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mercoledì 30 agosto 2017
Laicismo e cattolicesimo liberale in un aforisma del beato Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano
lunedì 14 agosto 2017
Immacolata, felicità, Chiesa e massoni in due aforismi di S. Massimiliano M. Kolbe
martedì 20 settembre 2016
Il 20 settembre: data luttuosa e di attacco al cuore della Cristianità
Volentieri rilanciamo questa riflessione del prof. Massimo Viglione
sul 20 settembre.
«Così si perviene al 20 settembre 1870: forse il più piccolo fatto
d’armi del Risorgimento; certamente il più grande avvenimento della civiltà
umana. Risorgimento: opera della Massoneria! XX Settembre: gloria della
Massoneria».
Tutti coloro che, giustamente, si lamentano del
mondo di oggi; coloro che difendono la famiglia naturale e i bambini,
combattono contro l'ideologia omosessualista e genderista; coloro che si
infuriano per l'invasione immigrazionista; coloro che denunciano l'immenso
complotto della finanza internazionale in tutti i suoi risvolti, anche
monetari; coloro che propongono e si battono per alternative politiche serie e
tradizionali alla situazione odierna; coloro che odiano la UE, avendo capito
bene il suo ruolo e odiano i padroni della UE; coloro che denunciano il grande
piano della dissoluzione mondialista; tutti coloro che semplicemente soffrono
per la decadenza generale del presente; soprattutto, tutti coloro che soffrono
e denunciano la spaventosa crisi teologica, morale, dottrinale e liturgica
della Chiesa odierna; tutti costoro, o almeno la stragrande maggioranza di
ognuno dei settori elencati (eccetto in parte l'ultimo), non pensa al 20 settembre
1870.
Anzi, ritiene che chi lo ricorda ancora sia in fondo il solito disadattato,
che perde tempo ed energie inutilmente su fatti accaduti quasi 150 anni fa,
anziché impegnarsi sui problemi del presente.
Beh, tutti costoro non hanno capito che proprio questo lontano
evento - anche un po' fastidioso in quanto ci pone in contrasto con lo Stato
italiano (e ovviamente questo non è cosa da veri e seri moderati) e pure con il
clero odierno che oggi è totalmente schierato con gli invasori di allora - è la
causa di tutti i mali che per cui loro soffrono e che combattono. Tutti quelli
elencati, nessuno escluso, alcuni in maniera indiretta, altri in maniera
diretta, altri in direttissima.
È qui la svolta della storia della modernità, al di là del mero fatto della caduta dello Stato Pontificio che di per sé potrebbe essere un evento non così grande come la Rivoluzione Francese o la Prima Guerra Mondiale. Ma questo è un errore pacchiano e ingenuo di prospettiva, privo di senso storico.
E, infatti, la Massoneria non commise allora, né commette oggi - in quanto ancora oggi, immancabilmente, il 20 settembre va a Porta Pia a ricordare l'evento, il che dimostra esattamente quello che io sto sostenendo - questo pacchiano e ingenuo errore.
È qui la svolta della storia della modernità, al di là del mero fatto della caduta dello Stato Pontificio che di per sé potrebbe essere un evento non così grande come la Rivoluzione Francese o la Prima Guerra Mondiale. Ma questo è un errore pacchiano e ingenuo di prospettiva, privo di senso storico.
E, infatti, la Massoneria non commise allora, né commette oggi - in quanto ancora oggi, immancabilmente, il 20 settembre va a Porta Pia a ricordare l'evento, il che dimostra esattamente quello che io sto sostenendo - questo pacchiano e ingenuo errore.
Se fossimo stati presenti in quel giorno a Roma, dovevamo
schierarci: o con gli "italiani" invasori (il "progresso"
democratico e liberale), o con la Chiesa di sempre (la Verità), oppure stare
fermi e zitti e andare col vincitore. Ebbene, voi tutti non avete capito la
metafora del 20 settembre: il 20 settembre... è oggi!
In tutti i sensi.
E io mi schiero con chi 146 anni fa ha perduto. Per il momento. E
combatto contro chi ha vinto. Per il momento.
