Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 1 gennaio 2016

Il "cardinale" filoluterano Marx propone una chiesa cattolica fluida, mentre Cantalamessa strizza entrambi gli occhi ai luterani, delegittimando il culto di iperdulia della Vergine Maria

In questi giorni di festa, non possiamo ignorare che i nemici della Chiesa e della fede sono all’opera …, cercando di demolirla, svilendo anche la figura della Vergine Maria, ed anzi addebitando alla Chiesa “preconciliare” la responsabilità per la quale gli eretici protestanti non l’accetterebbero, in quanto sarebbe stata “onorata in maniera esagerata”! A dirlo non è una persona qualunque, ma lo stesso “predicatore della Casa pontificia”, P. Cantalamessa, in un recente suo “comizio” presso la corte dei miracoli dell’hotel Santa Marta, riprendendo le idee del rag. Bianchi (v. qui), come riportato dalla Radiovaticana (v. qui) e che non ha mancato di suscitare legittime proteste in ambito cattolico (v. qui, qui, quiqui, qui).
La sua voce fa eco a quello dello stesso “card.” Marx, il quale avrebbe riunito intorno a sé circa 200 teologi per proporre un cambiamento nella Chiesa. Anzi, la creazione o fondazione di una sorta di Chiesa cattolica liquida, con dogmi … parimenti liquidi, fluidi o vaporosi, che possono essere rimessi in discussione di continuo … . Ma questa neo-chiesa non sarebbe più la Chiesa di Cristo.
La notizia è stata diffusa su vari network internazionali, ivi incluso l’autorevole National Catholic Reporter del 15 dicembre scorso (v. Christa Pongratz-Lippitt, ‘Synodality must once again become a structural practice in the church,’ German cardinals and theologians insist, in NCR, 15 dic. 2015. V. anche Anne Dolhein, Le cardinal Reinhard Marx appelle à des changements fondamentaux dans l’Eglise, in Reinformation.TV, 19 dic. 2015). Noi riportiamo la notizia, con la traduzione dal francese, dal sito Pro Liturgia del 28 dic. 2015.
Nuove battaglie per la fede si profilano.
Tornano in mente le parole profetiche della beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824) della sua visione del 12 settembre 1820: «Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo. … Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni. C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra”».
In una visione di data imprecisata del 1820: «… Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre».
Nella visione del 22 aprile 1823: «Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti».
Che Dio ci preservi dalla genia dei novatori!

Lundi 28/12/2015. Du 6 au 8 décembre dernier, à Munich (D), le Cardinal Reinhard Marx, bras droit du Pape François, a réuni 200 théologiens se réclamant de Vatican II.
Tous ont participé à l’élaboration d’un programme comprenant :
- la liberté de conscience de tous les fidèles pour juger de leur foi,
- l’établissement d’un magistère parallèle à celui des évêques et qui serait exercé par les théologiens,
- la possibilité d’interpréter les enseignements du magistère en fonctions des nécessités pastorales,
- la possibilité de discuter en permanence des articles de la foi,
- la mise en place d’une Eglise essentiellement “synodale” dans laquelle les différentes confessions puissent trouver leurs places respectives,
- la possibilité de célébrer des liturgies évolutives et ouvertes aux exigences de l’œcuménisme ainsi que des communautés locales.
Parmi les signataires de ce programme se trouvent des participants au “Synode de l’ombre” organisé à Rome le 25 mai par les conférences épiscopales de France (Mgr Pontier), d’Allemagne et de Suisse pour mettre en avant les idées les plus étrangères à la foi catholique.
Les loups dont avait parlé Benoît XVI le jour de son élection sortent du bois : ils sortent de partout et sont nombreux !
Sur son tweet, Mgr Marc Aillet, Evêque de Bayonne, pose avec courage la question : “Au nom de quel bilan [ces théologiens] prétendent-ils donner des leçons d’avenir à l’Eglise ?” Et d’ajouter : “Il est fort à gager que la génération JPII et BXVI leur survivra...”
Au regard de ce qui se passe actuellement dans l’Eglise, des fidèles inquiets se demandent : le Pape François est-il manipulé ?
Manipulable ? Ou... manipulateur ?


* * * * * *

Dal 6 all’ 8 dicembre 200 teologi sedicenti “fedeli al Vaticano II” sono stati convocati dal Card. Marx, il braccio destro dal Papa, per elaborare il seguente programma:
- La libertà di coscienza dei fedeli per valutare la propria fede
- Lo stabilimento di un magistero parallelo a quello dei vescovi che sarebbe esercitato dai teologi
- La possibilità di interpretare gli insegnamenti del magistero in funzione delle necessità pastorali
- La possibilità di discutere continuamente degli articoli di fede
- La creazione di una chiesa essenzialmente “sinodale” nella quale le varie confessioni potrebbero trovare il proprio posto
- La possibilità di celebrare liturgie evolutive e aperte alle esigenze dell’ecumenismo nonché delle comunità locali
Tra i firmatari di questo programma ritroviamo i partecipanti al “Sinodo segreto” organizzato a Roma il 25 maggio dalle conferenze episcopali di Francia (Mgr Pontier), di Germania e Svizzera per presentare varie idee estranee alla fede cattolica. I lupi di cui parlava Benedetto XVI il giorno dell’elezione escono dal bosco: escono dappertutto e sono pure numerosi! In un recente tweet, Mons. Marc Aillet, Vescovo di Bayonne, fa con coraggio questa domanda: “In nome di quel bilancio [questi teologi] pretendono dare lezioni di avvenire alla Chiesa?” e aggiunse: “Scommetto che la generazione GP II e B XVI sopravvivrà loro”.
Vedendo cosa succede all’interno della chiesa, molti fedeli sono preoccupati e si chiedono: Papa Francesco sarà manipolato? Manipolabile? O… Manipolatore?

sabato 19 dicembre 2015

Ma in Germania esiste ancora la Chiesa cattolica? Ovvero della discussione tedesca circa un rituale per la “benedizione” delle coppie omosessuali

Il dubbio se esista in terra tedesca ancora la Catholica è più che legittimo. È notizia di questi giorni che si sta discutendo in quelle lande ormai senza fede cattolica, conquistate dalla c.d. riforma luterana, di un rituale di benedizione – si fa per dire! – per le coppie omosessuali. Anzi, c’è chi – non a caso gesuita – ha ammesso di aver già “benedetto” in maniera riservata alcune di queste (v. qui). Ne parla anche Rorate caeli.
Già in altre occasioni avevamo segnalato la decadenza e la protestantizzazione della Chiesa tedesca (v. ad es. qui e qui). Oggi ne abbiamo – ahinoi – ulteriori ed amare conferme qualora si fossero nutriti dubbi in proposito. Il dramma è che quelle “innovazioni”, come un fluido malefico, corrompe il tessuto dell’intera Chiesa, non solo quella di Germania. Ne è riprova anche un recente saggio, pubblicato da un domenicano, nel quale si sostiene addirittura che S. Tommaso d’Aquino considererebbe l’inclinazione omosessuale addirittura come connaturale alla persona stessa (v. Sandro Magister, Un domenicano iscrive san Tommaso ai gay-friendly, ma l’Angelicum dice no, in blog Settimo Cielo, 18.12.2015)!

