Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 18 settembre 2015

Germania: Chiesa dei ricchi o Chiesa dei Poveri?

Le notizie di stampa ci hanno mostrato negli ultimi mesi come la ricca chiesa tedesca sia tra i principali “agitatori” dell’armagheddon sinodale, passato e futuro.
Questa la contrappone alla povera economicamente, ma ricca spiritualmente, Chiesa africana, dove i cattolici si trovano a vivere in situazioni estremamente difficili, se non in contesti di vere e proprie persecuzioni.
Al contrario, la Chiesa tedesca, ed in generale gran parte delle chiese del Centro Europa come quelle svizzera ed austriaca, pur essendo economicamente ricche e benestanti, vivono in un contesto agiato, che ha fatto dimenticare i valori dello spirito e le semplici Verità evangeliche, in nome di una mondana “misericordia”, che nulla ha a che fare con quella divina. Ne avevamo già parlato (vqui e qui).
Oggi, memoria di san Giuseppe da Copertino, l'umile Santo dei voli, rilancio quest’articolo in inglese tratto da Rorate caeli.

Giuseppe Rapisardi, S. Giuseppe da Copertino in estasi, 1830, museo diocesano, Catania

Ambito abruzzese, Levitazione di S. Giuseppe da Copertino, XVIII sec., museo diocesano, Pescara

Ambito napoletano, S. Giuseppe da Copertino in estasi, XVIII-XIX sec., museo diocesano, Napoli


Ludovico Mazzanti, S. Giuseppe si eleva in volo alla visione della Santa Casa di Loreto, XVIII sec., santuario S. Giuseppe, Osimo

Deutschland—Church of the Rich or Church of the Poor?


News reports have been showing us for some time now that the rich German church is the main mover and shaker behind the synodal armageddon, past and future.
As we know, there are two kinds of poverty: material and spiritual. The African church, in many ways materially poor (certainly as compared with Germany), is spiritually rich, with Catholics striving, often in terribly difficult circumstances, to live what Pope John Paul II called as “the Gospel of life.”
The German church, in contrast, appears to be spiritually impoverished in proportion to its immense material assets, once more establishing a law as old as divine revelation: “One is as it were rich, when he hath nothing: and another is as it were poor, when he hath great riches” (Proverbs 13:7). “Better is a little to the just, than the great riches of the wicked” (Psalm 36:16). “And that which fell among thorns, are they who have heard, and going their way, are choked with the cares and riches and pleasures of this life, and yield no fruit” (Luke 8:14). The earthly riches of the German church will be the millstone that drags it down to Gehenna—all but the remnant that, despising these vain pomps, cleaves to the untarnished Word of God.
In his magnificent little work On the Perfection of the Spiritual Life, St. Thomas Aquinas reminds us about the dangers of material wealth and the urgent need to abandon them for the sake of Christ:
When the young man who was inquiring about perfection heard the words of Christ, he went away sad. And “Behold,” says St. Jerome in his commentary on St. Matthew, “the cause of this sadness. He had many possessions, which, like thorns and briars, choked the seed of the Lord’s words.” … [I]t is clearly evident that he that possesses riches will enter into the Kingdom of Heaven only with difficulty. For as He says elsewhere (Matt. xiii. 22), “The cares of this world and the deceitfulness of riches choketh up the Word, and it becometh fruitless.” In truth, it is impossible for those to enter Heaven who love money inordinately. Far easier is it for a camel to pass through the eye of a needle. The latter feat would indeed be impossible without violating the laws of nature. But if a covetous man were admitted into Heaven it would be contrary to divine justice, which is more unfailing than any natural law.

