Sante Messe in rito antico in Puglia

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martedì 1 marzo 2016

Il particolare non cattolico - Editoriale di marzo 2016 di “Radicati nella fede”

All’inizio di questo mese di marzo, particolarmente consacrato al Santo Patriarca San Giuseppe, Padre putativo di Gesù, rilanciamo, come di consueto, l’editoriale di Radicati nella fede.

José de Alcíbar, La tavola benedetta ovvero la benedizione della mensa, XVIII sec., Museo Nacional de Arte, Città del Messico

José de Alcíbar, Il ministero di S. Giuseppe, 1771 circa, Museo Nacional de Arte, Città del Messico

Anonimo, I dolori di S. Giuseppe, XVIII sec., Museo del Carmen, Città del Messico

Giandomenico Vinaccia, Busto reliquiario in argento di S. Giuseppe, compatrono di Napoli, 1690, Real Cappella del Tesoro di S. Gennaro, Cattedrale, Napoli

IL PARTICOLARE NON CATTOLICO

Editoriale di “Radicati nella fede”
Anno IX n. 3 - Marzo 2016


C’è un’attitudine del cattolicesimo modernizzato che non è cattolica e che porta, se praticata, ad uno snaturamento del cattolicesimo stesso. Si tratta della valorizzazione del particolare. Si prende un aspetto del Vangelo, un aspetto del cristianesimo, quello che piace, e lo si fa diventare la chiave di interpretazione di tutto.
Così ha fatto anche il demonio nel deserto, quando ha tentato Nostro Signore utilizzando le Scritture in un particolare (Mt 4,1-11):
«Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane».
«Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».
Il demonio fa così anche con gli uomini, fa così anche con te, ti dice una parte e con quella parte ti spinge a non servire Dio.
È questa la forma più subdola della tentazione, ed è la modalità più ricorrente oggi.
Molti ci sono cascati e ci cascano nella Chiesa.
E ciò che è ancora più grave è che fanno diventare il particolare, valorizzato e sottolineato, chiave interpretativa di tutta la vita cristiana.
Tentiamo alcuni semplici esempi: difronte ai credenti di altre religioni si dice “anche loro credono in Dio”, ma si dimentica di ricordare che devono accogliere il Dio rivelatosi in Gesù Cristo e che non possono fermarsi ad una falsa rivelazione. Così, difronte ai cosiddetti “fratelli separati”, ai protestanti di tutte le diverse confessioni, si dice “anche loro credono in Cristo e hanno il battesimo”, ma si tace sul fatto che, avendo menomato brutalmente il Vangelo e la dottrina sulla grazia e i sacramenti, questi hanno perso l’unione di santità al Signore che salva, e che l’affermare a parole Gesù Cristo non basta per la salvezza, se poi rifiutano il modo con cui Cristo ha scelto di salvarli. Con gli agnostici poi, con i mezzi-atei, si arriva fino al patetico: “abbiamo in comune il rispetto per l’uomo e il desiderio per una società più giusta”, arrivando fino a rinnegare tutto il Vangelo, dimenticando quelle lapidarie parole di Nostro Signore “Senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5).
È una falsa pedagogia quella che si produce con la valorizzazione del particolare; possiamo dirlo, è demoniaca, e il demonio è padre della menzogna.
Una falsa pedagogia, per di più illusoria, quella di chi pensa che, valorizzando il briciolo di verità presente in chi non dimora nella piena verità della rivelazione, si favorisca il ritorno o il giungere alla piena verità di tutti.
Avviene invece esattamente il contrario: a furia di valorizzare elegantemente il particolare di chi è ancora nell’errore, si finisce per trasformarsi in chi si voleva riavvicinare: è il dramma della chiesa degli anni conciliari.
Abbiamo così oggi i cattolici protestantizzati o tendenti al protestantesimo; abbiamo poi i cattolici tendenti alla religione naturale; e abbiamo, e quanti sono!, i cattolici orizzontali, impegnati nella promozione sociale vista come l’unico messianismo possibile. Abbiamo queste tre categorie, a seconda del dialogo intrapreso: con i fratelli separati, con i credenti di altre religioni, o con gli agnostici alla moda.
È l’effetto boomerang del dialogo eretto a sistema! Non sei tu che riavvicini al cattolicesimo, sei tu invece, cattolico dialogante, che ti trasformi nel tuo interlocutore.
Ma Gesù nel deserto non ci ha insegnato il dialogo, afferma la verità tutta intera rifiutando il particolare:
«Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»;
e ancora: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».
«Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».
L’attitudine cattolica, la sola, non è la valorizzazione del particolare, ma il dire sempre tutta la verità rivelata, senza lasciarne fuori nemmeno un pezzetto, perché è il tutto che dice la verità del particolare e la dice nelle sue proporzioni.
Cattolico vuol dire universale, e l’universale domanda il tutto! tutta la verità!
La messa cattolica e la sua sciagurata riforma è stata il terreno di scontro di queste due attitudini presenti nel cattolicesimo. Si è pensato, da parte dei riformatori, di insistere su particolari della messa, per riavvicinare soprattutto il mondo protestante. Risultato: una dilagante perdita del senso cattolico della messa e conseguentemente della vita.
La Messa e la sua riforma è diventato il terreno di coltura di questi accenti particolari che allontanano dall’unità cattolica.
Cosa ne è conseguito? Un vero disastro! La diminuzione se non la perdita del senso del sacerdozio cattolico – lo svuotamento di senso della vita consacrata – la più grande crisi della famiglia mai conosciuta.
Occorre tornare al tutto, unica chiave ermeneutica adeguata: nel tutto il particolare è vero, il particolare non dice il vero da solo.
Tra l’altro il magistero del Papa e dei Vescovi c’è per questo, per ricordare il tutto, perché per il particolare, per cadere nel particolare, siamo ahimè buoni tutti!
Ogni affermazione nella Chiesa ha valore se riafferma il tutto, se non lascia nulla fuori della Rivelazione; altrimenti è moda del momento. Se affermazioni dei Pastori della Chiesa lasciano fuori qualcosa, non sono Magistero e non vanno ascoltate, perché prive di autorità.
È così semplice, ma occorre essere semplici per capirlo. Per questo Gesù dice: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te» (Mt 11,25-26).

