Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 31 agosto 2016

Cardinal Burke: "Nostra Aetate non è magisteriale; il Dio dei Cattolici non è lo stesso dei Musulmani"

Diversi ecclesiastici, pure insigni, hanno chiarito l’autentica posizione dei cattolici di fronte all’islam, tutt’altro che religione di pace!
Abbiamo già avuto modo di pubblicare la dichiarazione di don Nicola Bux circa la discutibile iniziativa di preghiera dei musulmani nelle chiese cattoliche; iniziativa che, vuoi per ignoranza vuoi per malafede, è stata invece applaudita da molti “vescovi” e “cattolici” (v. qui. Cfr. Andrea Carradori, Asti. “Messa congiunta” catto/islamica nella festa dell’Assunta “molto cara anche ai musulmani”. Violata la sacralità della Cattedrale, tradita la Redemptionis sacramentum, in MiL, Messa in latino, 17.8.2016), dimentichi degli stessi documenti della Chiesa e che lo stesso San Francesco – a torto preso a modello di “dialogo” con l’islam (ennesima calunnia nei riguardi del Santo di Assisi!) – patrocinò e giustificò dinanzi al Sultano d’Egitto le Crociate (Antonio Socci, Caro papa Bergoglio, San Francesco era un crociato e andò a predicare per convertire il sultano e tutti i musulmani alla fede cristiana, in Lo straniero, blog di Antonio Socci, 5.8.2016, nonché in Il Timone, 5.8.2016; Antonio Gurrado, L’islam, la chiesa e quella versione un po’ semplicistica del pacifismo francescano, in Il Foglio, 17.8.2016)! Dopo don Nicola anche altri sono intervenuti a tal riguardo (Matteo Zanichelli, Don Vescovi: “Islam violento? È la realtà. Il Papa? Le sue sono opinioni”, in Corrispondenza romana, 3.8.2016; Andrea Morigi, Il vescovo: “No ai musulmani alle messe cattoliche”, in Libero, 17.8.2016; Francesco Curridori, Monsignor Negri: “Ora basta musulmani a messa”, in Il Giornale, 17.8.2016; Michele M. Ippolito, Il prelato emerito del santuario di Pompei: “L’islam è un pericolo, ce lo dice la sua storia”, in Lafedequotidiana, 20.8.2016; Id., Il teologo don Morselli: “Musulmani a messa? Come dare le perle ai porci”, in ivi, 23.8.2016; Id., Don Arnaldo Combi: “Non voglio più imam sull’altare”, ivi; Id., Don Gabriele Mangiarotti: “Ci lasciamo sedurre da un dialogo impossibile con l’islam”, ivi, 27.8.2016;  Redazione, Musulmani in Chiesa: dilaga il fronte del “NO” tra i sacerdoti cattolici, in Qui Europa, 23.8.2016; Andrea Carradori, Musulmani a Messa oggi nel Canton Ticino. Un frate cappuccino si oppone: «La messa è legata alla fede. Non ha senso viverla con chi crede in qualcosa d’altro». Aggiornamento, in MiL, Messa in latino, 28.8.2016).
Don Nicola, di recente, è tornato sul tema dell’islam, con un’intervista a Lafedequotidiana, rammentando come l’islam non sia religione di pace e che il corano alterna affermazioni di pace ad altre bellicose (v. Michele M. Ippolito, Don Nicola Bux: “L’islam non è una religione di pace”, in Lafedequotidiana, 28.8.2016. Sull’islam, cfr. Angelo Severino, La Sicilia e la riconquista dell’islam, in Chiesa e postconcilio, 10.8.2016; A proposito dell’islam come nostro nemico storico, che si considera tale ma che non si vuol più riconoscere, ivi, 21.8.2016; Kamel Abderrahmani, Tutto il pessimismo sulla riforma dell’islam nelle parole di un colto giovane musulmano, in Il Timone, 24.8.2016).
Oggi abbiamo l’intervento autorevole del card. Burke, di cui offriamo la sintesi in italiano della sua intervista, nella quale ricorda in primo luogo come la dichiarazione conciliare Nostra Aetate non abbia valore dogmatico né magisteriale e che, riguardo agli islamici, nulla è cambiato nella loro “agenda” ed alle loro idee di conquista.
Nella festa del mercedario San Raimondo Nonnato, che votò la sua vita al riscatto dei cristiani prigionieri dei maomettani; che, in prigione, poiché continuava a predicare per convertire i musulmani, le guardie, secondo la tradizione, per impedirglielo, forarono le sue labbra, chiudendole con un lucchetto, e che, creato cardinale da Gregorio IX, morì nel 1240 mentre si recava a Roma per ricevere la porpora cardinalizia, rilanciamo questo l’intervento del card. Burke. Per il testo inglese completo, cfr. Claire Chretien, Cardinal Burke: ‘Highly questionable’ to say Islam worships Christian God and is therefore peaceful, in Lifesitenews, Aug. 30, 2016. Cfr. anche Il cardinale Burke: 'molto discutibile' affermare che l'Islam adora lo stesso nostro Dio ed è una religione di pace. Nostra Aetate non è documento dogmatico, in Chiesa e postconcilio, 31.8.2016.

