Sante Messe in rito antico in Puglia

Visualizzazione post con etichetta Pio VII. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pio VII. Mostra tutti i post

giovedì 28 settembre 2023

I 200 anni dall'elezione di papa Leone XII della Genga

 In quest'anno 2023 ricorrono parecchi anniversari degni di nota per la Chiesa: i 200 anni, ad es., dell'incendio devastante della Basilica di San Paolo fuori le Mura (15 luglio 1823), che distrusse la basilica esistente sin dall'epoca dell'imperatore Teodosio (che aveva edificato su quella costantiniana) (cfr. Graziano Motta, Duecento anni fa l'incendio della Basilica Ostiense, in La nuova bussola quotidiana, 19.7.2023); i 200 anni della morte del Servo di Dio papa Pio VII, che abbiamo ricordato nel mese di agosto (v. qui) ed i 200 anni dell'elezione del successore, il papa marchigiano Leone XII della Genga, che tra l'altro si fece promotore di una mobilitazione mondiale nella ricostruzione della Basilica di San Paolo (v. enciclica Ad plurimas, 25 gennaio 1825), che vide persino i contributi dello zar Nicola I di Russia con i doni di malachite e di lapislazzuli e del re d’Egitto Fuad I con quelli di alabastro.

Per ricordare l'elezione, ed al contempo la figura, del papa Leone XII, sono stati promossi una serie di convegni a Roma e nelle Marche (sua regione di origine) (v. qui; qui; qui; qui; qui; qui e qui), che si augura possano portare alla ribalta del popolo cattolico (e non solo) questo pontefice semisconosciuto ai più. 

Charles Picqué, Ritratto di papa Leone XII, 1828

domenica 20 agosto 2023

Pio VII, il Papa mite perseguitato da Napoleone. A duecento anni dalla morte: 20 agosto 1823-2023

Il 20 agosto non è solo la data del pio transito del papa San Pio X, morto nel 1914. In verità, in quello stesso giorno, ma novantuno anni prima ed esattamente 200 anni fa, moriva, a Roma, un altro papa che portava quel nome: il servo di Dio papa Pio VII Chiaramonti: il pontefice che fu eletto in circostanze difficili, a Venezia, e che affrontò Napoleone. L’anniversario della morte del papa cesenate, in verità, è passato quasi in sordina sui maggiori mass media e non ci pare di aver sentito particolari celebrazioni in merito. In realtà, su alcune testate l’anniversario non è passato sotto silenzio. Si segnalano Filippo Rizzi, I duecento anni di Pio VII, il papa che affrontò i “tempi nuovi”, in Avvenire, 19.8.2023; Bernard Ardura, Pio VII, “Vicario del Dio della pace”, in Vatican News, 19.8.2023; Giovanni Maria Vian, Pio VII tenne testa a Napoleone e affrontò per primo i tempi nuovi, in Domani, 21.8.2023; Antonio Tarallo, Papa Pio VII e Napoleone Bonaparte, in Acistampa, 20.8.2023; Fabrizio Foschi, Pio VII, il papa prigioniero che difese la Chiesa (da Napoleone), in Il sussidiario, 14.8.2023. Anche Bergoglio ha ritenuto di inviare una lettera al vescovo di Cesena-Sarsina per ricordare l'evento, sebbene con un mese di ritardo rispetto alla data di anniversario (cfr. Messaggio in occasione del bicentenario della morte del Servo di Dio Pio VII, 21.0.2023), forse perché gli sarà stato ricordato tardi ... Cfr. Cesena, Papa Francesco invia un messaggio al super convegno su Pio VII e un collezionista scova su eBay ritratto ignoto e lo compra, in Corriere Romagna, 14.10.2023.


Il ritratto di Pio VII nel 1800, primo anno del suo pontificato, scovato su eBay

In questa sede, rilanciamo un articolo de La nuova bussola quotidiana sulla figura di questo venerato Pontefice, nei cui confronti è stato avviato il processo di beatificazione. Significativamente va detto che sebbene il nulla osta della Santa Sede fosse concesso sin dal 2007 al vescovo di Savona-Noli mons. Domenico Calcagno (futuro cardinale), tuttavia solo domenica 31 ottobre 2021 è iniziata ufficialmente la fase istruttoria della causa di beatificazione presso la diocesi savonese (v. qui e qui). Il suo processo di beatificazione avrebbe dovuto, secondo le normative canoniche, essere avviato dalla diocesi di Roma, città in cui il pontefice morì, ma la Curia romana si convinse ad affidare questo iter alla diocesi di Savona-Noli.

