Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 4 ottobre 2018

San Francesco celebrato dagli antifrancescani

Nella festa liturgica di S. Francesco, rilanciamo questo contributo di Cristina Siccardi.

Particolare della tomba di S. Francesco d'Assisi, Cripta, Basilica Inferiore di S. Francesco, Assisi

Collaboratore di Simone Martini, S. Francesco, 1318-19, Transetto destro, Basilica Inferiore di S. Francesco, Assisi


Bartolomé Esteban Murillo, S. Francesco abbracciato al Crocifisso, 1668-69, Museo de Bellas Artes de Sevilla, Siviglia



Eugène Burnand, S. Francesco benedice Assisi, 1919

Eugène Burnand, S. Francesco malato nel palazzo del Vescovo di Assisi, 1919


Eugène Burnand, S. Francesco sul letto di morte, 1919


Statua di S. Francesco, Santuario di S. Francesco, Castelvecchio Subequo












San Francesco celebrato dagli antifrancescani

di Cristina Siccardi


San Francesco d’Assisi, che ha risollevato la Chiesa del XIII secolo insieme all’opera di san Domenico di Guzman, non è la figura edulcorata, svirilizzata, dialogante e ambientalista che si è fatta di lui a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso; non rappresenta le istanze dello spirito del Concilio Vaticano II; né raffigura il buonista da salotto e senza logica,tanto caro a molti contemporanei, sia fra il clero che fra i laici; né si fa portabandiera pacifista o portavoce delle «diversità necessarie», come le definisce il Cardinale Gianfranco Ravasi.
Nei giorni scorsi, proprio il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha aperto ad Assisi i lavori (21-22 settembre) della manifestazione culturale «Il Cortile di Francesco» con una lectio dal titolo Le differenze necessarie. «Le differenze viste non come ostacolo, ma come arricchimento umano», ha dichiarato il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato.
«Non come muri, ma come ponti, che avvicinano e fanno incontrare gli uomini, le loro storie, le loro culture e tradizioni. L’anteprima del Cardinale Ravasi racchiude in sé l’essenza di questa quarta edizione: quelle differenze, appunto, che saranno il filo conduttore degli oltre trenta incontri ospitati ad Assisi».
La festa di san Francesco, che la Chiesa si sta apprestando a celebrare il 4 ottobre, si è già aperta ad Assisi, quindi, sotto auspici antifrancescani. L’articolo dello stesso Ravasi, pubblicato su Il Corriere della Sera il 16 settembre scorso, è dimostrazione plastica del pensiero che demolisce il mirabile seme evangelico e missionario del Cavaliere di Nostro Signore che sposò Madonna Povertà.
Innanzitutto l’autore apre il suo pezzo con le parole né di San Francesco, né di Cristo, per il quale san Francesco visse e morì divenendo lui stesso immagine del Crocifisso (primo stigmatizzato della Storia della Chiesa), bensì di Konrad Adenauer (1876-1967), uno dei padri fondatori dell’Unione Europea: «Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte», perciò più le pluralità si evidenzieranno e si mescoleranno su uno stesso tessuto globalizzato e maggiori saranno i vantaggi, in quanto non solo le differenze esistono, ma esse sono necessarie per la realizzazione della «pienezza dell’umanità stessa».
Cita poi il filosofo politico, difensore della cosiddetta «società aperta» – parola “magica” che, intollerante del rispetto delle identità, ha annientato il Cristianesimo in Europa – Karl Popper (1902-1994), il quale sosteneva che non si deve credere «all’opinione diffusa che, allo scopo di rendere feconda una discussione, coloro che vi partecipano debbano avere molto in comune. Anzi, più diverso è il loro retroterra, più feconda sarà la discussione. Non c’è nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci fosse stata la torre di Babele, avremmo dovuto costruirne una».
San Francesco d’Assisi è all’estremo opposto di questo pensiero che ha disgregato e distrutto la coscienza cattolica. Per san Francesco c’è Gesù Crocifisso e tutto, ma proprio tutto, deve ruotare intorno a Lui, perché soltanto Cristo è portatore della Verità e della Salvezza.
Gli insegnamenti di san Francesco non avevano alcunché di plurale, erano monotematici per essenza: portare Cristo e il Vangelo alle anime per sanarle dai peccati e condurle in Paradiso. Tuttavia il suo parlare e il suo ammonire non risultarono mai monotoni, ma vitalizzarono e convertirono migliaia e migliaia di persone, portando migliaia e migliaia di vocazioni. E la gemma di san Francesco si schiuse di generazione in generazione in tutto il mondo, per secoli e secoli.
Tutto il resto, ovvero, tutto ciò che sta fuori dalla Verità rivelata, affermava san Francesco, non è solo noia, ma tenebre. Lascia scritto: «Il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per me. Se aveste conosciuto me, conoscereste anche il Padre mio; ma da ora in poi voi lo conoscete e lo avete veduto”. […] il Padre abita una luce inaccessibile, e Dio è spirito, e nessuno ha mai visto Dio. Perciò non può essere visto che nello spirito, poiché è lo spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla. Ma anche il Figlio, in ciò per cui è uguale al Padre, non può essere visto da alcuno in maniera diversa dal Padre e in maniera diversa dallo Spirito Santo. Perciò tutti coloro che videro il Signore Gesù secondo l’umanità, ma non videro né credettero, secondo lo spirito e la divinità, che egli è il vero Figlio di Dio, sono condannati» (Ammonizioni, I, § 141).
San Francesco non usa mai mezzi termini, formule accomodanti, eufemismi per edulcorare la terapia dell’anima macchiata dal peccato originale e da quello personale, sia esso mortale o veniale. E sebbene oggi questi termini infastidiscano orecchie amanti delle credenze più disparate, gli insegnamenti di colui che meritò le stesse piaghe di Cristo rimangono impresse a fuoco nelle Fonti francescane.
Il suo modo di essere rimanda molto al cappuccino san Pio da Pietrelcina e non solo per le stigmate che condivisero. Entrambi vissero l’immensa umiltà e l’amata povertà, ma anche l’intransigenza nella tutela della Fede e nel rigore della difesa dell’anima propria e altrui.
Ecco perché san Francesco giunge a dire che vi sono molti religiosi che «ritornano al vomito della propria volontà. Questi sono degli omicidi e sono causa di perdizione per molte anime con i loro cattivi esempi» (Ivi, § 151) e nei confronti «di quelli che non vogliono osservare i comandamenti di Dio» usa espressioni tonanti e taglienti come quelle delle Sacre Scritture, in grado di risvegliare i peccatori e di scuotere le anime assopite: «Coloro che non vogliono gustare quanto sia soave il Signore e preferiscono le tenebre alla luce, rifiutando di osservare i comandamenti di Dio, sono maledetti; di essi dice il profeta: “Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti”. Invece, quanto sono beati e benedetti quelli che amano il Signore e fanno così come dice il Signore stesso nel Vangelo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, e il prossimo tuo come te stesso”» (Lettera ai fedeli, II, § 186).

