Fonte: Il Timone, 17.8.2016
Visualizzazione post con etichetta vescovi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vescovi. Mostra tutti i post
giovedì 10 maggio 2018
lunedì 7 maggio 2018
giovedì 22 febbraio 2018
giovedì 4 gennaio 2018
Circa la professione di fede promossa dai 3+2 vescovi
Lo
scorso 31 dicembre, tre vescovi kazaki, della diocesi di Astana, i monss. Tomash
Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider, hanno sottoscritto una solenne
professione di fede circa l’insegnamento tradizionale della Chiesa riguardo al
divieto di accesso dei divorziati risposati al Sacramento dell’Eucaristia (cfr.
Kazakhstan Bishops Call Communion for Remarried “Alien to the Entire
Tradition of the Catholic and Apostolic Faith”, in Onepeterfive,
Jan. 1st, 2018; D. Montagna, Three
bishops call Pope’s reading of Amoris Laetitia ‘alien’ to Catholic faith,
in Lifesitenews,
Jan. 2nd, 2018; Full text of Kazakhstan Catholic Bishops statement on
Amoris Laetitia, ivi;
I vescovi Tomash Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider: Professione
delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale, in Corrispondenza
romana, 2.1.2018; Pubblica Professione di fede dei tre vescovi del
Kazakhstan sul matrimonio sacramentale, in Chiesa
e postconcilio, 2.1.2018; Professione delle verità immutabili
riguardo al matrimonio sacramentale, in Riscossa
cristiana, 2.1.2018; ).
Una
professione di fede quantomeno opportuna, vista la recente pubblicazione, sugli
Acta Apostolicae Sedis, della nota missiva di adesione del Vescovo di
Roma ai Criteri – di accesso alla Comunione – elaborati dai vescovi della
regione ecclesiastica di Buenos Aires ed al rescritto del Segretario di Stato,
card. Parolin, su cui abbiamo avuto modo di intervenire in altra occasione (v.
qui)
e che è stata condivisa dal prof. De Mattei – e di ciò lo ringraziamo
pubblicamente (cfr. R. De Mattei, De Mattei: A Response to Edward Peters on
the Buenos Aires Letter & Authentic Magisterium, in Onepeterfive,
Dec. 19, 2017; De Mattei risponde a Edward Peters sulla lettera di
Buenos Aires e il magistero autentico, in Corrispondenza
romana, 28.12.2017, nonché in Chiesa
e postconcilio, 28.12.2017).
Da
parte nostra si è sostenuto, non senza argomentazioni giuridico-canoniche, che
quei documenti fossero da ritenersi “magisteriali” non in quanto provenienti
dalla Chiesa e, quindi, ascrivibili a giusto titolo nell’ambito della
Tradizione bimillenaria della Chiesa, ma in quanto chiara, pubblica ufficializzazione
dell’avvenuto mutamento dottrinale - riteniamo abusivo – compiuto dal Vescovo
di Roma; ufficializzazione, che, pensiamo, non possa essere minimizzata e
ridotta quasi ad una trascurabile opinione di un privato dottore (cfr. Bugie
e fango sugli Acta Apostolicae Sedis, ivi,
29.12.2017). Non si veda in quest’opposizione chissà quale dietrologia
(cfr. M. Faggioli, The
opposition to Pope Francis is not really about ‘Amoris Laetitia’, in
La
Croix, Dec. 29, 2017). No, è solo una questione di verità evangelica,
che va riaffermata e ribadita in quest’epoca nella quale essa viene messa in
dubbio.
Se
prima della pubblicazione sugli Acta ci potessero essere dubbi
interpretativi circa la natura della missiva del vescovo di Roma, che riteneva
l’interpretazione dell’accesso graduale dei divorziati risposati alla Comunione
così come elaborata dai vescovi argentini come unica possibile (il che poneva
termine a diverse ed altre interpretazioni, magari più aderenti alla Tradizione
della Chiesa per la quale il divieto è assoluto e non temperato in alcun modo e
neppure dall’eventuale colpa/discolpa di alcuno dei coniugi), oggi alcun dubbio
può sussistere al riguardo. La pubblicazione costituisce un’indubbia
ufficializzazione e, potremmo dire, “solennizzazione” dell’avvenuto mutamento
dottrinale, di cui, con buona pace di alcuni autori, forse è il caso che si
prenda atto per trarne le giuste conseguenze. Quantomeno per non generare ulteriore confusione, proponendo
interpretazioni – peraltro oggi ufficialmente escluse, pure le più bizzarre (tra queste ci piace porre in luce quella decisamente fantasiosa del card. Ouellet, secondo cui, in certi casi, si potrebbe consentire ai divorziati risposati di accostarsi ai Sacramenti, affinché, di fatto, ottengano ... la grazia di non chiederli! cfr. P. Baklinski, Did this Vatican Cardinal flip-flop on Communion for remarried because of Pope Francis?, in Lifesitenews, Oct. 18, 2017), essendo quella degli
argentini “l’unica possibile”! – che cerchino di far quadrare un cerchio, affermando che mancherebbe l'intenzione del vescovo di Roma di esercitare l'autorità magisteriale.
