Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 12 giugno 2016

Un grave atto di profanazione in Cile: studenti assaltano una Chiesa, ne prendono il Crocifisso e lo distruggono in piazza

Una notizia che non ha trovato spazio sui maggiori organi di stampa: alcuni studenti in Cile, scesi in piazza per protestare contro il governo del paese, incredibilmente hanno incredibilmente preso d’assalto una chiesa e distruttone il relativo Crocifisso.





Un atto inspiegabile, ma che dimostra un diffuso sentimento anti-cristiano anche in paesi tradizionalmente “cattolici” e non legati ai barbari vandalici dell’Isis …
L’odio anticristiano cova sotto la cenere e di tanto in tanto viene fuori come una fiamma guizzante, in attesa che possa emergere in tutta la sua virulenza e riversarsi contro i simboli ed i seguaci dell’Agnello … .
Certo è cosa giusta che i vescovi del Cile condannino l'atto sacrilego ed offrano messe di riparazione (v. Radiovaticana, 13.6.2016), ma è bene che facciano il loro mea culpa. Non va dimenticato che se le giovani generazioni sono prive di valori religiosi, ciò va ascritto anche alla loro grave e dolosa negligenza: non dimentichiamo che sovente hanno favorito il sincretismo religioso. Famosa a questo proposito - ed in negativo - è rimasta l'"ordinazione episcopale" (per modo di dire) del 17 gennaio 2015, con tanto di atto di culto verso divinità pagane, e che fu da noi già stigmatizzata (v. qui).

Assaltano la chiesa, prendono il crocifisso e lo demoliscono in piazza. E non è l’Isis

di Leone Grotti

Non è opera dello Stato islamico, ma degli studenti in Cile. La protesta contro il governo di ieri è finita con un incredibile atto di profanazione


Hanno assaltato la chiesa, abbattuto e bruciato il pesante portone di legno, staccato il crocifisso di tre metri che campeggiava dietro l’altare e dopo averlo portato in piazza, tra risa e grida, l’hanno distrutto calpestandolo, colpendolo con bastoni e staccandogli testa, braccia e gambe. Non è opera dello Stato islamico in Iraq, Siria o Libia ma di centinaia di studenti in Cile.

CONTRO IL GOVERNO. La triste riedizione del calvario ha avuto luogo giovedì a Santiago, capitale del paese sudamericano, e ha posto fine a una protesta studentesca contro il governo. Il movimento studentesco, sempre più forte e radicalizzato nel paese, protestava contro la mancata attuazione delle riforme economiche e sociali promesse dal presidente di sinistra Michelle Bachelet. Anche la riforma del sistema dell’istruzione è stata rimandata a causa della mancanza di fondi.


«SINTOMO MOLTO PREOCCUPANTE». Gli studenti erano in parte armati, con il volto coperto e dotati di maschere anti-gas per resistere ai lacrimogeni della polizia. Gli agenti in assetto anti-sommossa sono riusciti a fatica a disperdere la folla usando gli idranti, non prima che questa però abbia vandalizzato e profanato la chiesa della Gratitudine nazionale.
Il ministro degli Interni Mario Fernandez ha dichiarato ai giornalisti preoccupato: «Ciò che abbiamo visto è un sintomo molto preoccupante di quello che alcune persone vogliono cominciare a fare al nostro paese». La Chiesa cattolica ha chiesto che i responsabili non rimangano impuniti.


Fonte: I Tempi, 10.6.2016

lunedì 4 aprile 2016

No, non è terrorismo. È jihad

Nella festa dell’Annunciazione (traslata quest’anno dal 25 marzo, in cui cadeva il Venerdì Santo), rilancio questo contributo da Tempi, che mostra, come conclude l’autore, «la vera natura del terrorismo risiede non tanto nell’azione jihadista sul territorio europeo, quanto semmai nell’ostinazione degli europei a negare la realtà aumentando così più che il baratro tra se stessi e i propri torturatori, quello tra se stessi e la verità delle cose e del mondo che, letteralmente, li circondano». Ciò in coerenza con quanto ha sostenuto il patriarca cattolico della chiesa greco-melchita siriana Gregorio III Laham, e cioè «Molti di coloro che sono emigrati erano dei terroristi. Vogliono distruggere: non solo la Siria, ma anche l’Europa. Il nostro più grande problema è l’emigrazione. Cinquanta dottori sono partiti solo dalla nostra comunità. Noi dobbiamo aiutare la gente a restare, a non partire» (cfr. Giorgio Nigra, Il patriarca di Siria: “Molti immigrati vogliono distruggere l’Europa”, in Il primato nazionale, 30.3.2016).
Invochiamo, perciò, la protezione della Vergine, che, come nei tempi passati, salvò l’Europa dall’incipiente pericolo islamico.

