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giovedì 18 luglio 2019
mercoledì 22 maggio 2019
Nella festa della Santa delle "cause impossibili", S. Rita da Cascia
Link correlati: Efficacissima Supplica a Santa Rita da Cascia, in Radiospada, 22.5.2019
Proprium Missae, in Tradidi quod et accepi, 22.5.2018
Benedizione delle rose di santa Rita da Cascia, in Sardinia Tridentina, 22.5.2018
giovedì 31 gennaio 2019
La vita ed i miracoli di S. Giovanni Bosco e la sua canonizzazione
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| Stendardo della canonizzato don Bosco |
Pio XI, Lettera decretale “Geminata Laetitia”, 1.4.1934. Cfr. Vita e miracoli di Don Bosco, in Radiospada, 31.1.2019
domenica 4 novembre 2018
martedì 28 giugno 2016
Il pericolo di una "canonizzazione" di Lutero durante il Concilio Vaticano II in un aforisma del card. Siri
Fonte: Il Card. Siri: in Concilio ci fu il pericolo di una canonizzazione di Lutero, Paolo VI ne ebbe paura, in Il Timone, 28.6.2016
lunedì 6 luglio 2015
Beato Stepinac, strada in salita per la canonizzazione
Ricevuto, rilancio volentieri quest’articolo di Guido Villa, pubblicato
in versione ridotta su La Nuova Bussola Quotidiana, dal titolo Stepinac, chi non vuole la canonizzazione. Ringraziamo l’Autore per l’attenzione che
ha voluto prestare al nostro blog mediante il suo contributo dedicato al beato Alojzije Stepinac, insigne sostenitore - come lo ha definito lo storico gesuita Giovanni Sale - dei diritti di Dio e dell'uomo (v. qui), tanto da meritare, pochi giorni dopo la morte, una solenne cappella papale di Requiem dal papa Giovanni XXIII, durante la quale il pontefice tenne una commovente omelia.
Beato Stepinac,
strada in salita per la canonizzazione
di Guido Villa
Le
speranze dei cattolici croati di vedere presto canonizzato il beato cardinale
Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria, martire del comunismo titino, hanno
subito una brusca battuta di arresto. Lo scorso 28 maggio, infatti, mentre la
Presidente croata, Kolinda Grabar Kitarović, incontrava papa Francesco in
Vaticano, e di concerto con i vescovi croati, invitava il Pontefice in Croazia
affinché, tra l’altro, avesse luogo la canonizzazione di Stepinac, l’inviato
speciale del Papa, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, s’incontrava a Belgrado con il
Presidente della Serbia, l’ultra-nazionalista Tomislav Nikolić, proprio per
parlare di Stepinac, come confermato anche dall’agenzia di stampa governativa Tanjug.
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| Papa Giovanni XXIII incensa il tumulo del Cardinale Stepinac |
La
posizione serba, peraltro già nota, è stata ben compresa in Vaticano, e
infatti, secondo quanto riferito dalla Presidente croata, papa Francesco le
avrebbe rivelato che, pur non essendoci dubbi sulla persona del cardinale
Stepinac, «nel frattempo è stata istituita una commissione mista con la Chiesa
ortodossa al fine di valutare ancora alcuni aspetti». Un’ulteriore conferma di
questa frenata viene dall’incontro di Belgrado. Nel comunicato ufficiale si
legge che il cardinale Koch «ha proposto la formazione di un gruppo di esperti
della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa serba, la quale indagherà su
tutte le circostanze storiche, e cercherà, attraverso il dialogo, di creare un’atmosfera
di collaborazione e di comprensione». La Presidente croata ha lamentato che una
tale iniziativa avrebbe dovuto essere presa molto prima, tuttavia appare
evidente come la creazione di questa commissione rappresenti il segnale che la
Santa Sede ha recepito i desiderata serbi. Il dialogo con gli ortodossi è
troppo importante, e la canonizzazione del beato Alojzije Stepinac, almeno per
il momento, non s’ha da fare.
