Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 20 settembre 2023

Un lucido aforisma del filosofo Gianni Vattimo, esponente del c.d. pensiero debole, sul cattolicesimo contemporaneo

Ieri, 19 settembre, si spegneva il filosofo Gianteresio (detto Gianni) Vattimo, teorizzatore del c.d. pensiero debole, corrente filosofica postmoderna. Sebbene, almeno formalmente, lo stesso si definisse "cattolico" e fosse stato, negli anni Cinquanta, con Umberto Eco e Furio Colombo, a guida dell'Azione Cattolica giovanile torinese, il suo pensiero era assolutamente lontano da quello cristiano, fondato sull’idea del c.d. indebolimento di Dio, rifiutando l’idea di Dio quale essere razionale (v. qui il ricordo di Francesco Agnoli). Con tale rigetto, ovviamente, ha rifiutato anche i precipitati etici collegati all’esistenza di Dio personale.

Ora, che è passato da questa vita all’altra, sicuramente si sarà reso conto degli errori compiuti e delle aberrazioni filosofiche (e non solo) cui era pervenuto. Che Dio abbia misericordia della sua anima!

Tuttavia, un merito gli va ascritto: quello di aver saputo rimproverare, con lucidità ed obiettività, il cattolicesimo contemporaneo dall’essersi messo all’inseguimento del mondo e della mondanità, perdendo così la propria identità e la sua forza. L'aforisma che segue è riportato dal card. Robert Sarah, nel suo libretto Vorrei aiutare gli altri a vedere con occhi nuovi, Marcianum Press, 2020, sebbene lo faccia risalire al 2010 ad una conversazione su Radio Vaticana. In realtà, l'aforisma che segue - più volte riusato nel corso degli anni (v. qui e qui) - è più risalente e rimonta ai primi anni '90 del secolo scorso, ad una conversazione con lo scrittore cattolico Vittorio Messori ed al suo Pensare la storia (cfr. Antonio Socci, Quando Vattimo disse a Messori ..., in Lo Straniero, 23.9.2023):

martedì 29 marzo 2016

I terroristi? Possono essere di tutto, ma non islamici. Così vuole il “politicamente corretto”

Rilanciamo volentieri questo contributo di Paolo Deotto da Riscossa cristiana, che ci fa rileggere le pagine scritte da San Giovanni Bosco sull’Islam; pagine attualissime alla luce dei recenti attentati di Bruxelles, che hanno dimostrato come l’idea stessa di integrazione – così come concepita nell’ambito occidentale – è fallimentare, fondata com’è sulla debolezza e sul sonno dell’Europa, dimentica delle sue radici cristiane (cfr. L.G., Lo Stato Islamico “mostra i muscoli” all’Europa, debole e addormentata, in Corrispondenza romana, 24.3.2016Stefano FontanaL'Europa è debole dentro, in Chiesa e postconcilio, 28.3.2016; Piero VassalloL’urlo islamico e il cauto bisbiglio dell’Occidente, in Riscossa cristiana, 29.3.2016) ed hanno mostrato come la distinzione tra “islam moderato” ed “islam integralista” sia alquanto artificiosa e, diremmo, innaturale dell’islam stesso (cfr. Sergio Rame, Il divieto choc dei capi islamici: “Non pregate per vittime infedeli”, in Il Giornale, 28.3.2016 ed in Riscossa cristiana, 28.3.2016. V. anche Claudio Cartaldo, Il vescovo ora parla chiaro: “Islam e Corano violenti”, in Il Giornale, 29.3.2016, nonché in Riscossa cristiana, 29.3.2016, che raccoglie le notazioni del coraggioso vescovo polacco monsignor Tadeusz Pieronek).
In senso analogo a Paolo Deotto si esprimeva, nella sua pagina Facebook, lo scrittore Antonio Socci: «BERGOGLIO E WOODY ALLEN
Pur di non parlare di islamismo, cioè dell’ideologia di morte che produce terroristi e stragi in tutto il mondo, papa Bergoglio oggi ha detto: “Dietro gli attentati terroristici di Bruxelles ci sono i fabbricatori, i trafficanti di armi”. E allora all’origine della strage dell’11 settembre ci sono i fabbricanti di aeroplani? E dietro all’Isis che nel febbraio 2015 ha tagliato la testa a 23 cristiani egiziani innocenti, c’è l’industria dell’acciaio che fabbrica le lame? Si resta basiti davanti a tanta superficialità (che serve solo a non dire la verità): IL PROBLEMA E’ L’IDEOLOGIA DELL’ODIO CHE ARMA I CUORI, NON I MEZZI MATERIALI CHE SI USANO! PERCHE’ SI AMMAZZA ANCHE CON LE NUDE MANI O CON LEGGI CRIMINALI E SENTENZE DI TRIBUNALI CHE CONDANNANO A MORTE ASIA BIBI SOLO PERCHE’ CRISTIANA! Se non ci fosse da piangere, perché ci sono tante vittime innocenti, mi verrebbe da dire che Bergoglio per queste baggianate s’ispira a una celebre battuta di Woody Allen: “La psicoanalisi è un mito tenuto vivo dall’industria dei divani”. Più o meno lo stesso concetto e la stessa profondità di giudizio. Ma la tragedia è che Bergoglio non fa il comico. Fa il Papa ...» (v. qui).

