Sante Messe in rito antico in Puglia

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venerdì 27 marzo 2020

Quo magis, Cum sanctissima, Cui prodest…

Con due decreti la Congregazione per la dottrina della fede (organo che ha assorbito le competenze della Commissione Ecclesia Dei), pubblicati entrambi in data 25.3.2020, sono stati approvati, con uno, sette nuovi prefazi nel rito Vetus Ordo e, con l’altro, si annuncia l’ingresso, sempre nel calendario Vetus, di nuovi santi, canonizzati dopo il 1960, e si indicano circa settanta santi di maggiore importanza del calendario del 1962, che avranno diritto di precedenza sui “nuovi” (che dovessero cadere nello stesso giorno).
Che dire di questi due provvedimenti?
Con riguardo al primo, ci informa il blog Messa in Latino «(ci risultano quelli per: il SS. Sacramento, Ognissanti (si usa anche per il S. Patrono), la Dedicazione della chiesa - che già erano inseriti nell'appendice del Messale Romano del 1962, edizione francese -, i Martiri, gli Angeli, S. Giovanni Battista, e le Nozze) di cui per ora non è ancora stato pubblicato il testo». Sempre lo stesso blog esprime comunque un apprezzamento per «il prefazio De Nuptiis, tratto dalle stesse antiche fonti della tradizionale benedizione nuziale degli sposi».
Con riferimento al secondo decreto, che per la verità lo stesso blog aveva anticipato sin dal dicembre scorso (vqui), ancora Messa in latino, ci precisa che «[l]a memoria dei Santi “nuovi” è facoltativa e qualora cadesse nello stesso giorno di un altro santo del 1962 senza precedenza, si  farà doppia commemorazione nel caso che si festeggi il nuovo santo».
Due considerazioni ci viene di porgere al di là dei concreti contenuti dei due decreti. La prima considerazione è che la c.d. riforma della riforma, o forse sarebbe più corretto dire riforma della riforma della riforma, viene a toccare, inspiegabilmente, solo e soltanto il messale del 1962 e non quello del 1969-70. Che fretta c’era di toccare solo quel messale e non prima l’altro? Gli abusi, forse, non si son verificati principalmente con il secondo anziché col primo? E quindi era quello del ’69-’70 da correggere per primo per evitare o limitare gli abusi, non quello del ’62. Quindi, se fosse stato sincero l’intendimento dei riformatori della riforma, avrebbero pensato prima a “raddrizzare” il rito ordinario e poi, eventualmente, pensare alla forma straordinaria. C'è dietro dell'altro?
La seconda considerazione concerne propriamente l’inserzione dei nuovi santi. Non sappiamo chi verrà inserito. Per molte canonizzazioni post 1960 non ci sono problemi di sorta (si pensi, per es., a S. Pio da Pietrelcina o a S. Massimiliano M. Kolbe) di cui il popolo cristiano non dubita. Invece, per altre, qualche problema potrà esservi, sussistendo molti dubbi su quelle canonizzazioni (v. per es. lo studio di Mons. Gherardini, qui).
Pubblichiamo volentieri, comunque, riguardo a questi due provvedimenti il commento del nostro amico Franco Parresio.

