Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 30 ottobre 2016

Tragica festa della Regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, che regna nonostante i suoi nemici ed avversari

Che tragica festa della Regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, negata - seppur in modo diverso - da tutte le ideologie figlie della rivoluzione!
«(…) Non ostante però tante e sì solenni affermazioni della regia potestà di Cristo contenute nelle sante Scritture e nella divina liturgia, pure da oltre un secolo e mezzo mena strage nel mondo civile un’esiziale eresia, che da alcuni venne detta liberalismo, da altri laicismo. Quest’errore è multiforme, ma tutto in sostanza si riduce a negare la supremazia di Dio e della Chiesa sulla società civile e sugli stati, i quali ufficialmente si proclamano indipendente da qualsiasi altra superiore autorità; – libera Chiesa in libero stato – quando pure non giungano a quella frenesia di statolatria, che rivendica allo stato le prerogative divine, cui, come una volta all’idolo Moloch, vuolsi oggi sacrificato ogni altro diritto, così individualmente, che familiare. – Lo stato è la suprema espressione dell’assoluto. – (…) “Dio è il fine sovrannaturale dell’uomo. Ora, è preciso compito della società civile e di chi la presiede, di collaborare colla Chiesa e di prestarle aiuto, nel campo, s’intende, proprio dell’autorità civile, perché la Chiesa stessa possa con più facilità e sicurezza compiere, la sua divina missione di illustrare e governare le anime, stabilendo in esse il regno di Cristo. Quest'alta potestà della Chiesa Cattolica e del Romano Pontefice sugli stati e suoi loro monarchi, faceva parte, nel medio evo, del diritto internazionale dei popoli cristiani: così che più volte si videro i Papi deporre dal trono del re immeritevoli di tale ufficio, e prosciogliere anche i sudditi dal giuramento di fedeltà già loro prestato (…)» (card. Schuster, Liber Sacramentorum, vol. IX).
Valga ricordare, oggi più che mai, le parole del Pontefice Pio IX: «Lo stesso Gesù davanti ai Giudei che l'accusavano di aver violato il Sabato coll'aver ridonata la sanità al paralitico, afferma che a lui fu dal Padre attribuita la potestà giudiziaria: “Ché il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso ogni giustizia al Figlio” (Joann. 5,21). Nel che è compreso anche il diritto di premiare e punire gli uomini anche durante la loro vita (perché ciò non può disgiungersi da una certa forma di giudizio). Inoltre la potestà esecutiva devesi parimenti attribuire a Gesù Cristo, poiché è necessario che tutti obbediscano al suo comando, e nessuno può sfuggire ad esso e ai supplizi da lui stabiliti» (Pio XI, enc. Quas primas, 11.12.1925).

P.S. ricordiamo oggi ai cattolici di voler recitare, secondo le prescrizioni del Sommo Pontefice Pio XI, di v.m., l'Atto di consacrazione del genere umano a Cristo Re (v. qui).






A flagello terraemotus, libera nos Domine! Distrutta la Basilica di S. Benedetto a Norcia .....

Com'era


Com'è .....

mercoledì 24 agosto 2016

Ricevuto dai Monaci di Norcia

Volentieri facciamo girare.

Cari amici,

Avete tutti ormai sentito del terremoto che ci ha colpiti la notte scorsa. Le forti scosse erano di magnitudo 6.2. Abbiamo passato le ultime ore ad osservare la situazione.

Primo: Stiamo tutti bene. Siamo vivi, e non abbiamo feriti da segnalare. Purtroppo però ci sono molti feriti nella regione, soprattutto tra gli abitanti dei paesini di montagna. Vi domandiamo di pregare per loro. Noi monaci faremo tutto il possibile per dare il nostro contributo sul territorio, ma avremo un gran bisogno del vostro sostegno spirituale.

Secondo: Come molti a Norcia e nelle aree circostanti, abbiamo subito ingenti danni agli edifici, specialmente alla nostra basilica. Ci vorrà del tempo per valutarne l’entità, ma è già molto triste vedere tutti i meravigliosi restauri fatti alla casa natale di San Benedetto trasformarsi in pochi secondi in rovine.

Terzo: Cosa fare? Vi domandiamo di pregare per noi, per chi ha perso la vita, per chi ha perso i propri cari, per chi ha perso la casa o i beni. Avremo bisogno del vostro aiuto come sempre, ma ora più che mai, per iniziare il progetto di ricostruzione. Per favore valutate la possibilità di fare un’offerta che ci aiuti ad iniziare.

I Monaci di Norcia

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Dear Friends,

Many of you have by now heard of the earthquake that struck us during the night. The quake was a powerful one with a magnitude of 6.2. We’ve taken the past few hours to assess the situation.

