Sante Messe in rito antico in Puglia

lunedì 28 marzo 2016

L’eresia regna sovrana nella Casa Pontificia! Lutero, Cantalamessa, e la Resurrezione dal modernismo

Sembra quasi di vivere un incubo. Pare realizzarsi il terribile vaticinio di Lutero contro il Papato e la Chiesa. Egli, seduto in Eisleben (oggi Lutherstadt Eisleben) alla mensa lautissima dei conti di Mansfeld, tracannando i migliori vini del Reno e riempiendosi il ventre delle carni di prelibate selvaggine, beffeggiava grossolanamente sia il Papa sia l’Imperatore sia i monaci; e sporchi lazzi faceva pure sul conto del diavolo, che aveva sempre nella bocca e nel cuore: quando, levatosi a un tratto di tavola, andò a scrivere, fra le risa di tutti i convitati, col gesso su una parete questo verso: Pestis eram vivus, moriens tua mors ero, Papa (così riferisce, R. P. Raffaele Ballerini S.J. , Chi fosse Martin Lutero, in La Civ. catt., a. XXXIV, serie XII, vol. IV, 1883, p. 270). Poco tempo dopo, il 22 febbraio del 1546, egli moriva soffocato dall’asma, disperandosi per sentirsi derelitto da Gesù Cristo e dannato.
Tuttavia, quel sinistro vaticinio pesa. Ed è singolare che oggi Roma si chini a questo funesto personaggio, causa della probabile dannazione di molti popoli!
Per cui, desta non poco sconcerto che il “predicatore della casa pontificia”, tale sig. Cantalamessa, si metta ad esaltare – per giunta durante la Predica del Venerdì Santo – la figura e gli errori di questo eresiarca, dando ad intendere che la Chiesa ed il suo Magistero avevano, per secoli, smarrito la luce della verità sul significato della giustificazione e che senza l’opera dell’eresiarca non l’avremmo riscoperto! C’è davvero da trasecolare.
Ma cediamo alle debite spiegazioni di P. Morselli sul punto.

Lutero, Cantalamessa, e la Resurrezione dal modernismo

di don Alfredo Morselli


L’ultima predica del venerdì santo 2016, pronunciata nella basilica di S. Pietro dal P. Raniero Cantalamessa, contiene affermazioni che feriscono profondamente il cuore dei buoni cristiani.
Si tratta di un’interpretazione falsa della dottrina della giustificazione di Lutero, ascrivendo allo stesso eresiarca un merito, quando invece il suo pensiero in materia è un grandissimo errore contro la Misericordia divina.
Riporto le gravi affermazioni del Predicatore della Casa Pontificia:
“…la giustizia di Dio è l’atto mediante il quale Dio rende giusti, a lui graditi, quelli che credono nel Figlio suo. Non è un farsi giustizia, ma un fare giusti. Lutero ha avuto il merito di riportare alla luce questa verità, dopo che per secoli, almeno nella predicazione cristiana, se ne era smarrito il senso. E’ di questo soprattutto che la cristianità è debitrice alla Riforma, di cui il prossimo anno ricorre il quinto centenario. “Quando scoprii questo, scrisse più tardi il riformatore, mi sentii rinascere e mi pareva che si spalancassero per me le porte del paradiso”. Ma non sono stati né Agostino né Lutero a spiegare così il concetto di “giustizia di Dio”; è la Scrittura che lo ha fatto prima di loro…”

Perché queste affermazioni sono così gravi? 
Quando insegno il catechismo ai bambini della I Comunione, e devo loro spiegare cosa vuol dire che la Grazia ci fa santi, faccio loro questo esempio:
“Una ricca signora aveva nella sua villa due domestiche: una si chiamava Linda l’altra Polverosa. Quando Polverosa spazzava, non avendo voglia di portare via la sporcizia, la nascondeva sotto il tappeto. Invece Linda puliva a fondo e portava via subito nell’inceneritore lo sporco raccolto. Chi delle due è la domestica migliore?”

