Sante Messe in rito antico in Puglia

lunedì 4 gennaio 2016

“Deus est, qui natus est: Innocéntes illi debéntur víctima, qui venit damnáre mundi malítiam. Agnélli debent immolári, quia Agnus futúrus est crucifígi, qui tollit peccáta mundi. Sed oves úlulant matres, quia agnos perdunt sine voce balántes. Grande martyrium, crudéle spectáculum! Exímitur machǽra, et nulla intérvenit causa: sola stridet invídia, cum qui natus est, nulli fáciat violéntiam. Sed oves cérnimus matres: quæ super agnos lugent: Vox in Rama audíta est, plorátus et ululátus magnus. Pígnora sunt, non crédita, sed creáta; non depósita, sed expósita” (sancti Augustíni Epíscopi, Sermo 1 de Innocentibus – Lect. III – Noct.) - IN OCTAVA SANCTORUM INNOCENTIUM, MARTYRUM

Come abbiamo ricordato per l’Ottava dei SS. Stefano protomartire e Giovanni Apostolo ed Evangelista, anche quella odierna fu soppressa nel 1955 (v. Decreto di semplificazione delle rubriche del 23 marzo 1955, § 14). La messa dell’Ottava è simile a quella della festa, ma si canta il Gloria e l’inno angelico dell’Alleluja. Secondo l’uso romano, gli ornamenti ed i paramenti liturgici di oggi (ed anche quando la festa degli Innocenti cade di Domenica), in luogo di essere violetti, sono rossi. La ragione di questa particolarità risiede nel fatto che questi bambini furono martirizzati in un momento in cui non potevano giungere alla visione beatifica. Per cui il colore viola usato per la festa era più di compassione, per così dire, verso le madri piangenti di Betlemme; per questo la Chiesa omette durante la Messa della festa sia il Gloria e l’Alleluja. Va anche detto che quest’usanza è sconosciuta alla Chiesa di Francia e di Germania.
Dopo il ‘55, si dice normalmente la Messa della feria dal 2 al 5 gennaio, salvo la Domenica che è destinata alla Festa del Santissimo Nome di Gesù.
Si discute quanti siano i bambini fatti uccidere da Erode.
La liturgia greca afferma che Erode abbia soppresso ben 14.000 bambini (τον Αγίων ιδ Χιλιάδων Νηπίων), i siriani parlano di 64.000, molti autori medievali di 144.000 traendo il numero da Ap. 14, 3. Gli odierni esegeti riducono il numero in maniera considerevole, dato che Betlemme era una città piuttosto piccola. Secondo Giuseppe Ricciotti, storico biblista, il numero dei bambini nati a Betlemme in quel periodo, essendo circa 1000 gli abitanti adulti della piccola Betlemme, poteva aggirarsi intorno ai 60 individui (da due anni in giù), considerando un tasso di natalità simile a quello dei primi del Novecento; circa 30 nati l’anno. Volendo però Erode uccidere solo i bambini maschi il numero degli uccisi è dunque, approssimativamente, di circa 30 neonati e, considerando che la mortalità infantile nel Vicino Oriente era molto alta, il numero si restringe a circa 20-25 (Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, con Prefazione di Vittorio Messori, Mondadori, Milano, 2011, pp. 276-277).
Altri autori affermano che sarebbero pure meno: dieci-dodici o persino appena sei.
Ciò spiega, unitamente alla circostanza che gli uccisi sarebbero figli di contadini e pastori e dunque di scarso livello sociale, il motivo per il quale le fonti extraevangeliche non menzionino questa uccisione. Del resto, dinanzi a ben altre atrocità commesse da Erode, questa dové apparire praticamente insignificante. Erode, infatti, mise a morte, tra l’altro, la pur amatissima moglie Marianne e tre figli avuti da lei (Alessandro, Aristobulo e Antipatro), tanto che lo scrittore tardo imperiale Macrobio, nel V sec. d.C., attribuisce una battuta ad Augusto, di cui Erode era sovrano vassallo, secondo la quale era preferibile essere un maiale (in greco ὑς, hus) di Erode piuttosto che suo figlio (ὑιος, huios) (Macrobio, Saturnalia, 2.4.11, de Augusto et jocis eius: (Augustus) cum audisset inter pueros quos in Syria Herodes rex Judæorum intra bimatum iussit interfici filium quoque eius occisum, ait: Melius est Herodis porcum esse quam filium), perché Erode, essendo giudaizzato, non mangiava – secondo la legge ebraica - carne di maiale, però non esitava ad uccidere chicchessia, se il suo potere era in pericolo.
D’altro canto non bisogna dimenticare che se la notizia fosse giunta a Roma, non avrebbe rappresentato motivo di reazione politica da parte dell’imperatore, che non esitava anche lui a soffocare nel sangue possibili rivolte. Svetonio, in un passo in cui utilizza il racconto di Giulio Marato (il quale era un liberto, segretario di Augusto), scrive che pochi mesi prima della nascita dell’imperatore Augusto, avvenne a Roma un prodigio che fu interpretato come presagio di imminente nascita di un re per il Popolo Romano; i senatori tenacemente repubblicani, spaventati, ordinarono di esporre tutti i neonati che nacquero in quell’anno: comunque il decreto non venne depositato e la strage non fu eseguita (Svetonio, Vite dei Cesari, Augusto, 94,1). Si può comprendere quindi quanta scarsa rilevanza ebbe, secondo Ricciotti (Ricciotti, op. cit., p. 277), la strage di Betlemme nella capitale dell’impero, considerando l’esiguità dei numeri e i tempi abbastanza crudeli e violenti.




