Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 6 agosto 2016

In ricordo del martirio di Gabriel Garcia Moreno, 6 agosto 1875


A Quito, in Ecuador, i sicari della massoneria uccidono Gabriel Gregorio García y Moreno y Morán de Buitrón, per due volte Presidente della repubblica, difensore del regno sociale di Cristo. Come ci ricorda un nostro affezionato giovane lettore, egli, sostenuto sempre dalla sua profonda fede cattolica, purgò la patria dagli errori e le diede grande lustro anche grazie all’opera dei Padri Gesuiti (quando non erano ancora modernisti, ndr.). Nel 1871 consacrò il Paese al Sacratissimo Cuore di Gesù. Mentre i sicari, che lo consideravano “carnefice della libertà” lo immolavano, giusta le parole del Beato Pio IX, “vittima della Fede e della Carità cristiana per il suo amato paese”, sulle sue labbra risuonò il grido dell’eterno trionfo dei martiri: "¡Dios no muere!".

Cfr. Luca Fumagalli, Gabriel Garcia Moreno: la politica al servizio di Cristo Re, in Radiospada, 25.7.2012

lunedì 21 settembre 2015

Le profezie di Nostra Signora del Buon Successo

Rilancio volentieri quest'articolo di Cristina Siccardi.

Le profezie di Nostra Signora del Buon Successo

di Cristina Siccardi


Il sito vocedipadrepio (http://www.vocedipadrepio.com/files/2008_03_ita_5.pdf) nel 2008, in occasione della chiusura della XX Settimana della Fede nell’arcidiocesi di Lecce (16 febbraio), pubblicò una profezia che la Serva di Dio Suor Lucia di Fatima (Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato) rivelò al cardinale Carlo Caffarra fondatore del Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia. All’inizio del lavoro affidatogli da Giovanni Paolo II, il Cardinale scrisse a Suor Lucia dos Santos.
L’Arcivescovo di Bologna, come riportato nel suddetto sito, racconterà: «Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa – ora negli archivi dell’Istituto – in cui è scritto: lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa.
Si avvertiva, anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo. E mi commuovo, leggendo le biografie più sicure di Padre Pio, di come quest’uomo fosse attento alla santità del matrimonio, alla santità degli sposi, anche con giusto rigore più di una volta».
Suor Lucia sapeva dunque, attraverso i suoi colloqui celesti, che la famiglia era il nucleo dello «scontro finale». Ci furono chiare profezie mariane sul tragico sfaldamento della cellula famiglia, si tratta delle apparizioni della Madonna del Buon Successo, che avvennero in Ecuador: la Vergine Maria parlò allora dei nostri tempi. All’una di notte del 2 febbraio 1594, la giovane badessa del convento dell’Immacolata Concezione della città di Quito, Madre Mariana de Jesus Torres (1563-1635), scese a pregare nel coro della cappella.
Ad un certo punto ebbe la sensazione che qualcuno fosse presente e dopo poco si sentì chiamare per nome; di fronte a lei apparve una bellissima Signora circondata di gloria e di splendore, vestita da monaca, che con la mano sinistra sosteneva un Bambino di celestiale bellezza, mentre con la mano destra stringeva un pastorale abbaziale di oro brunito e costellato di pietre preziose.
La Badessa era attonita e contemplava, con una gioia inesprimibile, quella Signora di ultraterrena beltà; allo stesso tempo provò un amore così immenso per Dio che, come lei stessa racconterà, se non avesse avuto una speciale protezione, ne sarebbe morta all’istante. Quando riuscì a parlare chiese alla Signora chi fosse, ed ella rispose: «Sono Maria del Buon Successo, regina dei Cieli e della terra». Ebbe inizio così la prodigiosa serie di apparizioni mariane. Furono sette visite che si verificarono fra il 1588 e il 1634. La Madonna, quattro secoli fa, descrisse la situazione del mondo e della Chiesa di oggi, ammonendo e sollevando speranze che gettano luce sull’epoca di grave crisi che stiamo vivendo.