Ed
il mutamento dottrinale, pensiamo, sia avvenuto non agendo sul can. 915 – norma
di carattere generale concernente una serie indistinta di peccatori ostinati –
bensì sulla norma speciale e specifica dei divorziati risposati fatta propria
dall’insegnamento magisteriale della Chiesa e segnatamente, ad es., dall’esortazione
Familiaris Consortio. Per incidens: coloro che negano il valore
di “magistero” ad un’esortazione apostolica, in quanto documento
pastorale-esortativo, dovrebbero poi spiegare perché l’attribuiscono, invece,
alla Familiaris consortio, visto che anch’essa – quanto a natura del
documento adoperato – è un’esortazione apostolica … . A parte questa
considerazione, ad ogni modo, dicevamo che il mutamento dottrinale della norma
specifica – che deve ritenersi tacitamente abrogata – avrebbe inciso sulle tradizionali
condizioni di peccato mortale (materia grave, deliberato consenso e piena
avvertenza), e segnatamente sulla piena avvertenza e deliberato consenso, scadendo nell'etica della situazione, in quanto l'ambito delle circostanze attenuanti sarebbe ampliato e reso indeterminato in maniera più o meno occulta (affidandosi, di fatto, al "discernimento" del confessore), tanto da coincidere, nel loro esito pratico, pur non negandosi l'esistenza di una norma oggettivamente valida, con l'etica della situazione. Per questo, e cioè per come è presentata tale novità, essa sarebbe quantomeno favens haeresim (cfr. FAVENS HÆRESIM - L'equivocità magisteriale come deliberata premessa dell'errore, in opportuneimportune, 13.11.2017).
Per
cui, sarebbe non realistico non prendere atto che il Vescovo di Roma abbia inteso
mutare la dottrina di sempre della Chiesa, traendo le conseguenze teologiche e
canoniche che dovrebbero trarsi al riguardo.
In
questo contesto si pone l’odierna professione di fede dei vescovi di Astana,
confermandosi il Kazakistan come un bastione di fedeltà alla fede di sempre
(cfr. E. Barbieri, Il
Kazakistan: un bastione di fedeltà nella confusione presente, in Corrispondenza
romana, 2.1.2018). In effetti, questa professione – dall’indubbio
carattere spiazzante per i vescovi ed in primis per quello dell’Urbe –
comporterà che chiunque non vi aderisca dei circa 5.000 vescovi esistenti nel
mondo non possa essere considerato cattolico, ponendosi quindi fuori dalla
cattolicità. Certo, magari chi non vi aderirà, potrà fregiarsi nominalmente
dell’appellativo di cattolico, ma ciò sarà solo una questione nominale,
non sostanziale. Per essere sostanzialmente cattolici e, quindi, veri
successori degli Apostoli e veri Pastori (e non mercenari), i vescovi, loro
malgrado, dovranno aderire e compiere una tale professione.
Come
sotto S. Pio X – e per molto tempo dopo di lui – il mancato giuramento
antimodernista (per il testo, v. qui) comportava la qualifica di eresia o rendeva quantomeno dubbia l’ortodossia del soggetto (tanto da essere deferito al Tribunale del Sant'Offizio, v. m.p. Sacrorum Antistitum), oggi il prelato che non intenda aderire a questa
professione dovrebbe considerarsi sostenitore del mutamento dottrinale, con le
implicazioni sopra accennate.