The spiritual masters frequently connect love of riches with the vice of pride, for the simple reason that he who abounds in this world’s goods has, it seems, everyone at his beck and call, and can “throw his weight around.” As indeed the rich German bishops—with the exception of a very few virtuous shepherds among them—have been doing. And it is characteristic of the proud to hold God’s commandments in contempt. Who is the Lord (they seem to say) to tell us what we must do or not do, who is He to place limitations on our liberty?
St. Robert Bellarmine speaks with his usual wisdom on this point, in his commentary on Psalm 118:22-23:
The proud not only refuse to obey God, but they even despise and insult those who obey him; but such insolence ultimately reverts on themselves, as David here predicts. . . He, therefore, says, “Remove from me reproach and contempt”; the time will come when you will remove both from me, and cast them back on the proud who disobey you; “because I have sought after thy testimonies,” which they despised looking after. In the next verse he assigns a reason for this; it is, “For princes sat and spoke against me; but thy servant was employed in thy justifications.” Proud princes, sitting on their thrones, presiding at their councils, or luxuriating in their riches and their power, “spoke against me”; reproached me with obeying God’s commands; “but thy servant was employed in thy justifications”; regardless of their threats or their reproaches, I was entirely wrapt up in the consideration, the announcement, and the carrying out of your justifications.  (A Commentary on the Book of Psalms, Loreto ed., p. 314)

This is exactly what all faithful clergy, religious, and laity must be doing today and every day: considering, announcing, and carrying out God’s commandments in all their truth, integrity, and holiness, without compromise, without attenuation, without betrayal—come what may. We are not afraid of the proud princes presiding at councils and luxuriating in their riches and power. The Lord is with the poor who tremble at His Word. 
The Book of Proverbs has said it all: “It is better to be humbled with the meek, than to divide spoils with the proud” (Prov 16:19). “Better is the poor man, that walketh in his simplicity, than a rich man that is perverse in his lips, and unwise” (Prov 19:1). “Better is the poor man walking in his simplicity, than the rich in crooked ways” (Prov 28:6).

giovedì 7 maggio 2015

Sinodo. I vescovi tedeschi mettono il carro davanti ai buoi

Della situazione della chiesa tedesca e delle proposte da questa provenienti abbiamo già avuto modo di parlarne in variegate occasioni (v. qui) e che lo stesso card. Burke aveva criticato (v. qui).
Quella germanica è una situazione singolare. In negativo ovviamente.
Una chiesa, se così vogliamo ancora chiamarla, quella tedesca ormai alla rovina, corrotta dal denaro e dall’imborghesimento milionario; il cui clero, strapagato e che vede l’ufficio presbiterale, non come una missione divina, bensì come una modalità di sistemazione della vita e per condurre un’allegra esistenza; i cui fedeli non credono né nella Resurrezione di Gesù, né alle principali verità cattoliche e di cui solo una piccolissima percentuale crede in Dio-Persona e non in una vaga entità – come, del resto, invece, si insegna negli atenei, diciamo “cattolici”, tedeschi.
Ebbene, questa “chiesa” è davvero curiosa: il suo clero invoca i sacramenti per non meglio identificati “cattolici” tedeschi in stato di peccato mortale, mentre esso stesso non fruisce dei sacramenti, prendendo la Comunione giusto quando si decide a celebrare messa (ovviamente dietro regolare contratto lavorativo), e che non si accosta praticamente mai alla Confessione se non in rarissime occasioni (v. Lorenzo Bertocchi, Il prete si confessa una volta l’anno. I fedeli non più). Ed il paradosso è che proprio questo clero e questi prelati germanici, che sono quanto di più lontano dalla fede cattolica, pretendono di dettare la propria linea all’intera Chiesa Cattolica, dove già i confessionali sono vuoti e ci sono file interminabili per la Comunione (v. qui), esportando, anzi travasando ancor più in questa, il proprio modello di confusione, dottrinale e morale (v. anche qui).

Sinodo. I vescovi tedeschi mettono il carro davanti ai buoi

Le risposte della conferenza episcopale al questionario presinodale descrivono ciò che in Germania si fa già: comunione ai divorziati risposati, tolleranza per le seconde nozze, approvazione delle unioni omosessuali

