Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 1 maggio 2020

Messe VO e NO in diretta streaming: a chi la corona senza virus?

Abbiamo ricevuto un interessante contributo del nostro amico Franco Parresio, il quale ha modo di interrogarsi sull’intervento della CEI riguardo alla riammissione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche dello scorso 26 aprile. Si è trattato, però, di un breve sussulto di orgoglio, perché non più di un paio di giorni dopo, la stessa CEI ha chiesto, con un parere, all’autorità governativa se potesse svolgere «i riti dell’ultima commendatio e della valedictio al defunto» relativamente ai funerali. Giustamente l’autorità governativa ha subito precisato, nel suo parere, che tali riti sono rimessi all’autorità ecclesiastica, esulando dalla competenza di un’autorità laica. Precisazione superflua. Ma forse non c’era neppure bisogno di richiedere un parere su questi aspetti, giacché la CEI ben doveva sapere che lo svolgimento di questi riti competeva all’autorità della Chiesa (v. sul punto, L. Scrosati, Termometro e incenso: Cei sottomessa anche sulla liturgia, in LNBQ, 1.5.2020).
Buona lettura.


Messe VO e NO in diretta streaming: a chi la corona senza virus?

di Franco Parresio

E sì!, Chi l’avrebbe mai detto!?
I Vescovi italiani hanno – con sorpresa di tutti – protestato formalmente contro l’ultimo DPCM, che «esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo» (vqui).
La CEI ha rivendicato in questo modo la «pienezza della propria autonomia» e «l’esercizio della libertà di culto», ricordando «a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale».
Ma ch’è successo?!
Fino al giorno prima piena sintonia col braccio secolare, al punto da mettere alla gogna quell’anziano sacerdote, colpevole di aver celebrato Messa con pochi fedeli; e ora!?
Dopo aver quasi canonizzato Martin Lutero, riabilitandolo e mettendolo alla stregua dei Dottori della Chiesa, adesso ci si ricorda che la nostra è «una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale»!?
È un po’ tardi! Ma… meglio tardi che mai!
Il fondato sospetto, però, è un altro: che le pecore non facciano più ritorno all’ovile!
Un problema da non sottovalutare non soltanto in termini economici, viste le richieste di aiuto postate sui social, come quella del Santuario Beata Vergine Addolorata di Campocavallo (vqui), ma anche e soprattutto psicologici. Mi riferisco a quei sacerdoti che stanno rivelando nelle loro messe in diretta streaming tutta la propria meschinità, con siparietti patetici e squallidi. E questo perché, come ha giustamente detto lo psichiatra Raffaele Morelli: «Non sappiamo stare con noi stessi, in questi giorni lo stiamo imparando. Non bisogna buttarsi a capofitto nell’incontro con gli altri, smetterla di correre e fare mille cose» (vqui).
Questo significa che i Vescovi non possono e non devono sottovalutare soltanto la pericolosità del coronavirus, ma temere seriamente – ora più che mai – gli effetti negativi generati dalla entusiastica neoteologia liturgica, esasperatamente antropocentrica e poco o nulla cristocentrica, e dalla autolesionistica propaganda della fin troppo decantata (sino alla nausea) bergogliana “Chiesa in uscita”. E considerare che, se da una parte c’è una Chiesa in uscita… di scena (nonché di senno), dall’altra c’è una sempre più crescente Chiesa in entrata: quella che si identifica, sebbene non interamente, con il Vetus Ordo, le cui funzioni religiose – specie quelle di quest’ultimo Triduo Pasquale trasmesse in diretta streaming sui vari canali social come youtube e facebook – sono state all’insegna della solennità, dell’ordine e del decoro: esattamente come raccomanda l’Abate Caronti; ma anche l’Abate Schuster, sottolineando il fatto che l’azione liturgica è “a gloria di Dio e ad edificazione dei presenti”: «Spesso, infatti, nelle chiese delle abbazie benedettine assistono dei protestanti, degli ebrei, delle persone senza alcuna religione. L’esperienza dimostra che un coro ben eseguito, delle funzioni celebrate con ordine, con maestà, con devota pompa possono fare su quelle anime una profonda impressione».
Imparino i modernisti e fautori della teologia della chiesa in uscita … e smettano di tacitare chi non la pensa come loro infamandoli come tradizionalisti.

sabato 16 luglio 2016

La fervida devozione alla Madonna del Carmelo in Italia

Nella festa della Madre e Regina del Monte Carmelo, rilanciamo questo contributo di Cristina Siccardi.


















Icona della Madonna del Carmine detta "la Bruna", Basilica del Carmine Maggiore, Napoli


Madonna del Carmine, XVIII sec., Chiesa della Madonna del Carmine, Manfredonia

Madonna del Carmine, XVIII-XIX sec., Chiesa del Carmine, Andria

Ambito marchigiano, Madonna del Carmine, XVIII sec., museo diocesano, San Benedetto del Tronto

Gianfrancesco Modigliani, Madonna del Carmine tra i SS. Girolamo, Francesco d'Assisi, Giovanni Battista e Caterina d'Alessandria, fine XVI sec. - inizi XVII, Chiesa di S. Domenico, Cesena

Giovanni Battista Tiepolo, La Vergine Maria consegna lo scapolare a S. Simone Stock alla presenza dei SS. Teresa d'Avila, Alberto di Gerusalemme ed Elia, con le anime purganti, 1721-27, Pinacoteca di Brera, Milano

Ambito romagnolo, La Vergine col Bambino consegnano lo scapolare a S. Simone Stock, XVIII sec., museo diocesano, Cesena

La Vergine Maria consegna lo scapolare a S. Simone Stock con anime purganti, Chiesa del Carmine, Milazzo

Luca Giordano, Madonna del Carmine con le anime purganti, 1684, Chiesa di S. Pietro in Castello, Venezia