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| Partic. dell'urna del Beato Stepinac, Cattedrale di Zagabria. Foto di Dennis Jarvis |
In
termini generali, è singolare che a un’istanza non cattolica venga concesso il
diritto di veto – perché di questo si tratta – su un processo interno alla
Chiesa cattolica che già viene condotto con criteri teologici e storici molto
severi. Nel caso specifico, ciò che il popolo croato ha di più caro, vale a
dire il suo cammino spirituale e la sua fede, dei quali la beatificazione e la
canonizzazione dei suoi santi sono parte integrante, nonché quasi cinquant’anni
di sofferenze di questo popolo ai tempi del comunismo, finiscono per essere
consegnati alla mercé dei serbi, e per tragica ironia della sorte, proprio
dalla Santa Sede, alla quale il popolo croato, su esempio del cardinal
Stepinac, è indissolubilmente legato e fedele senza riserve.
Questa
decisione non è stata presa per il desiderio di ricercare la verità storica,
che è già conosciuta, bensì per guadagnare tempo, nella speranza, in verità piuttosto
labile, che col tempo i malumori dei serbi si stemperino, e crea un pericoloso
precedente per futuri processi di beatificazione e di canonizzazione presso la
Chiesa croata.
C’è
quindi da prevedere che tempi duri attendano altre cause di beatificazione e
canonizzazione che si riferiscono all’ultimo secolo di storia del popolo croato,
caratterizzato, fin dalla fondazione, nel 1918, del primo Stato unitario - più
tardi chiamato Jugoslavia - da un forte conflitto tra croati e serbi, e
soprattutto ai cinquant’anni di dittatura comunista. Ciò vale, ad esempio, per il
processo di beatificazione della Serva di Dio Marica Stanković, suora laica
condannata nel 1948 da un “Tribunale del popolo” per avere guidato, come si
legge nell’atto d’accusa, un’«organizzazione ustascio-terroristica» - tale
veniva giudicata l’Azione Cattolica dal regime comunista. Lo stesso destino
potrebbe essere riservato alla causa relativa ai frati francescani martiri di
Široki Brijeg e dell’Erzegovina, uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale dai
partigiani titini in quanto falsamente accusati di collaborazionismo con il
regime ustascia e l’occupante tedesco.
In
questo clima, non migliore sorte attenderebbe la causa di beatificazione,
recentemente avviata, del cardinale Franjo Kuharić, arcivescovo di Zagabria dal
1970 al 1997, cui i serbi rimproverano l’appoggio dato all’azione militare “Tempesta”
del 1995, e anche quella del primo arcivescovo di Vrhbosna (Sarajevo), Josip
Stadler, morto nel 1918, che, in difesa della fede cattolica, entrò in
conflitto con la Chiesa ortodossa serba. Le beate martiri della Drina, suore di
varie nazionalità uccise dai serbo-cetnici nel 1944 nei pressi di Sarajevo,
difficilmente riceverebbero il placet per la canonizzazione da una Commissione
nella quale i serbi hanno diritto di veto, giacché questi considerano l’essere
cattolico sinonimo di ‘ustascia’.
Come
dimostrato dall’abbondante documentazione storica che lo riguarda, la figura
del beato Stepinac è assolutamente limpida. Pur accogliendo favorevolmente l’indipendenza
della Croazia proclamata nel 1941, egli conservò una lucida capacità di
giudizio sul regime ustascia, avvertendo che la benedizione di Dio poteva scendere
sul Paese e sul popolo croato solamente se si fosse osservata la Legge di Dio
quale espressa nei Dieci Comandamenti. In diverse omelie egli condannò coraggiosamente
le stragi di serbi, ebrei e rom attuate dalle milizie ustascia, denunciando la
politica razziale del governo croato attuata su imitazione di quella della
Germania nazista, scrisse numerose e vibrate lettere di protesta al Poglavnik (Duce), Ante Pavelić, per le
violenze commesse nei confronti delle minoranze, giungendo, in una di queste, a
definire il lager di Jasenovac, dove morirono decine di migliaia di persone di
etnia serba, ebraica e rom, ma anche oppositori del regime e sacerdoti cattolici,
una «macchia sul popolo croato».
