Sante Messe in rito antico in Puglia

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lunedì 9 ottobre 2023

9 ottobre 1958 - 2023 - Anniversario del beato transito del Venerabile Pontefice Pio XII



Rare fotografie del corpo del papa Pio XII, rivestito dell'abito corale, con mozzetta e camauro, avvolto in più strati di cellophane, dopo l’immersione del cadavere in un misterioso miscuglio di erbe aromatiche, secondo le prescrizioni del medico personale del Papa (che era un semplice oculista), Riccardo Galeazzi Lisi, che, a suo dire, aveva inventato un innovativo metodo di imbalsamazione. L’averlo avvolto nel cellophane, tuttavia, innalzò la temperatura corporea a livelli tali che la salma, nel tragitto tra Castel Gandolfo a Roma, esplose sulla Via Appia, all’altezza della Basilica di San Giovanni in Laterano. Fu necessaria una tappa non prevista, durante la quale il cadavere del Sommo Pontefice fu sottoposto ad una nuova procedura d’imbalsamazione. Il danno però era ormai fatto: durante i tre giorni di esposizione nella Basilica Vaticana, accadde il peggio: il volto del grande padre della cattolicità cominciò a smembrarsi e gli cadde addirittura il setto nasale. Tremendo fu lo spettacolo a cui assistettero migliaia di pellegrini in fila per rendergli omaggio e diverse guardie nobili svennero a causa dei miasmi esalati dalla salma. Nella notte tra l’11 e il 12 ottobre fu necessario chiudere la Basilica di San Pietro per apportare ulteriori interventi alla salma, apponendo una maschera di cera sul volto del venerato pontefice. Galeazzi Lisi, che aveva già diffuso vendendole a caro prezzo le immagini del papa morente scattate di nascosto con una piccola macchina fotografica tenuta nascosta in tasca, fu licenziato in tronco dal collegio cardinalizio e successivamente radiato dall’ordine nazionale dei medici (tratto da Francesco Capozza, Pio XII, quando il Papa fu imbalsamato ma si decompose in pubblico, in Libero, 11.10.2022)

Salma del papa, rivestita degli abiti liturgici papali, esposta a Castelgandolfo

La salma del papa in San Pietro

65° anniversario del beato transito del Papa Pio XII, morto dopo una lunga agonia il 9 ottobre 1958, alle ore 3,52, nella Villa Papale di Castelgandolfo, all'età di 82 anni (le ultime ore del Sommo Pontefice sono descritte in Le ultime ore di Pio XII, in Radiospada, 9.10.2022).

Regnò per quasi vent'anni, essendo il suo pontificato iniziato nei momenti più difficili del XX secolo. Due anni prima della morte vergò il suo brevissimo testamento, in cui lasciava scritto «[…] i non pochi Atti e discorsi, da me per necessità di officio emanati o pronunziati, bastano a far conoscere, a chi per avventura lo desiderasse, il mio pensiero intorno alle varie questioni religiose e morali» (Il testamento del Santo Padre Pio XII, ivi, 9.10.2020).

La sua morte è stata compianta in tutto il mondo.

Tra i messaggi di cordoglio c'erano quelli del presidente americano Eisenhower e di molti leader ebrei come il ministro degli Esteri israeliano Golda Meir e il rabbino italiano Elio Toaff. Il direttore d'orchestra ebreo-americano Leonard Bernstein chiese un minuto di silenzio prima di un concerto della New York Philarmonic Orchestra nell'ottobre 1958.

Il Pastor Angelicus e Defensor Civitatis (i suoi acclamati titoli) è attualmente considerato Venerabile dalla Chiesa cattolica romana nonostante la famigerata campagna di odio (avviata nel 1963 in seguito alla rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth “Il Vicario” sul palco di Berlino) per denigrare la sua santa memoria.

I documenti dimostrano che, lungi dall’aver abbandonato al loro destino gli ebrei perseguitati durante la Seconda Guerra Mondiale, il presunto “silenzio” (= diplomazia professionale) di Pio XII contribuì in maniera decisiva –direttamente o indirettamente– alla salvezza di circa 850.000 ebrei europei (cfr. Pio XII e gli ebrei: online la “lista Pacelli”, in ivi, 5.7.2022).

