Sante Messe in rito antico in Puglia

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lunedì 28 marzo 2016

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo

Il Vangelo di Matteo, sempre molto sensibile all'ambiente giudaico, riferisce che, il giorno della Resurrezione, le guardie, che erano state poste a guardia del sepolcro e che furono tramortite dal timore generato dalla potenza del Risorto, riferirono ai sommi sacerdoti ed agli anziani quanto era loro accaduto. Questi, quindi, riunitosi, pur senza negare la realtà della Resurrezione e senza negare l’attendibilità delle guardie poste a vigilanza del sepolcro (il Vangelo almeno non lo dice né lo lascia intendere!), nondimeno pensarono bene di corromperle, offrendo loro una somma di denaro che S. Matteo dice essere stata “buona”, cioè cospicua. A condizione che diffondessero una versione di comodo: «Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all'orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia» (Matth. XXVIII, 13-14).
In buona sostanza, i sommi sacerdoti e gli anziani preferirono che si accreditasse una versione di comodo per la quale le guardie – che pure dovevano montare di guardia – si sarebbero “addormentate” durante il loro servizio (verosimilmente, per far credere che tutte si fossero addormentate, esse dovevano aver ecceduto nel bere …) e, per giunta, durante il sonno, stando alla diceria messa in giro dai giudei, si sarebbero fatte sottrarre il corpo di Gesù dal sepolcro. Insomma, questi soldati avrebbero violato gravemente le consegne ricevute, facendosi beffare dai discepoli del Nazareno!! In effetti, se fossero stati i discepoli di questi a trafugare il corpo del Maestro, essi dovevano essere evidentemente numerosi, cioè in numero tale da poter spostare la grossa pietra del sepolcro onde entrare nel sepolcro e trafugare il corpo del Crocifisso! Operazione questa che, se fosse avvenuta, non poteva essere condotta in maniera silenziosa, tanto da non destare eventuali soldati ipoteticamente pur addormentati (anche se ubriachi)!
Per queste plurime violazioni, senz’altro quei militari si sarebbero esposti a gravi sanzioni, non esclusa la pena capitale.
Di qui la necessità per i giudei di offrire loro una somma di denaro “buona”. I soldati, annota l’evangelista, «preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi» (Matth. XXVIII, 15). Una diceria, evidentemente, poco credibile giacché fondata sull'ipotetica auto-confessione di gravi violazioni dei doveri militari da parte dei soldati posti a guardia del sepolcro! Una diceria che poteva essere comprata solo a suon di cospicue somme di denaro.