Non è questione di mero patetico nostalgismo. Se penso a chi sarebbe in mano oggi lo Stato Pontificio... per carità di Dio!!! È questione infinitamente più grande: è questione di scelta di campo storica e metastorica, religiosa e politica, nel senso più ampio possibile dell'ultimo concetto.
Se oggi ci troviamo come ci troviamo in tutti i settori della vita pubblica e privata, è anche perché è caduta Porta Pia.
Non è questione di mero patetico nostalgismo. Se penso a chi sarebbe in mano oggi lo Stato Pontificio... per carità di Dio!!! È questione infinitamente più grande: è questione di scelta di campo storica e metastorica, religiosa e politica, nel senso più ampio possibile dell'ultimo concetto.
Se oggi ci troviamo come ci troviamo in tutti i settori della vita pubblica e privata, è anche perché è caduta Porta Pia.
Ecco il perché, irreversibile, della mia scelta: perché Porta Pia
continua a cadere ogni giorno. E ogni giorno dobbiamo scegliere e schierarci.
Esattamente come fanno i nemici della Chiesa, che oggi sono a Porta
Pia a commemorare la loro vittoria. Anzi, le loro vittorie.
Fonte (v. anche Massimo Viglione, XX settembre. Gloria della massoneria, in Riscossa cristiana, 20.9.2016)
Cfr. per approfondimenti, Piergiorgio
Seveso, 20 settembre 1870: dall’invasione di Roma all’invasione della
Chiesa, in Radiospada, 22.9.2015;
Uno scambio epistolare tra Vittorio Emanuele II e S. S. Pio IX
(1870), ivi, 20.9.2015;
Davide Consonni, Mattarella e Marino fanno gli auguri alla Massoneria per il XX
Settembre, ivi, 23.9.2015;
Id., Napolitano,
Grasso, Boldrini: tutti inviano auguri alla massoneria per il XX Settembre!,
ivi, 28.9.2014;
Piergiorgio Seveso, La Squadra e’l Compasso che fecer l’italia: un ricordo del 20 settembre, ivi, 23.9.2012;
sabato 6 agosto 2016
In ricordo del martirio di Gabriel Garcia Moreno, 6 agosto 1875
Cfr. Luca Fumagalli, Gabriel Garcia Moreno: la politica al servizio di Cristo Re, in Radiospada, 25.7.2012
domenica 13 marzo 2016
Un paio di cose che non si dicono mai di Giordano Bruno, il mago
Un interessante contributo per comprendere la figura oscura e sulfurea del
XVI sec. di Giordano Bruno, che già la Chiesa aveva avuto modo di stigmatizzare
con il magistero di Leone XIII nell’allocuzione Amplissimum collegium
del 24 maggio 1889 e nell’enciclica Quod nuper del 30 giugno 1889, nel
quale papa Pecci lo definiva «doppiamente apostata, convinto eretico».
Un paio di cose che non si dicono mai
di Giordano Bruno, il mago
di Giordano Bruno, il mago
di Giovanna Jacob
Osannato dalla
pubblicistica laicista, fu occultista, misogino e antisemita. Ma oggi è
esaltato per un’unica ragione: era contro la Chiesa cattolica
Caro direttore, sul
numero di Repubblica dell’8 marzo 2016,
oltre agli inevitabili e scontati articoli sul quanto mai generico tema
“donna”, troviamo un lungo articolo su Giordano Bruno firmato da Corrado Augias
(“Revival Bruno martire del pensiero”).
C’è forse qualche legame fra il vecchio eretico cinquecentesco, cui i massoni
dedicarono una statua in campo de’ Fiori a Roma, e il tema dei diritti delle
donne? Più che altro, io credo che ci sia un legame di causa effetto fra la
propaganda anti-cattolica, che esalta gente come Giordano Bruno, e il
progressivo peggioramento della condizione della donna in Occidente. Mentre i
giornali della sinistra al caviale rilanciano ininterrottamente tutte le
leggende nere contro la Chiesa inventate dagli illuministi, le libere donne
occidentali, in aree sempre più vaste d’Europa, cominciano ad avere paura ad
uscire di casa. Infatti le strade sono piene di portatori di
belle-culture-altre secondo cui le donne sono solo oggetti o meglio bestiame di proprietà degli uomini.