William Charles Thomas Dobson, I Santi Innocenti, 1858, collezione privata

Stampa ispirata all'opera di Dobson, XIX sec.


William Holman Hunt, Il trionfo degli Innocenti, 1883-84, Tate Gallery, Londra

William Holman Hunt, Il trionfo degli Innocenti, 1870-1903, Fogg Museum, Harvard University, Harvard

Girolamo da Romano, detto il Romanino, Madonna con il Bambino ed i SS. Benedetto, Giustina, Prosdocimo, Scolastica, Luca, Mattia, Massimo, Giuliano da Padova e tre martiri innocenti, 1514, Pinacoteca dei Civici Musei, Padova


Pieter Paul Rubens, Vergine con Bambino circodata da una corona di Santi Innocenti, 1618 circa, Musée du Louvre, Parigi

domenica 3 gennaio 2016

Latino, lingua volgare, imprecisione, non senso e demagogia in un aforisma di Giovannino Guareschi


L’indulgenza non è una tregua - Editoriale di gennaio 2016 di “Radicati nella fede”

Nella festa del SS. Nome di Gesù e di S. Genoveffa, vergine, nonché nel ricordo che il 3 gennaio 1521, Papa Leone X, con la Bolla Decet Romanum Pontificem, scomunicò il Porcus Saxoniae, Martin Lutero («Decet Romanum pontificem, ex tradita sibi divinitus potestate, poenarum spiritualium et temporalium, pro meritorum diversitate, dispensatorem constitutum, ad reprimendum nefarios conatus perversorum quos noxiae voluntatis adeo depravata captivat intentio, ut, Dei timore postposito, canonicis sanctionibus mandatisque apostolicis neglectis atque contemptis, nova et falsa dogmata excogitare, ac in Ecclesia Dei nefarium scisma inducere [...] contra tales eorumque sequaces acrius insurgere ...»), rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede del mese di gennaio 2016, già riportato da Chiesa e postconcilio.



Monogramma JHS, Chiesa del Gesù, Roma




Anonimo, S. Genoveffa dinanzi all'Hôtel de Ville di Parigi, XVII sec., Musee Carnavalet, Parigi



Scuola fiamminga, S. Genoveffa sorveglia il suo gregge, 1575-1600, Musée Carnavalet, Parigi