Noi ricordiamo quest'insigne Pontefice con le sue stesse parole tratte dal Breve Etsi longissimo del 30 gennaio 1816: «[…] Noi siamo rappresentanti di Colui che è il Dio della pace e che, nascendo per redimere il genere umano dalla tirannide del demonio, volle annunciare la pace agli uomini attraverso i suoi angeli, abbiamo creduto sia proprio di quella funzione apostolica che, sebbene senza merito, esercitiamo […]».

Raffaele Castellini, Ritratto di papa Pio VII, XIX sec., collezione privata

Teresa Cosci, Pio VII in esilio a Savona, XIX sec., collezione privata. Fonte

Pio VII, il Papa mite perseguitato da Napoleone

di Massim Scapin

Domenica 20 agosto ricorrono i duecento anni dalla morte di Pio VII, il Papa, oggi Servo di Dio, deportato in Francia da Napoleone. E che, alla morte di Bonaparte, ne trattò la famiglia da vero cristiano.

Il 20 agosto di 200 anni fa, moriva il papa che si trovò nella tempesta dei giorni napoleonici: Pio VII, al secolo Barnaba Chiaramonti (1742-1823), dal 2007 Servo di Dio.


Monaco benedettino, priore dell’Abbazia di San Paolo a Roma (1775), vescovo di Tivoli (1782), cardinale e vescovo di Imola (1785), era nato 81 anni prima, a Cesena come il suo predecessore, papa Pio VI († 1799): «entrambi strappati con violenza alla loro sede episcopale e trascinati in esilio» (BENEDETTO XVI, Discorso, 4 ottobre 2008). Dopo la sua elezione alla cattedra di Pietro il 14 marzo 1800, a conclusione del laborioso «conclave dell’esilio» durato più di tre mesi nel monastero veneziano di San Giorgio Maggiore, «in momenti quanto mai difficili per la Chiesa seppe dare esempio ai principi e ai popoli di fede inconcussa, di magnifica generosità di animo, e soprattutto di grande fortezza nel difendere, davanti all’irresistibile invadenza napoleonica, i diritti inviolabili della Chiesa Cattolica», come scrisse l’allora segretario di Stato di Pio XI, il cardinale Pietro Gasparri († 1934), nella Lettera del 3 giugno 1923 al vescovo di Cesena (in Rivista Storica Benedettina, XIV, Santa Maria Nuova, Roma 1923, p. 206).


Ai cardinali riuniti il 29 ottobre 1804, Pio VII ricorda con soddisfazione il ristabilimento del cattolicesimo in Francia, grazie al Concordato del 1801, e comunica che, aderendo alla richiesta di Napoleone Bonaparte († 1821), si recherà a Parigi per incoronarlo imperatore. In realtà Napoleone assumerà da sé la corona. Purtroppo, i buoni rapporti con l’imperatore francese durano poco, e nel 1808 Napoleone incorpora all’Impero lo Stato Pontificio. Nel 1809 papa Chiaramonti, dopo aver scomunicato il Bonaparte, è deportato in Francia: Grenoble, Savona e Fontainebleau sono le sue residenze coatte. Rientrato a Roma nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, ristabilisce la Compagnia di Gesù e imprime un decisivo impulso all’opera missionaria.


La mitezza di Pio VII e la superbia di Bonaparte sono conservate ne L’incoronazione di Napoleone I, la tela molto «ritoccata», ora esposta al Louvre, di Jacques-Louis David († 1825), il pittore della Rivoluzione francese e di Napoleone. Che giornata, quella del 2 dicembre 1804! Tutti nella chiesa-madre di Parigi, la cattedrale di Notre-Dame, invece che in quella solita di Reims. Quanti i disagi, anche fisici, sopportati angelicamente dal Papa! Per la gioia di re Enrico IV († 1106) e degli imperatori Federico Barbarossa († 1190), Federico II († 1250) e Ludovico il Bavaro († 1347), Napoleone si mette in capo la corona di imperatore dei Francesi da solo. Non era andato a Roma ai piedi di Sua Santità; ma con moine e minacce era riuscito a convincere il povero Pio VII a mettersi in viaggio, in pieno inverno, da Roma a Parigi, per consacrare quel Carlo Magno a rovescio.


