Sante Messe in rito antico in Puglia

martedì 19 febbraio 2013

Il Latino nel diritto e nella Tradizione Liturgica della Chiesa


ISTITUTO SALESIANO “ DON BOSCO”
viale Virgilio 97  TARANTO
Venerdì   1 Marzo 2013 ore 17,30




Presentazione del Libro  “ La danza vuota intorno al Vitello d'oro”

Incontro di Studio: Il Latino nel diritto e nella Tradizione Liturgica della Chiesa

PARTECIPANO
  • Prof. d.  Roberto SPATARO s.d.b., segretario del Pontificium Institutum Altioris Latinitatis  e segretario della Pontificia Academia Latinitatis  Roma 
  • Dott. Daniele NIGRO, autore de “I diritti di Dio. La liturgia dopo il Vaticano II “ Sugarco, Milano 2012


Conclusioni del Prof. d. Nicola Bux, della Facoltà Teologica Pugliese

Saluti: d. Cristiano Ciferri, direttore dell'Istituto Salesiano – Taranto
Introduce: Avv. Cosimo D'Elia, Gruppo Summorum Pontificum - Taranto

SABATO 2 MARZO 2013 ore 18,00
SANTA MESSA -  VETUS ORDO  presso la Cappella dell'Istituto Salesiano
Celebrata da don Roberto Spataro 



“ ciò che è stato per le generazioni anteriori sacro, anche per noi resta sacro e grande e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso “ ( Benedetto XVI : lettera ai Vescovi di tutto il mondo per presentare il MOTU PROPRIO sull'uso della liturgia anteriore alla riforma del 1970)


lunedì 11 febbraio 2013

Quadragesima ineunte


di Giannicola D'Amico

Sta per chiudersi il breve Carnevale di questo anno 2013, e la Quaresima si avvicina  con le sue promesse di primavera.
Un tempo il “licet insanire” veniva appositamente celebrato “semel in anno” nei riti conclusivi del Carnevale: occasione di breve impazzimento cui seguiva un periodo di generale serietà, anche civile, strettamente collegato al tempo di Penitenza che la Quaresima imponeva.
Oggi, che l’impazzimento è generalizzato e dura tutto l’anno, la differenza fra Carnevale e altri periodi dell’anno è talmente sfumata – complici anche i media - da passare pressoché inosservata.
Tralasciando le norme sul digiuno e sull’astinenza, preme sottolineare come, almeno in campo liturgico-musicale, si possa recuperare qualche dato qualificante del tempo penitenziale, che va di pari passo con l’adozione di un determinato colore liturgico o con la velazione delle immagini, ovvero quel digiuno anche sensoriale che veniva proposto dalla Chiesa in Quaresima, e che sarebbe vivamente opportuno ripristinare, in un mondo in cui il digiuno fisico lo si prevede solo in caso di “dieta dimagrante”.
Quando le norme liturgiche erano maggiormente osservate, era un fatto assodato che in tempo di Quaresima si potesse usare l’organo solo e soltanto per accompagnare i canti, quindi ne era bandito, durante la liturgia, l’uso solistico.
L’organista scrupoloso si asteneva pure dall’accompagnare, ancorchè sommessamente, l’Elevazione con il solo suono dello strumento.
La sera del Giovedì Santo si inchiavardava lo strumento, non soltanto in senso simbolico, ma perchè non fosse venuto in testa a qualche scriteriato di suonare durante i riti della Passione e fino all’annunzio della Resurrezione.
Oggi queste accortezze, che sarebbero pure ancora consigliate dalle norme liturgiche, non sono più sentite ordinariamente, dimodochè il servizio musicale viene prestato durante le settimane quaresimali e anche durante la Settimana Santa, né più e né meno di come lo si concepisca per il Natale, per la Pentecoste o per la festa patronale, salvo l’utilizzo di canti adatti (ove pure non sussista il deprecabile malvezzo dei canti passepartout).
Ripristinare il puro canto “a cappella” nelle comuni Parrocchie sarebbe forse un eccesso di zelo e, al momento, un sacrificio troppo oneroso, per quanto le Cattedrali potrebbero fare un passo in tal senso, però un segno di “astinenza” dalla comune prassi sarebbe bene che fosse offerto al Popolo di Dio, da parte dei pastori e dei musicisti.
Considerato che in molte parrocchie è stato, negli ultimi decenni, affiancato all’organo (o a qualche suo surrogato) il suono di altri strumenti, sarebbe sufficiente che nel periodo compreso fra il Mercoledì delle Ceneri e la domenica di Pasqua, ci si astenga dall’uso di tali strumenti.
Allontanare almeno temporaneamente dalla liturgia le chitarre, i fiati, le percussioni o altro strumentario che, a vario titolo, è stato progressivamente inserito nella prassi liturgica delle nostre chiese, sarebbe un gesto di equilibrato buon senso liturgico.
Con l’occasione si dovrebbe cercare di curare maggiormente l’uso dell’accompagnamento organistico e, magari, ripristinare l’uso di qualche antica melodia gregoriana o post-gregoriana che un tempo caratterizzava il tempo di Quaresima: brani semplici o semplicissimi che anche il nostro popolo intonava senza soverchia difficoltà.
Magari con qualche breve catechesi circa l’adozione di questo repertorio, condita delle traduzioni del testo latino, per propiziarne la comprensione: un momento di meditazione e formazione in questo senso, sarebbe d’auspicio a recuperare alcuni “fondamentali” del servizio musicale.
Si potrebbe aiutare a comprendere, così, cominciando dai pastori e dai musicisti, per finire ai semplici fedeli, che il servizio musicale alla Liturgia non è intrattenimento puro e semplice, ma è sottoposto a delle norme precise, come lo è l’uso di determinati colori dei paramenti o l’adozione di certe letture del Nuovo e dell’Antico Testamento in luogo di altre.
Ricominceremmo così, almeno “semel in anno”, a rinsavire.

mercoledì 6 febbraio 2013

La testimonianza dei primi Martiri giapponesi


di Vito Abbruzzi

Oggi, 6 febbraio, la Chiesa fa memoria di San Paolo Miki e compagni, primi martiri giapponesi. Il racconto del loro martirio, avvenuto a Nagasaki il 5 febbraio 1597 mediante crocifissione, è una pagina gloriosa del Martirologium Romanum.

