Sante Messe in rito antico in Puglia

lunedì 28 dicembre 2015

Cattolici praticanti e praticanti non cattolici in un aforisma del card. Biffi


I migliori alleati del diavolo? In molti casi sono i vescovi: il caso del parroco che critica il brano ‘Bacia il diavolo’, punito dal Vescovo

Nella Catholica i segni dell'apostasia dilagante, che ha ormai colpito i pastori sono allarmanti. Vi regna sovrano il conformismo a tal punto che non si può neppure affermare scomode verità e cioè che il gruppo musicale che si esibiva al teatro parigino Bataclan fosse dichiaratamente satanista e che il brano, che si stava cantando, allorché avvenne l’irruzione dei terroristi islamici, da una gioventù bruciata e nichilista, figlia di una borghesia narcisista (come ricorda un articolo di Tempi), era un chiaro inno a Satana (v. qui, qui e qui). Anzi, gli sventurati son stati uccisi mentre pronunciavano le parole I met the Devil and this is his song (v. qui). Anzi, il leader del gruppo "musicale" Jesse Hughes (soprannominato “il diavolo”), le cui canzoni più note sono "Kiss the devil" (Bacia il diavolo) e "Chase the devil" (Segui il diavolo), in un’intervista di pochi anni fa, dichiarava di adorare il diavolo, di abusare di droghe pesanti, di partecipare ad orge e di essere omosessualista: “sono profondamente religioso, ho sentito che il diavolo in persona mi ha dato una canzone, io l’ho scritta ed è stato un successo” (v. qui).
Jean-Paul Mathieu
Ora, "vescovi", lontani dalla fede e dalla Verità, assumono atteggiamenti punitivi verso coloro che, anche in maniera blanda, ricordano come le vittime son morte mentre inneggiavano al diavolo! Costoro anziché difendere il loro clero contro gli attacchi del principe di questo mondo perpetuati attraverso le autorità laiciste, lo assecondano, mostrandosi ad esso proni. 
È il caso di mons. Jean-Paul Mathieu, “vescovo” di Saint-Dié, che – afferma l’agenzia Riposte Catholique (v. anche qui– promuove, di fatto, l’anticultura satanica!
Addirittura il "cardinal" Barbarin, secondo La Croix, sarebbe rimasto inorridito non per il testo della canzone, ma addirittura per la denuncia che quel parroco ha fatto e cioè che, a quel concerto, si stava inneggiando a Satana. Ed il "vescovo" di Bourges avrebbe sollecitato il prete a ritirarsi ad un periodo di penitenza e riflessione!!! Siamo davvero al paradosso!!!
Rilancio questa notizia. Sconvolgente.