Ambito emiliano, Madonna del Carmelo tra i SS. Luigi Gonzaga e Carlo Borromeo, XIX sec., museo diocesano, Bologna

Ambito ligure, S. Simone Stock riceve dalla Vergine cl Bambino lo scapolare, XIX sec., museo diocesano, Chiavari 

Enrico Scuri, S. Simone Stock riceve lo scapolare, 1835, Bergamo

Ambito bergamasco, La Madonna del Carmelo consegna lo scapolare a S. Simone Stock, 1859 

Giuseppe Carsana, Madonna del Carmine, 1865, museo diocesano, Bergamo

Sebastiano Santi, Madonna del Carmine col Bambino in trono tra i SS. Francesco d'Assisi e Anna, 1850-60, oratorio Madonna del Carmine, Padova

Alessandro Abate, Madonna con S. Simone Stock e anime purganti, 1915, Catania

Luigi Morgari, Madonna del Carmine e S. Simone Stock, 1924 circa, Chiavari


Ambito meridionale, Madonna del Carmelo ed anime purganti, XIX sec., Rossano Calabro



La fervida devozione alla Madonna del Carmelo in Italia

di Cristina  Siccardi

Innumerevoli sono, da Nord al Sud d’Italia, i Santuari dedicati alla Madonna del Carmelo e innumerevoli saranno, come da tradizione, le processioni ed i riti che si terranno, anche quest’anno, in occasione del 16 luglio.
Parallelamente ad una civiltà profana e pagana, rimangono a baluardo della cristianità proprio i Santuari, dove gli abitanti di questi luoghi si sentono legati da un’antica e sacrale appartenenza, che va ben al di là delle ideologie e delle mode. Dietro ad ogni Santuario del Carmine esistono grazie e miracoli privati e collettivi. Antiche e recenti storie prodigiose a dimostrare il soccorso mariano. Il legame che unisce le popolazioni italiane alla Madonna del Carmelo è sorprendente e si è stabilito, con grande frequenza, con gli allevatori, i pescatori, gli agricoltori, gente che trae dalla natura il sostentamento delle proprie famiglie.
Processioni, preghiere, rosari, novene, tenzoni medioevali, sbandieratori, falconieri, maestri d’armi, giochi, tripudio di colori, fiori e fuochi pirotecnici creano scenografie propizie per i momenti di festa dedicati alla Madonna, dove le persone dimenticano temporaneamente di vivere in un tempo anticattolico. Da oltre 400 anni, per esempio, la tradizione ripete a Cuneo, con gli stessi percorsi, gli stessi riti, gli stessi oggetti devozionali e le stesse divise del XVII secolo la processione della vigilia della Festa mariana.
Lo scorso anno 70 confraternite e oltre 1000 confratelli hanno partecipato al corteo religioso, vestiti dei costumi tipici dei Cavalieri del Santo Sepolcro, di Santa Croce, delle Umiliate di Bernezzo, della Misericordia, dei Battuti di Fossano, di San Sebastiano di Castelletto Stura, oltre a quelle della Cattedrale guidate dalla Compagnia del Carmine, dagli incappucciati di San Sebastiano, dei confratelli di San Giacomo e da Confraternite francesi, monegasche e di Siviglia. Presenti anche gli impressionanti Cristi liguri portati a spalle dai giovani.
A Chialamberto, nelle Valli di Lanzo (Torino), in frazione Vonzo, la Vergine del Carmelo viene onorata nel Santuario della Madonna del Ciavanis la seconda domenica di luglio, con pellegrinaggio la mattina al Santuario, posto a circa 1800 m s.l.m. In un tripudio alpino di magnificente bellezza si perviene al magnifico spalto del Santuario mariano, cui si accede salendo 300 scalini in pietra.
A Luzzogno (Verbania) vengono consegnati gli scapolari, ogni 16 luglio, ai bambini che compiono 1 anno, come atto di affidamento alla Madonna e ogni 50 anni la statua della Vergine viene trasportata solennemente: la prossima processione cadrà nel luglio del 2037. A San Valentino, frazione di Badia Calavena (Verona), la festa della Madonna del Carmine dura tre giorni con triduo di preparazione, musica e fuochi d’artificio.
Nella chiesa è visibile una fotografia dei 50 soldati di San Valentino che, grazie all’intercessione della Madonna, tornarono a casa dopo la seconda Guerra mondiale. La mattina della prima domenica seguente il 16 luglio, nella Chiesa di Santo Stefano del Ponte a Sestri Levante (Genova), i Sestresi festeggiano la Madonna del Carmelo quale «grande madre delle vigne e dei frutteti». La statua della processione, con la confraternita e grandi crocefissi, viene addobbata con grappoli d’uva fatti maturare in anticipo.
A Terracina (Latina) la statua della Madonna viene portata in processione prima per le strade addobbate con le luminarie, poi, giunta al porto, prende la via del mare sull’ultima delle paranze dei pescatori illuminate per l’occasione. All’altezza del promontorio del Circeo viene gettata una corona di alloro e fiori in ricordo dei caduti in mare. Al rientro in porto la statua viene accolta da uno spettacolo pirotecnico, mentre cittadini e turisti si affollano sulle bancarelle della fiera e intorno ai banchi dei pescatori in occasione della Sagra del pesce.
