Sante Messe in rito antico in Puglia

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martedì 20 settembre 2016

Il 20 settembre: data luttuosa e di attacco al cuore della Cristianità

Volentieri rilanciamo questa riflessione del prof. Massimo Viglione sul 20 settembre.

«Così si perviene al 20 settembre 1870: forse il più piccolo fatto d’armi del Risorgimento; certamente il più grande avvenimento della civiltà umana. Risorgimento: opera della Massoneria! XX Settembre: gloria della Massoneria».
Tutti coloro che, giustamente, si lamentano del mondo di oggi; coloro che difendono la famiglia naturale e i bambini, combattono contro l'ideologia omosessualista e genderista; coloro che si infuriano per l'invasione immigrazionista; coloro che denunciano l'immenso complotto della finanza internazionale in tutti i suoi risvolti, anche monetari; coloro che propongono e si battono per alternative politiche serie e tradizionali alla situazione odierna; coloro che odiano la UE, avendo capito bene il suo ruolo e odiano i padroni della UE; coloro che denunciano il grande piano della dissoluzione mondialista; tutti coloro che semplicemente soffrono per la decadenza generale del presente; soprattutto, tutti coloro che soffrono e denunciano la spaventosa crisi teologica, morale, dottrinale e liturgica della Chiesa odierna; tutti costoro, o almeno la stragrande maggioranza di ognuno dei settori elencati (eccetto in parte l'ultimo), non pensa al 20 settembre 1870.
Anzi, ritiene che chi lo ricorda ancora sia in fondo il solito disadattato, che perde tempo ed energie inutilmente su fatti accaduti quasi 150 anni fa, anziché impegnarsi sui problemi del presente.
Beh, tutti costoro non hanno capito che proprio questo lontano evento - anche un po' fastidioso in quanto ci pone in contrasto con lo Stato italiano (e ovviamente questo non è cosa da veri e seri moderati) e pure con il clero odierno che oggi è totalmente schierato con gli invasori di allora - è la causa di tutti i mali che per cui loro soffrono e che combattono. Tutti quelli elencati, nessuno escluso, alcuni in maniera indiretta, altri in maniera diretta, altri in direttissima.
È qui la svolta della storia della modernità, al di là del mero fatto della caduta dello Stato Pontificio che di per sé potrebbe essere un evento non così grande come la Rivoluzione Francese o la Prima Guerra Mondiale. Ma questo è un errore pacchiano e ingenuo di prospettiva, privo di senso storico.
E, infatti, la Massoneria non commise allora, né commette oggi - in quanto ancora oggi, immancabilmente, il 20 settembre va a Porta Pia a ricordare l'evento, il che dimostra esattamente quello che io sto sostenendo - questo pacchiano e ingenuo errore.
Se fossimo stati presenti in quel giorno a Roma, dovevamo schierarci: o con gli "italiani" invasori (il "progresso" democratico e liberale), o con la Chiesa di sempre (la Verità), oppure stare fermi e zitti e andare col vincitore. Ebbene, voi tutti non avete capito la metafora del 20 settembre: il 20 settembre... è oggi!
In tutti i sensi.
E io mi schiero con chi 146 anni fa ha perduto. Per il momento. E combatto contro chi ha vinto. Per il momento. 
Non è questione di mero patetico nostalgismo. Se penso a chi sarebbe in mano oggi lo Stato Pontificio... per carità di Dio!!! È questione infinitamente più grande: è questione di scelta di campo storica e metastorica, religiosa e politica, nel senso più ampio possibile dell'ultimo concetto.
Se oggi ci troviamo come ci troviamo in tutti i settori della vita pubblica e privata, è anche perché è caduta Porta Pia.
Ecco il perché, irreversibile, della mia scelta: perché Porta Pia continua a cadere ogni giorno. E ogni giorno dobbiamo scegliere e schierarci.
Esattamente come fanno i nemici della Chiesa, che oggi sono a Porta Pia a commemorare la loro vittoria. Anzi, le loro vittorie.