Se perdiamo un gioiello in una strada affollata, sappiamo che non lo troveremo
mai più: qualcuno lo avrà sicuramente trovato e se ne sarà sicuramente
appropriato senza rischiare una denuncia per furto. Analogamente i portatori di
belle-culture-altre pensano che, se trovano per strada una donna “incustodita”,
possono approfittarsi di lei senza rischiare conseguenze legali (non sfugga che
la polizia tedesca ha ammesso che non riuscirà mai ad identificare e punire gli
autori degli stupri di Capodanno).
Le donne sono
soggetti, non oggetti di proprietà, solo all’interno dell’Occidente.
Storicamente, le donne hanno cominciato ad essere persone solo nel momento in
cui quell’uomo in Palestina si fermò a parlare con una donna, irritando i suoi
discepoli: «Si meravigliavano che stesse a parlare con una donna». Di sua madre
si dice che è “Madre di Dio”, della sua Chiesa si dice che è sua “Sposa”. Da
Cristo e dalla sua Sposa nacque la civiltà occidentale, che si è radicata in
Europa, in America e da qualche altra parte. Ma poco più di due secoli fa, gli
intellettuali occidentali hanno cominciato a calunniare la madre
dell’Occidente, la loro madre. I libri di storia descrivono i cristiani dei
secoli passati come un branco di ignoranti superstiziosi assetati di sangue (mentre
descrivono i musulmani dei secoli passati come dei tolleranti e pacifici
cultori della scienza e delle arti). Convinta che il cristianesimo sia dunque
una religione orribile, la gente finisce per credere che qualunque altra
religione debba per forza essere migliore di quella cristiana. E così permettono
ai portatori di belle-religioni-altre e belle-culture-altre che degradano la
donna ad oggetto (per tacere d’altro) di invadere l’Occidente senza colpo
ferire.
Riepilogando, non si
può esaltare l’emancipazione della donna ed allo stesso tempo esaltare Giordano
Bruno ossia denigrare la Chiesa. Oltretutto, nel suo lungo articolo Corrado
Augias avrebbe potuto anche riferire, tanto per restare in tema con l’8 marzo,
che il vecchio eretico riteneva che le donne fossero delle creature inferiori,
idiote e ripugnanti (e tuttavia il brav’uomo, che si era pure fatto domenicano
e sacerdote, non disdegnava di prendersi piacere, con e senza compenso, con
quante più idiote ripugnanti possibili). Dopo averci spiegato che in un’opera (De l’infinito universo e mondi) Bruno ipotizza che
nell’universo ci siano innumerevoli pianeti come il nostro, Augias avrebbe
potuto anche fare presente, per completezza, che in un’altra opera (De Vinculis) Bruno descrive una serie di pratiche
magiche, da lui personalmente testate, che permetterebbero di piegare le persone
alla propria volontà: «Ritmi e canti che racchiudono efficacia grandissima,
vincoli magici che si realizzano con un sussurro segreto…»
Convinto di avere i
poteri necessari per dominare le forze della natura, Bruno propagandava una
religione magico-pagana di sua invenzione… Ma insomma, Augias e i quaranta
autori dello studio di cui parla nel suo articolo (Giordano Bruno. Parole,
concetti e immagini, Edizioni della Normale di Pisa) sono davvero
sicuri che Bruno fosse quel precursore del moderno pensiero scientifico di cui ci
parlano? Anche fingendo di ignorare le sue formule magiche, la tesi esposta in De l’infinito universo e mondi non è che sia poi
tanto in linea con le scoperte della scienza moderna. Se Bruno credeva che
l’universo avesse una estensione infinita e una durata infinita, invece la
scienza moderna ha dimostrato che l’universo ha avuto un inizio (il Big Bang),
avrà una fine ed ha pure una estensione precisa. Se la tesi dell’infinità e
dell’eternità dell’universo (che peraltro Bruno prende da Averroè) esclude la
creazione divina, invece il Big Bang, se non lo esclude, perlomeno mette in
difficoltà l’ateismo sistematico.