Il
discrimen tra vescovo cattolico e sedicente “vescovo” sta oggi in
questo. Di qui ben a ragione sono comprensibili le motivazioni degli altri due
sottoscrittori, che si sono aggiunti agli originari tre presuli, vale a dire
mons. Carlo Maria Viganò e mons. Luigi Negri (cfr. D. Montagna, Former US Nuncio joins statement calling Pope’s
reading of Amoris Laetitia ‘alien’ to Catholic faith, in Lifesitenews,
Jan. 2nd, 2018; D. Hitchens, Five
bishops reaffirm traditional teaching on Communion, in Catholic
Herald, Jan. 3rd, 2018; Due vescovi italiani aderiscono alla
professione di verità sul matrimonio sacramentale, in Corrispondenza
romana, 3.1.2018 ed in Chiesa
e postconcilio, 2.1.2018;
Possiamo
ben comprendere l’irritazione in quelle, un tempo sacre, stanze da parte dell’attuale
establishment chiesastico, come ci racconta il giornalista Marco Tosatti (La
strategia del Pontefice contro i cinque vescovi coraggiosi, secondo Anonimi
della Croce: screditarli. Poi, una coincidenza singolare, in Stilum
Curiae, 3.1.2018). Certo però che se quanto afferma il giornalista
fosse confermato e cioè al vero che il Vescovo di Roma cercasse con il
discredito di “minimizzare” l’iniziativa dei tre+due presuli, crediamo che egli
abbia sbagliato strategia, poiché, anche se fossero screditati come persone,
rimarrebbe che, senza l’adesione di alcuno degli altri cinquemila e passa
vescovi della Chiesa (vescovo di Roma compreso) a quella professione, sarebbero
questi ultimi a risultarne screditati, in quanto non aderenti ad una
professione di fede integralmente cattolica. Cosicché, come lo fu per il
giuramento antimodernista, coloro che non vi aderissero sarebbero semplicemente
non cattolici e, quindi, de facto, non più Pastori legittimi dell’Ecclesia
Catholica, in quanto eretici ed aderenti ad una chiesa che non
sarebbe quella di Cristo. Questa sarebbe la conseguenza.
Per
cui, non prendesse sotto gamba quest’eventualità il vescovo di Roma! Potrebbe
non aderire alla suddetta professione solo se dimostrasse mediante la
Tradizione che sarebbe quella professione ad essere contro il deposito della
fede. Ma fino a che non ne sarà dimostrata l’eterodossia alla luce della
Tradizione e del magistero bimillenario della Chiesa – cosa che riteniamo
impossibile – riteniamo che la mancata adesione alla professione comporterà la
qualifica di eretici per i presuli che non la sottoscrivessero.
Un
suggerimento estremo dunque ci sentiamo di poterlo dare ai vescovi e cardinali
della Catholica: sottoscrivetela e rimangiatevi quanto scritto su AL!
Meglio passare da ridicoli e macchiette dinanzi al mondo (dicendo “ragazzi,
abbiamo scherzato …”), piuttosto che passare, dinanzi alla Chiesa ed a Dio,
da eretici ostinati, con ciò che questo comporta!
Del resto, non aveva detto il vescovo di Roma, per il quale - forse - le parole non hanno molto peso, che avrebbe recitato, se glielo avessero chiesto, quanti Credo si volesse (cfr. qui; S. Cernuzio, Francesco in aereo: “Non sono un anticristo o un antipapa. Se volete recito il Credo…”, in Zenit, 22.9.2015; M. Ansaldo, Bergoglio: "Io comunista o antipapa? Se necessario recito il Credo...", in La Repubblica, 23.9.2015??? Bene: reciti allora questa professione di fede. Pubblicamente. E vi aderisca e la sottoscriva. In fondo, è pur sempre un credo ... .
Augustinus Hipponensis
mercoledì 6 luglio 2016
giovedì 14 gennaio 2016
“Tunc Hilárium e prælio hæreticórum reverténtem, ut inquit sanctus Hierónymus, Galliárum ecclésia compléxa est: quem ad episcopátum secútus est Martínus, qui póstea Turonénsi præfuit ecclésiæ; tantúmque illo doctóre profécit, quantum ejus póstea sánctitas declarávit” (Lect. V – II Noct.) - SANCTI HILARII, EPISCOPI PICTAVIENSIS, CONFESSORIS ET ECCLESIÆ DOCTORIS
Secondo Gregorio di
Tours, nel XIX anno di regno di Costanzo II (o Costanzo il giovane), figlio di
Costantino I, allorché morì l’eremita Antonio (sant’Antonio abate) all’età di
105 anni, il vescovo sant’Ilario di Poitiers, fu inviato in esilio su
istigazione degli eretici (ariani). Durante il suo esilio, compose opere sulla
fede cattolica, le quali, inviate all’imperatore Costanzo, fecero sì che egli
permettesse che, quattro anni dopo, fosse liberato e tornasse nella sua patria.
