Cfr. Il reale significato dell'espressione "Non giudicate per non essere giudicati" (Mt 7, 1), in Telegra.ph, 28.1.2017
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giovedì 30 marzo 2017
sabato 21 gennaio 2017
Il deandreano Dio di misericordia
Nella festa di sant’Agnese, vergine e martire,
rilanciamo questo contributo del prof. Vito Abbruzzi.
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| Seguace di Sebastien Bourdon, Martirio di S. Agnese, XVII sec., collezione privata |
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| Francesco Furini, S. Agnese, XVII sec., collezione privata |
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| Onorio Marinari, S. Agnese, XVII sec., collezione privata |
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| Anonimo, S. Agnese, XVII sec. |
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| Anonimo, Martirio di S. Agnese, XVII sec., collezione privata |
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| Domenichino, Martirio di S. Agnese, 1621-1625, Pinacoteca Nazionale, Bologna |
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| G. Audran, Riproduzione del quadro del Domenichino del Martirio di S. Agnese, XVII sec., collezione privata |
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| Ambito trentino, Martirio di S. Agnese, 1631 circa, Trento |
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| Giovanni Evangelista Draghi, Martirio di S. Agnese, 1690-1710, Piacenza |
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| Bernardo Lorente Germán, S. Agnese, XVIII sec., collezione privata |
| Giovanni De Min (attrib.), Martirio di S. Agnese, XVIII-XIX sec., Parrocchia di San Vendemiano, S.Vendemiano |
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| Nicolò Traverso, S. Agnese in gloria, 1790 circa, Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese, Genova |
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| Giovanni David (e Carlo Alberto Baratta), S. Agnese rifiuta le nozze col figlio del Prefetto, 1790-1799, Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese, Genova |
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| Giovanni David (e Carlo Alberto Baratta), Tentazione di S. Agnese, 1790-1799, Chiesa di Nostra Signora del Carmine e Sant'Agnese, Genova |
| Joseph Désiré Court, Martirio di S. Agnese, 1864, Musée des Beaux-Arts, Rouen |
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| Bottega italiana, S. Agnese, 1890-1910, Piacenza |
Il deandreano Dio di misericordia
di Vito Abbruzzi
A giorni il mondo della musica
d’autore ricorderà i cinquant’anni della prematura e tragica scomparsa di Luigi
Tenco: morto suicida alle prime ore del 27 gennaio 1967, profondamente
turbato, dopo la prima serata di Sanremo, per la bocciatura della sua
struggente canzone Ciao amore, ciao.
L’occasione è propizia per
parlare dell’ambivalente rapporto giustizia-misericordia divina: non sempre ben
compreso; anzi, fonte, ultimamente, di non pochi dubbi di carattere
biblico-teologico. E lo facciamo alla luce dell’altrettanto struggente canzone Preghiera
in gennaio: una sorta di commendatio animae composta
e interpretata dal grande Fabrizio De Andrè, per raccomandare al “Dio di
misericordia” il suo amico fraterno Luigi Tenco, pesantemente vilipeso, in
mortem e post mortem, da quelli che sprezzantemente sono
chiamati nella canzone “signori benpensanti”.
Il deandreano “Dio di
Misericordia” non è affatto diverso dal “Dio di giustizia”.
Sembra, infatti, che
l’espressione “Dio di giustizia” si riferisca a un dio spietato, mentre, al
contrario, “Dio di misericordia”, a un dio pietoso. I due concetti non solo non
sono confliggenti, ma sono uno espressione dell’altro, come lo stesso Giovanni
Paolo II ci ricorda nella sua Catechesi su “Giudizio e misericordia:
due dimensioni del mistero di amore”: «A prima vista giudizio e
misericordia sembrerebbero due realtà inconciliabili, o almeno la seconda
sembra integrarsi con la prima solo se questa attutisce la propria forza
inesorabile. Occorre invece capire la logica della Sacra Scrittura, che le lega
assieme e anzi le presenta in modo che l’una non possa esistere senza l’altra»
(udienza gen. 7.7.1999).