E sono sicuri Augias
e gli altri quaranta, come i ladroni, che Bruno non piaceva agli inquisitori
perché era troppo avanti per i suoi tempi? Mah. Per farla breve, nel 1591 Bruno
soggiornava a casa del nobile Mocenigo, a Venezia. Quando si accorse che quello
strano domenicano esercitava oscure pratiche magiche in casa sua (e forse se la
faceva pure con sua moglie), Mocenigo consegnò Bruno all’inquisizione di Venezia,
che a sua volta lo consegnò all’inquisizione di Roma (il Sant’Uffizio), che lo
mise subito sul banco degli imputati. Presieduto da Bellarmino, il processo a
Bruno durò quasi dieci anni. Gli inquisitori erano dell’idea che, una volta terminato
il processo, sarebbe bastato rinchiudere l’ex domenicano in un qualche sperduto
convento domenicano per renderlo inoffensivo e indurlo al ravvedimento. Ma
quando un compagno di cella del Bruno riferì loro qualche oscuro segreto che
gli era stato confidato dal mago stesso, Bruno fu consegnato precipitosamente
al “braccio secolare” (la giustizia civile), che gli inflisse la pena del
fuoco.
Non sappiamo di quali
sconvolgenti segreti fosse a conoscenza il compagno di cella di Bruno. Quello
che sappiamo è che Bruno fantasticava da tempo di soggiogare il Papa con le sue
formule magiche, prenderne il posto e sostituire la religione cristiana con la
sua religione magico-pagana in tutti i territori della Chiesa. In effetti, egli
faticava a nascondere il suo odio per Cristo (cui rivolgeva continuamente
terribili bestemmie), per i cristiani e pure per gli ebrei (che in un’opera
chiama «escrementi d’Egitto»). Probabilmente gli inquisitori pensavano che, se
fosse stato lasciato libero di propagandare la sua strana religione, Bruno
avrebbe potuto anche trovare dei seguaci e, con loro, svolgere delle attività
sovversive contro la Chiesa. In un’epoca in cui i cattolici e i protestanti se
la davano di santa ragione in tutta Europa, la priorità degli inquisitori era
di spegnere tutti i focolai di nuove, possibili guerre di religione.
Bruno appariva
particolarmente pericoloso agli inquisitori soprattutto perché aveva avuto dei
contatti con Elisabetta d’Inghilterra, una tiranna spietata che nel suo regno
aveva messo la fede cattolica fuori legge e perseguitava quanti volevano
rimanere fedeli al Papa. Si dice che, se ne avesse avuto la possibilità, non
avrebbe esitato ad organizzare una spedizione militare contro Roma.
Augias ovviamente
evita di menzionare uno dei più importanti studi su Bruno apparsi negli ultimi
decenni: Giordano Bruno e il mistero dell’ambasciata (Garzanti
nel 1991) di John Bossy, grande storico britannico recentemente scomparso.
Sbarcato a Londra il 7 aprile del 1583, il mago italiano riuscì ad entrare rapidamente
nelle grazie della regina Elisabetta, grande appassionata di magia e di
occultismo. Il 20 aprile del 1583 Sir Francis Walshingham, capo dei servizi
segreti di sua maestà britannica, ricevette la prima di una serie di
informative provenienti dalla casa dell’ambasciatore francese De Castelnau, che
aiutava di nascosto alcuni cattolici inglesi a svolgere attività contro la
regina. Guarda caso, calligrafia del misterioso autore delle informative appare
identica alla calligrafia del Bruno. E guarda caso Bruno in quella casa
svolgeva attività di sacerdote e confessore. Probabilmente, i dissidenti
cattolici che bazzicavano per l’ambasciata si lasciavano sfuggire molti
dettagli sulle loro attività sovversive nel confessionale, dove ad ascoltarli e
prendere nota c’era un traditore. Dunque Bruno, prima di essere lui stesso
tradito dal compagno di cella, aveva tradito molte persone, violando il segreto
del confessionale. Per effetto delle delazioni del Bruno, il cattolico Francis
Trockmorton fu arrestato, atrocemente torturato e condannato a morte, mentre e
lo stesso ambasciatore De Castelnau fu espulso dall’Inghilterra e finì in
rovina. Oltretutto, girava voce che in gioventù Bruno avesse commesso un
omicidio. C’era proprio bisogno di innalzare un monumento ad un simile
individuo, pace all’anima sua?