Dopo un’intesa opera di apostolato in Gallia, nel IV anno di regno di
Valetiniano e Valente, presso Poitiers, il santo vescovo, pieno di santità, di
fede e di ogni virtù, migrò verso il cielo, dopo aver compiuto numerosi
miracoli ed anche alcune resurrezioni di morti (Cfr. Albert J. Herbert, Raised from
the dead-true stories of 400 resurrection miracles, trad. it. di Camilla Giacomini (a cura di), I
morti resuscitati. Storie vere di 400 miracoli di resurrezione, Tavagnacco
1998, p. 45): «Nono decimo Constantii junioris anno, Antonius monachus
transit, centesimo quinto aetatis suae anno. Beatissimus Hilarius Pictaviensis
episcopus, suasu haereticorum exsilio deputatur: ibique libros pro fide
catholica scribens, Constantio misit, qui quarto exsilii anno eum absolvi
jubens, ad propria redire permisit. ... Quarto Valentiniani et Valentis anno,
sanctus Hilarius apud Pictavos, pienus sanctitate et fide, multis undique
virtutibus editis, migravit ad caelos. Nam et ipse legitur mortuos suscitasse» (San Gregorio di Tours, Historia
Francorum, lib. I, capp.
XXXV-XXXVI, in PL 71, col. 179C-180A).
Sant’Ilario di
Poitiers morì il 13 gennaio 367, come attesta il martirologio geronimiano. Ma
questo annuncia, in più, al 1° novembre la dedicazione a Poitiers della
basilica sorta sulla sua tomba ed il martirologio di san Pietro riproduce
questa menzione. Essa non sarebbe, senza dubbio, sufficiente ad attirare la
celebrazione di sant’Ilario in questo giorno se, una volta di più,
l’omonimia non vi avesse giocato. In effetti, si onora a Viterbo, il 3
novembre, i martiri Valentino ed Ilario, di cui i corpi riposavano presso
l’abbazia di Farfa dal IX al XV sec. I loro nomi sono iscritti negli Auctaria di Usuardo e si trova
parimenti la loro festa presso l’abbazia di Saint-Bertin nel Nord della
Francia, nel XII sec. Ma è del vescovo di Poitiers che si tratta in questo
caso.
Sempre secondo san
Gregorio di Tours, la festa di sant’Ilario era già celebrata il 13 gennaio
nella sede episcopale di Lemonum (l’attuale Poitiers)
fin dalla fine del V sec., vale a dire sotto il governo di san Perpetuo. Si
ritrova la menzione al nostro Santo, al 3 novembre, nei manoscritti fiorentini
del martirologio di Usuardo del XV sec. e, al 1° novembre, nel collettario di
san Anastasio così come nel messale di Città di Castello, conservato presso
l’Archivio Lateranense. Questo annuncia alle calende di novembre: Omnium
Sanctorum et Caesarii et Hilarii. Nella colletta e nella secreta di sant’Ilario esso
evoca la sua depositio (E.
De Azevedo, Vetus Missale romanum monasticum
lateranense (Archivio
lateranense Cod. 65), Romae 1752, pp. 285-287) (così ricorda Pierre Jounel, Le Culte des
Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle,
École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, p. 303).
Il nostro Santo fu
festeggiato dal XIII sec. a Roma. Ma fu molti secoli più tardi che, sotto il
beato Pio IX, la festa fu inserita nel calendario romano. Lo stesso pontefice
lo dichiarò dottore della Chiesa nel 1851.
Tuttavia, essendo
il 13 gennaio giorno dell’Ottava dell’Epifania, l’ufficio di sant’Ilario fu
rinviato all’indomani.
Roma cristiana ha
dedicata a Sant’Ilario una parrocchia, nel quartiere di a Casal del Marmo, nel
novembre 1977, ponendola in un ex garage ristrutturato a partire dal 1992.
La messa è tratta
dal Comune dei Dottori ed è sovrapponibile, in gran parte, a quella della festa
di sant’Ambrogio il 7 dicembre. Vi si trova solo qualche piccola variante.
Particolarmente
attuale è il libello del nostro Santo contro l’imperatore Costanzo, il quale
cercava di comprarsi il consenso dei vescovi fedeli al Credo niceno ora
minacciandoli ora lusingandoli con promesse di onori, ricchezze e privilegi,
purché approvassero la condanna di Atanasio sancita dal conciliabolo milanese
del 355. Ilario lamenta che si tratta di una teomachia e cristomachia,
una vera persecuzione più insidiosa, giacché questi privilegi sono il prezzo
offerto a chi è fedele alla fede nicena in cambio della sostanziale adesione
all’eresia ariana. Si tratta di un modo per distruggere la fede, insomma.