Germania, benedizione a coppie omo

Nella diocesi di Limburg, in Germania, si sta discutendo di un rituale speciale per benedire le coppie omosessuali. Sarebbe in corso una prima discussione relativa a una benedizione della Chiesa e a una cerimonia per gli omosessuali.

di MARCO TOSATTI

Nella diocesi di Limburg, in Germania, si sta discutendo di un rituale speciale per benedire le coppie omosessuali. Secondo un reportage della Franfurter Allgemeine Zeitung il rettore dell’Istituto dei gesuiti per Filosofia e Teologia, padre Ansgar Wucherpfennig, avrebbe dichiarato di aver già benedetto l’unione di coppie omosessuali, come anche altri preti avrebbero fatto; ma non con una cerimonia pubblica.
E allo stesso tempo il Decano della Chiesa cattolica di Francoforte, Johannes zu Eltz, avrebbe “annunciato una prima discussione relativa a una benedizione della Chiesa e a una cerimonia per gli omosessuali”, che avrebbe definito “una questione di giustizia che non possiamo sopprimere”. Secondo il Decano “è importante trattare gli omosessuali con apertura e apprezzamento”. Padre Wucherpfennig ha dichiarato che “gli omosessuali hanno trovato il loro posto nella Chiesa, anche come membri critici”.
Le dichiarazioni di padre Wucherpgennig, riprese da LifesiteNews, hanno suscitato un commento critico da parte di un noto blogger cattolico, Mathias von Gersdorff che ha rilevato che il gesuita “è noto per le sue stravaganti posizioni teologiche”. “Queste tristi dichiarazioni dimostrano una volta di più come certi circoli ecclesiastici in Germania vogliono ignorare il Magistero cattolico e la pratica della Chiesa universale per entrare in un ‘Cammino speciale tedesco’. Da notare che il precedente vescovo di Limburg, Franz Peter von Tebartz-van Elst, di recente rimosso dalla sua diocesi, si è fortemente opposto alla benedizione di una coppia omosessuale fatta nel 2008 da sacerdote locale, Peter Kollas”.

Fonte: La Stampa, 15.12.2015. L’articolo è ripreso anche da Il Timone.

sabato 24 ottobre 2015

Cari cardinali tedeschi, Tommaso Moro e John Fisher sono morti invano?

Mentre il Sinodo sulla famiglia - voluto dal vescovo di Roma, ed ispirato dal “card.” Kasper e dal “teologo” Giovanni Cereti (v. qui), nonostante, per ironia della sorte, giusto la Scrittura nel giorno di apertura sinodale mettesse in guardia da possibili novazioni (v. Anteprima del sinodo. Il testo integrale del primo intervento, qui, e Sinodo e omosessualità. La parola a san Paolo, senza censurequi) e nei giorni seguenti i Padri della Chiesa ammonissero i pastori della Chiesa dal prurito di voler novare la prassi slegandola dalla dottrina (C'è un padre sinodale in più: san Gregorio Magno, vqui) -, sta per terminare, al di là degli esiti che possa avere, sono rimasti degli evidenti strascichi polemici.
Innanzitutto la polemica dei vescovi belgi nei confronti dei loro confratelli africani, che avrebbe loro impedito di discutere, in sede sinodale, delle aperture nei confronti degli omosessuali, tanto da concludere – con una vena razzista – che nella Chiesa sarebbe cresciuta troppo l’influenza dell’Africa (Cardinal Sarah blocked discussion of gays, says bishop, vqui)! E non c’è da meravigliarsi di ciò, visto che molti vescovi occidentali si sono davvero adoperati per incoraggiare queste “aperture” (vRomanian doctor at Synod says Cupich, others giving encouragement to homosexuality is ‘criminal’, qui).
Pensiamo poi all’atteggiamento del “card.” Marx, che sembra parlare davvero come Lutero (vIl cardinale Marx? Parla come Lutero, qui).
Pubblichiamo, quindi, quest’interessante riflessione.

Cari cardinali tedeschi, Tommaso Moro e John Fisher sono morti invano?


L’arcivescovo di Denver, Samuel J. Aquila, sulla comunione ai divorziati risposati pone qualche domanda a Kasper e Marx.


Pubblichiamo in una nostra traduzione la riflessione sul Sinodo scritta per il Denver Catholic da Samuel J. Aquila, arcivescovo di Denver, e intitolata “Tommaso Moro e John Fisher sono morti invano”?