La Madonna del Buon Successo profetò quattro realtà: incoraggiò le sorti della comunità di suore che Madre Mariana Torres Berriochoa guidava, garantendo la sua materna protezione sul monastero; predisse il destino della nazione ecuadoregna, della cristianità occidentale e della Chiesa universale. Straordinario fu il suo predire la Massoneria più di un secolo prima della sua nascita formale (24 giugno 1717).
Per quanto riguarda l’Ecuador, la Beatissima Vergine preannunciò il 16 gennaio 1599, con due secoli e mezzo di anticipo, la consacrazione pubblica della nazione al Sacro Cuore di Gesù: «Nel secolo XIX verrà un presidente veramente cristiano (il futuro presidente dell’Ecuador, Gabriel García Moreno, ndr), un uomo di carattere, al quale il Signore concederà la palma del martirio sulla piazza antistante a questo mio convento; egli consacrerà la Repubblica al Divino Cuore del mio amatissimo Figlio e questa consacrazione sosterrà la Religione cattolica negli anni successivi, che saranno funesti per la Chiesa».
Il 21 gennaio 1610 la Madonna predisse che sarebbe dilagata la corruzione morale «perché Satana regnerà quasi completamente attraverso delle sette massoniche. Queste si concentreranno principalmente sui bambini per mantenere questa corruzione generale. Guai ai bambini di quest’epoca! (…)] Quanto al sacramento del matrimonio, che è simbolo dell’unione di Cristo con la sua Chiesa, sarà attaccato e profondamente profanato. La massoneria, con il suo potere, promulgherà delle inique leggi al fine di eliminare questo sacramento, facilitando la vita peccaminosa di ciascuno e incoraggiando la procreazione di bambini illegittimi, nati senza la benedizione della Chiesa. Lo spirito cattolico diminuirà rapidamente; la preziosa luce della fede si spegnerà progressivamente, fino a quando si giungerà ad una pressoché totale corruzione dei costumi (…).
In questi tempi sciagurati, ci sarà una lussuria ostentata che terrà le persone nel peccato e conquisterà innumerevoli anime frivole che si perderanno. Non si troverà quasi più l’innocenza nei bambini, né la modestia nelle donne. Nel supremo momento del bisogno della Chiesa, coloro che dovranno parlare resteranno in silenzio! Tu vedrai tutto dal cielo, dove non soffrirai più, figlia molto amata, ma le tue figlie e quelle che seguiranno dopo di loro soffriranno; queste anime molto amate che tu già conosci placheranno l’ira divina. Esse ricorreranno a me per l’invocazione di Nostra Signora del Buon Successo, quindi io ti comando di far fare la statua per la consolazione e la sopravvivenza del mio Convento e per le anime fedeli di questi tempi, un’epoca dove ci sarà una grande devozione verso di me, perché io sono la Regina del Cielo sotto svariate invocazioni. Questa devozione sarà lo scudo fra la Giustizia divina e il mondo prevaricatore, per prevenire la realizzazione della terribile punizione di Dio che questa terra colpevole merita».
Il 2 febbraio 1610 la Madonna, nella quinta apparizione, affermò che la Chiesa sarà attaccata da «terribili orde» e dilagheranno la corruzione morale e l’educazione laica.