Scrive il Santo
dottore: «… noi combattiamo contro un persecutore ingannevole, un
nemico che lusinga, Costanzo l’anticristo: egli non percuote il dorso [col
flagello, ndr.], ma accarezza il ventre, non ci confisca i
beni per la vita, ma ci arricchisce per la morte, non ci sospinge col carcere
verso la vera libertà ma ci riempie di incarichi nella sua reggia per la
servitù, non spossa i nostri fianchi ma si impadronisce del cuore, non taglia
la testa con la spada, ma uccide l’anima con l’oro, non minaccia di bruciare
pubblicamente, ma accende la geenna privatamente. Non combatte per non essere
vinto ma lusinga per dominare, confessa il Cristo per rinnegarlo, favorisce
l’unità per impedire la pace, reprime le eresie per sopprimere i cristiani,
carica di onori i sacerdoti perché non ci siano più vescovi, costruisce le
chiese per distruggere la fede. Ti porta in giro a parole, con la bocca, ma fa
di tutto perché non si creda che tu [o Cristo, ndr.] sei
Dio, come il Padre. … Grido a te, Costanzo, ciò che avrei detto a
Nerone e ciò che Decio o Massimiano avrebbero udito da me: tu combatti contro
Dio, infierisci contro la Chiesa, perseguiti i santi, hai in odio i predicatori
di Cristo, sopprimi la religione, tiranno non già delle cose degli uomini ma di
Dio. Ecco, secondo me, ciò che ti associa e ti accomuna a quelli. Ecco invece
ora ciò che ti è proprio: menti quando dici di essere cristiano, tu che sei il
nuovo nemico di Cristo; …» (Liber contra Constantium, 5 e 7, ora in Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo, trad.,
introduzione e note a cura di Luigi
Longobardo, ed. Città Nuova, Roma, 1997, pp. 48-49, 50).
Il Cesare di turno,
anche oggi, torna a sollecitare i vescovi fedeli alle sane dottrina e morale
ricoprendoli di privilegi o rassicurazioni circa esenzioni da tributi, ecc., in
cambio del loro placet sui suoi provvedimenti (vedi l’annosa
questione delle c.d. unioni civili, che recentemente, contrariamente a quanto
avvenuto anni
prima, hanno, invece,
riscosso il benestare del Segretario della CEI ed anche del card. Bassetti
- v. qui, qui, qui, qui, qui, qui -, trovando il plauso del mondo - v. anche qui). Quanto hanno da imparare, pure oggi, quei pastori dal
Santo vescovo Ilario, il quale preferì l’esilio in Frigia e la deposizione
dalla sua sede episcopale piuttosto che accettare compromessi inquinanti la
fede nicena! E quanto mancano oggi vescovi coraggiosi e fedeli come Ilario in
grado di difendere, senza compromesso alcuno, la sana morale cattolica.
![]() |
| Bottega toscana, S. Ilario, XVI-XVII sec., museo diocesano, Firenze |
| Anonimo lombardo-piemontese, S. Ilario, XVII-XVIII sec., museo diocesano, Novara |
![]() |
| Busto-reliquiario di S. Ilario, Église Saint-Hilaire, Givet |
![]() |
| Reliquiario di S. Ilario, Cripta, Église Saint-Hilaire le Grand, Poitiers |
sabato 31 ottobre 2015
Quando la partecipazione attiva a riti pagani ed idolatrici per la Congregazione della dottrina della fede non è un problema ........
Alla
vigilia della festa dell’Assunta di quest’anno (v. qui), avevamo
segnalato la lodevole iniziativa dei giornalisti cattolici Deotto e Gnocchi,
volta a segnalare alla Congregazione per la dottrina della fede l’idolatrica
partecipazione attiva di ecclesiastici a riti pagani. Nella speranza che questa
dicesse una parola chiara ed esprimesse una chiara e ferma condanna di siffatte
condotte, contrarie alla fede cattolica ed al primo Comandamento!
Come
volevasi dimostrare il Dicastero vaticano non ha risposto alcunché come
riferisce Riscossa cristiana (v. qui). Ne eravamo, in fondo,
certi. Ma nutrivamo forse l’irrazionale speranza che, in fondo, almeno queste
condotte estreme ed apertamente offensive della fede fossero stigmatizzate.
Nella neo “chiesa della tenerezza” o “chiesa della misericordia” o “liquida” son tutti accetti. Meno che i cattolici (v., ad es., qui, qui e qui. Sulla liquefazione della Chiesa, v. qui). Ce ne faremo una ragione.
Nella neo “chiesa della tenerezza” o “chiesa della misericordia” o “liquida” son tutti accetti. Meno che i cattolici (v., ad es., qui, qui e qui. Sulla liquefazione della Chiesa, v. qui). Ce ne faremo una ragione.
Che Dio ci e li perdoni! Che i santi intercedano per noi!