mercoledì 5 agosto 2015

Danza pagana nella Cattedrale di San Lorenzo in Perugia

Dopo il "cardinal" Ravasi, partecipante ad una cerimonia pagana (v. qui), ora anche la Cattedrale di Perugia è profanata da una cerimonia-danza altrettanto pagana (sic!!!).
È sconcertante assistere, all'interno della Chiesa cattolica, che è Sposa di Cristo, a questa sorta di gara al paganesimo di ritorno o all'indifferentismo o cosmopolitismo religioso, connotato da un antropocentrismo idolatra e blasfemo!  Anzi la Chiesa, ahimé, agevola oggi simili "esibizioni", con il pretesto che si tratti di realizzazioni artistiche o culturali!
Ci si dimentica così che i defunti vanno suffragati con una preghiera seria, composta e cristiana, ma soprattutto col Sacrificio della Messa, e non con "danze cerimoniali"!!!!

Danza cerimoniale Table of silence 9/11 in occasione del Perdono

Si intitola "Table of silence 9/11" la danza cerimoniale nata dalla collaborazione tra l'artista umbra Rossella Vasta e la coreografa newyorkese Jacqulyn Buglisi. Nel giorno del Perdono d'Assisi, domenica 2 agosto, la danza cerimoniale è "andata in scena" di prima mattina ad Assisi, sul piazzale della basilica di Santa Maria degli Angeli; poi nel pomeriggio a Perugia, prima in piazza IV Novembre poi nella cattedrale di San Lorenzo.