Invocare, dunque, il “Dio di
misericordia” – esattamente come fa De Andrè – è affermare la giustizia di Dio,
non diversamente dal Salmista che accoratamente prega: «Fammi giustizia, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata» (Ps. 42, 1).
Se così non fosse daremmo ragione
a chi, come Moshe Idel, il più noto studioso contemporaneo della mistica
ebraica, autore de Il male primordiale nella Qabbalah. Totalità,
perfezionamento, perfettibilità, pubblicato recentemente da Adelphi (cfr. P.
Citati, Il Dio imperfetto degli ebrei, in Corriere della sera,
15.12.2016), sostiene la tesi di un “Dio imperfetto”, perché
«luce e tenebre, bene e male insieme; misericordia e giudizio, giustizia e
malvagità, paradiso ed inferno; mano destra e mano sinistra» (ivi). Il
dualismo verrebbe attenuato e mitigato, giacché, secondo Idel, «il male abita
Dio»: un fatto che distingue radicalmente il cristianesimo dall’ebraismo: nel
cristianesimo Dio è perfetto, e ignora perfino che qualcuno possa parlare, a
suo proposito, di mancanza; nella Qabbalah, Dio conosce la
mancanza: egli non sarebbe onnipotente né perfetto. Tesi sostenuta anche da
Galimberti quando, parlando del sacro nella cultura ebraica, dice
della «con-fusione (syn-bàllein) che regna […] tra il bene e il male»
(U. Galimberti, Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto,
ed. Feltrinelli, Milano 2012, p. 21): «Il sacro è il luogo dell’indifferenziato,
dove il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, il benedetto e il maledetto si
con-fondono» (ivi, p. 9).
La confusione, ahinoi!, non è in
Dio, bensì nell’uomo, il quale, nella sua reale imperfezione, non ha capito quanto
«dice il Signore: “I miei pensieri non sono come i vostri e le mie azioni sono
diverse dalle vostre. I miei pensieri e i vostri, il mio modo di agire e il
vostro sono distanti tra loro come il cielo è lontano dalla terra” » (Is. 55,
9).
Ed ecco perché De Andrè si
rivolge direttamente a Dio – a quel “Dio di misericordia” –, chiedendogli
giustizia per il suo amico suicida, accogliendo l’anima di lui nel suo «cielo:
là dove in pieno giorno risplendono le stelle». E chiedendo questo, egli non
forza affatto la mano, dal momento che anche per la Chiesa, che – non
dimentichiamolo! – è «madre e maestra» (Giovanni
XXIII), «non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono
date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare
l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno
attentato alla loro vita» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2283).
Aveva ragione mia madre: «Gesù
non vuol vedere nessuno disperato».
giovedì 10 novembre 2016
venerdì 13 maggio 2016
domenica 8 maggio 2016
domenica 25 ottobre 2015
"Regnerò malgrado i miei nemici e tutti coloro che si oppongono" (Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque) - IN FESTO D. N. JESU CHRISTI REGIS
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| Cristo Salvatore in trono, cattedrale, Kotlovka |
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| Cristo in trono, XIX sec., collezione privata |
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| Cristo in trono tra la Vergine e S. Giovanni Battista o Deesis, XIX sec., collezione privata |
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| Karl Pavlovič Brjullov, Cristo dinanzi al popolo (Иисус перед народом), 1843, Museo di Stato, Saratov |
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| Cristo onnipotente, XX sec., collezione privata |
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| Statua di Cristo Re, Duomo, Paola (Malta) |
ACTUS
DEDICATIONIS HUMANI GENERIS JESU CHRISTO REGI
in
sollemnitate D.N. Jesu Christi Universorum Regis
(Indulgentia
plenaria)
JESU
dulcissime, Redemptor humani generis, respice nos [ad altare] [ante conspectum]
tuum humillime provolutos.