A Roma la Festa del Carmine è molto sentita e viene celebrata in tutte le parrocchie, conventi e monasteri Carmelitani. Il primo sabato dopo il 16 luglio inizia la Festa de Noantri, la più popolare solennità religiosa di Roma, che ha il suo vertice nella processione della Madonna Fiumarola in barca sul Tevere, l’ultima domenica di luglio. Il 15 luglio, nel paese di Campomaggiore (Potenza), vengono portati in processione delle sculture a forma di chiesa, realizzate dai diversi quartieri del paese.
Il 16 luglio si svolge la solenne processione, alla quale partecipano donne che seguono scalze la statua della Vergine, cantando alla Madonna del Carmelo. La benevolenza della Vergine per questo luogo è riscontrabile nell’aver intercesso per la salvezza della popolazione intera dalla frana che distrusse il paese nel 1885, rivelando a due contadini l’imminente catastrofe.
I festeggiamenti a Napoli si protraggono per una settimana circa e trovano il loro culmine in uno spettacolo pirotecnico che prevede l’accensione di fuochi che circondano il campanile della Chiesa della Madonna del Carmine di 75 metri, il più alto della città. L’origine della festa è rievocativa di un evento miracoloso: il 17 ottobre 1439 la città era assediata dall’esercito di Re Alfonso V d’Aragona e del fratello Pietro, intenzionati a contendere il trono di Napoli al duca Renato d’Angiò.
Pietro diede ordine di colpire il convento del Carmine divenuto caposaldo dell’armata Angioina e da una enorme bombarda fu sparata una palla contro il convento, che cadde dove era custodito un crocifisso ligneo della seconda metà del XIV secolo: non solo esso non venne distrutto, ma cambiò le pose facciali e del corpo. Da allora è oggetto di grande venerazione ed è custodito sotto l’arco del transetto, dentro un grande tabernacolo.
I festeggiamenti a Gragnano (Napoli), durano circa 15 giorni, durante i quali oltre alle novene e alle omelie di predicatori francescani, si celebrano due processioni; una grande folla di fedeli le accompagna, dominate dal grande carro dorato trainato dai simboli dei quattro evangelisti, sul quale la Madonna risplende nei suoi abiti carmelitani, con corona e manto regale.
A Sannicandro di Bari si festeggia il 15 e il 16 luglio. Nella seconda parrocchia sannicandrese, il Carmine, si inserisce la manifestazione dell’abitino dei Quattro Cantoni, meglio conosciuta come «U Pizz’kellò». Il gioco consisteva e consiste nel realizzare una piramide umana, composta da nove persone che deve avanzare su un percorso rettilineo. I quattro Cantoni sono le quattro contrade del paese (ossia Assunta, Torre, Carmine e Castello) che si sfidano in gare ad eliminazione diretta.
Palmi (Reggio Calabria) fu epicentro del terremoto del 16 novembre 1894, la sera dell’evento la popolazione portò in processione la statua della Madonna del Carmine che, fin dal 31 ottobre mostrava segni prodigiosi quali pianto, movimenti degli occhi, cambio di colorazione del volto. Quando la processione raggiunse l’estremità della città, si verificò il violento sisma che colpì gran parte delle case, ma perirono solo 9 persone su circa 15.000 abitanti, la maggior parte dei quali si trovava in processione. A Buseto Palizzolo (Trapani) la festa è tra le più sentite manifestazioni di fede della Sicilia Occidentale.
Dopo la Santa Messa del 16 luglio celebrata dal Vescovo, la pregevole immagine della Madonna del Carmelo con Bambino, opera dello scultore Rosario Bagnasco, viene «scinnuta», ovvero scesa dall’altare maggiore, e rivestita con abiti bianchi a protezione dal sole e dalla polvere, e trasportata a spalla nella Chiesa della Madonna di Fatima di Pianoneve, seguendo un suggestivo percorso tra campi, ulivi e vigne.
Questi sono minimi esempi della galassia Flos Carmeli disseminata su tutta la penisola, i cui echi non possono raggiungere gli attuali interessi di chi ha potere, ma la Vergine del Carmelo si muoverà ancora alla vista dei sinceri onori a Lei tributati e all’ascolto della soave orazione a Lei dedicata: «Madre mite, pura nel cuore, ai figli tuoi sii propizia, stella del mare (…) Giglio cresciuto tra alte spine, conserva pure le menti fragili e dona aiuto. /Forte armatura dei combattenti, la guerra infuria, poni a difesa lo scapolare./ Nell’incertezza dacci consiglio, nella sventura, dal cielo impetra consolazione (…)».