di Sandro Magister



ROMA, 6 maggio 2015 – A giudicare dall’ultimo prodotto della conferenza episcopale tedesca, il sinodo sulla famiglia in programma dal 4 al 25 ottobre potrebbe rivelarsi fatica sprecata.
Il cardinale Reinhard Marx (nella foto), arcivescovo di Monaco e presidente della conferenza episcopale, l’aveva fatto capire lo scorso 25 febbraio con una battuta che ha fatto il giro del mondo:
“Non siamo una filiale di Roma. Ogni conferenza episcopale è responsabile della cura pastorale nel proprio contesto culturale e deve predicare il Vangelo nel proprio modo originale. Non possiamo aspettare che un sinodo ci dica come dobbiamo modellare qui la cura pastorale del matrimonio e della famiglia”.
Ma ora è la stessa conferenza episcopale di Germania a mettere nero su bianco il medesimo concetto, in quella che è la sua risposta ufficiale – dopo aver consultato il “popolo di Dio” – al questionario preparatorio diffuso da Roma in vista della prossima sessione del sinodo.
Arrivati alla domanda su “come promuovere l’individuazione di linee pastorali a livello di Chiese particolari”, ecco infatti cosa scrivono i vescovi tedeschi:
“Una parte delle risposte, rimandando a differenze sociali e culturali, approverebbe accordi regionali sulle direttive pastorali al livello delle Chiese particolari. Si potrebbe anche partire da processi di dialogo diocesani sul tema matrimonio e famiglia i cui risultati verrebbero poi discussi con altre Chiese particolari”.
La formulazione è un po’ contorta, ma i fatti parlano chiaro. In quasi tutte le diocesi della Germania già si danno l’assoluzione sacramentale e la comunione eucaristica ai divorziati risposati, come già aveva fatto intendere un precedente documento della conferenza episcopale tedesca, approvato il 24 giugno 2014 ed esibito fieramente a Roma nella sessione del sinodo sulla famiglia dello scorso ottobre:

> Vie sostenibili teologicamente e adatte pastoralmente per l’accompagnamento dei divorziati e risposati

Questo documento è leggibile integralmente nel sito web della conferenza episcopale di Germania non solo nella lingua originale tedesca, ma anche in italiano, in inglese, in francese e in spagnolo, a riprova della volontà di questo episcopato di dare lezione a tutto il mondo.
E lo stesso accorgimento multilingue è stato adottato per le risposte al questionario presinodale, rese pubbliche in questi giorni:

> La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Risposta della conferenza episcopale tedesca

Qui di seguito è riprodotta la sezione del documento con le risposte sui punti più controversi: divorziati risposati, matrimoni misti, omosessuali.
I vescovi tedeschi non solo approvano che si diano l’assoluzione e la comunione ai divorziati risposati, ma anche auspicano che si benedicano in chiesa le seconde nozze civili, che si dia la comunione eucaristica anche ai coniugi non cattolici, che si riconosca la bontà dei rapporti omosessuali e delle unioni tra persone dello stesso sesso.
Scrivono che non intendono mettere minimamente in discussione la dottrina della Chiesa universale relativa al matrimonio e alla famiglia. Ma non spiegano come conciliare tale dottrina “cum Petro e sub Petro” con le pratiche pastorali da loro messe in atto in Germania.
A giudizio del cardinale Gerhard Müller, infatti, tale conciliazione è impossibile. Anzi, “l’idea che le conferenze episcopali siano un magistero oltre il Magistero, senza il papa e senza la comunione con tutti i vescovi, è un’idea profondamente anticattolica e che non rispetta la cattolicità della Chiesa”:

> Bishops conferences are not the Magisterium, Vatican doctrine chief reminds Cardinal Marx

Müller è tedesco, ma in Germania lo ritengono più “romano” che uno di loro, in quanto prefetto della congregazione per la dottrina della fede.
Un altro cardinale ritenuto più romano che tedesco è Paul Cordes, presidente emerito di Cor Unum. Anche lui ha criticato i vescovi suoi connazionali, per la loro pretesa di dare lezione al mondo pur essendo alla testa di una Chiesa in sfacelo, dove tanti preti non pregano né si confessano, due terzi dei fedeli non credono nella risurrezione di Gesù e solo il 16 per cento dei cattolici dicono di credere in un Dio che è persona, e non in una vaga entità:

> German prelate breaks rank with Cardinal Marx, insists on fidelity to Rome

Questo è il link al documento di lavoro diffuso da Roma in vista della prossima sessione del sinodo dei vescovi:

> Sinodo dei Vescovi - “Lineamenta” per la XIV Assemblea Generale Ordinaria

I “lineamenta” comprendono la relazione finale del sinodo dello scorso ottobre e un questionario per il suo approfondimento nelle Chiese locali: quello a cui i vescovi tedeschi hanno risposto.

sabato 10 gennaio 2015

L’ispiratore delle riforme della chiesa sia Lutero, dice il card. Marx ....

Qualche giorno fa ne avevamo parlato anche noi ….