Nell’Ufficio delle Letture della liturgia odierna è narrata, con toni commoventi, la “storia del martirio dei santi Paolo Miki e compagni scritta da un autore contemporaneo”. Di questi Santi mi colpisce la fede intrepida di Antonio, bambino, terziario francescano. Scrive di lui l’anonimo testimone: “Antonio, che stava di fianco a Ludovico [Ibaraki (bambino, terziario francescano)], con gli occhi fissi al cielo, dopo aver invocato il santissimo nome di Gesù e di Maria, intonò il salmo Laudate, pueri, Dominum, che aveva imparato a Nagasaki durante l’istruzione catechistica; in essa infatti vengono insegnati ai fanciulli alcuni salmi a questo scopo”. 
Sant’Antonio da Nagasaki afferma col suo candore quanto San Paolo Miki, chierico gesuita, aveva poco prima proclamato dal “pulpito più onorifico che mai avesse avuto”, cioè la croce, che “non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani”.

Questa è una vera e propria lectio magistralis sulla evangelizzazione dei popoli rivolta a quanti ritengono falsamente che l’opera svolta dalla “Propaganda Fide” nei secoli passati in terra di missione sia stata una sorta di “colonizzazione” della Chiesa di Roma, con la “imposizione” del latino ai nuovi popoli cristiani. Nulla di più falso visto il fascino che ancora oggi la nostra Chiesa esercita, mercé la liturgia gregoriana, sulle popolazioni asiatiche, in modo davvero particolare quella nipponica. Lo testimonia il successo discografico avuto negli anni dal monastero di Solesmes, attestandosi ai primi posti nelle vendite di discografia riguardanti i canti gregoriani proprio nel paese del Sol Levante.

È, allora, il caso di abbandonare quegli ingiustificati pregiudizi sulla lingua latina, che, come insegna il Beato Giovanni XXIII al n. 3 della Costituzione Apostolica Veterum sapientia, “di sua propria natura […] è atta a promuovere presso qualsiasi popolo ogni forma di cultura; poiché non suscita gelosie, si presenta imparziale per tutte le genti, non è privilegio di nessuno, infine è a tutti accetta ed amica. Né bisogna dimenticare che la lingua latina ha nobiltà di struttura e di lessico, dato che offre la possibilità di ‘uno stile conciso, ricco, armonioso, pieno di maestà e di dignità’, che singolarmente giova alla chiarezza ed alla gravità”.    

lunedì 4 febbraio 2013

La credibilità della Chiesa. Autentica per natura


di Inos Biffi
da "L'Osservatore Romano" del 23 gennaio 2013



Si sente molte volte parlare di Chiesa che deve essere “credibile”, e non raramente si invita a pregare perché lo sia, specialmente nell’orazione dei fedeli, ch’è stata assunta da non pochi come l’occasione propizia per manifestare i propri pensieri e le proprie parole in libertà. Ma, esattamente, che cosa si intende dire quando si chiede a Dio che la Chiesa sia credibile?

Se per credibilità della Chiesa si intende la sua autenticità e verità, allora si deve osservare che la Chiesa è autentica e vera per la sua stessa natura e istituzione, ed è Cristo stesso a garantire e conferire tali imperdibili prerogative. Diversamente, non sarebbe più la Chiesa di Cristo; non rappresenterebbe più il suo Corpo e la sua Sposa, cesserebbe di essere intimamente animata e guidata dallo Spirito Santo. In breve: non esisterebbe più oggettivamente come Chiesa.

Ma, se il compito della Chiesa non è propriamente quello di rendersi valida e attendibile, forse sarebbe più illuminato domandare a Dio che quanti vi appartengono si distinguano per il fervore della fede, visto che la Chiesa è per definizione una comunità di fedeli.

E infatti si diventa Chiesa in virtù dell’adesione al Vangelo, dell’accoglienza della Parola di Dio e quindi della sequela di Gesù Cristo.

Ricorre anche un altro diffuso modo di esprimersi, quando si dice della Chiesa che dev’essere “persuasiva”. Anche al riguardo viene da chiedersi: che cosa significa “persuasiva”? Sembra ovvio che l’autentica Chiesa di Cristo possegga le ragioni puntuali e idonee a mostrare la propria verità e validità; tuttavia sembrerebbe più pertinente parlare dei suoi membri che devono essere “persuasi” e manifestare tale persuasione ancora una volta con la loro fede.

Questo linguaggio ne richiama un altro allo stesso modo ripetuto, quello relativo alla profezia, che deve distinguere la Chiesa e quindi i cristiani, fedeli e pastori, che devono essere dei profeti. Probabilmente ci si dimentica che il profeta è Gesù Cristo nel quale risiede in pienezza la Verità, e che si è profeti nella misura in cui si crede in Lui e si compiono opere dettate dalla fede. I cosiddetti profeti che vengono auspicati ed esaltati sono di solito segnati da spirito critico, da risentimento e da sapore antiecclesiale.

Possiamo aggiungere un altro rilievo. Ai linguaggi a cui abbiamo accennato sembra soggiacere la convinzione che, se il mondo non crede, sarebbe appunto perché la Chiesa non è abbastanza credibile e persuasiva, o non abbastanza profetica. In realtà, verrebbe da notare che Gesù stesso, in sé sommamente credibile, persuasivo e profetico, non ha suscitato l’adesione di tutti; ma soprattutto osserveremmo che a importare primariamente non è se si riesca a persuadere, ma se si è persuasi; come non è se si pervenga a ispirare la fede, ma se si possegga veramente la fede. Senza dubbio i discepoli del Signore devono offrire i segni della loro sequela, dei quali quello proprio – secondo Gesù – è l’amore vicendevole (cfr. Giovanni, 13, 35); allo stesso modo, essi non possono non desiderare che "il mondo creda", ma sono certi che la Chiesa, di cui fanno parte, ha in sé la grazia della testimonianza convincente, che essi condividono esattamente nella misura in cui sono credenti.

D’altra parte, e più radicalmente, non va dimenticato che non è la nostra santità a rendere santa la Chiesa ma è la santità della Chiesa che rende santi noi; non è la nostra fede a rendere la Chiesa credente, ma è la fede della Chiesa che ci fa credenti.