Quo magis, Cum sanctissima, Cui prodest…

di Franco Parresio

Sono di ieri i due decreti della Congregazione per la Dottrina della Fede, che lasciano molto il tempo che trovano: il Quo (re) magis (qui) e il Cum (mamma) sanctissima (qui): due provvedimenti atti a riformare il Messale del 1962 con l’introduzione di nuovi sette prefazi e dei «santi canonizzati dopo il 26 luglio 1960 (data dell’ultimo aggiornamento del Martirologio della forma extraordinaria)», come si legge nella Nota della medesima Congregazione «circa la celebrazione liturgica in onore dei santi nella forma extraordinaria del Rito Romano» (qui).
Peccato che manchi un terzo decreto: Cui prodest.
A chi giova, infatti, tutto questo? A nessuno!
Eppoi, a che pro? A confondere soltanto le idee e gli animi, innanzitutto e soprattutto degli stessi seguaci dell’Usus Antiquior: già numericamente esigui e divisi, nonché contrapposti tra di loro; ma accomunati tutti dalla diffamante definizione di “tradizionalisti”.
Infatti, sibillina è la frase che leggiamo nella Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede circa «i sette nuovi prefazi eucaristici per la forma extraordinaria del Rito Romano» (qui): «L’uso o meno, nelle relative circostanze, dei prefazi nuovamente approvati rimane una facoltà ad libitum. Ovviamente, si fa appello, al riguardo, al buon senso pastorale del celebrante».
Sembra di leggere i prenotanda del Messale di Paolo VI.
E così la “riforma della riforma” da riguardare quest’ultimo (oramai in caduta libera), va ad interessarsi – guarda caso – del solo Messale del ’62!
Forse per «affermare con sicurezza e con autorità magisteriale che la riforma liturgica è irreversibile», secondo il diktat bergogliano del 2017 (vqui)?
Ma anche secondo quello benedettiano, che – suadentemente – per dimostrare che «non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum», stabilisce che «nel Messale antico potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi» (qui).
E, invece, la contraddizione c’è ed è sotto gli occhi di tutti!
Falso, infatti, appare il principio secondo cui «le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda» – semmai il contrario! –, dal momento che l’influenza è a senso unico.
Il sospetto fondato è che si voglia, con fare «insensibile, sottile, leggermente, dolcemente» (per dirla con un’aria molto famosa del Barbiere di Siviglia), aggiustare, corrompendola, «l’ultima stesura del Missale Romanum, anteriore al Concilio, che è stata pubblicata con l’autorità di Papa Giovanni XXIII nel 1962 e utilizzata durante il Concilio”, adeguandola vieppiù al “Messale, pubblicato in duplice edizione da Paolo VI e poi riedito una terza volta con l'approvazione di Giovanni Paolo II». E questo partendo proprio dall’uniformare, in tutto e per tutto, il «Martirologio della forma extraordinaria» a quello della forma ordinaria; facendo poi il resto. I nuovi prefazi non sono, per caso, un preludio ad un successivo recepimento delle altre preghiere eucaristiche diverse dal Canone Romano? Staremo a vedere. Ma una cosa è certa: i tradizionalisti non in comunione con Roma (lefebvriani e sedevacantisti) rafforzeranno il loro aperto scetticismo verso il Summorum Pontificum, tenendosi alla larga da un eventuale pieno rientro nell’ovile romano; e quelli già nell’ovile – mai del tutto persuasi dalle rassicurazioni curiali – pronti a scappare. Mi auguro di sbagliarmi.

domenica 7 gennaio 2018

Il metodo di Dio: la Chiesa – Editoriale di gennaio 2018 di “Radicati nella fede”

Nella festa della Santa Famiglia di Nazaret, nella quale si fa memoria del mistero dello smarrimento e ritrovamento del fanciullo Gesù nel Tempio di Gerusalemme, rilanciamo questo contributo di Radicati nella fede, ripreso da Chiesa e postconcilio e Riscossa cristiana.


Bernardino Luini, Gesù tra i dottori, 1515-30, National Gallery, Londra

Jacques Stella, Gesù ritrovato nel Tempio dai suoi genitori, XVII sec., Musée des Beaux-Arts, Lione

Luca Giordano, Disputa di Gesù tra i dottori, 1656-60, Gallerie Barberini-Corsini, Roma