![]() |
| Pieter Paul Rubens, I SS. Francesco, Domenico ed altri proteggono il mondo dai fulmini del Cristo, 1618-19, Musée des Beaux-Arts de Lyon, Lione |
![]() |
| Pieter Paul Rubens, S. Francesco e la Vergine proteggono il mondo dai fulmini del Cristo, 1635 circa, Koninklijke Musea voor Schone Kunsten van België, Bruxelles |
mercoledì 5 agosto 2015
Danza pagana nella Cattedrale di San Lorenzo in Perugia
Dopo il "cardinal" Ravasi, partecipante ad una cerimonia pagana (v. qui), ora anche la Cattedrale di Perugia è profanata da una cerimonia-danza altrettanto pagana (sic!!!).
È sconcertante assistere, all'interno della Chiesa cattolica, che è Sposa di Cristo, a questa sorta di gara al paganesimo di ritorno o all'indifferentismo o cosmopolitismo religioso, connotato da un antropocentrismo idolatra e blasfemo! Anzi la Chiesa, ahimé, agevola oggi simili "esibizioni", con il pretesto che si tratti di realizzazioni artistiche o culturali!
Ci si dimentica così che i defunti vanno suffragati con una preghiera seria, composta e cristiana, ma soprattutto col Sacrificio della Messa, e non con "danze cerimoniali"!!!!
Ci si dimentica così che i defunti vanno suffragati con una preghiera seria, composta e cristiana, ma soprattutto col Sacrificio della Messa, e non con "danze cerimoniali"!!!!
Danza cerimoniale Table of silence 9/11
in occasione del Perdono
Si intitola "Table
of silence 9/11" la danza cerimoniale nata dalla
collaborazione tra l'artista umbra Rossella Vasta e la coreografa newyorkese
Jacqulyn Buglisi. Nel giorno del Perdono d'Assisi,
domenica 2 agosto, la danza cerimoniale è "andata in scena" di prima
mattina ad Assisi, sul piazzale della basilica di Santa Maria degli Angeli; poi
nel pomeriggio a Perugia, prima
in piazza IV Novembre poi nella cattedrale di San Lorenzo.
Foto di Giancarlo Belfiore, Corriere dell'Umbria, 2.8.2015
giovedì 30 luglio 2015
Lo sdegno di chi non ha vergogna
Con due distinte sentenze,
depositate l’8 luglio scorso, nn. 14225 e 14226, la V sezione civile della Suprema
Corte di Cassazione italiana ha di fatto ribaltato quanto stabilito nei primi
due precedenti gradi di giudizio, sentenziando che, poiché gli utenti di una
scuola paritaria di Livorno pagano un corrispettivo per la frequenza, tale
attività sarebbe da qualificarsi come di carattere commerciale, senza che a
ciò osti la gestione in perdita. Ciò fa sì che, secondo la Suprema Corte, sia
legittima la richiesta dell’Ici (poi diventata parte integrante dell’Imu dal
2011) avanzata nel 2010 dal Comune di Livorno agli istituti scolastici del
territorio gestiti da enti religiosi.
Nel proprio iter
argomentativo, il giudice di legittimità ha precisato che, ai fini in esame, è
giuridicamente irrilevante lo scopo di lucro, risultando sufficiente l’idoneità
tendenziale dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio. E cioè, il
conseguimento di ricavi sarebbe di per sé indice sufficiente del carattere
commerciale dell’attività svolta.
Non si è fatta attendere la presa
di posizione, inusitatamente dura, della CEI, a nome del suo segretario, Mons.
Galantino, che non ha esitato a parlare a tal riguardo di pronunce ideologiche (v. qui, qui, qui, qui e qui).
Non sono mancate le prese di posizione anche politiche (v. qui). Questa dura contestazione da parte della CEI ha indotto il governo precipitosamente ad avviare un tavolo di "chiarimento" (v. qui e qui).
Se, però tali prese di posizione,
altrettanto forti e veementi, la CEI le avesse prese per temi forse più eticamente
sensibili che non quelli riguardanti comunque il denaro e le casse della Chiesa italica …., come ad es. il c.d.
d.d.l. Cirinnà in discussione al Parlamento o la sentenza della Corte europea
dei diritti dell’uomo dei giorni scorsi sui c.d. matrimoni omosessuali o la
decisione, sempre della Corte di Cassazione, sul riconoscimento del mutamento
di sesso anche in assenza di interventi chirurgici …. forse sarebbe apparsa
molto più credibile agli occhi dei fedeli. Ma tant’è …
Lo sdegno di chi non ha vergogna
di Massimo Viglione
Abbiamo appena assistito alla ferma
e immediata contrapposizione pubblica della Conferenza Episcopale
Italiana, per voce del suo segretario mons. Galantino, celebre per le sue
posizioni aperte a ogni dialogo con il mondo laicista, contro il progetto del governo
italiano di imporre l’ICI alle scuole cattoliche.