Jacopo Torriti, Annunciazione, 1296, abside, Basilica di S. Maria Maggiore, Roma





Beato Angelico, Annunciazione o Pala di Cortona, 1433-34, Museo diocesano, Cortona

Emmanuel Tzanfournaris, Annunciazione, 1570-1625, Museo Benaki, Atene


Caravagggio, Annunciazione, 1608-10, Musée des Beaux-Arts, Nancy

Luca Giordano, Annunciazione, 1672, Metropolitan Museum, New York 

Matthias Stom o Stomer, Annunciazione, XVII sec., Galleria degli Uffizi, Firenze

Placido Costanzi, Annunciazione, XVII sec., collezione privata

Francesco de Mura, Annunciazione, XVIII sec., collezione privata

Arthur Hacker, L'Annunciazione, 1892, Tate Gallery, Londra

William Brassey Hole, Annunciazione, XX sec. 

Basilica dell'Annunciazione intorno al 1925

Paolo VI nella Basilica dell'Annunciazione a Nazaret il 5 gennaio 1964. La Basilica è com'era prima delle trasformazioni/deformazioni dell'arch. Muzio del 1969.

No, non è terrorismo. È jihad

di Aldo Vitale

Se esaminati in un’ottica storica, gli attacchi all’Occidente da New York 2001 a Bruxelles 2016 non sono che fasi di una guerra islamica contro la “miscredenza”