Noi siamo nativamente privi di grazia: la riceviamo, entrando a far parte della Chiesa, che della stessa grazia è il sacramento, essendo il “luogo” dello Spirito Santo. In altri termini: sono le prerogative della Chiesa a riflettersi nei singoli che in essa si trovano.

Oggi si va continuamente citando il passo della Prima Lettera di Pietro: "pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi" (3, 15), che secondo il contesto non significa che i cristiani devono sapere apologeticamente spiegare i motivi della loro fede, ma che nella loro condotta sono chiamati a offrire ai pagani la testimonianza della loro speranza.

L’apologetica illuminata fa parte della fede cristiana, che non è un’adesione cieca e immotivata, anche se in questi anni se ne è fatto un attacco spesso sconsiderato. E certamente tutti i veri credenti hanno dentro sé ragioni “evidenti” della loro fede. Non è detto però che tutti siano in grado di esprimerle adeguatamente o, come si dice, scientificamente, anche se la ricerca critica appartiene all’educazione della fede. Non senza, tuttavia, avvertire che ci può essere una profonda maturazione della stessa fede sul piano dell’esperienza, senza che essa comporti necessariamente uno sviluppo della capacità riflessiva e argomentativa. Tommaso d’Aquino parlerebbe appunto di esperienza della realtà divina ("divina pati"), da cui viene la conoscenza teologica "per inclinazione" (Summa Theologiae, I, 1, 6, 3m): una conoscenza, cioè, "connaturale", di cui fruiscono tutti coloro che sono in grazia e di conseguenza tutti coloro che sono vitalmente nella Chiesa.

C’è nel cristiano una tranquillità profonda, sicuro com’è che la Chiesa cui appartiene è indefettibilmente credibile e persuasiva, poiché non cesserà mai di essere il Corpo di Cristo e la sua Sposa fedele.

venerdì 1 febbraio 2013

AVVISO: Messa solenne a Monopoli


Domenica 3 febbraio
ore 20,00
Chiesa S. Francesco d'Assisi
- Monopoli -


Domenica 3 febbraio alle ore 20, nell'ambito delle celebrazioni nella forma straordinaria del Rito Romano (in latino), sarà celebrata una S. Messa solenne in occasione dell'anniversario della dedicazione della chiesa di S. Francesco d'Assisi in Monopoli (Ba).

La Messa solenne è la forma più alta di celebrazione, considerando che oltre il celebrante (il parroco d. Vito Schiavone) interverranno due sacerdoti in funzione di diacono (d. Nicola Bux, diocesi di Bari) e di suddiacono (d. Matteo de Meo, diocesi di S. Severo).
Un tempo era la "Messa a tre preti" che si indicava popolarmente, celebrata in particolari occasioni in cui si richiedeva una solennità speciale, come nel caso dell'anniversario della dedicazione.

La S. Messa sarà cantata in canto gregoriano, con accompagnamento organistico sul prezioso strumento settecentesco che si conserva a S. Francesco, a cura del giovane Pierluigi Mazzone.
Il servizio all'Altare sarà svolto dal gruppo ministranti "Ecclesia Mater" sovrinteso da Antonio Alò, della parrocchia S. Maria  Amalfitana di Monopoli.
Il canto gregoriano, nelle parti affidate al sacerdote, al diacono, al cantore e al popolo contribuisce a rendere splendore al culto, essendone parte integrante ed è un patrimonio immenso che può essere riscoperto tramite questa forma di celebrazione, considerando che nella forma ordinaria, in cui ne è vivamente caldeggiato l'uso, purtroppo esso è stato quasi totalmente messo da parte.
Al termine della S. Messa seguirà la tradizionale benedizione della gola nella festa di S. Biagio di Sebaste, vescovo e martire.  
I fedeli che visiteranno la chiesa di S. francesco d'Assisi il 3 febbraio potranno lucrare l'indulgenza plenaria, alle solite condizioni, trattandosi di una festa in cui la Chiesa concede tale opportunità.









giovedì 24 gennaio 2013

Sacra Liturgia 2013: Roma, 25-28 giugno 2013


Una conferenza internazionale per studiare, promuovere e rinnovare l’apprezzamento
per la formazione liturgica e la celebrazione







Il Vescovo di Fréjus-Tolone, S.E. Mons. Dominique Rey, organizatore di Sacra Liturgia 2013, ha ricevuto il seguente messaggio dalla Segreteria di Stato: 

“Il Santo Padre… vi rivolge i suoi vivi incoraggiamenti per questa felice iniziativa al fine di promuovere il ruolo della liturgia nella vita e nella missione della Chiesa.”


L’iscrizioni per la conferenza sono aperti nello sito internet: http://sacraliturgia2013-italy.com/registration/



Per maggiori  informazioni:

Sacra Liturgia 2013

www.sacraliturgia2013.com

www.facebook.com/Sacraliturgia2013

www.twitter.com/Sacraliturgia



Secretariat:
Monastère Saint-Benoît
2, rue de la Croix
83680 La Garde-Freinet
France



venerdì 18 gennaio 2013

La Liturgia: non "spettacolo", ma comunicazione diretta con Dio

fonte: Zenit.org - 16 gennaio 2013


 Il cardinale Cañizares ha annunciato la pubblicazione entro l'anno di un opuscolo per fedeli e sacerdoti per vivere correttamente la Santa Messa

Di H. Sergio Mora

ROMA, 16 Gennaio 2013 (Zenit.org) - La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sta preparando un opuscolo sulla Santa Messa, rivolto sia ai sacerdoti, per assisterli nella celebrazione, sia ai fedeli, per aiutarli a partecipare correttamente alla stessa. Lo ha annunciato ieri il cardinale Antonio Cañizares, Prefetto della Congregazione vaticana, durante una conferenza nell'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, sul tema La Liturgia cattolica a partire dal Vaticano II: continuità ed evoluzione.

foto: ScuolaEcclesiaMater.org
"Siamo ancora in fase di preparazione del documento” ha dichiarato il porporato a ZENIT, spiegando che esso servirà “per celebrare bene e partecipare bene” e che probabilmente “verrà pubblicato quest'anno, in estate”.