Ci piace pensare che la «colonna sonora» di quella giornata, interpretata da 500 musicisti e cantanti, abbia consolato almeno in parte l’animo del Papa. Gran parte della musica fu composta da uno dei grandi maestri della scuola napoletana, il tarantino Giovanni Paisiello († 1816), per cui il Bonaparte andava pazzo. Alludiamo alla Messe du Sacre, per 3 voci soliste (ma i cantanti impegnati nelle varie parti furono 9), 2 cori e 2 orchestre, e al Te Deum in si bemolle maggiore per soli, doppio coro e doppia orchestra, che il compositore aveva scritto ma non diresse quella domenica di dicembre: a fine agosto era ripartito per Napoli, lasciando come suo successore Jean-François Lesueur († 1837), il maestro di composizione di Hector Berlioz († 1869).


Molto bella è la Messa, di cui riferirono: «Scelta e numerosa l’orchestra, cantanti di prim’ordine, le ispirazioni seguivano il maestro italiano. La Messa fu un capolavoro, che la più severa critica non avrebbe saputo menomamente attaccare (…). Paisiello nella indicata circostanza provò più che mai quanto fosse valente nelle sacre composizioni, con quanta filosofia sapesse esprimere le tante, sì variate e sì sublimi situazioni, che l’incruento sagrifizio presentano, e ben meritati applausi riportò da una folla immensa di popolo che ad uno spettacolo quasi più teatrale, che ecclesiastico, assisteva» (F. SCHIZZI, Della vita e degli studi di Giovanni Paisiello, Volume 73, Milano 1833, pp. 46-47).


Il Te Deum, eseguito alla fine, fu riciclato per l’occasione con disinvoltura. Fu composto da Paisiello a Napoli nel 1791 «per il ritorno delle Loro Maestà [Ferdinando e Carolina] da Germania, eseguitosi nella Chiesa di Belvedere sopra Caserta» (La rassegna musicale, Einaudi, 1930, p. 130). Parigi lo aveva sentito il 18 aprile 1802, giorno di Pasqua, quando fu proclamato in Francia il Concordato: i musici della cappella consolare e del Teatro della Repubblica e delle Arti si riunirono per cantarlo, insieme ad altre composizioni di Paisiello.


Questa partitura presenta particolare importanza, dal momento che Paisiello, pur essendo nato nel 1740, tra l’Opera comica e il patetico di quella «materia buffa […] bene intrecciata colla seria» (C. Goldoni, La Scuola Moderna, All’amico lettore), qui sa intuire lo stile Impero in musica. Sì, quella versione ornamentale di neoclassicismo con cui tutti gli artisti italiani e francesi si mettono in sintonia durante l’impero napoleonico; uno stile che sarà pienamente incarnato da Luigi Cherubini († 1842). Il Te Deum di Paisiello è tutto animato di spirito marziale: desta grande meraviglia il Te ergo quæsumus, in cui l’orchestra dialoga con la fanfara della Guarda Nazionale collocata nella navata. Ma vi si trovano pure tanti momenti delicati, quasi intimi (cfr. P. ISOTTA, Per un bicentenario: Paisiello e il mito di Fedra, Arte’m, Napoli 2016).


Fonte: La nuova bussola quotidiana, 19.8.2023

martedì 14 marzo 2023

Un ricordo del Servo di Dio Papa Pio VII nell'anniversario della sua elezione a pontefice massimo

Il 14 marzo 1800 fu esaltato al sommo pontificato il cardinale Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti, che assunse il nome di Pio VII, in onore del suo immediato predecessore, morto esule nell'agosto precedente in terra di Francia. Il conclave si era riunito a Venezia, nel monastero di San Giorgio, il 30 novembre 1799. Ma per quasi tre mesi, non si riuscì a raggiungere alcun accordo. Alla fine, fu grazie, tra gli altri, al segretario del conclave, mons. Ercole Consalvi (futuro cardinale e segretario di Stato), se si raggiunse una convergenza di voti sulla persona dell'allora cardinale arcivescovo di Imola, appunto il card. Chiaramonti. In breve egli riuscì ad ottenere l'unanimità ed, appunto, il 14 marzo del 1800, vide la sua elezione. Sono passati 223 anni da quel giorno. Eppure ancora oggi il ricordo di quel santo pontefice è vivo in molti autentici cattolici. 