L’idea che ai cattolici dovrebbe essere concesso di risposarsi e ricevere la comunione non è stata avanzata per la prima volta nella lettera firmata dal cardinale Kasper e da altri membri dell’episcopato tedesco nel 1993. L’episcopato di un altro paese, l’Inghilterra, ha fatto da pioniere in questo campo della dottrina cristiana circa 500 anni fa. Al tempo non ci si chiedeva appena se un cattolico potesse risposarsi, ma se il re potesse farlo, dal momento che sua moglie non gli aveva generato un figlio.
Come nel caso di coloro che chiedono la comunione per chi si risposa civilmente, così anche i vescovi inglesi non volevano autorizzare apertamente il divorzio e le nuove nozze. Così, scelsero di piegare la legge alle circostanze individuali del caso che dovevano affrontare e il re Enrico VIII ottenne “l’annullamento” su basi fraudolente e senza il permesso di Roma.
Se “l’eroismo non è per il cristiano medio”, per dirla con il cardinale tedesco Walter Kasper, certamente non lo era per il re di Inghilterra. Al contrario, la felicità personale e il benessere di un paese costituivano due forti argomenti a favore del divorzio di Enrico. Ed era difficile che il re si prendesse il disturbo di saltare la comunione come conseguenza di un matrimonio irregolare.
Il cardinale di Inghilterra Wolsey, insieme a tutti i vescovi del paese, con l’eccezione del vescovo di Rochester, John Fisher, appoggiarono il tentativo del re di cancellare il suo primo e legittimo matrimonio. Come Fisher, anche Tommaso Moro, laico e cancelliere del re, gli rifiutò il suo sostegno. Entrambi vennero martirizzati e in seguito canonizzati.
Difendendo pubblicamente l’indissolubilità del matrimonio del re, Fisher sostenne che «questo matrimonio del re e della regina non può essere dissolto da alcun potere, umano o divino che sia». Per questo principio, disse, era disposto a dare la vita. Continuò facendo notare che Giovanni il Battista non aveva trovato «causa più gloriosa per cui morire che quella del matrimonio», nonostante allora il matrimonio «non fosse così sacro come lo è diventato dopo che Cristo ha versato il Suo sangue».
Come Tommaso Moro e Giovanni il battista, Fisher fu decapitato e come loro fu chiamato “santo”. Al Sinodo sulla famiglia che si sta svolgendo in questi giorni a Roma, alcuni vescovi tedeschi insieme ai loro sostenitori stanno facendo pressione perché la Chiesa permetta a chi ha divorziato, e poi si è risposato, di ricevere la comunione. Al contrario, altri vescovi da tutto il mondo insistono che la Chiesa non può cambiare l’insegnamento di Cristo. Questa situazione impone una domanda: credono i vescovi tedeschi che san Tommaso Moro e san John Fisher abbiano sacrificato invano le loro vite?
Gesù ci ha mostrato lungo tutto il suo ministero che per seguirlo è necessario un sacrificio eroico. Quando si legge il Vangelo con cuore aperto, un cuore che non mette il mondo e la storia al di sopra del Vangelo e della Tradizione, si scorge il costo della sequela che tutti i discepoli sono chiamati a pagare. I vescovi tedeschi farebbero meglio a leggere “Il costo dell’essere discepoli” del martire luterano, Dietrich Bonhoeffer. Infatti, ciò che loro promuovono è una “grazia a poco prezzo” invece che una “grazia onerosa”, e sembrano anche ignorare le parole di Gesù: «Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc. 8: 34, Lc. 14: 25-27, Gv. 12: 24-26).
Pensiamo, ad esempio, all’adultera che i Farisei presentarono a Gesù per coglierlo in fallo. La prima cosa che fece fu proteggerla dai suoi accusatori e la seconda cosa che fece fu richiamarla. «Va’», comandò, «e non peccare più». Seguendo le parole di Cristo in persona, la Chiesa cattolica ha sempre insegnato che il divorzio e le nuove nozze sono solo un altro modo per chiamare l’adulterio. E poiché la comunione è riservata ai cattolici in stato di grazia, coloro che vivono in una situazione irregolare non possono partecipare a questo aspetto della vita della Chiesa, anche se devono sempre essere accolti all’interno delle parrocchie e anche a Messa.
A maggio, il cardinale Kasper, in un’intervista a Commonweal Magazine, ha affermato che «non possiamo dire se l’adulterio è in corso» quando un un cristiano divorziato e pentito intrattiene «rapporti sessuali» in una nuova unione. Piuttosto, lui ritiene che «l’assoluzione sia possibile». Ma, ancora, Cristo ha chiaramente chiamato adulterio il risposarsi e ha detto che l’adulterio è peccato (Mt. 5:32, Mc. 10:12, Lc. 16:18). Nel caso della Samaritana (Giovanni 4:1-42), Gesù ha anche confermato che risposarsi non può essere valido neanche quando è un gesto dettato da fedeltà e sentimenti sinceri.
Se si aggiunge all’equazione l’alto tasso di fallimenti delle nuove nozze in seguito a un divorzio, nessuno può dire a che cosa potrebbero portare i ragionamenti del cardinale Kasper. Per esempio, la comunione sacramentale dovrebbe essere ammessa solo per coloro che si risposano una volta? E per coloro che si risposano due o tre volte? Ed è ovvio che gli argomenti usati per ammorbidire il divieto di Cristo di risposarsi potrebbero essere utilizzati anche per l’uso dei contraccettivi o per innumerevoli altri aspetti della teologia cattolica, che il mondo moderno e auto-referenziale giudica “difficili”.
Per predire a che cosa porterà tutto questo non serve conoscere il futuro, è sufficiente osservare il passato. Dobbiamo solo guardare la Chiesa anglicana, che ha aperto la porta alla contraccezione (e poi l’ha abbracciata) nel 20esimo secolo e per oltre un decennio ha permesso ai divorziati di risposarsi in alcuni casi.
Il “Piano B” dei vescovi tedeschi, cioè fare “a modo loro” in Germania, anche a costo di andare contro gli insegnamenti della Chiesa, presenta le stesse falle. Ed è “anglicanamente” inquietante. Consideriamo le parole del presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale Marx, che secondo la citazione riportata dal National Catholic Register sostiene che mentre la Chiesa tedesca può restare in comunione con Roma per quanto riguarda la dottrina, per quanto riguarda invece la cura pastorale dei singoli casi, «il Sinodo non può prescrivere nel dettaglio ciò che dobbiamo fare in Germania». Enrico VIII sarebbe stato sicuramente d’accordo.
«Non siamo appena una succursale di Roma», ha affermato il cardinale Marx. «Ogni conferenza episcopale è responsabile per la cura pastorale nella sua cultura e deve proclamare il Vangelo a modo suo. Non possiamo aspettare che il Sinodo decida qualcosa, mentre dobbiamo occuparci qui del ministero del matrimonio e della famiglia». Anche gli anglicani hanno ricercato una simile autonomia, anche se questa ha portato come risultato a crescenti divisioni interne e a uno svuotamento delle comunità.
È innegabile che la Chiesa debba raggiungere con misericordia coloro che si trovano ai margini della fede, ma la misericordia parla sempre il linguaggio della verità, non condona mai il peccato, e riconosce che la Croce è al cuore del Vangelo. Si potrebbe richiamare papa san Giovanni Paolo II, citato da papa Francesco alla sua canonizzazione come “il Papa della famiglia”, che scrisse estensivamente della misericordia, dedicandole un’intera enciclica e istituendo la festa della Divina misericordia. Per san Giovanni Paolo II, la misericordia era un tema sì centrale, ma che necessitava di essere letto alla luce della verità e della scrittura, piuttosto che in contrasto con esse.
Per quanto riguarda le nuove nozze, e molte altre questioni, nessuno può dire che gli insegnamenti della Chiesa, che sono quelli di Cristo, siano facili. Ma Cristo stesso non è sceso a compromessi con i suoi principali insegnamenti per impedire ai discepoli di andarsene – che si trattasse dell’Eucaristia o del matrimonio (Gv 6: 60-71; Mt 19: 3-12). Neanche John Fisher è sceso a compromessi per mantenere cattolico il re. Per cercare un modello su questo tema, non dobbiamo andare oltre le parole di Cristo e san Pietro che troviamo nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni, un passaggio che ci ricorda che gli insegnamenti sull’Eucaristia sono spesso difficili da accettare per i credenti.
«“È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono. (…) Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”».
Come i discepoli, noi siamo sempre chiamati ad ascoltare la voce di Gesù prima che la voce del mondo, della cultura e della storia. La voce di Gesù illumina le tenebre del mondo e delle culture. Preghiamo affinché tutti prestino ascolto a queste parole di vita eterna, a prescindere dalla loro difficoltà!

domenica 13 settembre 2015

Dio o niente, la lezione all'Europa del cardinale Sarah

Una breve recensione del recente libro del card. Sarah, Dio o niente, di cui Il Timone ha pubblicato un brano significativo.

Dio o niente, la lezione all'Europa del cardinale Sarah

di Francesco Agnoli

Dio o niente. È questo il titolo del libro intervista del cardinale africano Robert Sarah presentato su Libero di martedì come “Il manifesto dei vescovi contro Bergoglio”. Davvero non si capisce il vezzo dei giornali, di qualsiasi colore e tendenza, quando non manipolano apertamente la realtà (vedi Repubblica e Corriere), di buttare tutto in caciara. In realtà, in questo caso la colpa non è del cardinal Sarah, ma di quei “cattolici” che dividono il mondo tra coloro che sarebbero i veri interpreti di papa Francesco, cioè loro, e chi invece va additato come “nemico” ed avversario della misericordia e del nuovo corso della Chiesa.