S. Genoveffa, vetrata, église Saint-Étienne, Chanonat





L’INDULGENZA NON È UNA TREGUA

Editoriale di “Radicati nella fede”
Anno IX n. 1 - Gennaio 2016


Perché la Chiesa ha fatto gli Anni Santi, perché ha pensato ai Giubilei con le loro indulgenze plenarie? Semplicemente perché gli uomini devono tornare a Dio, allontanandosi dal peccato che causa loro la morte eterna. Non c’è altra ragione, non ce n’è proprio un’altra!
Si assiste a una strana insistenza sulla misericordia di Dio, che suona straniera, molto straniera ad orecchie cattoliche. Si sente parlare del Signore che perdona sempre, ma questa insistenza non è mai preceduta e accompagnata dal ricordo della gravità del peccato, con le sue mortali conseguenze.
È la solita storia: si prendono verità cattoliche, le si isolano da tutto il resto, trasformandole così in qualcosa d’altro. È la tecnica per fondare una nuova Chiesa, la chiesa dell’umanità che non è più la Chiesa di Cristo.
E tutto questo ha qualcosa di illogico, di non ragionevole: perché mai il Signore ti accoglierebbe con misericordia, se non perché tu hai bisogno di essere strappato dal peccato e dalla morte?
Ma no! oggi va di moda, e proprio nella Chiesa, parlare della bontà accogliente di Dio, senza richiamare la gravità del peccato, di ogni peccato. Anzi, chi ancora nella Chiesa si attarda a denunciare il male e la sua gravità, viene visto come nemico della misericordia di Dio, da eliminare come falso apostolo, affinché la bellezza della “nuova chiesa” possa finalmente risplendere.
Quanti disastri morali si compiranno in questo Anno Santo, se non si tornerà alla Misericordia vera, quella di Cristo, che accogliendoti in pianto per i tuoi peccati, ti perdona e ti dice “d’ora in poi non peccare più”.
La misericordia di Dio, quella di Cristo, non può mai essere disgiunta dalla condanna ferma del peccato, di ogni peccato. Anzi, è proprio insegnando la gravità del peccato che la Chiesa ha sempre aperto i cuori alla vera misericordia di Dio.
Il beato Cardinal Newman ha parole impressionanti proprio sulla necessità della condanna severa del peccato. Parlando del compito dottrinale della Chiesa così si esprime:
Anzitutto, la dottrina del maestro infallibile deve iniziare da una vibrata protesta contro lo stato attuale dell’umanità. L’uomo si è ribellato al suo Creatore. Questa ribellione ha provocato l’intervento divino; e la denunzia della ribellione dev’essere il primo atto del messaggio accreditato da Dio” (Apologia pro vita sua, cap. V).
Non c’è che dire, il grande Cardinal Newman, spacciato troppe volte per anticipatore della confusione conciliare, su questo è chiaro: la ribellione dell’uomo a Dio va denunciata, e questa denuncia sta all’inizio del parlare della Chiesa, viene prima di tutto, con essa incomincia tutto!
Ma continuiamo con Newman:
La Chiesa deve denunciare la ribellione come il più grave di tutti i mali possibili. Non può scendere a patti; se vuole essere fedele al suo Maestro, deve bandirla e anatemizzarla” (ibid.)
Altro che la confusione che ci circonda e ci sommerge! Altro che questa confusione seguita al sinodo sulla famiglia, che ben ha preparato la confusione del giubileo.
La mancanza della denuncia del peccato è di fatto un scendere a patti col peccato; così è percepita dai più.
È colta come una tregua, come una rinuncia della Chiesa alla lotta contro il male e il demonio. È colta come un cambiamento di morale, come un depennare alcuni comandamenti dal decalogo, per far tregua con il mondo che non vuole cambiare.
Sì, si rischia di intendere l’Anno Santo, con la sua misericordia “larga”, come una grande tregua al peccato, che prelude alla nascita di una nuova chiesa pacificata col mondo moderno, che di cambiare non ne ha proprio voglia: che illusione mortale!
Illusione mortale, quella di pensare di conquistare il mondo con un perdono che non richiede il dolore del peccato e il proponimento di non commetterlo più! Illusione mortale, quella di pensare di riempire le chiese non chiedendo più niente alle anime. Illusione mortale, quella di pensare di spalancare le porte a tutti senza chiedere nulla: entreranno forse in molti, ma occuperanno una chiesa debole, che si trasformerà in loro; e dopo averla resa simile alla loro casa confusa da cui provenivano, la rigetteranno per l’ennesima volta come una chiesa inutile.
Ma sì!: cosa se ne fanno gli uomini di una chiesa che benedice senza avere più la voglia di convertire? Cosa se ne faranno di una chiesa che ha rinunciato alla grande opera di Cristo, quella di salvare le anime, suscitando e consacrando con la Grazia la loro vera conversione? Cosa se ne faranno di una chiesa che, infedele al suo maestro, si vergogna di ripetere le sue parole sante: “Va, i tuoi peccati sono perdonati, e d’ora in poi non peccare più, perché non ti capiti qualcosa di peggio” ?
Ma ascoltiamo ancora il grande Henry Newman:
La Chiesa cattolica pensa sia meglio che cadano il sole e la luna dal cielo, che la terra neghi il raccolto e tutti i suoi milioni di abitanti muoiano di fame nella più dura afflizione per quanto riguarda i patimenti temporali, piuttosto che una sola anima, non diciamo si perda, ma commetta un solo peccato veniale, dica una sola bugia volontaria o rubi senza motivo un solo misero centesimo” (ibid).
È ancora così la nostra coscienza cattolica? È inteso ancora così il compito della Chiesa?
Carissimi, il compito della Chiesa non può cambiare, perché Cristo non cambia. Non fidiamoci dei falsi maestri che scambiano il perdono, l’indulgenza plenaria, con una “tregua” dal sapore troppo umano che sa di diabolico.
La Chiesa è stata posta come baluardo per la salvezza delle anime dal male, dall’abisso del peccato.
All’intensità del male che si è impossessato del genere umano, è stato contrapposto un potere capace di fronteggiarlo; e il primo atto di questo potere istituito da Dio è ovviamente una sfida al nemico. Questo preambolo dà un senso alla posizione della Chiesa nel mondo, e dà una chiave per interpretare tutto il suo insegnamento e la sua condotta attraverso i secoli.” (ibid).
Ecco perché una Chiesa che intende la misericordia come “tregua” è un puro non senso, è la distruzione della Chiesa stessa. Una Chiesa così ridotta non avrà più una posizione nel mondo... anzi, non l’ha già più.
Preghiamo il Signore e la Vergine Maria, perché ci concedano pastori secondo il cuore di Dio, che non temano di fronteggiare il peccato, di porsi come sfida al nemico.
E a noi tutti dia l’intelligenza per riconoscere pastori così.