First: We are OK. We are alive, and the monks were not seriously injured. Sadly, there are many injuries to report among the people of the region, especially those in small mountain villages. Please pray for them. We monks will do what we can to contribute here on the ground, but we’ll need your spiritual support in a special way during this period.

Second: We, as many others in Norcia and surrounding areas, suffered a lot of damage to our buildings and especially to our basilica. It will take some time to assess the extent of the damage, but it is very sad to see the many beautiful restorations we’ve made to St. Benedict’s birthplace reduced, in a moment, to disrepair.

Third: What can you do? Please, pray for us, for those who have lost their lives, who have lost someone they love, who have lost their homes and livelihoods. We will need your help, as always but now in a special way, to start the project of rebuilding. Please consider making a gift to help us get started.

The Monks of Norcia



sabato 23 luglio 2016

Allargare lo sguardo oltre il piano strettamente liturgico: intervista all'Avv. Marco Sgroi

Su segnalazione, volentieri rilanciamo quest’intervista all’Avv. Marco Sgroi.

ALLARGARE LO SGUARDO OLTRE IL PIANO STRETTAMENTE LITURGICO

Incontro con l’avvocato Marco Sgroi, coordinatore nazionale del CNSP (Coordinamento nazionale del Summorum Pontificum) in occasione del quinto anniversario di questo prezioso strumento di messa in rete dei vari coetus italiani.

Santa Messa celebrata dal Rev.mo Padre Cassian Folsom, O.S.B., nella cripta della basilica di Norcia per i pellegrini del CNSP (luglio 2016).

1) Avvocato Sgroi, 5 anni fa nasceva il CNSP: può ricordarci qual erano le motivazioni di tale creazione?
MS: È vero che il 2011 ha visto la nascita ufficiale del CNSP; ma già da almeno un paio d’anni tra alcuni gruppi di fedeli si era creata una collaborazione costante e sostanzialmente stabile: per cui si può dire che il Coordinamento sia nato come risposta ai problemi manifestatisi all’apparire del Motu Proprio Summorum Pontificum, molti dei quali, purtroppo, esistono ancora oggi. Il Coordinamento si formò proprio per coagulare energie, esperienze, competenze, al fine di superare quelle difficoltà, unire le forze e cooperare nella diffusione della liturgia tradizionale. Oggi possiamo aggiungere la difesa dei risultati faticosamente conseguiti. All’inizio ci occupammo soprattutto di difficoltà pratiche. Per esempio, quando in un luogo si voleva avviare la celebrazione di una nuova S. Messa, spesso non c’era nessuno capace di servirla: se ci chiamavano, provavamo a risolvere il problema. E poi, naturalmente, cercavamo di dare l’aiuto possibile per superare le ostilità, le obiezioni, i sabotaggi... Ci fu subito anche la consapevolezza che, attraverso la diffusa applicazione del Motu Proprio e il superamento delle precedente logica indultista, si sarebbe potuto avviare un’opera di vero apostolato, non solo liturgico, perché in tutta la Chiesa ci si riappropriasse della Tradizione. Tutto ciò senza alcuna volontà di sostituirsi ai coetus, di prevalere sull’autonomia di nessuno, di dettare una linea o simili. Devo dire che, da questo punto di vista, i fraintendimenti e gli equivoci circa gli scopi del Coordinamento furono uno dei problemi maggiori che dovemmo affrontare in quel periodo iniziale.

