Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 20 dicembre 2023

I vescovi e gli altri. Siamo di fronte a dichiarazioni formali di scisma? Prime reazioni alla Dichiarazione “Fiducia Supplicans” sulla benedizione aliturgica delle coppie irregolari

P. James Martin dà la sua "benedizione" (si fa per dire) ad una coppia omosessuale a Manhattan. Fonte: The New York Times

Con la pubblicazione della Dichiarazione Fiducia Supplicans del 18.12.2023, che abbiamo commentato ieri (il nostro commento, ripreso da Il Pensiero cattolico, è stato, a sua volta, rilanciato anche dal blog Stilum Curiae del giornalista M. Tosatti), non si sono fatte attendere delle chiare prese di posizione da parte di singoli vescovi o conferenze episcopali (per una rassegna generale, cfr. L. Coppen, ‘Fiducia supplicans’: Who’s saying what?, in The Pillar, 19.12.2023; in traduzione italiana, Dichiarazione «Fiducia supplicans» sul senso pastorale delle benedizioni: chi dice cosa?, in blog Messa in latino, 20.12.2023. Per un’analisi generale del documento, cfr. E. A. Allen, Vatican’s doctrinal czar parses details for enabling same-sex blessings, in Catholic Herald, 18.12.2023; Vatican appears to endorse couples in ‘irregular situations’ receiving blessings that do not ‘validate their status’, ivi. Per un esame canonistico della dichiarazione, cfr. L. Knuffke, Prominent canon lawyer Fr. Murray excoriates new Vatican doc endorsing ‘blessings’ of gay couples, in Lifesitenews, 20.12.2023).

Certo, formalmente, la dottrina non sembra sia stata intaccata. Ciò che sarebbe cambiato, con questo documento, è la prassi pastorale. Fiducia Supplicans insiste con decisione sulla distinzione tra dare una benedizione a una coppia omosessuale e benedire la loro relazione. Certo, chiunque può chiedere una benedizione a un sacerdote; questo non è mai stato in discussione. Quando, però, due persone chiederanno ad un sacerdote di impartire loro una benedizione come coppia, come potrà la Chiesa evitare l'impressione che il sacerdote, in quanto rappresentante della fede cattolica, benedica la loro unione? Senza contare che la benedizione in parola debba essere impartita senza «degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio» (n. 39). La benedizione dovrebbe essere spontanea e non impartita nella forma rituale propria della preghiera liturgica. Ma sicuramente le coppie che si avvicineranno – ammesso che ce ne saranno – a richiedere la benedizione, senz’altro vorranno, in un certo qual modo, solennizzare quel momento – evidentemente importante per loro – con la partecipazione di amici, parenti, e magari anche con in sottofondo la marcia nuziale di Mendelssohn. La Dichiarazione rimette ai pastori la libertà di decidere come rispondere alle richieste delle coppie. Li avverte, nondimeno, di non fare affidamento sugli “schemi dottrinali o disciplinari” («La Chiesa, inoltre, deve rifuggire dall’appoggiare la sua prassi pastorale alla fissità di alcuni schemi dottrinali o disciplinari […]»: n. 25). Insomma, una sorta di invito ad eludere la dottrina, per evitare qualsiasi spiacevolezza che possa sorgere dalla condanna da parte della Chiesa di atti non conformi alla legge divina. Il Dicastero per la Dottrina della Fede, c’è da pensare, permette (incoraggia?), in questo modo, il clero a mantenere una sorta di purezza rituale, affermando che non ha trattato l'unione omosessuale come un matrimonio, mentre agli occhi del mondo ha fatto esattamente questo (così P. Lawler, Vatican’s homosexual ‘blessings’ document invites priests to fudge both doctrine and practiceivi, 19.12.2023).  

Così abbiamo la Conferenza Episcopale Austriaca, tramite il suo Presidente, mons. Franz Lackner, che ha dichiarato, in buona sostanza, che non vi sono più ostacoli e giustificazioni a che i sacerdoti rifiutino di benedire le coppie omosessuali. "Credo che la Chiesa riconosca che una relazione tra due [persone] dello stesso sesso non è del tutto priva di verità: c'è amore, c'è fedeltà, ci sono anche difficoltà condivise e vissute nella fedeltà. Anche questo dovrebbe essere riconosciuto", ha affermato detto in un'intervista alla TV pubblica austriaca ORF (cfr. A. Wailzer, Head of Austrian Bishops’ Conference says priests cannot say ‘no’ to blessing homosexual couples anymore, ivi).

Divisa appare, invece, la conferenza episcopale statunitense, sebbene la maggioranza dei vescovi USA abbia espresso la propria adesione del documento vaticano (cfr. M. Haynes, Most American bishops are going along with Pope Francis’ ‘blessings’ for homosexual couples, ivi; Id., Cardinal Cupich praises Vatican text on ‘blessing’ same-sex couples: ‘Step forward’ for the Church, ivi, 20.12.2023Lifesitenews, Bishop Eleganti explains in response to new document why homosexual ‘couples’ cannot be blessed, iviM. J. O’Loughlin, Benedizione: reazioni negli Stati Uniti, in Settimana News, 20.12.2023).