Se la poco edificante
storia di Giordano Bruno ci insegna qualcosa, è che per avere buone possibilità
di essere esaltati sui libri di storia non è necessario dare contributi fondamentali
al progresso dell’umanità: basta essere contro la Chiesa. Dal momento che la
Chiesa è madre della civiltà occidentale (tutti i valori occidentali coincidono
con i valori cristiani), l’odio verso la Chiesa finisce per distruggere negli
occidentali la volontà di difendere la loro civiltà dalla barbarie. A scuola ci
insegnano che il cristianesimo è una religione maschilista e intanto le strade
si riempiono molestatori e violentatori che professano un’altra religione. A
scuola insegnano che i crociati erano dei criminali e intanto i tagliagole si
avvicinano a Roma. Per questo bisogna combattere con ogni mezzo le leggende
nere contro la Chiesa.
Il problema è che i
cattolici non solo non combattono contro le leggende nere ma le credono vere.
D’altra parte, sono intimoriti dalla continue richieste di scuse avanzate dagli
anticattolici: “Dovete chiedere scusa, ve lo ordina il Papa!”. Ai pochi
cattolici che smettono di chiedere scusa e cercano di dimostrare che non c’è
molto di cui chiedere scusa, dicono: “Stai disobbedendo al Papa, stai peccando
di orgoglio!” In realtà, chiedendo pubblicamente scusa per gli errori commessi
dai cattolici nel corso della storia, papa Giovanni Paolo II non intendeva
confermare le leggende nere contro la Chiesa, al contrario: invitava le persone
a rendersi conto che i meriti della Chiesa sono molto più numerosi delle colpe
dei singoli cattolici.
I cattolici devono
capire che combattere contro le leggende nere non significa difendere il
proprio orgoglio, ma salvare la verità. Continuare a chiedere scusa e a porgere
l’altra guancia non è umiltà: è connivenza con le menzogne che tengono la gente
lontana dalla fede. “Se la Chiesa ha compiuto tutti questi crimini”, pensa
infatti la maggior parte della gente, “allora la Chiesa non può essere divina”.
“Se il cristianesimo è tanto oscurantista”, pensa, “allora l’islam non può che
essere migliore”.
Infine, le leggende
nere allontanano i cattolici stessi dalla Chiesa. Convinti che, nei secoli
passati, i cattolici non abbiano fatto altro che commettere crimini contro
l’umanità, i cattolici di oggi distinguono fra Chiesa del presente e Chiesa del
passato e chiedono alla prima di ripudiare la seconda, come se la prima e la
seconda non fossero una. E cominciano a sognare una Chiesa senza passato, senza
storia, senza cultura, senza tradizione, senza autorità, senza gerarchia che si
tiene rigorosamente alla larga dal “fango” della politica, dell’economia e
della storia. In sostanza, sognano una Chiesa senza corpo. Ma la Chiesa deve
prendere corpo e camminare sulle fangose strade della storia umana. Cristo si è
infatti incarnato e l’ha presa in sposa.
sabato 20 febbraio 2016
Per ricordare chi era lo scrittore Umberto Eco ed in cosa credeva ......un aforisma tratto da una sua opera
Cfr. Quando Padre Sommavilla smascherò il nichilismo empio di Umberto Eco (che ora Dio l'accolga in Cielo), in Il Timone, 20.2.2016; Costanzo Preve, La filosofia, la teologia e la volgarità arrogante di Umberto Eco, in Arianna editrice, 28.9.2011.
sabato 11 luglio 2015
Moreno, il presidente che mise Gesù nella Costituzione
Mentre sta volgendo a termine l’ultima
tappa del viaggio apostolico del vescovo di Roma in terra sudamericana, non
possiamo non ricordare chi, nel corso della tappa papale in Ecuador, è stato
del tutto dimenticato, forse perché scomodo anche alla Chiesa attuale: il
presidente martire, che volle che il suo Paese fosse consacrato al sacro Cuore
di Gesù, Gabriel Gregorio García y Moreno y Morán de Buitrón, ucciso per mano
dell’empia Massoneria (v. qui).
| Immagine del sacro Cuore a cui il Presidente Moreno consacrò l'Ecuador e che fu intronizzato nella sede del Parlamento. Basilica del Voto Nazionale, Quito |
Analogamente non possiamo non ricordare mons. José
Ignacio Checa y Barba, arcivescovo di Quito, grande sostenitore del presidente Moreno e morto pur egli martire, in quanto
avvelenato con il calice durante i riti del Venerdì Santo del 1877.