Foto di Giancarlo Belfiore, Corriere dell'Umbria, 2.8.2015

domenica 19 luglio 2015

Scandalo in Argentina: il "cardinal" Ravasi partecipa attivamente ad un rito di adorazione della divinità pagana Pacha Mama, la dea Madre Terra: un atto di idolatria ed apostasia


"Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio" (Es. 22, 19)

"... i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21)

venerdì 8 maggio 2015

“Gelásio autem primo, Pontífice máximo, in Apúlia in vértice Gargáni montis, ad cujus radíces íncolunt Sipontíni, Archángeli Michaélis fuit illústris apparítio” (Lect. IV – II Noct.) - IN APPARITIONE S. MICHAËLIS ARCHANGELI


Questa festa odierna, ahimè soppressa nel 1960, ricorda la dedicazione di uno dei più celebri santuari longobardi, quello del santo Arcangelo sul monte Gargano, nei pressi di Siponto, e le cui origini risalgono alla prima metà del VI sec.
Roma, che, dai tempi di san Leone Magno, celebrava il natalis della basilica dell’Arcangelo al VI miglio della via Salaria il 29 o il 30 settembre, s’astenne durante molti secoli dal celebrare anche quella del santuario di Siponto, perché non la concerneva.
Tuttavia, verso l’XI sec., la basilica della via Salaria, essendo già caduta in completo oblio, i due anniversari furono attribuiti al monte Gargano; la festa dell’8 maggio fu dunque considerata come l’anniversario dell’apparizione di san Michele su questa montagna e quella del 29 settembre fu quella della dedicazione dell’oratorio primitivo eretto dal vescovo di Siponto nella grotta in cui l’Arcangelo era apparso.
Nel XII la festa si propagò qualche poco e penetrò nelle basiliche del Laterano e del Vaticano. Essa si presenta sotto diversi titoli a seconda dei manoscritti. Così si rileva come Sancti Michælis archangeli in molti di questi; come Apparitio sancti Michælis in altri; come Dedicatio sancti Michælis in uno così come in uno come Inventio sancti Michælis ed in un altro Revelatio sancti Michælis. Come precisa il martirologio di San Pietro, si tratta della festa di san Michele al Monte Gargano nelle Puglie. Si celebra, in effetti, questo giorno qui l’apparizione di cui san Michele avrebbe onorato il Gargano alla fine del V sec. e la dedicazione della basilica eretta in questo luogo.
Nella Sabina, sul monte Tancia, si trovava un’altra grotta, antico tempio pagano, che, verso il VII sec., fu dedicato – giusto un 8 maggio – a san Michele dai Longobardi, ed ottenne anch’essa una grande celebrità (cfr. M. G. Mara, Michele, arcangelo, in (a cura di) Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, Bibliotheca Sanctorum, tomo 9, Roma 1968 (ora III rist. 1996), col. 421). La sua storia si svolse parallelamente a quella del Gargano, salvo che il santuario sabino era più antico, poiché, come vuole un’antica narrazione di Farfa, lo stesso papa san Silvestro l’avrebbe consacrato. La sua dedicazione si festeggiava ugualmente l’8 maggio, e questa ha senza dubbio contribuito a diffondere la festa di questo giorno nella Sabina, nei paesi del reatino e nel Ducato romano, vale a dire dovunque l’abbazia di Farfa, alla quale i duchi longobardi di Spoleto donarono questo santuario, estese la sua influenza. Non pensiamo tuttavia che si sbagli cercare in questa direzione l’origine della festa celebrata a Roma, poiché Farfa era un’abbazia imperiale e, tuttavia, la Città dei Papi non doveva aprirsi volentieri alla sua influenza. La festa non è potuta venire neanche dal Nord, giacché è ignorata da tutti i calendari di Francia e di Germania. I martirologi che derivano da Beda non ne fanno menzione, connettono il culto del Monte Gargano al 29 settembre.
