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| Agnolo Bronzino, Resurrezione, 1552, Basilica della Santissima Annunziata, Firenze |
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| Filippino Lippi, Apparizione del risorto a sua Madre, 1490 circa, Alte Pinakothek, Monaco |
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| Agnolo Bronzino, Resurrezione, 1552, Basilica della Santissima Annunziata, Firenze |
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| Filippino Lippi, Apparizione del risorto a sua Madre, 1490 circa, Alte Pinakothek, Monaco |
«Ammettendo che la cronologia della passione di Giovanni sia verosimilmente più accurata dal punto di vista storico, questo ci fornisce qualche indicazione circa l'anno esatto in cui Gesù morì? È possibile, entro un certo raggio di probabilità. Da una parte abbiamo già visto che nell'arco dei dieci anni di governo di Pilato come prefetto (26-36 d.C.), il ministero di Gesù può aver avuto inizio nell'anno 28 d.C., ma pure il 27 e il 29 sono valide date. Questo significa che possiamo tranquillamente ignorare tutti gli anni fino al 28 come possibili date della morte di Gesù. Inoltre, ammettendo una data intorno al 28 d.C. come inizio del ministero di Gesù, anche la sua esecuzione proprio negli ultimi anni dell'amministrazione di Pilato sembra inverosimile, poiché un ministero con una durata tra i cinque e gli otto anni sarebbe in evidente disaccordo sia con la cronologia sinottica che con quella giovannea. Né, in pratica, un ministero tanto lungo è normalmente sostenuto da esegeti o storici.
In breve, dunque, l'anno della morte di Gesù, secondo l'opinione della maggioranza dei commentatori, va collocato tra il 29 e il 34 d.C., questo lasciando spazio alle ampie possibilità. [...] Per ridurre ulteriormente le possibilità, alcuni esegeti ricorrono all'astronomia, per calcolare in quali anni - tra il 29 e il 34 d.C. - il quattordici di nisan cadde di venerdì. A prima vista, l'uso della scienza per risolvere questo problema di cronologia biblica sembra molto promettente, ma c'è più di un ostacolo a una chiara soluzione scientifica.
(1) Nel calendario lunare ufficiale, il nuovo mese (per es., nisan) era proclamato la sera del ventinovesimo giorno del mese precedente, se due testimoni attendibili erano in grado di attestare, alla commissione per il calendario in Gerusalemme, di aver visto la nuova luce della nuova luna dopo il tramonto. La dichiarazione, dunque, dipendeva non dal fatto che effettivamente ci fosse la nuova luce, ma dalla circostanza che esseri umani l'avessero vista. Nuvole, pioggia, polvere e altri ostacoli atmosferici, di cui non possiamo ora essere certi, avrebbero potuto differire la visione della nuova luce. La difficoltà era, in qualche modo, mitigata dalla regola che mesi non potevano essere né più brevi di ventinove giorni né più lunghi di trenta. Conseguentemente, la dilazione poteva essere al massimo di un solo giorno.
(2) Per adattare il calendario lunare all'effettivo anno solare, di quando in quando si doveva aggiungere al calendario giudaico un anno intercalare. Probabilmente non c'era un ciclo regolare di anni intercalari agli inizi del I secolo d.C.; gli anni venivano aggiunti quando le autorità decidevano che fosse necessario, sulla base dell'osservazione concreta (specialmente dell'agricoltura). Non possiamo sapere con certezza se ci fu un anno intercalare tra il 29 e il 34 d.C.
Ogni calcolo deve, dunque, rimanere incerto. [...] Le nostre conclusioni principali possono sussistere anche senza fare appello a calcoli astronomici e agli speciali problemi che comportano. In ogni caso, secondo le tavole redatte da Jeremias, nell'arco che abbiamo scelto tra il 29 e il 34 d.C., gli unici anni in cui il quattordici di nisan, probabilmente, cadde di giovedì sono il 30 d.C. (venerdì, 7 aprile) e il 33 d.C. (venerdì, 3 aprile). Negativamente, il 29 e il 32 d.C. sembrano da escludere, prescindendo dal fatto che si scelga la cronologia sinottica o quella giovannea e il 31 d.C. non è una data possibile se optiamo per la cronologia giovannea. A ogni fine pratico, dunque, ci resta da scegliere tra il 30 e il 33 d.C.
A mio parere, il 30 d.C. è la data più verosimile. Far iniziare il ministero di Gesù nel 28 d.C. (che mi sembra l'anno più probabile) e differire la sua morte fino al 33 d.C. comporterebbe un ministero durato dai quattro ai cinque anni. Anche se questo non è impossibile, va oltre ciò che indicano sia i sinottici sia Giovanni. Come soluzione provvisoria, dunque, suggerisco che Gesù iniziò il suo ministero subito dopo la morte di Giovanni Battista, nel 28 d.C., e che fu giustiziato sulla croce il 7 aprile dell'anno 30».