Fonte (v. anche Massimo Viglione, XX settembre. Gloria della massoneria, in Riscossa cristiana, 20.9.2016)

Cfr. per approfondimenti, Piergiorgio Seveso, 20 settembre 1870: dall’invasione di Roma all’invasione della Chiesa, in Radiospada, 22.9.2015;
Uno scambio epistolare tra Vittorio Emanuele II e S. S. Pio IX (1870), ivi, 20.9.2015;
Davide Consonni, Mattarella e Marino fanno gli auguri alla Massoneria per il XX Settembre, ivi, 23.9.2015;
Id., Napolitano, Grasso, Boldrini: tutti inviano auguri alla massoneria per il XX Settembre!, ivi, 28.9.2014;
Piergiorgio SevesoLa Squadra e’l Compasso che fecer l’italia: un ricordo del 20 settembre, ivi, 23.9.2012;

sabato 6 agosto 2016

In ricordo del martirio di Gabriel Garcia Moreno, 6 agosto 1875


A Quito, in Ecuador, i sicari della massoneria uccidono Gabriel Gregorio García y Moreno y Morán de Buitrón, per due volte Presidente della repubblica, difensore del regno sociale di Cristo. Come ci ricorda un nostro affezionato giovane lettore, egli, sostenuto sempre dalla sua profonda fede cattolica, purgò la patria dagli errori e le diede grande lustro anche grazie all’opera dei Padri Gesuiti (quando non erano ancora modernisti, ndr.). Nel 1871 consacrò il Paese al Sacratissimo Cuore di Gesù. Mentre i sicari, che lo consideravano “carnefice della libertà” lo immolavano, giusta le parole del Beato Pio IX, “vittima della Fede e della Carità cristiana per il suo amato paese”, sulle sue labbra risuonò il grido dell’eterno trionfo dei martiri: "¡Dios no muere!".

Cfr. Luca Fumagalli, Gabriel Garcia Moreno: la politica al servizio di Cristo Re, in Radiospada, 25.7.2012

domenica 13 marzo 2016

Un paio di cose che non si dicono mai di Giordano Bruno, il mago

Un interessante contributo per comprendere la figura oscura e sulfurea del XVI sec. di Giordano Bruno, che già la Chiesa aveva avuto modo di stigmatizzare con il magistero di Leone XIII nell’allocuzione Amplissimum collegium del 24 maggio 1889 e nell’enciclica Quod nuper del 30 giugno 1889, nel quale papa Pecci lo definiva «doppiamente apostata, convinto eretico».

Un paio di cose che non si dicono mai
di Giordano Bruno, il mago

di Giovanna Jacob

Osannato dalla pubblicistica laicista, fu occultista, misogino e antisemita. Ma oggi è esaltato per un’unica ragione: era contro la Chiesa cattolica