Critica il brano ‘Bacia il diavolo’, parroco punito dal Vescovo

Ha detto una verità scomoda. Per questo è stato punito. Non dai detrattori, bensì dai suoi superiori. Domenica 29 novembre, chiesa della Santissima Trinità a Wisembach, nei Vosgi: il parroco, mons. François Schneider, nel corso dell’omelia, ha parlato degli attentati avvenuti a Parigi sedici giorni prima. Precisando come, a suo giudizio, lo spettacolo musicale in corso al teatro Bataclan, prima dell’irruzione dei terroristi islamici, fosse «ispirato da satana».
Queste parole sono state immediatamente riferite al Vescovo, mons. Jean-Paul Mathieu, alla guida della Diocesi di Saint-Dié. Il quale ha, a sua volta, ordinato al suo prete di presentare pubblicamente le proprie scuse, sempre nel corso della S. Messa. Cosa che mons. Schneider ha regolarmente fatto, lo scorso 20 dicembre: al termine della funzione liturgica, ha fatto «auto-critica» e letto un comunicato, che l’agenzia Riposte Catholique ritiene scritto dallo stesso Vescovo, comunicato in cui ha espresso rammarico circa l’accaduto alla quarantina di fedeli presenti, allibiti per l’accanimento mediatico scatenatosi contro il loro parroco. Secondo il quotidiano Vosges Matin, le autorità, tramite la Prefettura, sarebbero addirittura intervenute per far sì che il sacerdote venisse colpito da sanzioni: «Qui si vuole mettere il morso al Cristianesimo e renderlo asettico!», hanno commentato.
La notizia ha suscitato prevedibilmente grande sconcerto. Molti coloro che hanno espresso a mons. Schneider il proprio sostegno per iscritto. Al giornale locale è giunta una lettera dei parrocchiani, in cui si legge: «È un buon sacerdote e lo abbiamo sempre apprezzato. Ciò che sta attraversando non cambia minimamente il nostro giudizio. A criticarlo, è chi non viene quasi mai a Messa». In sua difesa si è levata anche la voce di Emmanuel Delhourne, responsabile dell’organizzazione «Cristiani in politica» di Parigi, che ha dichiarato: «Quanto da lui detto è vero. I testi delle canzoni del gruppo Eagles of Death Metal [quello esibitosi sul palco quel terribile 13 novembre…-NdR] sono ispirate al satanismo».
Il giornalista Yves Daoudal sente puzza di regime in tutto quest’episodio. Anche Riposte Catholique scrive: «La dittatura marxista-leninista non si ferma, finché il nemico di classe non venga ridotto in briciole, annientato». Così ecco l’annuncio del Vicario generale della Diocesi: «Il nostro primo obiettivo era che mons. Schneider facesse questa dichiarazione. Ora ci si ritroverà, per esaminare ulteriormente la vicenda. E’ troppo presto per dire qualcosa». Lasciando presagire che, per loro, la questione non sia affatto conclusa. Innanzi tutto, un sacerdote della Mosa, estremamente attivo nel campo della musica metal, dovrebbe tenere presto un intervento nella sua parrocchia, quella della Santissima Trinità, per una sorta di “rieducazione” collettiva. Poi si vedrà.
Che la Chiesa amasse autodemolirsi sino a questo punto, neppure gli avversari più accaniti avrebbero potuto sperarlo. Per la cronaca: al momento dell’attentato gli Eagles of Death Metal (nella foto, poco prima della sparatoria) stavano cantando la canzone dal titolo «Bacia il diavolo», che ripete ossessivamente le seguenti strofe: «Chi amerà il diavolo? Chi canterà la sua canzone? Io amerò il diavolo e la sua canzone! Chi bacerà la lingua del diavolo? Io bacerò il diavolo sulla sua lingua!». Parole, che non necessitano di eccessivi commenti. Di certo, non da educande o da sagrestia. A voi il giudizio.

domenica 27 dicembre 2015

Un libro di Giovanni Turco: Costituzione e Tradizione. Una recensione di Cristina Siccardi

Nella memoria di S. Giovanni, apostolo ed evangelista, e nel ricordo dell’inizio delle Apparizioni del Signore (27 dicembre 1673) nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial a Santa Margherita Maria Alacoque, rilancio quest’interessante recensione di Cristina Siccardi.

Alonso Cano (attrib.), S. Giovanni a Patmos, XVII sec., museo del Prado, Madrid

Domenichino, S. Giovanni evangelista, 1621-29, National Gallery, Londra

Domenichino, S. Giovanni evangelista, XVII sec., Bob Jones University, Greenville

Emmanuel Lambardos o Lombardos (Εμμανουήλ Λομβάρδος), S. Giovanni ispirato scrive l'Apocalisse che detta al segretario, il diacono S. Procoro, nipote di S. Stefano, 1602, Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Postbizantini, Venezia



Fyodor Antonovich Moller (Фёдор Антонович Моллер), S. Giovanni predica durante i baccanali a Patmos, 1856, Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Icona del Santo Apostolo Giovanni il Teologo, XIX sec.