«Era necessario ripigliare ogni cinque anni lo Stato, altrimenti era difficile mantenerlo: e chiamavano ripigliare lo Stato mettere quel terrore e quella paura negli uomini che vi avevano messo nel pigliarlo»: così scriveva Niccolò Machiavelli nei suoi Discorsi sulla prima deca di Tito Livio (III,1), lasciando intendere appunto che il terrore è lo strumento di chi governa per conservare e mantenere il potere.
La rivoluzione francese, il socialismo sovietico, il nazionalsocialismo e molteplici altri casi lungo il corso della storia occidentale hanno sempre mostrato che il terrore consiste nella pratica della violenza messa in atto dal potere in carica per tutelare se medesimo oltre ogni ragionevolezza, anche a costo di colpire se stesso: celebre in tal senso il caso del commissario per gli affari interni dell’Unione Sovietica Nikolaj Ezov, che dopo aver messo in piedi la macchina delle purghe fu a sua volta dalla stessa colpito e sostituito dall’ancora più temibile Lavrentij Berija; più celebre ancora, e quasi prototipico, il caso di Robespierre, che dopo aver praticato il terrore tramite l’uso indiscriminato della ghigliottina fu, in una specie di esemplare contrappasso dantesco, decapitato a sua volta.
Soprattutto con l’avvento del marxismo prima e del leninismo poi, che hanno rovesciato i mezzi di oppressione della borghesia contro il sistema borghese medesimo, il terrore è divenuto il perfetto strumento di lotta politica, non più in vista del semplice mantenimento dell’ordine costituito, ma al fine dell’abbattimento e del sovvertimento dell’ordine stesso.
Il terrore si consolida nell’alveo del marxismo come prediletto strumento di lotta diventando vero e proprio terrorismo, fino alle note ed articolate teorizzazioni sul tema di Ernesto Che Guevara e fino alla pratica delle Brigate rosse esemplarmente offerta nei convulsi italiani “anni di piombo” e anche nei primi anni del XXI secolo con gli assassini di Massimo D’Antona e Marco Biagi.
Il terrorismo di lotta sviluppatosi all’interno di un contesto politico per sovvertirne la struttura, è divenuto presto, tuttavia, un terrorismo diverso, mutagene, che ha acquisito la velleità di essere dimostrativo, come nel caso del cosiddetto terrorismo internazionale di cui il XX secolo abbonda in macabri esempi in tutto il mondo.
Il terrorismo, tuttavia, possiede in sostanza almeno tre requisiti: la oppositività, cioè l’essere messo in pratica per opporsi al sistema costituito, sia esso statale o internazionale; la dimostratività, cioè l’essere messo in pratica per dimostrare l’esistenza di una fazione diversa ed eterogenea rispetto al contesto politico e giuridico circostante (si pensi all’Eta); la episodicità, cioè l’essere condotto in singoli momenti, tra loro non consequenziali, che sfruttano determinate circostanze favorevoli di luogo e di tempo, e che proprio per questo possono mutare ponendo fine alla realizzabilità di un nuovo attacco terroristico.
Tutto ciò premesso, occorre riconoscere che quello islamico non è terrorismo, ma si tratta di vero e proprio jihad, cioè dello sforzo di ricondurre al “Dar al-Islam”, cioè ai “territori sottomessi”, ovvero già islamizzati, il “Dar al-Harb”, cioè i “territori della guerra”, ossia quelli che ancora devono essere islamizzati.
Lo si deduce da diversi elementi che prescindono dalle mere dichiarazioni, lapalissiane, di coloro che partecipano a questo tipo di scontro al quale, per l’appunto, mancano quei suddetti requisiti che invece caratterizzano il terrorismo.
Le prove in tal senso possono essere molteplici, ma su tutte quella storica sembra imporsi con preponderante evidenza.
Con un sintetico excursus di date ed eventi si può già cogliere ciò che qui s’intende, cioè il fatto che gli attacchi condotti dai vari gruppi islamici non sono attacchi terroristici, ma operazioni belliche a tutti gli effetti che trovano nella dottrina e nella prassi del jihad la loro naturale collocazione.
Si consideri, del resto, che l’Islam da secoli, dopo una veloce “blitzkrieg” di sottomissione della penisola arabica, del nord-Africa e dei territori balcanici, ha tentato e tenta, talvolta anche con alterne fortune, di conquistare l’Europa.