Caro direttore, sul numero di Repubblica dell’8 marzo 2016, oltre agli inevitabili e scontati articoli sul quanto mai generico tema “donna”, troviamo un lungo articolo su Giordano Bruno firmato da Corrado Augias (“Revival Bruno martire del pensiero”). C’è forse qualche legame fra il vecchio eretico cinquecentesco, cui i massoni dedicarono una statua in campo de’ Fiori a Roma, e il tema dei diritti delle donne? Più che altro, io credo che ci sia un legame di causa effetto fra la propaganda anti-cattolica, che esalta gente come Giordano Bruno, e il progressivo peggioramento della condizione della donna in Occidente. Mentre i giornali della sinistra al caviale rilanciano ininterrottamente tutte le leggende nere contro la Chiesa inventate dagli illuministi, le libere donne occidentali, in aree sempre più vaste d’Europa, cominciano ad avere paura ad uscire di casa. Infatti le strade sono piene di portatori di belle-culture-altre secondo cui le donne sono solo oggetti o meglio bestiame di proprietà degli uomini. Se perdiamo un gioiello in una strada affollata, sappiamo che non lo troveremo mai più: qualcuno lo avrà sicuramente trovato e se ne sarà sicuramente appropriato senza rischiare una denuncia per furto. Analogamente i portatori di belle-culture-altre pensano che, se trovano per strada una donna “incustodita”, possono approfittarsi di lei senza rischiare conseguenze legali (non sfugga che la polizia tedesca ha ammesso che non riuscirà mai ad identificare e punire gli autori degli stupri di Capodanno).
Le donne sono soggetti, non oggetti di proprietà, solo all’interno dell’Occidente. Storicamente, le donne hanno cominciato ad essere persone solo nel momento in cui quell’uomo in Palestina si fermò a parlare con una donna, irritando i suoi discepoli: «Si meravigliavano che stesse a parlare con una donna». Di sua madre si dice che è “Madre di Dio”, della sua Chiesa si dice che è sua “Sposa”. Da Cristo e dalla sua Sposa nacque la civiltà occidentale, che si è radicata in Europa, in America e da qualche altra parte. Ma poco più di due secoli fa, gli intellettuali occidentali hanno cominciato a calunniare la madre dell’Occidente, la loro madre. I libri di storia descrivono i cristiani dei secoli passati come un branco di ignoranti superstiziosi assetati di sangue (mentre descrivono i musulmani dei secoli passati come dei tolleranti e pacifici cultori della scienza e delle arti). Convinta che il cristianesimo sia dunque una religione orribile, la gente finisce per credere che qualunque altra religione debba per forza essere migliore di quella cristiana. E così permettono ai portatori di belle-religioni-altre e belle-culture-altre che degradano la donna ad oggetto (per tacere d’altro) di invadere l’Occidente senza colpo ferire.
Riepilogando, non si può esaltare l’emancipazione della donna ed allo stesso tempo esaltare Giordano Bruno ossia denigrare la Chiesa. Oltretutto, nel suo lungo articolo Corrado Augias avrebbe potuto anche riferire, tanto per restare in tema con l’8 marzo, che il vecchio eretico riteneva che le donne fossero delle creature inferiori, idiote e ripugnanti (e tuttavia il brav’uomo, che si era pure fatto domenicano e sacerdote, non disdegnava di prendersi piacere, con e senza compenso, con quante più idiote ripugnanti possibili). Dopo averci spiegato che in un’opera (De l’infinito universo e mondi) Bruno ipotizza che nell’universo ci siano innumerevoli pianeti come il nostro, Augias avrebbe potuto anche fare presente, per completezza, che in un’altra opera (De Vinculis) Bruno descrive una serie di pratiche magiche, da lui personalmente testate, che permetterebbero di piegare le persone alla propria volontà: «Ritmi e canti che racchiudono efficacia grandissima, vincoli magici che si realizzano con un sussurro segreto…»