Fonte: Radicati nella fede, 30.12.2015

“Quid ergo dicémus? permanébimus in peccáto, ut grátia abúndet? Absit. Qui enim mórtui sumus peccáto, quómodo adhuc vivémus in illo? An ignorátis quia quicúmque baptizáti sumus in Christo Jesu, in morte ipsíus baptizáti sumus? Consepúlti enim sumus cum illo per baptísmum in mortem: ut quómodo Christus surréxit a mórtuis per glóriam Patris, ita et nos in novitáte vitæ ambulémus” (Rom. 6, 1-5 – Lect. I – Noct.) - IN OCTAVA SANCTI JOANNIS, APOSTOLI ET EVANGELISTÆ

Quest’Ottava fu soppressa nel 1955 (v. Decreto di semplificazione delle rubriche del 23 marzo 1955, § 14).
Questo ci dà modo di ricordare che nel XX sec. le Ottave erano così classificate:
- Ottave privilegiate di prim’ordine (quelle di Pasqua e Pentecoste);
- Ottave privilegiate di second’ordine (quelle dell’Epifania e del Corpus Domini);
- Ottave privilegiate di terz’ordine (quelle di Natale, Ascensione e Sacro Cuore);
- Ottave comuni (quelle dell’Immacolata Concezione, della Solennità di S. Giuseppe, della Natività del Battista, dei SS. Pietro e Paolo, di Tutti i Santi, dell’Assunzione della Beata Vergine Maria);
- Ottave semplici (quelle di S. Stefano, di S. Giovanni Apostolo ed Evangelista, dei SS. Innocenti).
La messa dell’Ottava è identica a quella della festa, ma si dice il Prefazio degli Apostoli, non si dice il Credo e si omette la commemorazione della Natività. Qualora la giornata di oggi cadesse di Domenica, Festa del Santissimo Nome di Gesù, l’Ottava è commemorata, nelle messe private, nella II orazione.
Si dice, invece, normalmente, oggigiorno, dopo la riforma del '55, la Messa della feria dal 2 al 5 gennaio, salvo la Domenica destinata alla Festa del Santissimo Nome di Gesù.