2) Può trarre un bilancio di questo primo quinquennio?
MS: Ricordando l’iniziale difficoltà di farci conoscere per quello che siamo veramente, vorrei dire che in questo quinquennio il CNSP ha acquistato e consolidato un’identità chiara ed è riuscito, mi pare, a mostrare la sua reale natura: una rete fraterna, libera e flessibile di gruppi innamorati della liturgia tradizionale e dediti, ciascuno secondo le proprie caratteristiche e la propria specificità, a combattere la buona battaglia per la Tradizione. Abbiamo contributo, così, a rendere evidente che anche in Italia esiste il Populus Summorum Pontificum, e che la liturgia tradizionale non è affare di piccoli gruppetti parcellizzati intenti a coltivare ciascuno un orticello un po’ marginale. Ci pare di aver favorito la creazione di un fitto intreccio di fraterne amicizie, di collaborazioni fruttuose, di contatti e di sinergie fra gruppi. Penso, in particolare, ad alcune realtà specifiche, come il Triveneto, la Puglia, o la mia regione, l’Emilia-Romagna. Vorrei anche sottolineare la grande sintonia che ci lega al Coordinamento Toscano Benedetto XVI, col quale ci sentiamo perfettamente allineati, veramente inseriti in una comune prospettiva d’azione: collaborare ogni qual volta sia possibile ci risulta del tutto naturale, ed è una grande gioia.
Siamo entrati in contatto con numerose realtà del “mondo della Tradizione”: si è sempre trattato di esperienze positive, sia sul piano spirituale, sia sul piano della cooperazione. È stato così, per esempio, con l’Associazione Una Voce, con cui abbiamo condiviso alcune iniziative; per non parlare degli istituti Ecclesia Dei, ai quali guardiamo con gratitudine per l’importante opera pastorale che svolgono a vantaggio di tutta la Chiesa e, naturalmente, del Populus Summorum Pontificum
Ovviamente, abbiamo cercato di rafforzarci anche sotto il profilo spirituale, con iniziative locali quali pellegrinaggi o celebrazioni in speciali occasioni. Ne cito alcune: la S. Messa celebrata nel settembre del 2014 a Castelfranco Veneto in occasione del centenario di S. Pio X, e l’ormai consolidato uso di promuovere la celebrazione di una S. Messa in occasione della Marcia per la Vita di Roma. Quest’anno, lo abbiamo fatto anche per il Family Day del 30 gennaio. C’è poi il pellegrinaggio nazionale “Sulle orme di Benedetto” che si è appena concluso a Norcia.
Va anche detto che siamo riusciti ad allargare le prospettive d’azione dei coetus oltre la puntuale cura della liturgia, che resta comunque il nostro core business, e abbiamo realizzato, direttamente o appoggiando singoli gruppi, una ricca serie di attività formative: mi piacerebbe parlarne dettagliatamente, ma temo che sarebbe lungo.
Da ultimo, vorrei sottolineare che sin dalla prima edizione del grande pellegrinaggio internazionale del Populus Summorum Pontificum che si tiene ogni anno a Roma, collaboriamo strettamente con il CISP, il comitato organizzatore. Questa collaborazione è un po’ il nostro fiore all’occhiello: dall’anno scorso, in particolare, ci occupiamo dell’organizzazione dell’Adorazione Eucaristica e della processione che precedono il pontificale in San Pietro.

3) Quali sono i vostri progetti?
MS: Innanzitutto, vorremmo che il nostro pellegrinaggio a Norcia diventasse una tradizione. Norcia, per noi italiani, è quasi un ritorno alle radici della nostra storia cristiana. Soprattutto, è un’occasione preziosa per incontrarci provenendo da tutti i coetus del Paese, condividere i frutti spirituali della liturgia tradizionale, consolidare amicizie già strette e stringerne nuove sotto la preziosissima guida spirituale dei monaci benedettini.
Poi desideriamo migliorare tutta la nostra comunicazione: stiamo impostando una mailing list (per iscriversi: cnsp2007.mailinglist@gmail.com), che servirà a fornire tempestive informazioni non solo circa le nostre attività, ma, soprattutto, circa le attività dei coetus; ci impegniamo inoltre a coltivare e migliorare l’elenco delle S. Messe tradizionali celebrate con regolarità in tutto il paese (si tratta di completarlo e tenerlo costantemente aggiornato e non è facile!) che pubblichiamo, sotto forma di mappa, sul nostro sito; infine, proviamo ad arricchire di continuo il contenuto di questo sito così come ad animare il nostro gruppo facebook.
Ovviamente, continueremo a fare quello che abbiamo fatto sinora, e di cui ho già parlato, con l’obiettivo specifico di aumentare le nostre forze, dato che ci capita sempre più spesso di essere interpellati come punto di riferimento per i gruppi che vogliono realizzare un progetto particolare o che attraversano qualche difficoltà. Come diciamo spesso, il CNSP non dispone di cinque piani di uffici né di uno stuolo di segretarie: siamo pochi volontari, aumentare le “risorse umane” non guasterebbe...
Concludo dicendo che l’anno prossimo cercheremo di realizzare qualche iniziativa speciale in occasione del decennale del Motu Proprio e del centenario di Fatima.

Marco Sgroi, a destra, in compagnia di Giuseppe Capoccia, delegato generale del pellegrinaggio Populus Summorum Pontificum, davanti all'abbazia di Sant'Eutizio che San Benedetto usava visitare.