Convinto di avere i poteri necessari per dominare le forze della natura, Bruno propagandava una religione magico-pagana di sua invenzione… Ma insomma, Augias e i quaranta autori dello studio di cui parla nel suo articolo (Giordano Bruno. Parole, concetti e immagini, Edizioni della Normale di Pisa) sono davvero sicuri che Bruno fosse quel precursore del moderno pensiero scientifico di cui ci parlano? Anche fingendo di ignorare le sue formule magiche, la tesi esposta in De l’infinito universo e mondi non è che sia poi tanto in linea con le scoperte della scienza moderna. Se Bruno credeva che l’universo avesse una estensione infinita e una durata infinita, invece la scienza moderna ha dimostrato che l’universo ha avuto un inizio (il Big Bang), avrà una fine ed ha pure una estensione precisa. Se la tesi dell’infinità e dell’eternità dell’universo (che peraltro Bruno prende da Averroè) esclude la creazione divina, invece il Big Bang, se non lo esclude, perlomeno mette in difficoltà l’ateismo sistematico.
E sono sicuri Augias e gli altri quaranta, come i ladroni, che Bruno non piaceva agli inquisitori perché era troppo avanti per i suoi tempi? Mah. Per farla breve, nel 1591 Bruno soggiornava a casa del nobile Mocenigo, a Venezia. Quando si accorse che quello strano domenicano esercitava oscure pratiche magiche in casa sua (e forse se la faceva pure con sua moglie), Mocenigo consegnò Bruno all’inquisizione di Venezia, che a sua volta lo consegnò all’inquisizione di Roma (il Sant’Uffizio), che lo mise subito sul banco degli imputati. Presieduto da Bellarmino, il processo a Bruno durò quasi dieci anni. Gli inquisitori erano dell’idea che, una volta terminato il processo, sarebbe bastato rinchiudere l’ex domenicano in un qualche sperduto convento domenicano per renderlo inoffensivo e indurlo al ravvedimento. Ma quando un compagno di cella del Bruno riferì loro qualche oscuro segreto che gli era stato confidato dal mago stesso, Bruno fu consegnato precipitosamente al “braccio secolare” (la giustizia civile), che gli inflisse la pena del fuoco.
Non sappiamo di quali sconvolgenti segreti fosse a conoscenza il compagno di cella di Bruno. Quello che sappiamo è che Bruno fantasticava da tempo di soggiogare il Papa con le sue formule magiche, prenderne il posto e sostituire la religione cristiana con la sua religione magico-pagana in tutti i territori della Chiesa. In effetti, egli faticava a nascondere il suo odio per Cristo (cui rivolgeva continuamente terribili bestemmie), per i cristiani e pure per gli ebrei (che in un’opera chiama «escrementi d’Egitto»). Probabilmente gli inquisitori pensavano che, se fosse stato lasciato libero di propagandare la sua strana religione, Bruno avrebbe potuto anche trovare dei seguaci e, con loro, svolgere delle attività sovversive contro la Chiesa. In un’epoca in cui i cattolici e i protestanti se la davano di santa ragione in tutta Europa, la priorità degli inquisitori era di spegnere tutti i focolai di nuove, possibili guerre di religione.
Bruno appariva particolarmente pericoloso agli inquisitori soprattutto perché aveva avuto dei contatti con Elisabetta d’Inghilterra, una tiranna spietata che nel suo regno aveva messo la fede cattolica fuori legge e perseguitava quanti volevano rimanere fedeli al Papa. Si dice che, se ne avesse avuto la possibilità, non avrebbe esitato ad organizzare una spedizione militare contro Roma.