Durante la conferenza, Cañizares ha ribadito l'importanza data dal Concilio Vaticano II alla Liturgia, il cui rinnovamento – ha detto – “deve essere in linea con la tradizione della Chiesa e non una rottura o una discontinuità”, ovvero pieno di tutte quelle “innovazioni” che "non sono rispettose di tutto ciò che Pio XII ha indicato”.

In particolare, il cardinale ha citato la Sacrosanctum Concilium, il primo documento conciliare sulla sacra liturgia, attraverso la quale “si è esercitata l'opera della nostra redenzione, specialmente nel divino sacrificio dell'Eucaristia". “Dio - ha sottolineato - vuole essere adorato in modo concreto e non dobbiamo essere noi persone a cambiarla".

Il Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha parlato, inoltre, di “Chiesa rinnovata”, precisando che ciò non deve essere inteso “come una semplice riforma delle strutture, ma come un cambiamento a partire dalla liturgia”, perché è attraverso di essa che “in effetti opera la salvezza”.

E riflettendo sulla Liturgia non si possono dimenticare le parole del documento conciliare secondo cui "Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nella Liturgia. Egli è presente nel sacrificio della Messa e nella persona del ministro - ‘offrendosi ora per il ministero dei sacerdoti, come si offrì prima sulla croce’ - sia soprattutto sotto le specie eucaristiche ". Scopo della liturgia è dunque “il culto di Dio e la salvezza degli uomini” che, ha detto il cardinale, non è “una nostra creazione, ma la fonte e il culmine della Chiesa”.

Il porporato ha criticato, inoltre, gli “abusi” esistenti verso la Liturgia, come la sua “spettacolarizzazione”, lodando invece quei momenti di silenzio che sono “l'azione" che “permettono al sacerdote e ai fedeli di comunicare con Gesù Cristo” e che riducono la “predominanza della parola”, che spesso si trasforma “in protagonismo del sacerdote celebrante”. In tal senso, l'atteggiamento da seguire è quello di Giovanni il Battista “che si eclissa per dare spazio al Messia".

Ha poi rimarcato che il Concilio ha specificamente parlato della Messa rivolta verso il popolo e dell'importanza di Cristo sull'altare, in modo da non escludere i fedeli presenti, in particolare dalla parola di Dio. Ha anche sottolineato la necessità della nozione del “mistero” e di alcuni particolari interessanti prima molto più rispettati, come “l'altare a est” o la coscienza del “significato sacrificale dell'Eucaristia”.

giovedì 10 gennaio 2013

La Santa Messa a Taranto

In obbedienza a quanto richiesto dal Santo Padre Benedetto XVI nel Motu Proprio Summorum Pontificum, l'Ufficio diocesano per la Liturgia, con mandato dell'Arcivescovo di Taranto, provvede alla Celebrazione dell'Eucaristia nella forma straordinaria, secondo il Messale del 1962, presso la Parrocchia Maria SS.ma del Monte Carmelo.
Celebra il Direttore dell'Ufficio, mons. Marco Gerardo

Di seguito è indicato il calendario delle celebrazioni previste da gennaio a luglio 2013

  • Domenica 13 gennaio, ore 12,00
  •  Sabato 16 febbraio, ore 18,30
  • Domenica 10 marzo, ore 17,00
  • Sabato 20 aprile, ore 18,30
  • Sabato 18 maggio, ore 19,00
  •  Sabato 15 giugno, ore 19,00
Per tutte le informazioni: info@portodimarebis.com

La parrocchia del Carmine è in Piazza Giovanni XXIII, 74123 Taranto:



sabato 5 gennaio 2013

La desacralizzazione del sacro secondo Galimberti… e noialtri


di Vito Abbruzzi

Dopo poco più di dieci anni dalla pubblicazione di Orme del sacro. Il cristianesimo e la desacralizzazione del sacro (ed. Feltrinelli, Milano 2000), Umberto Galimberti è ritornato sul tema pubblicando nel 2012, sempre con Feltrinelli, Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto. 
In questa sua ultima impresa letteraria il noto professore della Università “Ca’ Foscari” di Venezia mira a definire compiutamente la propria visione del Cristianesimo, a cui riconosce il merito di aver dato vita e forma all’Occidente, ma che a questo Occidente avrebbe anche strappato il cuore autenticamente religioso.

Il Cristianesimo è per l’agnostico Galimberti la religione dal cielo vuoto, la religione che ha desacralizzato il sacro, perché, “occupandosi a pieno titolo del mondo” si sarebbe trasformato in “evento diurno”. Producendosi in discorsi che ogni società civile può fare tranquillamente da sé, il cristianesimo – a suo giudizio – avrebbe lasciato “la gestione della notte indifferenziata del sacro o alla solitudine dei singoli che cercano rimedi in farmacia, o alla follia dei gruppi”. E qui una dura critica verso tutte quelle “nuove fedi” (non escluse quelle di matrice cattolica), che, in maniera assai deformata e pericolosa, “rispondono alla domanda di tutela di quanti non sono in grado di gestire le situazioni-limite dell’esistenza” (vedi ivi, pp. 25-36).

Galimberti non esita a definire le nuove fedi di cui parla, vere e proprie “sette tragiche”, le quali, “nei loro discorsi, nelle loro preghiere, nella follia dei loro gesti”, riprenderebbero proprio “i temi cristiani della remissione dei peccati, della salvezza, della grazia, della morte e della resurrezione” (ivi, p. 30).

Come replicare a questa autorevole e ineccepibile disamina del professore? 
A noi fa piacere che non solo Galimberti, ma anche altri pensatori non credenti come lui e prima di lui abbiano denunciato quella che egli chiama “desacralizzazione del sacro”. Penso, ad esempio, al profetico Erich Fromm, che già nel lontano 1956, ne L’arte d’amare, non senza una certa preoccupazione, ebbe il coraggio di dichiarare: « La disintegrazione dell’amore per Dio ha raggiunto le stesse proporzioni della disintegrazione dell’amore per l’uomo. Questo fatto è un clamoroso contrasto con la teoria di una rinascita religiosa nell'epoca attuale. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. […] Senza il processo di evoluzione della vita secondo i principi di Dio, siamo più vicini a una tribù idolatrica primitiva che alla civiltà religiosa del Medioevo » (ivi, pp. 101-102).