4) Nella confusione che caratterizza oggi tutta la Chiesa, si capisce sempre di più che la risposta non può essere solamente liturgica o spirituale: vi impegnate su altri fronti?
MS: La necessità di allargare lo sguardo oltre il piano più strettamente liturgico è ormai diventata impellente. E non ci porta lontano dal nostro centro di interesse - la liturgia, la S. Messa tradizionale - perché crediamo che esse siano il più potente strumento, se si può dire così, di evangelizzazione, soprattutto all’interno stesso della Chiesa, dove ce n’è un drammatico bisogno.
Come ho già detto, ci siamo fortemente impegnati sul piano della formazione, dell’approfondimento dottrinale, della battaglia delle idee, soprattutto nello scorso anno, quando abbiamo contribuito alla pubblicazione e alla diffusione del libro di mons. Laise sulla comunione in mano (su come un Vescovo abbia potuto vittoriosamente resistere a questa tristissima prassi); e abbiamo organizzato un’importante ciclo di conferenze di S. E. il Card. Burke, con incontri quasi ovunque: dal Piemonte al Veneto, dalla Puglia alla Lombardia, dall’Emilia Romagna a Trieste. Sono state molto significative, perché si inserivano nel dibattito sinodale. Stiamo lavorando sull’organizzazione di un nuovo ciclo di conferenze con l’idea di illustrare l’importanza della retta dottrina e sulla necessità di preservarne l’integrità.

5) Una parola per concludere?
MS: Vorrei esprimere un’esortazione dettata dall’attualità: bando allo scoraggiamento! In questo periodo di innegabile confusione, in cui tutti i punti di riferimento sembrano saltati, dobbiamo più che mai concentrarci sulla S. Messa, e percepirci sempre più come un vero popolo: il Populus Summorum Pontificum. Sperando di non apparire eccessivamente ambiziosi, vorremmo tutti impegnarci a “salvare il seme”, come diceva Guareschi. Il seme della liturgia tradizionale, che implica tutto il resto: la sana dottrina, la pastorale davvero efficace, la vera crescita spirituale. E anche a diffonderlo, questo seme, nonostante tutto e anche se i tempi sembrano ostili. Con la consapevolezza di essere servi inutili, ma non rinunciatari: a noi la battaglia, a Dio la vittoria!

martedì 3 maggio 2016

IV Centenario dell'elezione del Primo abate Celestino del Monastero di San Benedetto di Norcia - Norcia, 8 maggio 2016


Il 24 aprile 1616 al monastero celestino di S. Benedetto di Norcia era riconosciuta, per la prima volta, la dignità abbaziale, sotto il governo dell’abate Germano da Capua (la cui figura si spera di delineare con futuri studi).
La comunicazione della scoperta di questa notizia, fatta dalla Dott.ssa Caterina Comino proprio alla vigilia del quattrocentesimo anniversario dell’evento, è stata presa come occasione per aprire un anno centenario che si vuole ricco di studi e di eventi culturali che culmineranno con la pubblicazione di un già avviato studio generale sulla storia del monastero di S. Benedetto. L’abbazia di San Benedetto cessò di esistere nel 1810 a causa della soppressione dell’Ordine dei Celestini, un ramo della famiglia benedettina che aveva retto il monastero per 400 anni.
Oggi questa plurisecolare esperienza cerca di rivivere con la rinata comunità di S. Benedetto, guidata dal priore P. Cassiano Folsom OSB, il quale ha accolto con entusiasmo l’iniziativa di celebrare il IV centenario del predetto riconoscimento, ritenendola provvidenziale per la crescita culturale e spirituale della nuova comunità.

sabato 21 marzo 2015

“Hæc est via, qua diléctus Dómini Benedíctus in cælum ascéndit” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTI BENEDICTI, ABBATIS



La festa del santo Patriarca del monachesimo occidentale è entrato nel Sacramentario Gregoriano sin dall’Alto Medioevo, allorché il pontificato romano, l’episcopato, la gerarchia, la vita religiosa, l’apostolato tra i pagani, la scienza sacra e profana, sembravano identificati con l’attività della famiglia benedettina. Il primo autore di questo culto universale verso san Benedetto fu san Gregorio Magno, che, meno di cinquant’anni dopo la sua morte, scrisse la sua storia e propagò la sua Regola. Fu grazie a lui che questo codice immortale di perfezione, conservato come un tesoro negli archivi papali del Laterano, escluse prontamente in Europa tutte le altre forme anteriori di vita monastica e divenne la Regula Monachorum, vale a dire la Regola romana e papale per eccellenza dell’ascesi monastica.
Ecco quello che scriveva un contemporaneo di san Gregorio a lode di questo codice immortale di santità, considerato da quell’illustre Pontefice come uno dei più grandi prodigi compiuti da san Benedetto:

QUI • LENI • IVGO • CHRISTI • COLLA • SVBMITTERE • CVPIS
REGVLAE • SPONTE • DA • MENTEM • DVLCIA • VT • CAPIAS • MELLA
HIC • TESTAMENTI • VETERIS • NOVIQVE • MANDATA
HIC • ORDO • DIVINVS • HICQVE• CASTISSIMA • VITA
HOC • BENEDICTVS • PATER • CONSTITVIT • SACRVM • VOLVMEN
SVISQVE • MANDAVIT • HAEC • SERVANDA • ALVMNIS
SIMPLICIVS • FAMVLVS • CHRISTIQVE • MINISTER
MAGISTRI • LATENS • OPVS • PROPAGAVIT • IN • OMNES
VNA • TAMEN • MERCES • VTRISQVE • MANET • IN • AEVVM