I bambini rispondono in coro: “Linda!”
Al che pongo una seconda domanda:
“Secondo voi, quando Gesù ci lava con il suo Sangue nel Battesimo e nella Confessione, distrugge i nostri peccati per davvero, oppure li mette sotto un tappeto, facendo finta di non vederli?”

E i bambini in coro: “Li distrugge!”
Adesso traduco il tutto per i lettori “grandi”. Polverosa rappresenta la dottrina della giustificazione di Lutero, l’imputazione estrinseca della giustizia: secondo questa teoria (1), il buon Dio non distruggerebbe i peccati dell’uomo, ma gli imputerebbe - estrinsecamente e arbitrariamente - la sua giustizia; è così il predestinato (colui a cui è capitato in mano il più fortunato dei gratta e vinci, nella lotteria del servo arbitrio) si ritrova ad essere simul iustus et peccator, nello stesso tempo giusto e peccatore.
La giustificazione dell’uomo si riduce così ad essere un velo pietoso su un cadavere putrefatto.
Come può permettersi di asserire, il noto frate cappuccino, che “Lutero ha avuto il merito di riportare alla luce questa verità”?
Ad errore particolarmente grave, lo Spirito Santo ha suggerito a suo tempo un formidabile antidoto: il decreto sulla giustificazione (la Linda dell’aneddoto), promulgato dal Concilio di Trento, in data 13 gennaio 1547:
“Mediante la libera accettazione della grazia, l’uomo da ingiusto diventa giusto, da nemico amico, ed erede secondo la speranza della vita eterna”.
Possiamo e dobbiamo dunque credere fermamente che il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, ogni qual volta gli chiediamo perdono, distrugge radicalmente i nostri peccati, bruciandoli nel fuoco della fornace ardente della carità del suo Cuore; giacché una sola goccia del suo Sangue - che pur Egli ha voluto versar tutto quanto ne scorreva nel suo Corpo -salvum facere totum mundum quit ab omni scelere, può salvare tutto il mondo (e non solo pochi predestinati), da ogni peccato (numero, genere, varietà e profondità di radicamento nell’anima).
Questo i cattolici credono; Lutero non lo ha mai creduto.
Il pensiero di Lutero, tanto decantato dal P. Cantalamessa, è quanto di più subdolo si possa opporre alla vera Misericordia di Dio, quasi che questa possa lasciare il peccatore nella sua miseria, simul obiectum misericordiae et peccator; la vera misericordia non è quella che semplicemente ha compassione di Maria di Magdala, ma quella che ha fatto di lei un grandissima santa, avendone cacciato sette demoni; è quella che ha fatto sì che il ladrone Disma, che aveva riconosciuto la giustezza del supplizio a cui era sottoposto, entrasse per primo in Paradiso tra i figli di Adamo; è quella che ha fatto, del soldato che ha colpito - a nome di tutta l’umanità peccatrice - il Divin Cuore, San Longino...
La radicale sfiducia nella grazia di chi ha pur fatto del sola gratia la sua bandiera, fa capolino negli interventi di chi vuole sovvertire la dottrina della Chiesa sull’Eucarestia e sul matrimonio; si rivede un radicato pessimismo nei confronti di quei fratelli verso i quali si vorrebbe esercitare la misericordia. Da un lato le persone con tendenza omosessuale e i divorziati risposati sarebbero soggetti ad una concupiscenza invincibile - sempre di sapore luterano - giansenista -, per cui si ha persino paura a proporre loro la Verità di Cristo; dall’altro lato si dimentica che non c’è più nessuna condanna per coloro che sono di Cristo Gesù, che cioè la Misericordia di Dio non solo ci accoglie come siamo (lasciandoci simul iusti et peccatores), ma ci vuole veramente liberare, guarire, bruciare il nostro stato di peccato... far di noi dei grandi santi.
“Anziché gustarmi il gaudio della Resurrezione - mi vien da dire - mi ritrovo con le mani in mezzo alla sporcizia?”
Mi rispondo: “Gesù, attendo in questa notte non solo la Tua Resurrezione, ma anche quella della tua Chiesa. Lo so che questa, a differenza Tua, non è mai morta e non può morire; ma come il Tuo Corpo unito alla Divinità giaceva tutto legato dalle bende, così il Corpo della Chiesa, pur non esanime, giace come legato dai lacci del modernismo.
Come il Tuo Corpo reale è passato attraverso le bende, che non lo hanno potuto imprigionare, così il Tuo Corpo mistico possa svincolarsi oggi dai lacci del modernismo.
Buona Pasqua a tutti!