venerdì 29 gennaio 2016

Chiarimento cattolico sul Family Day ed opposizione senza se e senza ma alle unioni civili

Come noto, domani 30 gennaio, si svolgerà a Roma la manifestazione delle famiglie contrarie al d.d.l. Cirinnà bis, noto come Family Day.
A questa manifestazione parteciperanno diverse sigle cattoliche, tra le quali anche il popolo del Summorum Pontificum e la stessa Fraternità San Pio X. Tuttavia sebbene sia giusto per un cattolico opporsi all’innovazione legislativa che si vorrebbe introdurre, è forse bene ricordare che quest’opposizione non è soltanto contraria all’introduzione, nell’ordinamento italiano, della c.d. stepchild adoption, bensì è più ampia ed estesa. Bisogna chiarire la questione.
In effetti, per un cattolico, non si tratta di scegliere tra un male maggiore (l’introduzione dell’adozione anche per le coppie omosessuali) ed uno minore (il riconoscimento civile delle unioni civili). Entrambe le ipotesi sono inaccettabili e, come mali, sono da porsi sullo stesso piano. In altre parole, non vi è scelta tra diverse gradazioni di male, bensì di opporsi al male tout court.
Perché? Per il semplice motivo che chi sostiene questo, e cioè “riconoscimento sì, adozione no”, semplicemente ignora o non conosce l’ordinamento italiano. In verità, quella che con termine anglosassone si chiama stepchild adoption (oggi va molto di moda usare termini anglosassoni!), ma che potremmo definire come “adozione del figliastro” o adozione in casi particolari, è già nota dal 1983. La l. 4.5.1983 n. 184 – che regola in Italia l’istituto dell’adozione del minore - permette l'adozione del figlio del coniuge, purché vi sia il consenso del genitore biologico ed a condizione che l'adozione corrisponda all'interesse del figlio (cfr. artt. 44 ss.). È previsto anche il consenso di quest’ultimo qualora abbia già compiuto i 14 anni. Nel caso sia tra i 12 e i 14 anni d'età, il Giudice è tenuto ad ascoltare il minore e tener conto dei suoi desideri ed aspirazioni (art. 45). Dunque, quest’istituto già esiste nel nostro ordinamento. Non è una novità e vale per le coppie coniugate e, dunque, eterosessuali. La proposta Cirinnà, sebbene non etichetti le unioni come “matrimoni” (ma è solo una questione di etichetta!!!), in realtà estende i diritti derivanti dal matrimonio, o almeno molti di questi, anche alle semplici unioni civili, comprese quelle tra persone dello stesso sesso. Pertanto, con la novella che si vorrebbe introdurre de facto i partner sarebbe assimilabili ai coniugi e, dunque, ben potrebbero a loro applicarsi le norme previste dalla legge sull’adozione. La limitazione che si vorrebbe imporre, e cioè quella che solo le unioni eterosessuali possano ricorrere alla stepchild, potrebbe presentare problemi di costituzionalità, in quanto le coppie omosessuali si troverebbero discriminate e, dunque, penalizzate. Il ricorso alla Consulta sarebbe inevitabile, la quale – vista anche la sua attuale composizione a preponderante maggioranza laicista – senz’altro dichiarerebbe l’incostituzionalità della norma nella parte in cui non permettesse anche alle coppie omosessuali il ricorso all’adozione ex artt. 44 ss. l. 184/1983. Dunque, quest’istituto, escluso dal legislatore, vi rientrerebbe per via giurisprudenziale …. Un po’ come successo per la legge sulla fecondazione artificiale, la l. n. 40/2004, che oggi è stata praticamente scardinata per via di picconate assestate dal Giudice delle leggi e dalla giurisprudenza. Perciò, il problema sarebbe – nel caso dell’esclusione dello stepchild – semplicemente rimandato nel tempo, giammai risolto, e per giunta affidato alla mano dei giudici – costituzionali in primis. Ecco perché non è condivisibile la soluzione “riconoscimento sì, adozione no”, atteso che è sostanzialmente un boomerang, che rischia di far rientrare nel breve-medio periodo ciò che si vorrebbe escludere. Insomma, un’illusione o, se preferiamo, una falsa opposizione.
Un cattolico, perciò, non potrà che esprimere la propria radicale e totale opposizione a questo progetto, ivi incluso, soprattutto, il riconoscimento delle unioni civili (l’adozione ne è una diretta conseguenza!). Peraltro tale riconoscimento “dei diritti” è solo una questione ideologica e formale, visto che la giurisprudenza ha riconosciuto alle unioni civili, c.d. unioni di fatto o more uxorio oggi esistenti, pressoché gli stessi diritti che il d.d.l. Cirinnà bis - nel tempo ci sono state circa cinquanta proposte di legge in tal senso (v. qui) - vorrebbe attribuire o riattribuire (v. qui, qui e qui. Cfr. anche qui e qui, ove si ricorda come taluni diritti dei conviventi semplicemente devono passare attraverso la formalizzazione di appositi contratti o clausole negoziali, il che coerentemente con la natura di fatto dell’unione). A che pro dunque una legge? Al solo scopo di equiparare al matrimonio (che per un cattolico è anche un sacramento) le unioni civili. Una volta riconosciuti i medesimi diritti, verrà meno anche l’etichetta. Questa sarebbe la strada, che si vorrebbe far percorrere all’Italia. Per rendersene conto, basta guardare all’esperienza francese dove, introdotto il PACS nel 1999, dopo una decina d’anni, nel 2013, non si sono avute remore a passare al matrimonio vero e proprio essendosi i francesi abituati all’idea che i pattisti fossero dei veri e propri coniugi con i medesimi diritti derivanti dal matrimonio e che quindi fosse inutile mantenere una distinzione tra etichette. La stessa cosa avverrà in Italia: si inizia con le unioni civili e si finirà ineluttabilmente tra una decina d’anni ad un vero e proprio matrimonio.  Un motivo in più per un cattolico di opporvisi senza compromessi di sorta sulla legge morale, senza se e senza ma, non potendosi accettare alcun accomodamento, che peraltro suonerebbe da presa in giro, come cercato sinteticamente di illustrare.
Ecco perché un cattolico dovrebbe partecipare al Family Day con la puntualizzazione che egli deve dissociarsi anticipatamente da qualsiasi lettura “compromissoria” o “del male minore”, che dovesse darsi dagli organizzatori o dai vescovi (v. qui), e che fosse in contrasto con la legge morale non solo riguardo ai minori, ma anche e soprattutto riguardo al riconoscimento legislativo di siffatte unioni parafamiliari.

