Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 23 settembre 2018

Il magistero della Chiesa sulla questione della nomina del vescovi in Cina. Un aforisma di Pio XII


Fonte: Pio XII, Lett. enc. Ad Apostolorum principis, 29.6.1958. 
Cfr. Id., Lett. enc. Ad Sinarum Gentem, 7.10.1954.

Sul recente "accordo": cfr. M. Tosatti, Dispacci (disperati) dalla Cina. Siglato l'accordo. Non può essere vero. Una burla? O sono diventati matti?, in Stilum Curiae, 23.9.2018; A. M. Valli, Cina-Vaticano: un accordo, tante domande, in Blog Aldo Maria Valli, 22.9.2018; S. Mosher, Expert condemns Vatican for ‘betrayal’ in secret agreement with Communist China, in Lifesitenews, Sept. 22, 2018; D. Montagna, Vatican signs ‘provisional agreement’ with China on appointment of bishops, ivi; P. B. Craine, Cardinal Zen pans new Vatican statement on China: ‘saying nothing with many words’, iviP. Ticozzi: 'Il governo cinese vuole il controllo assoluto sulla Chiesa', in Chiesa e postconcilio, 21.9.2018Card. Zen sull'accordo Cina-Vaticano: Dire niente con tante parole - Card. Joseph Zen Ze-kiun, ivi, 23.9.2018; M. Matzuzzi, Che cosa sappiamo dello storico accordo tra il Vaticano e la Cina, in Il Foglio, 23.9.2018.

martedì 19 maggio 2015

Croci abbattute dall’Iraq, alla Cina, alla Francia. L’iniquità dilaga, Gesù l’aveva predetto

Avevamo già parlato dell’ondata di odio verso i simboli della fede cristiana sia in Europa sia al di fuori di essa (v. qui e, da ultimo, qui).
È solo notizia di questi giorni della studentessa di Terni aggredita da un suo compagno di scuola perché a causa della Croce che aveva al collo e che non voleva togliere (v. qui, qui, quiqui, quiqui, nonché l'articolo di Riccardo Cascioli), o gli insulti ai cattolici durante la processione della Vergine da parte di un gruppo di immigrati islamici (v. qui e qui), o ancora la reprimenda ricevuta da una classe studentesca perché, desiderando un Crocifisso in aula, l’hanno disegnato sulla parete e, per questo, sono stati puniti dall’istituzione scolastica (v. qui e qui).
All’estero non può trascurarsi la vicenda della statua di Giovanni Paolo II, che un tribunale ha ordinato di rimuovere perché contraria alla laicità. Curioso è che quest’effige si è offerta di ospitarla una città ungherese (v. qui).
C’è poco da fare …. quando si eliminano i simboli cristiani, altri hanno il sopravvento. Se si rifiuta il giogo dolce e soave del Signore, altri gioghi, molto più pesanti, ci aspettano. Del resto la storia e la Scrittura insegnano. I Giudei che rifiutarono il Cristo quale loro re, preferendo in sua vece Cesare, come finirono? Dopo pochi anni, proprio l’imperatore romano distrusse il Tempio e Gerusalemme, gettando l’abominio della desolazione sul monte Sion. Nolumus hunc regnare super nos! Non habemus regem nisi Caesarem! Rifiutarono Cristo quale loro Re ed il suo Regno. Ma Cristo regnò e regna malgrado i suoi nemici e lo fece, lo fa e lo farà mediante la sua giustizia. Verumtamen inimicos meos illos, qui noluerunt me regnare super se, adducite huc: et interficite ante me (Luc. 19, 27).

Croci abbattute dall’Iraq, alla Cina, alla Francia.
L’iniquità dilaga, Gesù l’aveva predetto

di Renato Farina

Com’è dura però non far raffreddare l’amore


Cose di democrazia, diritti, giudici e politici premono perché ci si scriva sopra. E lo farò, sono ligio ai doveri. Eppure mi pare tutto distrazione, intervallo per la merendina, rispetto al grande tema. Da russo anarchico e furibondo di sentimenti in questo spazio dove faccio quello che mi pare, prima di tirar su il muro del mio gulag in cui rinchiudere quattro stupide parole, in questa dittatura delle cazzate, dico l’unica cosa che preme quando esco dalle proporzioni fasulle del bene e del male di questo tempo accidioso.
La notizia permanente, la casa che brucia adesso, è la persecuzione dei cristiani, cioè la persecuzione di Cristo. Ovvero. La persecuzione di Cristo, cioè la persecuzione dei cristiani. Finché c’è persecuzione di Cristo vuol dire che è vivo adesso. Finché è ucciso, vuol dire che risorge ora. Ma intanto ricordiamolo, stringiamoci intorno al Signore che sono quei nostri fratelli. Francesco insiste ogni giorno nella denuncia. Seguiamolo.
In Cina ora hanno stabilito di estirpare le croci dai campanili e dalle cupole, come ha già fatto il Califfo a Mosul e a Raqqa. Così come in Francia, a Rennes, estirpano la statua di Giovanni Paolo II dato che è diventato santo, e potrebbe rompere l’equilibrio infame della laicità su cui si regge la République. Avrei una proposta. Mettetegli in testa un cappello d’asino, a Karol Wojtyla, incidetegli una svastica sulla fronte: in questo modo diventerebbe una statua satirica, e la satira è sacra, ma nello stesso tempo anche laica, dunque nessuno avrà nulla da dire, e potremo pur pregare sotto la statua, ovviamente specificando che è una parodia dissacrante, e ce lo lasceranno fare. O mangeranno la foglia?