A questo proposito, riguardo a recenti documenti ritrovati nell’archivio Vaticano, pubblicati dal settimanale culturale del Corriere della Sera, La Lettura (fasc. n. 616 del 17.9.2023, pp. 2-5, di cui riproduciamo qui di seguito le immagini dell'articolo), e che hanno suscitato ampio scalpore sui mass-media (cfr. Antonio Carioti, Pio XII sapeva della Shoah: la prova in una lettera scritta nel 1942 da un gesuita tedesco, in Corriere della sera, 16.9.2023; Matteo Luigi Napolitano, Pio XII, il Papa che “sapeva”, in L’Osservatore romano, 19.9.2023; Giovanni Maria Vian, Quello che i titoli sul silenzio di papa Pio XII hanno trascurato, in Domani, 7.10.2023), rilancio un’analisi precisa e puntuale su questi documenti:





«1. La Lettura, il settimanale culturale del Corriere della Sera, pubblica un’intervista a Giovanni Coco, archivista di Santa Madre Chiesa, esattamente in forze all’Archivio Apostolico Vaticano, presentando un documento inedito sui campi di sterminio all’est. Si tratta di una lettera drammatica inviata dal gesuita Lothar König al confratello Robert Leiber, segretario di Pio XII.

Il Corriere della Sera, nella pagina culturale di ieri, aveva anticipato la notizia sull’inedito. Oggi Coco ne riferisce al “domenicale” del Corriere.

“Questa è una lettera inedita, scritta da un gesuita tedesco antinazista, Lothar König. Contiene un allegato con una statistica di sacerdoti detenuti nei campi di concentramento fatti costruire da Adolf Hitler. Ma soprattutto parla di Auschwitz e di Dachau. E riporta da fonti credibili notizie secondo le quali ogni giorno circa seimila tra ebrei e polacchi venivano uccisi “negli altiforni” del Lager di Belzec, vicino al confine ucraino. È datata 14 dicembre 1942...”.

2. Quale il valore di questa lettera di König a Leiber? “Enorme, credo - osserva Coco - È un caso unico, perché rappresenta la sola testimonianza di una corrispondenza che doveva essere nutrita e prolungata nel tempo. Si capisce dalla familiarità con la quale Lothar König si rivolge in tedesco a padre Robert Leiber, segretario di Pio XII”, chiamandolo “caro amico”.

Va tenuto presente che König era un grande antinazista. Ma i documenti da noi consultati ci svelano che lo era anche il padre Leiber. Era dunque una corrispondenza tra due antinazisti che si fidavano l’uno dell’altro. Il che significa che padre Leiber e Pio XII sapevano benissimo del Kreisau Kreis, il circolo di cui König faceva parte: “Una rete della resistenza tedesca composta da cattolici e protestanti, la cui intelligence era in grado di fare arrivare a Roma le notizie più riservate sui crimini hitleriani”.

3. Queste notizie ricevute dal Papa andavano diffuse al mondo? Andava aperta la loggia su piazza San Pietro per denunciare, in piena Shoah (nel 1942 con mezza Europa sotto il tallone hitleriano), i crimini di Hitler che nel frattempo teneva in ostaggio così tanti innocenti. No.
Il padre König, infatti, sconsigliava fortemente un tale passo, raccomandando al confratello Leiber (citiamo Coco) “di usare quelle informazioni con la massima cautela, senza dire una sola parola che potesse tradire le fonti. König temeva una fuga di notizie dal Vaticano, oppure che la lettera potesse essere scoperta in caso di un’irruzione nazista”.

Cautela, dunque, prudenza, non chiasso, non denuncia plateale. Erano questi anche gli ingredienti del Circolo di Kreisau, poi accusato per il fallito attentato a Hitler. König, che faceva parte di quel circolo, dovette fuggire perché ricercato. Ecco perché la raccomandazione del gesuita al segretario di Pio XII “era un invito al silenzio per non bruciare la rete della resistenza tedesca al nazismo”.
Ecco le parole dello stesso padre König: “I numeri sono ufficiali...C’è anche un rapporto di vari testimoni […]. Entrambi gli allegati sono stati ottenuti con il massimo rischio. Non solo è a rischio la mia testa, ma anche la testa degli altri se non vengono usati con la massima prudenza e cura...”.