giovedì 10 marzo 2016

Altro cardinale. Altro gesto di apostasia ....... in nome dell'indifferentismo religioso e dell'ecumenismo ecologista ed irenista

Dopo un Ravasi, che ha elogiato la massoneria (v. Mauro Faverzani, Il card. Ravasi e i “Fratelli Massoni”, in Corrispondenza romana, 9.3.2016) e non aveva disdegnato di partecipare a riti in onore di divinità pagane (v. qui), ecco un altro porporato contagiato dal "virus Pacha mama".
Il "cardinale" (si fa per dire) Canizares, un tempo definito il "piccolo Ratzinger" (anche per la sua statura fisica) e secondo molti un "tradizionalista" (tanto da aver celebrato in San Pietro la messa del Pellegrinaggio Summorum Pontificum del 2012!!!), ha inaugurato giorni fa (cioè il 20 gennaio 2016, ma la notizia in Italia non è stata diffusa se non poco tempo fa ....), a Valencia, la “Cattedrale Interreligiosa nella Natura” (Catedral interreligiosa de la Natura), un “progetto religioso ecumenico” in sintonia con la Laudato si .... 
Ci asteniamo da qualsiasi commento - che sarebbe di riprovazione - e ci limitiamo a riportarne la notizia.

Com'era .....

Com'è oggi ....

Com'è oggi ....