In loro
ricordo e nella memoria liturgica del santo papa martire, fratello di Erma (l’autore
del “Pastore”), san Pio I, rilancio questo breve saggio di Rino Cammilleri.
Moreno, il presidente che mise
Gesù nella Costituzione
di Rino Cammilleri
Nella sua visita in Ecuador Sua
Santità Francesco ha elencato i santi e i beati nazionali ecuadoregni ma ha
tralasciato, ad avviso di chi scrive, una figura importante, un personaggio che
vanta addirittura una sua statua a Roma, nel Collegio Ispanico. Si tratta di
Gabriel Garcìa Moreno (1821-1875), che fu presidente della Repubblica
ecuadoriana per ben due volte, dal 1861 al 1865 e dal 1869 fino alla morte.
Certo, si tratta di un laico e non ancora Beato (anche se la sua causa presso
la Congregazione dei Santi è aperta). Il Pontefice ha preferito nominare
Marianna De Jesùs, Miguel Febres, Narcisa de Jesùs e Mercedes de Jesùs Molina,
tutti religiosi e tutti canonizzati o beatificati. Insomma, forse una scelta
precisa, quella di Francesco, nel quadro di un discorso pastorale mirato.
Allora lo ricordiamo qui, quel
presidente. Sì, perché non si tratta di un presidente qualsiasi, bensì dell’unico che sia riuscito a
introdurre come Preambolo nella Costituzione del suo Paese l’Atto di
Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù. Quando, nel 1985, san Giovanni
Paolo II visitò l’Ecuador e rinnovò quella Consacrazione, la formula usata da
Wojtyla fu proprio quella del 25 marzo 1874, pronunziata a suo tempo
dall’allora arcivescovo di Quito, monsignor José Ignacio Checa. Ve
l’immaginate, nel secolo delle rivoluzioni liberali, una Repubblica Democratica
col Sacro Cuore campeggiante nella Costituzione? Intollerabile per i “lumi” e i
“patrioti” di tutto il mondo conosciuto. Infatti, Moreno venne assassinato il 6
agosto dell’anno seguente, a pugnalate, mentre usciva dalla messa nella
cattedrale (messa cui usava assistere ogni mattina all’alba prima di andare al
lavoro). L’arcivescovo Checa lo seguì due anni dopo, ingerendo nel Venerdì
Santo un’ostia consacrata che qualcuno aveva provveduto ad avvelenare.
Moreno, avvocato, giornalista e
politico, apparteneva a un’illustre famiglia e aveva viaggiato in Europa, dove aveva studiato le lingue e i sistemi
politici. In patria, una volta eletto, aveva intrapreso con successo una vasta
campagna di modernizzazione e moralizzazione economica. Con lui l’Ecuador era
diventato in breve tempo uno dei Paesi più prosperi del Sudamerica: strade,
ferrovie, scuole, ospedali. L’osservatorio astronomico di Quito divenne uno dei
più importanti del mondo, l’esercito fu addestrato da istruttori prussiani, il
voto fu esteso agli indios, i salari aumentati e le tasse ridotte. Ma i Lumi,
come si è detto, non potevano sopportare che il boom del Paese fosse dovuto a
un Presidente che aveva –orrore!- richiamato i gesuiti (regolarmente cacciati
da chi l’aveva preceduto) e affidato loro le scuole superiori, che portava
personalmente la Croce nelle processioni solenni (e pure paludato con le insegne
della sua carica), che aveva –unico al mondo- protestato ufficialmente per
l’invasione piemontese di Roma e, per giunta, inviato al b. Pio IX un
risarcimento simbolico in denaro. La goccia che fece traboccare il vaso
liberale fu, lo abbiamo visto, la Consacrazione al Sacro Cuore diventata
–horribile dictu!- Preambolo della Costituzione.