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| Antoon van Welie, I tre fedeli (Vergine Maria, S. Giovanni e S. Maria Maddalena), con Cristo portacroce sullo sfondo, 1933-38, collezione privata |
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| Giovanni Gasparro, Redentore e Corredentrice, 2022, collezione privata, Reggio Emilia |
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| Juli Borrell i Pla, Entrata di Gesù in Gerusalemme, 1896, Museu Nacional D'art de Catalunya, Barcellona |
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| Hippolyte Flandrin, Ingresso di Gesù a Gerusalemme, XIX sec., chiesa di Saint Germain des Pres, Parigi |
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| Mosaico dell'Annunciazione, Santa Sofia, Istanbul |
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| Mosaico dell'Annunciazione, Basilica di S. Marco, Venezia |
Il 14 marzo 1800 fu esaltato al sommo pontificato il cardinale Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti, che assunse il nome di Pio VII, in onore del suo immediato predecessore, morto esule nell'agosto precedente in terra di Francia. Il conclave si era riunito a Venezia, nel monastero di San Giorgio, il 30 novembre 1799. Ma per quasi tre mesi, non si riuscì a raggiungere alcun accordo. Alla fine, fu grazie, tra gli altri, al segretario del conclave, mons. Ercole Consalvi (futuro cardinale e segretario di Stato), se si raggiunse una convergenza di voti sulla persona dell'allora cardinale arcivescovo di Imola, appunto il card. Chiaramonti. In breve egli riuscì ad ottenere l'unanimità ed, appunto, il 14 marzo del 1800, vide la sua elezione. Sono passati 223 anni da quel giorno. Eppure ancora oggi il ricordo di quel santo pontefice è vivo in molti autentici cattolici.
Quanto manca al popolo cattolico un pastore santo ed accorto come lo fu il servo di Dio papa Pio VII!!!!
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| Toeodor Matteini, Ritratto di Pio VII, 1801, chiesa di San Giorgio Maggiore, Venezia |
Alcuni
giorni fa si annunciava un incontro-dibattito, in Molfetta (BA), tra mons.
Nicola Bux ed il giornalista dott. Aldo Maria Valli (v. qui),
svoltosi lo scorso 3 marzo.
In questo breve scritto del prof. Barile vi è un resoconto della serata. A seguire, il video dell’intero dibattito.
Prof. Nicola Barile "La Chiesa dopo Benedetto XVI fra realtà e utopie". Resoconto di un avvincente dibattito con Aldo Maria Valli e Don Nicola Bux
"La Chiesa dopo Benedetto XVI fra
realtà ed utopia" è stato il tema
dell’interessante incontro organizzato il 3 marzo 2023 dall’ Università
Popolare Molfettese. La serata ha visto un folto pubblico assieparsi nella
pur ampia sala “Don Tonino Bello” della parrocchia S. Pio X a Molfetta in
provincia di Bari, ha visto protagonisti don Nicola Bux e Aldo Maria
Valli, già vaticanista RAI, moderati da Nicola Barile. Non si è trattato di un
simposio sul pensiero di papa Benedetto, quanto di una riflessione, a partire
dal contributo del suo pensiero, sul bivio in cui si trova la Chiesa attuale,
come ricordato dal moderatore: da una parte il realismo, quello metafisico di
S. Tommaso d’Aquino, dall’altra la deformazione dell’idea di utopia coniata da
S. Tommaso Moro, per giustificare l’imposizione di idee e concetti del mondo
contemporaneo.
Sia don Nicola, sia il dott. Valli hanno conosciuto
Benedetto XVI e ne hanno ricordato entrambi il carattere mite e la profondità
del pensiero; la loro interpretazione, tuttavia, diverge circa la
valutazione del suo magistero, prima come teologo, poi come papa. Se per
Valli Benedetto ha ereditato le tensioni che discendono, secondo lui, dal
Concilio Vaticano II, non risolvendole, secondo Bux, invece, Benedetto ha
manifestato creatività e originalità, ma sempre sforzandosi di mantenersi nel
solco della tradizione cattolica; da qui la sua lettura non traumatica del
Concilio, secondo quel principio della vita della Chiesa noto come “ermeneutica
della continuità”. Se si pensa, ad esempio, alla trilogia su Gesù di
Nazareth, non sarebbero pertanto il Concilio e le sue interpretazioni il
problema della Chiesa attuale, quanto la riduzione della figura di Gesù a
maestro di moralità, sostenitore di valori in linea con il mondo contemporaneo,
ma inevitabilmente in contrasto con la realtà: si pensi, ad esempio, al mito
del pacifismo, smentito dal ricorso, ancora oggi, dell’uomo alla
guerra.
Entrambi i relatori, tuttavia, hanno concordato in
conclusione i rischi dell’attuale fase sinodale, che appiattisce la Chiesa alla
sua dimensione burocratica, facendone dimenticare la natura sacramentale. Un
dibattito reso breve dai tempi contingentati della serata ha comunque
consentito alla partecipata assemblea di evidenziare i dubbi che, evidentemente,
questo attuale corso della Chiesa non riesce a fugare.
Fonte: Il pensiero cattolico, 7.3.2023
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| Fotografie di Vito Palmiotti |