Antonio del Castillo, S. Raimondo, 1640-50, Museo Goya, Saragozza


Teresa e Santa Cappanin, S. Raimondo riscatta i prigionieri cristiani dai musulmani, 1820, Verona

Bottega siciliana, Madonna della Mercede con i SS. Pietro Nolasco, Ferdinando e Raimondo Nonnato, 1873, Piazza Armerina

Ambito napoletano, Madonna con Bambino con S. Raimondo Nonnato, 1890-99, Napoli

Bottega siciliana, Transito di S. Raimondo Nonnato, XX sec., Nicosia

Monaci cattolici dell'ordine mercedario comprano prigionieri cristiani, durante il dominio ottomano, per restituire loro la libertà. La tratta musulmana degli schiavi cristiani fu il commercio dei bianchi, che fiorì negli Stati cosiddetti "barbareschi" dell'Africa settentrionale, gli attuali Marocco, Algeria, Tunisia e Libia occidentale, tra il XVI e il XIX secolo. Fonte (con integrazioni)

“Il Cardinale Burke dichiara ‘Nostra Aetate’ come non Magisteriale: il Dio dei Cattolici non è lo stesso dei Musulmani”

di Pietro Romano

Delle interessanti dichiarazioni sono state proferite dal Cardinal Burke, come espresso in questo articolo di LifeSiteNews della giornalista Claire Chretien.L’alto Prelato mette in discussione la validità di affermare che Cattolici e Musulmani preghino lo stesso Dio e che l’Islam sia una religione di pace.
Burke continua affermando che ”Nostra Aetate” – Il Documento del Concilio Vaticano II sul rapporto con le altre religioni – si può considerare NON DOGMATICO E MAGISTERIALE, questo in risposta alla domanda se Musulmani e Cattolici adorino lo stesso Dio e se i Cattolici siano obbligati a credere in quanto viene affermato sull’Islam nel suddetto documento.
Nostra Aetate infatti afferma che Cattolici e Islamici adorano l’unico Dio di Abramo; pur non riconoscendo Gesù come Dio, lo venerano come profeta, onorando anche sua madre Maria.
Inoltre ”hanno in stima la vita morale, e rendono culto a Dio soprattutto con la preghiera l’elemosina e il digiuno”.
Il documento invita quindi a superare i dissensi ed inimicizie del passato, e a cercare una mutua comprensione e una promozione comune di giustizia sociale, valori morali, pace e libertà.
La giornalista prosegue affermando che, definendo il documento come non magisteriale, si porrebbe la Fraternità di Pio X in piena Comunione con la Chiesa sull’argomento.
Molti Cattolici infatti reputano il documento poco chiaro e in queste dichiarazioni in contrasto con l’insegnamento della Chiesa, in particolare riguardo il credere che il Cattolicesimo sia l’unica vera religione al contrario dell’Islam.
Prosegue Burke dichiarando che l’atteggiamento verso l’Islam degli ultimi tempi è di stampo relativista essendo incline a una visione di un Dio comune, e questo non aiuta, oltre a essere riduttivo e non vero.
“Come può lo stesso Dio comandare agli islamici di massacrare gli infedeli?”, si chiede il Cardinale.
A detta del Cardinale, nulla è cambiato dai secoli passati nell’agenda islamica, tempo in cui i Cristiani furono chiamati alla difesa della Verità. 

lunedì 31 agosto 2015

La Messa dell’assemblea culla l’agnosticismo - Editoriale di settembre di “Radicati nella fede”

Nella memoria liturgica di S. Raimondo Nonnato, cardinale e confessore, rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede del mese di settembre 2015.



Vicente Carducho, Martirio di S. Raimondo, XVI-XVII sec., Museo del Prado, Madrid


Jerónimo Jacinto de Espinosa, S. Raimondo Nonnato, XVII sec., Museo del Prado, Madrid

Diego Gonzáles de Vega, Cristo incorona S. Raimondo Nonnato, 1673, Museo del Prado, Madrid


Francisco Pacheco, Ultima comunione di S. Raimondo, 1611


Francisco de Zurbarán, Madre implora benedizione di S. Raimondo, XVII sec.