Tu che aspiri a piegare il collo sotto il soave giogo del Cristo,
Applicati di buona lena a meditare la Regola, e ne trarrai un dolce miele.
Essa racchiude l’insegnamento dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Qui è descritto un metodo tutto divino, una vita tutta pura.
Fu il patriarca Benedetto che stabilì questo Codice sacro
E lo offrì all’osservanza dei suoi discepoli.
Simplicio, servo e ministro di Cristo
Propagò da tutte le parti il volume del Maestro, tenuto prima quasi nascosto
L’uno e l’altro, del resto, hanno ottenuto la stessa ricompensa nell’eternità.

Il Simplicio a cui si fa menzione fu il terzo Abate di Montecassino e san Gregorio Magno lo cita tra i testimoni da cui attingeva le notizie storiche sulla vita di san Benedetto: «Symplicio, qui congregationem illius post Eum tertius rexit» (San Gregorio Magno, Dialogorum Libri IV De Vita et Miraculis Patrum Italicorum, lib. II, Prolog., in PL 66, col 126B, ora in Id., Vita di san Benedetto e la Regola7, trad. it. di PP. Benedettini di Subiaco (a cura di), con Introduzione di Attilio Stendardi, Roma 2006, p. 56).
Al tempo di san Gregorio Magno, il monastero del Laterano era governato da numerosi anni da un discepolo di san Benedetto. Fu lì, in effetti, che si erano rifugiati i monaci di Montecassino quando la loro abbazia era stata devastata dai Longobardi nel 580 (G. Ferrari, Early roman monasteries, Coll. Studi di Antichità Christiana, 23, Città del Vaticano 1957, pp. 242-243). Il Laterano può dunque essere considerato come la culla del culto di san Benedetto a Roma, a meno che quest’onore non risalga al monastero che Gregorio aveva fondato nella sua propria dimora del Celio sotto il titolo di sant’Andrea. Durante tutto l’Alto Medioevo, Roma fu una vasta città monastica: tra il V ed il X sec., vi si contano non meno di 157 monasteri benedettini (Questa è la cifra della lista cronologica stabilita dal Ferrari, loc. cit. V. anche I. Schuster, Liber sacramentorum, Notes historiques et liturgiques sur le Missel romain, ediz. francese, Bruxelles 1931, tomo 7, pp. 19-90: L’oeuvre du monachisme dans la vie liturgique à Rome) incaricati del canto degli uffici divini nelle principali basiliche.
Se nel X sec. più di una cinquantina tra essi furono trasformati in comunità canoniche, un certo numero ritrovò allora un nuovo soffio vitale con la riforma cluniacense, che sant’Odone venne ad instaurare egli stesso a Roma verso il 936: il patrizio Alberico «stabilì Odone Arciabate di tutti i monasteri situati nelle vicinanze di Roma. Il santo si prese carico di San Paolo fuori le Mura, di Santa Maria dell’Aventino, San Lorenzo, Sant’Agnese sulla via Nomentana, Sant’Andrea al Celio» (J. Baudot – L. Chaussin (a cura di), Vies des Saints et des Bienheureux selon l’ordre du calendrier avec l’historique des fêtes par les RR. PP. Bénédictins de Paris, tomo IX, Paris 1941, p. 624).
La Roma medievale contava, inoltre, un numero considerevole di chiese, di oratori e di altari dedicati al santo Legislatore del monachesimo romano, un tempo suo concittadino, che, avendo abbandonato i suoi studi, fuggì da Roma e si ritirò nella solitudine di Subiaco, ma conservò sempre nel cuore l’amore della sua città natale, se è vero che, imitando le gesta eroiche di Leone I che fermò Attila e Genserico, Benedetto, con le sue minacce e la sua autorità, colpì di terrore Totila e rese meno disastrosa la caduta dell’Urbe nelle mani di questo re goto. Racconta Gregorio che, a seguito di una profezia di san Benedetto, nei confronti del re Totila, questi diminuì molto la sua crudeltà: «... dicens: “Multa mala facis, multa mala fecisti, jam aliquando ab iniquitate compescere. Equidem Romama ingressurus es, mare transiturus, novem annis regnabis, decimo morieris”. Quibus auditis rex vehementer territus, oratione petita recessit, atque ex illo jam tempore minus crudelis fuit ...» (San Gregorio Magno, op. cit., lib. II, cap. XV, in PL 66, col 161B-162B, ora in Id., Vita di san Benedetto e la Regola7, cit., p. 78).