4. Grazie al documento da lui scoperto, dice Coco, “stavolta si ha la certezza che dalla chiesa cattolica tedesca arrivavano a Pio XII notizie esatte e dettagliate sui crimini che si stavano perpetrando contro gli ebrei. Si parla del Lager di Belzec, non lontano dalla cittadina ucraina di Rava-Rus’ka dove tra il 5 e l’11 dicembre 1942 erano stati fucilati più di cinquemila ebrei. «Le ultime informazioni su Rava-Rus'ka con il suo altoforno delle SS, dove ogni giorno muoiono fino a 6000 uomini, soprattutto polacchi e ebrei, le ho trovate confermate da altre fonti...», scrive König. Ma nella lettera si accenna anche a un altro rapporto che non conosciamo ancora, riferito ad Auschwitz”.

Coco sa benissimo (e lo ammette onestamente) che la sua scoperta non rappresenta proprio una novità. Per Coco la vera novità sta nel fatto che, in quel dicembre 1942, in Vaticano giunsero notizie “esatte e dettagliate” sui crimini nazisti. Ora, quest’affermazione sull’esattezza delle notizie va temperata con quello che pensavano le organizzazioni ebraiche e gli alleati.

5. Accertare le fonti era il cruccio di tutte le organizzazioni antinaziste. Il giurista Paul Guggenheim, che dirigeva la sede ginevrina del Congresso Mondiale Ebraico, bloccò le notizie sui campi di sterminio che il suo subordinato Gerhart Riegner stava per diffondere al mondo. Gli chiese infatti dapprima di cancellare la menzione dei grandi forni crematori, e poi di aggiungere (in quella che è la seconda parte del dispaccio, come noi oggi la conosciamo) una nota di cautela circa la non verificabilità delle fonti.

Gli archivi inglesi ci informano che a fine ottobre 1942 Guggenheim si recò al consolato americano a Ginevra per riferire le notizie che aveva ricevuto.

Lasciamo parlare il console americano: “L’informatore del Professor Guggenheim conferma che per tutte le cattive notizie recate dal Dott. Gerhart Riegner, Segretario del Congresso Ebraico Mondiale a Ginevra, e dal signor Lichtheim, dell’Agenzia ebraica per la Palestina di Ginevra, concernenti la situazione ebraica in Lettonia, salvo che per quelle riguardanti i dettagli dell’assassinio degli ebrei e il numero degli uccisi, ci sono numerose divergenze in vari rapporti. È solo nell’essenziale che questi rapporti sono unanimi”. Ovviamente, nessuna menzione dei forni crematori.

6. La documentazione esistente ci informa del fatto che la dichiarazione interalleata del 17 dicembre 1942 contro i crimini nazisti fu fatta solo dietro forte insistenza dei circoli ebraici internazionali presso Roosevelt, cui era stato rilasciato, l’8 dicembre 1942, un importante memorandum sulla tragedia ebraica. Notiamo la contemporaneità fra questi eventi e la data del documento illustrato da Coco.
Alla dichiarazione interalleata seguirono fatti concreti? No, dato che la priorità non era bombardare le linee ferroviarie che portavano ad Auschwitz, ma sconfiggere la Germania sul campo. Ma con tutto ciò, gli alleati ritenevano ritenevano affidabili le notizie provenienti dai Lager?

Ce lo dice un altro sconcertante episodio.

7. Nel 1943 Stati Uniti e Gran Bretagna volevano pubblicare una nuova dichiarazione sui crimini di guerra tedeschi in Polonia. Essa fu diramata il 30 agosto 1943 e pubblicata nella raccolta ufficiale del Dipartimento di Stato americano. Ebbene: un paragrafo di quella dichiarazione avrebbe dovuto menzionare i forni crematori, ma poi fu eliminato.

Perché? Lasciamo parlare le carte americane.

“Su suggerimento del Governo britannico, che afferma non esserci prove sufficienti per giustificare una dichiarazione circa l’esecuzione nelle camere a gas, è stato concordato di eliminare l’ultima frase del paragrafo secondo della Dichiarazione sui crimini tedeschi in Polonia da “dove” a “camere a gas”, così lasciando terminare il secondo paragrafo con “campi di concentramento”.
Quando si dice “il silenzio sulle camere a gas”…

8. Bene, dunque, la massima “democrazia archivistica” su Pio XII, ma attenzione a non lasciarsi prendere dalla “sindrome delle novità”. Per esempio, le tragiche notizie provenienti da Rava-Rus'ka non erano una novità. Ne parlava in prima pagina il Jewish Post già il 1° febbraio 1943; e non è il solo esempio.