Mons. Galantino col ministro Boschi

FAMILY DAY: il “non possumus” del popolo cattolico

di Lupo Glori

Il Family Dayche si terrà a Roma il prossimo sabato 30 gennaio, per protestare contro il ddl Cirinnà, che giovedì 28 gennaio approderà in Aula al Senato per la decisiva discussione generale, sta raccogliendo un numero di adesioni superiore alle aspettative da parte di tutto il mondo, non solo cattolico, schierato a difesa della famiglia.
Nella grande area del Circo Massimo si raduneranno migliaia di associazioni, di gruppi e di famiglie, provenienti da tutta Italia per manifestare la propria ferma opposizione alle unioni civili e all’istituto della cosiddetta stepchild adoption, previsti dal disegno di legge n. 2081, Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. La straordinaria mobilitazione nazionale di questi giorni contro il ddl Cirinnà ha fatto sorgere spontaneo l’inevitabile paragone con il Family Day del 2007, indetto per affossare i cosiddetti DICO e dare una spallata decisiva all’allora governo Prodi.
Tuttavia, le differenze tra ieri ed oggi sono profonde e la manifestazione del prossimo 30 gennaio non sarà una fotocopia di quella del 12 maggio 2007. A distanza di quasi dieci anni i rapporti di forza in campo sembrano infatti essersi clamorosamente capovolti, così che, se nel 2007 era stata la Chiesa, attraverso le sue più autorevoli istituzioni, a chiamare a raccolta il popolo cattolico per scendere in piazza contro un disegno di legge inaccettabile, oggi, i ruoli si sono paradossalmente rovesciati e, dopo le prove generali di piazza San Giovanni del 20 giugno, è lo stesso popolo cattolico a rivolgere un accorato “non possumus” alle gerarchie ecclesiastiche, invitandole a scendere in piazza a loro fianco.
Un evidente e brusco cambio di rotta messo in evidenza da Agostino Giovagnoli suLa Repubblica, il quale ha sottolineato tale inedito movimento dal basso, scrivendo: «Nel 2007, mentre era papa Benedetto XVI, la regia del Family day fu di Camillo Ruini, Presidente della Cei; alle associazioni del laicato cattolico fu imposto di partecipare; oratore di quella giornata fu Savino Pezzotta che era stato relatore ufficiale al Convegno nazionale della Chiesa italiana l’anno prima; l’obiettivo era affossare i Dico. La Chiesa italiana, insomma, scese in campo, serrando le fila, in nome di valori morali non negoziabili ma combattendo una battaglia politica. La manifestazione del prossimo 30 gennaio, invece, non è voluta dalla Cei e su di essa i vescovi hanno espresso opinioni diverse. Le associazioni cattoliche non sono obbligate a partecipare e infatti solo alcune saranno presenti. Realtà ecclesiali come il Movimento dei Focolari hanno espresso perplessità e Comunione e Liberazione non ha preso posizione. L’Associazione Scienza e Vita non aderisce ma alcuni suoi rappresentanti saranno presenti».
Per una giornata, che si preannuncia storica, diverse associazioni metteranno da parte le loro discordanti visioni “strategiche”, circa la linea d’azione da seguire per contrastare l’apparentemente inarrestabile processo rivoluzionario, e scenderanno unite in piazza per far sentire forte la propria voce e affermare il valore fondamentale dell’istituto famigliare naturale fondato sul matrimonio indissolubile tra un uomo ed una donna, nucleo primario di formazione dell’uomo e cellula vitale di ogni società.
Tra coloro che hanno espresso la loro adesione critica al Family Day, segnaliamo alcune associazioni che da sempre si contraddistinguono, nella battaglia culturale in atto, per una difesa ferma ed integrale della verità: l’Associazione Famiglia Domani,Il Cammino dei Tre Sentieri, il Comitato Verità e Vita.
L’ Associazione Famiglia Domani, nel suo comunicato stampa, ha dichiarato la sua adesione al Family Day del 30 gennaio, specificando però come essa non possa prescindere da un NO totale al ddl Cirinnà: «in primo luogo NO alle unioni civili di qualsiasi forma e in secondo luogo NO alla “stepchild adoption”». L’associazione, che ha il suo storico fondatore nel marchese Luigi Coda Nunziante (1930-2015), ha inoltre espresso le proprie perplessità riguardo l’eccessiva concentrazione del dibattito sul ddl Cirinnà attorno al «pur giusto diritto del bambino ad aver una madre ed un padre, oggi minacciato dall’adozione dei minori all’interno delle coppie dello stesso sesso e da istituti differenti quali la stepchild adoption, l’affido “rafforzato” e l’utero in affitto». Una posizione di lotta alquanto discutibile, che «rischia di tacere sull’inaccettabile approvazione delle unioni civili, in qualsiasi modo esse vengano declinate, sia appellandosi ai presunti diritti delle persone omosessuali in quanto tali, sia al falso principio della non-discriminazione». Per queste ragioni, Famiglia Domani «rifiuta in toto il disegno di legge Cirinnà ed afferma con forza come la salvaguardia della famiglia sia inscindibile da una difesa totale ed integrale della verità e dell’ordine naturale e cristiano».
Anche il Cammino dei Tre Sentieri, diretto dal prof. Corrado Gnerre, fornisce alcune doverose indicazioni ai propri amici che si apprestano a recarsi a Roma, precisando come «alcuni noti esponenti del Family Day (tra cui lo stesso portavoce, Massimo Gandolfini) si sono espressi come non contrari ad un disegno di legge che riconosca legalmente le unioni omosessuali, purché non presentino alcuna equiparazione al matrimonio». Una posizione prosegue il testo, «ovviamente non condivisibile né sul piano morale né su quello più specificamente “strategico” ˗ dal momento che ˗riconosciute le cosiddette “unioni civili”, il passo verso il diritto alla filiazione da parte delle coppie omosessuali sarà quanto mai breve e del tutto consequenziale». Tuttavia, tale dissenso “strategico” non compromette l’adesione dell’associazione alla manifestazione in quanto scopo principale del Family Day, secondo le dichiarazioni degli organizzatori, è il rifiuto totale del “ddl “Cirinnà” ed inoltre esso rappresenta «l’unica possibilità concreta per esprimere in maniera chiara e con adeguata risonanza mediatica il proprio dissenso nei confronti del DDL».
Un’altra valorosa associazione, il Comitato Verità e Vita, fondato dal compianto Mario Palmaro (1968-2014) ed oggi diretto dal dott. Angelo Francesco Filardo, aderisce al Family Day, ribadendo il «valore fondamentale della famiglia nata dal matrimonio di un uomo e di una donna». Il Comitato lancia un vero e proprio appello al mondo politico affinché ogni singolo senatore e deputato «respinga in toto il ddl Cirinnà con ogni sua probabile eventuale modifica ed ogni ddl sulle unioni civili che anche implicitamente (con velato rimando a norme che regolano il matrimonio) possa equiparare od offrire ai giudici creativi la possibilità di equiparare le unioni civili al matrimonio, votando NO anche ad un eventuale voto di fiducia posto dal Governo».
Rivolgendosi a tutti i parlamentari cattolici, Verità e Vita, sottolinea come sia preferibile una crisi di governo all’introduzione nel nostro ordinamento di una legge che porterebbe alla distruzione della famiglia, cellula primaria della società: «Riteniamo, meno disastroso per l’Italia, per l’Europa e per tutto il genere umano far cadere il Governo che contribuire con il proprio voto o con la propria non partecipazione al voto alla distruzione della famiglia, cellula fondamentale ed insostituibile di ogni società in ogni tempo e luogo!».
Il filo conduttore che accomuna le posizioni espresse nei tre comunicati è il netto rifiuto di qualsiasi compromesso con i nemici dell’ordine naturale e cristiano. Una visione per la quale, un’efficace opposizione alla deriva nichilista contemporanea non può, in alcun modo, prescindere da una difesa della verità che sia totale ed integrale. Per questa ragione, le tre associazioni invitano tutti i propri amici e sostenitori a recarsi a Roma il prossimo 30 gennaio per affermare, senza cedimenti e senza compromessi, il proprio NO assoluto all’iniquo disegno di legge Cirinnà.