Gaspar de Crayer, S. Benedetto riceve Totila, re degli Ostrogoti, 1633, Art Gallery of Ontario, Toronto

Ci limitiamo a citare qualche chiesa di Roma consacrata al nome del grande patriarca cassinese, per dare un’idea dell’importanza e della popolarità del culto resa a San Benedetto nell’antica pietà romana: S. Benedicti in Arenula (Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 408-409; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, p. 209. La chiesa, una volta ricostruita, fu detta da allora SS. Trinità dei Pellegrini ed è officiata dal 2008 dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro), S. Benedicti de cacabariis (Armellini, op. cit., p. 402; Huelsen, op. cit., pp. 209-210), S. Benedicti de thermis (Armellini, op. cit., pp. 439-440; Huelsen, op. cit., pp. 212-213), S. Benedicti in piscinula (Armellini, op. cit., pp. 676-677; Huelsen, op. cit., p. 211), S. Benedicti Scottorum, S. Benedicti «della ciambella» (Armellini, op. cit., pp. 456-457). Tuttavia, per comprendere il posto che occupava il Patriarca del monachesimo latino durante il Medioevo, dobbiamo anche menzionare una celebre pittura, risalente all’XI sec., della Chiesa di Santa Maria in Pallara o Pallaria (ora San Sebastiano al Palatino) (Su questa chiesa, cfr. ibidem, pp. 524-526; Huelsen, op. cit., pp. 353-355), in cui si vede san Benedetto tra i due Principi degli Apostoli, Pietro e Paolo.
Una chiesa moderna, sorta nel 1912, nel quartiere Ostiense, nei pressi del gasometro, fu voluta da san Pio X, benché i lavori fossero avviati solo sotto il successore, in onore del quale l’edificio fu dedicato al santo di Norcia. Sotto Giovanni Paolo II, dal 1988, la chiesa è diaconia cardinalizia.
In questo contesto, non stupirà che la festa di san Benedetto sia attestata dalla quasi totalità delle testimonianze dell’XI e del XII sec. Il sacramentario monastico di San Pietro offre, oltre alle tre orazioni della messa, due aliæ, tra le quali la colletta OSD, qui carnis eductum ergastulo dell’antico Proprio monastico. Si trovano anche tre orazioni nell’Orazionale di Sant’Anastasio. Nel XII sec., il collettario di San Pietro propone due nuove orazioni, di cui quella rilevata nel secondo precedente. Nell’antifonario di San Pietro, l’ufficio di san Benedetto si trova in appendice. Esso è ordinato secondo il corso basilicale, ma trae i suoi testi dalla liturgia monastica: Fuit vir vitæ venerabilis. Se il messale del Laterano offre la messa abituale degli abati, non deve dimenticarsi che le tre orazioni sono quelle che indicano i Gelasiani dell’VIII sec. per la festa di san Benedetto dell’11 luglio (Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, pp. 228-229).
San Benedetto era celebrato con due feste nel Medioevo: il suo natale il 21 marzo e la traslazione delle sue reliquie l’11 luglio.
Il calendario romano ha sempre preferito però il 21 marzo, anche se la festa cade in Quaresima. Semidoppia nel XIII sec., fu elevata al rango di doppia poi dalla riforma di Pio V; in seguito divenne doppia maggiore nel 1883.
Grazie ai suoi numerosi monasteri, tutta la Città eterna poteva dirsi che era benedettina, poiché lo spirito della Regula Sancta, come si chiamava, informava la società tutt’intera. Quest’età dorata, purtroppo, è venuta meno quando la famiglia monastica cominciò a declinare. Ancor più, all’apparire degli Ordini mendicanti, votati in maniera particolare alle opere della vita attiva, essendo mutati i bisogni della famiglia cattolica, una moltitudine di altri astri brillarono nel cielo della Chiesa. San Benedetto tuttavia rimase sempre come il grande patriarca di tutto questo coro di fondatori. È lui, in effetti, che, come un altro Mosè, ha guidato la Chiesa durante numerosi secoli attraverso il disastroso deserto dell’Alto Medioevo. E come dopo Mosè, per continuare la sua opera, apparvero i Giudici la cui gloria non oscurò quella del grande Legislatore d’Israele, così la celebrità degli illustri restauratori della vita religiosa in Occidente dopo il XII sec. non oscurò in nulla l’aureola che circonda la fronte di san Benedetto, tanto che una splendida armata di papi, di dottori, di apostoli di diverse nazioni d’Europa, di martiri e di santi lo salutano come loro padre e loro legislatore.
Gli ultimi pontefici che, nel XIX sec., professarono la Regola di san Benedetto, furono Pio VII e Gregorio XVI. Il papa Benedetto XV nutriva per questo santo una tenera devozione. Ne venerava l’immagine sul suo tavolo di lavoro e recitava ogni giorno delle preghiere speciali per il glorioso patriarca. Egli celebrava la festa di san Benedetto come quella del Patrono del suo Pontificato ed in questo giorno attribuiva al quadro di san Benedetto sospeso al muro dietro la sua scrivania un posto di onore a scapito anche di quello rappresentante l’apostolo san Giacomo il Maggiore, di cui questo Papa aveva comunque ricevuto il nome al battesimo.
Non è raro trovare negli antichi manoscritti del Sacramentario Gregoriano delle splendide messe, con collette e prefazi propri per la festa di san Benedetto, il cui nome era talora pronunciato durante il canone. Tuttavia, nel Messale di san Pio V la messa è interamente dal Comune degli Abati, come il 5 dicembre. Il rito doppio maggiore non fu accordato che dal papa Leone XIII nel 1883, su preghiera dell’Ordine benedettino, che vedeva con rammarico la festa del suo patriarca molto spesso omessa nel calendario della Chiesa universale, per il solo fatto che, coincidendo con una domenica o una feria privilegiata di Quaresima, essa non poteva essere trasferita in un altro giorno. In qualche sacramentario monastico dell’inizio del Medioevo, la festa di san Benedetto era preceduta da una vigilia. L’abbazia di Farfa conserva ancora quest’antica tradizione liturgica.
San Gregorio Magno, raccontando una celebre visione del grande patriarca Benedetto, che in un raggio della luce celeste, poté osservare tutta la creazione, considera che, per questo, non fu necessario che il mondo si rimpicciolisse, ma bastò che l’anima del santo, immersa in Dio, fosse dilatata nella visione della gloria deificata, poiché, come diceva il santo Dottore, a chi contempla il Creatore, tutte le creature sembrano piccole (Cfr. San Gregorio Magno, Dialogorum Libri IV, cit., lib. II, cap. XXXV, in PL 66, col 199A-200A, ora in Id., Vita di san Benedetto e la Regola7, cit., p. 100).
Ecco precisamente il grande segreto per superare il fascino delle cose mondane e per non lasciarsi spaventare dalle opposizioni degli uomini, che possono minacciare, certo, ma che non possono torcerci un capello senza il permesso della Provvidenza di Dio.
Nell’Ordo Romanus XIV della collezione del Migne è prescritto di omettere il Concistoro papale nelle tre feste di san Gregorio Magno, di san Benedetto e dell’Annunciazione della Santa Vergine (Ordo Romanus XIV, § CI, in PL 78, col., col. 1228C).
Per concludere, ci sia permesso riportare qualche verso di sant’Adelmo, che, nel VII sec., nel suo De Laudibus Virginum, unisce le lodi del santo Patriarca cassinese a quelle di san Gregorio Magno e di quaranta monaci romani, che, su ordine del santo Pontefice, partirono dal Laterano per andare ad evangelizzare l’Inghilterra e vi introdussero la Regola benedettina (Sant’Adelmo di Sherborne, Poemata De Laudibibus Virginum, in PL 89, col. 253C-254A):