Fermo rimanendo ovviamente che tutti sappiamo bene che questa è solo l’ennesima trovata per finire di distruggere ogni traccia di libertà educativa in Italia e portare a compimento il piano Gramsci di conquista totale dei cervelli degli italiani (sia chiaro: non che nelle scuole cattoliche italiane si operi in senso contrario, ovvero si insegni la sana dottrina e il senso cattolico della società; ma è ovvio che per i nemici della Chiesa anche solo il principio dell’esistenza di una scuola cattolica, non statale, per quanto prona in ogni modo al laicismo imperante, è cosa intollerabile in sé);
Fermo rimanendo ovviamente che tutti sappiamo bene che questa è solo l’ennesima trovata per finire di distruggere ogni traccia di libertà educativa in Italia e portare a compimento il piano Gramsci di conquista totale dei cervelli degli italiani (sia chiaro: non che nelle scuole cattoliche italiane si operi in senso contrario, ovvero si insegni la sana dottrina e il senso cattolico della società; ma è ovvio che per i nemici della Chiesa anche solo il principio dell’esistenza di una scuola cattolica, non statale, per quanto prona in ogni modo al laicismo imperante, è cosa intollerabile in sé);
fermo rimanendo che tale volontà
laica è oggi rafforzata dall’esigenza di imporre a tambur battente e senza ostacolo
alcuno l’omosessualismo e il genderismo di massa nelle scuole;
fermo rimanendo che i nostri
vescovi – non parlo singolarmente, in quanto lodevoli eccezioni ci sono sempre,
ma come vox unica,
come CEI – sono i primi responsabili di tutto questo in quanto sono i primi
sostenitori di questo governo e dei suoi mandanti come di quelli precedenti;
anticipato tutto questo, sorge
spontanea una domanda: ma i nostri amatissimi e stimatissimi vescovi, a tutti
noti per il coraggio e l’abnegazione con cui sono pronti a difendere Dio e i
suoi diritti contro i soprusi dei potenti, che sono ora balzati dalla sedia, in
primis il fenomenale segretario, alla notizia di dover cacciare i soldi
abbandonando repentinamente quella onnipresente prudenza politica che li caratterizza
e li rende proni a ogni potere, non potrebbero utilizzare un decimo dello
stesso zelo per difendere i bambini dagli orchi e l’ordine naturale come Dio lo
ha creato? Per combattere l’aborto, il genderismo, l’omosessualizzazione della
gioventù e dell’intera società?
Perché non sono balzati dalla sedia
alla notizia che il governo vuole liberalizzare la droga? Dove erano solo pochi
giorni or sono?
Non potrebbero alzare la voce anche
per difendere gli italiani che ogni giorno si suicidano a causa di una crisi
economica fomentata da coloro che sono i veri governanti di questa Italia e che
tanto vengono rispettati e ubbiditi dagli stessi vescovi? Non potrebbero alzare
la voce per smuovere le coscienze in difesa dei nostri fratelli nella fede
ammazzati in massa nel mondo islamico? Non potrebbero tornare ad essere i
vescovi anche del popolo italiano impedendo l’invasione della nostra terra e il
pericolo della definitiva perdita della fede e della libertà di tutti noi?
Non pensano che se agissero in tal
maniera sarebbero anche più credibili quando poi si scagliano, lancia in resta,
per difendere gli incassi (sebbene leciti e sacrosanti, come in questo caso)?
Non viene loro in mente che per quanto questa loro protesta sia giusta, la
vita, l’educazione retta e la libertà stessa dei bambini e anche degli adulti
sia infinitamente più importante della cassa?
E allora, reverendissime
eccellenze, difendete pure la cassa, ma anzitutto siate pronti fino al sangue –
come è vostro dovere – per difendere i valori della fede, della carità,
dell’ordine naturale e della volontà di Dio, per difendere i nostri figli e il
futuro degli italiani e dell’intera umanità dall’assalto ininterrotto delle
forze del male.
Urlate il vostro sdegno e incitate
e guidate i fedeli alla giusta e sacrosanta resistenza civile e morale!
Scendete in piazza con i vostri fedeli, tutti, nessuno escluso, per difendere
la libertà e condannare senza timore alcuno chi vuole distruggere ogni limite
fra il bene e il male, chi vuole bruciare la fanciullezza, chi vuole imporci il
silenzio tramite il terrore giudiziario, chi è pronto a ogni abominio, chi
massacra i fratelli nella fede e vuole islamizzare il nostro paese. Chi
combatte la Chiesa e la Fede cattoliche ogni giorno, ovvero chi combatte voi,
per quanto proni possiate mai essere e diventare.