In seno al gruppo dei vescovi USA, tuttavia, non sono mancate significative prese di distanza da Fiducia Supplicans: a parte, infatti, quella pressoché immediata dell’ex vescovo di Tyler, mons. Strickland (v. Bishop Strickland urges bishops to say 'no' to Francis' 'blessings' for gay couples, in Lifesitenews, 18.12.2023; S. Kokx, Bishop Strickland urges bishops to say ‘no’ to Francis’ ‘blessings’ of homosexual couples, ivi), abbiamo chi ha cercato di conciliare la nuova Dichiarazione con la Tradizione cattolica, come è nel caso del vescovo di Worcester, mons. R. McManus, il quale ha dichiarato – come si legge nella nota della sua diocesi – che «Fiducia supplicans, issued by the Dicastery for the Doctrine of the Faith and approved by Pope Francis, has reaffirmed that the Church does not have the power to impart a liturgical blessing on irregular or same-sex couples or to bless their union» e che potrebbe essere offerta «a type of blessing […] on anyone to invoke God’s help and mercy in their lives if the individuals seek to be guided by a greater understanding of God’s plan for love and truth. These blessings are offered for the people themselves, not their union» (Bishop's Statement on blessing same sex couples, 18.12.2023). Inutile dire che il presidente USA Biden abbia accolto favorevolmente il provvedimento vaticano (E. MangiaracinaJoe Biden welcomes Pope Francis’ decision to allow blessings for homosexual ‘couples’, in Lifesitenewsvi, 20.12.2023.).

I vescovi eterodossi tedeschi, fautori del sinodo scismatico germanico, a mezzo del Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, il vescovo Georg Bätzing, hanno – manco a dirlo – esultato, giudicando il documento vaticano molto positivamente (Bischöfe begrüßen Vatikan-Erklärung zur Segnung homosexueller Paare, in Katolisch.de, 18.12.2023). Alcuni, come il vescovo di Amburgo, Stefan Heße, «richtiges Weihnachtsgeschenk», cioè “vero regalo di Natale” (cfr. A. Wailzer, Heterodox German bishops laud new Vatican document on gay ‘blessings’ as a ‘real Christmas present’, in Lifesitenews, 18.12.2023). Altri prelati, di provata fede ratzingeriana, hanno espresso gratitudine nei confronti del Dicastero vaticano e di Francesco, perché, vietando espressamente liturgie e rituali di tali benedizioni, ciò potrebbe frenare – in Germania – uno sviluppo che rischierebbe di far allontanare la Chiesa tedesca dalla Chiesa universale (così Oster: Neuerung von Vatikan-Erklärung liegt in Verständnis von Segen, in Katholish.de, 20.12.2023). C’è anche chi, sempre in Germania, ha ravvisato nella benedizione delle coppie irregolari una sorta di benedizione di “seconda classe”, che, nondimeno, innescherà nella Chiesa un cambiamento culturale, una Kulturkampf (Nach Vatikan-Erklärung: Schüller erwartet "Kulturkampf" in der Kirche, ivi). Non sono mancate, per la verità, in Germania, delle critiche al documento, perché troppo timido nelle sue aperture: si afferma, infatti, che la Dichiarazione, sebbene rappresenti un Neuausrichtung der Kirche, un nuovo orientamento per la Chiesa, e crei spazi di libertà prima impensati, soprattutto alla luce degli esempi citati nel documento, che potrebbero essere interpretati in modo diverso in loco nel rispettivo contesto, nondimeno il documento propone anche tagli, giudicati – secondo l’autore – molto dolorosi, per le coppie interessate, come quello che impedisce la benedizione in occasione di un matrimonio civile e ciò a causa dei timori vaticani nei confronti dei suoi critici conservatori (C. P. Hartmann, Alte Lehre und neue Möglichkeiten: Die Segenserklärung des Vatikan, ivi). Nondimeno, questa Dichiarazione ben s’inquadra nella svolta teologica che Francesco ha voluto dare al Dicastero vaticano guidato da poco più di tre mesi da Férnandez (così F. Neumann, Was hinter der Transparenzoffensive des Glaubensdikasteriums steckt, ivi, 19.12.2023).

Decisamente coraggiose sono, invece, le prese di posizione di altri vescovi.

Tra questi meritano particolare menzione e lode quella dei vescovi del Malawi (v. E. Mangiaracina, Malawi bishops forbid ‘blessings’ of homosexual unions amid confusion over Vatican document, Lifesitenews, 19.12.2023. per la traduzione italiana della dichiarazione dei vescovi del Malawi, rinviamo al blog Messa in latino, 20.12.2023). Il Presidente della Conferenza Episcopale del Malawi, infatti, dopo aver precisato che la Dichiarazione vaticana «NOT about the blessing of same sex unions» ma piuttosto la benedizione degli individui «regardless of their state», ha dichiarato in una nota della Conferenza stessa che: «not licit to impart a blessing on relationships, or partnerships, even stable, that involve sexual activity outside of marriage (i.e., outside the indissoluble union of a man and a woman open in itself to the transmission of life), as is the case of the unions between persons of the same sex».

Di tenore sostanzialmente analogo è la dichiarazione dei vescovi dello Zambia (v. qui), secondo cui: «In order to avoid any pastoral confusion and ambiguity as well as not to break the law of our country which forbids same sex unions and activities, and while listening to our cultural heritage which does not accept same sex relationships, the Conference guides that the Declaration from the Dicastery for the Doctrine of the Faith of December 18th 2023 concerning the blessing of same-sex couples be taken as for further reflection and not for implementation in Zambia» (Pastoral Statement of the Zambia Conference of Catholic Bishops – ZCCB – following the publication of the Declaration “Fiducia Supplicans” by the Dicastery for the Doctrine of the Faith, 20.12.2023. Cfr. African Catholic Bishops Choose Sides - Against Francis' and Tucho's Gay Advocacy, in Rorate Caeli, 20.12.2023. Cfr. L. Knuffke, Zambia bishops latest to forbid ‘blessings’ of homosexual couples, in Lifesitenews, 20.12.2023).