I terroristi? Possono essere di tutto, ma non islamici. Così vuole il “politicamente corretto”

di Paolo Deotto

Rileggiamo le chiare parole di San Giovanni Bosco sull’islam.

I morti di Bruxelles e a Pasqua quelli di Lahore. Ma attenzione, non si parli di terrorismo islamico! Al più, si può parlare di “fondamentalisti”, di califfati “sedicenti”. Il conformismo dei pavidi e degli imbroglioni non conosce confini. Di fronte a una galleria di buffonate, in cui si arriva ad addossare la responsabilità del terrorismo ai “mercanti di armi”, rileggiamo le chiare parole di San Giovanni Bosco sull’islam.

Chi non è giovanissimo ricorda il cupo periodo in cui in Italia imperversarono le “Brigate Rosse”, gruppi di terroristi di ispirazione marxista, che colpivano le persone considerate “nemici della classe operaia”, che dopo ogni atto criminale lasciavano scritti in cui spiegavano la loro origine politica, lo scopo delle loro azioni. Eppure in quegli anni il bigottismo dominante prescriveva che le Brigate Rosse dovevano essere “presunte”, anzi, probabilmente erano gli onnipresenti “fascisti” che organizzavano tutto per screditare la sinistra. La quale sinistra, dominata dal PCI, aveva finanziato il Movimento Studentesco e poi le altre varie forme di criminalità che ne erano derivate e in parte si trovava come l’apprendista stregone, ma in parte aveva tutto l’interesse a continuare a favorire il terrorismo per tenere sulla corda gli svirilizzati democristiani.
Comunque i criminali rossi, per quanto si sgolassero a rivendicare la loro origine marxista, “non” dovevano essere rossi.
Ora accade un fenomeno simile per il terrorismo islamico. Naturalmente lo sdegno è unanime, la condanna è unanime, poi il repertorio prevede il dolore, la rabbia e la ferma volontà di non cedere al terrorismo (questa non l’ho mai capita. Cedere cosa?). Ma il repertorio prevede anche che non si parli di terrorismo islamico, che non si faccia l’ovvio collegamento con una pseudo-religione che, nata dalla violenza, esprime violenza. È nella sua stessa essenza. No, siamo in piena orgia di dialogo e quindi, se si parla di califfato, questo è “presunto” (e invece il califfato mondiale è proprio uno degli impegni del bravo islamico), come afferma la signora Boldrini Laura (clicca qui); e aggiunge che per combattere il terrorismo bisogna addirittura favorire l’immigrazione. Certo, la signora Boldrini va capita. È in un’età critica per una donna (55 anni al 28 aprile), le rughe iniziano a farsi strada, in particolare quelle sul collo si fanno più evidenti, e quindi un turbamento generale può facilmente portare a straparlare. Però, le castronerie sono e sempre restano castronerie.
Oppure abbiamo Bergoglio, che ogni tanto condanna le stragi di cristiani, bontà sua, ma si guarda bene dal parlare di terrorismo islamico. Certo, anche Bergoglio va capito, è umano voler difendere i propri amici e quindi cercare di minimizzare o nascondere le loro colpe, ma, suvvia, attribuire la colpa del terrorismo ai mercanti di armi (clicca qui) è un tantino comico. Anzitutto i mercanti di armi hanno il loro vero business nelle grandi forniture. I pochi chili di esplosivo o i pochi mitragliatori con cui fare qualche bella strage rappresentano gli spiccioli e, per la cronaca, restando in Europa, nacque un fiorente mercato d’armi “fai da te” dopo il dissolvimento dell’esercito jugoslavo con relativo saccheggio di armerie. Ma, a parte ciò, non sono certo i “mercanti di armi” a spingere fanatici assassini a farsi saltare in aria. Il delinquente professionale tutela sé stesso. Il delinquente islamico, imbevuto di falsità, arriva a un punto di demenza tale da uccidere uccidendosi.
Su questo tema, abbiamo letto ieri un articolo, in buona parte condivisibile (clicca qui), di Vittorio Feltri. E a proposito delle curiose elucubrazioni da Santa Marta, Feltri scrive:


Comunque sia, il conformismo e l’ignoranza dilaganti impongono di non parlare di terrorismo islamico, perché l’islam è buono, è bello, è bravo. Non è ben chiaro se sia buono, bello e bravo come il luteranesimo, ce lo faranno sapere. Probabilmente sono buoni, belli e bravi ex aequo, perché la nuova religione mondiale è in via di formazione e prevede il “todos Caballeros”. In attesa comunque di aggiornamenti, può essere utile rileggere una sintesi semplice, chiara e senza pruriti buonisti sull’islam. La scrisse San Giovanni Bosco che, essendo cattolico e santo, non aveva paura a parlare chiaro. Parlava chiaro perché gli interessava solo difendere e diffondere la Vera Fede. Non aveva tanti interessi mondani da coltivare, come i quattro cialtroni che in questo tempi sciagurati infestano e distruggono la civiltà.
Pubblichiamo qui di seguito le pagine sull’islam contenute nel libro “Il cattolico istruito nella sua religione”, pubblicato nel 1853 dal Sacerdote Giovanni Bosco, prete cattolico. Nel libro si immagina il colloquio tra un padre e i figli; col padre, che istruisce i figli sulle verità di Fede, interloquisce il figlio maggiore. Buona lettura a tutti, e preghiamo il Signore che ci doni presto santi sacerdoti come Giovanni Bosco.
















domenica 21 febbraio 2016

Un santo patrono per la conversione dei musulmani. Una riflessione apologetica anticonformista ....

«Damásci sancti Petri Maviméni, qui, cum díceret Arábibus quibúsdam, ad se ægrótum veniéntibus: “Omnis qui fidem Christiánam cathólicam non ampléctitur, damnátus est, sicut et Máhumet, pseudoprophéta vester,” ab illis est necátus»; «A Damàsco san Piétro di Maiùma, il quale, avendo detto ad alcuni Arabi, che erano andati da lui mentre era infermo: “Chiunque non abbraccia la fede cristiana cattolica è dannato, come anche il vostro falso profeta Maométto”, fu da essi ammazzato». Così, oggi, 21 febbraio, commemora il Martirologio romano. Un Santo, insomma, ben lontano dal modello “dialogogista” ed “ecumenista”, che considera l’islam “religione di pace”. Al contrario, un Santo che sarebbe oggi di scandalo per i conformisti-pacifinti; un Santo davvero anticonformista rispetto al pensiero dominante del nostro tempo. Ieri il mondo – almeno in Italia – ha tessuto onorificenze sperticate in morte dello scrittore Umberto Eco, che coerentemente con le sue idee avrà un “funerale laico” (ovvero un “non funerale”); uno scrittore, il quale, come ricorda un editoriale de Il Messaggero, a firma di Mario Ajello, era anticonformista su tutto e sempre; ma sempre, parimenti, conformista sul pensiero dominante, cioè sempre allineato su quelle cose per le quali non c’è un prezzo da pagare, perché sono gratis, sono politicamente (e, perché no?, pure religiosamente e culturalmente) corrette, ed il mondo desidera sentirsi dire (cfr. M. Ajello, Umberto Eco/ Originale in tutto, ma in politica seguiva il pensiero dominante, in Il Messaggero, 20.2.2016); oggi la Chiesa propone, al contrario, la figura di un vero anticonformista (beninteso: anticonformista rispetto al pensiero d’oggi, che è quello maggiormente lontano da Cristo), che ha pagato un prezzo: la sua stessa vita. Strano gioco del destino; strana coincidenza. O forse no. Non esistono le coincidenze. In filigrana, la Chiesa sembra, dunque, quasi affermare che il vero anticonformismo sta non già in ciò che è allineato al pensiero dominante, al pacifismo buonista, lontano dalla Verità, bensì sta in tutto ciò che ha un alto prezzo, vita compresa, che in ultima analisi non sarebbe altro che la Verità di Cristo stesso.
Nella memoria, dunque, del summenzionato Santo “anticonformista” e controcorrente rispetto al pensiero d’oggi, rilanciamo volentieri questo saggio – in inglese.