Quanto manca al popolo cattolico un pastore santo ed accorto come lo fu il servo di Dio papa Pio VII!!!!


Toeodor Matteini, Ritratto di Pio VII, 1801, chiesa di San Giorgio Maggiore, Venezia


sabato 25 maggio 2019

Ritorno del Pontefice Pio VII a Roma

Il 24 maggio 1814, il Sommo Pontefice Pio VII tornava a Roma dalla prigionia francese.


Carlo Lasinio - Domenico Udine, Il Sommo Pontefice Pio VII il di 24 Maggio 1814 entra trionfante in Roma per la piazza del Popolo, 1814, collezione privata

Giuseppe Pasinati, Medaglia commemorativa in argento del ritorno del papa Pio VII a Roma, AN XV pontificato

Vogliamo ricordare la circostanza storica, con la lezione di catechismo spiccio impartita dalla Signora Marchesa del Grillo, nel celebre film con Alberto Sordi, Il Marchese del Grillo.
Marchese del Grillo: "Mamma il Medioevo è finito. La Chiesa, il Papato e tutti noi siamo finiti. E sò proprio 'sti Francesi che tu disprezzi che hanno portato na ventata d'aria nova dappertutto...."
Marchesa: "Noi non abbiamo bisogno d'aria nuova, caro Onofrio, e le finestre de 'sto palazzo resteranno chiuse finché er Papa non sarà tornato".
Marchese del Grillo: "E allora passerai il resto della tua vita al buio, mamma, perché ricordati che il futuro è nelle mani dei Francesi e in quelle di Napoleone che li guida".
Marchesa: "No. Il nostro futuro è nelle mani del Signore, e quel Napoleone che guida i Francesi, come dici tu, finirà presto o tardi cor culo pe' tera, e ricordati tu invece che morto un Papa, se ne fa sempre un altro!".


venerdì 23 marzo 2018

Mostra del pittore Giovanni Gasparro. "I Papi di Napoleone" - Museo Napoleonico, Roma, 22 marzo - 6 maggio 2018

Ieri si è aperta a Roma, presso il Museo Napoleonico, la mostra del noto artista, e nostro amico, Giovanni Gasparro, dedicata ai Papi dell’epoca napoleonica, Pio VI e Pio VII. Ovviamente, la mostra è arricchita anche di opere dello stesso artista, riguardanti quel periodo storico, come ad es. un ritratto del Santo dell’Anti-rivoluzione, S. Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione del Preziosissimo Sangue. Non mancano, peraltro, opere di altri artisti coevi ai due papi.
La mostra rimarrà aperta sino al prossimo 6 maggio.
Volentieri, quindi, la segnaliamo e ne pubblichiamo una recensione. Ringraziamo l'amico Alessandro Franzoni per le foto, tratte dal suo profilo facebook.







Giovanni Gasparro, Pio VI Pontefice Massimo, 2016

Giovanni Gasparro, Studio per "Quum memoranda. Ritratto del servo di Dio, Papa Pio VII", 2014

Giovanni Gasparro, Quum memoranda. Ritratto del servo di Dio, Papa Pio VII, 2014

Giovanni Gasparro, Studio per "San Gaspare del Bufalo intercede per le anime del Purgatorio", 2016


Giovanni Gasparro, Beata Anna Maria Taigi, 2016

Jean-Baptiste Wicar, Studio per la "Ratifica del Concordato", 1803

Anonimo, Stemma di Pio VII, inizio XIX secolo

Vito Marini, Facciata di Casa Marini a Recanati in occasione del passaggio di Pio VII, 1814