Ai vescovi del Malawi e Zambia, si sono aggiunti quelli del più grande paese africano, la Nigeria, i cui vescovi, in una nota della conferenza episcopale, così hanno concluso: «In conclusion, the Catholic Bishops Conference of Nigeria assures the entire People of God that the teaching of the Catholic Church on marriage remains the same. There is, therefore, no possibility in the Church of blessing of same-sex unions and activities. That would go against God’s law, the teachings of the Church, the laws of our nation, and the cultural sensitivities of our people» (Nigeria, the largest country in Africa — its Bishops adamantly reject Francis’ Gay Declaration, in Rorate caeli, 20.12.2023).

Appare curioso, ma proprio le chiese di "periferia" siano quelle che hanno rigettato maggiormente il documento vaticano, apparendo Francesco sempre più meno ... periferico (Fiducia Supplicans Shatters the Myth of Pope Francis as the "Pope of the Peripheries", ivi).

Più decisa è stata la presa di distanza di Mons. Schneider, vescovo ausiliare di Astana, in Kazakistan (v. Bishop Schneider on blessing 'same-sex unions', in Lifesitenews, 19.12.2023), cui è seguita quella del suo Arcivescovo Metropolita, mons. Tomash Peta, che, in una nota congiunta col suo ausiliare, ha dichiarato: «As successors of the Apostles, and faithful to our solemn oath on the occasion of our episcopal consecration “to preserve the deposit of faith in purity and integrity, according to the tradition always and everywhere observed in the Church since the time of the Apostles”, we exhort and prohibit priests and the faithful of the Archdiocese of Saint Mary in Astana from accepting or performing any form of blessing whatsoever of couples in an irregular situation and same-sex couples. It goes without saying that every sincerely repentant sinner with the firm intention to no longer sin and to put an end to his public sinful situation (such as, e.g., cohabitation outside of a canonically valid marriage, union between people of the same sex) can receive a blessing». Si è aggiunta poi una esplicita richiesta a Francesco perché revochi il documento appena emesso dal Dicastero per la Dottrina della Fede: «With sincere brotherly love, and with due respect, we address Pope Francis, who – by allowing the blessing of couples in an irregular situation and same-sex couples – “does not walk uprightly according to the truth of the Gospel” (see Gal. 2:14), to borrow the words with which Saint Paul the Apostle publicly admonished the first Pope in Antioch. Therefore, in the spirit of episcopal collegiality, we ask Pope Francis to revoke the permission to bless couples in an irregular situation and same-sex couples, so that the Catholic Church may shine clearly as the “pillar and ground of the truth” (1 Tim 3:15) for all those who sincerely seek to know the will of God and, by fulfilling it, to attain eternal life» (cfr. S. Koks, Archbishop Peta, Bishop Schneider ban ‘blessings’ of homosexual couples in Kazakhstan archdiocese, ivi; D. Montagne, Archbishop prohibits priests from ‘performing any form of blessing’ of same-sex couples in response to new Vatican declaration, in Catholic Herald, 19.12.2023Archdiocese of Saint Mary in Astana officially prohibits blessings of same-sex couples, in Rorate caeli, 20.12.2023Trotz Vatikan-Ja: Erzbischof verbietet Segnungen homosexueller Paare, in Katholish.de, 20.12.2023. Per il documento in traduzione italiana, cfr. blog Messa in latino, 20.12.2023. V. anche A. M. Valli, Monsignor Peta e monsignor Schneider vietano nella loro diocesi di applicare “Fiducia supplicans” e chiedono al papa di revocare il documento, in blog Duc in altum, 20.12.2023) Richiesta di revoca, a nostro modo di vedere, alquanto ingenua … .

La Conferenza Episcopale cattolica in Ucraina – l’organismo che rappresenta i cattolici latini nel paese devastato dalla guerra – ha affermato, in una dichiarazione del 19.12, di aver visto nel documento vaticano un «pericolo in termini ambigui che causano interpretazioni divergenti tra i fedeli»: «Ciò che non abbiamo colto nel documento è che il Vangelo chiama i peccatori alla conversione, e senza una chiamata a lasciare la vita peccaminosa delle coppie omosessuali, la benedizione potrebbe sembrare un’approvazione», hanno scritto, pur sottolineando come la dichiarazione sostiene l’insegnamento della Chiesa su matrimonio (cfr. Ukraine Bishops Conference Chooses Sides: Against Francis' Gay Declaration - "There is no blessing for living in sin": "The document does not provide clear distinctions", in Rorate caeli, 20.12.2023).