È dunque dall’Italia meridionale che si diffuse la sua festa dell’8 maggio: «Quando si studiano le tracce, in Occidente, del culto di san Michele, lo si vede iniziare al Monte Gargano, in un luogo fortemente ellenizzato, ed è dal sud dell’Italia che risplende verso il Nord e specialmente verso la Lombardia, per l’influenza di Ravenna», scrive H. Leclercq (in D.A.C.L., tomo 11, col. 905, riprendendo il libro di O. Rodjestinsky, Le culte de saint Michel et le Moyen Age latin, Paris 1912, traduzione nostra, ndr.). Dal IX sec., l’apparitio S. Michælis è incisa nel calendario di marmo di Napoli. Essa appartiene anche al calendario di Benevento (Paléographie musicale, tomo XIV, pp. 450-451). Cfr., per riferimenti, Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, p. 237.
La messa è la stessa del 29 settembre.
La presenza dei santi Angeli nel tempio ed all’ora della preghiera deve ispirarci un profondo rispetto per la maestà di Dio e per la santità degli spiriti beati; perciò il Salmista diceva: In conspectu angelorum psallam tibi (Sal. 138 (137), 1). Questo rispetto deve essere unito tuttavia ad un sentimento di grande fiducia, poiché, durante l’orazione, mentre sulla nostra testa si apre il cielo ed il Paraclito, che dimora in noi, c’apre le labbra per la preghiera, i santi Angeli si mettono ai nostri lati per aiutare la nostra insufficienza, per trasportare al cielo i nostri voti e portarci, in seguito, la grazia da parte di Dio. Ascendit precatio (oratio) – diceva sant’Agostino – et descendit Dei miseratio (Pseudo Agostino, Sermo 47 de beato Tobiae). Per questo, la Chiesa, al momento più solenne del divino Sacrificio, invoca l’aiuto degli angeli, affinché presentino loro stessi, in nostro nome, l’offerta sull’altare celeste, e ci riportino la pienezza delle benedizioni.
Quis ut Deus? Queste parole sono un programma di umiltà; questa consiste essenzialmente difatti nel riconoscere i diritti infiniti di Dio su noi, e l’obbligo in cui siamo, noi, creature inutili, di dedicargli le nostre persone e ciò che c’appartiene. L’umiltà è così giustizia e verità.
L’importanza delle funzioni di san Michele verso la Chiesa è giustificata specialmente dalla sacra Scrittura, dove, nella lotta contro il demonio, in ogni tempo, nella Sinagoga come nella Chiesa, è rappresentato sempre come l’invincibile campione di Dio. Secondo ciò che scriveva san Paolo ai Tessalonicesi (2 Tes. 2, 6-7), il mistero di iniquità che si manifesterà impudentemente negli ultimi tempi del mondo avendo cominciato già la sua opera di perversione, trova un ostacolo (katéchon, Κατέχων), che gli impedisce di spiegare tutto il suo potere malefico anche oggi; e ciò, fino al giorno della lotta finale permessa da Dio all’anticristo. Come spiegano numerosi esegeti, questo ostacolo è san Michele. La devozione verso l’arcangelo vincitore di Satana offre qualche cosa di più della devozione agli altri santi. Questi possono intercedere per noi vicino a Dio e possono ricoprire il ruolo di avvocato, mentre san Michele è costituito anche da Dio protettore e difensore della Chiesa. Ciò si spiega perché appartiene non semplicemente all’agiografia, ma alla stessa teologia cristologica, e dopo le funzioni del Padre putativo di Gesù, non esistono sulla terra di più importanti né di più sublimi di quelle sono affidate a san Michele.