Cujus præclaram pandens ab origine vitam
Grægorius Præsul chartis descripserat olim,
Donec æthralem felix migraret in arcem.
Hujus alumnorum numero glomeramus ovantes,
Quos gerit in gremio fœcunda Britannia cives;
A quo jam nobis baptismi gratia fluxit,
Atque magistrorum veneranda caterva cucurrit.

La vita ammirabile (di Benedetto) dalla sua infanzia
Fu descritta un tempo dal pontefice Gregorio.
La condusse sino al felice ingresso del Santo nelle dimore eterne
Noi ci gloriamo di appartenere al numero dei suoi discepoli,
Quelli che la Bretagna, feconda madre di cittadini, culla sul suo seno.
Da Benedetto in effetti venne la grazia del Battesimo
E la venerabile truppa dei nostri primi dottori.


Urna con le reliquie di S. Benedetto preparata per la festa di S. Benedetto, Basilica di S. Benedetto, Montecassino

Cappella di S. Benedetto, Basilica di S. Paolo fuori le mura, Roma

Juan Correa de Vivar, S. Benedetto benedice S. Mauro, 1540-45, Museo del Prado, Madrid

El Greco, S. Benedetto, 1577-79, museo del Prado, Madrid

Fra Juan Andrés Rizi, La cena di S. Benedetto, XVII sec., museo del Prado, Madrid

Fra Juan Andrés Rizi, S. Benedetto benedice il pane, 1655 circa, museo del Prado, Madrid

Fra Juan Andrés Rizi, Visione di S. Benedetto con il globo ed i tre angeli, 1655 circa, museo del Prado, Madrid

martedì 10 febbraio 2015

“Cum ecce post tríduum, in cella consístens, elevátis in áëra óculis vidit ejúsdem soróris suæ ánimam de córpore egréssam in colúmbæ spécie cæli secréta penetráre” (Lect. VI – II Noct.) - SANCTÆ SCHOLASTICÆ, VIRGINIS ET SORORIS SANCTI PATRI BENEDICTI ABBATIS