L’ispiratore delle riforme della chiesa sia Lutero, dice il card. Marx

di Matteo Matzuzzi


Roma. Anche i cattolici farebbero bene a prepararsi per il cinquecentesimo anniversario della riforma di Martin Lutero, in programma nel 2017. Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, capo della conferenza episcopale tedesca e coordinatore del consiglio per l’economia istituito dal Papa per rendere trasparenti le finanze vaticane, non ha dubbi: Lutero deve fare da ispiratore alle grandi riforme  – spirituali e di governo – che attendono la chiesa nei prossimi anni. Una sorta di bussola che orienti la chiesa, insomma. Dopotutto, il monaco agostiniano “non aveva lo scopo di dividere la chiesa” e, anzi, si può dire – come ha fatto il cardinale Kurt Koch nei mesi scorsi – che “nonostante la data del 1517 sia stata usata e percepita come anticattolica, Lutero a quel tempo poteva considerarsi ancora un cattolico”. Il suo obiettivo, ha spiegato Marx in un commento scritto di proprio pugno per il giornale culturale Politik&Kultur, era solo quello di “richiamare l’attenzione su ciò che oscurava il messaggio del Vangelo”.
Nessuna paura, dunque, nel riprendere in mano le sue tesi e teorie, anche quelle affisse sul portale della chiesa di Wittenberg, scatenando l’ira funesta di Papa Leone X Medici che da Roma, la novella “meretrice di Babilonia”, gli intimava di schiodare quelle novantacinque frasi e di tacere. Il tempo passa e “dopo cinquant’anni di dialogo ecumenico congiunto è possibile per un cristiano cattolico leggere gli scritti di Lutero apprezzandoli”, ha aggiunto il porporato, a giudizio del quale è opportuno anche che il cattolico “impari dai pensieri” del monaco di Eisleben. Il 2017, per Marx, sarà l’anno della svolta, l’occasione per mettere Cristo ancor più al centro dell’attenzione, stimolando “una collaborazione sempre più stretta tra le confessioni cristiane” per far fronte alla “secolarizzazione della società”. Il fine è nobile: “La mia speranza è che la commemorazione della Riforma rappresenti un passo in avanti verso la piena e visibile unità della chiesa”. Il cardinale svizzero Koch, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, partecipando lo scorso ottobre alla Conferenza della federazione luterana mondiale, aveva anticipato la presa di posizione di Marx, benché avesse sottolineato in tale circostanza che il contributo teologico fondamentale di Lutero sia stata la sua “domanda su Dio”.
Koch aveva ricordato le parole pronunciate da Benedetto XVI nel discorso tenuto a Erfurt davanti al consiglio della chiesa evangelica di Germania: “Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? Questa scottante domanda di Lutero”, disse Joseph Ratzinger, “deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda, non accademica, ma concreta”. Il cardinale Koch, facendo riferimento alla Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione della fede firmata nel 1999, auspicava che a quel testo “un giorno potesse seguire una ulteriore dichiarazione congiunta su chiesa, eucaristia e ministero”. Tuttavia, a differenza dell’ottimista Marx, che suggerisce ai cattolici di immergersi fin d’ora sulle riflessioni di Lutero, il successore di Walter Kasper nel dicastero per l’ecumenismo osservava che questo è sì “l’orizzonte del nostro dialogo”, ma, “me ne rendo conto, di lungo periodo”.

venerdì 31 ottobre 2014

La Chiesa cattolica in Germania: ovvero il dilemma tra Dio e mammona!