Il prof. Abbruzzi interviene al convegno presso l'Università
di Bari, alla presenza del Card. Raymond Leo Burke
È esattamente quanto la nostra Scuola Ecclesia Mater sostiene, avendo fatto pubblicare nel 2012, per i tipi della Lindau, La danza vuota intorno al vitello d’oro: un libro che raccoglie gli atti del convegno dal titolo “Liturgie secolarizzate e diritto”, tenutosi presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari il 25 marzo 2011 e presieduto dal cardinal Burke: un convinto propugnatore della legittimità e dell’opportunità della compresenza della Messa nella Forma extraordinaria e nella forma riformata da Papa Montini o Forma ordinaria. A pagina 7 leggiamo testualmente: « Proprio con riferimento all’episodio del vitello d’oro di Aronne, è il Papa [Benedetto XVI] che pone in luce questa “tentazione costante nel cammino della fede”, eludere cioè il profondo mistero di Dio, “costruendo un dio comprensibile, corrispondente ai propri schemi, ai propri progetti”; si riprende in definitiva il tema della danza intorno al vitello […] d’oro, di un “gioco vuoto” che cerca se stesso, il quale diventa così “una sorta di banale autosoddisfacimento”, che cade facilmente nell’idolatria ».
Questa citazione serva a far capire al professor Galimberti che certi temi a lui cari stanno massimamente a cuore pure a noi e che non c’è bisogno, come egli ha fatto, di andare a scomodare Pierangelo Sequeri, dedicandogli un paragrafo alle pagine 323-324 del suo ultimo libro, visto che il monsignore, che ha fama di essere “teologo, scrittore e musicista” (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Pierangelo_Sequeri), è uno di quegli autori che, in virtù delle sue “canzoni di ispirazione sentimentale-religiosa che ha composto e che sono molto spesso eseguite durante le messe (tra le raccolte più note si ricordano Symbolum ’77 - Tu sei la mia vita, Symbolum ’78 - E sono solo un uomo, Symbolum ’80 - Oltre la memoria)” (vedi ivi), ha contribuito proprio alla tanto deprecata “desacralizzazione del sacro”. In che modo? Facendo parlare l’uomo; mettendolo al centro dell’universo; rendendolo protagonista principale nel dialogo con Dio. E dando così ragione a Fromm quando, sempre ne L’arte d’amare, polemicamente spiega che lo sforzo maggiore dell’uomo moderno è “cercare di aver un senso dell’‘io’; io, me stesso, come il centro dei miei poteri, come il creatore del mio mondo” (ivi, p. 111). 

La polemica frommiana non si ferma qui, ma va più a fondo, quando afferma: « Il concetto idolatrico di Dio è evidente. La gente è dominata dall’ansia. Senza fede né principi, e si trova senza uno scopo tranne quello di andare avanti; di conseguenza continua a restare infantile, a sperare che il padre e la madre continuino a venire in suo aiuto, quando l’aiuto è necessario. È vero che nelle civiltà religiose, come quella del Medioevo, l’uomo guardava a Dio come a una madre e a un padre pietoso. Ma nello stesso tempo prendeva Dio sul serio: lo scopo principale della sua vita era di vivere secondo i principi di Dio, di fare della “eterna salvezza” lo scopo supremo al quale erano subordinate tutte le altre attività. Oggi niente di questo sforzo è presente. La vita quotidiana è nettamente separata da ogni valore religioso. È dedicata allo sforzo di procurarsi le cose materiali e il successo personale. I principi sui quali si basano i nostri sforzi sono quelli dell’indifferenza e dell’egotismo (il primo spesso camuffato come “individualismo” o “iniziativa individuale”). L’uomo di una civiltà veramente religiosa può essere paragonato ai bambini di otto anni, che hanno bisogno della madre come un aiuto, ma che cominciano subito ad adottare gli insegnamenti e i principi. L’uomo contemporaneo è piuttosto come un bambino di tre anni, che piange quando ha bisogno del padre, ma è completamente autosufficiente quando può giocare » (ivi, pp. 101-102).
Una rinascita del sacro, perciò, è possibile ed è auspicabile se si rimette Dio al centro, anche e soprattutto nelle funzioni religiose, da cui Egli è stato prima detronizzato e poi sfrattato; messo in un angolo o in un cantuccio seminascosto persino nelle nostre superbe chiese antiche: veri e propri capolavori d’arte che, per il loro essere primariamente “monumento nazionale”, “patrimonio dell’umanità”, ecc., oramai sono considerati anche luogo di culto.
Ribadire, dunque, “i diritti di Dio” (tanto per citare il titolo del libro di Daniele Nigro, pubblicato nel 2012 da Sugarco) nella liturgia cattolica è il vero antidoto contro la desacralizzazione del sacro! Solo così si può rimarginare quella piaga – oramai in cancrena – tristemente nota come “creatività”, che, secondo il giudizio autorevole di Benedetto XVI, è stata causa delle non poche “deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile” (Lettera ai Vescovi in occasione della pubblicazione del Motu Proprio “Summorum Pontificum”).
È su queste basi che noi della Ecclesia Mater, in quanto Scuola, ci stiamo con tutte le forze adoperando per la risacralizzazione del sacro, pronti a dare al professor Galimberti – e a tutti quelli come lui mossi da buone intenzioni – tutto il proprio apporto scientifico in campo teologico-liturgico, fermamente fiduciosi che tempora bona veniant.

mercoledì 2 gennaio 2013

Monopoli: le prossime Sante Messe nella forma "Straordinaria"




5 gennaio
19 gennaio

ore 20,00

Chiesa di San Francesco d'Assisi
Largo Plebiscito (nei pressi del Municipio)
- Monopoli (BA) -



Continua a Monopoli (Ba) la celebrazione della S.Messa nella forma straordinaria del Rito Romano: sabato 5 e  sabato 19 gennaio alle ore 20,00  nella Chiesa di S. Francesco d'Assisi in L.go Plebiscito (adiacente al Municipio). Officiante il parroco Sac. Don Vito Maria Schiavone




martedì 1 gennaio 2013

La data (in)certa del Natale

di Vito Abbruzzi

« Come ogni anno, la festa tanto attesa, che riesce ancora a regalare emozioni fortissime e ad aprire i cuori della gente, si ripete.
« Ma il Natale, esattamente, che cosa è? 
« E la festa del 25 dicembre è il vero giorno della nascita di Gesù? 
« […] Il 25 dicembre, infatti, si festeggiava il Dies natalis Solis invicti, celebrazione dedicata al dio del Sole.
« Con l’avvento del Cristianesimo, questa festa pagana è stata sostituita dal NATALE CHRISTI, dedicata al vero dio del Sole e della Luce: Gesù Cristo.
« La data reale della nascita di Gesù Cristo non si conosce con certezza. Secondo gli storici la sua nascita si dovrebbe far risalire tra il 7 e il 4 a.C., ma su giorno e mese non esistono indizi ».