Cardenal Cañizares bendice proyecto ecuménico “Catedral de la Natura”, in Aciprensa, 21 Ene. 2016

El cardenal Cañizares bendice la Catedral de la Natura y un monumento dedicado a la Laudato si’, in Zenit, 21 enero 2016

Cañizares inaugura la "Catedral de la Natura". Proyecto interreligioso y ecuménico impulsado por laicos, sacerdotes e inmigrantes subsaharianos, in Periodista Digital, 21 de enero 2016

La Catedral de la Natura de Vallada acoge los primeros domingos de mes oraciones interreligiosas, in www.archivalencia.org, domingo 06 de marzo de 2016

Valencia, card. Cañizares inaugura la "Cattedrale Interreligiosa nella Natura", in Chiesa e post concilio, 11.3.2016

domenica 21 febbraio 2016

Un santo patrono per la conversione dei musulmani. Una riflessione apologetica anticonformista ....

«Damásci sancti Petri Maviméni, qui, cum díceret Arábibus quibúsdam, ad se ægrótum veniéntibus: “Omnis qui fidem Christiánam cathólicam non ampléctitur, damnátus est, sicut et Máhumet, pseudoprophéta vester,” ab illis est necátus»; «A Damàsco san Piétro di Maiùma, il quale, avendo detto ad alcuni Arabi, che erano andati da lui mentre era infermo: “Chiunque non abbraccia la fede cristiana cattolica è dannato, come anche il vostro falso profeta Maométto”, fu da essi ammazzato». Così, oggi, 21 febbraio, commemora il Martirologio romano. Un Santo, insomma, ben lontano dal modello “dialogogista” ed “ecumenista”, che considera l’islam “religione di pace”. Al contrario, un Santo che sarebbe oggi di scandalo per i conformisti-pacifinti; un Santo davvero anticonformista rispetto al pensiero dominante del nostro tempo. Ieri il mondo – almeno in Italia – ha tessuto onorificenze sperticate in morte dello scrittore Umberto Eco, che coerentemente con le sue idee avrà un “funerale laico” (ovvero un “non funerale”); uno scrittore, il quale, come ricorda un editoriale de Il Messaggero, a firma di Mario Ajello, era anticonformista su tutto e sempre; ma sempre, parimenti, conformista sul pensiero dominante, cioè sempre allineato su quelle cose per le quali non c’è un prezzo da pagare, perché sono gratis, sono politicamente (e, perché no?, pure religiosamente e culturalmente) corrette, ed il mondo desidera sentirsi dire (cfr. M. Ajello, Umberto Eco/ Originale in tutto, ma in politica seguiva il pensiero dominante, in Il Messaggero, 20.2.2016); oggi la Chiesa propone, al contrario, la figura di un vero anticonformista (beninteso: anticonformista rispetto al pensiero d’oggi, che è quello maggiormente lontano da Cristo), che ha pagato un prezzo: la sua stessa vita. Strano gioco del destino; strana coincidenza. O forse no. Non esistono le coincidenze. In filigrana, la Chiesa sembra, dunque, quasi affermare che il vero anticonformismo sta non già in ciò che è allineato al pensiero dominante, al pacifismo buonista, lontano dalla Verità, bensì sta in tutto ciò che ha un alto prezzo, vita compresa, che in ultima analisi non sarebbe altro che la Verità di Cristo stesso.
Nella memoria, dunque, del summenzionato Santo “anticonformista” e controcorrente rispetto al pensiero d’oggi, rilanciamo volentieri questo saggio – in inglese.



Francisco Domingo Marqués, Il beato Giovanni de Ribera, viceré e vescovo di Valencia, supervisiona l'espulsione dei Mori, 1864, Museu de Belles Arts de València, Valencia