Ricordiamo tutti le lamentazioni del cardinal Kasper che, dopo aver esposto le sue tesi piuttosto periclitanti, sia da un punto di vista teologico, che canonico e storico, osò lamentarsi prima contro i cardinali che avevano espresso anche loro il proprio parere, nel celebre Permanere nella verità di Cristo (Cantagalli), poi, durante il Sinodo, contro gli ecclesiastici africani, fautori dell’indissolubilità matrimoniale e avversi al gender, invitati a non rompere le scatole ai dotti e bianchi ecclesiastici tedeschi come lui. Soprattutto nel primo caso Kasper fu presentato da vari giornalisti cattolici come l’uomo di papa Francesco, e i cinque cardinali come dei ribelli: quasi non fosse ribellione, al contrario, voler mutare la dottrina di sempre, e come se il Papa potesse essere colui che invece di custodire e tramandare il deposito della fede, ne dispone a piacimento. 

Se vogliamo stare ai fatti, Robert Sarah non è capo di alcuna cordata ideologica o di potere, ma solo un cardinale particolarmente stimato da Benedetto XVI ed anche da papa Francesco, che infatti lo ha nominato prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti il 3 novembre 2014, cioè proprio dopo che al Sinodo sulla famiglia Sarah era stato uno dei più convinti avversari della visione del matrimonio kasperiana. In effetti, titolo a parte, Franco Bechis, nell’articolo di Libero dichiara molto onestamente che Sarah non ha alcuna intenzione di proporsi come antipapa o come capo di una qualche fazione. Coloro che lo hanno conosciuto, confermano tutti quello che scrive il giornalista francese che lo ha intervistato, Nicolas Diat, già alla quarta riga della sua introduzione: «… c’è solo l’evidenza di trovarsi al cospetto di un uomo di Dio». Il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere vari cardinali che gli hanno fatto la stessa impressione: semplici, umili, innamorati di Cristo e della Chiesa. Ma anche un mondo di preti, di monsignori e di alti prelati troppo attenti al gioco delle cordate, alle ripercussioni di gesti e parole sulla propria carriera, alle prudenze mondane che caratterizzano lo sguardo corto degli uomini che si attendono tutto … da altri uomini. 

No, Sarah ha tutto l’aspetto, l’atteggiamento, il parlare, di un uomo libero, che si misura con la verità del Vangelo e del magistero, e non con i calcoli del mondo. “Dio o niente”, il titolo della sua intervista, basta da sé a dimostrarlo: non ha nulla di sociologico, né di ambiguo o indiretto. Dice chiaramente il nocciolo del pensiero del cardinale, dia ciò fastidio o meno a chi legge.  Detto questo, messo da parte un po’ del fumo che si è alzato e che si alzerà durante il Sinodo soprattutto per opera di zelanti “cattolici”, ecclesiastici e laici, decisi a sbarazzarsi della Tradizione della Chiesa, sarà bene dire qualcosa su questo libro che esce per i tipi di Cantagalli, cioè dell’editore più gettonato dai cardinali.  Sì perché Sarah non ha scelto una casa editrice garibaldina, ma lo stessa che per decenni ha ripubblicato i classici del pensiero cristiano, e che edita volumi dei cardinali Angelo Bagnasco, Angelo Scola, Joseph Ratzinger, Camillo Ruini, Mauro Piacenza e tanti altri… Alcuni di questi andrebbero ripresi in mano proprio in questi giorni. Mi riferisco soprattutto ai testi sull’amore sponsale del cardinale Carlo Caffarra, Non è bene che l’uomo sia solo, e alle Memorie e digressioni di un cardinale italiano, opera istruttiva, gustosa, profonda, di un cardinale che ci ha lasciati da poco: Giacomo Biffi. 

Cantagalli, l’editore dei cardinali, dunque, ha deciso ora di guardare anche all’Africa, cioè al Continente più promettente per il cattolicesimo del futuro. Pubblicando un libro che è già un best seller in altri Paesi, e che piace proprio per lo stile schietto, diretto, franco del suo autore. “Il vostro parlare sia sì sì, non no, il resto viene dal Maligno”, recita il Vangelo, mentre la lingua di legno di molti ecclesiastici ammorbidisce, ingarbuglia, modifica il messaggio evangelico, soffocandolo in un mare di parole. Anche sul matrimonio Gesù è stato chiarissimo, così conciso da utilizzare, per parlarne, pochissime, inequivocabili parole. Ma sarebbe riduttivo sostenere che il libro del cardinal Sarah è una risposta a Kasper e Marx, o persino a certe ambiguità di Francesco, oppure il tentativo di ribadire la morale della Chiesa così come essa è sempre stata. Ciò che dice Sarah, è anzitutto, che la fede non è negoziabile: tutto sta o cade sulla nostra fede in Cristo. “Dio o niente”, può anche essere sviluppato ulteriormente: “Dio, o tutto, o niente. Non si prende a pezzi”. É il principio delle fede in se stessa. O ci fidiamo di Lui, o non ci fidiamo. O crediamo che la sua verità e il suo amore ci salvino, o non ci crediamo. Le vie di mezzo non sono possibili. Non lo sono, almeno, nei momenti decisivi, in quelli delle scelte difficili, importanti. Un figlio, o lo si ama, o non lo si ama. Se lo sia ama a giorni, se lo si ama quando si comporta in un certo modo, e non in un altro, allora non lo si ama davvero. Così la moglie, gli amici… Così Dio. 

L’ottica con cui Sarah argomenta è quella di un cristiano africano. Sarah non appartiene alla vecchia Europa, un tempo cristiana, ed oggi impegnata a smontare, pezzo per pezzo, la sua storia e la sua fede, ponendo qualcosa in soffitta, con cautela e un po’ di finto riguardo, e buttando altro, con rabbia, nell’immondizia. Non appartiene alla Chiesa tedesca, che ha gloriosamente resistito, in molti casi, alla ferocia nazista, ma si è arresa quasi del tutto all’ individualismo materialistico e al pensiero unico di oggi. La Germania, e in generale l’Europa del Nord, che per primi hanno fatto della fede un “fai da te” con il “libero esame” luterano, vedono le chiese svuotarsi, e a permanere, in certi casi, è soltanto qualche residuo di potere economico. 
L’Africa, invece, è un Continente che ha cominciato a conoscere il cristianesimo solo poche decine di anni fa, soprattutto grazie ad un santo italiano, Daniele Comboni. Lì la Chiesa assomiglia a quella dei primi secoli: cresce, conquista spazi, mossa dall’entusiasmo dei nuovi adepti. Perché questo? Perché la “buona novella”, in un Continente sino a ieri solo animista o islamico, è, appunto, “nuova”, novella, e quindi più facilmente visibile, sia nei suoi contenuti più profondi, sia nei suoi effetti. 

L’africano che si avvicina a Cristo vede in lui, come i pagani romani, un Liberatore, dalla paura dell’astrologia e della magia, dalla paura dei morti che ritornano, dei riti tenebrosi che ancora caratterizzano molta religiosità africana. Cristo, figlio di Dio, fratello degli uomini, è una rivelazione impetuosa, per chi ha sempre concepito la divinità come una forza capricciosa, minacciosa, incomprensibile, vendicativa. E poi gli africani toccano con mano gli effetti liberanti dell’insegnamento di Cristo: della sua idea di perdono e di fratellanza, in un Continente di lotte tribali e di vendette simili alle antiche faide germaniche; della sua idea di famiglia, in un paese in cui la donna è stata spesso trattata, come scriveva Daniele Comboni, come una pecora da comperare o da vendere, e l’uomo ha concepito per millenni la sua mascolinità come licenza e potere, invece che come servizio. Sarah lo fa capire chiaramente: il matrimonio indissolubile è in Africa un grande, irrinunciabile, annuncio, perché propone apertamente l’alleanza tra l’uomo e la donna, valorizzando la donna e responsabilizzando l’uomo; perché dice ad entrambi che sono fatti per l’amore, l’amore vero, l’amore fedele, e che ciò è possibile.  Le società che hanno futuro sono quelle che credono, amano e sperano. Non quelle impegnate a demolire l’idea stessa della possibilità dell’amore, della fedeltà, della costanza. Sono quelle in cui i legami buoni sono riconosciuti come tali, indicati, auspicati, cercati. 