La Sua carezza al persecutore

Sono arrivato alla tesi estrema, che è meglio la bestemmia della condanna all’invisibilità. E beninteso questa invisibilità non è una congiura degli atei, ma il compromesso voluto dai cristiani di etichetta, i quali espellono Cristo dagli ambiti della loro vita, per avere il permesso di coltivarne il santino innocuo a latere, come quei giudici di tribunale che non contano niente, sono a latere, non rompono.
Di certo Gesù di Nazaret non è mai stato così tanto odiato. Non la sua figura antica, quella con il dovuto maquillage piacerà sempre, ma quella di Lui che è adesso presente e insopportabilmente vivo. E cammina per strada con le facce spesso da pirla dei cristiani, che senz’altro qualche spazzolata se la meritano. Ma qualche volta Cristo è offeso e maciullato perché i volti che lo rendono presente adesso – gli occhi di un bambino davanti all’Ostia, di una madre vecchia e pietosa – sono insopportabili. Dicono quei bambini e quelle madri, e tanti come loro dappertutto sul pianeta, che l’umano è sin d’ora nella sua pienezza. Non domani, alla fine della conquista islamica o al culmine del progresso della medicina e della genetica, ma ora, nel dolore schizzato di escrementi; ma adesso, divinamente .
Accadono cose sorprendenti, anche. Ed ora alcuni dismettono la loro persecuzione, come Raúl Castro, il quale senza dichiarare il minimo pentimento per i dissidenti cristiani incarcerati e fucilati, ora, forse, siccome le parole del Papa gli aggradano, minaccia di mettersi a pregare. E sono belle notizie. Come no? Avete colto un certo sarcasmo, suppongo. Eppure sbaglio. Non sappiamo come si fa largo lo Spirito, né come e quando scatti il «Domine non sum dignus, Deo gratias». Bisogna respingere la tentazione che dinanzi alla persecuzione si debba odiare o diventare gelosi della propria fede, come se fosse più preziosa della carezza di Cristo a un persecutore che dice: però, magari.
Valgano la parole del Risorto nel Vangelo: «Per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà» (Matteo 24,12). Per favore, il dilagare dell’iniquità non ci faccia raffreddare l’amore, la gratitudine, il perdono. E i magistrati, il diritto, la giustizia, la democrazia? La prossima volta.

Fonte: Tempi,18.5.2015 

venerdì 13 febbraio 2015

In Cina arriva la professione di fede atea

In Cina la storia non ha insegnato nulla e cioè che l’ideologia comunista e l’ateismo di Stato sono morti e condannati dalla storia … . Non si può sopprimere ciò che è insopprimibile, vale a dire l’anelito dell’uomo verso l’Alto; a quest’anelito è possibile, entro certi limiti, ricoprirlo con altre bramosie, ma prima o poi è destinato ad emergere, giacché è un fuoco che arde, anche quando è sotto la cenere ….  

Cina. Arriva la professione di fede atea per i membri del Partito comunista

Leone Grotti


L’ateismo è sempre stato uno dei requisiti per entrare a far parte del Partito comunista in Cina. Marxismo e culto della personalità del leader di turno sono sempre state le uniche religioni ammesse dalle parti di Pechino. Da molti anni però l’adesione a una religione da parte di un membro del Pcc, per quanto non ufficialmente, veniva ritenuta una mancanza disciplinare da poco.

CAPO DI TUTTO. Con l’avvento al potere di Xi Jinping le cose sono cambiate. Il nuovo segretario generale del Partito comunista, nonché presidente della Cina, nonché capo dell’esercito, nonché direttore delle due nuove potenti commissioni che stanno terrorizzando e mettendo a soqquadro la politica cinese, ha infatti deciso di cementare il Partito soffiando sulle braci di un’ideologia maoista ormai perduta sotto la cenere dell’economia e del dio denaro.

RITORNO AL MAOISMO. Negli ultimi due anni Xi ha rilanciato le sessioni di critica e autocritica dentro il partito, gli studi di marxismo, costretto le università a non insegnare valori occidentali, imposto all’esercito di giurare fedeltà al leader e a imparare a memoria i propri scritti, inviato intellettuali e artisti a lavorare in campagna tra le masse come ai bei tempi della Rivoluzione culturale, proibito a chiunque di cantare l’inno nazionale senza essere vestito in modo adeguato… Si potrebbe andare avanti ma il concetto è chiaro.

PROFESSIONE DI FEDE ATEA. Una delle ultime decisioni riguarda proprio la religione. Da mesi i giornali di regime ricordano che l’ateismo è caratteristica essenziale, e non secondaria, per un membro del partito comunista. L’1 febbraio, il Global Times ha informato che nella provincia di Zhejiang, la stessa dove nell’ultimo anno sono state distrutte centinaia di croci e demolite decine di chiese, chi voglia entrare a far parte del Partito dovrà dichiarare formalmente e per iscritto di essere ateo, dopo essere stato accuratamente esaminato da una commissione.

«CREDERE NEL COMUNISMO». Non solo, chi venisse scoperto a credere in Dio o ad aver partecipato in passato a funzioni religiose sarà costretto a «rettificare le proprie credenze». Nelle scuole del partito e nelle accademie governative i corsi di religione secondo Marx dovranno essere aumentati. «Ai membri del Partito è severamente vietato far parte di una religione. Credere nel comunismo e nell’ateismo è un requisito fondamentale per diventare un membro del Partito», ricorda Li Yunlong, docente alla scuola del Partito della Commissione centrale del Pcc.

«FORZE OSTILI OCCIDENTALI». Secondo Li, la sezione locale del partito della provincia di Zhejiang ha fatto bene a sottolineare questi requisiti «a causa della loro situazione». Inoltre, «la misura potrebbe far parte di uno sforzo contro la penetrazione di forze ostili occidentali». Tradotto, per impedire la diffusione del cristianesimo.