Immagine di Gesù Bambino venerata dalla Confraternita
della SS.ma Trinità de' Pellegrini. Taranto
Quello che abbiamo or ora letto non è il solito testo diffuso dall’annosa e noiosa propaganda antinatalizia dei pedanti testimoni di geova, bensì si tratta di un foglietto distribuito da una maestra elementare qualche giorno fa ai suoi scolari, convinta, in assoluta buona fede, della incertezza del 25 dicembre quale “vero giorno della nascita di Gesù”.
Come controbattere a una tale idiozia che, affermando che “su giorno e mese [della nascita di Gesù Cristo] non esistono indizi”, ritiene il “Natale Christi” una festa che ha sostituito quella pagana dedicata al Sol Invictus (25 dicembre)? Replicando che gli indizi esistono; eccome! Basta leggere attentamente i Vangeli, per  nulla imprecisi circa le notizie riguardanti la vita di Gesù; notizie che “se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,25).
Proprio un anno fa, di questi tempi, veniva dato alle stampe il libro di Michele Loconsole Quando è nato Gesù? (ed. San Paolo), in cui si smentisce la tesi sostenuta da non pochi studiosi del cristianesimo antico, e sostenitori dell’ipotesi cosiddetta mitologica, che la data del 25 dicembre fu scelta dalla Chiesa del secolo IV – tra alcune possibili – per “oscurare” e, nello stesso tempo, “soppiantare” la festa pagana del dio sole, o più propriamente del Sol Invictus: la ricorrenza religiosa celebrata da diversi popoli, soprattutto politeisti, in concomitanza del giorno del solstizio d’inverno. Alla luce dello studio delle fonti dell’epoca, sembra invece che sia accaduto esattamente il contrario. È infatti la festa pagana del Sole Invitto ad essere stata posta o, ancor meglio, posposta al 25 dicembre, nel tentativo di oscurare o di sovrapporsi a quella cristiana del Natale del Signore, più antica. Infatti, nell’Urbe la celebrazione della nascita di Cristo fissata al 25 dicembre è attestata già nel 204 da Ippolito Romano (170-235); mentre la festa pagana del dio sole era stata introdotta a Roma successivamente da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222 d.C.) e fissata al 19 dicembre. Solo più tardi, nel 274, l’imperatore Aureliano spostò al 25 dicembre tale ricorrenza, per arginare, limitare, se non cancellare – e non solo attraverso le indimenticabili ed efferate persecuzioni – l’ormai ingombrante comunità cristiana, così influente a Roma e nel resto dell’Impero.
Ma tornando alla attendibilità dei Vangeli, sempre il Loconsole dimostra nel suo libro la veridicità storica del 25 dicembre, quale data assai probabile della nascita del Messia, alla luce dell’annuncio dell’angelo Gabriele a Zaccaria (cf. Lc 1,5-20), che, in quanto appartenente alla classe sacerdotale di Abìa, gli toccò di officiare nel Tempio di Gerusalemme esattamente il 23 settembre. A rivelarlo, un recente studio condotto da un ricercatore israeliano. È facile, a questo punto, calcolare tutto il resto: dopo qualche giorno si ha il concepimento di Giovanni Battista la cui nascita è festeggiata il 24 giugno; sei mesi dopo il concepimento del Battista (la tradizione orientale lo fissa al 25 settembre), quello verginale di Gesù (25 marzo), la cui nascita, dopo una gravidanza regolare di nove mesi, avviene il 25 dicembre. Che la gravidanza di Maria sia stata regolare lo sappiamo dall’evangelista Luca, attestando che quando “si compirono per lei i giorni del parto, diede alla luce il suo figlio primogenito” (Lc 2,6-7). E noi sappiamo che l’evangelista Luca è in questo veridico, considerate le sue competenze mediche (cf. Col 4,14). Infatti, proprio perché medico, Luca è l’unico a riferire il preinfarto di Gesù nel Getsemani: « In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra » (Lc 22,44).
Ma quando l’evangelista Luca dice che “nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio” alla Vergine Maria, si riferisce non solo al sesto mese della gravidanza di Elisabetta, ma anche al sesto mese del calendario ebraico, che anche ai tempi di Gesù fissava l’inizio dell’anno nuovo con l’equinozio di autunno (23 settembre). E così i conti tornano alla grande, confermando ancor più l’esattezza della data del 25 dicembre.
Infine, abbiamo la profezia di Zaccaria (il papà di Giovanni Battista), che, riferendosi al venturo Messia di Israele quale “sole che sorge (oriens ex alto)” (Lc 1,78), ne indica, appunto, la nascita, che coinciderà col solstizio d’inverno. Altrimenti non avrebbero senso i tantissimi appellativi vetero e neo testamentari attribuiti al Cristo quale luce che brilla fra le tenebre (cf. Is 58,10; Gv 1,5); “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9); “sole che non tramonterà più” (Is 60,20) sugli eletti, i quali, a motivo di ciò, “non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22,5).

venerdì 28 dicembre 2012

AVVISO: Santa Messa E.F. a Barletta

30 dicembre 2012
ore 18,00


SANTA MESSA
nella forma straordinaria del Rito Romano

Chiesa del Purgatorio
(Santa Maria dei Suffragi 
delle Anime del Purgatorio)



corso Garibaldi - Barletta

Celebra: don Nicola Bux


Dopo la Santa Messa, si incontreranno tutti gli amici della Scuola Ecclesia Mater, residenti nella zona






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martedì 25 dicembre 2012

Dies in Nativitate Domini


Auguri di un Santo Natale!