Alexander Kapitonovich Sytov, S. Giovanni il Teologo, 1995

Andrei Mironov, S. Giovanni il Teologo e S. Procoro, 2015, collezione privata

Gesù maestro tra i SS. Giovanni evangelista e Paolo apostolo


Un libro di Giovanni Turco: Costituzione e Tradizione

di Cristina Siccardi

Essendo l’Universo ordinato secondo criteri e principi, anche le società umane, piccole o grandi che siano, sono obbligatoriamente tenute a stabilire criteri e principi di convivenza e di relazionalità. Quando le costituzioni umane rispettano e si ricollegano alla Costituzione naturale, allora esse sono ordinamenti non creati a nuovo (rivoluzionari), ma connaturate, ovvero scaturiscono in maniera naturale e logica.
La «Costituzione naturale», scrive uno dei filosofi più credibili e più logici dell’età contemporanea«non dipende da nessuna opinione. La sua negazione comporta l’esclusione della “cosa”. Dalla sua evacuazione non può che derivare una apparenza della res publica, ovvero un suo simulacro, il quale presenta una continuità puramente nominale con la sostanza in luogo della quale è posto. In tal senso, la Costituzione naturale rinvia alla politicità ed alla giuridicità naturale della comunità politica, cioè all’ordine secondo giustizia finalizzato al bene comune». La citazione è tratta (p. 7) da Costituzione e Tradizione (Edizioni Scientifiche), libro di fresca pubblicazione, scritto dal Professor Giovanni Turco, docente all’Università di Udine, dove insegna Diritto pubblico, Etica e deontologia professionale, Teoria dei diritti umani.
Il filosofo cristiano, che ha lasciato il più ampio e approfondito corpus intorno al tema della legge naturale, è San Tommaso d’Aquino. La Summa Theologica è una cattedrale di pensiero fondata sulla consapevolezza che la lex humana, il cosiddetto «diritto positivo» dell’età moderna, deve essere posta in rapporto con le fonti di diritto superiore, ovvero la lex naturalis e la lex divina. In San Tommaso le tre fonti (legge divina – legge naturale – legge umana) si compenetrano in un disegno nel quale l’uomo partecipa del piano divino per la salvezza.
Il diritto naturale per San Tommaso deve essere calato, nella realtà mutevole terrena, con saggezza, sapienza e competenze di ordine tecnico e strumentale. I principi primi del diritto naturale sono auto-evidenti, infatti sono principia indemostrabilia naturaliter cognita, ossia, seppure indimostrabili, sono colti immediatamente dall’intelletto.
La prima fonte della Giustizia, per il Dottore Angelico, è la ragione divina, che dà luogo alla legge divina e guida verso la beatitudine eterna e a questa l’uomo è tenuto a sottoporsi con umiltà. La seconda fonte di Giustizia è la legge naturale, conoscibile per mezzo della ragione e fondata su principi universali, comuni a tutti gli uomini. La legge umana è tenuta a basarsi sia sulla legge divina che su quella di natura. I doveri che la legge di natura impone possono, però, essere compiuti solo con il «libero arbitrio», cioè da persone libere e consapevoli. Ancora, secondo San Tommaso, la ragione riconosce il bene e la legge di natura corrisponde alla naturale inclinazione verso il bene.
La legge di natura, quindi, non è direttamente la volontà di Dio, ma è il modo attraverso il quale il singolo individuo partecipa al piano di Dio per l’umanità. La dottrina del diritto naturale ha accompagnato il pensiero occidentale fin dai suoi albori. Essa è stata decisiva prima nel favorire la fusione della cultura greca con quella romana e poi fra quella classica e quella cristiana nell’età del Medioevo. Con l’età moderna l’antropocentrismo è divenuto, in pratica, la fonte principale e, con il trascorrere del tempo, sempre più esclusiva, oggi unica. Ecco che è sorto e si è sviluppato da un lato il costituzionalismo e, dall’altro, le ideologie dominanti delle Rivoluzioni d’America e di Francia, che sono diventate le fonti del diritto attuale degli Stati.
Afferma Giovanni Turco: «Il costituzionalismo, per se stesso, si palesa come una concezione che elabora una determinata nozione di Costituzione. Si tratta della nozione moderna – ovvero razionalizzata o meglio razionalistica – di Costituzione. Ne è testimone la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789), la quale afferma che “ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione” (art. 16)» (p. 11).
