI

Martirio di S. Andrea, 2003, Basilica ortodossa di S. Andrea, Patrasso

Molto probabilmente, la stazione era questa notte sull’Esquilino, nell’antica sala del palazzo di Giunio Basso, dedicata a sant’Andrea dal papa Simplicio. Una tradizione liturgica medievale fa cominciare il ciclo ecclesiastico annuale la prima domenica dell’Avvento e non la vigilia di Natale, come, invece, stabilivano i più antichi sacramentari romani. Roma finì anche con l’adottare questo computo tardivo, e così la prima festa iscritta nel suo Messale attuale è precisamente quella di sant’Andrea, come la più vicina all’inizio del santo tempo di Avvento.
Questa data del 30 novembre è quella della morte dell’Apostolo, come risulta dalla sua Passio, mentre quella del 2 febbraio, designata dal Geronimiano, si ricollega al suo ministero evangelico a Patrasso: Ordinatio episcopatus sancti Andreæ in Patras.
Sant’Andrea era a Roma oggetto di un culto fervente, introdotto dapprima dal papa Simplicio, ma che san Gregorio Magno contribuì molto, in seguito, a popolarizzare, quando, alla morte di suo padre, convertì la sua dimora ad clivum Scauri, dominante la via Appia, in un monastero dedicato a sant’Andrea. È molto probabile che, ritornato dalla sua legazione a Costantinopoli in qualità di apocrisario (nunzio) papale, Gregorio abbia, secondo la tradizione, arricchito la sua basilica monastica di una reliquia insigne delle ossa del santo Titolare. È certo che, nel VII sec., l’Apostolo era più venerato nel monastero del Clivus Scauri, dove si operavano frequenti miracoli, che nel suo santuario dell’Esquilino. Nelle sue lettere, san Gregorio amava raccontare questi miracoli ai suoi lontani corrispondenti, benefattori della sua fondazione monastica, e li incitava ad una devozione sempre più grande verso l’abbazia dedicata al decano dei membri del senato apostolico.
Il fatto che sant’Andrea fosse fratello di Pietro portò il papa Simmaco ad elevargli un oratorio presso la basilica vaticana. È così che, nell’Alto Medioevo, i pii pellegrini che, dalla più lontane parti del mondo, giungevano a Roma, avevano costume, dopo essersi prostrati davanti al sepolcro di san Pietro, andare anche a rendere i loro omaggi a colui che la liturgia romana esalta come

Germanus Petri et in passione socius.

Altre basiliche si elevavano in suo onore in diversi punti dell’Urbe, sebbene nel Medioevo vi erano, a Roma, almeno quaranta templi sotto il suo nome. Furono soprattutto queste circostanze locali che contribuirono a rendere celeberrima la festa di sant’Andrea nella capitale del mondo cristiano.
Fin dal IV sec. e sino al 1955, essa era preceduta dal digiuno e da una solenne veglia notturna.
Il Sacramentario Leoniano, oltre alla messa vigiliale, contiene tre altre messe in suo onore, dove si fa emergere con insistenza il pensiero che il santo era non solo il fratello di Pietro, ma il suo emulo nella gloria del martirio sofferto su una croce. Verosimilmente queste messe leoniane rappresentavano degli elementi di ricambio ovvero erano destinate alle diverse sinassi che si celebravano all’epoca nei differenti santuari romani dedicati a sant’Andrea.
Il più antico Liber comes romano contenuto nel Capitolare di Würzburg assegna alla messa, tanto per la veglia notturna quanto per la festa di sant’Andrea, una doppia lettura, come d’altronde per i giorni più solenni dell’anno. Il Sacramentario Gregoriano contiene le collette vespertine e mattutine per l’ufficio del santo Apostolo; tanto ci autorizza a concludere che questa festa fosse annoverata a Roma tra le più solenni del ciclo liturgico.
Secondo l’Ordo romano del canonico Benedetto, nel XII sec., il Papa, nel pomeriggio della veglia notturna di sant’Andrea, andava in Vaticano con tutta la sua corte, e lì, nell’oratorio del santo, celebrava i vespri e l’ufficio notturno, come per la veglia notturna di san Pietro.
L’ufficio dell’aurora si svolgeva ad fratem ejus, cioè presso la tomba di san Pietro, come nell’ordinario; la messa stazionale era celebrata tuttavia di nuovo all’altare di Sant’Andrea (Ordines Romani XI, § 76, in PL 78, col. 1054). La basilica era splendidamente illuminata, ed il prefetto dell’Urbe doveva, dopo il divin Sacrificio, servire al Pontefice ed a tutta la curia un banchetto solenne.
La messa vigiliale di sant’Andrea, come ci è pervenuta nei sacramentari dell’VIII sec., rappresenta tuttavia una mitigazione dell’antico rito romano della pannuchis. In luogo delle dodici letture primitive, immediatamente seguite dall’anafora consacratoria, che si recitava al levarsi dell’aurora, abbiamo semplicemente qui il tipo ordinario della messa romana con le tre lezioni abituali, dell’Antico e del Nuovo Testamento. Quando si celebrava questa messa di veglia notturna? La mattina stessa della festa di sant’Andrea, dopo il canto abituale dell’ufficio mattutino? È probabile che fu così prima del VII sec., poiché in seguito, cioè nei sacramentari del tipo quello di Adriano I, questa messa vigiliale precedeva, come sino al 1955, gli uffici vespertini che aprivano la solennità dell’Apostolo.
La liturgia romana tiene a farci notare questa notte il legame indissolubile che unisce i due pescatori del lago di Genezaret, Pietro ed Andrea, uniti tra loro da più stretti legami che non del sangue, poiché furono associati da Gesù alla gloria dell’apostolato e, per sua volontà, parteciparono ad un’identica e trionfale confessione della fede evangelica che sigillarono col supplizio della croce. La morte stessa non poté dividere i due fratelli. La basilica vaticana, che conserva con una cura gelosa il sepolcro del primo dei vicari di Cristo, custodiva anche il capo venerabile dell’apostolo Andrea prima che Paolo VI la “donasse”, nel settembre 1964, agli scismatici orientali a Patrasso all’interno dell’antico reliquiario bizantino, fino ad allora custodito nella cattedrale di Pienza.