Francisco Domingo Marqués, Il beato Giovanni de Ribera, viceré e vescovo di Valencia, supervisiona l'espulsione dei Mori, 1864, Museu de Belles Arts de València, Valencia

Tomorrow in Her Martyrology the Church commemorates the martyrdom of Saint Peter Mavimeno at Damascus in the year 743. Some Arabs came to see him while he was ill, and to them he said, ”Whoever does not embrace the Catholic Christian religion will be damned, as your false prophet Mohammed is,” whereupon they killed him.
“There is also the superstition of the Ishmaelites which to this day prevails and keeps people in error, being a forerunner of the Antichrist…. From that time to the present a false prophet named Mohammed has appeared in their midst. This man, after having chanced upon the Old and New Testaments and likewise, it seems, having conversed with an Arian monk, devised his own heresy. Then, having insinuated himself into the good graces of the people by a show of seeming piety, he gave out that a certain book had been sent down to him from heaven. He had set down some ridiculous compositions in this book of his and he gave it to them as an object of veneration.”
-St. John Damascene (d. 749), Syrian Arab Catholic monk and scholar. Quoted from his bookOn Heresies under the section On the Heresy of the Ishmaelites (in The Fathers of the Church. Vol. 37. Translated by the Catholic University of America. CUA Press. 1958. Pages 153-160.)
“We profess Christ to be truly God and your prophet to be a precursor of the Antichrist and other profane doctrine.”
-Sts. Habenitus, Jeremiah, Peter, Sabinian, Walabonsus, and Wistremundus (d. 851), martyrs of Cordoba, Spain. Reported in the Memoriale Sanctorum in response to Spanish Umayyad Caliph ‘Abd Ar-Rahman II’s ministers that they convert to Islam on pain of death.
“Any cult which denies the divinity of Christ, does not profess the existence of the Holy Trinity, refutes baptism, defames Christians, and derogates the priesthood, we consider to be damned.”
-Sts. Aurelius, Felix, George, Liliosa, and Natalia (d. 852), martyrs of Cordoba, Spain. Reported in the Memoriale Sanctorum in response to Spanish Umayyad Caliph ‘Abd Ar-Rahman II’s ministers that they convert to Islam on pain of death.
“On the other hand, those who founded sects committed to erroneous doctrines proceeded in a way that is opposite to this, the point is clear in the case of Muhammad. He seduced the people by promises of carnal pleasure to which the concupiscence of the flesh goads us. His teaching also contained precepts that were in conformity with his promises, and he gave free rein to carnal pleasure. In all this, as is not unexpected, he was obeyed by carnal men. As for proofs of the truth of his doctrine, he brought forward only such as could be grasped by the natural ability of anyone with a very modest wisdom. Indeed, the truths that he taught he mingled with many fables and with doctrines of the greatest falsity. He did not bring forth any signs produced in a supernatural way, which alone fittingly gives witness to divine inspiration; for a visible action that can be only divine reveals an invisibly inspired teacher of truth. On the contrary, Muhammad said that he was sent in the power of his arms—which are signs not lacking even to robbers and tyrants.”
-St. Thomas Aquinas (d. 1274), Theologian and Doctor of the Church. Quoted from his De Rationibus Fidei Contra Saracenos, Graecos, et Armenos and translated from Fr. Damian Fehlner’s Aquinas on Reasons for the Faith: Against the Muslims, Greeks, and Armenians(Franciscans of the Immaculate. 2002.).
“As we have seen, Muhammed had neither supernatural miracles nor natural motives of reason to persuade those of his sect. As he lacked in everything, he took to bestial and barbaric means, which is the force of arms. Thus he introduced and promulgated his message with robberies, murders, and bloodshedding, destroying those who did not want to receive it, and with the same means his ministers conserve this today, until God placates his anger and destroys this pestilence from the earth...
“(Muhammad) can also be figured for the dragon in the same Apocalypse which says that the dragon swept up a third of the stars and hurled down a third to earth. Although this line is more appropriately understood concerning the Antichrist, Mohammed was his precursor – the prophet of Satan, father of the sons of haughtiness...
“Even if all the things contained in his law were fables in philosophy and errors in theology, even for those who do not possess the light of reason, the very manners (Islam) teaches are from a school of vicious bestialities. (Muhammad) did not prove his new sect with any motive, having neither supernatural miracles nor natural reasons, but solely the force of arms, violence, fictions, lies, and carnal license. It remains an impious, blasphemous, vicious cult, an innovention of the devil, and the direct way into the fires of hell. It does not even merit the name of being called a religion.”
-St. Juan de Ribera (d.1611), Archbishop of Valencia, missionary to Spanish Muslims, and organizer of the Muslim expulsions of 1609 from Spain. Quoted in several locations from his 1599 Catechismo para la Instruccion de los Nuevos Convertidos de los Moros (1P5 translation).
“The Mahometan paradise, however, is only fit for beasts; for filthy sensual pleasure is all the believer has to expect there.”
St. Alfonsus Liguori (d. 1787). Quoted from his book, The History of Heresies and their Refutation.