Molto forte è la dichiarazione della Fraternità San Pio X, tramite il suo Superiore Generale, per il quale «Il linguaggio contorto e i travestimenti sofistici del documento del Dicastero per la Dottrina della Fede non possono nascondere la realtà elementare e ovvia di queste benedizioni: esse non faranno altro che confermare queste unioni nella loro situazione intrinsecamente peccaminosa, e incoraggiare altri a seguirle. Non sarà altro che un surrogato del matrimonio cattolico». Spiega, quindi: «Quando si benedice una coppia, non si benedicono individui isolati: si benedice necessariamente la relazione che li unisce. Non si può redimere una realtà è intrinsecamente fuorviata e scandalosa» (Comunicato del Superiore Generale della FSSPX, in FSSX, 19.12.2023. Cfr. Lifesitenews Staff, ‘Scandalous’: SSPX issues statement on Vatican’s approval of same-sex ‘blessings’, in Lifesitenews, 19.12.2023E. MangiaracinaSSPX superior general: Vatican approval of same-sex blessings ‘accelerates the loss of souls’, ivi, 20.12.2023. Cfr. Anche A. M. Valli, Don Pagliarani (FSSPX) su “Fiducia supplicans”: “Sgomenti per questa ulteriore resa della gerarchia cattolica al mondo”, in blog Duc in altum, 20.12.2023).

Per concludere non si può non segnalare la presa di posizione di don Nicola Bux, che, tramite un tweet pubblicato su X, ha decisamente contestato, in maniera vigorosa, il documento vaticano: «La Sede di Pietro chiede con linguaggio ambiguo, anti evangelico, menzognero e perciò diabolico, di benedire ciò che il Signore maledice. Persino ebrei e musulmani sono scandalizzati. È un attentato alla Rivelazione biblica e una ferita grave all'unità della Chiesa cattolica. Paolo ricorda: è necessario che avvengano le divisioni. Aumenta il divario tra chi segue l'eresia e chi custodisce la fede cattolica trasmessa dagli Apostoli, che la Santa Sede ha smarrita. Preghiamo per la conversione di Pietro».

Molto più articolato è l’intervento del prof. De Mattei, cui rinviamo. Anche lui disapprova il documento vaticano, giungendo a concludere «il semplice sensus fidei ci fa affermare che non è possibile avallare in alcun modo, e meno che mai con una “benedizione”, una relazione viziosa e immorale. Il sacerdote che impartisse tali benedizioni, o un vescovo che le approvasse, commetterebbe un peccato pubblico grave. E, duole dire, che un gravissimo peccato è stato commesso da chi ha promulgato e firmato questa scandalosa dichiarazione» (così R. De Mattei, Quo usque tandem? Il dicastero per la Dottrina della Fede “benedice” il peccato contro natura, in Corrispondenza romana, 20.12.2023. In traduzione inglese in Rorate coeli, 20.12.2023).

In senso nettamente contrario e diametralmente opposto è la posizione di Padre James Martin (cfr. E. Piqué, James Martin: “Es un inmenso paso adelante para la pastoral de la Iglesia hacia el colectivo LGTB”, in La Nacion, 18.12.2023; A Harmon, R. Graham, S. Maslin Nir, Making History on a Tuesday Morning, With the Church’s Blessing, in The New York Times, 19.12.2023). Questo gesuita attivista, nell'ambito della Chiesa, delle istanze LGBT, non ha tardato ad attuare il provvedimento dicasteriale (Lifesitenews, Father James Martin blesses homosexual ‘couple’ at Jesuit residence in New York City, in Lifesitenews, 20.12.2023).

Augustinus Hipponensis

martedì 19 dicembre 2023

L’ennesima demolizione della fede e della morale cattoliche

Ieri, Francesco ed il suo sodale, il cardinal Victor M. Fernández, noto come Tucho, l'esperto di baci come qualcuno lo ha chiamato (L’«esperto di baci» Tucho nominato Prefetto del dicastero che fu di giganti come Carafa, Ghisleri, Rebiba, Merry del Val, Ottaviani, Ratzinger, Müller, in blog Messa in latino, 3.7.2023), hanno pubblicato una Dichiarazione concernente la benedizione delle coppie irregolari (cfr. T. ScandroglioLa posta di Tucho: la via dell'eresia è lastricata di dubia, in LNBQ 19.12.2023; L. Scrosatti, «Sì alla benedizione delle coppie gay». Il Papa accelera, ivi; Fiducia Supplicans: Dicastery for Doctrine of the Faith declaration opens door to “blessings” to all “irregular couples”, including homosexuals, in Rorate coeli, 18.12.2023; Ora si possono benedire i sodomiti, scrive la DDF con il placet di Francesco , in blog Messa in latino, 18.12.2023; T. S. Flanders, The Vatican Blesses “Same-Sex Couples”, in One Peter Five, 18.12.2023; M. Haynes,  Pope Francis publishes norms for clergy to ‘bless’ homosexual couples, in Lifesitenews, 18.12.2023). Il documento non ha mancato di suscitare delle reazioni (cfr. S. Koks, Bishop Strickland urges bishops to say ‘no’ to Francis’ ‘blessings’ of homosexual couples, ivi. In traduzione italiana, in blog Messa in latino, 18.12.2023. Cfr. anche A. M. Valli, Benedizione alle coppie gay. Il nuovo documento vaticano e le prime reazioni. Monsignor Strickland: “I vescovi dicano no con una sole voce”, in blog Duc in altum, 18.12.2023. V. anche M. Haynes, Fr. James Martin announces he will bless his ‘friends in same-sex unions’ after Pope’s new text, in Lifesitenews, 18.12.2023; M. J. Matt, Normalizing Sodomy: The True Legacy of Francis, in The Remnant, 18.12.2023; J. Martin, Pope Francis’ same-sex blessings declaration is a major step forward for LGBTQ Catholics, in America, 18.12.2023).
Da parte nostra, pubblichiamo il contributo dell’Avv. Francesco Patruno, che ringraziamo, già diffuso ieri sul blog Duc in altum del giornalista Aldo Maria Valli e, questa mattina, su Messa in latino.
Qui si ricordi solo che Francesco non è legibus solutus, compreso il diritto divino naturale e positivo. Egli è soggetto pur sempre a questa legge. Riteniamo, con l’Avv. Patruno, che questo discutibile documento sia, in verità, più dannoso per le coppie irregolari che vantaggioso. Da parte la circostanza, che non si crede che ci siano eserciti di coppie irregolari ansiose di ricevere la benedizione, e che piuttosto questa dichiarazione sia puramente ideologica ed un ulteriore tassello che prova la sottomissione della Chiesa odierna all’agenda del mondo e del principe di questo mondo, nondimeno non potrà sfuggire che essa si rivela essere una vera e propria presa in giro per queste coppie. La Dichiarazione, infatti, specifica che questa benedizione, per un verso, non sarebbe un atto liturgico, ma piuttosto assimilabile ad un atto di devozione popolare (????); per altro verso, si spiega che essa sarebbe sostanzialmente “a traccia libera”, e non compiuta secondo un rito prestabilito.
Il bacio di Francesco con 
l’imam Al Azhar ad Abu Dhabi.
Fonte

