Sante Messe in rito antico in Puglia

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giovedì 20 giugno 2019

La processione del Corpus Domini quando era celebrata nella Roma cattolica

Pier Leone Ghezzi, Clemente IX alla processione del Corpus Domini in Piazza S. Pietro, 1710-20

Pio VII alla processione del Corpus Domini

Salvatore Buratti, Pio VIII alla processione del Corpus Domini, 1829


Pio IX alla processione del Corpus Domini

Salvatore Busittil, Solenne processione papale del Corpus Domini, 1837-39, partic.

venerdì 11 maggio 2018

11 maggio 330 : Fondazione e "dedicatio" di Costantinopoli. Un aforisma di Leone XIII


Fonte: Leone XIII, Ep. Quantunque Le siano, 15.6.1887.

Nella distinzione tra antica e Nuova Roma (per non parlare della III Roma) e della teoria della migrazione del potere imperiale, e che potrebbe avere, forse, un senso dal lato della potestà imperiale e della romanitas, ma non da quello religioso (facendo dei "patriarchi" una sorta di "papa", quasi che il papato sia "migrato" a Costantinopoli e poi a Mosca), può ricercarsi, in ogni caso, le origini della nascita delle discordie tra Roma e Costantinopoli e, quindi, in ultima analisi persino dello sciagurato scisma d'Oriente dei foziani nel 1054.

giovedì 10 agosto 2017

Il divorzio fu l’occasione perduta – Editoriale di agosto 2017 di “Radicati nella fede”

Nella festa dello Stauroforo S. Lorenzo, protodiacono e martire, rilanciamo l’editoriale di Radicati nella fede, ripreso da Riscossa cristiana.

Valerio Castello, Martirio di S. Lorenzo, XVII sec., Palazzo Bianco, Genova

José Juárez, Martirio di S. Lorenzo, 1655 circa

Jean-Baptiste de Champaigne, Martirio di S. Lorenzo, 1660 circa, National Gallery of Art, Washington D.C.




Giambettino Cignaroli, Martirio di S. Lorenzo, 1755 circa, chiesa di S. Lorenzo, Brescia