mercoledì 23 dicembre 2015

I semi dell’apostasia portano alla dissoluzione della Chiesa. Il caso di Udine. E non solo.


Ma possono essere ancora pastori quelli che offrono le pecore del proprio gregge al lupo? E magari cedono alle lusinghe del lupo?
Il caso di Udine, che proponiamo, non è che un pallido esempio di quanto la Chiesa si stia disfacendo dinanzi all’Islam, sedicente “religione di pace” come vorrebbe qualcuno in alto loco. Cfr. L'estranea 'natività' di Udine: come difenderci dalle commistioni che diventano profanazioni?, in Chiesa e postconcilio, 24.12.2015.
Ancora, significativo è il caso de L'Osservatore Romano e Radio Vaticana che vedono nella coincidenza della data della nascita del Signore con quella del c.d. profeta quasi un "segno di Dio" (v. Aleteia, 24.12.2015; Radio Vaticana, 23.12.2015. Cfr. per un commento, Vaticano: nascita di Gesù o di Maometto buona novella, cuore in festa, in Radiospada, 23.12.2015. V. anche Il Timone, 24.12.2015). 
Emblematico è anche il caso di Genova, dove un vescovo ausiliare si è recato a pregare in moschea, verso La Mecca, rivolgendo orazioni ad un dio, Allah, non trinitario, che, guardato appena un po’ da vicino, offre allarmanti caratteristiche che non hanno nulla a che fare con il Dio Trinità, professato dai cristiani, poiché, senza relazione com’è, non garantisce a questa realtà (sia divina sia umana) né l’armonia né il funzionamento (così I. Biffi, Nel Catechismo loriginalità che sa dialogare, in Avvenire, 10 agosto 2005, p. 16). La divinità islamica, infatti, sarebbe un “dio incartato”, a differenza del Dio cristiano, incarnato: anzi gli è opposto. Allah, del resto, era la divinità suprema del pantheon politeista arabo; una sorta di Giove dei popoli arabi. Maometto, allorché distrusse i 360 idoli adorati a La Mecca ed affermò che Allah fosse l’unica divinità, in realtà non rese quel dio il nostro stesso Dio, sebbene lo condisse con elementi sparsi attinti dal giudaismo e dal cristianesimo nestoriano. Nota Magdi Cristiano Allam: «sarebbe come se il cristianesimo si fondasse sul culto assoluto di Giove» (M. C. Allam, Islam. Siamo in guerra, Milano, 2015, p. 67). Per cui, non possiamo affermare che le preghiere che un cristiano possa rivolgere a quella divinità siano preghiere rivolte, in verità, al Dio cristiano. Al contrario. Si tratta di un chiaro caso di abbandono della fede, forse dovuto alla scarsa o nulla fede degli odierni pastori e degli stessi fedeli, in nome di un ovattato, quanto politicamente corretto, buonismo e pacifismo.

Mons. Anselmi, prima dell'apertura della porta santa in Genova, prega in moschea. V. qui e qui