Pertanto la Costituzione come norma convenzionale, assume come postulati: la divisione dei poteri e quella dei diritti dell’uomo. Il costituzionalismo si presenta come ideologia, ovvero come «pensiero strumentale ad un obiettivo prassiologico (il controllo e la limitazione del potere), attraverso cui garantire la tutela di diritti (intesi come ambiti di potere, riconosciuti come tali dal potere stesso) (…) Il costituzionalismo si configura, pertanto, come discorso sul potere, assunto come creatore del diritto (identificato con il complesso delle norme) o in altri termini, come dottrina, per la quale (secondo l’espressione montesquieuana), il potere limita il potere. (…) Il potere ne costituisce la premessa (nella sua supposta sovranità) e ne costituisce il termine (nei risultati costituzionali da ottenere). Talché il potere è limitato nei modi e nelle forme che il potere stesso stabilisce, con le procedure e con gli obiettivi che il potere stesso stabilisce. (…) In questa prospettiva, i diritti e le libertà non costituiscono, in realtà, un prius, ma un posterius. Pur se teoricamente supposti, essi finiscono per essere non un criterio ma un risultato. Come tale mutevole e provvisorio (anche solo per via interpretativa). Infatti, intesi razionalisticamente i diritti, mutando la norma agendi, non può che mutare parimenti anche la facultas agendi, che da quella deriva. Sul presupposto della reciproca immanenza di potere e volere (individuale o collettivo, che sia) non si dà criterio che trascenda il potere stesso, reso attuale dalla sua effettività» (pp. 12-13).
Molto altro si potrebbe dire, ma le esplicazioni di Turco sono così interessanti e pregnanti che devono essere lette direttamente, senza barriere interpretative che ne svilirebbero non solo la consistenza, ma la bellezza dell’esposizione stessa e la bellezza è strumento indispensabile per catturare l’attenzione di un pubblico anche non interessato a determinate questioni.
L’autore è in grado di spiegare al meglio e con tesi convincenti – attraverso anche un fraseggiare filosofico che non si limita a girare intorno agli argomenti proposti, ma che punta sempre verso la sostanza dei contenuti – le derive del costituzionalismo a cui sono giunti i pensieri politici contemporanei e, dunque, alle loro applicazioni legislative, amministrative e giuridiche. Ecco che Turco recupera il concetto di Tradizione legato alle tematiche suddette ed oggi recuperare la Tradizione significa recuperare il senno perduto e porre ordine in un caos politico e culturale di proporzioni tragiche.
Recuperare la Tradizione significa recuperare il pensiero di San Tommaso d’Aquino che rende evidente la stabilità dei giudizi secondo ragione: «Nessuna consuetudine (e nessuna legge positiva) può rendere lecito l’illecito, o viceversa (come nel caso della poligamia e della poliandrias, o della simonia). La richiesta di una prestazione in nome di una consuetudine contraria al diritto naturale ed al diritto divino, rende la stessa invalida ed inesigibile (ovvero intrinsecamente iniqua). Nessuna consuetudine, quindi, può sciogliere qualcuno da ciò che è dovuto in virtù del diritto naturale e del diritto divino» (p. 127).
Interessantissimo e di grande attualità tutto il discorso inerente le consuetudini rette, corrotte, virtuose e viziose. Le consuetudini malvagie portano alla corruzione morale, anche a quelle più abominevoli, queste «possono giungere fino all’effetto al peccato, tali da essere volte permanentemente a nuocere» (p. 129). Nell’elenco dei peccati contemporanei, compresi quelli contro natura, l’autore annovera, e gliene siamo decisamente grati, anche la corruzione e la falsificazione dell’interpretazione della Sacra Bibbia.
Il libro, oltre a proporre un’analisi della nozione di Costituzione e del postcostituzionalismo contemporaneo, esamina il concetto di Tradizione, al di là della riduzione sociologistica, attualmente di moda, che ne sterilizza il giudizio sul contenuto, presentando due capitoli di approfondimento sul significato della Tradizione del filosofo aquinate, un esame che costituisce un’assoluta novità nella letteratura internazionale sul tema.
Attraverso questo saggio è possibile mettere ordine nei propri pensieri, e comprendere che senza memoria storica è impossibile il reale bene comune: la prima è imprescindibile per intendere e perseguire il secondo. Valga, come esempio, gli attuali dibattiti sulle tradizioni natalizie. È meglio privarsi del Presepio per “rispettare” gli altri (il negativo «rispetto umano», che rigetta il rispetto a Dio e il «timor di Dio») o andare fieri delle proprie tradizioni, che costituiscono l’ossatura del Nostro Patrimonio ereditato e, dunque, della nostra stessa esistenza?