Sarah, inoltre, non vuole assolutamente omettere di ricordare tutta intera la grandezza del messaggio evangelico: messaggio di Verità, perché la Verità è la prima Carità; messaggio di Carità, perché la Verità esiste davvero solo nell’Amore, nella delicatezza, nel suo ancoraggio ad un Dio che è insieme, appunto, Logos ed Amore. Per questo separare dottrina e prassi è atteggiamento schizofrenico, e come tale senza sbocchi. Siamo lontanissimi dallo sguardo dei cardinali Kasper e Marx, e in generale dall’ottica che quasi spontaneamente, per certi versi “comprensibilmente”, caratterizza un mondo cristiano agonizzante. Qual è, infatti, la tentazione del cristiano occidentale? Svendere passo passo la fede, i suoi contenuti, di fronte alla corrosione esercitata della cultura dominante. E questa svendita, questo graduale disarmo, questo adeguarsi alla mentalità mondana, è bene presentarlo, a sé, agli altri, con un bel vestito: non come un cedimento, una mancanza di fiducia, ma come un aggiornamento; come fosse dettato non dalla disperazione, dalla sfiducia, ma dalla misericordia, dalla tolleranza, dalla “apertura”. 

Misericordia è educare, perdonare, curare, rialzare, con carità ammonire e rimproverare; è sia curare, che prevenire; sia curare, che, poi, rimettere in piedi. Sarah, come in generale gli africani, lo ha chiaro nella testa, perché la società africana lo mostra con evidenza: c’è, in quel grande Continente, un mondo di povertà, di poligamia, di aids, di bambini orfani, di stregoneria, di vendetta… e c’è un mondo di giovani che abbandonano le superstizioni e la poligamia dei padri, che percepiscono l’amore di Cristo, che trattano da mogli le loro donne e che a differenza degli antenati non fanno figli, destinati a rimanere orfani, al di fuori del matrimonio (cioè dell’istituzione che, più di ogni altra, cura ogni giorno gli egoismi dei coniugi e l’istintività dei figli, e curando educa alla generosità e al sacrificio, all’amore e al perdono, alla fiducia e alla pazienza…).  Questi due mondi, entrambi vivi e presenti in Africa, richiamano l’opera che la Chiesa ha svolto per secoli: educazione e cura; predicazione e confessione. La Chiesa è stata, in Europa, la madre delle scuole e la madre degli ospedali, e ha dato il meglio di sé in quelle grandi figure di santi della carità e di santi dell’educazione, che insegnano proprio a conciliare Verità ed Amore. 

Di qui passa la sempre più forte crescita dei cristiani in Africa. Dalla consapevolezza che vi sono nel contempo orfanotrofi da costruire, fallimenti da curare, e nuove generazioni a cui indicare un nuovo modo di vivere, un modo di vivere più felice perché più conforme alla “buona novella”. E in Europa? Da noi non c’è l’avventura esaltante di una civiltà in costruzione, ma quella deprimente di una civiltà in decomposizione. Per questo sembra a taluni, erroneamente, che sia ormai possibile un solo mondo: quello che ha preso la direzione della religione fai da te, del Gesù Cristo al massimo interessante filosofo, del divorzio breve, del matrimonio gay, e dell’utero in affitto… Se così è, signori, dicono in fondo Kasper e Marx, la buona novella non è più annunciabile, non è più possibile, non è più credibile… flettiamola, modifichiamola, adattiamola al mondo. Saltiamo sul carro dei vincitori. Ma così, direbbe il cardinal Sarah, nel suo libro tutto da leggere, non solo non si curano i malati; non solo non si educano le nuove generazioni ai grandi ideali del Vangelo, ma si dimentica che il diffondersi della buona novella sta anche nella fede in essa che hanno coloro che ne sono portatori ed interpreti. 

In fondo sta tutto qui. Nel credere davvero che la buon novella è vera; nel credere che è per il bene di tutti; nel credere che è possibile, nei limiti della miseria umana, viverla e comunicarla, anche nell’Europa post-cristiana di oggi. Ai tempi dell’antica Roma l’abbondanza dei divorzi e dei ripudi, il numero altissimo di infanticidi, la decadenza dei costumi… non spinsero gli apostoli ad accomodare il Vangelo, ma a viverlo così intensamente, da cambiare, piano piano, ogni cosa.

martedì 16 giugno 2015

I “Kasperiani” perdono terreno in Germania? Forse ......

È davvero avvilente per la Chiesa cattolica che, al contrario del Patriarcato di Mosca dalle sue alte sfere abbia le idee ben chiare e precise circa la questione del matrimonio e della famiglia (tanto da rifiutare, di recente, persino qualsiasi contatto ecumenico con le sedicenti congregazioni protestanti che abbiano deciso di “benedire” le unioni omosessuali: v. qui e qui), sia ancora in alto mare, tanto da dover ancora discutere e dover ammettere la discussione su queste tematiche, che dovrebbero, invece, essere considerate definite e definitivamente concluse. In altre parole, già il dover ammettere una discussione su ciò è sintomo di idee poco chiare, confuse, peraltro ancor più intorbidite da atteggiamenti pratici delle alte sfere vaticane poco coerenti con gli insegnamenti che si propongono. Sintomatico è ad es. l’incontro, previsto per l’11 luglio prossimo, tra il vescovo di Roma e l’associazione paraguayana LGBT “Somos Gay” quale espressione ed esponente della società civile di quella nazione sudamericana! (cfr. El papa invita a la organización paraguaya SomosGay, in El Mundo, junio 11, 2015El Papa Francisco invita a gais paraguayos a reunión en el León Condou, in Hoy, Jueves 11 de Junio de 2015). Un incontro pubblico ed ufficiale dall’indubbio valore “politico”, che suona come una sorta di legittimazione di questo genere di associazioni quale necessario interlocutore sociale per la Chiesa cattolica.