Luca Giordano, Gesù tra i dottori, XVII sec., collezione privata

Ambito francese, Gesù tra i dottori, XIX sec., Verona


Ferdinando Bassi, Ritrovamento di Gesù nel Tempio, 1848, Trento

Bottega siciliana, Gesù tra i dottori, 1870, Caltagirone

Nicolò Barabino, Disputa di Gesù tra i dottori, 1875-90, Genova

Heinrich Hofmann, Gesù nel Tempio tra i dottori, 1884, Kunsthalle, Amburgo

IL METODO DI DIO: LA CHIESA


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno XI n. 1 - Gennaio 2018

Un Tradizionalismo individualista è un puro non-senso.
Spieghiamoci subito riguardo al termine “tradizionalista”: lo usiamo qui per farci capire dai più, ma questo termine non ci piace. Vorremmo semplicemente dire “un Cattolicesimo”, ma usiamo volutamente il termine “un tradizionalismo” perché è quello usato contro di noi per definirci nel nostro attaccamento alla Tradizione della Chiesa. Se allora questo termine ci individua nella nostra accanita salvaguardia di ciò che la Chiesa ha fatto, e non solo detto, nel passato, questo ci piace.
Ma dicevamo, un tradizionalismo individualista è un puro non senso, perché il metodo di Dio si chiama Chiesa.
Qual è il pericolo più grande che corre oggi una parte dei fedeli legati al mondo della Tradizione? Quello di rinchiudersi in una osservanza individualista della vita cristiana.
La causa di questa tendenza è ben chiara: dovendosi “difendere” da una chiesa ufficiale che sembra disprezzare il proprio passato, che non concede veri spazi di vita alla Tradizione, che anzi osteggia duramente la presenza di comunità tradizionali, il fedele tradizionale perde quella fiducia nella chiesa stessa e tende a rinchiudersi nei propri bastioni. È quello che succede a un figlio sempre trattato duramente, in modo ingiustificato, dal padre, che finisce col trovarsi solo ad affrontare la sua dura esistenza.
Umanamente si può capire questa reazione, ma resta inaccettabile e va prontamente corretta. Anzi, va colta quale essa è: la più grande tentazione che il demonio possa mettere sulla nostra strada. Ad ogni situazione della vita personale e ad ogni stagione della storia della Chiesa, corrisponde una tentazione; e quella che dobbiamo vincere oggi con le armi di Dio, è quella di far meno della Chiesa stessa. 
La chiesa “ufficiale” ti “bastona”? ebbene tu continui ad amare la Chiesa che è tua madre, da cui hai ricevuto tutto. Ti bastona di più, e tu la ami di più.
Ma anche questo resta una posizione puramente personale, che rischia di fermarsi ad un individualismo devoto, se non diventa metodo. Ma non può diventare metodo, se non riconosci che la Chiesa è il metodo di Dio. Non è la Chiesa che ha bisogno del tuo amore, ma sei tu che hai assolutamente necessità della Chiesa e hai bisogno di amarla.
La Chiesa è istituita da Gesù Cristo, che mette insieme i suoi discepoli in una comunità visibile, e ne fa la sua presenza nel mondo, il prolungamento della sua presenza nella storia. Come dice P. Calmel, “La Chiesa è inseparabilmente sia mediatrice di salvezza per la sua predicazione, i suoi insegnamenti, la sua gerarchia, sia dimora sacra ove Dio abita grazie alla carità che brucia sempre nel cuore della Chiesa e grazie alla presenza eucaristica del Signore Gesù che nutre questa carità”.
Come non si può diventare cristiani senza la Chiesa, così non si resta cristiani senza la Chiesa. E la Chiesa è una società visibile che ha i doni della grazia di Dio.
Questo che è vero sempre, perché Dio ha scelto questo modo, questo metodo, per raggiungerci e afferrarci nel tempo, diventa drammaticamente urgente nei tempi di necessità quale il nostro. 
Quando la confusione si fa tanta, quando molte anime vengono ingannate e si perdono, occorre seguire ancora di più il metodo di Dio: la Chiesa. Occorre cioè vivere la comunità della Chiesa, dentro una trama di rapporti con i fratelli nella fede; occorre che questa comunità sia guidata dall'autorità, che garantisce il legame con la Tradizione, cioè con la verità del Vangelo. Occorre non fare da sé.
Occorre non fare da sé, ma “seguire”. Nell'esperienza concreta cosa vorrebbe dire amare la Chiesa, se non ci fosse questo “seguire”? Cosa vorrebbe dire salvare la Tradizione, se non ci fosse questo seguire?
E su questo non bisogna complicare troppo: riconosci dove il Signore ti ha colpito con la sua grazia, e lì inizia a seguire. Questo seguire eviterà in te inutili amarezze che distruggono la carità; questo seguire ti darà quella pace sostanziale che non ti farà mettere in questione il dono della grazia.
All'inizio di un nuovo anno l'invito più urgente è quello di seguire. 
Ma chi devo seguire? Devo seguire chi non “gioca” con la tradizione, quasi fosse un passatempo spirituale; devo seguire chi dà la vita dentro una stabilità che opera, devo seguire chi il cristianesimo lo fa, e non solo ne parla.
Preghiamo che nessuno si perda dentro una personale superbia che si crogiola amaramente nella propria solitudine, perché il metodo è la Chiesa. 