La notte del 2 febbraio 1634, mentre la badessa pregava nel coro della cappella, la lampada del Tabernacolo si spense, lasciando il sacro luogo al buio. La Badessa stava per andare a riaccenderla, ma si sentì come bloccata da una forza sconosciuta e restò quindi in attesa. Improvvisamente apparve la Madonna, vincendo le tenebre col suo splendore e illuminando la cappella come se fosse stato pieno giorno. La Signora di Quito parlò di nuovo: «Lo spegnersi della lampada che arde davanti all’Amore prigioniero ha molti significati (…) si diffonderanno varie eresie, e, sotto il loro potere, la luce preziosa della Fede si spegnerà nelle anime per opera della quasi totale corruzione dei costumi. In quel tempo vi saranno grandi calamità fisiche e morali, pubbliche e private. Le poche anime rimaste fedeli alla grazia soffriranno un martirio tanto crudele e indicibile quanto prolungato; molte di esse scenderanno nella tomba per la violenza delle loro sofferenze e verranno considerate come martiri sacrificatisi per la Chiesa…».
Altro significato dello spegnimento della lampada è «dovuto allo spirito avvelenato di impurità che in quel tempo dominerà, percorrendo le strade, le piazze e i luoghi pubblici come un mare immondo e godendo di una libertà talmente sorprendente che quasi non resteranno più nel mondo anime vergini».
Il quarto significato «è il riconoscimento del potere delle sette, che abilmente si introdurrà nelle famiglie estinguendo l’innocenza nei cuori dei piccoli, soffocando in tal modo anche le vocazioni sacerdotali (…) Disgraziatamente, la Chiesa passerà allora attraverso una notte oscura in cui mancherà un prelato e un padre che vegli con amore, con dolcezza e forza, perspicacia e prudenza, e molte anime si perderanno mettendo in pericolo la loro stessa salvezza eterna. Il quinto motivo dell’estinzione della lampada sta nell’insensibilità e nel disinteresse di quella gente che, pur possedendo abbondanti ricchezze, resterà indifferente all’oppressione della Chiesa, alla persecuzione della virtù e al trionfo dei malvagi, trascurando di impiegare santamente le loro ricchezze per ottenere la distruzione del male e la restaurazione della Fede».
In questa tragica epoca di tenebre «la malvagità sarà trionfante. Eppure sarà giunta la mia ora, in cui io, in maniera meravigliosa, detronizzerò il superbo e maledetto Satana, ponendolo sotto il mio piede e incatenandolo nell’abisso infernale, liberando infine la Chiesa e la Patria dalla sua crudele tirannia». Tirannia che la Madonna imputò anche alla timidezza delle anime consacrate a Dio. La Regina delle vittorie parlò anche di un piccolo gregge che resisterà di fronte all’apostasia generalizzata.
La festa di Nostra Signora del Buon Successo si celebra il 2 febbraio e la sua devozione venne approvata nel 1611. La causa di beatificazione di Madre Mariana è stata aperta l’8 agosto 1986 dall’Arcivescovo di Quito, Antonio José González Zumárraga; mentre nel 1911 l’arcidiocesi della capitale ecuadoregna chiese alle autorità romane di poter incoronare la statua di Nostra Signora del Buon Successo, cosa che avvenne il 2 febbraio del 1991.
Nello stesso anno la cappella del convento dell’Immacolata Concezione è stata dichiarata Santuario mariano. Ricordare le profezie della Madonna del Buon Successo, legate inevitabilmente alle profezie di La Salette e di Fatima, non è soltanto motivo di considerare le importanti denunce celesti dei depravati, corrotti e profanatori giorni che stiamo vivendo, ma anche ragione di conforto e di sprone: resistere alle normative compiacenti il male, sia esse ecclesiastiche, sia esse laiche, è dovere di ogni uomo di buona volontà, ai fini sia della salvezza della propria anima, sia di un più rapido intervento divino, affinché la Misericordia di Nostro Signore ponga fine alla colpa.