L'avreste mai detto che, dietro le recenti prese di posizione “di apertura” – in sede sinodale – da parte di illustri prelati tedeschi, si nascondano motivazioni economiche?
Come notato, in effetti, anche da Sandro Magister nel suo blog “Settimo Cielo”, in un puntuale recente articolo, nell’epoca della Chiesa “della misericordia”, le alte gerarchie ecclesiastiche si mostrano poco …. misericordiose …. . Paradossi di questi nostri tempi “misericordiosi”!!!
Ricorda Magister che il sistema di finanziamento delle Chiese in Germania è talmente spietato che spinge la Chiesa cattolica a scomunicare – di fatto è così – chiunque, cattolico, si rifiuti di versare il cospicuo obolo alla Chiesa “misericordiosa” germanica. In effetti, un decreto della Conferenza episcopale tedesca del 2012 priva dei sacramenti e di ogni ufficio, e persino delle esequie ecclesiastiche, chiunque non versi il suddetto obolo, a prescindere dalle motivazioni per le quali ciò sia fatto. Non solo. Ma addirittura, prima delle sanzioni, per ricondurre il reprobo a più miti consigli, è previsto un colloquio col parroco del posto: se questo dovesse fallire, ecco che la Chiesa considererà scismatico, eretico ed apostata, chiunque non voglia pagare il suddetto obolo. Insomma, si fa dipendere l’appartenenza alla Chiesa ed il diritto di ricevere dalla stessa i sacramenti, a prescindere dalle motivazioni, da … mere ragioni economiche-simoniache, … cioè dal versamento dell’obolo! La misericordia lo impone!
Comprensibili sono dunque le “aperture” sinodali della maggioranza dei prelati della Chiesa germanica: esse sono dettate da motivazioni, diciamo, di … marketing … ovverosia dal fatto di favorire il più possibile i cattolici tedeschi …, che abbiano situazioni familiari irregolari, … nel versamento dell’obolo … . Un “irrigidimento” sarebbe visto da questi cattolici come un motivo in più per non versare l’obolo ed uno sprono a corrisponderlo nelle casse di confessioni religiose acattoliche.
Se, dunque, essi non versassero più, la Chiesa tedesca vedrebbe ridotte le proprie entrate. Un danno da evitare nella maniera più assoluta! L'importante è corrispondere la Kirchensteuer. Le questioni dogmatiche o la pratica religiosa in questo contesto sono secondarie o marginali.
Forse è bene rammentare a tal riguardo ciò che diceva l'ottimo Padre domenicano Garrigou-Lagrange riguardo ai misericordiosi e tolleranti, oggi molto in auge, riprendendo le parole di san Luigi Maria Grignion de Montfort: «Miséricorde et fermeté doctrinale ne peuvent subsister qu'en s'unissant; séparées l'une de l'autre elles meurent et ne laissent plus que deux cadavres: le libéralisme humanitaire avec sa fausse sérénité et le fanatisme avec son faux zèle. On a dit: "L'Eglise est intransigeante en principe parce qu'elle croit, elle est tolérante en pratique parce qu'elle aime". Les ennemis de l'Eglise sont tolérants en principe parce qu'ils ne croient pas, et intransigeants en pratique parce qu'ils n'aiment pas» (Padre R. Garrigou-Lagrange, Dieu, son existence et sa nature, Paris 1923, p. 725). Onde offrire utili spunti di riflessione sul tema, oltre a rinviare al già citato contributo di Magister, pubblico un articolo di Simone Varisco, rilanciato in inglese dall'immancabile ed ottimo Rorate caeli.