Tomorrow in Her Martyrology the Church commemorates the martyrdom of Saint Peter Mavimeno at Damascus in the year 743. Some Arabs came to see him while he was ill, and to them he said, ”Whoever does not embrace the Catholic Christian religion will be damned, as your false prophet Mohammed is,” whereupon they killed him.
“There is also the superstition of the Ishmaelites which to this day prevails and keeps people in error, being a forerunner of the Antichrist…. From that time to the present a false prophet named Mohammed has appeared in their midst. This man, after having chanced upon the Old and New Testaments and likewise, it seems, having conversed with an Arian monk, devised his own heresy. Then, having insinuated himself into the good graces of the people by a show of seeming piety, he gave out that a certain book had been sent down to him from heaven. He had set down some ridiculous compositions in this book of his and he gave it to them as an object of veneration.”
-St. John Damascene (d. 749), Syrian Arab Catholic monk and scholar. Quoted from his bookOn Heresies under the section On the Heresy of the Ishmaelites (in The Fathers of the Church. Vol. 37. Translated by the Catholic University of America. CUA Press. 1958. Pages 153-160.)
“We profess Christ to be truly God and your prophet to be a precursor of the Antichrist and other profane doctrine.”
-Sts. Habenitus, Jeremiah, Peter, Sabinian, Walabonsus, and Wistremundus (d. 851), martyrs of Cordoba, Spain. Reported in the Memoriale Sanctorum in response to Spanish Umayyad Caliph ‘Abd Ar-Rahman II’s ministers that they convert to Islam on pain of death.
“Any cult which denies the divinity of Christ, does not profess the existence of the Holy Trinity, refutes baptism, defames Christians, and derogates the priesthood, we consider to be damned.”
-Sts. Aurelius, Felix, George, Liliosa, and Natalia (d. 852), martyrs of Cordoba, Spain. Reported in the Memoriale Sanctorum in response to Spanish Umayyad Caliph ‘Abd Ar-Rahman II’s ministers that they convert to Islam on pain of death.
“On the other hand, those who founded sects committed to erroneous doctrines proceeded in a way that is opposite to this, the point is clear in the case of Muhammad. He seduced the people by promises of carnal pleasure to which the concupiscence of the flesh goads us. His teaching also contained precepts that were in conformity with his promises, and he gave free rein to carnal pleasure. In all this, as is not unexpected, he was obeyed by carnal men. As for proofs of the truth of his doctrine, he brought forward only such as could be grasped by the natural ability of anyone with a very modest wisdom. Indeed, the truths that he taught he mingled with many fables and with doctrines of the greatest falsity. He did not bring forth any signs produced in a supernatural way, which alone fittingly gives witness to divine inspiration; for a visible action that can be only divine reveals an invisibly inspired teacher of truth. On the contrary, Muhammad said that he was sent in the power of his arms—which are signs not lacking even to robbers and tyrants.”
-St. Thomas Aquinas (d. 1274), Theologian and Doctor of the Church. Quoted from his De Rationibus Fidei Contra Saracenos, Graecos, et Armenos and translated from Fr. Damian Fehlner’s Aquinas on Reasons for the Faith: Against the Muslims, Greeks, and Armenians(Franciscans of the Immaculate. 2002.).
“As we have seen, Muhammed had neither supernatural miracles nor natural motives of reason to persuade those of his sect. As he lacked in everything, he took to bestial and barbaric means, which is the force of arms. Thus he introduced and promulgated his message with robberies, murders, and bloodshedding, destroying those who did not want to receive it, and with the same means his ministers conserve this today, until God placates his anger and destroys this pestilence from the earth...
“(Muhammad) can also be figured for the dragon in the same Apocalypse which says that the dragon swept up a third of the stars and hurled down a third to earth. Although this line is more appropriately understood concerning the Antichrist, Mohammed was his precursor – the prophet of Satan, father of the sons of haughtiness...
“Even if all the things contained in his law were fables in philosophy and errors in theology, even for those who do not possess the light of reason, the very manners (Islam) teaches are from a school of vicious bestialities. (Muhammad) did not prove his new sect with any motive, having neither supernatural miracles nor natural reasons, but solely the force of arms, violence, fictions, lies, and carnal license. It remains an impious, blasphemous, vicious cult, an innovention of the devil, and the direct way into the fires of hell. It does not even merit the name of being called a religion.”
-St. Juan de Ribera (d.1611), Archbishop of Valencia, missionary to Spanish Muslims, and organizer of the Muslim expulsions of 1609 from Spain. Quoted in several locations from his 1599 Catechismo para la Instruccion de los Nuevos Convertidos de los Moros (1P5 translation).
“The Mahometan paradise, however, is only fit for beasts; for filthy sensual pleasure is all the believer has to expect there.”
St. Alfonsus Liguori (d. 1787). Quoted from his book, The History of Heresies and their Refutation.