Nel 622 Maometto si reca a Yathrib e già appena nel 635 la Siria e la Palestina diventano islamiche: ha così inizio la lunga e paziente lotta di conquista ed espansione armata dell’islam. Nella primavera del 638 viene conquistata Gerusalemme che rimarrà islamica ininterrottamente per tre secoli, cioè fino alla prima crociata. Nel 640 Mesopotamia, Armenia, Persia, Egitto, Tunisia, Marocco, Algeria sono sottomesse. Nel 711 è la volta della Penisola iberica, che nel 773 vedrà la proclamazione dell’emirato di Cordova divenuto poi califfato nel 929. Nel 721 le truppe islamiche attraversano i Pirenei penetrando nella Francia meridionale, arrivando a conquistare Avignone e Arles, e a pochi chilometri da Lione. Nel 732 la marcia di conquista trova una battuta d’arresto a Poitiers-Tours in cui le truppe minoritarie di Carlo martello riescono ad avere la meglio sulle quattro volte più numerose truppe moresche. Il 17 giugno 827 le truppe moresche sbarcano in Sicilia a Mazara del Vallo, conquistando in breve Marsala e Agrigento; nell’estate dell’831 vengono espugnate Palermo, Messina, Modica e Ragusa; Enna cade nell’859; ultima Siracusa la cui popolazione viene trucidata nella primavera dell’878 dopo un estenuante assedio. Nel 1444 gli eserciti europei si radunano a Varna, in Bulgaria, per fermare l’avanzata moresca. Nel maggio del 1453 Costantinopoli viene soggiogata all’islam dopo mesi di assedio. Il 28 luglio 1480 la flotta del Sultano Maometto II sbarca ad Otranto, e il 14 agosto vengono sterminate 12 mila persone e soprattutto sono decapitati gli 813 otrantini che si sono rifugiati nella cattedrale con il vescovo Stefano Pendinelli rifiutandosi di rinnegare la propria fede. Il 18 maggio 1565 viene assediata Malta dalla flotta ottomana. Nel luglio del 1571 è la volta di Cipro. Il 7 ottobre 1571 la flotta ottomana viene fermata a Lepanto dalla provvidenziale flotta radunata nel Mediterraneo tramite la partecipazioni di quasi tutte le potenze navali europee dell’epoca. L’11 settembre 1683 ben 140 mila ottomani assediano Vienna difesa da uomini di ogni culto cristiano (cattolici, protestanti e ortodossi) provenienti da tutta Europa. L’11 settembre 2001 vengono distrutte le torri gemelle di New York. A Madrid nel 2004 e a Londra nel 2005 vengono condotti attacchi dinamitardi, rispettivamente, sulla linea ferroviaria e nelle linee della metropolitana. Tra l’1 e il 3 settembre 2004 1.200 persone nella scuola di Beslan, in Russia, vengono prese in ostaggio da 32 militanti islamici che ne uccidono 331 in tre giorni. Nel gennaio 2015 a Parigi si consuma l’attacco armato alla redazione di Charlie Hebdo. Il 13 novembre 2015 ben 7 attacchi dinamitardi e armati per le strade di Parigi causano 150 morti e il doppio dei feriti. Infine, il 22 marzo 2016 il Belgio subisce l’attacco che provoca una trentina di morti e più di 200 feriti negli attentati all’aeroporto Zaventem di Bruxelles e alla metropolitana della stessa capitale belga.
Appare evidente, dunque, che non si tratta di meri atti terroristici, ma di ulteriori fasi di una vera e propria guerra, il jihad, che l’islam ha dichiarato e conduce da secoli contro tutti coloro che non sono islamici in genere e contro l’Occidente in particolare.
Se tutto ciò non fosse ancora sufficiente, si possono e si devono considerare le riflessioni di uno dei più grandi studiosi del fenomeno del jihad come David Cook, che per l’appunto cita le stesse fonti islamiche e tanto chiarisce: «Al-Ghunaymi si sofferma su questo punto. I musulmani non combattono per respingere un’aggressione; combattono per porre fine alla miscredenza […]. Il jihad è la tematica maggiore che attraversa l’intera civiltà musulmana ed è, perlomeno, uno dei fattori principali dello stupefacente successo della fede nell’islam […]. Il jihad praticato dai gruppi contemporanei rientra nelle definizioni classiche: è comprovato dalla scrupolosa attenzione che questi gruppi mostrano nei confronti delle norme giuridiche classiche e contemporanee, dalla forte accentuazione delle ricompense spirituali del jihad, dall’affermazione frequentemente ribadita di combattere per la gloria dell’islam […]. Il jihad combattente non scomparirà mai del tutto, semplicemente perché troppo ben attestato nelle fonti musulmane in lingua araba e perché costituisce, per i musulmani, per le conquiste che ha loro consentito, una delle prove più importanti della verità dell’islam».
Ciò nonostante, l’Occidente in genere e l’Europa in particolare continuano a negare l’evidenza, cioè che si tratti di jihad e si trincerano dietro l’ipocrisia dell’atto terroristico dimostrando la propria mancanza di consapevolezza circa l’effettività della tragica realtà, in ciò, paradossalmente, dando forse ragione a Leo Löwenthal per il quale proprio in una mancanza di consapevolezza consiste il terrorismo: «Un sistema terroristico raggiunge il suo apice quando la vittima non è più consapevole del baratro che c’è tra sé e i propri torturatori».
In tale evenienza, tuttavia, occorre ammettere amaramente che la vera natura del terrorismo risiede non tanto nell’azione jihadista sul territorio europeo, quanto semmai nell’ostinazione degli europei a negare la realtà aumentando così più che il baratro tra se stessi e i propri torturatori, quello tra se stessi e la verità delle cose e del mondo che, letteralmente, li circondano.
Foto Ansa