La Chiesa ricca, la chiesa vuota


di Simone Varisco

Protagonista del recente Sinodo, il confronto fra i principali esponenti della Chiesa cattolica tedesca, da Müller a Kasper, da Brandmüller a Marx, si è misurato anche su diverse visioni della crisi della Chiesa in Germania e delle sue possibili soluzioni.
Stando agli ultimi dati resi noti dalla Conferenza episcopale tedesca, nel 2013 si contavano in Germania 24,2 milioni di cattolici (per questi e i successivi dati statistici: Katholische Kirche in Deutschland. Zahlen und Fakten. 2013/14, Segreteria della Conferenza episcopale tedesca, Bonn), in calo rispetto all’anno precedente (erano 24,3 milioni), attestandosi al 29,9% della popolazione (erano il 42,7% prima della riunificazione della Germania, nel 1990), ancora distribuiti in percentuali maggiori nei Länder meridionali, come il Saarland (dove i cattolici toccano il 62%) e la Baviera (54%).
Significativo altresì come fra coloro che si dichiarano cattolici la percentuale dei fedeli che frequentano regolarmente almeno la messa domenicale si diriga da anni verso numeri a cifra singola. Non è quindi un caso che rispetto all’anno precedente parrocchie ed altri luoghi di cura pastorale siano diminuiti di 137 unità (11.085 nel 2013, per una popolazione totale di oltre 83 milioni di tedeschi. In Italia le sole parrocchie sono 25.677 (Archivio dell’Istituto Centrale per il sostentamento clero), per una popolazione di circa 60 milioni di abitanti). Sempre meno sono anche i battesimi, i bambini nati in famiglie in cui sia presente almeno un genitore cattolico e i matrimoni celebrati con rito cattolico.
Anche i sacerdoti diocesani e religiosi registrano nel 2013 un ulteriore calo rispetto al già difficile 2012. Migliori, ma in via di peggioramento, i dati riferiti al diaconato permanente che, pur registrando un aumento numerico su base nazionale (+66 diaconi rispetto all’anno precedente), si sta avviando da anni verso una progressiva stagnazione, specialmente fra coloro che assumono l’incarico come occupazione esclusiva (+15 diaconi rispetto al 2012).
All’interno di un quadro piuttosto sconfortante, si distingue invece la fortuna degli indicatori economici. Con 5,5 miliardi di euro di entrate nette nel 2013, in continua crescita dal 2005, la Chiesa cattolica in Germania è fra le più ricche al mondo (al secondo posto nel Paese la Chiesa evangelica, con 4,8 milioni di introito netto nel 2013).
Vale la pena ricordare che in base alla tassa sulle religioni (Kirchensteuer) attualmente vigente in Germania, lo Stato non si rende diretto protagonista del finanziamento delle comunità religiose (e filosofiche) esistenti sul proprio territorio, ma si fa tramite tra esse e i rispettivi fedeli per la raccolta dell’imposta fra gli iscritti agli elenchi delle rispettive comunità, in possesso dello Stato. Pagando la Kirchensteuer, i fedeli acquisiscono il diritto ad una serie di “servizi religiosi”, alcuni dei quali altrimenti noti come Sacramenti.
La cancellazione dall’elenco implica per il cittadino l’esonero dal pagamento della tassa, ma anche la cessazione dell’ottenimento dei “servizi religiosi”(salvo in caso di immediato pericolo di morte) e l’impossibilità a ricoprire determinati ruoli, come l’essere padrino o madrina o il venire impiegati in uffici ecclesiastici. Con tali implicazioni, quello che potrebbe apparire soltanto come un atto amministrativo nei rapporti fra cittadino, Stato e sistema contributivo, assume a tutti gli effetti i connotati di una defezione dalla Chiesa, con la dura presa di posizione della Conferenza episcopale tedesca, nell’ottica di «preservare la fede e l’educazione cattolica dei bambini» (Allgemeines Dekret der Deutschen Bischofskonferenz zum Kirchenaustritt, II, 2).
La prosperità economica che alimenta il Paese e la grande macchina della Chiesa cattolica tedesca è la stessa prosperità materiale che ne svuota le chiese, al punto che molte delle grandi cattedrali del Paese sono oggi più visitate dai turisti che dai fedeli.
Ancora sostenuta dal successo economico che distingue vaste aree della Germania dalla maggior parte delle economie dell’Europa occidentale, il sempre più fragile equilibrio fra l’aumento della ricchezza pro-capite dei cittadini tedeschi e il calo dei fedeli ha finora retto. Non è però difficile prevedere che se l’emorragia di fedeli proseguirà come negli ultimi anni, nel prossimo futuro della Chiesa cattolica tedesca si profilerà anche l’ombra del dissesto finanziario.
Tenere conto di questo fattore è imprescindibile nella considerazione del confronto mostrato recentemente al Sinodo, non fosse altro che per l’ingenerato senso di urgenza nell’inversione di tendenza. Al Sinodo la Chiesa cattolica tedesca si è confermata fra le più inclini alle richieste del mondo contemporaneo, una Chiesa che i media non hanno esitato a definire «aperta»; eppure una Chiesa «malata», secondo una terminologia cara all’attuale Pontefice, «chiusa» in una società prospera sempre più tentata dall’inutilità della fede ed erosa da alcune di quelle stesse forze che spingono in direzione del cambiamento.
C’è da scommettere che nel dibattito, in corso da tempo tanto all’interno alla Chiesa tedesca quanto in quella universale, i principali protagonisti del Sinodo appena concluso siano ben intenzionati a non ritagliarsi ruoli di semplici spettatori. Tanto nell’una quanto nell’altra partita.

Fonte: Caffè Storia, 24.10.2014. L'articolo è anche pubblicato su Il Timone, 31.10.2014