sabato 11 luglio 2015

Moreno, il presidente che mise Gesù nella Costituzione

Mentre sta volgendo a termine l’ultima tappa del viaggio apostolico del vescovo di Roma in terra sudamericana, non possiamo non ricordare chi, nel corso della tappa papale in Ecuador, è stato del tutto dimenticato, forse perché scomodo anche alla Chiesa attuale: il presidente martire, che volle che il suo Paese fosse consacrato al sacro Cuore di Gesù, Gabriel Gregorio García y Moreno y Morán de Buitrón, ucciso per mano dell’empia Massoneria (v. qui).


Immagine del sacro Cuore a cui il Presidente Moreno consacrò l'Ecuador e che fu intronizzato nella sede del Parlamento. Basilica del Voto Nazionale, Quito

Analogamente non possiamo non ricordare mons. José Ignacio Checa y Barba, arcivescovo di Quito, grande sostenitore del presidente Moreno e morto pur egli martire, in quanto avvelenato con il calice durante i riti del Venerdì Santo del 1877.



In loro ricordo e nella memoria liturgica del santo papa martire, fratello di Erma (l’autore del “Pastore”), san Pio I, rilancio questo breve saggio di Rino Cammilleri.

Moreno, il presidente che mise Gesù nella Costituzione

di Rino Cammilleri

Nella sua visita in Ecuador Sua Santità Francesco ha elencato i santi e i beati nazionali ecuadoregni ma ha tralasciato, ad avviso di chi scrive, una figura importante, un personaggio che vanta addirittura una sua statua a Roma, nel Collegio Ispanico. Si tratta di Gabriel Garcìa Moreno (1821-1875), che fu presidente della Repubblica ecuadoriana per ben due volte, dal 1861 al 1865 e dal 1869 fino alla morte. Certo, si tratta di un laico e non ancora Beato (anche se la sua causa presso la Congregazione  dei Santi è aperta). Il Pontefice ha preferito nominare Marianna De Jesùs, Miguel Febres, Narcisa de Jesùs e Mercedes de Jesùs Molina, tutti religiosi e tutti canonizzati o beatificati. Insomma, forse una scelta precisa, quella di Francesco, nel quadro di un discorso pastorale mirato. 

Allora lo ricordiamo qui, quel presidente. Sì, perché non si tratta di un presidente qualsiasi, bensì dell’unico che sia riuscito a introdurre come Preambolo nella Costituzione del suo Paese l’Atto di Consacrazione al Sacro Cuore  di Gesù. Quando, nel 1985, san Giovanni Paolo II visitò l’Ecuador e rinnovò quella Consacrazione, la formula usata da Wojtyla fu proprio quella del 25 marzo 1874, pronunziata a suo tempo dall’allora arcivescovo di Quito, monsignor José Ignacio Checa. Ve l’immaginate, nel secolo delle rivoluzioni liberali, una Repubblica Democratica col Sacro Cuore campeggiante nella Costituzione? Intollerabile per i “lumi” e i “patrioti” di tutto il mondo conosciuto. Infatti, Moreno venne assassinato il 6 agosto dell’anno seguente, a pugnalate, mentre usciva dalla messa nella cattedrale (messa cui usava assistere ogni mattina all’alba prima di andare al lavoro). L’arcivescovo Checa lo seguì due anni dopo, ingerendo nel Venerdì Santo un’ostia consacrata che qualcuno aveva provveduto ad avvelenare.

Moreno, avvocato, giornalista e politico, apparteneva a un’illustre famiglia e aveva viaggiato in Europa, dove aveva studiato le lingue e i sistemi politici. In patria, una volta eletto, aveva intrapreso con successo una vasta campagna di modernizzazione e moralizzazione economica. Con lui l’Ecuador era diventato in breve tempo uno dei Paesi più prosperi del Sudamerica: strade, ferrovie, scuole, ospedali. L’osservatorio astronomico di Quito divenne uno dei più importanti del mondo, l’esercito fu addestrato da istruttori prussiani, il voto fu esteso agli indios, i salari aumentati e le tasse ridotte. Ma i Lumi, come si è detto, non potevano sopportare che il boom del Paese fosse dovuto a un Presidente che aveva –orrore!- richiamato i gesuiti (regolarmente cacciati da chi l’aveva preceduto) e affidato loro le scuole superiori, che portava personalmente la Croce nelle processioni solenni (e pure paludato con le insegne della sua carica), che aveva –unico al mondo- protestato ufficialmente per l’invasione piemontese di Roma e, per giunta, inviato al b. Pio IX un risarcimento simbolico in denaro. La goccia che fece traboccare il vaso liberale fu, lo abbiamo visto, la Consacrazione al Sacro Cuore diventata –horribile dictu!- Preambolo della Costituzione. 