NOTE

(1) Riprendo qui ampi stralci di un mio precedente articolo: L’imputazione estrinseca della misericordia.

Fonte: blog MiL, Messa in latino, 27.3.2016

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo

Il Vangelo di Matteo, sempre molto sensibile all'ambiente giudaico, riferisce che, il giorno della Resurrezione, le guardie, che erano state poste a guardia del sepolcro e che furono tramortite dal timore generato dalla potenza del Risorto, riferirono ai sommi sacerdoti ed agli anziani quanto era loro accaduto. Questi, quindi, riunitosi, pur senza negare la realtà della Resurrezione e senza negare l’attendibilità delle guardie poste a vigilanza del sepolcro (il Vangelo almeno non lo dice né lo lascia intendere!), nondimeno pensarono bene di corromperle, offrendo loro una somma di denaro che S. Matteo dice essere stata “buona”, cioè cospicua. A condizione che diffondessero una versione di comodo: «Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia» (Matth. XXVIII, 13-14).
In buona sostanza, i sommi sacerdoti e gli anziani preferirono che si accreditasse una versione di comodo per la quale le guardie – che pure dovevano montare di guardia – si sarebbero “addormentate” durante il loro servizio (verosimilmente, per far credere che tutte si fossero addormentate, esse dovevano aver ecceduto nel bere …) e, per giunta, durante il sonno, stando alla diceria messa in giro dai giudei, si sarebbero fatte sottrarre il corpo di Gesù dal sepolcro. Insomma, questi soldati avrebbero violato gravemente le consegne ricevute, facendosi beffare dai discepoli del Nazareno!! In effetti, se fossero stati i discepoli di questi a trafugare il corpo del Maestro, essi dovevano essere evidentemente numerosi, cioè in numero tale da poter spostare la grossa pietra del sepolcro onde entrare nel sepolcro e trafugare il corpo del Crocifisso! Operazione questa che, se fosse avvenuta, non poteva essere condotta in maniera silenziosa, tanto da non destare eventuali soldati ipoteticamente pur addormentati (anche se ubriachi)!
Per queste plurime violazioni, senz’altro quei militari si sarebbero esposti a gravi sanzioni, non esclusa la pena capitale.
Di qui la necessità per i giudei di offrire loro una somma di denaro “buona”. I soldati, annota l’evangelista, «preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi» (Matth. XXVIII, 15). Una diceria, evidentemente, poco credibile giacché fondata sull'ipotetica auto-confessione di gravi violazioni dei doveri militari da parte dei soldati posti a guardia del sepolcro! Una diceria che poteva essere comprata solo a suon di cospicue somme di denaro.