I “Kasperiani” perdono terreno in Germania?

di Maike Hickson

Da diverse settimane si svolge trai i cattolici tedeschi – sia vescovi che laici – una accesa discussione riguardo alla validità oggettiva della dottrina cattolica per i fedeli di oggi. Il 16 aprile, la Conferenza episcopale tedesca si è pronunciata con un rapporto, inviato a Roma pin vista dell’imminente Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia.
Nel documento si afferma che i cattolici tedeschi desiderano un’ulteriore apertura della Chiesa sia per quanto riguarda la ammissione alla Santa Comunione dei divorziati “risposati”, che nei confronti di altre forme di convivenza, comprese le coppie omosessuali. Come vedremo in seguito, queste dichiarazioni episcopali sono state fatte in maniera discutibile, sulla base di un numero molto esiguo di risposte giunte al questionario inviato da Roma. Per contro, il numero di cattolici che ha firmato la Supplica filiale a Papa Francesco – in cui si chiede al Sant Padre di preservare gli insegnamenti morali tradizionali – è molto superiore a quello di coloro che hanno finora risposto al questionario Lineamenta del Sinodo Romano sulla Famiglia.
Le affermazioni e proposte dottrinali-pastorali dei vescovi tedeschi sono state poi ulteriormente rafforzate a inizio maggio dalla Conferenza episcopale tedesca, guidata dal cardinal Reinhard Marx di Monaco. Successivamente, anche l’organizzazione laicale più importante in Germania – il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi (Zentralkomitee der deutschen Katholiken – ZdK) – ha pubblicato la propria dichiarazione sul Sinodo dei Vescovi. In un documento del 9 maggio 2015, quest’organizzazione si è spinta un passo oltre i vescovi e ha chiesto, non solo l’ammissione ai sacramenti dei divorziati “risposati”, ma anche l’accettazione di altre forme di convivenza, così come la benedizione liturgica per le coppie omosessuali, domandando alla Chiesa di intraprendere un profondo «riesame della questione della contraccezione».
Il documento dello ZdK dichiara esplicitamente: «Con il concetto di “famiglia”, intendiamo anche quelle forme non-coniugali di relazioni vissute e di responsabilità generazionali che danno un grande contributo alla coesione sociale e che devono essere trattate con giustizia. (…) Anche in altre forme di vita in comune ci sono valori da trovare che esprimono il matrimonio come l’alleanza tra Dio e gli uomini: l’indissolubile (sic) “sì” per l’altra persona, la costante disponibilità di riconciliarsi, così come la prospettiva in merito ad un proficuo rapporto di scambio di doni tra persone. Queste forme di vissuto e di famiglia devono essere rispettate, anche se non si trovano all’interno del profilo del matrimonio sacramentale. Ci riferiamo qui a relazioni durature (convivenze), matrimoni civili, così come a unioni civilmente registrate (cioè, le unioni omosessuali).
Ancora più sorprendentemente, forse, il documento auspica una “rivalutazione dei metodi di contraccezione artificiali”, poiché in nessun altro settore (dicono) si trova una così grande discrepanza tra il Magistero pontificio e le scelte di coscienza nella vita quotidiana dei fedeli cattolici. Esso inoltre domanda che la Chiesa sia disposta «a percepire il cambiamento pastorale che Papa Francesco ha chiesto, sia come incoraggiamento, che come possibilità per le conferenze episcopali (poi) di sviluppare sentieri pastorali riguardanti il matrimonio e la famiglia che siano appropriati e teologicamente responsabili».
È rilevante notare, inoltre, che entrambe le organizzazioni – la Conferenza episcopale tedesca, così come il Comitato Centrale ZdK – presentino gli stessi argomenti e linee generali di pensiero: vale a dire, che le “realtà della vita” dei cattolici di oggi debbano in modo decisivo influenzare e cambiare alcuni insegnamenti della dottrina morale cattolica. Entrambi i gruppi affermano che ci sono elementi positivi che possono trovarsi in altre forme di relazioni al di fuori del Sacramento del Matrimonio. Molti di questi argomenti sembrano, in parte, derivare dagli scritti dello stesso cardinale Walter Kasper, che è palesemente promotore della liberalizzazione della dottrina morale cattolica.
Le proposte concordanti o convergenti indicano anche che queste due organizzazioni ora lavorano piuttosto in stretta collaborazione, nel tentativo di esercitare una forte pressione sulla Chiesa universale. È importante notare che lo ZdK stesso è in parte finanziato dalla Conferenza episcopale tedesca, ed è anche spiritualmente assistito e per di più consigliato dall’attuale vescovo di Stoccarda, Gebhard Fürst.
Le audaci affermazioni, persino esplicitamente rivoluzionarie, del ZdK hanno causato delle forti reazioni in Germania. Almeno sei vescovi tedeschi sono usciti allo scoperto e hanno dichiarato la loro opposizione a queste affermazioni oggettivamente eretiche che, secondo un giornalista sempre bene informato, Edward Pentin, potrebbero portare ad uno scisma.
Il primo vescovo, mons. Stefan Oster, della diocesi di Passau nella Germania meridionale, ha dichiarato sul suo profilo facebook che lo ZdK non rappresenta quasi più i cattolici tedeschi, soprattutto quando parla in questo modo. Egli ha dichiarato che «le richieste dello ZdK rappresenterebbero un radicale cambiamento di molto di ciò che è ritenuto valido riguardo il matrimonio e la sessualità»; e ribadisce la dottrina cattolica secondo la quale, dopo la Rivelazione, qualsiasi «pratica sessuale vissuta ha un suo posto legittimo solo all’interno del matrimonio tra un uomo e una donna, in cui entrambi siano aperti alla procreazione della vita e abbiamo contratto un legame che dura fino alla morte di uno dei coniugi».
Il 16 maggio, le sue critiche sono state sostenute da altri cinque vescovi tedeschi che gli hanno scritto una lettera di sostegno esprimendo verso di lui una straordinaria gratitudine. Tra essi, vi erano il vescovo Rudolf Voderholzer di Ratisbona e il vescovo Gregor Maria Hanke di Eichstätt. Un altro vescovo tedesco, mons. Franz-Josef Overbeck, ha recentemente fatto una dichiarazione pubblica dicendo che, per quanto riguarda il matrimonio e la famiglia, non bisogna aspettarsi troppo dal prossimo Sinodo dei Vescovi a Roma: a suo avviso non è in alcun modo possibile, per la Chiesa cattolica, benedire le unioni omosessuali.
L’autore e giornalista tedesco, Mathias von Gersdorff, ha sottolineato che, nel documento delloZdK, i fini del matrimonio sono separati dal fine primario, che è la procreazione della vita: ma «se il matrimonio non è essenzialmente per la procreazione, e l’atto sessuale non è solo da praticarsi all’interno dei matrimoni, allora la morale cattolica collasserà del tutto».
Di fronte a tale crescente resistenza al Programma “Kasperiano” della Misericordia e il consequenziale indebolimento delle Leggi di Cristo, il capo della Conferenza Episcopale Tedesca, lo stesso cardinal Reinhard Marx, il 15 maggio ha improvvisamente dichiarato che, in una certa misura, le affermazioni dello ZdK sono «teologicamente inaccettabili». «La richiesta di una benedizione per relazioni tra persone dello stesso sesso e per un secondo matrimonio dopo il divorzio civile – ha detto – non è in linea con l’insegnamento e la tradizione della Chiesa. La richiesta di una “accettazione incondizionata” di forme di convivenza in coppie dello stesso sesso contraddice anche l’insegnamento e la tradizione della Chiesa».
Queste parole del cardinale Marx giungono inaspettatamente e potrebbero indicare che egli si è reso conto (anche se forse a malincuore) che la resistenza contro la sua agenda liberale è, almeno per il momento, troppo forte. Come scrive lo stesso von Gersdorff: «La Chiesa Cattolica di Germania con le sue posizioni è completamente isolata rispetto al prossimo Sinodo sulla Famiglia dell’autunno 2015. Nessuna delegazione, tranne la delegazione tedesca sostiene all’unanimità le idee del Cardinal Kasper in materia di ammissione alla Comunione dei divorziati risposati». Tuttavia, come lo stesso Gersdorff sottolinea, il cardinale Marx sospende il giudizio e aggiunge, alla fine del suo comunicato stampa, che questi temi «hanno bisogno di nuovi chiarimenti teologici e non di premature richieste di semplificazione».
Il professor Robert Spaemann, considerato il più importante filosofo cattolico tedesco, ha recentemente espresso pubblicamente le sue riserve verso ogni possibile variazione delle leggi di Gesù Cristo in materia di matrimonio e la famiglia, e anche verso l’intervento attivo di Papa Francesco nelle discussioni del Sinodo dei Vescovi. «In Vaticano – ha detto Spaemann –alcune persone stanno già sospirando. Oggi, egli (Papa Francesco) ha già un’altra idea diversa da quella di ieri». Sembra che l’intenzione del Papa sia quella di svolgere il ruolo di moderatore tra due partiti che si confronteranno all’interno del Sinodo.
Allo stesso tempo, però, egli si schiera anticipatamente, favorendo la posizione del cardinale Walter Kasper, escludendo, ad esempio, l’Istituto Giovanni Paolo II per Studi sulla Famiglia dalle consultazioni pre-sinodali. Inoltre, “Cicero”, rivista laica tedesca, ha pubblicato nel suo numero di maggio una relazione importante sul pontificato di Francesco e sui conflitti che il papato ha suscitato a Roma. In questo recente saggio, il vaticanista Giuseppe Rusconi riassume molte critiche, provenienti soprattutto da illustri prelati e dai dipendenti della Curia, relative a Papa Francesco, soprattutto per quanto riguarda il Sinodo della Famiglia. In questo importante articolo, Rusconi rivela anche alcuni pareri schietti e ponderati sullo stesso cardinal Marx, scelto come consultore del Papa, e come membro del Pontificio Consiglio dei Nove.
Rusconi ricorda le dichiarazioni del card. Marx, secondo cui, «noi non siamo una filiale di Roma», a cui ha risposto il cardinale anch’egli tedesco, Paul Josef Cordes, dichiarando al giornale “Die Tagespost”: «In qualità di esperto di etica sociale, il cardinale Marx dovrebbe avere qualche conoscenza riguardo alla dipendenza degli enti secondari dalla loro casa madre. Ma, nel contesto della Chiesa, tali osservazioni dovrebbero piuttosto essere lasciate al pub del villaggio».
Nonostante l’evidenza mostri che la resistenza contro i “Kasperiani” in Germania, come a Roma, sia in aumento, la battaglia più grande per la Chiesa cattolica tedesca sicuramente non è ancora finita. È dunque urgente, per tutti i fedeli cattolici, contribuire seriamente, per quanto possibile, a rafforzare l’insegnamento tradizionale della Chiesa sul matrimonio e la famiglia – in modo da assicurare che gli insegnamenti di Gesù Cristo non siano ulteriormente derisi o indeboliti.