Parte della reliquia del Capo di S. Andrea Apostolo, Skete di S. Andrea, Karies, Monte Athos

Questa sacra reliquia, in realtà, si venerava una volta a Bisanzio (Cfr. per riferimenti storici lo studio di Lorenzo Bianchi, Roma e nuova Roma, impero ed ecumene cristiana. Il significato storico-politico e storico-religioso delle traslazioni di corpi santi all’Apostoleion di Costantinopoli negli anni 356-357, in Chaos e Kosmos, 2009, pp. 1 ss.), essendovi stata portata ai tempi da Patrasso ai tempi dell’imperatore Costanzo II, come riferisce, tra l’altro, anche san Girolamo (San Girolamo, De Viris Illustribus Liber Ad Dextrum, cap. 7). Quando, però, la capitale dell’Oriente cadde in mano a Maometto II, questo prezioso tesoro fu messo in sicurezza a Roma a cura del cardinale Bessarione. Venne donata, in effetti, insieme ad altre reliquie (un mignolo e alcune piccole parti della croce), da Demetrio, despota del Peloponneso, e suo fratello Tommaso Paleologo, despota della Morea spodestato dai Turchi, entrambi fratelli di Costantino, ultimo imperatore di Bisanzio, a papa Pio II nel 1461, in cambio dell’impegno per una crociata che avrebbe dovuto riprendere Costantinopoli. Il papa accettò il dono promettendo di restituire le reliquie quando la Grecia fosse stata liberata e ne inviò la mandibola custodita in un antico reliquiario a Pienza.
La reliquia, portata dal card. Bessarione, giunta al porto di Ancona, fu riconosciuta ed accolta da una delegazione inviata dal papa Piccolomini: i cardd. Alessandro Oliva, agostiniano, di Sassoferrato, e Francesco Nanni Todeschini Piccolomini, suo nipote e futuro Pio III. Da lì la reliquia prese la strada di Roma, passando per Narni, attraverso la via Flaminia. Quell’evento rappresentava l’Oriente cattolico che veniva a rifugiarsi a Roma per non essere vittima dello scisma e della Mezzaluna.
Pio II Piccolomini, con un corteo magnifico di cardinali e di prelati, andò incontro all’anziano vescovo greco di Nicea, che portava la santa Reliquia, fino al ponte Milvio (L’evento è narrato con dovizia di particolari in Egidio Fortini, Solenne ricevimento della testa di sant’Andrea Apostolo e cappella presso al Ponte Milvio a lui consacrata – Narrazione storica2, Roma 1848, passim). Passato il ponte, nell’attuale piazza card. Consalvi, la reliquia venne posata su un antico rudere e si svolse una messa solenne. Da lì, la processione trionfale, attraverso i giardini di Nerone, proseguì lungo la via Flaminia fino alla chiesa di Santa Maria del Popolo, dove la reliquia venne custodita per una notte. L’indomani la processione si diresse verso il più grande tempio della cristianità. Giunta in Vaticano, la reliquia, dopo le sacre funzioni di accoglienza che vi si svolsero, fu temporaneamente deposta a Castel Sant’Angelo, finché, la III Domenica del mese di giugno dell’anno 1462, terminata la cappella speciale, eretta in cima ad uno dei quattro giganteschi pilastri della cupola e destinatole nella Basilica, fu processionalmente trasportata in San Pietro e collocata nel Ciborio che fu fatto sopra l’altare ed il sepolcro di san Gregorio Magno, vicino alla Porta Ravegnana, per la grande devozione che quel pontefice del VI sec. aveva per l’Apostolo.