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo


Voi già sapete, o cristiani, che la notte della domenica in cui risuscitò Gesù Cristo, un angelo discese dal cielo e, suscitato un grande terremoto e rovesciata la pietra del sepolcro, vi si assise al di sopra con un aspetto fulminante; sicché le guardie poste dai Giudei al sepolcro, atterrite a quella vista, restarono tutte come morte. Voi sapete parimenti che il sepolcro fu poi visitato e rivisitato dalle sante donne e dai discepoli. […] Dove intanto si trovassero le guardie, l’Evangelio non lo dice. Esso dice solamente che, partite le donne dal sepolcro, Quae cum abiisent, alcuni soldati della guardia andarono  in città a riferire ai sommi sacerdoti tutto quello che era avvenuto […] vale a dire riferirono loro non solamente che il terremoto e l’aspetto minaccioso e terribile dell’angelo li aveva fatti dallo spavento tramortire, ma inoltre che, rovesciata dall’angelo la pietra del sepolcro, il corpo di Gesù Cristo non vi si trovava più. […] Ora i sacerdoti, assicurati così dalle guardie che il corpo di Gesù Cristo tra mezzo a inauditi prodigi era da sé sparito dal sepolcro, che dovevano essi pensare? Che dovevano fare? Essi dovevano pensare che Gesù Cristo era veramente risuscitato, come aveva promesso […]. Allora fu che i capi de’ Giudei ebbero ben a pentirsi d’aver posta al sepolcro quella guardia di cui tanto dapprima si gloriavano. O consigli degli uomini, quanto siete voi ciechi contro i consigli di Dio! Senza quella guardia, sarebbe stato facile ai capi de’ Giudei il dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo: ma con quella guardia era loro ben difficile il dirlo e più difficile ancora il provarlo.
Difatti che cosa far credere al popolo di quella guardia? Forse che i soldati fossero stati forzati dai discepoli? Ciò li avrebbe disonorati nel punto per loro delicato della bravura; ed essi lo avrebbero costantemente negato. Forse ch’essi, quando fu rubato il corpo di Gesù Cristo, si trovassero tutti addormentati? Ciò era cosa evidentemente ridicola a dire, ma pur più facile a farla dai soldati attestare. Per qual mezzo adunque ottenere da loro la testimonianza? Per mezzo del danaro. Guai, cristiani, infelice danaro! Quanti delitti ha esso mai cagionati nel mondo! Guai a chi lo dà per render gli altri complici del proprio peccato; e guai a chi lo riceve per rendersi complice del peccato altrui! […]
L’avarizia era una delle passioni favorite dei capi de’ Giudei; […] Chiamati pertanto i soldati, i capi de’ Giudei diedero loro una grossa somma di danaro, pecuniam copiosam dederunt militibus; ma col patto che andassero dicendo che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo mentre essi dormivano, vobis dormientibus.
Ma qui restava ancora un’altra difficoltà. Un soldato di guardia che si fosse lasciato prendere dal sonno era reo di morte. Quei soldati adunque, col dire che si erano tutti addormentati, si esponevano a pericolo d’esser tutti dal Governatore puniti di morte. Ma in tal caso i capi de’ Giudei presero sopra di loro stessi tutto questo affare: essi avrebbero acquietato il Governatore e messi i soldati al coperto d’ogni pena […]. Quanti delitti, o cristiani, e quanti deliri insieme in tutto questo procedere dei capi de’ Giudei! Si conosce la verità e si vuol farla passare per un’impostura; s’inventa un’impostura e si vuol farla passare per una verità; si fa attestare da guardie corrotte a prezzo d’oro ciò che non possono aver veduto, si fa dire a queste guardie ciò che le fa ree di morte e se ne promette loro l’impunità; insomma, purché l’odio contro di Gesù Cristo resti soddisfatto, si fanno passare per ragionevoli e giuste le assurdità più ridicole, insieme e le più esecrabili empietà. Tanto è vero, o cristiani, che le passioni talvolta arrivano a soffocare negli uomini ogni principio di retta coscienza e insieme di sana ragione.
Preso allora il danaro, i soldati andarono francamente spacciando la favola ch’era loro stata suggerita, sicut fuerant edocti: e questa favola si divulgò tra i Giudei e vi fu lungamente creduta: Et divulgatum est verbum istud apud Judaeos usque in hodiernum diem.
Insensati Giudei! Stupida credulità! I soldati, posti con tanta gelosia alla guardia del sepolcro, si sono addormentati tutti; e allo strepito inevitabile fatto per rovesciarne la pietra non se ne risvegliò neppure un solo; e i discepoli furono quelli che, rovesciata la pietra, hanno rubato il corpo di Gesù Cristo; e i testimoni irrefragabili ne sono i soldati, che tutti allora dormivano; e i soldati stessi sono quelli che pubblicano questo loro fallo degno di morte e fanno sapere a tutti che i discepoli hanno rubato quel corpo perché essi dormivano; e questi soldati non si accusano, non son fatti punire, anzi vengono assicurati dell’impunità, premiati, pagati profusamente; e i discepoli stessi, che per rubare il corpo di Gesù Cristo hanno infranti i sigilli pubblici e rubando quel corpo hanno cagionato un errore peggior del primo, un errore che rovescia sino dai fondamenti tutta la religione giudaica, questi discepoli si lasciano tranquilli nella città santa, in Gerusalemme, sotto gli occhi del Governatore insieme e dei sommi sacerdoti, senza perquisizioni, senza minacce, senza supplizj: ah! veramente mentita est iniquitas sibi, ps. XXV I, 12; si, cristiani, l’iniquità si smentisce da sé medesima, e la verità da tutte le parti si manifesta. […]
Divino Gesù, se la favola inventata contro di voi, dopo risorto, dai capi de’ Giudei e fatta credere al popolo giudaico ne ha fatti perire tanti tra loro eternamente, ah! non sia così di noi che crediamo e crediamo di tutto cuore la verità della vostra risurrezione. Deh! anzi questa fede, animata in noi dalle opere della santa carità e vincitrice per conseguenza di tutte le nostre passioni, che ce la potrebbero far perdere, questa fede ci tenga tutti a nostra santificazione e salute uniti inseparabilmente a voi, per viver tutti con voi la vita della vostra grazia sulla terra e la vita della vostra gloria nel cielo; vita che, al pari della vita vostra dopo risorto, sarà per tutti i secoli dei secoli immortale.