Magari, così facendo, poi si scopre
che la gente torna in chiesa, che i fedeli diventano molto più pronti alla
lotta per difendere il Bene sapendo di avere il vostro appoggio spirituale,
morale e materiale e che quindi i governi – di cui siete stati, almeno come
CEI, finora sgabello – poi la smettono di distruggere la società a loro
piacimento, iniziando a incontrare resistenza di popolo.
E così, di conseguenza, poi salvate
anche i vostri soldi e le scuole, oltre alla dignità.
domenica 19 luglio 2015
Scandalo in Argentina: il "cardinal" Ravasi partecipa attivamente ad un rito di adorazione della divinità pagana Pacha Mama, la dea Madre Terra: un atto di idolatria ed apostasia
"Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio" (Es. 22, 19)
"... i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21)
sabato 21 febbraio 2015
Scandalo in Cile "vescovi" adorano una divinità pagana, partecipando attivamente ad un rito stregonesco-pagano in onore del dio (demonio) inca Tata Inti, "dio" incaico del Sole
Fonte: Una Fides, 20.2.2015
"Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio" (Es. 22, 19)
"... i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21)
Questi "vescovi" scandalosamente hanno partecipato alla mensa di Cristo ed alla mensa dei demoni!!!! Che Dio abbia pietà di loro per quest'atto di apostasia!!!!
I martiri cristiani dei primi secoli si son fatti massacrare per molto meno dai pagani, perché non volevano offrire un granellino di incenso agli idoli, e questi "vescovi", invece, offrono foglie di coca ed acqua al "dio" sole.
Da
ricerche fatte da nostri amici ed affezionati lettori, è bene che si sappia che
la cerimonia pagana è stata svolta nel corso di una "ordinazione
episcopale" il 17 gennaio scorso. La cerimonia è stata presieduta dal
Cardinale Arcivescovo Ricardo Ezzati e concelebrata dal vescovo Ivo Scapolo,
Nunzio Apostolico in Cile, e dall'Arcivescovo di Antofagasta, Monsignor Pablo
Lopez Riquelme.
Il nuovo
vescovo ordinato era Moisés Atisha Contreras SdM e, prima della Messa, è
stato chiamato il "sacerdote del villaggio", cioè un "sacerdote" Yatiri, per PROPIZIARE la sua nomina ... agli dèi inca (v. le foto ed alcuni commenti). Tralasciando i diversi abusi liturgici che sono stati compiuti durante l'ordinazione (ad es., l'imposizione delle mani sopra lo zucchetto!), in questo caso, in buona sostanza, in pieno
sincretismo religioso e paganesimo, prima del rito cattolico, i vescovi
presenti hanno elevato un rito propiziatorio, insieme al "sacerdote"
inca, che invocava il dio sole, il dio Tata Inti, la dea madre, Pachamama ed il pantheon inca. Hanno non solo partecipato attivamente alla benedizione panteista - erano tutti in abiti liturgici! - ma il neo eletto
si è inginocchiato per ricevere le "benedizioni" inca del dio Tata inti, il dio
del sole .... "Inti" è l'indicativo del dio sole in tutta l'America
latina ed è posto sia sulla bandiera argentina sia su quella del Paraguay, e
cambiava il nome a seconda delle città e degli imperi, così abbiamo Tata Inti
in alcune località del Cile, in altre si chiama Inti Rama, e così via, ma
indica sempre lo stesso dio Sole....
Il
Messico abbandonò questo culto dopo l'arrivo del Cristianesimo, soprattutto
grazie alla tradizionale devozione popolare alla Vergine di Guadalupe, che andò
a sostituire la mitologia di questa ed altre divinità legate ai pianeti, alla
terra ed alle acque....
Nel caso
di specie, siamo dunque dinanzi ad una vera apostasia ed idolatria. Non solo. L'ordinato (e coloro che hanno partecipato al rito pagano), con questo unico atto, ha/hanno commesso almeno quattro gravissimi peccati contro Dio e contro la fede: spergiuro (perché ha/hanno mancato al giuramento fatto durante il rito di ordinazione di conservare integro e puro il deposito della fede), apostasia (il rito può considerarsi formale abbandono della fede cristiana a favore degli dei pagani inca), idolatria e sacrilegio (perché egli, ministro sacro, ordinato vescovo, ha tradito il Signore compiendo un rito pagano e lo stesso hanno fatto coloro che hanno offerto le libagioni al dio inca).
Iscriviti a:
Post (Atom)























