GIOVANNI GASPARRO. I PAPI DI NAPOLEONE


a cura di Fabio Benedettucci

Museo Napoleonico. Piazza di Ponte Umberto I, Roma
22 marzo – 6 maggio 2018

Giovanni Gasparro. I Papi di Napoleone è un’esposizione incentrata su due dipinti del giovane artista pugliese raffiguranti i pontefici regnanti durante l’età di Napoleone: Pio VI Braschi e Pio VII Chiaramonti. La mostra, ospitata al Museo Napoleonico dal 22 marzo al 6 maggio 2018, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.
Insieme ai due dipinti saranno esposti anche alcuni bozzetti, utili per comprendere il processo creativo dell’artista. A corredo dell’esposizione, il Museo Napoleonico presenterà un selezionato nucleo di opere grafiche generalmente conservate nei depositi, attraverso le quali saranno illustrati aspetti e momenti differenti dei pontificati di Pio VI e Pio VII, entrambi caratterizzati da lunghi periodi d’esilio.
In un ideale dialogo con i dipinti di Giovanni Gasparro, saranno esposti acquerelli, disegni, incisioni, realizzati da numerosi artisti significativi vissuti tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. Tra essi, l’orafo Paolo Spagna, autore di un disegno raffigurante lo stemma di papa Braschi, Giuseppe Valadier, del quale si presenterà il progetto per un arco trionfale, e Jean–Baptiste Wicar, rappresentato in mostra da un raffinato disegno preparatorio per un grande dipinto oggi nella residenza pontificia di Castel Gandolfo.
Giovane, ma già affermato pittore, Giovanni Gasparro è nato a Bari nel 1983. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha esposto in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Il suo lavoro ha ricevuto importanti riconoscimenti: nel 2014, con Quum memoranda - ritratto di papa Pio VII (esposto in mostra), Giovanni Gasparro ha vinto il Premio Pio Alferano e il Premio Brazzale. Nella Basilica di San Giuseppe Artigiano all’Aquila ha dipinto 19 tele, commissionate nel 2011 a seguito del terremoto, che rappresentano il maggior ciclo di pitture religiose eseguito in Italia negli ultimi decenni.

giovedì 15 settembre 2016

"Quis non posset contristári, Christi Matrem contemplári doléntem cum Filio?" - Stabat Mater Dolorosa





Johann Sadeler I, Mater dolorosa, 1588-95, Rijksmuseum, Amsterdam

Hieronymus Wierix, o Wiericz o Wierx o Wiricx, Mater dolorosa, XVI-XVII sec., Rijksmuseum, Amsterdam

Schelte Adamsz Bolswert, Sette dolori di Maria, 1612-15, Rijksmuseum, Amsterdam

Schelte Adamsz Bolswert, La Vergine addolorata contempla uno dei suoi dolori, XVII sec., Rijksmuseum, Amsterdam

Willem van der Leeuw, Maria trafitta dalla spada ovvero Lutto di Maria, 1613-65, Rijksmuseum, Amsterdam

Cornelis Galle (II), Mater dolorosa, 1638-78, Rijksmuseum, Amsterdam

Cornelis Galle (II), Mater dolorosa, 1638-50 circa, Rijksmuseum, Amsterdam

Pieter Schenk I, Mater dolorosa, 1670-1713, Rijksmuseum, Amsterdam

Bernard Picart, Mater dolorosa, 1723, Rijksmuseum, Amsterdam


Joseph Hunin, Pio VII in venerazione dell'immagine dell'Addolorata, 1810, Rijksmuseum, Amsterdam

Luis Tristan de Escamilla, Mater Dolorosa, XVII sec.

Scuola bolognese, Pietà, XVII sec., collezione privata


Giovanni Gasparro, Corredenzione, 2015, collezione privata, Bari


Pedro de Mena, Mater Dolorosa, 1670-85 circa

lunedì 16 febbraio 2015

Con le fatiche spirituali di Pio VII si riscopre lo spirito del sacro

Alcuni giorno fa si dava conto di come un pugliese, peraltro sodale della Scuola Ecclesia Mater, Giovanni Gasparro, fosse stato insignito del premio quale pittore eccellente dell’anno 2014 per la tela riguardante Pio VII Chiaramonti, il cui modello era un altro sodale della nostra Scuola e che si ispirava per molti aspetti ad un noto quadro di Jacques-Louis David.


Giovanni Gasparro, Cuore Castissimo di San Giuseppe, 2013, Basilica di san Giuseppe artigiano (Ex san Biagio d'Amiternum, XIII sec.), L'Aquila

Oggi, nella memoria della martire S. Giuliana di Nicomedia, rilancio quest’articolo dedicato al nostro giovane pittore conterraneo di cui, peraltro, nei giorni scorsi, il blog Papalepapale ha pubblicato un'intervista e che ha ricevuto una speciale menzione dal critico d’arte Vittorio Sgarbi nel corso della trasmissione RAI “Virus” del 29 gennaio scorso (v. min. 1:53:48).