[Brano tratto da un libro del 1837 intitolato Spiegazione pastorale ordinata degli Evangelj, scritto da Don Francesco Molena]

Fonte: Cordaliter, 28.3.2016

domenica 27 marzo 2016

Vespri del giorno della Santa Pasqua ed a chiusura della Settimana Santa: il canto del "Magnificat"




Karl Pavlovič Brjullov (Карл Павлович Брюллов), Cristo risorto (Воскресший Христос), 1840, cattedrale, Mosca

Tiziano Vecellio, Cristo risorto appare alla Vergine sua madre, 1554, Chiesa parrocchiale, Medole

Robert Strange, Cristo appare alla Vergine, ispirato ad un quadro del Guercino, 1773 circa 

Laurent de La Hyre, Gesù risorto appare alle tre Marie, 1650, musée du Louvre. Parigi





Presentazione in anteprima del nuovo libro di don Nicola Bux - Lecce, 2 aprile 2016, ore 18,30


IV Pellegrinaggio Regionale Pugliese Summorum Pontificum - 2 giugno 2016


Antifona mariana del tempo pasquale: Regina Coeli laetare








Seguace di Rogier van der Weyden, Cristo risorto appare alla Vergine sua Madre, XVI sec.

Auguri pasquali con il prefazio di Pasqua cantato dal venerabile Pontefice Pio XII ed un suo messaggio pasquale ancora attuale

È da molto tempo che non si ode risuonare il canto del Prefazio da parte di un Romano Pontefice.
Non c’è modo migliore, perciò, di diffondere il nostro augurio pasquale nella Resurrezione del Signore e nella Sua Vittoria sulla morte e sulle potenze diaboliche - come ci ricordano altri - che assaporare, attraverso alcuni video, la bellezza ed i fasti della liturgia romana attraverso il canto del Prefazio di Pasqua da parte del papa Pio XII, uno dei più grandi Vicari di Cristo del secolo scorso.
Dello stesso Romano Pontefice rimandiamo anche al Messaggio Urbi et Orbi pasquale del 5 aprile 1953, con un avvertimento ed un invito attualissimi: Il pericolo di oggi è la stanchezza dei buoni! Scuotete ogni torpore; riprendete l’usata virtù (v. Riscossa cristiana, 27.3.2016).
In hoc Paschali gaudio, benedicamus Domino: Surrexit Christus vere!









La Verità della Resurrezione nell'arte sacra cristiana

In questo giorno di Pasqua, una bella riflessione di Cristina Siccardi.

La Verità della Resurrezione espressa dall’arte sacra cristiana

di Cristina Siccardi

L’Arte Sacra è un’espressione imprescindibile della Fede Cattolica. Quando la committenza ecclesiastica seguiva i dettami della Fede e non il mercato dell’Arte Contemporanea, estranea e spesso ferinamente contraria alla sacralità, si venne a creare per secoli e secoli un connubio perfetto fra teologia e arte, fra ecclesiastici e artisti, trasmettendo in tal modo ai loro contemporanei e ai posteri vera catechesi, vera arte e vera bellezza.
A questo proposito, per la Pasqua, non proponiamo le pseudo produzioni artistiche né di Graham Sutherland con il suo Noli me tangere, né di Giuliano Giuliani con il suo È risorto, non è qui!, bensì un affresco del Beato Angelico della cella 8 del Museo di San Marco a Firenze, che conduce a riflessioni di sicura elevazione spirituale.
È l’alba della Domenica di Pasqua. Le pie donne, che hanno acquistato «oli aromatici» per terminare l’unzione del corpo di Gesù, si trovano davanti al sepolcro vuoto. I Vangeli rivelano i nomi delle donne: Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome (la tradizione è solita identificare in lei l’anonima donna citata due volte dall’evangelista Matteo, quale moglie di Zebedeo e madre degli apostoli Giacomo e Giovanni).