Tui
sumus, tui esse volumus; quo autem tibi coniuncti firmius esse possimus, en
hodie sacratissimo Cordi tuo se quisque nostrum sponte dedicat.
Te
quidem multi novere nunquam; te, spretis mandatis tuis, multi repudiarunt.
Miserere utrorumque, benignissime Iesu, atque ad sanctum Cor tuum rape
universos.
Rex
esto, Domine, nec fidelium tantum qui nullo tempore discessere a te, sed etiam
prodigorum filiorum qui te reliquerunt; fac hos, ut domum paternam cito
repetant, ne miseria et fame pereant.
Rex
esto eorum, quos aut opinionum error deceptos habet, aut discordia separatos,
eosque ad portum veritatis atque ad unitatem fidei revoca, ut brevi fiat unum
ovile et unus pastor.
[Rex
esto eorum omnium, qui in tenebris idololatriae aut islamismi adhuc versantur,
eosque in lumen regnumque tuum vindicare ne renuas.
Respice
denique misericordiae oculis illius gentis filios, quae tamdiu populus electus
fuit: et Sanguis, qui olim super eos invocatus est, nunc in illos quoque
redemptionis vitaeque lavacrum descendat.]*
Largire,
Domine, Ecclesiae tuae securam cum incolumitate libertatem; largire cunctis
gentibus tranquillitatem ordinis; perfice, ut ab utroque terrae vertice una
resonet vox:
Sit
laus divino Cordi, per quod nobis parta salus: ipsi gloria et honor in saecula!
Amen.
*
Decretum S. Paenitentiariae Apostolicae 18 Julii 1959 a formula consecrationis
omittur ex publico pars quae ab Rex esto ut descendat.
*
* * * * * * *
CONSACRAZIONE
AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
nella
festa di Cristo RE
(Indulgenza
plenaria)
O
Gesù dolcissimo, o Redentore del genere umano, riguardate a noi umilmente
prostrati innanzi al vostro altare.
Noi
siamo vostri, e vostri vogliamo essere; e per vivere a voi più strettamente
congiunti, ecco che ognuno di noi, oggi spontaneamente si consacra al vostro
sacratissimo Cuore.
Molti,
purtroppo, non vi conobbero mai; molti, disprezzando i vostri comandamenti, vi
ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e
tutti quanti attira al vostro Sacratissimo Cuore.
O
Signore, siate il Re non solo dei fedeli che non si allontanarono mai da voi,
ma anche dì quei figli prodighi che vi abbandonarono; fate che questi, quanto
prima, ritornino alla casa paterna, per non morire di miseria e di fame.
Siate
il Re di coloro che vivono nell’inganno e dell’errore, o per discordia da voi
separati; richiamateli al porto della verità, all’unità della fede, affinché in
breve si faccia un solo ovile sotto un solo pastore.
[Siate
il re finalmente di tutti quelli che sono avvolti nelle superstizioni
dell’Idolatria e dell’Islamismo; e non ricusate di trarli tutti al lume e al
regno vostro.
Riguardate
finalmente con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu
il prediletto; scenda anche sopra di loro, lavacro di redenzione di vita, il
sangue già sopra di essi invocato.] *
Largite,
o Signore, incolumità e libertà sicura alla vostra Chiesa, largite a tutti i
popoli la tranquillità dell’ordine. Fate che da un capo all’altro della terra
risuoni quest’unica voce:
Sia
lode a quel Cuore divino, da cui venne la nostra salute; a lui si canti gloria
e onore nei secoli dei secoli. Amen.
* Per
decreto della Sacra Penitenzieria Apostolica del 18 luglio 1959, dalla formula
di consacrazione va omesso dalla proclamazione pubblica, il brano che va da Siate
il re a di essi invocato.
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