Fonte: blog Plinthos, Feb. 20th, 2016

sabato 21 novembre 2015

Parigi e la caduta di Roma

Parigi è prossima a cadere. Non è necessario essere profeti o figli di profeti per prevederlo con ragionevole sicurezza. No. Basta ri-leggere la storia passata, che senz'altro getta luce su quella a venire. Gli uomini, evidentemente, non imparano quasi mai dai propri errori passati. Spesso li ripropongono, sia pur in forme diverse. Si tratta, tuttavia, sempre dei medesimi errori. 
Ed in effetti la Parigi laicista odierna preferisce inneggiare la Marsigliese, anche nella Cattedrale di Notre Dame (v. qui), o innalzare "altari laici", cioè atei (v. qui e qui), piuttosto che tornare a Dio. 
Questo avviene mentre la Chiesa irenista pensa di frenare la dissoluzione occidentale proponendo messaggi buonisti di "fratellanza" universale, dimenticando che una vera fratellanza, non effimera, si può ottenere solo in Cristo, cioè con l'adesione degli uomini a Lui.
Ma tutto ciò sono solo dei segni che accompagnano e preannunciano la prossima caduta: la sicurezza di se stesso, da parte dell'Occidente, la presunzione e la boria di trovare meramente in se stesso la forza di rivaleggiare contro un pensiero forte, giustapponendo a questo il proprio pensiero debole e laicista (v. qui). In fondo, questa sicurezza di se ricorda molto da vicino le motivazioni culturali e morali, che portarono alla sconfitta di Roma ed alla sua caduta!
Per cui, la caduta di Parigi, e con essa dell'ideologia occidentale, non sembra essere molto diversa da quella di Roma del 410 d.C. sotto le truppe di Alarico, che, pur generale romano (era infatti magister militum dell’Illyricum) e di fatto governatore dell’Epiro, non esitò, per una serie di vicende politiche del tempo, a saccheggiare Roma (24 agosto 410 d.C.). Si trattò di un evento che sconvolse l’intero mondo antico e che ispirò il De Civitate Dei di S. Agostino, in cui il Dottore d’Ippona rammenta:
«Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui. Denique illa in se ipsa, haec in Domino gloriatur. Illa enim quaerit ab hominibus gloriam; huic autem Deus conscientiae testis maxima est gloria. Illa in gloria sua exaltat caput suum; haec dicit Deo suo: Gloria mea et exaltans caput meum (Ps 3, 4). Illi in principibus eius vel in eis quas subiugat nationibus dominandi libido dominatur; in hac serviunt invicem in caritate et praepositi consulendo et subditi obtemperando. Illa in suis potentibus diligit virtutem suam; haec dicit Deo suo: Diligam te, Domine, virtus mea (Ps 17, 2). Ideoque in illa sapientes eius secundum hominem viventes aut corporis aut animi sui bona aut utriusque sectati sunt, aut qui potuerunt cognoscere Deum, non ut Deum honoraverunt aut gratias egerunt, sed evanuerunt in cogitationibus suis, et obscuratum est insipiens cor eorum; dicentes se esse sapientes, id est dominante sibi superbia in sua sapientia sese extollentes, stulti facti sunt et immutaverunt gloriam incorruptibilis Dei in similitudinem imaginis corruptibilis hominis et volucrum et quadrupedum et serpentium: ad huiuscemodi enim simulacra adoranda vel duces populorum vel sectatores fuerunt: et coluerunt atque servierunt creaturae potius quam Creatori, qui est benedictus in saecula (Rom 1, 21-23.25). In hac autem nulla est hominis sapientia nisi pietas, qua recte colitur verus Deus, id exspectans praemium in societate sanctorum non solum hominum, verum etiam angelorum, ut sit Deus omnia in omnibus (1 Cor 15, 28)»; 
«L’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. [...] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale» (De Civitate Dei, lib. XIV, cap. 28).
Nella descrizione del celebre Padre della Chiesa sembra poter leggere profeticamente la descrizione dell'attuale nostra società.
Una situazione non diversa, dunque, vive il nostro mondo occidentale, un tempo cristiano.
Anche oggi i “neo barbari”, forti della debolezza culturale, morale e religiosa, tentano di conquistare il “ricco” ed opulento Occidente, dimentico di Dio, scristianizzato, ateo e vizioso. E ci riusciranno, in quanto i sani anticorpi per resistere a quell’impatto, che non è solo militaresco o terroristico, ma anche ideologico, sono ormai stati deliberatamente disciolti.
Evidentemente, la storia, che pure è maestra di vita, non ha insegnato nulla. Anzi continuano i deliri di chi vuole ancor più indebolire il pensiero già debole e debosciato occidentale (v. qui).