San Luca, al posto di Salome, nomina Giovanna (Lc 24,10). Nell’affresco troviamo, nella parte inferiore, un sepolcro vuoto e sei figure, fra le quali anche la Madonna, la cui verginità è riconoscibile dalla veste molto accollata e dal velo turchese; inoltre, a differenza delle altre, che sono meste, ella abbozza una specie di sorriso e il suo volto è disteso e tranquillo. Un clima di estrema dolcezza e di mestizia tutto avvolge e l’armonia propria dell’autore, proveniente da una solidissima Fede, regna in ogni cosa.
I protagonisti in questo contesto sono due: Cristo, ai piedi del quale sta, ignara degli accadimenti ultimi, Santa Maria Maddalena, vestita di rosso e dalla quale emerge smarrimento misto ad una sorta di sconforto. Il suo rapporto speciale con Cristo la fa distaccare un poco dalle compagne e la troviamo così nell’atto di guardare all’interno della tomba vuota, facendosi schermo con la mano destra, mentre la sinistra si appoggia sull’orlo del sepolcro, quasi dovesse sostenersi per non venire meno. Dov’è l’amato Salvatore? Ed ecco che mentre la Maddalena guarda in giù, l’Angelo punta l’indice della mano sinistra verso su, mentre quello della mano destra designa il sepolcro, come a dire: il Figlio di Dio è passato dalla morte alla vita eterna, dalla terra al Cielo.
Scopo degli affreschi era quello di indurre nei monaci uno stato di contemplazione: parsimonia prospettica e immediatezza compositiva erano gli ingredienti indispensabili alla personale e diretta comunicazione con i misteri della Redenzione. Nell’estremo lato sinistro dell’opera Resurrezione, il Beato Angelico ha dipinto ancora San Domenico, raffigurato in ginocchio, per ricordare ai suoi confratelli e al mondo la dovuta adorazione di fronte a Cristo Signore.
Alle spalle delle donne si staglia, sullo sfondo delle tenebre, la cosiddetta «vesica piscis» o mandorla: un simbolo di forma ogivale ottenuto da due cerchi dello stesso raggio, intersecantisi in modo tale che il centro di ogni cerchio si trova sulla circonferenza dell’altro. Nel Cristianesimo questo simbolo viene riferito a Cristo, come è evidente nell’ichthys. L’autore toscano ha quindi racchiuso il Risorto in una mandorla di Luce ed è questa Luce ad illuminare la scena, perché dietro di Lui tutto è nero; indossa candide vesti e regge il velabro della vittoria (anche qui il pittore domenicano recupera un segno di antica tradizione iconografica), mentre nella mano destra tiene la palma del martirio.
La Maddalena ha il viso profondamente serio, tuttavia non piange e questo sta a dimostrare che la sua perplessità non è disperazione, ma angosciosa attesa di capire, perché la Fede è ancora nella sua anima, ma il suo stato è sospeso nell’incertezza dei sensi… Così, anche quando tutto sembra perduto – proprio come possono apparire i nostri tempestosi e apostati tempi, e come dimostra l’atteggiamento scosso di Maria Maddalena, che osserva, senza comprendere, nel vuoto sottostante – la presenza del vivente e trionfante Cristo è costante: «l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto (…) Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 5; 20).