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| Processo del Beato Stepinac nel 1946 |
Nell’azione
del beato Stepinac non mancò l’aiuto fattivo ai perseguitati, a qualsiasi
popolo essi appartenessero. Secondo documenti dell’intelligence britannica, già
nel 1941 egli guidò una delegazione che incontrò Pavelić per protestare contro
la deportazione di ebrei e serbi. Egli spesso intervenne presso le autorità
dello Stato raccomandando richieste della comunità ebraica, chiedendo la
scarcerazione di persone arrestate, e perfino di persone accusate di
collaborare con i partigiani. In un promemoria inviato dal funzionario ebraico
Weltmann al delegato apostolico in Turchia, mons. Angelo Roncalli, il futuro
papa Giovanni XXIII, si legge: «Sappiamo che mons. Stepinac ha fatto tutto ciò
che era nelle sue possibilità per aiutare e attenuare lo sfortunato destino
degli ebrei in Croazia … La preghiamo di comunicare a mons. Stepinac l’espressione
del nostro profondo ringraziamento per l’aiuto che ha porto, e lo preghiamo di
continuare un’azione così onorevole di salvare i nostri fratelli, sorelle e
figli… ».
Alla
fine della Seconda Guerra Mondiale, in un clima di inaudita violenza contro la
Chiesa cattolica, Stepinac fu arrestato dalle autorità comuniste una prima
volta il 17 maggio 1945, e trattenuto in carcere fino al 3 giugno. Il giorno
dopo la sua liberazione, egli fu convocato da Tito, il quale gli offrì la guida
di una cosiddetta “Chiesa cattolica popolare”, separata da Roma, con la
promessa di una posizione di onore nel nuovo Stato jugoslavo a guida comunista.
Stepinac rifiutò, firmando in questo modo la sua condanna. Egli fu quindi di
nuovo arrestato, sottoposto a un processo-farsa di stampo stalinista, e condannato
a sedici anni di reclusione in regime di carcere duro. Dopo cinque anni di
prigionia nel carcere di Lepoglava, sottoposto a continui maltrattamenti,
umiliazioni e a diversi tentativi di avvelenamento, fu assegnato al confino
nella parrocchia natia di Krašić, non lontano da Zagabria, dove fu tenuto
prigioniero fino al 1960, quando morì per le conseguenze dell’avvelenamento
subito in carcere.
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| Funerale del Beato Stepinac |
Il
beato Alojzije non si piegò mai dinanzi ai senzadio di ogni colore e ideologia,
e nonostante gli allettamenti del mondo e la prova della persecuzione, rimase
fedele a Cristo e alla Chiesa, ed è a lui che dobbiamo il fatto che oggi il
popolo croato, nella sua maggioranza, sia ancora cattolico, e resista alle
lusinghe delle nuove ideologie che mettono in pericolo la vita e la famiglia.
Se
vogliamo, questo è forse l’unico motivo per il quale la figura del beato
Alojzije possa essere considerata “controversa”. Soprattutto in questi tempi,
in cui non pochi pastori cercano l’applauso facile del mondo e non passano
attraverso la “porta stretta” che conduce in Cielo, egli non è una figura che
porta la falsa pace voluta dal mondo, bensì la spada della divisione quale
naturale conseguenza dell’impegno per la verità e l’amore, per Dio e la sua
Legge.