giovedì 20 ottobre 2016

Riflessioni marginali da parte di chi è ... marginale ..... ad un'intervista di Giacomo Galeazzi

Dopo l’articolo di domenica scorsa pubblicato su ben due paginoni centrali dal quotidiano de La Stampa, per parlare di un movimento – asseritamente marginale all’interno della Chiesa – di contrasto al Vescovo di Roma, il co-autore dott. Galeazzi è ritornato sul tema con una sua intervista: Pierluigi Miele, La “Cyber guerra” contro Papa Francesco. Intervista a Giacomo Galeazzi, in Rainews, 18.10.2016. Ci sarebbe da dire: se il fantomatico movimento oppositivo fosse marginale, o pressoché irrilevante, l’enfasi che se ne è data è certamente controproducente, poiché significa tirarlo fuori da quella presunta marginalizzazione o irrilevanza in cui sarebbe confinato, dandogli notorietà (cfr. Goffredo Pistelli, La Stampa cala l’elmo in difesa di Papa Francesco dai putiniani, in Italiaoggi, 20.10.2016). Forse era questo il vero intento dei dott.ri Tornielli e Galeazzi? Cioè tirar fuori dall’anonimato ed indistinto quel movimento variopinto? Non si attacca se non chi si teme o, forse, guardando al subconscio, quelli che, segretamente, si ammirano o, forse, ancora si bacchettano questi movimenti “marginali”, ma in realtà si vorrebbe bacchettare il Vescovo di Roma … secondo l’adagio Parlare a nuora, perché suocera intenda.
Non abbiamo il tempo di seguire le reazioni a quest’articolo né vogliamo esprimere dirette considerazioni, benché ce ne sarebbero. Francamente, però, questa dimostrazione di “muscoli” non ci interessa, preferendo seguire la nostra strada.
Per chi, con animo più battagliero del nostro, voglia seguire un po’ da vicino queste vicende rinviamo volentieri ai vari aggiornamenti forniti da MiL (v. Lista di proscrizione sui cattolici “cattivi”: numeri di lettori dei blog, altre considerazioni e secondo aggiornamento, in blog MiL – Messa in latino, 20.10.2016; Aggiornamenti sugli articoli de La Stampa e La Nuova Europa, ivi, 17.10.2016; Articolo de La Stampa di oggi sui tradizionalisti: alcune nostre riflessioni, ivi, 16.10.2016; MiL annoverato tra gli “adoratori” di Putin antibergogliani. (La Stampa 16.10.2016), ivi. Qui rilancia le risposte di don Nicola Bux già da noi pubblicate qualche giorno fa e che sono state parimenti pubblicate, riprese dal nostro blog, da Chiesa e postconcilio e da Cristianesimo cattolico) così come a Chiesa e postconcilio (La Stampa: Tornielli, Galeazzi & Introvigne inseriscono CHIESA E POSTCONCILIO nel “grande gombloddoh” antibergogliano, in Chiesa e postconcilio, 16.10.2016), a Radiospada (Cristiano Lugli, Le comiche: ‘La Stampa’ e i suoi strafalcioni su Radio Spada & co., in Radiospada, 18.10.2016), a Riscossa cristiana (Alessandro GnocchiFuori moda - La posta di A. Gnocchi, in Riscossa cristiana, 20.10.2016; Paolo DeottoLa Stampa, Galeazzi, Tornielli, Introvigne. C’è un nuovo “cattivo” da mettere alla gogna: chi critica Bergoglio e apprezza Putin. Ma soprattutto c’è il tentativo (goffo) di inoculare un veleno più sottile, in ivi, 17.10.2016), a Libertà e persona (Francesco Agnoli, Le terribili poltiglie di Andrea Tornielli, in Libertà e persona, 16.10.2016; Id., Gli adoratori di Putin (anche Benedetto XVI e Francesco?), ivi, 17.10.2016; Asianews risponde alle accuse, ivi, 18.10.2016; Caius, Critica a Galeazzi: disinformazione, calunnia e diffamazione?, ivi, 19.10.2016), a Sandro Magister (il quale non ha mancato di sottolineare gli errori dozzinali in cui è incorso il Vescovo di Roma: Quanti errori, Santità. E qualcuno da matita blu, in blog www.chiesa, 19.10.2016) ed agli amici Francesco Colafemmina (Vatikan Pravda, in Fides et forma, 16.10.2016) ed Antonio Socci (Ecco perché gli italiani non credono ai giornali (e non li leggono). Ed ecco perché l’opposizione a Bergoglio è esplosa sui siti internet, in Lo Straniero, 20.10.2016). Questi sono molto più qualificati di noi per replicare, punto per punto, come merita l’articolo de La Stampa. L’unico rammarico è che il nostro blog non è stato neppure menzionato, benché spesso sia stato evocato da altri … Forse siamo ancor più marginali. Ed insignificanti. Meglio così. In una prospettiva evangelica ciò che è disprezzato, è appunto marginale, diviene fermento e creta malleabile per essere forgiata da Dio stesso per i suoi fini. 
Ah … dimenticavamo: anche Il Sussidiario si scopre essere un fan di Putin … (v. Carl Larky, Il gioco pericoloso di Obama per incastrare Trump e aiutare Hillary, in Il Sussidiario, 19.10.2016).
No. A noi non interessano molto questi discorsi. A noi è più congeniale un profilo più discreto, più attinente alla dottrina. Per questo riprendiamo dall’articolo di Miele l’intervista al dott. Galeazzi semplicemente per sfatare un mito: che cioè il sostegno di una maggioranza voglia significare giustezza delle ragioni e che una minoranza si coniughi necessariamente e sempre con il torto. 
E questo mito va subito sfatato per una serie di ragioni:
1. in primo luogo non può sfuggire come questa maggioranza/minoranza sia governata dal notevole impatto mass-mediatico che Francesco riceve. Indubbiamente si tratta di un personaggio che gode un forte favore sui maggiori mass-media. Chi lo nega? I media, non servono analisi sociologiche al riguardo, sono in grado di creare la fortuna o la sventura di una persona, buona o pessima che sia. E miti. E così ad es. si è imposto il mito di un “Papa amante dei poveri” o di “Papa ecologico” o altre amenità. Eppure si dimentica che proprio questo papa, o chi per lui (visto che chi lo fa, lo compie in suo nome), non disdegna di voler dare in locazione un enorme immobile a Borgo, nella Città Leonina, alla multinazionale Mac Donald, non certo famosa per il rispetto della biodiversità e l’impegno ecologico, suscitando l’irritazione anche di alcuni prelati; o permettere di aprire in via della Conciliazione un locale di movida dell’Hard rock Cafe in luogo della sacra Elledici. Non si può ancora dimenticare l’affitto, alla nota casa automobilistica Porsche, per un evento mondanissimo … ovviamente “per i poveri”, della Cappella Sistina … quasi che la stessa non fosse più luogo di preghiera, ma auditorium per eventi mondani asseritamente benefici (Domus mea domus orationis vocabitur e non già speluncam latronum, esclamerebbe il Salvatore!). 
Philip Alexius de László, Pio XI, 1924,
University of Oxford - Bodleian Library & Radcliffe Camera, Oxford.
Pio XI qui, secondo il parametro dei nostri autori
e fan del Vescovo di Roma, apparirebbe in posa
da ... principe rinascimentale (sic!)
Sempre il nostro vuol degradare Castel Gandolfo a museo, cercando di captare, dietro ovviamente esborso di denaro, le pruriginose curiosità del pubblico odierno dei media che accorrerà, sulle prime, a vedere dove (ci sia permesso usare il tono ironico-sarcastico!) il buongustaio Pio XI pranzava, o dove singhiozzava il discusso Pio XII o i passaggi, più o meno segreti, del bonaccione Giovanni XXIII o il letto magnificentissimo in cui l’efferato Benedetto XV passava i suoi ozi o, infine, lo studio in cui il perfido Paolo VI compose l’Humanae vitae, per poi - dopo qualche mese - reputare tutto un piccolo ammasso di anticaglie e lasciar perdere e magari mettere all’asta per rastrellare il fondo del barile … ovviamente sempre per … i poveri …. dando ovviamente alla notizia la massima enfasi mass-mediatica.