Orazio Borgianni, S. Giovanni anziano aiutato dai suoi discepoli, XVII sec., Staatliche Kuntsammlungen Gemaeldegalerie Alte Meister, Dresda

Blas de Prado, Sacra Famiglia con i SS. Ildefonso e Giovanni evangelista, con il maestro Alonso de Villegas, 1589, Museo del Prado, Madrid



Nicholas Poussin, SS. Pietro e Giovanni guariscono lo storpio, 1655, The Metropolitan Museum of Art, New York


Bartolomé Esteban Murillo, SS. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista, 1655, Art Institute of Chicago, Chicago

Anonimo, S. Giovanni evangelista e la Venerabile María de Jesús de Ágreda hanno la visione dell'Immacolata e della Mistica Città di Dio, XVII sec.

Gesù bambino tra il Battista e Giovanni Evangelista, XVIII sec.

Pompeo Girolamo Batoni, S. Giovanni evangelista, 1740-43, collezione privata, Londra

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Testa di S. Giovanni, 1841 ss., The Metropolitan Museum of Art, New York 

Leopold Kupelwieser (attrib.), Visione di S. Giovanni a Patmos dell'Immacolata, XIX sec., collezione privata





Ramón Cuenca Santo, S. Giovanni evangelista, 2015, Toledo

sabato 2 gennaio 2016

“Christus caput Mártyrum prior passus est pro nobis, relínquens vobis exémplum, ut sequámini vestígia ejus. Cujus passiónis vestígia prosecútus beatíssimus Stéphanus, confiténdo Christum lapidátus a Judæis, corónam méruit tamquam suo sibi nómine pósitam” (sancti Augustíni Epíscopi , Sermo 2 de S. Stephano – Lect. III – Noct.) - IN OCTAVA S. STEPHANI, PROTOMARTYRIS

L’uso di prolungare durante otto giorni la solennità pasquale proviene dalla Sinagoga e fu, durante molti secoli, la caratteristica esclusiva della festa della Resurrezione di Cristo. Ma, verso l’VIII sec., si cominciò, a Roma, ad attribuire anche un’ottava al Natale ed alla Pentecoste; in seguito, quest’usanza venne egualmente estesa a tutti i santi. L’Ottava di santo Stefano è la più antica; la si trova già menzionata nel Geronimiano, ma le tre erano celebrate a San Gallo dalla fine del IX sec. (cfr. Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, pp. 211-212). Le ottave di santo Stefano, di san Giovanni e dei Santi Innocenti compaiono pure negli Statuti di Cluny dell’XI sec. L’Ordo del Laterano ed il calendario del Vaticano menzionano tre Ottave. Riferendosi indirettamente all’Ottava degli Innocenti, l’antifonario di San Pietro testimonia anch’esso, infatti, della celebrazione delle tre. Gli Ordines Romani del XIV sec. le menzionano esplicitamente: «... Dicuntur tamen ista in Octava eorum» (Ordo Romanus XIV, § LXXV. De officio festi Innocentium, in PL 78, col. 1195A); «In Octava sancti Stephani non fit consistorium. Item in Octava sancti Joannis non fit consistorium. Item in Octava sanctorum Innocentium non fit consistorium» (ibidem, § CI. In quibus diebus et solemnitatibus consueverunt Romani pontifices a consistoriis abstinere, ivi, col. 1228B).
La messa dell’Ottava di santo Stefano è identifica a quella della festa, ad eccezione della colletta, che, nelle antiche ottave romane, doveva regolarmente differenziarsi.
Quest’Ottava fu soppressa nel 1955 (v. Decreto di semplificazione delle rubriche, 23 marzo 1955, § 14). Pertanto si dice normalmente la Messa della feria dal 2 al 5 gennaio, salvo la Domenica che è destinata alla Festa del Santissimo Nome di Gesù.