S. Giuliana di Nicomedia, 1740-94 circa, British Museum, Londra

ARTE DIVINA

Con le fatiche spirituali di Pio VII
si riscopre lo spirito del sacro

La rassegna «Eccellenti pittori» mette in luce i giovani artisti italiani. Vince il barese Gasparro che rilancia il figurativo partendo dal Papa

di Giuseppe Pollicelli

Il concorso lo ha ideato un intellettuale cattolico (saremmo tentati di aggiungere l’aggettivo «tradizionalista», ma se lo usassimo il diretto interessato si adonterebbe) come Camillo Langone, quindi si può immaginare il suo compiacimento di presidente non votante per la scelta compiuta dalla giuria da lui stesso allestita: assegnare il premio Eccellenti Pittori - Brazzale, di cui si è da poco conclusa la prima edizione, a Giovanni Gasparro, pittore barese del 1983 le cui opere sono impregnate di cattolicesimo.
Grande appassionato di arte, Langone si spende da tempo, attraverso il suo blog Eccellenti Pittori, a favore di quei valorosi che ancora pratichino la pittura. Non importa l’età: conta che siano italiani (in senso esteso: può trattarsi anche di italiani che risiedono all’estero o di stranieri che dipingono in Italia) e che, appunto, non ricorrano alle scorciatoie consentite dall’informatica. Solo tele, pennelli, tempere, olii, acrilici: gli strumenti di chi dipinge davvero. Se poi i dipinti sono di buona fattura, ecco che Langone cerca di dare loro visibilità accogliendoli nel suo blog. Nonché, come detto, nell’omonimo premio di recente istituzione. Anche i profani possono così rendersi conto di quanti pittori bravissimi vi siano ancora in Italia, specie tra i figurativi. A tale schiera appartiene anche Gasparro, che a una perizia tecnica non comune abbina una profonda e consapevole cultura pittorica.
Il suo olio Quum memoranda ha messo d’accordo i giurati chiamati a raccolta da Langone (da Franco Maria Ricci a Edoardo Camurri, da Nicola Porro a Camilla Baresani): l’intensità del papa Pio VII ritratto (o meglio, reinventato) da Gasparro pretendeva il gradino più alto del podio. L’opera – il cui titolo cita le parole iniziali della bolla con cui Pio VII Chiaramonti, nel 1809, scomunicò Napoleone dopo che quest’ultimo si era annesso i territori dello Stato Pontificio – è al tempo stesso, come molte altre di Gasparro, simbolica ed estremamente realistica, colma di materia eppure ribollente di spiritualità.
Dunque profondamente cattolica. Sebbene – ed è qui che Gasparro sa rendere magistero il proprio talento – in un modo quanto mai originale. Pio VII porta la propria fisicità come un gravame, in ciò rievocando certe figure di Lucian Freud sfiancate dal loro stesso corpo. E del resto i polsi del Pontefice sono legati da spesse corde e da una catena, a memoria della prigionia patita per volontà del Bonaparte. il suo volto è scavato e ha un’ombra di barba, e il collo, che svetta su due spallucce strette, è leggermente reclinato verso la destra di chi guarda.
Ma l’espressione, che pure tradisce stanchezza, comunica, specie attraverso gli occhi, una determinazione ferma. Una determinazione che conduce alla santità, evidenziata dall’aureola attorno al capo e sancita dal crocifisso di legno, che il Santo Padre adopera come uno scudo con cui proteggere se stesso e, segnatamente, la bolla di scomunica da lui vergata. Che è come dire la Chiesa tutta. Nella parte bassa del crocifisso, involontariamente (o forse no?) evidenziato dal pollice e dall’indice della mano sinistra di Pio VII, un teschio rammenta la caducità delle cose terrene. Più in basso ancora vi sono due mani che, staccate da tutto, replicano quelle del Pontefice.
Mani di carne e ossa che risultano umanissime, ma la cui facoltà di muoversi (paiono volersi giungere: a scopo difensivo, forse, oppure per accompagnare una preghiera) rinvia alla superiore sfera del divino. Di un Dio che è anche uomo.

FONTE: Libero, 30 gennaio 2015, p. 25