I liberali di quel secolo andavano per le spicce, alla mazziniana, e Moreno fece la fine di Pellegrino Rossi (il ministro delle finanze di Pio IX, assassinato sulle scale della cancelleria nel 1848). Però aveva dimostrato che un politico cattolico (di fatto, non di solo battesimo come quelli nostri attuali) poteva battere tutti per quanto riguardava buona politica e traguardi economici. Scomparso lui, l’Ecuador tornò alle sue guerre civili, colpi di Stato e miseria. Moreno era la confutazione vivente delle fandonie laiciste sull’”oscurantismo” e l’”arretratezza” di una Nazione che esalta le sue radici cattoliche e, anzi, se ne vanta. Una testimonianza concreta, infatti, vale più di ogni proselitismo. Come non si stanca di ripetere papa Francesco.

mercoledì 6 agosto 2014

"... Et transfiguratus est ante eos; et resplenduit facies eius sicut sol ..." (Matth. 17, 2)

Dopo aver celebrato ieri la festa della dedicazione della Basilica romana di Santa Maria Maggiore, oggi contempliamo il mistero svoltosi sul Tabor: la Trasfigurazione del Signore.




Un riferimento speciale a questa grande teofania, che i Padri annoverano, a buon diritto, tra i più grandi miracoli operati da Dio per dimostrare il carattere messianico e divino del suo Cristo, lo si trova, nell’antica liturgia romana, nella solenne veglia del sabato delle Quattro Tempora di Quaresima. In occasione di questa veglia notturna, san Leone Magno tenne molte splendide omelie sul racconto evangelico della Trasfigurazione; omelie che ricevevano un’efficacia speciale dalla sinassi notturna celebrata sulla tomba stessa di san Pietro, uno dei tre testimoni privilegiati del miracolo verificatosi sul Tabor.
Quando, però, l’incomprensione della liturgia, da parte dei fedeli, portò a penetrare meno profondamente nel tesoro tradizionale del Messale romano, si sentì il bisogno di colmare, per così dire, una lacuna, istituendo una nuova festa in onore della Trasfigurazione, allo scopo di divulgarne il mistero. Queste furono le ragioni pastorali che portarono all’istituzione della festa.
D’altronde, da molti secoli gli Orientali celebravano con una solennità tutta speciale ἁγία Μεταμόρφοσις τοῦ Κυρίου il 6 agosto come una delle feste maggiori dell’anno. Essa qui risaliva sin dal V sec. ed era nota sin da circa l’anno 500 d.C. dalla Chiesa nestoriana; dal VII sec. dalla Chiesa siriaca d’Antiochia. È attestata inoltre a Gerusalemme nel VII sec. dal Lezionario georgiano di Gerusalemme (così M. Tarchnischvili, Le grand Lectionnaire de l’Église de Jérusalem, V-VIII siècle, Coll. Corpus scriptorum christianorum orientalium, vol. 189, tomo 2, Louvain 1960, p. 25).
Alcuni la mettono in relazione con la dedicazione delle basiliche del Tabor. Sembra che la sua data fosse stata scelta in funzione dell’Esaltazione della Santa Croce: il 6 agosto, infatti, precede di quaranta giorni il 14 settembre. Ora, secondo gli apocrifi, la Trasfigurazione ebbe luogo 40 giorni prima della Crocifissione (così ricorda J. Van Goudoever, Fêtes et calendriers bibliques, Coll. Théologie historique, 7, Paris 1967, p. 277).
Riguardo al mistero della Trasfigurazione, per comprenderne la spiritualità nell’Oriente cristiano, può essere utile ricordare che, in pieno XIV sec., a Costantinopoli nacque un’accesa controversia tra il partito monastico – rappresentato da san Gregorio Palamas – ed una certa sensibilità umanistica – rappresentata dal monaco greco basiliano di Calabria Barlaam di Seminara. Oggetto del contendere fu proprio la luce taborica. Per i monaci tale luce era un’esperienza di grazia divina, essendo la manifestazione delle energie increate di Dio nell’uomo; essa poteva essere vista e contemplata mediante la pratica dell’esicasmo. Per Barlaam, non era altro che un fenomeno naturale o un’illusione diabolica, in quanto gli occhi del corpo non possono contemplare l’Essenza divina. L’epilogo di tale controversia, che conobbe diversi momenti, è risaputo: Barlaam fu condannato da due concili ortodossi convocati dall’imperatore Andronico III nel 1341 ed accusato di una visione agnostica e neoplatonica. Sconfitto, uscì dalla scena costantinopolitana rifugiandosi in Occidente dove fu elevato, l’anno successivo, all’episcopato di Gerace dal papa di allora (Clemente VI). Per breve tempo fu l’insegnante di greco del Petrarca e del Boccaccio. A Costantinopoli, invece, dopo altre controversie, la sensibilità “palamita”, che dava particolare risalto alla Trasfigurazione, si rafforzò e questo influenzò notevolmente pure lo stile iconografico dell’ultimo periodo bizantino. Le icone d’epoca paleologa sono caratterizzate da un’estrema raffinatezza rappresentativa e da una luminosità ultramondana che brilla sul corpo dei santi rappresentati, sugli oggetti e sul mondo naturale che li circonda (Cfr., per approfondimenti, A. Fyrigos, Dalla controversia palamitica alla polemica esicastica, Roma 2005, passim).