IL DIVORZIO FU L’OCCASIONE PERDUTA


Editoriale di "Radicati nella fede"
Anno X n. 8 - Agosto 2017

Non c’è niente da fare, nessuno ci toglierà dalla testa che il cambiamento della Messa, operato dalla Chiesa con un autoritarismo senza precedenti a fine anni ‘60, fu il “cavallo di Troia” con il quale entrarono tutte le più devastanti derive nel mondo cattolico.
Il Concilio Vaticano II, pastorale per espressa volontà dei Papi Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi, si era ormai concluso. I testi, nella loro prolissità e stile discorsivo, avevano confermato tutti nella propria opinione: i Conservatori erano convinti che nulla fosse cambiato nella sostanza della Tradizione Cattolica; i Progressisti invece, rumorosi ma in fondo minoranza all’epoca, avevano salutato l’avvento di un’era totalmente nuova. Ognuno cercava nei testi la conferma delle proprie opinioni e attitudini. Chi è vissuto in quegli anni può confermare tutto questo, testimoniando della storia della propria parrocchia.
Intervenne, a quattro anni dalla chiusura del Concilio, la nuova messa e tutto poteva diventare chiaro.
Con la nuova messa, valida in sé ma non buona come tentiamo di dire da sempre (cfr. editoriale “Radicati nella fede”, anno V, marzo 2012, n. 3), non sarebbe stato possibile interpretare il Concilio in continuità con il passato della Chiesa Cattolica. La nuova messa diede la chiave ermeneutica secondo cui il Concilio Vaticano II è una “nuova Pentecoste”, il punto sorgivo di un Cristianesimo liberatosi dalla zavorra del suo passato, capace di scelte più pure che il mondo moderno avrebbe presto accolto con commovente entusiasmo.
I cosiddetti Conservatori, a volte molto moderati, si illusero ancora che la rivoluzione progressista si sarebbe presto spenta, come ogni giovanile entusiasmo. Quante volte sentimmo, e sentiamo ancora, che basterebbe celebrare con rispetto e devozione la nuova messa per arginare il disastro. A questa corrisponde un’altra illusione, che sia possibile intendere i documenti del Concilio in senso moderato-conservatore, in totale continuità con la Tradizione della Chiesa Cattolica Romana.
Lasciamo ad altri le analisi dettagliate al riguardo, non farebbero il caso in un semplice editoriale di due pagine. A noi tocca ricordare che basterebbero i fatti susseguitisi nella società italiana, oltre che nella Chiesa, per dar prova che la nuova Messa innescò la rivoluzione con la sua ermeneutica di rottura.
E i fatti che accadono, anche quelli di portata cattiva, se guardati con intelligenza di fede, sono sempre provvidenziali, perché sono avvisi di Dio.
La nuova messa del popolo e per il popolo era stata da poco introdotta a forza, che la stessa Chiesa italiana si trovò difronte ai drammatici giorni del Referendum sul Divorzio, era il 1974. La campagna referendaria fu il terreno di scontro tra le due anime, conservatrice e progressista, della chiesa italiana. La campagna referendaria fu il terreno di scontro delle due ermeneutiche del Concilio: una si illudeva di poter riaffermare il valore di un cattolicesimo anche di Stato, l’altra abbandonata al più puro laicismo affermava che ogni individuo deve essere tutelato, nella propria libertà assoluta, dallo Stato agnostico.
Lunedì 14 Maggio i risultati referendari furono di una tristezza agghiacciante per i buoni parroci del tempo: nell’Italia, che si pensava ancora cattolica, aveva vinto il divorzio con il 59,26%. E quel 59% a favore del mantenimento del divorzio era tristemente in gran parte voto di cattolici.
Sarebbe bastato questo per far aprire gli occhi a tutti, pastori e fedeli. Sarebbe bastato quel 59% per reagire alla deriva modernista e rivoluzionaria della Chiesa.
Ma così non fu... i buoni, preti e fedeli, si dissero ancora che la nuova messa non centrava, che era il problema dei tempi e della politica.
Arrivò poi il 1981 e fu il tempo dell’aborto, del terribile aborto, e fu l’ecatombe dei numeri: l’aborto vinse con l’88,42%: si era ormai consumata la scristianizzazione dell’Italia.
Ma ancora una volta non si andò a vedere dove tutto si era innescato: la nuova messa aveva liberalizzato, nella sua ambiguità e fluidità, tutte le peggiori interpretazioni per un nuovo cristianesimo senza dogmi e obblighi morali. I cristiani cosiddetti “adulti” avrebbero ormai seguito la loro coscienza reinterpretando di volta in volta il vangelo secondo i propri gusti, puntualmente obbedienti peraltro al potere omicida di questo mondo.
E la storia potrebbe continuare fino ai nostri tristissimi giorni. C’è qualcosa di immorale che non trovi cattolici benedicenti? Abbiamo ammesso tutto, tutto e di più, “asfaltando” in nome della libertà individuale tutta la Sacra Scrittura e duemila anni di Cristianesimo. Abbiamo ammesso tutto, benedetto tutto, fingendo di non parlarne troppo.
E se fosse vero che tutto è potentemente iniziato con lo smantellamento della Messa di sempre? E se la questione del rito non fosse solo un problema secondario? O continueremo ad illuderci che questo non centra come i buoni preti e fedeli degli anni ‘60 e ‘70?
Speriamo che qualche intelligente dal cuore semplice si desti dal sonno.

mercoledì 10 agosto 2016

IN FESTO SANCTI LAURENTII MARTYRIS

Festa di San Lorenzo Martire, copatrono di Roma, Stauroforo di Santa Romana Chiesa.