Come dire … ciascun sacerdote s’inventi qualcosa per conto proprio. Ed il compimento della volontà di Dio, pur richiamata in diverse parti del documento, diventa solo un elemento opzionale nella “traccia libera” della presunta benedizione, ponendo seri dubbi sulla sua validità come sacramentale, portando a ritenere che si tratti, nella specie, di un atto sacrilego di un segno sacro – qual è la benedizione. Non può, infatti, pensarsi che, a voler tutto concedere, Dio possa benedire delle persone che non intendono chiedere a Lui un aiuto spirituale per la loro condizione irregolare affinché possano venir fuori da questa. In altre parole, Dio può solo benedire coloro che chiedono un aiuto da Lui per uscire dal fango e non già rimanerci e rotolarvisi. Dio, in effetti, non potrebbe benedire ciò che condanna nella Scrittura né può contraddirsi.
Scrive giustamente uno dei primi commentatori del documento: «Although “On the Pastoral Meaning of Blessings” may be well intended, it wreaks havoc on the very nature of blessings.  Blessings are the Spirit-filled graces that the Father bestows upon his adopted children who abide in his Son, Jesus Christ, as well as upon those whom he desires to be so.  Attempting immorally to exploit God’s blessings makes a mockery of his divine goodness and love» (Fr. T. G. Weinandy, God’s Blessings and Magisterial Teaching, in The Catholic Thing, 19.12.2023). Valutazione che non possiamo non condividere.
Ahhh …. scusate, dimenticavo: con l’epoca di Bergoglio assistiamo ad una nuova Rivelazione.
Buona lettura.
Augustinus Hipponensis


BERGOGLIO APPROVA LA BENEDIZIONE DELLE COPPIE IRREGOLARI. UN DOCUMENTO AMBIGUO CON PROFILI DI ETERODOSSIA? UN PRIMO COMMENTO

Avv. Francesco Patruno

1. Era il 15 marzo 2021 allorché l’allora Congregazione per la dottrina della Fede, pubblicava un proprio Responsum, risalente al 22.2.2021, nel quale rispondeva al dubbio se la Chiesa disponesse del potere di impartire la benedizione alle unioni di persone dello stesso sesso. La risposta che era data era negativa. Il Dicastero vaticano, all’epoca presieduto dal card. Luis F. Ladaria, argomentava, nell’allegata Nota esplicativa, che, essendo le benedizioni dei sacramentali (e non dei sacramenti!) richiedono, per coerenza, che, oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano, «ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni». Per questo, si affermava che non è «lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore». Aggiungeva il Responsum: «La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio». Per questo concludeva che «la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso». Il Responso e la Nota esplicativa erano approvati da Bergoglio.