È
auspicabile che non si esiti a proporre questo santo alla venerazione della
Chiesa universale, anche a costo di entrare in conflitto con il mondo e la sua
falsa pace, giacché il suo esempio e la sua intercessione ci saranno d’aiuto in
questi tempi estremamente difficili.
sabato 16 maggio 2015
«La santità parla arabo». Domenica saranno canonizzate Marie e Mariam, «speranza per la Terra Santa»
Delle
due prossime sante arabo-cristiane, originarie che saranno canonizzate domani
nella domenica nell’Ottava dell’Ascensione, abbiamo già avuto modo di parlare
in passate occasioni (v. qui e qui) e la cui santità ha ancora oggi molto da dirci .... soprattutto riguardo alla testimonianza di martirio data da tanti cristiani nelle terre del sedicente califfato (v. da ultimo qui).
Oggi,
memoria di S. Giovanni Nepomuceno, presbitero e martire, rilanciamo questo
contributo tratto da Tempi.
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| Jan Brokoff, Statua di S. Giovanni Nepomuceno, 1683, Ponte Carlo, Praga |
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| Luogo del parapetto da cui fu martirizzato S. Giovanni Nepomuceno, Ponte Carlo, Praga |
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| Lorenzo
Mattielli, Martirio di S. Giovanni Nepomuceno con |
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| Giuseppe Maria Crespi, Sacramento della confessione ovvero la regina di Boemia si confessa da S. Giovanni Nepomuceno, 1742, Pinacoteca, Torino |
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| Ignaz Stern, S. Giovanni Nepomuceno, collezione privata |
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| Pompeo Batoni, S. Giovanni Nepomuceno dinanzi alla Vergine col Bambino, 1743 circa, Pinacoteca vaticana, Città del Vaticano, Roma |
«La santità parla arabo». Domenica saranno canonizzate
Marie e Mariam, «speranza per la Terra Santa»
di Leone Grotti
Mariam venne perseguitata perché cristiana. Quando un
musulmano le ordinò di convertirsi all’islam, rispose: «Musulmana io? Mai! Sono
figlia della Chiesa cattolica». Lui la sgozzò ma lei non morì
Domenica 17 maggio, a
Roma, papa Francesco canonizzerà due sante provenienti dalla Palestina: la
beata madre Marie Alphonsine e la beata Mariam Baouardy. Si tratta delle prime
due persone di questa terra araba martoriata a diventare sante nell’era
moderna. Il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, ha commentato
entusiasta: «Mariam e Marie dimostrano che in questa terra straziata dalla
violenza la santità è possibile. È come se, con il loro esempio, ci dicessero:
sì, la Terra Santa può essere feconda e può dare frutti di santità».
DONNE ARABE. Entrambe sono vissute nella metà dell’Ottocento.
Madre Marie Alphonsine è nata a Gerusalemme il 4 ottobre 1843. A 17 anni
vestì l’abito delle suore di San Giuseppe ma a Betlemme le apparve la Madonna e
le chiese di fondare una congregazione locale, con il nome di Suore del
Rosario, riservata a donne arabe. La Congregazione, nata nel 1880, esiste
ancora. La beata ha speso la sua vita per i poveri e per l’educazione.
RIFIUTO DELLE NOZZE. Mariam Baouardy è nata in un piccolo villaggio
vicino a Nazaret il 5 gennaio 1846 e a 19 anni è entrata nel Carmelo di Pau,
sui Pirenei francesi. Rimasta orfana, venne adottata da uno zio, che la portò
con sé ad Alessandria d’Egitto, dove cercò di maritarla a 13 anni secondo l’usanza.
Ma lei si ribellò e dopo aver litigato con un sacerdote e un vescovo,
venne rinchiusa in casa dagli zii come una schiava, per punirla del suo
rifiuto. Per cercare aiuto dal fratello, che viveva ancora in Palestina, si
recò da un musulmano che sapeva in procinto di partire per Nazaret per
consegnargli una lettera.