Resterebbe aperto, dunque, l’interrogativo se le figure costruite dai mass-media siano reali o meno. Ma questo sarebbe un altro discorso.
2. In secondo luogo, va rammentata la prospettiva evangelica. Questo consenso “mondiale”, questo plauso coniuga forse l’ottica evangelica? A noi sembra proprio di no. Chi poco poco conoscesse il Vangelo saprebbe benissimo che il consenso “di questo mondo” è, anzi, guardato con estremo sfavore. “Questo mondo”, infatti, è al servizio di colui che Gesù stesso affermò essere il “principe di questo mondo”: quest’ultimo, nelle celebri Tentazioni, volle offrirglielo, perché, diceva: “è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio” (Luc. 4, 6) …. a condizione che, prostrandosi, lo adorasse. In una prospettiva, dunque, evangelica, il plauso “di questo mondo” dovrebbe far inorridire un cattolico e non compiacere. Gesù indica chiaramente, non a caso, la strada del vero discepolato: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Johan. 15, 18-19). La parola del Signore, dunque, non lascia dubbio alcuno: il mondo ama ciò che è suo, ciò che gli appartiene e gli è proprio e congeniale. Ognuno, dunque, ne tragga le debite e logiche conseguenze. La minoranza, asseritamente di “oppositori”, perciò, lungi dall’essere capodica, è, anzi, composta di quei pochi che, non facendosi abbagliare dalle luci della ribalta e dalle luci del mondo, cerca di leggere gli eventi con obiettività, tenendo, o cercando di tenere, innanzi agli occhi il Vangelo e la Verità.
3. In terzo luogo, ci sarebbe da domandarsi in che misura questo consenso “mondiale” sia sincero. Bisognerebbe domandarsi quanta parte di questo plauso non sia interessato; interessato non al bene delle anime, cioè alla loro salvezza eterna, ma per godere di più limitati e contingenti benefici. Bisognerebbe vedere quanti, ad es., nel clero – a differenza di quanto avveniva in passato – pur consapevoli dell’infondatezza e dell’erroneità delle ragioni del Vescovo di Roma manifestino nondimeno un consenso apparente, magari per beneficiare di qualche promozione ecclesiastica presso la nuova corte dei miracoli o, più semplicemente, per “non avere noie” dai propri superiori. Quanti fedeli, poi, più o meno lontani dalla regolare pratica religiosa e dal depositum fidei, e quindi fedeli solo in quanto registrati nei registri di battesimo, sarebbero consapevoli della fondatezza/infondatezza delle motivazioni del Vescovo di Roma? Francamente ci riesce difficile immaginare che un fedele, che, a malapena fosse in grado di segnarsi con la Croce, poi riesca ad esprimere un consenso o un dissenso consapevoli. Quel che si vuol dire insomma è quanta parte di questo consenso sia costituita da una massa informe ed anodina di “pecore matte” di dantesca memoria, manipolata dai mass-media ed affascinata da zuccherosi, e poco virili, abbracci e bacetti? Quanta poi, in situazione irregolare, esprime un consenso decisamente interessato, pensando al proprio particulare?
Per cui, non si dovrebbe equiparare una minoranza al torto delle ragioni: ciò che certamente non si può fare è l’equiparazione contraria, cioè attribuire al consenso della maggioranza la correttezza delle motivazioni.
Un dettaglio non secondario abbiamo dimenticato: l’analisi dei dottori Tornielli-Galeazzi è parziale perché circoscritta solo al fenomeno italiano, forse neppure molto rappresentativo. Dovrebbero estenderla anche a livello più universale per avere uno sguardo più completo.

Augustinus Hipponensis