Fonte: blog Plinthos, Feb. 20th, 2016

venerdì 11 dicembre 2015

“… la mia pace, non come la dà il mondo, io la do a voi …”: sul significato della Vera Pace

Cosa deve intendersi per pace? è solo assenza di guerra? la può dare il mondo? Questi sono alcuni interrogativi da cui l’Autore del seguente contributo muove alla luce del suo significato più autentico, partendo cioè da chi della pace ne è il Principe, pacem Christi in regno Christi, come ricorderà più volte Pio XI (v. anche Allocuzione al Concistoro Segreto, Iam annus, del 14 dicembre 1925). Per cui, ogni sforzo di costruire una pace senza di Lui sarà vano. Come dice il Sal. 127 (126): «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno» (vv. 1-2).

Mosaico della Tomba di papa Pio XI, Grotte Vaticane, Città del Vaticano, Roma

“… la mia pace, non come la dà il mondo, io la do a voi …” (Gv 14, 27)

di Vincenzo Sasso

Oggi si fa un gran parlare della pace. Soprattutto di fronte alla minaccia del terrorismo, e alla minaccia di una reazione antimusulmana dovuta agli atti di terrorismo. Bisogna saper stare in pace con tutti! Dunque, la pace che si invoca sarebbe l’unione di tutti gli uomini, che vivono in concordia, o almeno nel “rispetto reciproco”. Qual è lo scopo di questa pace? La sicurezza: l’integrità fisica della persona, la conservazione delle sue sostanze, la garanzia di poter continuare a vivere e ad esprimersi come essa ritiene. Quale sarebbe il fondamento di questa pace? Il diritto di ogni uomo a vivere sicuro, lontano dai pericoli, a prescindere dalla sua appartenenza nazionale e religiosa e dalle sue scelte di vita. È la pace che propugna il liberalismo. Oggi si direbbe anche: il relativismo.
Questo tipo di pace potrebbe essere anche chiamata, almeno sotto un certo aspetto, “concordia”. La pace serve alla libertà. Infatti, si tratta di unire gli uomini sotto il comune impegno a rispettare i confini della individualità altrui. Individualità vista, appunto, come contraddistinta essenzialmente o, meglio, definita dalla libertà di matrice liberale o borghese. Invece, per la persona di buon senso, che segue la logica, e per il cattolico in particolare, la libertà è solo finalizzata al bene: non può esistere un diritto della libertà alla scelta del male. Infatti, la libertà rimane sempre un bene creato e come tale si deve misurare con la natura circostante e la sua ragion d’essere. La libertà è quindi la facoltà della volontà di scegliere il bene che mostra l’intelletto; solo la ragione può mostrare la strada, non una voglia irrazionale e neanche il potere.
Tralasciando il discorso filosofico, a cui comunque siamo obbligati in quanto esseri dotati di ragione, cosa dice Gesù Cristo nel Vangelo? A mia memoria, vi sono due passi in cui Egli tratta della pace. Il primo è molto significativo e molto politicamente scorretto, oltre che, di questi tempi, ecclesialmente scorretto ed è questo: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me» (Mt 10, 34-37); vulgata: «Nolite arbitrari quia pacem venerim mittere in terram: non veni pacem mittere, sed gladium: veni enim separare hominem adversus patrem suum, et filiam adversus matrem suam, et nurum adversus socrum suam: et inimici hominis, domestici ejus. Qui amat patrem aut matrem plus quam me, non est me dignus: et qui amat filium aut filiam super me, non est me dignus». Il secondo passo completa il quadro della rivelazione divina sul tema della pace e ne svela pienamente il vero senso ed è questo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27a); vulgata: «Pacem relinquo vobis, pacem meam do vobis: non quomodo mundus dat, ego do vobis».
Penso che non ci sia bisogno di commentare questi passi. Noto soltanto che in entrambi risulta evidente la precedenza del dono di Dio e quindi della libertà dell’uomo ad accoglierlo e a corrispondervi responsabilmente rispetto al desiderio umano di pace e alla sua capacità di raggiungerla con le sue forze.
Ma lascio la parola al Dottore comune san Tommaso d’Aquino, che nella Summa theologiae offre una spiegazione precisa, sintetica e allo stesso tempo esaustiva di cosa è veramente la pace.