Parigi e la caduta di Roma

Propongo il testo che segue, segnalato da Rosa Roccaforte e tradotto al volo dalla Redazione. Si tratta di osservazioni da non ignorare per arricchire le nostre chiavi di lettura di quanto sta accadendo. Se non si riflette a fondo, non si possono affrontare con la dovuta consapevolezza e responsabilità gli eventi che incombono nella intricata e complessa correlazione dei molteplici elementi in campo. Autore dell’articolo: Niall Ferguson – 16 novembre 2015 sul Boston Globe [qui]. Ferguson è professore di Storia all’università di Harvard, membro anziano della Hoover Institution e autore del libro “Kissinger, 1923-1968: The Idealist.’’
Sto elaborando riflessioni anche in relazione ai mantra ricorrenti, dopo aver riscontrato sui media (stampa e TV) una informazione sbilanciata la cui problematicità si innesta in questo discorso.

Parigi e la caduta di Roma

Saccheggio di Roma ad opera dei Visigoti
Non ripeterò quanto avete già letto o ascoltato in questi giorni. Non vi dirò che ciò che è successo a Parigi venerdì sera è di un orrore senza precedenti, perché non è vero. Non solleverò appelli perché il mondo si schieri al fianco della Francia, perché si tratterebbe di una frase vuota. Non applaudirò l’impegno del presidente Hollande a esercitare una vendetta “senza pietà”, perché non ci credo. Piuttosto, vi dirò che è proprio in questo modo che una civiltà crolla.
Così Edward Gibbon descrisse il saccheggio di Roma da parte dei Goti nel mese di agosto dell’anno 410 d.C.:
“Nell’ora della licenza selvaggia, in un’epoca in cui ogni passione era infiammata e ogni freno morale era rimosso … uno sterminatore crudele venne inflitto ai Romani; […] le strade della città erano piene di cadaveri. […] Ogni volta che si cercava di opporsi ai barbari, questi, sentendosi provocati, estendevano il massacro ai più deboli, agli innocenti, alle persone indifese [...]”
Ora, ciò non sembra forse la descrizione delle scene di Parigi di venerdì sera, di cui siamo stati spettatori?
È vero, la Storia del declino e della caduta dell’impero Romano di Gibbon rappresentava il decesso di Roma come un processo che si è sviluppato lentamente nel córso di più di un millennio. Ma una nuova generazione di storici, come Bryan Ward-Perkins e Peter Heather, ha sollevato l’ipotesi che il processo di declino dell’impero Romano sia stato in realtà improvviso – e sanguinoso – piuttosto che graduale: una “conquista violenta […] da parte di barbari invasori” che distrusse una civilizzazione complessa nell’arco di una singola generazione.