sabato 21 novembre 2015

Parigi e la caduta di Roma

Parigi è prossima a cadere. Non è necessario essere profeti o figli di profeti per prevederlo con ragionevole sicurezza. No. Basta ri-leggere la storia passata, che senz'altro getta luce su quella a venire. Gli uomini, evidentemente, non imparano quasi mai dai propri errori passati. Spesso li ripropongono, sia pur in forme diverse. Si tratta, tuttavia, sempre dei medesimi errori. 
Ed in effetti la Parigi laicista odierna preferisce inneggiare la Marsigliese, anche nella Cattedrale di Notre Dame (v. qui), o innalzare "altari laici", cioè atei (v. qui e qui), piuttosto che tornare a Dio. 
Questo avviene mentre la Chiesa irenista pensa di frenare la dissoluzione occidentale proponendo messaggi buonisti di "fratellanza" universale, dimenticando che una vera fratellanza, non effimera, si può ottenere solo in Cristo, cioè con l'adesione degli uomini a Lui.
Ma tutto ciò sono solo dei segni che accompagnano e preannunciano la prossima caduta: la sicurezza di se stesso, da parte dell'Occidente, la presunzione e la boria di trovare meramente in se stesso la forza di rivaleggiare contro un pensiero forte, giustapponendo a questo il proprio pensiero debole e laicista (v. qui). In fondo, questa sicurezza di se ricorda molto da vicino le motivazioni culturali e morali, che portarono alla sconfitta di Roma ed alla sua caduta!
Per cui, la caduta di Parigi, e con essa dell'ideologia occidentale, non sembra essere molto diversa da quella di Roma del 410 d.C. sotto le truppe di Alarico, che, pur generale romano (era infatti magister militum dell’Illyricum) e di fatto governatore dell’Epiro, non esitò, per una serie di vicende politiche del tempo, a saccheggiare Roma (24 agosto 410 d.C.). Si trattò di un evento che sconvolse l’intero mondo antico e che ispirò il De Civitate Dei di S. Agostino, in cui il Dottore d’Ippona rammenta:
«Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui. Denique illa in se ipsa, haec in Domino gloriatur. Illa enim quaerit ab hominibus gloriam; huic autem Deus conscientiae testis maxima est gloria. Illa in gloria sua exaltat caput suum; haec dicit Deo suo: Gloria mea et exaltans caput meum (Ps 3, 4). Illi in principibus eius vel in eis quas subiugat nationibus dominandi libido dominatur; in hac serviunt invicem in caritate et praepositi consulendo et subditi obtemperando. Illa in suis potentibus diligit virtutem suam; haec dicit Deo suo: Diligam te, Domine, virtus mea (Ps 17, 2). Ideoque in illa sapientes eius secundum hominem viventes aut corporis aut animi sui bona aut utriusque sectati sunt, aut qui potuerunt cognoscere Deum, non ut Deum honoraverunt aut gratias egerunt, sed evanuerunt in cogitationibus suis, et obscuratum est insipiens cor eorum; dicentes se esse sapientes, id est dominante sibi superbia in sua sapientia sese extollentes, stulti facti sunt et immutaverunt gloriam incorruptibilis Dei in similitudinem imaginis corruptibilis hominis et volucrum et quadrupedum et serpentium: ad huiuscemodi enim simulacra adoranda vel duces populorum vel sectatores fuerunt: et coluerunt atque servierunt creaturae potius quam Creatori, qui est benedictus in saecula (Rom 1, 21-23.25). In hac autem nulla est hominis sapientia nisi pietas, qua recte colitur verus Deus, id exspectans praemium in societate sanctorum non solum hominum, verum etiam angelorum, ut sit Deus omnia in omnibus (1 Cor 15, 28)»; 
«L’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l’amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. [...] I cittadini della città terrena son dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale» (De Civitate Dei, lib. XIV, cap. 28).
Nella descrizione del celebre Padre della Chiesa sembra poter leggere profeticamente la descrizione dell'attuale nostra società.
Una situazione non diversa, dunque, vive il nostro mondo occidentale, un tempo cristiano.
Anche oggi i “neo barbari”, forti della debolezza culturale, morale e religiosa, tentano di conquistare il “ricco” ed opulento Occidente, dimentico di Dio, scristianizzato, ateo e vizioso. E ci riusciranno, in quanto i sani anticorpi per resistere a quell’impatto, che non è solo militaresco o terroristico, ma anche ideologico, sono ormai stati deliberatamente disciolti.
Evidentemente, la storia, che pure è maestra di vita, non ha insegnato nulla. Anzi continuano i deliri di chi vuole ancor più indebolire il pensiero già debole e debosciato occidentale (v. qui).

Parigi e la caduta di Roma

Propongo il testo che segue, segnalato da Rosa Roccaforte e tradotto al volo dalla Redazione. Si tratta di osservazioni da non ignorare per arricchire le nostre chiavi di lettura di quanto sta accadendo. Se non si riflette a fondo, non si possono affrontare con la dovuta consapevolezza e responsabilità gli eventi che incombono nella intricata e complessa correlazione dei molteplici elementi in campo. Autore dell’articolo: Niall Ferguson – 16 novembre 2015 sul Boston Globe [qui]. Ferguson è professore di Storia all’università di Harvard, membro anziano della Hoover Institution e autore del libro “Kissinger, 1923-1968: The Idealist.’’
Sto elaborando riflessioni anche in relazione ai mantra ricorrenti, dopo aver riscontrato sui media (stampa e TV) una informazione sbilanciata la cui problematicità si innesta in questo discorso.