Juan de Mesa, San Ramón Nonato, 1626-27, Museo de Bellas Artes, Siviglia

LA MESSA DELL’ASSEMBLEA CULLA L’AGNOSTICISMO

Editoriale “Radicati nella fede”
Anno VIII n. 8 - Settembre 2015



Ciò che non c’è più nella Messa, scompare inevitabilmente anche dalla vita cristiana. È solo questione di tempo, e nemmeno molto.
Così è stato con l’ultima riforma liturgica: i “vuoti” del rito sono diventati “vuoti” del nuovo cristianesimo.
Ne vorremmo sottolineare uno tra tutti: la scomparsa del submissa voce per il prete, che corrisponde all’assenza del silenzio per i fedeli. Ci sembra questo uno dei punti che più evidentemente indicano un cambiamento radicale nel rito cattolico. D’altronde è questo che soprattutto appare come scandaloso, per i fedeli che oggi si imbattono nella Messa tradizionale: le lunghe parti in cui il sacerdote, specialmente nel canone, pronunciando le parole sottovoce, non fa sentire alcunché ai fedeli, obbligandoli al silenzio.
Più volte abbiamo constatato che è questo a far problema, più dell’uso del latino.
Eppure questo è un aspetto determinante, che se eliminato, cambia tutto non solo nella messa, ma nel cristianesimo stesso.
Il submissa voce, il sottovoce per il prete e il corrispondente lungo silenzio per i fedeli, “incastra” prete e fedeli alla fede, senza appoggi umani. Il sacerdote all’altare deve stare di fronte a Dio, ripetendo sottovoce le parole di Nostro Signore, rinnovando il Sacrificio del Calvario. È un rapporto diretto, personale, intimo con Dio; certo mediato dalla consegna della Chiesa, che custodisce e trasmette le parole che costituiscono la forma del sacramento, ma che in quell’istante non si posa sull’umano della Chiesa, ma sul miracolo della grazia. Così facendo il prete, nel rito tradizionale, immediatamente insegna ai fedeli che ciò che conta è Dio stesso, la sua azione, la sua salvezza, e che queste ci raggiungono personalmente.
La nuova messa non è così, è tutta comunitaria. Il prete in essa, oltre ad essere tutto rivolto ai fedeli, opera come colui che narra ai fedeli ciò che il Signore ha fatto nell’ultima cena: racconta ai fedeli le parole e i gesti del Signore, così che l’azione sacramentale che ne scaturisce appare tutta mediata dall’attenzione che questi ultimi vi devono mettere. Scompare così per il prete il rapporto personalissimo con Dio nel cuore della messa cattolica, il canone, sostituito da questo estenuante rapporto con chi è di fronte all’altare. La nuova forma della messa comunitaria ha così trasformato il sacerdote, gettato in pasto all’attivismo più sfiancante, che è quello di farsi mediare la fede e il rapporto con Dio sempre dai fedeli. La nuova messa ha prodotto un nuovo clero non più aiutato a stare con Dio, non più ancorato all’atto di fede.
Il continuo dialogo nella messa, tra sacerdote e assemblea, ha anche modificato la concezione di Chiesa: oggi pensiamo la Chiesa come nascente dal basso, dal battesimo e quindi dal popolo cristiano; non la pensiamo più come realmente è, nascente dall’alto, da Dio, dal sacramento dell’Ordine. Chi pensa che la Chiesa sorga dal battesimo, non sopporta più quel prete all’altare, che sottovoce pronuncia le parole che costituiscono il miracolo del sacramento.
Anche i fedeli sono direttamente rovinati dal nuovo rito perché, continuamente intrattenuti dal parlare del prete, hanno disimparato anch’essi a stare di fronte a Dio. Così Dio stesso si trova sostituito dall’assemblea celebrante, che diventa ingombrante ostacolo nell’educazione al personale atto di fede.
In questi ultimi tempi si è tentato nella messa moderna di correre ai ripari, cercando invano di reintrodurvi un po’ di silenzio, collocato dopo la lettura del Vangelo, ma anche questo espediente rivela la gravità della nuova posizione. Questo silenzio reintrodotto, solitamente brevissimo, è un silenzio di riposo umano, di meditazione: esso è di tutt’altra natura rispetto a quello prodotto dal submissa voce. Il submissa voce produce un silenzio che avvolge il rapporto intimo del sacerdote con Dio, che dà la sua persona affinché accada l’azione divina che salva. Il silenzio del submissa voce è incentrato sull’azione di Dio e non sulla meditazione dell’uomo, ed è uno dei più grandi richiami al primato della vita soprannaturale, al primato della grazia.
Non c’è nulla da fare, occorre tornare alla Messa di sempre, per tornare alla centralità dell’atto di fede, personale risposta all’azione di Dio.
Sacerdoti e fedeli non possono resistere di fronte al mondo, se non sono costituiti in forza da questo rapporto personalissimo, che nessuna assemblea può sostituire.
L’alternativa? Un agnosticismo pratico, un dubbio di fede pratico, un sospeso dell’anima, riempito dalle parole di un’assemblea che intrattiene per non far pensare.
Osiamo dirlo: la nuova messa, tutta ad alta voce, tutta narrazione e predica, ha cullato i vari agnosticismi, dei preti e dei fedeli, non fermando il dramma dell’apostasia, cioè dell’abbandono pratico della vita cristiana. Ha illuso, dando, nel migliore dei casi, un po’ di calore umano a buon mercato, diseducando a una posizione di fede vera, assolutamente necessaria per attraversare la battaglia di questa vita.
Torniamo alla Messa tradizionale, prima palestra del cristianesimo, quello vero.