9. A mo’ di post-scriptum. Notiamo del veleno in coda all’articolo della Lettura.

In merito al ritardo con cui certe carte vengono alla luce, Coco osserva: “Probabilmente chi ha maneggiato quei documenti prima di noi non ha capito l’importanza del contenuto. Sa, nel passato non sempre gli archivi venivano visti come una priorità in alcuni uffici del Vaticano. E non sempre nel passato — fuori da qui — gli archivisti sono stati selezionati con occhio per la loro professionalità”.
«Fuori da qui» è un inciso che fa capire che secondo Coco la perfetta professionalità archivistica alberga solo presso l’Archivio Apostolico Vaticano?

Che ci sia altissima professionalità in questo archivio, è fuor di dubbio. È dunque negli altri archivi vaticani che Coco lamenta mancanza di professionalità? E, per esperienza diretta anche degli altri archivi, su quali basi lo afferma?» (Fonte).

sabato 1 settembre 2018

Gli eterni aspettanti – Editoriale di agosto 2018 di “Radicati nella fede”

Rilanciamo, sebbene un po’ in ritardo rispetto al mese di competenza, quest’editoriale di Radicati nella fede. Abbiamo preferito rilanciarlo in questo mese, perché più indicato, essendo settembre il mese dell’Esaltazione della Croce di N.S.G.C. e della Vergine dolorosa. Infatti, non accettando il Teantropo Crocifisso quale Messia, coloro che l’editoriale denomina “eterni aspettanti” sono in attesa – vana -  di un loro messia.

GLI ETERNI ASPETTANTI


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno XI n. 8 - Agosto 2018

Per quale ragione siamo in fondo convinti che non si possa rifare almeno un pezzo di Cristianità? Qual è il motivo di fondo che ci impedisce anche solo il desiderare sul serio che la società torni ad essere cristiana, nelle sue espressioni e nelle sue istituzioni?
Qual è il segreto macigno che ci impedisce, anche quando un briciolo di questo desiderio si manifesta ancora in noi; qual è il segreto macigno che blocca il nostro reale operare, perché il nostro mondo torni ad essere cattolico?
I motivi secondari sono tanti, ci sono di mezzo, certamente, il nostro peccato e tutte le nostre meschinità, ma tutto questo viene dopo la pietra d’inciampo, che è ormai un vero macigno:
il più delle volte noi viviamo come se tutto non fosse compiuto. Viviamo in fondo come gli Ebrei che attendono ancora e questo costituisce il nostro tradimento.
Gli Ebrei furono definiti “gli eterni aspettanti”, perché non accolsero il Messia volendone un altro; ma come dovremo essere definiti noi, se vivremo senza la convinzione che tutto è compiuto?
Consummatum est” disse Cristo sulla Croce, tutto è compiuto. Gesù Cristo Signore Nostro ci ha già redenti, ha ottenuto per noi tutte le grazie che ci sono necessarie; ci ha dato tutti gli strumenti, nei Sacramenti, perché la nostra trasformazione in lui avvenga; ci ha consegnato tutte le verità necessarie per la nostra salvezza, perché si compia la nostra santificazione. La Rivelazione è conclusa con la morte di S. Giovanni; il tesoro di grazia è al completo per noi, tutto è compiuto, tutto ci è dato.
Invece noi, per non operare, per non “trafficare” la grazia dataci, attendiamo ancora… alcuni passano tutta la vita così, ed è terribile!
Attendono ancora che qualcosa capiti, come se Cristo non fosse venuto.
Alcuni, molti, attendono ancora come se Cristo non avesse tutto compiuto.
Alcuni, troppi, attendono ancora come se non avessero tutti gli strumenti necessari per la grande operazione: la santificazione della propria vita e la trasformazione del mondo in Cristianesimo, in Cristianità.
Esattamente come gli Ebrei, attendono ancora e questa attesa è tradimento.
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?” (Mt 11,3) chiese dal carcere San Giovanni Battista. E saputo che la salvezza era presente (“Andate e riferite a Giovanni... i ciechi vedono, gli storpi camminano, ... ai poveri è annunciata la buona novella”, Mt 11,4-5), consegnò la vita nel supremo martirio e i suoi discepoli seguirono il Messia e fecero il Cristianesimo.
Non dobbiamo attendere un altro e Cristo ha già tutto compiuto, se aspettassimo ancora compiremmo il supremo tradimento.
I santi di tutti i tempi sanno questo e, nell’ora del loro presente, compiono l’opera di Dio.
Hanno fatto la Cristianità, cioè la trasformazione della società umana in cristiana, coloro che non attendevano altro perché sapevano che tutto è compiuto. Uomini e donne indecisi sulla definitività della Rivelazione non avrebbero combinato nulla. Uomini e donne impegnati a reinterpretare la Rivelazione per scoprirne novità rivoluzionarie, non avrebbero costruito niente.
Certo, il cristiano è colui che attende: attende però il ritorno definitivo di Cristo, non il compimento della sua Rivelazione e della sua opera, c’è una bella differenza!
Il cristiano è costituito dall’attesa del ritorno definitivo di Cristo, quando verrà a giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine.
Attende, il cristiano, la ricapitolazione di tutta la realtà in Cristo quando lui porterà a compimento, purificando, la cristianizzazione della realtà.
Per questo il cristiano, che ha ormai tutte le grazie per quest’opera, inizia questo lavoro di trasformazione della realtà; la inizia nel tempo, in questo tempo che gli è dato; inizia questo lavoro, che Cristo porterà definitivamente a compimento con il suo ritorno, in questo costituisce il Giudizio.
E noi rischiamo di attendere ancora per non compiere il nostro lavoro!
Anche noi, carissimi, che orgogliosamente amiamo definirci tradizionali, anche noi rischiamo di attendere ancora. Certo, sappiamo bene che la Rivelazione è conclusa, poi però aspettiamo sempre che qualcosa capiti nella Chiesa per poter iniziare un lavoro su di noi e sul mondo… e non capiterà nulla di nuovo, se non la nostra santificazione o il nostro tradimento.
Anche noi rischiamo di essere “eterni aspettanti” come gli Ebrei; come i cristiani che attendono qualche nuova interpretazione della legge di Dio, qualche novità che renda più allettante la fede; qualche novità nei Comandamenti, nei Sacramenti e nella Messa che li renda più efficaci.
Ma questi aspettanti non fanno la storia, perché la storia è di Dio e tutto è già compiuto.