Icona della Trasfigurazione, XII sec., Monastero di Santa Caterina, Sinai

Icona musiva della Trasfigurazione, XII sec.


Teofane il Greco, Trasfigurazione, XV sec., Galleria Tret'jakov, Государственная Третьяковская галерея, Mosca


Teofane di Creta, Trasfigurazione, 1535-46

Tornando alla festa della Trasfigurazione, essa comparve in Occidente a metà del IX sec., diffusasi nei secoli successivi, va ricordato che, all’inizio del XII sec., Pietro il Venerabile, abate di Cluny, si fece propagatore fervente di questa festività. Non contento dell’iscrizione nel calendario cluniacense nel 1132, egli compone un Ufficio della Trasfigurazione (J. Leclercq, Pierre le Vénérable, Paris 1946, pp. 382-390). La sua lettera ai monaci latini del Monte Tabor ed il sermone che egli ha lasciato su questo mistero rivelano la considerazione che il Cristo raggiante di gloria aveva nella sua contemplazione (Epistola XLIV, Lettera ai monaci del Monte Tabor, in PL 189, col. 266-268; Sermones, Sermo I, De Transfiguratione Domini, ivi, col. 953-972). Cluny dovette essere, durante tutto il XII sec., un efficace propagatore della festa del 6 agosto. Se questa festa, comunque, tocca poco i Paesi germanici (Fulda, Reichenau e San Gallo l’ignorano), essa conobbe una solida radicazione in Italia fin dall’XI sec., da Bologna a Monte Cassino.
In questa data del 6 agosto 1456 l’armata cristiana riportò una celebre vittoria sui Turchi. Come ci rammenta, in epoca più vicina a noi, il Venerabile Pio XII sin dall'esordio della sua Lettera Apostolica Dum maerenti animo del 29 giugno 1956Papa Callisto III, nel 1457, istituì e fissò per questo stesso giorno la festa della Trasfigurazione del Signore, come una solennità di annuale azione di grazie al Signore per il beneficio ricevuto e per lo scampato pericolo. L’antica solennità romana di san Sisto II e dei suoi sei eroici diaconi, i famosi Comites Xysti portant qui ex hoste tropæa, fu dunque quasi sepolta, essendo ridotta al rango del semplice commemorazione.