La festa di questa colomba di verginale purezza, santa Scolastica, sorella del patriarca san Benedetto, si trova già nell’Antifonario della basilica vaticana del XII sec. e deve certamente la sua popolarità a san Gregorio Magno, che, nel II Libro dei Dialoghi, descrive gli ultimi istanti della santa con un candore affascinante.
La deposizione della Santa, verso il 543-547, avvenne al Monte Cassino; ella fu sepolta in una tomba che, tempo dopo, avrebbe ospitato accanto a lei, pure il fratello Benedetto. La prima attestazione della sua festa risale all’VIII sec. al Monte Cassino. Il suo culto poi si diffuse sino ad ottenere una grande estensione nell’XI sec. In Francia, fu la traslazione delle sue reliquie che vi portò il culto nell’865: una parte fu trasportata a Juvigny-les-Dames (ora Juvigny-sur-Loison), nella diocesi di Verdun nell’874, e se ne festeggia ancora oggi l’avvenimento l’8 giugno con la festa della Traslazione.
Nel IX sec., dai tempi di Leone IV, mentre a Subiaco gli eredi monastici della tradizione benedettina dedicavano a santa Scolastica il loro principale monastero, i romani non vollero essere a loro inferiori nella devozione verso la loro santa concittadina e, presso la diaconia di San Vito sull’Esquilino, le eressero un tempio, denominato Santa Scolastica in Massa Giuliana o sopra la Suburra, che divenne in seguito di proprietà dell’abbazia di Sant’Erasmo sul Celio (Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 812; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 459-460).
Presso le Terme di Agrippa, nel rione Sant’Eustachio, in via di Torre Argentina, si elevò ancora un oratorio nel XVII sec., dedicato a Benedetto ed a Scolastica (Chiesa dei Santi Benedetto e Scolastica all’Argentina) nota come San Benedetto della ciambella (Armellini, op. cit., pp. 456-457), divenuta chiesa nazionale dei Nursini a Roma.
La messa è quella del Comune delle Vergini, Dilexísti, salvo la prima colletta che menziona la colomba, forma sotto la quale san Benedetto vide, dalla sua torre sul Monte Cassino, l’anima innocente di sua sorella prendere il volo verso il cielo (Cfr. San Gregorio Magno, Dialogorum Libri IV De Vita et Miraculis Patrum Italicorum, lib. II, cap. XXXIV, in PL 66, col 195B-196B, ora in Id., Vita di san Benedetto e la Regola7, trad. it. di PP. Benedettini di Subiaco (a cura di), con Introduzione di Attilio Stendardi, Roma 2006, p. 99).
San Gregorio Magno, raccontandoci l’ultimo colloquio di santa Scolastica con suo fratello, sebbene non ne conosciamo l’esatto contenuto, ci informa che in quell’occasione ella fu più potente di lui sul cuore di Dio, poiché, mentre san Benedetto teneva per la disciplina e la giustizia, ella, al contrario, si ispirava più in alto ancora: all’amore: plus potuit, quia plus amavit («Nec mirum quod plus illo femina, quæ diu fratem videre cupiebat, in eodem tempore valuit: quia enim juxta Johannis vocem, Deus charitas est (I Joan. IV, 16), justo valde judicio illa plus potuit, quæ amplius amavit»: san Gregorio Magno, Dialogorum cit., cap. XXXIII, in PL 66, col. 195A-196A, ora in Id., Vita cit., p. 98). Così si esprime san Gregorio: un motto da utilizzare sempre nella vita spirituale e che fanno quasi da pendant, in quanto simili, a quelle del Vangelo, in cui Gesù, nella casa di Simone il fariseo, perdona molto alla peccatrice perché ha molto amato (Lc 7, 47).


Johann Baptist Wenzel Bergl, Morte di S. Scolastica, 1765, Basilica, Mariazell

 Jean Restout, Morte di S. Scolastica, 1730, Musée des Beaux-Arts, Tours

Philippe de Champaigne, Anna d'Austria con i suoi figli pregano i SS. Benedetto e Scolastica, 1640 circa, Castello di Versailles, Versailles

Adrien Dassier, S. Scolastica, 1675 circa, collezione privata, Lione

Jean André Magnin, S. Scolastica in estasi, 1820 circa,  Basilica di Saint-Martin d'Ainay, Lione

Statua di Santa Scolastica, monastero di Montecassino


SS. Benedetto e Scolastica, Chiesa dell'Annunciazione detta anche di S. Gabriele, Smíchov, Praga