martedì 9 maggio 2017

Preghiera alla Vergine di Pompei per la conversione dei Pagani, degli Ebrei, degli Eretici e degli Scismatici secondo i voti di S.S. Leone XIII

O clementissima Regina del Rosario di Pompei, Tu, Sede di Sapienza, hai posto un Trono di misericordie nuove sulla terra che fu del paganesimo per trarre tutti i popoli a salvamento con la Corona delle tue mistiche rose: deh! ricordati che il tuo divin Figliuolo ci lasciò detto: Io ho altre pecorelle, le quali non sono di questo ovile; ed anche quelle è uopo che io raduni, ed esse udiranno la voce mia, e vi sarà un ovile solo ed un solo pastore. 
Ma ricordati pure che sul Calvario divenisti la Corredentrice, cooperando, per la crocifissione del tuo cuore, alla salvezza del mondo insieme col tuo Figliuolo crocifisso; e da quel giorno divenisti la Riparatrice del genere umano, il Rifugio dei peccatori e la Madre di tutti gli uomini.
Guarda, o Madre, quante anime ogni ora vanno eternamente perdute! Guarda quanti milioni d’Índiani, di Cinesi e genti di barbare regioni non conoscono ancora Gesù Cristo! 
Vedi quanti altri che son pure cristiani, e sono nondimeno lontani dal seno della Madre Chiesa che è la cattolica, apostolica, romana.
O mediatrice potentissima Maria, Avvocata del genere umano, amantissima di noi mortali e Vita del nostro cuore, Vergine benedetta del Rosario di Pompei, esaudisci le nostre preghiere: non vada perduto per tanto numero di anime il Sangue prezioso e il frutto della Redenzione. Dal tuo eletto trono di Pompei, ove non fai altro che dispensar grazie all’afflitta gente, deh! fa spiccare un raggio di quella luce celeste che stenebri tanti ciechi intelletti, e riscaldi tanti gelidi cuori.
Intercedi presso il tuo divin Figliuolo, ed ottieni che quanti sono in questo mondo Pagani, Ebrei, Eretici e Scismatici ricevano la luce superna, e lieti entrino nel seno della vera Chiesa.
Esaudisci la preghiera che a Te rivolge fidente il Sommo Pontefice, acciocché tutti i popoli congiunti nell’unità della fede, conoscano ed amino Gesù Cristo, il benedetto frutto del seno tuo, che vive e regna nei secoli col Padre e con lo Spirito Santo. Ed allora tutti gli uomini ameranno anche Te, salute del mondo, arbitra dispensatrice dei tesori di Dio e Regina di misericordie nella Valle di Pompei. E glorificando Te, Regina delle Vittorie, che col Rosario disperdi ogni eresia, riconosceranno che a tutte le genti Tu dai la Vita, perché è d’uopo che si adempia la profezia del Vangelo: Tutte le genti mi chiameranno beata.