Augias ovviamente evita di menzionare uno dei più importanti studi su Bruno apparsi negli ultimi decenni: Giordano Bruno e il mistero dell’ambasciata (Garzanti nel 1991) di John Bossy, grande storico britannico recentemente scomparso. Sbarcato a Londra il 7 aprile del 1583, il mago italiano riuscì ad entrare rapidamente nelle grazie della regina Elisabetta, grande appassionata di magia e di occultismo. Il 20 aprile del 1583 Sir Francis Walshingham, capo dei servizi segreti di sua maestà britannica, ricevette la prima di una serie di informative provenienti dalla casa dell’ambasciatore francese De Castelnau, che aiutava di nascosto alcuni cattolici inglesi a svolgere attività contro la regina. Guarda caso, calligrafia del misterioso autore delle informative appare identica alla calligrafia del Bruno. E guarda caso Bruno in quella casa svolgeva attività di sacerdote e confessore. Probabilmente, i dissidenti cattolici che bazzicavano per l’ambasciata si lasciavano sfuggire molti dettagli sulle loro attività sovversive nel confessionale, dove ad ascoltarli e prendere nota c’era un traditore. Dunque Bruno, prima di essere lui stesso tradito dal compagno di cella, aveva tradito molte persone, violando il segreto del confessionale. Per effetto delle delazioni del Bruno, il cattolico Francis Trockmorton fu arrestato, atrocemente torturato e condannato a morte, mentre e lo stesso ambasciatore De Castelnau fu espulso dall’Inghilterra e finì in rovina. Oltretutto, girava voce che in gioventù Bruno avesse commesso un omicidio. C’era proprio bisogno di innalzare un monumento ad un simile individuo, pace all’anima sua?
Se la poco edificante storia di Giordano Bruno ci insegna qualcosa, è che per avere buone possibilità di essere esaltati sui libri di storia non è necessario dare contributi fondamentali al progresso dell’umanità: basta essere contro la Chiesa. Dal momento che la Chiesa è madre della civiltà occidentale (tutti i valori occidentali coincidono con i valori cristiani), l’odio verso la Chiesa finisce per distruggere negli occidentali la volontà di difendere la loro civiltà dalla barbarie. A scuola ci insegnano che il cristianesimo è una religione maschilista e intanto le strade si riempiono molestatori e violentatori che professano un’altra religione. A scuola insegnano che i crociati erano dei criminali e intanto i tagliagole si avvicinano a Roma. Per questo bisogna combattere con ogni mezzo le leggende nere contro la Chiesa.
Il problema è che i cattolici non solo non combattono contro le leggende nere ma le credono vere. D’altra parte, sono intimoriti dalla continue richieste di scuse avanzate dagli anticattolici: “Dovete chiedere scusa, ve lo ordina il Papa!”. Ai pochi cattolici che smettono di chiedere scusa e cercano di dimostrare che non c’è molto di cui chiedere scusa, dicono: “Stai disobbedendo al Papa, stai peccando di orgoglio!” In realtà, chiedendo pubblicamente scusa per gli errori commessi dai cattolici nel corso della storia, papa Giovanni Paolo II non intendeva confermare le leggende nere contro la Chiesa, al contrario: invitava le persone a rendersi conto che i meriti della Chiesa sono molto più numerosi delle colpe dei singoli cattolici.
I cattolici devono capire che combattere contro le leggende nere non significa difendere il proprio orgoglio, ma salvare la verità. Continuare a chiedere scusa e a porgere l’altra guancia non è umiltà: è connivenza con le menzogne che tengono la gente lontana dalla fede. “Se la Chiesa ha compiuto tutti questi crimini”, pensa infatti la maggior parte della gente, “allora la Chiesa non può essere divina”. “Se il cristianesimo è tanto oscurantista”, pensa, “allora l’islam non può che essere migliore”.
Infine, le leggende nere allontanano i cattolici stessi dalla Chiesa. Convinti che, nei secoli passati, i cattolici non abbiano fatto altro che commettere crimini contro l’umanità, i cattolici di oggi distinguono fra Chiesa del presente e Chiesa del passato e chiedono alla prima di ripudiare la seconda, come se la prima e la seconda non fossero una. E cominciano a sognare una Chiesa senza passato, senza storia, senza cultura, senza tradizione, senza autorità, senza gerarchia che si tiene rigorosamente alla larga dal “fango” della politica, dell’economia e della storia. In sostanza, sognano una Chiesa senza corpo. Ma la Chiesa deve prendere corpo e camminare sulle fangose strade della storia umana. Cristo si è infatti incarnato e l’ha presa in sposa.