Parigi e la caduta di Roma

Saccheggio di Roma ad opera dei Visigoti
Non ripeterò quanto avete già letto o ascoltato in questi giorni. Non vi dirò che ciò che è successo a Parigi venerdì sera è di un orrore senza precedenti, perché non è vero. Non solleverò appelli perché il mondo si schieri al fianco della Francia, perché si tratterebbe di una frase vuota. Non applaudirò l’impegno del presidente Hollande a esercitare una vendetta “senza pietà”, perché non ci credo. Piuttosto, vi dirò che è proprio in questo modo che una civiltà crolla.
Così Edward Gibbon descrisse il saccheggio di Roma da parte dei Goti nel mese di agosto dell’anno 410 d.C.:
“Nell’ora della licenza selvaggia, in un’epoca in cui ogni passione era infiammata e ogni freno morale era rimosso … uno sterminatore crudele venne inflitto ai Romani; […] le strade della città erano piene di cadaveri. […] Ogni volta che si cercava di opporsi ai barbari, questi, sentendosi provocati, estendevano il massacro ai più deboli, agli innocenti, alle persone indifese [...]”
Ora, ciò non sembra forse la descrizione delle scene di Parigi di venerdì sera, di cui siamo stati spettatori?
È vero, la Storia del declino e della caduta dell’impero Romano di Gibbon rappresentava il decesso di Roma come un processo che si è sviluppato lentamente nel córso di più di un millennio. Ma una nuova generazione di storici, come Bryan Ward-Perkins e Peter Heather, ha sollevato l’ipotesi che il processo di declino dell’impero Romano sia stato in realtà improvviso – e sanguinoso – piuttosto che graduale: una “conquista violenta […] da parte di barbari invasori” che distrusse una civilizzazione complessa nell’arco di una singola generazione.

Processi misteriosamente simili stanno distruggendo oggi l’Unione Europea, anche se molti di noi non vogliono riconoscerli per quel che sono.

Dobbiamo essere chiari su ciò che sta accadendo. Come l’impero Romano nei primi anni del quinto secolo, l’Europa ha permesso che le sue difese si affloscino. Di pari passo con l’aumento della sua ricchezza, le sue capacità militari e la sua autostima si sono ridotte. È diventata una civiltà decadente rinchiusa in centri commerciali e stadi di calcio. Allo stesso tempo, ha aperto le sue porte a estranei che desiderano possedere la sua ricchezza senza rinunciare alla loro fede ancestrale.
Il colpo a distanza a questo edificio barcollante è stata la guerra civile siriana, che è stata il catalizzatore e una causa diretta della grande Völkerwanderung [esodo di popoli, NdT] del 2015. Come era successo precedentemente, sono arrivati in tanti da tutte le parti della periferia imperiale – dal Nordafrica, dal Levante, dall’Asia del Sud – ma questa volta ne sono arrivati milioni.
Certo, molti sono venuti solo perché speravano di trovare una vita migliore. La situazione economica nei loro paesi è diventata sufficientemente buona per permettergli di viaggiare all’estero, e quella politica è diventata sufficientemente negativa per spingerli a rischiare di lasciare la propria terra. Ma non è possibile che tutte queste persone sciamino in direzione settentrionale e occidentale senza recare con sé il proprio malessere politico. Come Gibbon aveva visto, i monoteisti convinti rappresentano una grave minaccia per un impero secolare.
È ormai diventata un’abitudine affermare che la gran maggioranza dei musulmani che vivono in Europa non sono violenti, e questo è senza dubbio vero. Ma è anche vero che la maggioranza dei musulmani in Europa nutrono dei punti di vista che non possono conciliarsi facilmente con i principi delle nostre democrazie liberali moderne, ivi compresi quelli recentemente raggiunti a proposito dell’uguaglianza dei sessi e della tolleranza non solo della diversità religiosa ma anche di quasi tutte le tendenze sessuali. Ed è incredibilmente facile, per un gruppo minoritario di queste comunità che presuntamente amano la pace, acquistare delle armi e preparare attentati contro una civiltà.
Non ho nozioni abbastanza approfondite del quinto secolo per poter citare le fonti Romane che descrivevano ogni nuovo atto di barbarie come un atto senza precedenti, anche se in realtà erano drammi che si erano già verificati molte volte in epoche anteriori; o che sollevavano pii inviti alla solidarietà dopo la caduta di Roma, persino quando rimanere in piedi l’uno a fianco dell’altro significava in pratica cadere insieme; o che emettevano sterili minacce di vendetta senza pietà, anche se in realtà l’unica cosa che volevano era di richiamare l’attenzione con le loro pose melodrammatiche.
Quel che so bene, invece, è che l’Europa del XXI secolo non solo deve biasimare se stessa per il pasticcio in cui si trova in questo momento, perché non c’è alcun altro luogo del mondo che abbia dedicato più risorse allo studio allo studio della storia che l’Europa moderna. Quando sono andato ad Oxford più di trent’anni fa, davo per scontato che già dai primi córsi del mio primo anno di studi avrei studiato Gibbon. Non è servito a nulla. Non abbiamo imparato nulla che avesse realmente a che vedere con la storia, ma un mucchio di sciocchezze che avevano come fondamento il presupposto che il nazionalismo fosse una realtà negativa, gli stati-nazione ancóra peggio, e gli imperi la cosa peggiore di tutte.
Nel suo libro La caduta di Roma, Ward-Perkins ha scritto: “Prima della caduta, i Romani erano tanto sicuri che il loro mondo sarebbe rimasto per sempre sostanzialmente immutato quanto lo siamo noi oggi. Si sbagliavano. Faremmo bene a non ripetere il loro atteggiamento di sufficienza”.
Povera Parigi. Uccisa da un atteggiamento di sufficienza.