Circa le ridicole bugie dei farisei contro la Risurrezione di Cristo


Voi già sapete, o cristiani, che la notte della domenica in cui risuscitò Gesù Cristo, un angelo discese dal cielo e, suscitato un grande terremoto e rovesciata la pietra del sepolcro, vi si assise al di sopra con un aspetto fulminante; sicché le guardie poste dai Giudei al sepolcro, atterrite a quella vista, restarono tutte come morte. Voi sapete parimenti che il sepolcro fu poi visitato e rivisitato dalle sante donne e dai discepoli. […] Dove intanto si trovassero le guardie, l’Evangelio non lo dice. Esso dice solamente che, partite le donne dal sepolcro, Quae cum abiisent, alcuni soldati della guardia andarono  in città a riferire ai sommi sacerdoti tutto quello che era avvenuto […] vale a dire riferirono loro non solamente che il terremoto e l’aspetto minaccioso e terribile dell’angelo li aveva fatti dallo spavento tramortire, ma inoltre che, rovesciata dall’angelo la pietra del sepolcro, il corpo di Gesù Cristo non vi si trovava più. […] Ora i sacerdoti, assicurati così dalle guardie che il corpo di Gesù Cristo tra mezzo a inauditi prodigi era da sé sparito dal sepolcro, che dovevano essi pensare? Che dovevano fare? Essi dovevano pensare che Gesù Cristo era veramente risuscitato, come aveva promesso […]. Allora fu che i capi de’ Giudei ebbero ben a pentirsi d’aver posta al sepolcro quella guardia di cui tanto dapprima si gloriavano. O consigli degli uomini, quanto siete voi ciechi contro i consigli di Dio! Senza quella guardia, sarebbe stato facile ai capi de’ Giudei il dire che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo: ma con quella guardia era loro ben difficile il dirlo e più difficile ancora il provarlo.
Difatti che cosa far credere al popolo di quella guardia? Forse che i soldati fossero stati forzati dai discepoli? Ciò li avrebbe disonorati nel punto per loro delicato della bravura; ed essi lo avrebbero costantemente negato. Forse ch’essi, quando fu rubato il corpo di Gesù Cristo, si trovassero tutti addormentati? Ciò era cosa evidentemente ridicola a dire, ma pur più facile a farla dai soldati attestare. Per qual mezzo adunque ottenere da loro la testimonianza? Per mezzo del danaro. Guai, cristiani, infelice danaro! Quanti delitti ha esso mai cagionati nel mondo! Guai a chi lo dà per render gli altri complici del proprio peccato; e guai a chi lo riceve per rendersi complice del peccato altrui! […]
L’avarizia era una delle passioni favorite dei capi de’ Giudei; […] Chiamati pertanto i soldati, i capi de’ Giudei diedero loro una grossa somma di danaro, pecuniam copiosam dederunt militibus; ma col patto che andassero dicendo che i discepoli avevano rubato il corpo di Gesù Cristo mentre essi dormivano, vobis dormientibus.
Ma qui restava ancora un’altra difficoltà. Un soldato di guardia che si fosse lasciato prendere dal sonno era reo di morte. Quei soldati adunque, col dire che si erano tutti addormentati, si esponevano a pericolo d’esser tutti dal Governatore puniti di morte. Ma in tal caso i capi de’ Giudei presero sopra di loro stessi tutto questo affare: essi avrebbero acquietato il Governatore e messi i soldati al coperto d’ogni pena […]. Quanti delitti, o cristiani, e quanti deliri insieme in tutto questo procedere dei capi de’ Giudei! Si conosce la verità e si vuol farla passare per un’impostura; s’inventa un’impostura e si vuol farla passare per una verità; si fa attestare da guardie corrotte a prezzo d’oro ciò che non possono aver veduto, si fa dire a queste guardie ciò che le fa ree di morte e se ne promette loro l’impunità; insomma, purché l’odio contro di Gesù Cristo resti soddisfatto, si fanno passare per ragionevoli e giuste le assurdità più ridicole, insieme e le più esecrabili empietà. Tanto è vero, o cristiani, che le passioni talvolta arrivano a soffocare negli uomini ogni principio di retta coscienza e insieme di sana ragione.
Preso allora il danaro, i soldati andarono francamente spacciando la favola ch’era loro stata suggerita, sicut fuerant edocti: e questa favola si divulgò tra i Giudei e vi fu lungamente creduta: Et divulgatum est verbum istud apud Judaeos usque in hodiernum diem.
Insensati Giudei! Stupida credulità! I soldati, posti con tanta gelosia alla guardia del sepolcro, si sono addormentati tutti; e allo strepito inevitabile fatto per rovesciarne la pietra non se ne risvegliò neppure un solo; e i discepoli furono quelli che, rovesciata la pietra, hanno rubato il corpo di Gesù Cristo; e i testimoni irrefragabili ne sono i soldati, che tutti allora dormivano; e i soldati stessi sono quelli che pubblicano questo loro fallo degno di morte e fanno sapere a tutti che i discepoli hanno rubato quel corpo perché essi dormivano; e questi soldati non si accusano, non son fatti punire, anzi vengono assicurati dell’impunità, premiati, pagati profusamente; e i discepoli stessi, che per rubare il corpo di Gesù Cristo hanno infranti i sigilli pubblici e rubando quel corpo hanno cagionato un errore peggior del primo, un errore che rovescia sino dai fondamenti tutta la religione giudaica, questi discepoli si lasciano tranquilli nella città santa, in Gerusalemme, sotto gli occhi del Governatore insieme e dei sommi sacerdoti, senza perquisizioni, senza minacce, senza supplizj: ah! veramente mentita est iniquitas sibi, ps. XXV I, 12; si, cristiani, l’iniquità si smentisce da sé medesima, e la verità da tutte le parti si manifesta. […]
Divino Gesù, se la favola inventata contro di voi, dopo risorto, dai capi de’ Giudei e fatta credere al popolo giudaico ne ha fatti perire tanti tra loro eternamente, ah! non sia così di noi che crediamo e crediamo di tutto cuore la verità della vostra risurrezione. Deh! anzi questa fede, animata in noi dalle opere della santa carità e vincitrice per conseguenza di tutte le nostre passioni, che ce la potrebbero far perdere, questa fede ci tenga tutti a nostra santificazione e salute uniti inseparabilmente a voi, per viver tutti con voi la vita della vostra grazia sulla terra e la vita della vostra gloria nel cielo; vita che, al pari della vita vostra dopo risorto, sarà per tutti i secoli dei secoli immortale.

[Brano tratto da un libro del 1837 intitolato Spiegazione pastorale ordinata degli Evangelj, scritto da Don Francesco Molena]

Fonte: Cordaliter, 28.3.2016

giovedì 24 marzo 2016

Perché fu ucciso Gesù?




Rino Cammilleri, dopo essersi soffermato sulle gravi irregolarità del processo di Gesù (v. qui e qui), si sofferma oggi su interrogativo ancora attuale: perché fu ucciso il Divin Maestro? (v. anche qui per una risposta teologica).