sabato 26 marzo 2016

Exultet iam angelica turba caelorum .... et pro tanti Regis victoria tuba insonet salutaris




“Quid quaeritis viventem cum mortuis? Non est hic, sed surrexit" (Luc. XXIV, 5-6). Immagini per meditare la Resurrezione


Verificatosi il prodigio della Spina Santa in Andria ed in altri luoghi

Abbiamo avuto modo di parlare delle Sacre Spine della corona di Cristo e del miracolo del “rinverdimento” di alcune di esse (v. qui e qui). 
Tali spine, alla luce degli studi fatti, dovrebbero appartenere ad un rovo denominato Zizyphus vulgaris lam, conosciuto anche con il nome di Zizyphus spina-Christi.

Verosimile ricostruzione della corona di spine

Giulio Ricci, Ricostruzione della coronazione di spine

In particolar modo va segnalata quella conservata nella Cattedrale di Andria, nota come la “Grande Spina” sia per le dimensioni sia per i fenomeni che l’interessano allorché il Venerdì Santo viene a coincidere con la festa dell’Annunciazione nella quale si fa memoria dell’Incarnazione del Verbo ed in cui, secondo calendari e fonti medievali, si commemora la creazione di Adamo da parte di Dio. Essa ha una storia davvero affascinante, che la lega a S. Ludovico (Luigi) IX d'Angiò, re di Francia: una sua discendente, andata in sposa al duca di Andria, la portò nella città pugliese quale dote nuziale (v. qui e qui. Per approfondimenti storici, v. qui, qui, qui e qui).
Anche in quest’anno 2016, dopo quello del 2005, in un contesto di preghiera (v. qui) e di fede del popolo di Dio (che manifesta una sorta di "divorzio" tra la sua fede e lo scetticismo di stampo simil-protestante di gran parte dell'attuale clero), il Signore ci ha fatto la grazia di contemplare la sua Potenza, con il rinnovarsi del prodigio della Spina Santa conservata nella città di Andria.
Quest’anno il prodigio si è manifestato in forma diversa rispetto alla volta precedente. Mentre nel 2005, all’apice della Spina comparve una gemma di color rubino che sembrava volesse sgorgare e tracimare dalla stessa, per poi rientrare e scomparire, e ricoprirsi, lungo tutta la superficie, di una peluria mucillaginosa bianco-argenteo o cenere, con delle escrescenze e protuberanze, quest’anno, invece, la Spina ha conosciuto un certo cambiamento di colore, ma nondimeno la comparsa improvvisa delle escrescenze. La particolarità è che quest’anno il fenomeno, a differenza di quello precedente, ha manifestato una certa durata. L'inizio del prodigio era stato annunciato ufficialmente da Mons. Raffaele Calabro, amministratore diocesano della Diocesi (il nuovo vescovo Mons. Mansi entrerà ufficialmente in diocesi il prossimo 3 aprile), durante la celebrazione pomeridiana del Venerdì Santo della Passione di N. S. Gesù Cristo (v. qui, qui la cronistoria dell'evento, qui la sequenza delle foto).