Molti moderni pastori non credono più nel Dio Triuno né ne hanno timore presi come sono dalla “misericordia”, tanto da permettersi di ritenere che Dio possa tollerare di tutto dai suoi ministri e dai fedeli, nonostante Egli sia Dio geloso! Insegnava S. Tommaso d’Aquino: «quod mysterium Christi explicite credi non potest sine fide Trinitatis, quia in mysterio Christi hoc continetur quod filius Dei carnem assumpserit, quod per gratiam spiritus sancti mundum renovaverit, et iterum quod de spiritu sancto conceptus fuerit» (S. Tommaso DAquinoSumma Theol., II-II, q. 2, a. 8: «Non è possibile credere esplicitamente il mistero di Cristo senza la fede nella Trinità: poiché il mistero di Cristo implica l’assunzione della carne da parte del Figlio di Dio, la rinnovazione del mondo mediante la grazia, e la concezione del Cristo per opera dello Spirito Santo»).
Non possiamo, perciò, non qualificare quei gesti come atti di apostasia.
Scrive san Pio X nel suo Catechismo al n. 128 che «Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno, la fede cattolica già professata». Al n. 229 del Catechismo Maggiore: «Gli apostati sono coloro che abiurano, ossia rinnegano con atto esterno la fede cattolica, che prima professavano». Commenta Padre Dragone: «Il cattolico nel santo Battesimo si è impegnato a professare in privato e in pubblico la sua religione. Quando, con un atto pubblico ed esterno, abbandona il cattolicesimo per aderire a un’altra religione (protestante, maomettana, buddista…), o per non aderire a nessuna religione positiva (atei, materialisti, massoni, deisti, idealisti, panteisti, comunisti, socialisti, marxisti…) diventa apostata, perché rinnega la religione cattolica e se ne allontana. L’apostasia è un peccato gravissimo, separa dalla Chiesa e dalla comunione dei santi e priva della possibilità di salvezza. Riflessione. – Per il ritorno degli erranti all’unità della Chiesa cattolica, più delle parole e degli scritti polemici, giovano la preghiera, la penitenza e il buon esempio. Esempio. – Giuliano, nipote dell’imperatore Costanzo, passò alla storia col nome infame di «apostata». Battezzato nella religione cristiana, fino a vent’anni frequentò la Chiesa e i Sacramenti. Dapprima rinunciò alla fede ma solo in segreto, per non essere privato del diritto al trono. Fatto imperatore, gettò la maschera, rinnegò apertamente il Cristianesimo, si proclamò credente nelle dottrine e nei riti pagani, e si propose di far rifiorire il paganesimo. Numerosi cristiani furono da lui martirizzati. Però la vendetta divina non si fece attendere a lungo. Dopo appena tre anni di regno Giuliano morì combattendo contro i Parti. Si racconta che prima di morire estrasse di sua mano la freccia che gli si era infitta nel petto, raccolse una manata di sangue che sgorgava dalla ferita e lo lanciò contro il cielo gridando disperato: “Galileo, hai vinto!”» (Catechismo san Pio X commentato, CLS, Verrua Savoia, 2009, p. 203).
Ed è evidente che la preghiera rivolta alla divinità islamica è un atto di apostasia, perché quella divinità non è il Dio Uno e Trino professato dalla fede cristiana. Né può dirsi che quel dio islamico sia il medesimo Dio, meglio conosciuto dai cristiani, stante la diversità ontologica tra il primo ed il Secondo. Ricorda ancora Inos Biffi «Il Signore ha mandato i suoi apostoli ad annunziare e a testimoniare il suo Vangelo nel mondo intero, così che tutti gli uomini – proprio tutti – diventino credenti in Lui. Ne consegue che il suo discepolo non arrossirà a proclamare che la sola vera religione – per usare le parole di Agostino – è quella annunziata da Cristo e in atto in Lui; che non cè un Dio cristiano e, a lui equivalente o quasi, il Dio di altre religioni, sia pure monoteistiche, ma che lunico vero Dio è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, o la Trinità» (Nel Catechismo, cit.).
Ma il caso del vescovo genovese ne è solo un esempio.
Vi sono stati altri chiari segni di cedimento, giungendo persino ad inserire nel presepe elementi islamici (v. qui e qui) o a sollecitare la compresenza, accanto al Crocifisso, dei simboli musulmani (v. qui) o insistere nellinsegnamento del ramadan a scuola (v. qui). Tutti segni di cedimento, che spianano la strada alla conquista islamica. In tal maniera ci mostriamo chiaramente ingrati nei confronti dei doni di Dio: è infatti un dono ed una grazia di Dio se le nostre terre non sono (ancora) islamiche, perché i nostri padri hanno impetrato dallOnnipotente, per intercessione della Regina delle Vittorie, Maria, la salvezza dellOccidente dal pericolo della mezzaluna, vincendo innumerevoli volte ed infine a Lepanto ed a Vienna. Mostrandoci ingrati verso queste grazie di Dio, apriremo la strada alla nostra dissoluzione e distruzione.
Del resto è significativo che uno dei maggiori sultanati islamici abbia vietato la celebrazione del Natale (v. qui)!
Presto, chissà, anche da noi sarà realtà e la pubblica celebrazione del Natale sarà causa di imprigionamenti e persecuzioni.

Udine: musulmani all’attacco del Natale. E la Curia bela

Se i Pastori della Chiesa di Udine si documentassero un po’ sull’islam, potrebbero essere una guida per i fedeli a loro affidati… o forse sono già documentati e trovano più comodo ficcare la testa nella sabbia? Forniamo comunque un’interessante serie di link a siti islamici, assolutamente espliciti.