Fonte: Tempi, 13.3.2016

sabato 20 febbraio 2016

sabato 11 luglio 2015

Moreno, il presidente che mise Gesù nella Costituzione

Mentre sta volgendo a termine l’ultima tappa del viaggio apostolico del vescovo di Roma in terra sudamericana, non possiamo non ricordare chi, nel corso della tappa papale in Ecuador, è stato del tutto dimenticato, forse perché scomodo anche alla Chiesa attuale: il presidente martire, che volle che il suo Paese fosse consacrato al sacro Cuore di Gesù, Gabriel Gregorio García y Moreno y Morán de Buitrón, ucciso per mano dell’empia Massoneria (v. qui).


Immagine del sacro Cuore a cui il Presidente Moreno consacrò l'Ecuador e che fu intronizzato nella sede del Parlamento. Basilica del Voto Nazionale, Quito

Analogamente non possiamo non ricordare mons. José Ignacio Checa y Barba, arcivescovo di Quito, grande sostenitore del presidente Moreno e morto pur egli martire, in quanto avvelenato con il calice durante i riti del Venerdì Santo del 1877.



In loro ricordo e nella memoria liturgica del santo papa martire, fratello di Erma (l’autore del “Pastore”), san Pio I, rilancio questo breve saggio di Rino Cammilleri.

Moreno, il presidente che mise Gesù nella Costituzione

di Rino Cammilleri

Nella sua visita in Ecuador Sua Santità Francesco ha elencato i santi e i beati nazionali ecuadoregni ma ha tralasciato, ad avviso di chi scrive, una figura importante, un personaggio che vanta addirittura una sua statua a Roma, nel Collegio Ispanico. Si tratta di Gabriel Garcìa Moreno (1821-1875), che fu presidente della Repubblica ecuadoriana per ben due volte, dal 1861 al 1865 e dal 1869 fino alla morte. Certo, si tratta di un laico e non ancora Beato (anche se la sua causa presso la Congregazione  dei Santi è aperta). Il Pontefice ha preferito nominare Marianna De Jesùs, Miguel Febres, Narcisa de Jesùs e Mercedes de Jesùs Molina, tutti religiosi e tutti canonizzati o beatificati. Insomma, forse una scelta precisa, quella di Francesco, nel quadro di un discorso pastorale mirato. 

Allora lo ricordiamo qui, quel presidente. Sì, perché non si tratta di un presidente qualsiasi, bensì dell’unico che sia riuscito a introdurre come Preambolo nella Costituzione del suo Paese l’Atto di Consacrazione al Sacro Cuore  di Gesù. Quando, nel 1985, san Giovanni Paolo II visitò l’Ecuador e rinnovò quella Consacrazione, la formula usata da Wojtyla fu proprio quella del 25 marzo 1874, pronunziata a suo tempo dall’allora arcivescovo di Quito, monsignor José Ignacio Checa. Ve l’immaginate, nel secolo delle rivoluzioni liberali, una Repubblica Democratica col Sacro Cuore campeggiante nella Costituzione? Intollerabile per i “lumi” e i “patrioti” di tutto il mondo conosciuto. Infatti, Moreno venne assassinato il 6 agosto dell’anno seguente, a pugnalate, mentre usciva dalla messa nella cattedrale (messa cui usava assistere ogni mattina all’alba prima di andare al lavoro). L’arcivescovo Checa lo seguì due anni dopo, ingerendo nel Venerdì Santo un’ostia consacrata che qualcuno aveva provveduto ad avvelenare.

Moreno, avvocato, giornalista e politico, apparteneva a un’illustre famiglia e aveva viaggiato in Europa, dove aveva studiato le lingue e i sistemi politici. In patria, una volta eletto, aveva intrapreso con successo una vasta campagna di modernizzazione e moralizzazione economica. Con lui l’Ecuador era diventato in breve tempo uno dei Paesi più prosperi del Sudamerica: strade, ferrovie, scuole, ospedali. L’osservatorio astronomico di Quito divenne uno dei più importanti del mondo, l’esercito fu addestrato da istruttori prussiani, il voto fu esteso agli indios, i salari aumentati e le tasse ridotte. Ma i Lumi, come si è detto, non potevano sopportare che il boom del Paese fosse dovuto a un Presidente che aveva –orrore!- richiamato i gesuiti (regolarmente cacciati da chi l’aveva preceduto) e affidato loro le scuole superiori, che portava personalmente la Croce nelle processioni solenni (e pure paludato con le insegne della sua carica), che aveva –unico al mondo- protestato ufficialmente per l’invasione piemontese di Roma e, per giunta, inviato al b. Pio IX un risarcimento simbolico in denaro. La goccia che fece traboccare il vaso liberale fu, lo abbiamo visto, la Consacrazione al Sacro Cuore diventata –horribile dictu!- Preambolo della Costituzione. 