Carl Heinrich Bloch, Trasfigurazione, XIX sec.

Significativamente in questo giorno dell’anno 1221 avvenne il pio transito di san Domenico di Guzman, la cui memoria è stata celebrata lo scorso 4 agosto. Il grande Santo fondatore dell’Ordine dei Predicatori fu davvero un uomo trasfigurato interamente dalla luce del Tabor. Infatti, l’iconografia lo rappresenterà con una stella luminosa sulla fronte, ricordandosi la visione della madre o della sua madrina al momento del battesimo di una stella sulla fronte del piccolo Domenico a significare che sarebbe stato luce del mondo, come ci riferisce il Beato Giordano di Sassonia nel Libellus de principiis Ordinis Praedicatorum (n. 9). Il Beato Umberto de Romans, quarto successore di san Domenico, scriveva che “con la visione della stella si annunciava che sarebbe venuto alla luce sulla terra un uomo che avrebbe illuminato gli uomini che siedono nelle tenebre e nell’ombra della morte. Egli infatti rifulse nel mondo come stella del mattino, e con lui si vide spuntare nel secolo una nuova luce, il cui splendore si è ormai diffuso in tutto il mondo”.


Scuola senese, S. Domenico, 1600 circa, collezione privata

Juan Bernabé Palomino, S. Domenico, XVII sec.

Adams Schelte a Bolswert, S. Domenico, XVII sec., musée des beaux-arts, Rennes

Gaspar de Crayer, S. Domenico, 1655 circa, Museo del Prado, Madrid




Madonna del Rosario con i SS. Domenico e Caterina, chiesa di Sainte-Marie, Saint-Étienne

Filippo Tarchiani, S. Domenico in penitenza, 1615 circa, collezione privata

Scuola francese, S. Domenico, 1576-1641, British Museum, Londra




Santino del 1877

Oggi va ricordato altresì, come aveva annunciato secoli prima dalla Vergine del Buon Successo a Quito ("Nel secolo XIX, verrà un vero Presidente cristiano un uomo di carattere cui Dio Nostro Signore darà la palma del martirio sulla piaz­za adiacente a questo mio Convento. Egli consa­crerà la Repubblica al Sacro Cuore del Mio Santissi­mo Figlio e questa Consacrazione sosterrà la Reli­gione Cattolica negli anni che seguiranno; anni che saranno infausti per la Chiesa"), il martirio del Servo di Dio Gabriel Gregorio García y Moreno y Morán de Buitrón, presidente dell'Ecuador, avvenuto nel 1875, ad opera delle potenze massoniche. Un periodo assai torbido, durante il quale, appena due anni dopo, il 30 marzo 1877, fu assassinato anche l'arcivescovo metropolita di Quito, Mons. José Ignacio Checa y Barba, grande amico e sostenitore di García y Moreno, avvelenato con stricnina messa nel vino consacrato durante le celebrazioni del Venerdì Santo.






L'opera e l'uccisione del santo Presidente furono commemorati, nell'ottobre di quell'anno, da La Civiltà cattolica, cui si rinvia per la descrizione del martirio e della personalità.






La scena dell'assassinio

Presiede da morto ai propri funerali



Placca commemorativa posta sul luogo dell'assassinio del Presidente Moreno, Palacio de Carondelet, Quito




Immagine del sacro Cuore a cui il Presidente Moreno consacrò l'Ecuador e che fu intronizzato nella sede del Parlamento


Basilica del Voto Nazionale, Quito