Juan de Valdés Leal, S. Michele arcangelo, 1656 circa, Museo del Prado, Madrid

Manuel Arbós y Ayerbe, S. Michele, 1865, museo del Prado, Madrid

Giuseppe Cesari, S. Michele scaccia gli angeli ribelli, 1592-93, Glasgow Museums, Glasgow 

Domenico Cresti (detto Il Passignano), Apparizione dell’arcangelo Michele sul Monte Gargano, 1602, Badia, Passignano


Sebastián López de Arteaga, Apparizione di S. Michele sul Gargano, 1650, Denver Art Museum, Denver





Cesare Nebbia, Apparizione di S. Michele arcangelo sul Gargano, XVI sec., Galleria delle Carte Goegrafiche, Vaticano

sabato 21 febbraio 2015

Scandalo in Cile "vescovi" adorano una divinità pagana, partecipando attivamente ad un rito stregonesco-pagano in onore del dio (demonio) inca Tata Inti, "dio" incaico del Sole





























"Colui che offre un sacrificio agli dèi, oltre al solo Signore, sarà votato allo sterminio" (Es. 22, 19)

"... i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21)

Questi "vescovi" scandalosamente hanno partecipato alla mensa di Cristo ed alla mensa dei demoni!!!! Che Dio abbia pietà di loro per quest'atto di apostasia!!!!
I martiri cristiani dei primi secoli si son fatti massacrare per molto meno dai pagani, perché non volevano offrire un granellino di incenso agli idoli, e questi "vescovi", invece, offrono foglie di coca ed acqua al "dio" sole.
Da ricerche fatte da nostri amici ed affezionati lettori, è bene che si sappia che la cerimonia pagana è stata svolta nel corso di una "ordinazione episcopale" il 17 gennaio scorso. La cerimonia è stata presieduta dal Cardinale Arcivescovo Ricardo Ezzati e concelebrata dal vescovo Ivo Scapolo, Nunzio Apostolico in Cile, e dall'Arcivescovo di Antofagasta, Monsignor Pablo Lopez Riquelme.
Il nuovo vescovo ordinato era Moisés Atisha Contreras SdM e, prima della Messa, è stato chiamato il "sacerdote del villaggio", cioè un "sacerdote" Yatiri, per PROPIZIARE la sua nomina ... agli dèi inca (v. le foto ed alcuni commenti). Tralasciando i diversi abusi liturgici che sono stati compiuti durante l'ordinazione (ad es., l'imposizione delle mani sopra lo zucchetto!), in questo caso, in buona sostanza, in pieno sincretismo religioso e paganesimo, prima del rito cattolico, i vescovi presenti hanno elevato un rito propiziatorio, insieme al "sacerdote" inca, che invocava il dio sole, il dio Tata Inti, la dea madre, Pachamama ed il pantheon inca. Hanno non solo partecipato attivamente alla benedizione panteista - erano tutti in abiti liturgici! - ma il neo eletto si è inginocchiato per ricevere le "benedizioni" inca del dio Tata inti, il dio del sole .... "Inti" è l'indicativo del dio sole in tutta l'America latina ed è posto sia sulla bandiera argentina sia su quella del Paraguay, e cambiava il nome a seconda delle città e degli imperi, così abbiamo Tata Inti in alcune località del Cile, in altre si chiama Inti Rama, e così via, ma indica sempre lo stesso dio Sole....
Il Messico abbandonò questo culto dopo l'arrivo del Cristianesimo, soprattutto grazie alla tradizionale devozione popolare alla Vergine di Guadalupe, che andò a sostituire la mitologia di questa ed altre divinità legate ai pianeti, alla terra ed alle acque....
Nel caso di specie, siamo dunque dinanzi ad una vera apostasia ed idolatria. Non solo. L'ordinato (e coloro che hanno partecipato al rito pagano), con questo unico atto, ha/hanno commesso almeno quattro gravissimi peccati contro Dio e contro la fede: spergiuro (perché ha/hanno mancato al giuramento fatto durante il rito di ordinazione di conservare integro e puro il deposito della fede), apostasia (il rito può considerarsi formale abbandono della fede cristiana a favore degli dei pagani inca), idolatria e sacrilegio (perché egli, ministro sacro, ordinato vescovo, ha tradito il Signore compiendo un rito pagano e lo stesso hanno fatto coloro che hanno offerto le libagioni al dio inca).