I liberali di quel secolo andavano per le spicce, alla mazziniana, e Moreno fece la fine di Pellegrino Rossi (il ministro delle finanze di Pio IX, assassinato sulle scale della cancelleria nel 1848). Però aveva dimostrato che un politico cattolico (di fatto, non di solo battesimo come quelli nostri attuali) poteva battere tutti per quanto riguardava buona politica e traguardi economici. Scomparso lui, l’Ecuador tornò alle sue guerre civili, colpi di Stato e miseria. Moreno era la confutazione vivente delle fandonie laiciste sull’”oscurantismo” e l’”arretratezza” di una Nazione che esalta le sue radici cattoliche e, anzi, se ne vanta. Una testimonianza concreta, infatti, vale più di ogni proselitismo. Come non si stanca di ripetere papa Francesco.

mercoledì 4 marzo 2015

Non sarà la religione della Massoneria a salvarci dall'Islam - Editoriale di marzo di "Radicati nella fede"

Nella memoria di S. Casimiro (Święty Kazimierz), principe e confessore, do rilievo al consueto editoriale di Radicati nella fede, tradotto in inglese dall'immancabile Rorate caeli.


Daniel Schultz, S. Casimiro, 1670 circa


NON SARÀ LA RELIGIONE DELLA MASSONERIA A SALVARCI DALL’ISLAM

Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 3 - Marzo 2015


Dobbiamo pregare San Giuseppe in questo mese a lui dedicato, pregarlo tanto: per noi, per tutta la Santa Chiesa, per l’opera che Dio le chiede nel mondo.
Protector Sanctae Ecclesiae, è l’ultimo titolo di invocazione indirizzato a San Giuseppe nelle sue litanie, Protettore della Santa Chiesa.
Sì, perché la Santa Chiesa va protetta da tutti i suoi nemici, che sono gli stessi nemici di Nostro Signore: nemici esterni e nemici interni. E forse, in questi tempi difficilissimi, dobbiamo pregare San Giuseppe soprattutto perché la protegga dai nemici interni, che sono certamente i più pericolosi.
Lo scrivevamo il mese scorso e lo ribadiamo ancora qui, il nemico interno più grande per la Chiesa è costituito da tutti coloro che ne reinterpretano la dottrina e l’azione attraverso il falso dogma della modernità. Rileggono tutta la Rivelazione, tutte le verità di fede, tutta l’azione pastorale e sacramentale, piegandole all’ideologia della modernità, che in fondo si riassume nel mettere al centro l’uomo al posto di Dio. L’uomo è al centro di questo cristianesimo ammodernato, l’uomo con le sue esigenze, col suo voler essere felice, col suo non sopportare più nessuna imposizione, nessun comando; un cristianesimo agnostico, dicevamo già, che non sapendo quasi nulla di certo su Dio, si deve fermare sull’uomo e sul suo ben-vivere. Insomma, tutto il cristianesimo riletto alla luce dei diritti dell’uomo, riassumibili nellibertà, fraternità e uguaglianza della Rivoluzione francese: ciò che è compatibile con questi principi rivoluzionari viene salvato; ciò che della rivelazione cristiana non collima con questa magna carta della modernità, viene accantonato, censurato o maldestramente reinterpretato.
Tutto questo sta provocando, da circa sessant’anni, la più drammatica crisi che il Cattolicesimo abbia mai conosciuto nella sua storia (pensiamo alle caotiche difficoltà del Sinodo sulla Famiglia, che non riesce a conciliare l’obbedienza a Dio con i diritti dell’uomo) e sta anche rendendo spaventosamente impotente il Cristianesimo occidentale di fronte alle altre religioni e soprattutto di fronte al gravissimo problema dell’Islam in mezzo a noi.
Cosa fa il cattolicesimo ammodernato di fronte all’Islam e alla violenza terroristica di matrice islamica?