giovedì 7 maggio 2015

Sinodo. I vescovi tedeschi mettono il carro davanti ai buoi

Della situazione della chiesa tedesca e delle proposte da questa provenienti abbiamo già avuto modo di parlarne in variegate occasioni (v. qui) e che lo stesso card. Burke aveva criticato (v. qui).
Quella germanica è una situazione singolare. In negativo ovviamente.
Una chiesa, se così vogliamo ancora chiamarla, quella tedesca ormai alla rovina, corrotta dal denaro e dall’imborghesimento milionario; il cui clero, strapagato e che vede l’ufficio presbiterale, non come una missione divina, bensì come una modalità di sistemazione della vita e per condurre un’allegra esistenza; i cui fedeli non credono né nella Resurrezione di Gesù, né alle principali verità cattoliche e di cui solo una piccolissima percentuale crede in Dio-Persona e non in una vaga entità – come, del resto, invece, si insegna negli atenei, diciamo “cattolici”, tedeschi.
Ebbene, questa “chiesa” è davvero curiosa: il suo clero invoca i sacramenti per non meglio identificati “cattolici” tedeschi in stato di peccato mortale, mentre esso stesso non fruisce dei sacramenti, prendendo la Comunione giusto quando si decide a celebrare messa (ovviamente dietro regolare contratto lavorativo), e che non si accosta praticamente mai alla Confessione se non in rarissime occasioni (v. Lorenzo Bertocchi, Il prete si confessa una volta l’anno. I fedeli non più). Ed il paradosso è che proprio questo clero e questi prelati germanici, che sono quanto di più lontano dalla fede cattolica, pretendono di dettare la propria linea all’intera Chiesa Cattolica, dove già i confessionali sono vuoti e ci sono file interminabili per la Comunione (v. qui), esportando, anzi travasando ancor più in questa, il proprio modello di confusione, dottrinale e morale (v. anche qui).

Sinodo. I vescovi tedeschi mettono il carro davanti ai buoi

Le risposte della conferenza episcopale al questionario presinodale descrivono ciò che in Germania si fa già: comunione ai divorziati risposati, tolleranza per le seconde nozze, approvazione delle unioni omosessuali

di Sandro Magister



ROMA, 6 maggio 2015 – A giudicare dall’ultimo prodotto della conferenza episcopale tedesca, il sinodo sulla famiglia in programma dal 4 al 25 ottobre potrebbe rivelarsi fatica sprecata.
Il cardinale Reinhard Marx (nella foto), arcivescovo di Monaco e presidente della conferenza episcopale, l’aveva fatto capire lo scorso 25 febbraio con una battuta che ha fatto il giro del mondo:
“Non siamo una filiale di Roma. Ogni conferenza episcopale è responsabile della cura pastorale nel proprio contesto culturale e deve predicare il Vangelo nel proprio modo originale. Non possiamo aspettare che un sinodo ci dica come dobbiamo modellare qui la cura pastorale del matrimonio e della famiglia”.
Ma ora è la stessa conferenza episcopale di Germania a mettere nero su bianco il medesimo concetto, in quella che è la sua risposta ufficiale – dopo aver consultato il “popolo di Dio” – al questionario preparatorio diffuso da Roma in vista della prossima sessione del sinodo.
Arrivati alla domanda su “come promuovere l’individuazione di linee pastorali a livello di Chiese particolari”, ecco infatti cosa scrivono i vescovi tedeschi:
“Una parte delle risposte, rimandando a differenze sociali e culturali, approverebbe accordi regionali sulle direttive pastorali al livello delle Chiese particolari. Si potrebbe anche partire da processi di dialogo diocesani sul tema matrimonio e famiglia i cui risultati verrebbero poi discussi con altre Chiese particolari”.
La formulazione è un po’ contorta, ma i fatti parlano chiaro. In quasi tutte le diocesi della Germania già si danno l’assoluzione sacramentale e la comunione eucaristica ai divorziati risposati, come già aveva fatto intendere un precedente documento della conferenza episcopale tedesca, approvato il 24 giugno 2014 ed esibito fieramente a Roma nella sessione del sinodo sulla famiglia dello scorso ottobre:

> Vie sostenibili teologicamente e adatte pastoralmente per l’accompagnamento dei divorziati e risposati