Fonte: Corrispondenza romana, 16.12.2015

sabato 26 dicembre 2015

Puer natus in Bethlehem






Quando la Francia nacque a Natale ......

Quando è nata la Francia? Semplice: il 25 dicembre 496 (o 498) d.C., allorché Clodoveo, miracolosamente vincitore a Tolbiac, l’odierna Zülpich, a sud-est di Colonia, dopo aver invocato il “Dio di Clotilde” (la pia moglie, che era cristiana) e vinto così i pagani Alemanni, fu battezzato dal santo vescovo Remigio di Reims. Da allora, tutta la Gallia si fece battezzare, divenendo in Occidente la prima Nazione cristiana: la figlia primogenita e prediletta della Chiesa.
Più che la predicazione dei missionari, poté dunque una straordinaria e davvero prodigiosa vittoria militare portare alla cristianizzazione di quella terra pagana. Non diversamente da quanto avvenne con Costantino: fu la vittoria di Ponte Milvio a favorire la diffusione della fede cristiana nell’Impero romano.
Nella festa di santo Stefano, protomartire, rilancio questo contributo in lingua francese.

Luca Signorelli, S. Stefano, XVI sec., collezione privata

Ambito di Andrea Sabatini detto Andrea da Salerano, Martirio di S. Stefano, XV sec., collezione privata

Maestro della marca geometrica, su cartone di Raffaello Sanzio, Lapidazione di santo Stefano, 1550 ca. (?), Museo di Palazzo Ducale, Mantova

Andrea Vaccaro, S. Stefano condotto al martirio, XVII sec., collezione privata


Sir Anthony van Dyck, Martirio di S. Stefano, 1622-24, Collezione Egerton, Tatton Park


Juan Luis Zambrano, Martirio di S. Stefano, XVII sec., Cappella di S. Stefano, Cattedrale, Cordoba

Luca Giordano, Martirio di S. Stefano, XVII sec., museo civico, Vicenza


Michele Ricciardi, Lapidazione di S. Stefano, XVIII sec., Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna della Basilicata, Palazzo Lanfranchi, Matera 


Lorenzo Ghiberti, S. Lorenzo, 1427-28, Chiesa di Orsanmichele, Firenze

S. Stefano, chiesa domenicana di S. Stefano, Salamanca


Quand la France naquit à Noël

de Thibault Corsaire

Hautbois jouent et musettes résonnent depuis deux mille ans, dans la froidure de décembre. Lyres et orgues exaltent la naissance du Sauveur, qu’acclament les gorges des fidèles. Le Roi des rois naquit à Noël. C’est à Noël également que naquit la France, terre de prédilection, royaume de piété, patrie de tant de saints.
Oui, la France naquit à Noël, à Reims, au milieu des glaives baissés et des guerriers à genoux ; des Francs ralliés et des prêtres vainqueurs. En recevant sur sa nuque l’eau sacrée du baptême, des mains ointes de S. Rémi, le roi Clovis gagnait son armée à la vraie foi. A la clameur du pavois s’ajoutait la transcendance de la Croix : la France naissait, et elle était chrétienne.
Miracle que cet accouchement au cœur de l’hiver ! Tandis que se répandait l’eau du baptistère sur une armée convertie, et que s’ébattait la colombe immaculée, le prodige français voyait le jour. La petite France ouvrait ses yeux écarquillés sur le monde, elle venait à la vie et respirait. Sans doute ses premiers cris furent-ils : « Noël ! Noël !  ». 
La France venait de naître, en ce vingt-cinq décembre 496 [1]. Elle venait de loin : sa conception avait duré non pas neuf mois, mais cinq siècles.
Déjà, le ménage complexe de l’alouette gauloise et de la louve capitoline avait commencé de faire apparaître ses membres. Jacques Bainville ne manqua pas de souligner l’importance capitale de cette antique gestation, ces cinq-cent ans pendant lesquels la Gaule partagea la vie de Rome :
« Jamais colonisation n’a été plus heureuse, n’a porté plus de beaux fruits, que celle des Romains en Gaule. D’autres colonisateurs ont détruit les peuples conquis. Ou bien les vaincus, repliés sur eux-mêmes, ont vécu à l’écart des vainqueurs. Cent ans après César, la fusion était presque accomplie et des Gaulois entraient au Sénat romain. Jusqu’en 472, jusqu’à la chute de l’Empire d’Occident, la vie de la Gaule s’est confondue avec celle de Rome. Nous ne sommes pas assez habitués à penser que le quart de notre histoire, depuis le commencement de l’ère chrétienne, s’est écoulé dans cette communauté : quatre à cinq siècles, une période de temps à peu près aussi longue que de Louis XII à nos jours et chargée d’autant d’événements et de révolutions. Le détail, si l’on s’y arrêtait, ferait bâiller. Et pourtant, que distingue-t-on à travers les grandes lignes ? Les traits permanents de la France qui commencent à se former. » [2]
L’ébauche de cette France, celte de sang et pénétrée de latinité, connaissait déjà le saint nom de Jésus. Martyre et charité avaient marqué la terre gallo-romaine. Au nom du Christ, la lyonnaise Blandine avait versé son sang dans les arènes de la capitale des Gaules. En Touraine, S. Martin avait prodigué la charité, déchirant son pourpre mantel et l’appliquant sur le dos frêle d’un miséreux.
C’est sur cette terre déjà ondoyée que fondirent les peuples germaniques. Rome s’écroulait, la Gaule s’abandonnait : la France était sur le point de naître. Mais le terme n’étais pas encore arrivé. Païens, les Francs saliens de Mérovée et Childéric tranchaient avec l’arianisme des autres Germains. S’ils ne confessaient pas la vraie foi et adoraient encore des idoles, au moins ne versaient-ils pas dans l’hérésie : situation qui allait se révéler providentielle en vue de la conversion.