L'annuncio dell'inizio del miracolo durante la celebrazione della Passione del Signore



Mons. Mansi, neo-vescovo di Andria, in preghiera dinanzi alla Spina

Il fenomeno è stato accertato ufficialmente dalla Commissione scientifico-pastorale appositamente costituita che, dell’evento, ha redatto apposito verbale notarile. Peraltro va ricordato che la stessa Spina era stata sottoposta a ricognizione canonica nel febbraio scorso, onde poterne rilevare i crismi dell’ufficialità il colore e lo stato, al fine di evidenziare in maniera rigorosa e scientificamente ineccepibile il prodigio (v. qui, qui, qui, qui e qui. Le immagini sono tratte dal sito della Diocesi di Andria).










Nel tardo pomeriggio di ieri era dato il seguente comunicato stampa: «Verso le ore 16.10, si è rilevata la presenza di un lieve rigonfiamento di colore bianco a forma sferica, a mo’ di gemma, posto a 3mm. circa dall’apice, lato destro della Spina, più precisamente sul bordo della scheggiatura apicale. Successivamente, verso le ore 17.10, si sono rilevate a occhio nudo, una seconda gemma, posta all’apice della Spina, e una terza gemma, posta 4/5 mm. sotto la prima; ancora più verso la base della Spina, il residuo del precedente prodigio dell’anno 2005 è sembrato rifiorire. Tanto è stato constatato direttamente, oltre che dalla Speciale Commissione, anche da mons. Raffaele Calabro, il quale alle 17.40, durante l’omelia dell’azione liturgica del Venerdì Santo ha annunciato ai fedeli: “In questa circostanza ho il piacere di annunciare a voi tutti in maniera solenne che il miracolo ha avuto inizio”» (v. qui, qui, qui, qui e qui. Cfr. qui il servizio televisivo di un'emittente locale).
L'evento è stato celebrato con l'emissione di un francobollo e di un annullo speciale delle Poste italiane (v. qui).
Pure a Bari, secondo notizie Ansa, si sarebbe verificato, sebbene di minor portata, un analogo fenomeno prodigioso sulla Sacra Spina conservata nella Basilica di S. Nicola: vi sarebbero state su questa variazioni cromatiche ed addirittura il delinearsi di un volto umano maschile (v. qui e qui). Pure di esso è stato redatto apposito verbale notarile. Anche per questa Spina era stata costituita una Commissione scientifica (v. qui). 
Altro fenomeno, a quanto si sa, si è verificato anche ad Umbriatico in Calabria (v. qui, qui, qui. Il video è qui. Per riferimenti storici, v. qui). Grande attesa vi è stata pure per la Spina di Castellammare di Stabia (v. qui, qui, qui, qui), sebbene pare che alcun fenomeno di rilievo si sia ivi verificato (v. qui). Pure Vasto ha una Spina analoga (v. qui) e così Aversa (v. qui, qui, qui e qui) e San Giovanni Bianco (v. qui e qui).
Siano rese grazie a Dio per queste conferme alla fede cattolica! Il prossimo appuntamento è per il lontanissimo 2157, vale a dire tra 141 anni!

Volto Santo conservato nella Cappella della Sacra Spina della Cattedrale di Andria