S.Th. II-II, q. 29, a. 1.
arg. 1: Sembra che la pace si identifichi con la concordia. Infatti… […]
arg. 2: La concordia è una certa unione di volontà. Ora, l’essenza della pace consiste in tale unione: infatti Dionigi afferma (I nomi divini, cap. XI), che “la pace è l’elemento che unisce tutte le cose, e ne produce il consenso”. Dunque la pace s’identifica con la concordia.
arg. 3: Due cose che hanno il medesimo contrario sono identiche tra loro. Ora, è identico il contrario che si oppone alla concordia e alla pace, cioè il dissenso; infatti S. Paolo afferma: “Egli non è il Dio del dissenso, ma della pace” (1Cor 14, 33). Perciò la pace si identifica con la concordia.
s.c.: IN CONTRARIO: La concordia può esserci anche tra gli empi, sia pure nel male. Invece Isaia afferma che “non c’è pace fra gli empi” (Is 48, 22). Dunque la pace non si identifica con la concordia.
co.: RISPONDO: […] la concordia propriamente è in rapporto ad altri: poiché consiste nel consenso dei voleri di più cuori in una determinata decisione. […] Il cuore di un uomo però può tendere verso cose diverse: e questo in due modi. Primo, in base alle sue diverse potenze appetitive: l’appetito sensitivo, p. es., spesso è in contrasto con l’appetito razionale, secondo le parole di S. Paolo: “La carne ha desideri contrari allo spirito” (Gal 5, 17). Secondo, in quanto un’identica potenza appetitiva tende verso oggetti contrastanti, che non è possibile conseguire simultaneamente. E quindi è inevitabile un contrasto tra i moti dell’appetito. Ora, nel concetto di pace si ha l’unione di codesti moti: poiché l’uomo non ha il cuore pacificato fino a che non ha ciò che vuole, oppure avendo ciò che vuole, non è in condizione di poter avere altre cose che pure vorrebbe. Invece questa unione non rientra nel concetto di concordia. Perciò la concordia implica l’unione degli appetiti di diverse persone; mentre la pace oltre a questo implica l’unione degli appetiti in ciascuna di esse.

S.Th. II-II, q. 29, a. 2.
ad 3: La pace consiste nella quiete e nella coesione dell’appetito. Ora, come l’appetito può avere per oggetto il bene vero o il bene apparente; così anche la pace può essere vera o apparente. Ma non può esserci vera pace che nel desiderio del vero bene; perché qualsiasi male, anche se da un certo punto di vista è bene e soddisfi così l’appetito, ha molte carenze, che lasciano l’appetito inquieto e turbato. Perciò la vera pace non può trovarsi che nei buoni e nel bene. Mentre la pace dei cattivi è una pace apparente e non vera. Nella Scrittura infatti si legge: “Vivendo in grandi guerre, a motivo della loro ignoranza, tanti e così gran mali essi chiamano pace” (Sap 14, 22).
ad 4: La vera pace non ha per oggetto che il bene; perciò, come esistono due tipi di bene, cioè quello perfetto e quello imperfetto, così esistono due tipi di vera pace. C’è una pace perfetta, che consiste nella fruizione del sommo bene (ndc: Dio), mediante la quale tutti gli appetiti si fondono quietandosi in un unico oggetto. E questo è l’ultimo fine della creatura ragionevole, secondo le parole del Salmista: “Ha messo la pace tra i tuoi fini” (Sal 147, 3; vulgata: qui posuit fines tuos pacem). C’è poi una pace imperfetta, che è l’unica possibile in questo mondo. Poiché, anche se i moti principali dell’anima tendono a Dio, ci sono sempre delle cose, che dentro e fuori turbano questa pace.

Volendo operare una sintesi, concludo ricordando l’insegnamento dell’Enciclica Quas primas di Pio XI e affermando che fino a che le Nazioni non si sottometteranno a Cristo Re esse non avranno la pace. Perché solo l’Ordine impresso da Dio nella Creazione e rinsaldato nella Redenzione è vero ordine. Quello umano, da cui deriva la pace umana, è, come tutte le nozioni che l’uomo elabora per sostituirsi a Dio, un inganno.

martedì 25 agosto 2015