lunedì 7 settembre 2015

L’islam moderato non esiste!!!

Mentre nella laica/atea Europa si fa propaganda al laicismo ed addirittura in quella che fu la figlia primogenita della Chiesa, cioè la Francia, si fa «evangelizzazione laica» a scuola per liberare il paese dalla fede cattolica (v. qui e qui), l’islam, che non è possibile distinguere in moderato ed integralista, avanza, preparando la distruzione dell’antico continente. Ed in Occidente c'è chi disprezza chi, al Meeting di Rimini, ha avuto il coraggio di affermarlo (v. qui)!
L'articolo oggi da noi rilanciato è stato tradotto in inglese da Rorate caeli. Una sintesi in francese è qui.


“L’islam moderato non esiste”

Padre Douglas al Bazi racconta il genocidio cristiano in Iraq

di Matteo Matzuzzi


Roma. “Per favore, se c’è qualcuno che ancora pensa che l’Isis non rappresenta l’islam, sappia che ha torto. L’Isis rappresenta l’islam, al cento per cento”. Ha alzato la voce, intervenendo al Meeting di Rimini, padre Douglas al Bazi, sacerdote cattolico iracheno e parroco a Erbil, formulando – a mo’ di provocazione e con toni duri – un’equazione che ben pochi si erano spinti a  sostenere. Porta sul corpo i segni delle torture subite nove anni fa, quando una banda di jihadisti lo sequestrò per nove giorni, tenendolo bendato e in catene, con il setto nasale fracassato da una ginocchiata: “Per i primi quattro giorni non m’hanno dato neanche da bere. Mi passavano davanti e mi dicevano ‘padre, vuoi dell’acqua?’. Ascoltavano tutto il giorno la lettura del Corano per far sentire ai vicini quanto fossero bravi credenti”. A padre Douglas non appartiene il felpato linguaggio della diplomazia, il perbenismo di gran moda di cui si fa gran uso per non urtare sensibilità  varie. Nessuno spazio, nelle sue parole, neppure per le discettazioni sul grado più o meno alto di moderazione insito nelle religioni e per gli appelli al dialogo a tutti i costi con i tagliatori di teste, gli impiccatori di vecchi studiosi in pensione e, perché no, con il califfo in persona. Più che con i salotti e con certi pulpiti occidentali, l’intervento di padre Douglas è in sintonia con quel che dicono da tempo i presuli locali, a partire dal patriarca di Baghdad, mar Louis Raphaël I Sako, che nel suo libro “Più forti del terrore” (Emi) ha accusato l’ayatollah al Sistani – la massima autorità sciita irachena – di non aver aperto bocca sulle persecuzioni dei jihadisti contro le minoranze perché “tanto non mi ascoltano”.