Scuola Ecclesia Mater

Barletta - Cattedrale di Santa Maria Maggiore, 
XI sec. "Natività", olio su tela, 1741, Geronimo Genatempo, 
in cornice di stucco nella Cappella del Transito di S. Giuseppe




Hodie Christus natus est; 
Hodie Salvator apparuit;
Hodie in terra canunt Angeli,
lætantur Archangeli;
Hodie exsultant iusti, dicentes: 
Gloria in excelsis Deo, 
alleluia




domenica 16 dicembre 2012

L'atto costitutivo della Scuola Ecclesia Mater


28 settembre 2012
Abbazia "Madonna della Scala"
- Noci (BA) -

Il 28 settembre scorso, presso l’abbazia della Madonna della Scala (Noci), al termine del seminario sull'abate Emanuele Caronti osb, figura eminente del movimento liturgico del secolo scorso, si è formalmente costituita la Scuola Ecclesia Mater, alla presenza di don Giovanni Lunardi, e di don Anselmo Susca, autorità riconosciuta del canto gregoriano e della musica sacra, che, offrendo le sue sofferenze e preghiere per la fecondità del nostro atto, il 1° ottobre è tornato al Signore.

La Scuola, associazione privata di fedeli chierici e laici, iniziata informalmente a Roma nel 2005, per iniziativa dei teologi padre Adriano Garuti ofm, collaboratore per oltre vent'anni del card. Ratzinger, padre David Jaeger ofm, ora prelato della Rota Romana, e don Nicola Bux, consultore in Vaticano, promuove la liturgia (sia nella forma ordinaria sia in quella straordinaria), la musica e l’arte sacra, studiando e diffondendo l’insegnamento di Benedetto XVI. 

Significativamente l’atto costitutivo è stato siglato nell’Abbazia della Madonna della Scala, centro di spiritualità liturgica e di musica sacra, ricordando quanto affermato da Benedetto XVI: “Una comunità mette in questione se stessa, quando considera improvvisamente proibito quello che fino a poco tempo prima le appariva sacro e quando ne fa sentire riprovevole il desiderio. Perché le si dovrebbe credere ancora? Non vieterà forse domani ciò che oggi prescrive?”. (lettera di Benedetto XVI ai Vescovi in occasione della pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum)

La Scuola promuove l’approfondimento delle ragioni della fede, sostenendo la retta ars celebrandi, sia della forma ordinaria sia della forma straordinaria del Rito Romano, mediante l’osservanza dello ius divinum e della lex liturgica, secondo quanto stabilito dall’Autorità della Sede apostolica; coopera per il ripristino della disciplina della musica e dell’arte sacra, della loro dignità, bellezza ed universalità e svolge attività formativa, divulgativa e consultiva nei medesimi settori.

In attuazione di tale programma, nella primavera 2011 la Scuola ha organizzato, presso l’Università di Bari – Facoltà di Giurisprudenza, il convegno: “Liturgie secolarizzate e diritto”,  i cui contributi sono raccolti nel volume “La Danza Vuota intorno al Vitello d’Oro. Liturgie secolarizzate e diritto”, Lindau, Torino, 2012; nel corso del 2012 ha promosso il ciclo di simposi a livello nazionale “Colloqui sulla musica sacra”, del quale si sono già svolti due appuntamenti (Lecce, maggio 2012; Verona, ottobre 2012), mentre il terzo e conclusivo è previsto a Roma nel prossimo anno; il 1° maggio 2012 ha organizzato il primo pellegrinaggio regionale presso il santuario di Santa Maria di Leuca, presieduto dal card. Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

Del Collegio direttivo sono stati chiamati a far parte il cons. Giuseppe Capoccia (presidente), il dott. Daniele Nigro (vicepresidente), il prof. Vito Abbruzzi (Segretario), l’avv. Riccardo Rodelli (tesoriere), ed inoltre, quali componenti, il sig. Antonio Alò, il m° avv. Giannicola D’Amico, l’arch. Andrea De Meo, il prof. don Matteo De Meo, il prof. Giovanni Schinaia il m° Carlo M. Barile, l’arch. Angelo La Notte, il dott. Pierluigi Perrone.



lunedì 3 dicembre 2012

Santa Messa in forma "straordinaria" a Monopoli




8 dicembre
29 dicembre

ore 20,00
Parrocchia Santa Maria Amalfitana
Largo Plebiscito
- Monopoli (BA) -


A Monopoli (Ba) nella parrocchia di S. Maria Amalfitana in largo Plebiscito, da Sabato 8 dicembre alle ore 20,00, a norma del Motu Proprio "Summorum pontificum cura" di S.S. Benedetto XVI, sentito il parere favorevole del vescovo diocesano Mons. Domenico Padovano sarà possibile partecipare alla S. Messa nella forma straordinaria del Rito Romano.



mercoledì 28 novembre 2012

Romano Guardini sulla Liturgia


“Nella liturgia il Lógos ha la preminenza, che gli spetta sulla volontà. Di qui la sua mirabile placidità, la sua calma profonda. Di qui s’intende come essa sembri totalmente evolversi in contemplazione, adorazione, esaltazione della verità divina. Di qui la sua apparente indifferenza alle piccole miserie quotidiane. Di qui la sua scarsa preoccupazione di “educare” immediatamente e di insegnare la virtù. La liturgia ha in sé qualcosa che fa pensare alle stelle, al loro corso eternamente uguale, alle loro leggi inviolabili, al loro profondo silenzio, all’ampiezza infinita in cui si trovano. 

Sembra, però, soltanto che la liturgia si preoccupi così poco delle azioni e delle aspirazioni, e della condizione morale degli uomini. Poiché in realtà essa sa assai bene provvedervi: chi, infatti, vive realmente in essa, si assicura la verità, la sanità, la pace nell’intimo dell’essere.”
Romano Guardini, Lo spirito della liturgia.