2. Nel frattempo, nonostante questo chiaro responso della Santa Sede, diverse conferenze episcopali adottavano, in decisa rottura con le indicazioni rinvenienti dal documento, delle benedizioni alle “persone” conviventi nelle coppie omosessuali. Tra queste conferenze vi è quella dei vescovi del Belgio. Fu lo stesso vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, chiamato ad esprimere, nel sinodo tedesco, la propria esperienza, a raccontare che i vescovi belgi avrebbero ricevuto l’approvazione del loro rito di benedizione direttamente da Bergoglio nel corso di una visita ad limina il 22 novembre 2022 (cfr. L. Scrosati, «Noi vescovi belgi benediciamo le coppie gay, con l’ok del Papa», in LNBQ, 22.3.2023; N. Spuntoni, "Ci lascia fare...". Un vescovo "inguaia" il Papa sulle coppie gay, in Il Giornale, 26.3.2023. Sul rito, cfr. Vescovi fiamminghi: pastorale delle persone omosessuali, in Il Regno-Documenti, 2022, n. 19, pp. 604 ss.). Per questo, l’assemblea sinodale tedesca, forte di questo “precedente”, pur essa approvava a larga maggioranza l’apertura alla benedizione della coppie omosessuali (v. G. Cardinale,  Benedizioni delle coppie omosessuali e celibato, strappo della Chiesa tedesca, in Avvenire, 11.3.2023), che era prontamente attuata da alcuni presuli, tra i quali quello di Spira (v. N. Spuntoni, "Benedite le coppie gay": lo "strappo" del vescovo tedesco, in Il Giornale, 4.11.2023; Vescovo tedesco ai suoi preti: benedite le coppie gay, in La Stampa, 3.11.2023). Non è mancato, peraltro, chi sottolineava il valore liturgico di queste benedizioni (cfr. P. Zambaldi, Il docente di liturgia Ewald Volgger: La benedizione delle coppie omosessuali è ovviamente liturgia!, in Leggere i segni dei tempi, 5.10.2022).
A ridosso del c.d. sinodo dei sinodi, la cui prima fase si svolgeva in Vaticano lo scorso ottobre, era resa nota la risposta che Bergoglio, riscontrando la lettera inviategli da alcuni porporati, aveva loro fornito, nella quale, per quanto qui interessi, pur ribadendo la concezione chiara che la Chiesa ha del matrimonio, annunciava un cambiamento di prospettiva: «Nei rapporti con le persone, tuttavia, non dobbiamo perdere la carità pastorale che deve permeare tutte le nostre decisioni e i nostri atteggiamenti. La difesa della verità oggettiva non è l'unica espressione di questa carità, che è fatta anche di gentilezza, pazienza, comprensione, tenerezza e incoraggiamento. Non possiamo quindi diventare giudici che si limitano a negare, respingere, escludere. La prudenza pastorale deve quindi discernere adeguatamente se esistono forme di benedizione, richieste da una o più persone, che non trasmettano una concezione errata del matrimonio. Giacché infatti, quando si chiede una benedizione, è una richiesta di aiuto a Dio, una supplica per un modo migliore di vivere, una fiducia in un Padre che può aiutarci a vivere meglio» (La risposta di Francesco ai Dubia del 10 luglio 2023, in blog Scuola Ecclesia Mater, 2.10.2023). I porporati interpellavano nuovamente Bergoglio, con una nota datata 22.7.2023, nella quale, per quanto qui ci interessa, gli stessi si dicevano preoccupati che «la benedizione di coppie omosessuali possa creare in ogni caso confusione, non solo in quanto possa farle sembrare analoghe al matrimonio, ma anche in quanto gli atti omosessuali verrebbero presentati praticamente come un bene, o almeno come il bene possibile che Dio chiede alle persone nel loro cammino verso di Lui» (I nuovi Dubia ed il sinodo della discordia, ivi). Ovviamente, questa volta Bergoglio non rispondeva in alcun modo.
In precedenza, era intervenuto anche il card. Müller, il quale affermava che «la benedizione delle coppie arcobaleno è un'eresia. I vescovi belgi non possono legittimarle facendo riferimento a presunte dichiarazioni del Papa. Anche se lo avesse detto, non è di sua competenza cambiare la Rivelazione» (N. Spuntoni, Müller: «Neanche il Papa può decidere di benedire le coppie gay», in LNBQ, 3.4.2023).