Processi misteriosamente simili stanno distruggendo oggi l’Unione Europea, anche se molti di noi non vogliono riconoscerli per quel che sono.

Dobbiamo essere chiari su ciò che sta accadendo. Come l’impero Romano nei primi anni del quinto secolo, l’Europa ha permesso che le sue difese si affloscino. Di pari passo con l’aumento della sua ricchezza, le sue capacità militari e la sua autostima si sono ridotte. È diventata una civiltà decadente rinchiusa in centri commerciali e stadi di calcio. Allo stesso tempo, ha aperto le sue porte a estranei che desiderano possedere la sua ricchezza senza rinunciare alla loro fede ancestrale.
Il colpo a distanza a questo edificio barcollante è stata la guerra civile siriana, che è stata il catalizzatore e una causa diretta della grande Völkerwanderung [esodo di popoli, NdT] del 2015. Come era successo precedentemente, sono arrivati in tanti da tutte le parti della periferia imperiale – dal Nordafrica, dal Levante, dall’Asia del Sud – ma questa volta ne sono arrivati milioni.
Certo, molti sono venuti solo perché speravano di trovare una vita migliore. La situazione economica nei loro paesi è diventata sufficientemente buona per permettergli di viaggiare all’estero, e quella politica è diventata sufficientemente negativa per spingerli a rischiare di lasciare la propria terra. Ma non è possibile che tutte queste persone sciamino in direzione settentrionale e occidentale senza recare con sé il proprio malessere politico. Come Gibbon aveva visto, i monoteisti convinti rappresentano una grave minaccia per un impero secolare.
È ormai diventata un’abitudine affermare che la gran maggioranza dei musulmani che vivono in Europa non sono violenti, e questo è senza dubbio vero. Ma è anche vero che la maggioranza dei musulmani in Europa nutrono dei punti di vista che non possono conciliarsi facilmente con i principi delle nostre democrazie liberali moderne, ivi compresi quelli recentemente raggiunti a proposito dell’uguaglianza dei sessi e della tolleranza non solo della diversità religiosa ma anche di quasi tutte le tendenze sessuali. Ed è incredibilmente facile, per un gruppo minoritario di queste comunità che presuntamente amano la pace, acquistare delle armi e preparare attentati contro una civiltà.
Non ho nozioni abbastanza approfondite del quinto secolo per poter citare le fonti Romane che descrivevano ogni nuovo atto di barbarie come un atto senza precedenti, anche se in realtà erano drammi che si erano già verificati molte volte in epoche anteriori; o che sollevavano pii inviti alla solidarietà dopo la caduta di Roma, persino quando rimanere in piedi l’uno a fianco dell’altro significava in pratica cadere insieme; o che emettevano sterili minacce di vendetta senza pietà, anche se in realtà l’unica cosa che volevano era di richiamare l’attenzione con le loro pose melodrammatiche.
Quel che so bene, invece, è che l’Europa del XXI secolo non solo deve biasimare se stessa per il pasticcio in cui si trova in questo momento, perché non c’è alcun altro luogo del mondo che abbia dedicato più risorse allo studio allo studio della storia che l’Europa moderna. Quando sono andato ad Oxford più di trent’anni fa, davo per scontato che già dai primi córsi del mio primo anno di studi avrei studiato Gibbon. Non è servito a nulla. Non abbiamo imparato nulla che avesse realmente a che vedere con la storia, ma un mucchio di sciocchezze che avevano come fondamento il presupposto che il nazionalismo fosse una realtà negativa, gli stati-nazione ancóra peggio, e gli imperi la cosa peggiore di tutte.
Nel suo libro La caduta di Roma, Ward-Perkins ha scritto: “Prima della caduta, i Romani erano tanto sicuri che il loro mondo sarebbe rimasto per sempre sostanzialmente immutato quanto lo siamo noi oggi. Si sbagliavano. Faremmo bene a non ripetere il loro atteggiamento di sufficienza”.
Povera Parigi. Uccisa da un atteggiamento di sufficienza.