“La liturgia, come osserva il Guardini, non ha rapporti immediati con la vita reale di ogni giorno, con quella vita cioè che si svolge nelle officine, nei campi sportivi; ma resta nell’ambito solenne e sempre alquanto appartato dal mondo, che è proprio del santuario. Sfugge perciò a molti che appunto per la sua profonda calma, per la sua mirabile placidità, per il suo abbandonarsi all’adorazione della gloria di Dio, per il suo richiamo al raccoglimento interiore, la liturgia rappresenta un salutare rimedio per guarire l’uomo moderno dalla febbre, che lo divora sia nell’estenuante e affannoso lavoro sia nello snervante svago che spesso è un’altra forma di fatica e di dissipazione. Ma non basta. La liturgia, in quanto fa rivivere i principi fondamentali della religione, in quanto richiama la creatura all’adempimento dei doveri verso il Creatore e dona la santità e la pace soprannaturale, è anche la migliore preparazione alla vita quotidiana, perché infatti, quando sarà il momento dell’azione, il fedele deve saper conformare i suoi atti ai sentimenti che gli sono stati suscitati nel tempio, dalla liturgia.”

Giovanni Modugno, 
Religione e vita.       

venerdì 23 novembre 2012

AVVISO: don Nicola Bux a Molfetta



Lunedì 26 Novembre 2012
ore 18,30

Incontro con don Nicola Bux sul tema:
La Musica Sacra oggi

Università Popolare Molfettese
Corso Umberto I, 70
- Molfetta -






giovedì 22 novembre 2012

La Musica nel Tempio fuori della Liturgia: appunti fra Arte e Diritto


di Giannicola D'Amico

Un tempo, dopo la “funzione serotina” alias la Benedizione del SS.mo Sacramento nel giorno della festa di S. Cecilia, c’era l’usanza di intonare per la prima volta il “Tu scendi dalle stelle” ad ideale apertura dell’imminente inizio dell’Anno liturgico.
C. Saraceni - Martirio di S. Cecilia (1610 ca.)
L’odierna occasione festiva per la gloriosa Martire romana, Patrona della Musica, permette qualche riflessione in previsione dell’ormai imminente Avvento e delle feste natalizie che seguiranno a ruota, poiché sono il periodo dell’anno ormai stabilmente connotato dal vertiginoso numero di concerti “natalizi” che hanno invaso le nostre chiese, a tutte le latitudini, nelle città, come nei piccoli centri.
E’ormai diffusa la prassi di ospitare in chiesa kermesse di vario genere, e i concerti in alcuni casi sono momenti di vera elevazione spirituale e gioia estetica che aiutano a creare una reale meditazione nei luoghi di preghiera, ma purtroppo capita a volte di assistere a rappresentazioni non proprio edificanti, musicalmente parlando, se non addirittura inadatte ai luoghi che le ospitano.
Ammettere concerti negli edifici sacri è usanza antica: alcuni dei grandi oratori di Perosi, tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, vennero eseguiti in importanti chiese di tutta Italia, meritando all’autore fama e popolarità (che egli spese poi per il servizio liturgico).
Oggi però, data la pletora di manifestazioni, è tutt’altra musica!
Dagli anni Settanta il fenomeno si è gradualmente espanso, per varie ragioni: agli inizi essenzialmente per un progressivo accoglimento in sede concertistica di tutto il repertorio organistico, polifonico e finanche gregoriano che una inquietante interpretazione delle normative liturgico-musicali del Concilio Vaticano II, progressivamente bandiva con inesorabile categoricità dalla sua sede nativa, ovvero dai riti.
I cori, le scholae e le cappelle musicali – ove sopravvissero alla falcidie - dovevano pur produrre un repertorio conquistato e tramandato a caro prezzo: anche la Cappella Sistina, per mantenere viva la sua grande tradizione polifonica, intraprese memorabili tournées sotto l’inarrivabile mano di Domenico Bartolucci, finanche in Turchia ed in Giappone.
Successivamente si sono aggiunti altri motivi, quali la bellezza dei luoghi e la compatibilità acustica di essi, e poi la progressiva mancanza di “contenitori culturali” (sintagma abominevole, ma ormai di uso corrente) nelle nostre città, sempre più affamate di spazi sociali di aggregazione.
Queste ultime ragioni spingono spesso a considerare le chiese, come siti capaci di una supplenza tout court di tali carenze ed ad ospitare in esse concerti o manifestazioni poco consoni alla sacertà dei luoghi.
Nel novembre 1987, la Congregazione per il Culto Divino, innanzi al progressivo ampliamento del fenomeno e dei pericoli di cattiva gestione, diramò una lettera con cui si chiarificavano alcune cose e si dava un indirizzo preciso per l’azione pastorale in questa materia, con espliciti riferimenti all’Istr. Musicam Sacram del 1967, che assimilava i concerti nelle chiese ai pii esercizi, e ai canoni 1210 e 983 CJC.
Tra l’altro si diceva “Non è legittimo programmare in una chiesa l’esecuzione di una musica che non è di ispirazione religiosa e che è stata composta per essere eseguita in contesti profani precisi, sia essa classica o contemporanea, di alto livello o popolare: ciò non rispette¬rebbe il carattere sacro della chiesa…” ma ormai non è difficile imbattersi in programmazioni sinfoniche che anche prestigiose istituzioni musicali decentrano stabilmente nelle chiese, sicchè si può ascoltare un suadente Bolero di Ravel presso una tragica Crocefissione, o la Radetzky march sotto gli occhi “basiti” di una S. Agata al supplizio.
Senza contare che di recente si è assistito anche a spettacoli coreutici di vario genere, sorretti dalle motivazioni più disparate: dall’altissima giustificazione ecumenica, fino alla più  casalinghe opportunità per i gruppi parrocchiali che devono organizzare il saggio di fine anno, per arrivare alla solennizzazione di solstizi, equinozi ed altri eventi …. astronomici!  
Per l’imponenza del fenomeno è chiaro che le previsioni della Congregazione circa il previo assenso di ogni programma da parte dell’Ordinario sono ormai superate de facto, per cui sarebbe utile che i parroci, i rettori e anche gli organizzatori – compresi i musicisti -  non dimenticassero che la chiesa è luogo sacro, cioè “messo a parte”, in modo permanente, per il culto a Dio, e ogni manifestazione extracultuale, per quanto di altissimo livello, deve essere circondata da precise garanzie e dall’osservanza di requisiti minimi di compatibilità con la destinazione canonica del luogo, altrimenti si perde di vista ….. l’Essenziale.
Anche Pio X, entrando in S. Pietro per la prima volta da Papa, tacitò dalla sedia gestatoria le scroscianti manifestazioni di gioia dei fedeli dicendo “Non è bello applaudire il servo, nella casa del Padrone”.