3. Sotto la guida del neo-prefetto, il cardinal Victor M. Fernández, il Dicastero per la dottrina della fede si è mostrato, dal settembre 2023, molto sensibile alle istanze legate al mondo LGBT nell’ambito della Chiesa. Commenta il giornalista Spuntoni: «Fernández è entrato in carica da pochi mesi, ma la linea che sta perseguendo è di rottura coi suoi predecessori. Il Papa lo aveva spronato in una lettera ad inizio mandato a svoltare pagina» (così N. Spuntoni, Bergoglio dice sì alle benedizioni arcobaleno, in Il Giornale, 18.12.2023).
A titolo esemplificativo di questa “sensibilità” nuova, può segnalarsi che, in data 31.10.2023, il Dicastero de quo forniva alcune Risposte a Mons. José Negri, Vescovo di Santo Amaro in Brasile, concernenti alcune domande riguardo alla possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive. In particolare, si rispondeva positivamente ai dubbi circa la possibilità che un individuo transgender od omoaffettiva e che convive possa essere testimone ad un matrimonio, non essendoci nella legislazione universale della Chiesa delle disposizioni che impediscano o inabilitino un soggetto transgender od omosessuale convivente dall’assumere la veste di testimone di nozze.  
Da ultimo, in data 18.12.2023, il predetto Dicastero vaticano presieduto dal Fernández, ha diramato una dichiarazione, dal titolo Fiducia supplicans, approvata ex audientia in pari data da Bergoglio, sul “senso spirituale delle benedizioni”. Come ci ricorda Vatican News, erano 23 anni che l’ex Sant’Uffizio non pubblicava una dichiarazione (l’ultima fu nel 2000 Dominus Jesus), documento dall’alto valore dottrinale (Dichiarazione dottrinale apre alle benedizioni per coppie “irregolari”, in Vatican News, 18.12.2023).
Il gesuita americano P. James Martin, vicino notoriamente al mondo LGBT, membro del sinodo e consultore del Dicastero per la Comunicazione, ha twittato su X, all’uscita della dichiarazione: «This is a major step forward in the church's ministry to LGBTQ people and recognizes the desire for same-sex couples for God's presence and help in their committed and loving relationships». Ancora, P. Martin, commentando il valore dirompente del documento, rammenta, sempre su X, «The declaration opens the door to non-liturgical blessings for same-sex couples, something that had been previously off limits for bishops, priests and deacons» ed infine, sempre su X: «In short, yesterday, as a priest, I was forbidden to bless same-sex couples at all. Today, with some limitations, I can».
Di là dei commenti entusiasti di Padre Martin, va detto che questo nuovo documento, composto da una Presentazione, una Introduzione e da quattro capitoli, divisi a loro volta in 45 punti, non sembrerebbe porsi come atto vincolante, ma come un atto volto a favorire, «insieme alla comprensione della dottrina perenne della Chiesa, la ricezione dell’insegnamento del Santo Padre» (Presentazione). Si spiega, poi: «Come nella già citata risposta del Santo Padre ai Dubia di due Cardinali, la presente Dichiarazione resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione. Il valore di questo documento, tuttavia, è quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica. Tale riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa. Questo rende ragione del fatto che il testo abbia assunto la tipologia di “Dichiarazione”. Ed è proprio in tale contesto che si può comprendere la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio» (ivi).
Nell’Introduzione si aggiunge che questa Dichiarazione intenderebbe venire incontro a coloro che non avrebbero condiviso il Responso dell’allora Congregazione per la dottrina della fede: «appare opportuno riprendere il tema ed offrire una visione che componga in coerenza gli aspetti dottrinali con quelli pastorali, perché “ogni insegnamento della dottrina deve situarsi nell’atteggiamento evangelizzatore che risvegli l’adesione del cuore con la vicinanza, l’amore e la testimonianza”».
Sebbene si evidenzi il rischio «di confondere una benedizione, data a qualsiasi altra unione, con il rito proprio del sacramento del matrimonio» (n. 6), bisognerebbe evitare anche il pericolo di «pretendere, per una semplice benedizione, le stesse condizioni morali che si chiedono per la ricezione dei sacramenti. Tale rischio esige che si ampli ulteriormente questa prospettiva. Infatti, vi è il pericolo che un gesto pastorale, così amato e diffuso, sia sottoposto a troppi prerequisiti di carattere morale, i quali, con la pretesa di un controllo, potrebbero porre in ombra la forza incondizionata dell’amore di Dio su cui si fonda il gesto della benedizione» (n. 12).
Dopo aver ripercorso il senso delle benedizioni nella sacra Scrittura, si afferma: «Nel suo mistero di amore, attraverso Cristo, Dio comunica alla sua Chiesa il potere di benedire. Concessa da Dio all’essere umano ed elargita da questi al prossimo, la benedizione si trasforma in inclusione, solidarietà e pacificazione. È un messaggio positivo di conforto, custodia e incoraggiamento. La benedizione esprime l’abbraccio misericordioso di Dio e la maternità della Chiesa che invita il fedele ad avere gli stessi sentimenti di Dio verso i propri fratelli e sorelle» (n. 19).
Con riferimento alle c.d. coppie irregolari e segnatamente quelle composte da persone dello stesso sesso, si afferma che «si impartisce una benedizione che non solo ha valore ascendente ma che è anche l’invocazione di una benedizione discendente da parte di Dio stesso su coloro che, riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status, ma mendicano che tutto ciò che di vero di buono e di umanamente valido è presente nella loro vita e relazioni, sia investito, sanato ed elevato dalla presenza dello Spirito Santo. Queste forme di benedizione esprimono una supplica a Dio perché conceda quegli aiuti che provengono dagli impulsi del suo Spirito – che la teologia classica chiama “grazie attuali” – affinché le umane relazioni possano maturare e crescere nella fedeltà al messaggio del Vangelo, liberarsi dalle loro imperfezioni e fragilità ed esprimersi nella dimensione sempre più grande dell’amore divino» (n. 31).
Con questo pensiero, obiettivamente, si può convenire, tuttavia, esso appare incompleto, come avremo modo di osservare in seguito.
Andiamo, però, avanti: «non si deve né promuovere né prevedere un rituale per le benedizioni di coppie in una situazione irregolare, ma non si deve neppure impedire o proibire la vicinanza della Chiesa ad ogni situazione in cui si chieda l’aiuto di Dio attraverso una semplice benedizione. Nella breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà» (n. 38).
Di per sé, si potrebbe dare di questo passo del documento un’interpretazione, potremmo dire, ortodossa, nella misura in cui si specifica che la benedizione sia richiesta, senza rivendicare la legittimazione dello status personale, quale ausilio a Dio perché quella persona possa compiere la sua volontà, che, logicamente, dovrebbe essere quella di allontanarsi da una situazione di peccato. Si spiega, in effetti, in vari punti della dichiarazione: «Da un punto di vista strettamente liturgico, la benedizione richiede che quello che si benedice sia conforme alla volontà di Dio espressa negli insegnamenti della Chiesa» (n. 9). Ed ancora: «Chi chiede una benedizione si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua storia e chi chiede una benedizione alla Chiesa riconosce quest’ultima come sacramento della salvezza che Dio offre. Cercare la benedizione nella Chiesa è ammettere che la vita ecclesiale sgorga dal grembo della misericordia di Dio e ci aiuta ad andare avanti, a vivere meglio, a rispondere alla volontà del Signore» (n. 20). E poi: «La grazia di Dio, infatti, opera nella vita di coloro che non si pretendono giusti ma si riconoscono umilmente peccatori come tutti. Essa è in grado di orientare ogni cosa secondo i misteriosi ed imprevedibili disegni di Dio. Perciò, con instancabile sapienza e maternità, la Chiesa accoglie tutti coloro che si avvicinano a Dio con cuore umile, accompagnandoli con quegli aiuti spirituali che consentono a tutti di comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro esistenza» (n. 32).
Il documento, nondimeno, appare volutamente ambiguo, perché tace su cosa consista esattamente, nella specie, questa volontà di Dio, più volte evocata, ma mai delineata nei suoi contorni, lasciando all’interprete la sua individuazione. E diremmo, interpretazione.
Tuttavia, c’è un aspetto a nostro avviso davvero inquietante – e forse questo potrebbe celare possibili profili di eterodossia: vale a dire, la dichiarazione rimette al ministro ordinato la possibilità di chiedere («potrebbe chiedere»), nel rito “a traccia libera”, «… anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà». Insomma, l’introduzione nel testo del verbo «potrebbe» e della congiunzione «anche» riduce, in pratica, il compimento della volontà divina ad elemento accessorio ed opzionale, a mera facoltatività, che potrebbe, perciò, mancare del tutto nella benedizione, non rivestendo carattere, invece, primario come ci si sarebbe dovuti attendere dalle premesse da cui la Dichiarazione muoveva.
Si aggiunge: «proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo, quando la preghiera di benedizione, benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici, sia chiesta da una coppia in una situazione irregolare, questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso» (n. 39).
Ed ancora: «Tale benedizione può invece trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio. Infatti, attraverso queste benedizioni che vengono impartite non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare, non si intende legittimare nulla ma soltanto aprire la propria vita a Dio, chiedere il suo aiuto per vivere meglio, ed anche invocare lo Spirito Santo perché i valori del Vangelo possano essere vissuti con maggiore fedeltà» (n. 40).
Con specifico riferimento alle coppie omosessuali si conclude, per quanto ci interessa: «Quanto detto nella presente Dichiarazione a proposito delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, è sufficiente ad orientare il prudente e paterno discernimento dei ministri ordinati a tal proposito. Oltre alle indicazioni di cui sopra, non si debbono dunque aspettare altre risposte su eventuali modalità per normare dettagli o aspetti pratici riguardo a benedizioni di questo tipo» (n. 41).