Padre Douglas al Bazi è responsabile di due centri di accoglienza per cristiani scampati all’avanzata dell’orda nera, non distante da Ankawa. Dopo la marcatura delle case cristiane dislocate nella piana di Ninive con la “n” di nazareno, un anno fa, “dalla mattina alla sera abbiamo ricevuto migliaia di profughi” e l’esodo ancora continua. “Io sono orgoglioso di essere iracheno, amo il mio paese. Ma il mio paese non è orgoglioso che io sia parte di esso. Quello che è successo alla mia gente è un genocidio. Vi imploro: non parlate di conflitto. E’ un genocidio”, ha detto il sacerdote, che di islam moderato non vuol sentire nemmeno parlare: “Quando l’islam vive in mezzo a voi, la situazione potrebbe apparire accettabile. Ma quando uno vive tra i musulmani, tutto diventa impossibile. Io qui non sono a spingervi all’odio verso l’islam. Io sono nato tra i musulmani, e tra essi ho più amici che tra i cristiani. Ma la gente cambia e se noi ce ne andremo nel mio paese nessuno più potrà distinguere la luce dalle tenebre. C’è chi dice ‘ma io ho tanti amici musulmani che sono simpatici’. Sì, certo. Sono simpatici, qui. Là la situazione è ben diversa”. Una situazione riguardo la quale aveva speso parole dure anche il vicepresidente della conferenza degli imam di Francia (e imam di Nimes) Hocine Drouiche, intervenuto lo scorso luglio al Parlamento europeo: “Nel mondo i cristiani sono perseguitati, braccati, privati del lavoro, imprigionati, torturati, assassinati. Tutti i mezzi sono usati per costringerli a rinnegare la loro fede, compreso il rituale dello stupro collettivo, considerato in certi stati come una forma di sanzione penale. Possedere una Bibbia è diventato un crimine, proibita è la celebrazione del culto, si è tornati ai tempi delle messe nelle caverne e dei primi martiri”. E la colpa, aveva aggiunto Drouiche in un discorso che ben poco risalto aveva avuto sui media europei, è “dell’islam contemporaneo”, che è molto più vicino “al settarismo, piuttosto che a una religione universale e aperta”.

“Credo che alla fine ci distruggeranno”
Il racconto di padre al Bazi è poi quello di chi rischia quotidianamente di essere assassinato per strada: “Noi non sappiamo mai se, uscendo da una chiesa, avremo la possibilità di rientrarci da vivi. A Baghdad hanno fatto esplodere la mia chiesa davanti ai miei occhi. Mi hanno sparato alle gambe con un AK-47, una specie di Kalashnikov, e probabilmente prima o poi mi ammazzeranno”. Eppure, la fede è solida: “Quando mi hanno incatenato, nei giorni del mio sequestro, hanno stretto ai polsi un grosso lucchetto. Dalla catena avanzavano dieci anelli, che ho usato per recitare il Rosario. Non l’ho mai fatto in maniera tanto profonda come in quella circostanza”. “Io – ha aggiunto padre Douglas – non imploro il vostro aiuto. Non sono spaventato, così come non è spaventata la mia gente. Credo ci distruggeranno, alla fine. Ma credo anche che l’ultima parola sarà la nostra. Gesù ci ha detto che bisogna portare la propria croce, ed è quello che noi in medio oriente stiamo facendo. Ma la cosa più importante non è di portare la croce, bensì di seguirla. E seguirla significa accettare, sfidare e impegnarsi fino alla fine. A questo noi non rinunceremo mai”. “Bisogna avere pazienza e portare la croce ogni giorno, ma dobbiamo anche reagire”, gli ha fatto eco padre Ibrahim Alsabagh, parroco ad Aleppo che ha ricordato come la città sia ora “divisa in decine di parti, ognuna delle quali è in mano a un gruppo jihadista diverso. La nostra chiesa di San Francesco è a sessanta metri dalla linea di fuoco. Hanno già colpito tante chiese, non sappiamo quando toccherà alla nostra”. Ecco perché padre Douglas, a conclusione del suo intervento, ha lanciato un monito all’occidente infiacchito: “Svegliatevi! Il cancro è alla vostra porta. Vi distruggeranno. Noi, cristiani del medio oriente, siamo l’unico gruppo che ha visto il volto del male: l’islam”.

Fonte: Il Foglio, 26.8.2015