Perché fu ucciso Gesù?

di Rino Camilleri

Amara ironia: ma sì, dormite pure; tanto, eccoli qui quelli che vi sveglieranno. I poveri Apostoli avevano bevuto le quattro coppe di vino rituali e forse qualche altra, e non erano neanche abituati a fare le ore piccole. Gesù, per farli scappare, dicendo solo il suo nome (Jahwè: «Io sono»), sbatte a terra la coorte venuta ad arrestarlo. Non è vero che Pietro poi lo rinnega, non è un vile: è il solo che ha tirato fuori la spada e l’ha data in testa al capobranco Malco.

Segue Gesù per vedere se può essergli d’aiuto in qualche modo. Ma una schiava pettegola e intrigante, per arruffianarsi il padrone, fa di tutto per incastrarlo. Lui nega di essere discepolo del Nazareno perché finirebbe preso, inutilmente, anche lui. Lo sguardo di Gesù gli ricorda la profezia e scappa fuori a piangere, ma per la disperazione e l’impotenza: non ci capisce più niente; il suo Maestro fa miracoli e profezie, però si è fatto arrestare senza opporre resistenza. Pietro non sa più che fare, si perde nella notte.

Il processo-farsa, in totale dispregio della rigorose procedure previste dalla Legge, serve solo a spedire Gesù da Pilato con questa accusa: non vogliamo che costui venga a regnare su di noi perché non abbiamo altro re che Cesare, e se non lo crocifiggi platealmente andremo a dirlo a Tiberio, il quale, sapendoti protetto dal traditore Seiano, non aspetta altro per destituirti. Ora, chi conosce la storia sa che quello era, per Israele, il tempo dell’arrivo del Messia, secondo la profezia delle «settanta settimane» di Daniele. E vari Messia spuntavano qua e là, prima e dopo Gesù, regolarmente repressi dai Romani.

Uno, addirittura, (Bar Kokhba) sarà ufficialmente riconosciuto dal Sinedrio e sarà il disastro finale. Invece, Gesù è l’unico per il quale i sinedriti imbastiscono un complotto teso non solo a ucciderlo, ma a farlo giustiziare dai Romani. Perché? Uno potrebbe dire: ma come, con tutti i miracoli che faceva? Ma è proprio il più strepitoso, la resurrezione di Lazzaro, che determina il Sinedrio a chiudere la questione una buona volta. E subito. Gesù è stato acclamato nella Domenica delle Palme mentre a Gerusalemme c’erano almeno un milione di ebrei venuti da ogni dove per la Pasqua.

E i Romani, a ogni Pasqua, facevano affluire truppe in città perché il fervore religioso della festa principale portava sovente a insurrezioni. Quel sedicente Messia aveva un seguito strabocchevole e già altre volte non era stato possibile arrestarlo. Questa è la volta buona, perché Giuda si è messo a disposizione. Gesù lo sa e ricorre a una complicata manovra per non far sapere a Giuda l’indirizzo dell’Ultima Cena prima che sia stata istituita l’Eucarestia («vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua, seguitelo», dice a due discepoli, malgrado sia Giuda quello incaricato della cassa comune).

I Romani si erano riservati la pena di morte, sì, ma solo ufficialmente: in pratica, i sinedriti potevano far lapidare chi volevano (come l’episodio evangelico dell’adultera trascinata davanti a Gesù dimostra).

Solo che il Nazareno doveva essere giustiziato da loro, e in modo ben visibile. Perché? Perché con i suoi miracoli si era procurato, sì, un grandissimo seguito, ma non era l’Atteso che li avrebbe liberati dall’occupazione dei pagani («date a Cesare quel che è di Cesare») e procurato a Israele il dominio mondiale, sennò i sinedriti sarebbero stati primi a sostenerlo. Per giunta, faceva apposta a non rispettare il sabato e le miriadi di prescrizioni rituali, non mancando di additare la classe dirigente al disprezzo del popolo. Un falso Messia ma di vastissima popolarità: i Romani avrebbero distrutto la nazione e il Tempio. Era lo stesso dilemma di Giuda, che perciò aveva cercato di forzare gli eventi costringendo Gesù a chiarire la sua posizione davanti alla massima autorità religiosa e politica, il Sinedrio.

Solo quando si rese conto di essere stato usato come esca per un piano già scritto capì che l’avevano fregato. E, anziché scusarsi con Gesù, si suicidò. I sinedriti, furbi fabbricanti di pentole senza coperchi, vollero Cesare come re e Cesare distrusse davvero la loro nazione e il Tempio. Gesù, invece, rese davvero Gerusalemme il centro del mondo, davvero trionfò sui Romani e davvero divenne il Re di tutte le nazioni. 

Fonte: La nuova bussola quotidiana, 24.3.2016