Questo documento è leggibile integralmente nel sito web della conferenza episcopale di Germania non solo nella lingua originale tedesca, ma anche in italiano, in inglese, in francese e in spagnolo, a riprova della volontà di questo episcopato di dare lezione a tutto il mondo.
E lo stesso accorgimento multilingue è stato adottato per le risposte al questionario presinodale, rese pubbliche in questi giorni:

> La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Risposta della conferenza episcopale tedesca

Qui di seguito è riprodotta la sezione del documento con le risposte sui punti più controversi: divorziati risposati, matrimoni misti, omosessuali.
I vescovi tedeschi non solo approvano che si diano l’assoluzione e la comunione ai divorziati risposati, ma anche auspicano che si benedicano in chiesa le seconde nozze civili, che si dia la comunione eucaristica anche ai coniugi non cattolici, che si riconosca la bontà dei rapporti omosessuali e delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Scrivono che non intendono mettere minimamente in discussione la dottrina della Chiesa universale relativa al matrimonio e alla famiglia. Ma non spiegano come conciliare tale dottrina “cum Petro e sub Petro” con le pratiche pastorali da loro messe in atto in Germania.
A giudizio del cardinale Gerhard Müller, infatti, tale conciliazione è impossibile. Anzi, “l’idea che le conferenze episcopali siano un magistero oltre il Magistero, senza il papa e senza la comunione con tutti i vescovi, è un’idea profondamente anticattolica e che non rispetta la cattolicità della Chiesa”:

> Bishops conferences are not the Magisterium, Vatican doctrine chief reminds Cardinal Marx

Müller è tedesco, ma in Germania lo ritengono più “romano” che uno di loro, in quanto prefetto della congregazione per la dottrina della fede.
Un altro cardinale ritenuto più romano che tedesco è Paul Cordes, presidente emerito di Cor Unum. Anche lui ha criticato i vescovi suoi connazionali, per la loro pretesa di dare lezione al mondo pur essendo alla testa di una Chiesa in sfacelo, dove tanti preti non pregano né si confessano, due terzi dei fedeli non credono nella risurrezione di Gesù e solo il 16 per cento dei cattolici dicono di credere in un Dio che è persona, e non in una vaga entità:

> German prelate breaks rank with Cardinal Marx, insists on fidelity to Rome

Questo è il link al documento di lavoro diffuso da Roma in vista della prossima sessione del sinodo dei vescovi:

> Sinodo dei Vescovi - “Lineamenta” per la XIV Assemblea Generale Ordinaria

I “lineamenta” comprendono la relazione finale del sinodo dello scorso ottobre e un questionario per il suo approfondimento nelle Chiese locali: quello a cui i vescovi tedeschi hanno risposto.

venerdì 27 febbraio 2015

Se un "cardinale" filo-luterano detta la linea dottrinale (e pastorale) a Roma .....

Il problema è che, oggi, nella Chiesa, manca un inquisitore tipo fra Michele Ghislieri, divenuto papa e santo (S. Pio V), che non aveva timore di arrestare persino alti prelati, sospettati, non dico di eresia, ma di prossimità al luteranesimo (ne abbiamo detto in questo contributo del prof. de Mattei).
Oggi, la Chiesa non ha più gli anticorpi per poter reagire alle uscite di un "card." Marx, che è mosso unicamente da ragioni eterodosse, dietro cui si nascondono verosimili ragioni economico-finanziare correlate alla sua chiesa nazionale, che rischia di perdere "fedeli", prossimi a passare - a causa di questi temi - alla religione dell'eresiarca tedesco del '500 asseritamente più "misericordiosa", e, dunque, che rischia di perdere le correlative entrate finanziarie (delle inquietanti dichiarazioni del suddetto "prelato" ne parla pure Rorate caeli, che fa intravedere in quelle parole la minaccia di uno scisma della chiesa germanica. V. anche Chiesa e postconcilio e l'attento contributo di Cristina Siccardi). Un "cardinale", però, che non si cura di procurare la salvezza delle anime, ma che anzi vorrebbe spalancare le porte dell'inferno a migliaia di fedeli, non si può sentire!!!! Del resto, allo scorso sinodo non è parlato, di continuo, di "felicità" in questa vita (dimenticandosi qualsiasi prospettiva ultramondana)?
Del resto questo "cardinale" - le virgolette sono d'obbligo - non aveva detto qualche tempo fa che i cattolici dovrebbero ispirarsi all'eresiarca cinquecentesco (v. anche qui)? Non vorrebbe festeggiare i 500 anni della disobbedienza a Roma dell'eresiarca e della causa di dannazione di migliaia di anime, visto che anche lui - ci attestano i mistici - non si è salvato (tanto da esserne consapevole: ne abbiamo parlato qui)? La cosa drammatica è che l'evento vorrebbero festeggiarlo pure prelati asseritamente vicini alla Tradizione, a riprova che non bastano i pizzi ed i merletti a fare di un soggetto un amante della Tradizione e, dunque, un vero cattolico.
Tutto ciò spiega le trame di palazzo ordite in Vaticano affinché la Verità cattolica, difesa da un manipolo di pochi prelati, fosse definitivamente soffocata (v. anche qui e qui).

Marx lancia la sfida: "Non siamo una filiale di Roma e non sarà un Sinodo a dirci cosa fare qui"

di Matteo Matzuzzi

Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della conferenza episcopale tedesca

L'ispiratore del "card." Marx. Immagine
tratta da Rorate caeli
Che i vescovi tedeschi fossero i più battaglieri sulle materie oggetto della riflessione sinodale lo si sapeva già. Lo scorso agosto, dopotutto, annunciarono che sarebbero calati su Roma con un documento recante in calce tutte le firme dei presuli favorevoli alle tesi proposte dal cardinale Walter Kasper. Oggi, poco soddisfatti dei risultati del primo appuntamento, il Sinodo straordinario dello scorso ottobre, si preparano alla sfida finale. Il presidente della loro conferenza episcopale, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, chiarisce in conferenza stampa che "noi non siamo una filiale di Roma".
Il porporato ha osservato che se nell'insegnamento si rimane in comunione con la Chiesa, nelle questioni meramente pastorali "il Sinodo non può prescrivere nel dettaglio ciò che dobbiamo fare in Germania". Come scrive il Tagespost, la conferenza episcopale di Germania corre e non pare avere intenzione di attendere quel che accadrà il prossimo autunno e le successive decisioni papali: "Non possiamo aspettare fino a quando un Sinodo ci dirà come dobbiamo comportarci qui sul matrimonio e la pastorale familiare". Marx ha anche annunciato che nelle prossime settimane sarà pubblicato un documento in vista dell'appuntamento di ottobre, verso il quale la Germania “ha una certa aspettativa”. Necessario, a giudizio del presidente della conferenza episcopale tedesca, trovare “nuovi approcci” in grado di “aiutare a garantire che le porte sono aperte”.
In una lunga intervista apparsa lo scorso gennaio sulla prestigiosa rivista America, edita dalla Comapgnia di Gesù, Marx chiariva che c’è tanto lavoro da fare in campo teologico. Dobbiamo trovare il modo perché le persone ricevano l’eucaristia. Non si tratta di trovare modi per tenerle fuori! Dobbiamo trovare modi per accoglierle. Dobbiamo usare la nostra immaginazione e chiederci se possiamo fare qualcosa. L’attenzione deve focalizzarsi su come accogliere le persone”.