C’est à Clovis, petit-fils de Mérovée, qu’allait incomber la tâche de faire venir au monde la petite France. Le destin du roi des Francs semblait se mêler à celui de l’Empereur Constantin. Ce dernier entrevit le Chrisme au Pont-Milvius [3], et ce divin signe lui donna la victoire ; le Franc sut vaincre les Alamans à Tolbiac. Au cœur de l’incertaine mêlée, l’armée franque dut son salut à la Croix. Les regards du païen se tournèrent vers le Ciel :
«  Ô Jésus-Christ, que Clothilde proclame fils de Dieu vivant, toi qui donnes une aide à ceux qui peinent et qui attribues la victoire à ceux qui espèrent en toi, je sollicite dévotement la gloire de ton assistance ; si tu m’accordes la victoire sur ces ennemis et si j’expérimente la vertu miraculeuse que le peuple voué à ton nom déclare avoir prouvé qu’elle venait de toi, je croirai en toi et je me ferai baptiser en ton nom. J’ai, en effet, invoqué mes dieux mais, comme j’en ai fait l’expérience, ils se sont abstenus de m’aider ; je crois donc qu’ils ne sont doués d’aucune puissance, eux qui ne viennent pas au secours de leurs serviteurs. C’est toi que j’invoque maintenant, c’est en toi que je désire croire, pourvu que je sois arraché à mes adversaires » [4]
« In hoc signo vinces  » [5] : le miracle du Pont-Milvius se répéta à Tolbiac. Clovis était vainqueur ; il pouvait se convertir.
Tout était prêt pour la naissance. La victoire se penchait sur le berceau de la France. Vieux sang gaulois, génie latin et glaive franc s’étaient réunis autour de la Croix. L’Eglise de saint Rémi, habile sage-femme, sortit avec douceur la tête de notre France. Au milieu des décombres d’un Empire romain depuis vingt ans éteint, la jeune enfant riait. La latinité se muait en Chrétienté ; le nourrisson en serait la fille aînée. Devant elle, les étendards du roi s’avançaient. A Noël, le monde découvrait le nouveau-né, enfant des Romains et des Saliens. A Noël, l’Histoire rencontrait la France. Une croix d’or ornait sa frêle poitrine.


[1] 496 ou 498 : la datation exacte est l’objet d’éternels débats.

[2] Jacques Bainville, Histoire de France (1924).

[3] La bataille du Pont-Milvius (312) opposa Maxence à Constantin. Peu avant le début des combats, Constantin vit le Chrisme (conjonction des lettres grecques Chi et Rho (XP), deux premières lettres du mot Christ, accompagné de la formule grecques Εν Τουτω Νικα : « par ce signe tu vaincras ».

[4] Grégoire de Tours, Histoire des Francs, II (576).

[5] Traduction latine de la formule grecque Εν Τουτω Νικα : « par ce signe tu vaincras ».

Fonte : Le Rouge & le Noir, 18 décembre 2015

venerdì 25 dicembre 2015

Augurio di Santo Natale

Betlemme ha aperto l’Eden, venite a vedere: troviamo nel nascondimento le delizie; venite, riceviamo nella grotta le gioie del paradiso. Là è apparsa la radice non innaffiata che fa germogliare il perdono; là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un tempo aveva desiderato bere: là è la Vergine che, partorito il bambino, ha subito estinto la sete di Adamo e di Davide: affrettiamoci dunque al luogo dove è stato partorito, piccolo bimbo, il Dio che è prima dei secoli” (Tropario di Romano il Melode)

Giunga ad i nostri lettori l’augurio di Santo Natale del Signore Gesù secondo la carne.

Scuola Ecclesia Mater




Gaudete! Gaudete! Christus est natus ex Maria virgine, Gaudete! - IN NATIVITATE DOMINI