I liberali di quel secolo
andavano per le spicce, alla mazziniana, e Moreno fece la fine di Pellegrino Rossi (il ministro delle finanze di Pio IX,
assassinato sulle scale della cancelleria nel 1848). Però aveva dimostrato che
un politico cattolico (di fatto, non di solo battesimo come quelli nostri
attuali) poteva battere tutti per quanto riguardava buona politica e traguardi
economici. Scomparso lui, l’Ecuador tornò alle sue guerre civili, colpi di
Stato e miseria. Moreno era la confutazione vivente delle fandonie laiciste
sull’”oscurantismo” e l’”arretratezza” di una Nazione che esalta le sue radici
cattoliche e, anzi, se ne vanta. Una testimonianza concreta, infatti, vale più
di ogni proselitismo. Come non si stanca di ripetere papa Francesco.
giovedì 21 maggio 2015
mercoledì 4 marzo 2015
Non sarà la religione della Massoneria a salvarci dall'Islam - Editoriale di marzo di "Radicati nella fede"
Nella memoria di S. Casimiro (Święty Kazimierz),
principe e confessore, do rilievo al consueto editoriale di Radicati nella fede, tradotto in inglese dall'immancabile Rorate caeli.
![]() |
| Daniel Schultz, S. Casimiro, 1670 circa |
NON SARÀ LA RELIGIONE DELLA
MASSONERIA A SALVARCI DALL’ISLAM
Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 3 - Marzo 2015
Dobbiamo pregare San Giuseppe in
questo mese a lui dedicato, pregarlo tanto: per noi, per tutta la Santa Chiesa,
per l’opera che Dio le chiede nel mondo.
Protector Sanctae Ecclesiae, è l’ultimo titolo di invocazione indirizzato a San
Giuseppe nelle sue litanie, Protettore della Santa Chiesa.
Sì, perché la Santa Chiesa va
protetta da tutti i suoi nemici, che sono gli stessi nemici di Nostro Signore:
nemici esterni e nemici interni. E forse, in questi tempi difficilissimi, dobbiamo
pregare San Giuseppe soprattutto perché la protegga dai nemici interni, che
sono certamente i più pericolosi.
Lo scrivevamo il mese scorso e lo
ribadiamo ancora qui, il nemico interno più grande per la Chiesa è costituito
da tutti coloro che ne reinterpretano la dottrina e l’azione attraverso il
falso dogma della modernità. Rileggono tutta la Rivelazione, tutte
le verità di fede, tutta l’azione pastorale e sacramentale, piegandole all’ideologia
della modernità, che in fondo si riassume nel mettere al centro l’uomo al posto
di Dio. L’uomo è al centro di questo cristianesimo ammodernato, l’uomo con le
sue esigenze, col suo voler essere felice, col suo non sopportare più nessuna
imposizione, nessun comando; un cristianesimo agnostico, dicevamo già, che non
sapendo quasi nulla di certo su Dio, si deve fermare sull’uomo e sul suo
ben-vivere. Insomma, tutto il cristianesimo riletto alla luce dei diritti dell’uomo,
riassumibili nellibertà, fraternità e uguaglianza della Rivoluzione
francese: ciò che è compatibile con questi principi rivoluzionari viene
salvato; ciò che della rivelazione cristiana non collima con questa magna carta
della modernità, viene accantonato, censurato o maldestramente reinterpretato.
Tutto questo sta provocando, da
circa sessant’anni, la più drammatica crisi che il Cattolicesimo abbia mai
conosciuto nella sua storia (pensiamo alle caotiche difficoltà del Sinodo sulla
Famiglia, che non riesce a conciliare l’obbedienza a Dio con i diritti dell’uomo)
e sta anche rendendo spaventosamente impotente il Cristianesimo occidentale di
fronte alle altre religioni e soprattutto di fronte al gravissimo problema dell’Islam
in mezzo a noi.
Cosa fa il cattolicesimo
ammodernato di fronte all’Islam e alla violenza terroristica di matrice
islamica?