Salve Regina
FONTE



martedì 14 febbraio 2017

Nel 72° anniversario del battesimo di Eugenio Zolli un suo aforisma


Il 13 febbraio 1945 l'ex Rabbino Capo di Roma, Israel Zolli, rinasce dall'acqua e dallo Spirito Santo ricevendo il santo Battesimo. In onore dell'allora regnante Pio XII assume il nome di Eugenio Pio.
La luce di Cristo aveva rischiarato le tenebre di un altro Saulo e da un Giudeo incallito aveva nuovamente tratto un Cattolico integrale (FONTE).
Per questo sarà condannato ad una sorta di damnatio memoriae da parte dei suoi ex correligionari ed anche .... dalla neo-chiesa. 

mercoledì 18 gennaio 2017

18 - 25 gennaio: Ottavario di preghiera per il ritorno dei dissidenti in seno alla Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana

Oggi, come ci ricorda un amico, nella festa della Cattedra di S. Pietro in Roma, con memoria di S. Paolo, inizia l’Ottavario di preghiera per il ritorno, in seno alla Santa Madre Chiesa, di tutti i dissidenti, affinché vi sia un solo gregge ed un solo Pastore.
Riproduciamo qui di seguito le formule di preghiere approvate dal papa Benedetto XV, vero pastore della Chiesa e sollecito verso il suo intero gregge, che aveva a cuore la salvezza eterna delle sue pecore. Pure dissidenti. E che non le confermava nel loro errore.
Per riferimenti, cfr. Ottavario di preghiera per la conversione dei non cattolici, in Radiospada, 18.1.2017.







Preghiera approvata e indulgenziata* da S.S. Benedetto XV

Ant. (Ioan. XVII, 21): Ut omnes unum sint, sicut tu, Pater, in me, et ego in te, ut et ipsi in nobis unum sint; ut credat mundus, quia tu me misisti.

. Ego dico tibi quia tu es Petrus.

. Et super hanc petram ædificabo Ecclesiam meam.

Oremus

Dómine Jesu Christe, qui dixísti Apóstolis tuis: Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: ne respícias peccáta mea, sed fidem Ecclésiæ tuæ; eámque secúndum voluntátem tuam pacifícáre et coadunáre dignéris: Qui vivis et regnas Deus per ómnia sæcula sæculórum. Amen.

Ogni giorno dell’Ottavario è dedicato a una categoria:

18 gennaio: Pregare per la conversione di tutti gli Eretici e gli erranti.
19 gennaio: Pregare per la conversione dei Foziani e di tutti gli Scismatici.
20 gennaio: Pregare per la conversione dei Luterani e di tutti i Protestanti
21 gennaio: Pregare per la conversione degli Anglicani.
22 gennaio: Pregare per la conversione dei Cattolici non più praticanti
23 gennaio: Pregare per la conversione degli Ebrei.
24 gennaio: Pregare per la conversione dei Maomettani
25 gennaio: Pregare per la conversione di tutti gli Infedeli.

* «A tutti i fedeli che […] reciteranno ogni anno tali preghiere una volta al giorno, e poi nell’ottavo giorno, veramente pentiti, confessati e nutriti della Santa Comunione, dopo aver visitato qualsiasi Chiesa o pubblico Oratorio abbiano innalzato a Dio pie preghiere per la concordia dei Governanti Cristiani, per l’estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, Noi concediamo ed elargiamo misericordiosamente nel Signore l’indulgenza plenaria di tutti i loro peccati. Concediamo inoltre la possibilità di lucrare la predetta indulgenza plenaria a coloro che, confessati debitamente i peccati e ricevuta la Santa Comunione, compiuta pure la visita nel giorno della festa della Cattedra di San Pietro in Roma, chiedano perdono. Inoltre, agli stessi fedeli che con il cuore contrito, in qualunque degli otto giorni menzionati, abbiano recitato le stesse preghiere, concediamo duecento giorni di indulgenza nella forma consueta della Chiesa» (Benedetto XV, Breve “Romanorum Pontificum”, 25 febbraio 1916)


Aristide Bolla, Ritratto di Benedetto XV, 1919, Verona