«MUSULMANA IO? MAI». Questo, dopo aver sentito il suo racconto, si
irritò e le ordinò di convertirsi all’islam. Lei rispose: «Musulmana io? Mai!
Sono figlia della Chiesa cattolica e spero di restare tale per tutta la vita».
Innervosito dalla risposta, l’uomo le tagliò la gola con una scimitarra. Credendola
morta, Mariam fu avvolta in un lenzuolo e depositata in un’oscura stradina.
Cosa accadde poi, lo rivelò molti anni dopo lei stessa: come in un sogno le
sembrò di essere in Paradiso, dove rivide i suoi genitori e dove una voce le
disse: «Il tuo libro non è ancora tutto scritto».
«UN DIO CI DEVE
ESSERE». Risvegliatasi,
si era trovata in una grotta assistita e curata da una giovane donna, che come
una suora portava un velo azzurro. Dopo circa quattro settimane, quella donna l’aveva
condotta alla chiesa dei Francescani lasciandola lì. Maria Baouardy raccontò
sempre che per lei era la Vergine che l’aveva curata e mostrava la lunga
cicatrice che le attraversava il collo. In effetti, 16 anni dopo, un celebre
medico non credente che l’aveva visitata, constatò che le mancavano alcuni
anelli della trachea, e disse: «Un Dio ci deve essere, perché nessuno al mondo,
senza un miracolo, potrebbe vivere dopo una simile ferita». Mariam tornò poi in
Palestina, dove fondò il Carmelo di Betlemme, prima di morire a 32 anni.
«SANTITÀ PARLA ARABO». Uno dei miracoli attribuiti alla beata Mariam dopo la morte è la guarigione di un bambino di Siracusa. «Questo dimostra che le nuove sante intercedono non solo per la Terra Santa, ma per tutta la Chiesa», commenta a Aid to the Church in Need William Shomali, vescovo ausiliario responsabile per i territori palestinesi. «Queste due sante danno speranza a tutti i cristiani della Terra Santa. Soprattutto migliorano l’immagine del nostro popolo, mostrando che possiamo produrre anche santi, non solo terroristi». «La santità – conclude – parla arabo, sono arabe, ma sono sante per tutti. Andremo a Roma per celebrare ma anche per pregare perché si ricordino di noi, e lo faranno».
«SANTITÀ PARLA ARABO». Uno dei miracoli attribuiti alla beata Mariam dopo la morte è la guarigione di un bambino di Siracusa. «Questo dimostra che le nuove sante intercedono non solo per la Terra Santa, ma per tutta la Chiesa», commenta a Aid to the Church in Need William Shomali, vescovo ausiliario responsabile per i territori palestinesi. «Queste due sante danno speranza a tutti i cristiani della Terra Santa. Soprattutto migliorano l’immagine del nostro popolo, mostrando che possiamo produrre anche santi, non solo terroristi». «La santità – conclude – parla arabo, sono arabe, ma sono sante per tutti. Andremo a Roma per celebrare ma anche per pregare perché si ricordino di noi, e lo faranno».
Fonte: Tempi, 15.5.2015
domenica 28 settembre 2014
Avviso sacro: il card. Burke commemorerà il LVI pio transito del Servo di Dio papa Pio XII avvenuto in Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958
56^ anniversario della nascita al cielo di Pio XII
In occasione dell’anniversario della nascita al cielo del
Venerabile Papa Pio XII, per le cure del Comitato Papa Pacelli,
sabato
4 ottobre 2014, nella Basilica di San Pietro, in
Roma, alle ore 11.00,
S. Em. Rev.ma il Card. Raymond
Leo Burke,
Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica,
presiederà
la Celebrazione Eucaristica, presso l’altare alla Tomba di
San Pietro, nelle Grotte Vaticane.
Per
chi volesse prender parte alla Celebrazione, il ritrovo è fissato per le ore
10.15 presso la Porta del Petriano (Piazza del S. Uffizio).
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