Domenico Ghirlandaio, SS. Giacomo Maggiore, Stefano e Pietro, 1492-94, Galleria dell’accademia, Firenze

Carlo Crivelli, S. Stefano, 1476, National Gallery, Londra

Michelangelo Anselmi, Vergine con Bambino in gloria tra i SS. Stefano e Giovanni Battista, 1530-40, Musée du Louvre, Parigi

Juan Correa de Vivar, S. Stefano, 1559, Museo del Prado, Madrid

Charles André Van Loo, S. Stefano martire, XVIII sec., Musée des Beaux-Arts, Valenciennes

venerdì 1 gennaio 2016

«Hódie Octávæ Domínici diéi sunt, cessáte a superstitiónibus idolórum et a sacrifíciis pollútis» - SANCTI TELEMACHI SEU ALMACHII MARTYRIS


Il santo monaco Almachio, noto anche come Telemaco, interviene a far cessare a Roma i giochi gladiatorii. Il 1° gennaio 404 fu la data degli ultimi di tali giochi nell'Urbe ed è anche la data del suo martirio per lapidazione da parte degli spettatori


Il "cardinale" filoluterano Marx propone una chiesa cattolica fluida, mentre Cantalamessa strizza entrambi gli occhi ai luterani, delegittimando il culto di iperdulia della Vergine Maria

In questi giorni di festa, non possiamo ignorare che i nemici della Chiesa e della fede sono all’opera …, cercando di demolirla, svilendo anche la figura della Vergine Maria, ed anzi addebitando alla Chiesa “preconciliare” la responsabilità per la quale gli eretici protestanti non l’accetterebbero, in quanto sarebbe stata “onorata in maniera esagerata”! A dirlo non è una persona qualunque, ma lo stesso “predicatore della Casa pontificia”, P. Cantalamessa, in un recente suo “comizio” presso la corte dei miracoli dell’hotel Santa Marta, riprendendo le idee del rag. Bianchi (v. qui), come riportato dalla Radiovaticana (v. qui) e che non ha mancato di suscitare legittime proteste in ambito cattolico (v. qui, qui, quiqui, qui).
La sua voce fa eco a quello dello stesso “card.” Marx, il quale avrebbe riunito intorno a sé circa 200 teologi per proporre un cambiamento nella Chiesa. Anzi, la creazione o fondazione di una sorta di Chiesa cattolica liquida, con dogmi … parimenti liquidi, fluidi o vaporosi, che possono essere rimessi in discussione di continuo … . Ma questa neo-chiesa non sarebbe più la Chiesa di Cristo.
La notizia è stata diffusa su vari network internazionali, ivi incluso l’autorevole National Catholic Reporter del 15 dicembre scorso (v. Christa Pongratz-Lippitt, ‘Synodality must once again become a structural practice in the church,’ German cardinals and theologians insist, in NCR, 15 dic. 2015. V. anche Anne Dolhein, Le cardinal Reinhard Marx appelle à des changements fondamentaux dans l’Eglise, in Reinformation.TV, 19 dic. 2015). Noi riportiamo la notizia, con la traduzione dal francese, dal sito Pro Liturgia del 28 dic. 2015.
Nuove battaglie per la fede si profilano.
Tornano in mente le parole profetiche della beata Anna Caterina Emmerich (1774-1824) della sua visione del 12 settembre 1820: «Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo. … Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni. C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: “Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra”».
In una visione di data imprecisata del 1820: «… Poi vidi che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre».
Nella visione del 22 aprile 1823: «Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti».
Che Dio ci preservi dalla genia dei novatori!