Chiede a quest’ultimo di accettare la modernità, chiede di mettere al centro la persona al posto di Dio, chiede cioè di accettare il trinomio della Rivoluzione, libertà-uguaglianza-fraternità. Il cattolicesimo modernamente reinterpretato ha la sfrontatezza di esporsi, giungendo a ricordare che la Chiesa Cattolica, dopo un errato rifiuto di duecento anni, ha saputo accogliere la modernità rifondandosi e collocandosi così in una fase più matura della religione. La chiesa ammodernata chiede così ai mussulmani di sapere fare gli stessi passi, per poter entrare nel consesso della religione moderna, quella che mette al centro l’uomo.
Cosa capiranno i veri credenti mussulmani di questo invito? Capiranno che noi non crediamo più in Dio, che siamo diventati agnostici, che i dogmi della religione massonica, che poggiano sulla centralità dell’uomo, hanno scalzato per noi i veri dogmi, quelli di Dio.
Un disastro!
Gli islamici si confermeranno nella loro idea che l’occidente cristiano è immorale e da combattere.
Diverso sarebbe stato l’approccio della Tradizione, del Cattolicesimo di sempre, quello autentico. Non chiedere agli islamici di adattarsi alla modernità, ma fare appello alla loro ragione per domandare di verificare la verità storica intorno alle loro origini: verificate quale è la vera Rivelazione di Dio, quella di Cristo o di Maometto? Ci sono le prove per essere certi che è quella di Cristo... verificate dove Dio ha parlato veramente. La Chiesa di sempre, senza illudersi di operare impossibili conversioni di massa, ha sempre fornito le prove della verità del Cristianesimo e della falsità dell’eresia di Maometto. La Chiesa ha sempre domandato una onestà intellettuale, perché la ragione ce l’ha data Dio, nel verificare se Dio ha parlato a Maometto o se invece Maometto è semplicemente un eretico che ha stravolto l’unica vera Rivelazione in Gesù Cristo.
Non dunque l’invito di adeguare la propria religione alla religione massonica, ma l’approccio della sana apologetica, che riafferma l’unica verità di Cristo, questo deve fare il cattolico con il mussulmano.
Facendo cosi, lo ripetiamo, la Chiesa non convertirà gli islamici in massa, ma dimostrerà ai suoi figli e al mondo intero di non essere agnostica, di credere nella SS. Trinità e nell’unico Redentore Nostro Signore Gesù Cristo. E se farà così, rafforzando la fede dei cristiani - chiamati al martirio se è necessario -, toccherà anche il cuore di qualche anima mussulmana che con la grazia si convertirà.
Che tragico errore, invece, perdere il tempo nel domandare agli islamici che applichino la ragione non nel riconoscere il vero Dio di Gesù Cristo, ma i diritti dell’uomo! È come se la chiesa moderna dicesse ai mussulmani: siccome non si può verificare chi è il vero Dio, accordatevi con noi sull’accettazione delle libertà moderne che sono l’unica cosa certa. Non c’è che dire, puro agnosticismo!
Carissimi, non sarà la religione della massoneria, quella del Dio ignoto, a salvarci dalla violenza terroristica e dall’invasione. La religione della massoneria ha distrutto dall’interno il cristianesimo in occidente e l’ha reso privo di qualsiasi attrattiva, incapace di parlare alla mente e al cuore; ha ucciso la missione cristiana e ha dato spazio a tutte le false religioni. La violenza di questi tempi è solo l’ultimo tragico frutto dell’opera massonica.
Non sarà la religione massonica, ma il vero Cattolicesimo, quello autentico, quello della Tradizione, che ci salverà; e questa salvezza passerà ancora per il sangue dei martiri, di quei cristiani che muoiono pregando Gesù Cristo Salvatore. Sarà il Cattolicesimo pieno di Dio a salvarci. Il Cattolicesimo che usa la ragione, non per mettere al centro l’uomo ma per riaffermare la centralità di Dio.
Solo la Tradizione ridonerà dignità al Cattolicesimo di fronte al mondo neo-pagano di oggi e anche di fronte all’Islam; gli ridarà la sua dignità, liberandolo dalla servitù allo spirito massonico.
Protector Sanctae Ecclesiae ora pro nobis.
Sì, San Giuseppe, prega per noi, per la Chiesa d’Occidente, perché ritrovi la via della fede certa e semplice, quella di sempre, la sola capace di missione.