4. Che dire, in conclusione, di questa nuova dichiarazione della Santa Sede?
Esso, come molti documenti prodotti sotto il regno di Bergoglio, presenta una buona dose di ambiguità nella misura in cui non si spieghi in cosa consista esattamente la volontà di Dio di cui la benedizione costruirebbe un aiuto spirituale nel suo compimento.
Soprattutto rimane in ombra, per non dire del tutto oscurato, l’aspetto che la richiesta di aiuto nel compimento della volontà divina sia, nel rito di benedizione “a traccia libera”, soltanto un  elemento opzionale delle possibili richieste a Dio.
Per di più, si omette di sottolineare che la benedizione, essendo un sacramentale e non un sacramento, conferisce la grazia ex opere operantis (Ecclesiae), ossia in forza del soggetto – la Chiesa, attraverso il suo ministro ordinato – che compie quel rito (cfr. can. 1166 codice diritto canonico), ma pure dalle disposizioni interiori del fedele che la richiede. Ed è chiaro che sia difficile ipotizzare, in concreto, che una persona omoaffettiva convivente, richiedente questo sacramentale, sia ben disposta a compiere la volontà di Dio, vale a dire abbandonare quella sua condizione di convivenza.
C’è poi un ultimo aspetto da porre all’attenzione. Il can. 1167 § 2 del codice di diritto canonico stabilisce: «Nel porre o amministrare i sacramentali si osservino accuratamente i riti e le formule approvate della Chiesa». Nella dichiarazione odierna si afferma, al contrario, che questa benedizione non sarebbe un atto liturgico, bensì di pietà popolare, per cui si dovrebbe ricorrere ad una formula a traccia libera: «non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare» (n. 40). Per cui, ci sarebbe da domandarsi (e lasciamo questa domanda aperta a possibili risposte), in buona sostanza, che validità possa avere una benedizione di tal fatta e che non si tratti, in realtà, solo di una sonora presa in giro delle coppie irregolari, arrecandosi ad esse piuttosto un danno spirituale, anziché un beneficio. Ci auguriamo che queste coppie non si ritrovino a dover esclamare come la buon’anima di Massimo Troisi, «pensavo fosse amore ed invece era solo un calesse» … .

sabato 1 settembre 2018

Festa della Madonna delle Lacrime

A Siracusa, festa della Madonna delle Lacrime, la cui Effigie, affissa sul talamo dei coniugi Angelo Iannuso e Antonina Lucia Giusto, dal 29 agosto al 1° settembre dell’anno 1953 versò copiosissime lacrime.















































La Tribunale Illustrata, 16.10.1953







La Voce del Vicario di Cristo:

RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AL CONGRESSO MARIANO REGIONALE DELLA SICILIA

(Domenica, 17 ottobre 1954)

«Non senza viva commozione prendemmo conoscenza della unanime dichiarazione dell’Episcopato della Sicilia sulla realtà di quell’evento. Senza dubbio Maria è in cielo eternamente felice e non soffre né dolore né mestizia; ma Ella non vi rimane insensibile, che anzi nutre sempre amore e pietà per il misero genere umano, cui fu data per Madre, allorché dolorosa e lacrimante sostava ai piedi della Croce, ove era affisso il Figliolo. Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio di quelle lacrime? Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la Maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi?».

Testo completo qui.


Cfr. 65° anniversario: Perché la Madonna ha pianto a Siracusa? Vi diciamo ciò che pensiamo, in Tre Sentieri, 1.9.2018