Paolo Romano, Tomba di papa Pio II, 1465-70, Chiesa di S. Andrea della Valle, Roma

Rilievo centrale della Tomba di Pio II con la rappresentazione della consegna della reliquia della testa di S. Andrea al papa

Nel 1463, Pio II fece erigere un’edicola in onore di sant’Andrea, sulla via Flaminia, in ricordo del luogo preciso dove egli, l’11 (o il 12) aprile 1462, ricevé dalle mani di Bessarione il capo dell’apostolo. Qui venne posata la reliquia ed, al posto del rudere romano (probabilmente un sepolcro) ivi esistente, venne eretto il monumento con quattro colonnine, che si può vedere ancora oggi in Piazza Card. Consalvi. Originariamente sulla base, dove compare l’iscrizione che racconta la vicenda, si trovava la statua di sant’Andrea, opera di Paolo Taccone, coperta da una tettoia sorretta da quattro colonne di alabastro. Oggi le colonne e il tetto sono di travertino perché nel 1869 un fulmine distrusse l’edicola che venne quindi ricostruita con altri materiali.
A seguito dei lavori di demolizione della basilica costantiniana, la reliquia fu spostata nella cappella Clementina delle Grotte vaticane. In essa si collocò la testa di sant’Andrea e, nel 1562 l’arcivescovo di Siena della medesima famiglia di Pio II, Francesco Bandini Piccolomini in occasione del centenario completava ogni cosa e vi eresse, ai piedi, la statua di Sant’Andrea, raffigurato con una veste di marmo rosso sangue. Nel 1605 l’altare fu dissacrato, la statua si allontanò nella sacrestia (ove è tuttora), il piedistallo e la lastra del Bandini si trasferirono nelle Grotte, in cui arrivò pure il Capo di Andrea sistemato finalmente accanto ai resti del fratello sotto l’altare maggiore.
A Patrasso, dopo il “dono” di Paolo VI del 1964, nella basilica ortodossa di Sant’Andrea, in stile neo-bizantino, sorta sul luogo tradizionale del martirio del Santo, in un sacello, si conserva, sotto un sontuoso baldacchino, la reliquia della testa dell’Apostolo, assieme a frammenti della croce decussata sulla quale fu martirizzato e che furono “donati” alla chiesa nel 1980. Queste reliquie vengono mostrate ai fedeli in occasione della festa del 30 novembre.

Basilica ortodossa di S. Andrea, Patrasso



Reliquiario della croce di S. Andrea, Basilica di S. Andrea, Patrasso



Edicola con reliquiario della testa di S. Andrea, Basilica di S. Andrea, Patrasso

Fonte dell'acqua santa (Αγίασμα) sul luogo della Crocifissione dell'Apostolo, a Patrasso, Chiesa di S. Andrea, Patrasso

Nel luglio 2013, la reliquia della venerata croce di S. Andrea ha fatto un viaggio di un mese in terra di Russia, dove è stata accolta con grande concorso di popolo ed onori da parte delle autorità civili.

Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russia, Cirillo, accoglie la reliquia della croce di S. Andrea, circondato dalle autorità civili, militari e religiose di san Pietroburgo, dinanzi alla Cattedrale di Kazan, il 14 luglio 2013





Va precisato, però, che un piccolo frammento della reliquia della testa del Santo si conserva, nonostante tutto, ancora a Roma, e viene esposta, in rare occasioni come è stato nel 2006, proprio nel tempietto-oratorio di Sant’Andrea a Ponte Milvio, costruito accanto all’edicola voluta da Pio II, ed oggi quasi sempre chiuso (Cfr. Ponte Milvio. Sant’Andrea, la reliquia per il viaggio del Papa, in Corriere della sera, 29 novembre 2006, p. 10. V. anche Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 847).

Oratorio di S. Andrea a Ponte Milvio, Roma



Altre insigni reliquie attribuite a sant’Andrea sono dislocate in punti fondamentali della sua venerazione: nel Duomo di Sant’Andrea di Amalfi, nella cattedrale di Santa Maria ad Edimburgo (Scozia), nella chiesa dei Santi Andrea ed Alberto a Varsavia (Polonia).

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