di Redazione

Se il lupo rappresenta la ferocia, la pecora è senza dubbio l’opposto, l’animale da sempre simbolo della pavidità. Poi c’è, anzi “dovrebbe esserci”, il buon pastore, quello che è disposto a dare la vita per le pecore a lui affidate, e che affronta il lupo.
Oggigiorno le cose vanno in un modo un po’ diverso. Il lupo si è evoluto e si presenta mite e dialogante. Però sempre lupo è, e il suo intento è quello di mangiare le pecore. Il pastore invece si presenta come prima, vestito da pastore, però è cambiato dentro. Ci si chiede: è rincretinito o è diventato un pusillanime? Forse, tutte e due le cose. Sta di fatto che il pastore proclama: “Bene, bene, vediamo che dice il lupo. Il suo atteggiamento è interessante, e del resto noi pastori siamo dialoganti. Eccetera”. Mentre il pastore si apre al dialogo, il lupo controlla se in cucina ha tutti gi ingredienti per rendere saporita la pietanza, e tra sé e sé dice soddisfatto: “Ma quanto è fesso questo pastore, è proprio quello che fa per me”. Il risultato comunque è scontato: il pastore dialoga, il lupo mangia, e le pecore finiscono sbranate.
Accade a Udine che, nell’orgia dialogica in cui siamo immersi, si fa avanti l’Associazione Partecipazione & Spiritualità Musulmana che , come ci comunica gioiosamente il Messaggero Veneto – Edizione Udine , si appresta a diffondere in città il manifesto che vedete in fotografia e a proporre, sotto il titolo “Gesù e Muhammad, raggi della medesima luce” una serie di iniziative, presentate da tale sig. Fauzi Mjoual, segretario e tesoriere del centro Misericordia e Solidarietà (altra associazione che partecipa all’iniziativa). Il tutto, ovviamente, per “ricercare e valorizzare i tanti punti di convergenza tra gli esseri umani, in modo da allontanare lo spettro del rigetto dell’altro e della violenza, che spinge l’umanità verso l’abisso dell’incomprensione totale”.
A questo punto sarebbe legittimo attendersi da un Pastore della Chiesa cattolica alcune parole precise, tipo:
Cari fedeli, ricordiamoci che l’islam è una falsa religione, ed è un’eresia anzitutto perché nega la natura divina di Nostro Signore Gesù Cristo e la Santissima Trinità; oltre al resto.
Ricordiamoci anche che è nostro preciso dovere ammonire chi è nell’errore, e quindi anche i musulmani perché ben sappiamo che se non si convertono all’unica vera Fede, saranno dannati in eterno;
In ogni caso non lasciamoci fuorviare da queste iniziative che con belle parole possono far cadere nel gravissimo errore del sincretismo, peraltro funzionale al mai rinnegato sogno musulmano di convertire tutto il mondo all’islam, anche a fil di spada (o meglio, dato il progresso, a raffiche di mitra).
Accade invece che Mons. Guido Genero, vicario generale dell’Arcidiocesi di Udine, dichiari (è sempre il Messaggero Veneto a documentarci) che “Di primo acchito ci pare un fatto positivo, ma, prima di esprimere qualsiasi tipo di giudizio, attendiamo di vedere questi manifesti”.
A parte il fatto che i manifesti, come li abbiamo visti noi tutti, li avrà già visti anche Mons. Genero, ci sembra strano che un vicario generale di un’Arcidiocesi sia così poco documentato sulla vera natura dell’islam, da aver bisogno di rifugiarsi dietro queste frasi vuote per prendere tempo. Comprendiamo però benissimo che quando si ricoprono cariche così impegnative il tempo a disposizione sia molto poco e quindi abbiamo fatto qualche veloce ricerca. Magari ciò che abbiamo letto potrà essere utile anche ai Pastori dell’Arcidiocesi di Udine. Con tutto il rispetto, facciamo notare che la ricerca ci è costata solo una manciata di minuti…
Orbene, se scorriamo un po’ il sito della già citata Associazione “Misericordia e Solidarietà” troviamo una chiara,chiarissima dichiarazione di intenti: “E’ degno di nota il fatto che l’unico paese europeo in qualche modo citato dal Profeta Muhammad (saws) sia l’Italia, in particolare la sua capitale Roma: “Fu chiesto al Messaggero di Allah: quale città sarà conquistata per prima: Costantinopoli o Roma? Disse: “La città di Eraclio sarà conquistata per prima; ovvero Costantinopoli”. Ciò lascia intendere che anche Roma abbraccerà l’Islam”. Non inventiamo nulla: stiamo solo leggendo ciò che anche voi potete leggere, cliccando qui. Le parole usate non lasciano spazio a equivoci: il verbo “conquistare” è ben chiaro, e lo è ancor di più, se si legge tutta la pagina linkata, che si apre con il ricordo delle conquiste militari islamiche in Italia.
Insomma, bisogna riconoscere che l’Associazione “Misericordia e Solidarietà” non manca di chiarezza. E può farlo, perché sa che una società debosciata e svirilizzata, dove i Pastori sono così tesi al “dialogo” da aver lasciato da parte Nostro Signore Gesù Cristo, sarà sempre pronta a inchinarsi davanti all’unica legge che i pusillanimi rispettano, quella del più forte.
L’islam fa paura, la Fede cattolica è da tempo persa, e troppi “pastori” sono pronti a piegare la testa di fronte a queste belle iniziative di dialogo. E poi va riconosciuta una notevole capacità nel marketing, addirittura l’associazione islamica ha nel suo titolo la parola magica “Misericordia”… che vogliamo di più?
Il Corano, qualcuno lo ha letto? Sì? Benissimo. Allora smettiamola, almeno, di fare gli ipocriti e rifugiarci dietro frasi vuote, come quella di Mons. Genero, sopra riportata. Il Corano è chiarissimo, quanto a intenti di conquista, gli islamici di “Misericordia e Solidarietà” sono a loro volta chiarissimi. Cosa serve di più?
Già, servirebbe la Fede cattolica. Ma in alto loco ci è stato spiegato che la “interreligiosità” è una “grazia”; è la stessa autorevole fonte che ci ha spiegato che il proselitismo è una grande sciocchezza. È chiaro che per quell’autorevole voce si era sbagliato Nostro Signore Gesù Cristo, quando ordinò di portare il Vangelo in tutto il mondo e arrivò a dire che “chi si convertirà e sarà battezzato, sarà salvo”. Gli altri no. Eravamo molti, molti anni prima del 13-3-2013…
Comunque, se i pastori della Chiesa udinese vogliono documentarsi un po’ di più sul’islam possono anche andare a visitare uno dei più antichi e illustri siti islamici, “radio islam“, in rete da anni in ben 23 lingue, con l’intento di favorire il dialogo e la conoscenza tra mondo occidentale e islam. È un sito interessante, che già nell’home page fa dichiarazioni fanatiche di antisemitismo e che fornisce ai suoi lettori anche alcune letture istruttive, come il “Mein Kampf“ e il testamento di Hitler. Notoriamente si tratta di scritti di alto valore pedagogico, tesi a favorire quel “dialogo” a tutti offerto a prezzi da discount…
Ci sembra che non ci sia molto da aggiungere.
E a tutti i fedeli dell’Arcidiocesi di Udine auguriamo Buon Natale, nascita del Salvatore, Nostro Signore Gesù Cristo. E basta.

Fonte: Riscossa cristiana, 21.12.2015. V. anche il sequel, Udine, seconda puntata. Il fascino del suicidio, ivi, 22.12.2015.