“Roma, antica madre dei templi pagani, ormai devota a Cristo, vittoriosa sotto il comando di Lorenzo, riporti il trionfo sui riti barbari. Avevi vinto i re superbi, avevi imbrigliato i popoli, ora imponi il giogo del comando agl’idoli mostruosi. Questa sola gloria mancava alle insegne della città togata: la gloria di domare l’immondo Giove, non con le forze tumultuose di un Cosso, di un Camillo, o di un Cesare, ma con la battaglia non incruenta del martire Lorenzo. [...] Tre, quattro, sette volte felice il Romano che può celebrare da vicino te e il luogo in cui riposano le tue ossa! Egli si prosterna nel tuo santuario; bocconi a terra, l’innaffia di lacrime e vi versa i suoi voti. [...] È là, o San Lorenzo, che noi andiamo a cercare il ricordo delle tue sofferenze, perché tu hai due palazzi in cui dimori: quello del corpo sulla terra, quello dell’anima nel cielo. Il cielo, ineffabile città che ti fa membro del suo popolo, che, nelle file del suo eterno senato, pone sulla tua fronte la corona civica! Con le tue gemme risplendenti appari come l’uomo che la Roma celeste elesse a perpetuo console! Le tue funzioni, il tuo credito, la tua potenza si rivelano agli entusiasmi dei Quiriti esauditi nelle suppliche che ti hanno presentato. Qualsiasi richiesta viene ascoltata; tutti pregano in libertà, formulano i loro voti; nessuno riporta con sé il suo dolore. Sii sempre pronto a soccorrere i figli della città regina: che essi abbiano un fermo appoggio nel tuo amore di padre; che trovino in te la tenerezza e il latte del seno materno. Ma tra essi, tu l’onore di Cristo, ascolta anche l’umile postulante che confessa la sua miseria e rigetta le sue colpe. Io mi so indegno, lo riconosco, indegno di essere esaudito da Cristo; ma protetti dai Martiri, si può ottenere il rimedio ai propri mali. Ascolta uno che ti supplica: nella tua bontà, sciogli le mie catene, liberami dalla schiavitù della carne e dai vincoli del mondo!”

(Aurelio PrudenzioPeristephanon Liber, II, 1-16, 529-536, 549-584)



S. Lorenzo, Basilica di S. Lorenzo fuori le mura, Roma

Annibale Carracci, Apoteosi di S. Lorenzo, XVI sec., museo del Prado, Madrid

Jerónimo Jacinto de Espinosa, S. Lorenzo, XVII sec., chiesa di Santo Tomás, Valencia

Francesco Gessi, Madonna con il Bambino e i SS. Lorenzo, Dorotea Nicola e Francesca Romana, 1620, Pinacoteca di Brera, Milano

Guercino, Martirio di S. Lorenzo, 1628, Cattedrale, Ferrara

Giovanni Battista Carlone, o Carloni, Martirio di S. Lorenzo con S. Chiara ed altri Santi, 1632, Oratorio di S. Lorenzo, Cogoleto

A.G., S. Lorenzo martire, 1639, museo diocesano, Civitavecchia

Gaetano Lapis, Martirio di S. Lorenzo, 1745, Cattedrale di S. Settimio, Jesi

Gaetano Peverada, Madonna col Bambino con i SS. Lorenzo ed Eurosia, 1766, chiesa parrocchiale di S.Lorenzo Martire, Mariano al Brembo 

Francesco Lorenzi, Martirio di S. Lorenzo, 1766-67, Duomo, Pescantina

Ambito veneto, SS. Lorenzo e Sisto II papa, XIX sec.

Pietro Labruzzi, Condanna di S. Lorenzo, 1810 circa, Cattedrale di S. Lorenzo, Tivoli

Giuseppe Resi, Martirio di S. Lorenzo, 1964, Parrocchia di S. Lorenzo martire, Begosso, Terrazzo (VR)

Bruno Bruni d'Acervia, S. Lorenzo, 1999



Statua di S. Lorenzo, Basilica di S. Lorenzo fuori le mura, Roma