Chiede a quest’ultimo di
accettare la modernità, chiede di mettere al centro la persona al posto di Dio,
chiede cioè di accettare il trinomio della Rivoluzione,
libertà-uguaglianza-fraternità. Il cattolicesimo modernamente reinterpretato ha
la sfrontatezza di esporsi, giungendo a ricordare che la Chiesa Cattolica, dopo
un errato rifiuto di duecento anni, ha saputo accogliere la modernità
rifondandosi e collocandosi così in una fase più matura della religione. La
chiesa ammodernata chiede così ai mussulmani di sapere fare gli stessi passi,
per poter entrare nel consesso della religione moderna, quella che mette al
centro l’uomo.
Cosa capiranno i veri credenti
mussulmani di questo invito? Capiranno che noi non crediamo più in Dio, che
siamo diventati agnostici, che i dogmi della religione massonica, che poggiano
sulla centralità dell’uomo, hanno scalzato per noi i veri dogmi, quelli di Dio.
Un disastro!
Gli islamici si confermeranno
nella loro idea che l’occidente cristiano è immorale e da combattere.
Diverso sarebbe stato l’approccio
della Tradizione, del Cattolicesimo di sempre, quello autentico. Non chiedere
agli islamici di adattarsi alla modernità, ma fare appello alla loro ragione
per domandare di verificare la verità storica intorno alle loro origini:
verificate quale è la vera Rivelazione di Dio, quella di Cristo o di Maometto?
Ci sono le prove per essere certi che è quella di Cristo... verificate dove Dio
ha parlato veramente. La Chiesa di sempre, senza illudersi di operare
impossibili conversioni di massa, ha sempre fornito le prove della verità del
Cristianesimo e della falsità dell’eresia di Maometto. La Chiesa ha sempre
domandato una onestà intellettuale, perché la ragione ce l’ha data Dio, nel
verificare se Dio ha parlato a Maometto o se invece Maometto è semplicemente un
eretico che ha stravolto l’unica vera Rivelazione in Gesù Cristo.
Non dunque l’invito di adeguare
la propria religione alla religione massonica, ma l’approccio della sana
apologetica, che riafferma l’unica verità di Cristo, questo deve fare il cattolico
con il mussulmano.
Facendo cosi, lo ripetiamo, la
Chiesa non convertirà gli islamici in massa, ma dimostrerà ai suoi figli e al
mondo intero di non essere agnostica, di credere nella SS. Trinità e nell’unico
Redentore Nostro Signore Gesù Cristo. E se farà così, rafforzando la fede dei
cristiani - chiamati al martirio se è necessario -, toccherà anche il cuore di
qualche anima mussulmana che con la grazia si convertirà.
Che tragico errore, invece,
perdere il tempo nel domandare agli islamici che applichino la ragione non nel
riconoscere il vero Dio di Gesù Cristo, ma i diritti dell’uomo! È come se la
chiesa moderna dicesse ai mussulmani: siccome non si può verificare chi è il
vero Dio, accordatevi con noi sull’accettazione delle libertà moderne che sono
l’unica cosa certa. Non c’è che dire, puro agnosticismo!
Carissimi, non sarà la religione
della massoneria, quella del Dio ignoto, a salvarci dalla violenza terroristica
e dall’invasione. La religione della massoneria ha distrutto dall’interno il
cristianesimo in occidente e l’ha reso privo di qualsiasi attrattiva, incapace
di parlare alla mente e al cuore; ha ucciso la missione cristiana e ha dato
spazio a tutte le false religioni. La violenza di questi tempi è solo l’ultimo
tragico frutto dell’opera massonica.
Non sarà la religione massonica,
ma il vero Cattolicesimo, quello autentico, quello della Tradizione, che ci
salverà; e questa salvezza passerà ancora per il sangue dei martiri, di quei
cristiani che muoiono pregando Gesù Cristo Salvatore. Sarà il Cattolicesimo
pieno di Dio a salvarci. Il Cattolicesimo che usa la ragione, non per mettere
al centro l’uomo ma per riaffermare la centralità di Dio.
Solo la Tradizione ridonerà
dignità al Cattolicesimo di fronte al mondo neo-pagano di oggi e anche di
fronte all’Islam; gli ridarà la sua dignità, liberandolo dalla servitù allo
spirito massonico.
Protector Sanctae Ecclesiae ora
pro nobis.
Sì, San Giuseppe, prega per noi,
per la Chiesa d’Occidente, perché ritrovi la via della fede certa e semplice,
quella di sempre, la sola capace di missione.
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