Lundi 28/12/2015. Du 6 au 8 décembre dernier, à Munich (D), le Cardinal Reinhard Marx, bras droit du Pape François, a réuni 200 théologiens se réclamant de Vatican II.
Tous ont participé à l’élaboration d’un programme comprenant :
- la liberté de conscience de tous les fidèles pour juger de leur foi,
- l’établissement d’un magistère parallèle à celui des évêques et qui serait exercé par les théologiens,
- la possibilité d’interpréter les enseignements du magistère en fonctions des nécessités pastorales,
- la possibilité de discuter en permanence des articles de la foi,
- la mise en place d’une Eglise essentiellement “synodale” dans laquelle les différentes confessions puissent trouver leurs places respectives,
- la possibilité de célébrer des liturgies évolutives et ouvertes aux exigences de l’œcuménisme ainsi que des communautés locales.
Parmi les signataires de ce programme se trouvent des participants au “Synode de l’ombre” organisé à Rome le 25 mai par les conférences épiscopales de France (Mgr Pontier), d’Allemagne et de Suisse pour mettre en avant les idées les plus étrangères à la foi catholique.
Les loups dont avait parlé Benoît XVI le jour de son élection sortent du bois : ils sortent de partout et sont nombreux !
Sur son tweet, Mgr Marc Aillet, Evêque de Bayonne, pose avec courage la question : “Au nom de quel bilan [ces théologiens] prétendent-ils donner des leçons d’avenir à l’Eglise ?” Et d’ajouter : “Il est fort à gager que la génération JPII et BXVI leur survivra...”
Au regard de ce qui se passe actuellement dans l’Eglise, des fidèles inquiets se demandent : le Pape François est-il manipulé ?
Manipulable ? Ou... manipulateur ?


* * * * * *

Dal 6 all’ 8 dicembre 200 teologi sedicenti “fedeli al Vaticano II” sono stati convocati dal Card. Marx, il braccio destro dal Papa, per elaborare il seguente programma:
- La libertà di coscienza dei fedeli per valutare la propria fede
- Lo stabilimento di un magistero parallelo a quello dei vescovi che sarebbe esercitato dai teologi
- La possibilità di interpretare gli insegnamenti del magistero in funzione delle necessità pastorali
- La possibilità di discutere continuamente degli articoli di fede
- La creazione di una chiesa essenzialmente “sinodale” nella quale le varie confessioni potrebbero trovare il proprio posto
- La possibilità di celebrare liturgie evolutive e aperte alle esigenze dell’ecumenismo nonché delle comunità locali
Tra i firmatari di questo programma ritroviamo i partecipanti al “Sinodo segreto” organizzato a Roma il 25 maggio dalle conferenze episcopali di Francia (Mgr Pontier), di Germania e Svizzera per presentare varie idee estranee alla fede cattolica. I lupi di cui parlava Benedetto XVI il giorno dell’elezione escono dal bosco: escono dappertutto e sono pure numerosi! In un recente tweet, Mons. Marc Aillet, Vescovo di Bayonne, fa con coraggio questa domanda: “In nome di quel bilancio [questi teologi] pretendono dare lezioni di avvenire alla Chiesa?” e aggiunse: “Scommetto che la generazione GP II e B XVI sopravvivrà loro”.
Vedendo cosa succede all’interno della chiesa, molti fedeli sono preoccupati e si chiedono: Papa Francesco sarà manipolato? Manipolabile? O… Manipolatore?

"Veni Creator Spiritus": invocazione allo Spirito Santo all'inizio del nuovo anno civile. L'augurio della Scuola Ecclesia Mater




Al principiare del nuovo Anno civile, non possiamo non invocare lo Spirito Santo, col celebre inno "Veni Creator Spiritus", cui è annessa l'indulgenza plenaria (v. Rorate caeli, Jan. 1st, 2016).
Possa lo Spirito del Signore illuminare le menti dei fedeli, affinché rimangano saldi nella fede, nella speranza e nella carità.
Possa a ciascuno dei nostri affezionati lettori giungere il nostro augurio:

Vertente anno grato animo memor omnium qui me votis ac precibus prosequuntur, laetitiae ac pacis auspicia ad festum Nativitatis Salvatoris nostri proferire cupio, gratiae plenitudinem et benedictionis pro anno ineunte intimo ex corde exoptans. Dilectissime in Christo, Καλή Χρονιά! Buon Anno!

Buon Anno!