Sante Messe in rito antico in Puglia

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lunedì 15 agosto 2022

La Cappella Papale dell’Assunta

 Rilanciamo questo contributo del dott. Giuliano Zoroddu:

La Cappella Papale dell’Assunta



di Giuliano Zoroddu


La festa dell’Assunzione di Maria Santissima fu fin da antico solennissima in Roma. L’introdusse Sergio I (687-701) e Leone IV (847-855) la dotò di ottava. Il Pontefice celebrava la messa in Santa Maria Maggiore, dopo aver preso parte alla fastosissima processione della notte precedente.

I rituali avevano inizio la mattina del 14 agosto, quando il Papa si recava nell’oratorio di san Lorenzo nel Patriarchio, ove fatte sette genuflessioni all’immagine acheropita del Salvatore, ne baciava i piedi e scopriva il volto al canto del Te Deum.

Portata dai Cardinali Diaconi e scortata da dodici ostiari coi ceri accesi, seguiti dal suddiacono regionario colla croce stazionale, dal clero palatino, dal primicerio con la schola cantorum, dal Praefectus Urbi con dodici romani (sei con la barba e sei sbarbati) in rappresentanza del Senato, e dal popolo tutto, l’icona attraversava la Via Sacra fino alla chiesa di Santa Maria Nuova, sotto il cui portico in atto di adorazione i piedi del Salvatore venivano lavati con aromi, e di qui a Sant’Adriano, dove riceveva un’ulteriore lavanda.

Tappa finale era la Basilica Liberiana per la celebrazione della messa stazionale da parte del Pontefice.

Queste cerimonie, sentitissime dal popolo romano, subirono nel corso del Medioevo, vari arricchimenti da un lato, ma non mancarono gli abusi, soprattutto a motivo delle turbolenze che scossero Roma segnatamente durante la permanenza della Santa Sede ad Avignone. Così san Pio V pensò bene di abolire la processione.

Rimase solamente la solenne messa in Santa Maria Maggiore, poi sanzionata da Sisto V nella sua costituzioni sulle riorganizzazione delle stazioni.

La celebrazione della messa spettava al Cardinale Arciprete.

Il Sommo Pontefice vi assisteva al trono in manto bianco, contornato dal Sacro Collegio.

La predica fino al 1828 era tenuta dal Procurato dell’Ordine di Santa Maria della Mercede, come stabilito da Clemente XI nel 1718. Leone XII però trasferì questo onore ad un convittore del Collegio dei Nobili (istituito dai Padri Gesuiti sotto il suo pontificato), il quale teneva il sermone in berretta e cappa con fodera di seta cremisi.

Alla fine della messa, che non prevedeva particolarità, il Pontefice e i Cardinali versavano rispettivamente cinquanta e uno scudo d’oro alla Confraternita del Gonfalone per il riscatto degli schiavi.

Questa Cappella Papale, per volontà di Benedetto XIV, era seguita dalla benedizione del popolo dalla loggia della Basilica, che era stata fatta costruire dal medesimo Pontefice nel 1741.

I diari dei cerimonieri ci tramandano alcune date: Giulio II tenne Cappella Papale alla Liberiana il 15 agosto 1509; così pure Paolo III nel 1538 e Gregorio XIII nel 1572 e nel 1573. Benedetto XIII nel 1724 celebrò messa egli stesso nella Cappella Borghesiana. Clemente XII, nel 1732, ordinò che vi si cantasse il Te Deum a motivo della presa di Orano in Algeria operata da Filippo V di Spagna. Leone XII stabilì che la cerimonia dovesse svolgersi nuovamente all’altare papale.

L’ultimo Pontefice a tenere la Cappella Papale dell’Assunzione in Santa Maria Maggiore fu Pio IX nel 1869.

L’ingresso delle truppe italiane in Roma il 20 settembre dell’anno seguente, segnarono la fine del secolare rito, il cui svolgimento si spostò nella Cappella Palatina.


Riferimenti bibliografici: G. MORONI, Le cappelle pontificie, cardinalizie e prelatizie, Venezia, 1841; A. I. SCHUSTER, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romano. Vol. VIII. I Santi nel Mistero della Redenzione (Le Feste dei Santi dall’Ottava dei Principi degli Apostoli alla Dedicazione di S. Michele), Torino-Roma, 1932.


Immagine: Proclamazione del dogma dell’Assunzione in Piazza San Pietro il 1° novembre 1950 

[fonte: caeremonialeromanum.com].


Fonte: Radiospada, 14.8.2021

domenica 29 novembre 2015

Con quali paramenti celebrare le Novene dell'Immacolata e di Natale?

La novena dell’Immacolata e quella di Natale, come le altre novene ed esercizi di pietà, siano celebrate con stola e piviale.

Per quella dell’Immacolata i paramenti siano bianchi, avendo questa carattere, appunto, mariano e votivo (se si fosse trattata della novena di qualche martire, il colore sarebbe stato il rosso, avendo pur essa carattere votivo); per quella di Natale, che avviene durante l’Avvento (è infatti una novena de tempore), i paramenti siano viola, stante il carattere penitenziale e di attesa del periodo d’Avvento (v. il canto del Regem venturum Dominum e quello Laetentur Coeli).


Tratto da Ludovico Trimeloni, Compendio di liturgia pratica, ed. Marietti 1820, 2007, III ed., pp. 635-636

domenica 8 marzo 2015

Breve storia dei colori liturgici

Interessante breve contributo sulla storia dei colori liturgici tradizionali.

Breve storia dei colori liturgici

di Gaetano Masciullo


Sappiamo bene che la liturgia della Messa è parte integrante della Tradizione cattolica, non è nella sua sostanza invenzione d’uomo, perché istituita da Cristo nel sacramento eucaristico e perfezionata da egli stesso nei quaranta giorni successivi alla Resurrezione, come la Tradizione insegna. Tuttavia è interessante chiedersi, dopo duemila anni di cristianesimo, la storia che ha visto l’evolversi di una parte simbolica molto importante della Messa, ossia il colore.
Attualmente i colori leciti per le celebrazioni sono, almeno nel rito romano, otto: il viola, il bianco, l’oro, il verde, il rosso, il blu, il rosa, il nero. Ognuno di questi ha un significato ben preciso, ma come siamo arrivati a questi colori? Sin da subito i cristiani hanno adoperato questi toni o c’è stata una evoluzione?
Effettivamente nei riti più antichi (ad esempio il rito di Gerusalemme), l’abito indossato durante le funzioni domenicali era semplicemente una tunica non tinta e pulita, di lino e, più raramente, di lana, che richiamava dunque il colore bianco, il colore cristologico per eccellenza che ricorda la purezza, l’innocenza, il manto candido del divin agnello. Un colore che ricordava il bianco, ma che di fatto non lo era, perché le tecniche di sbiancamento dei tessuti erano lente e costose, dunque si avevano di fatto varie nuances di grigio. 
Dal VII secolo, si iniziarono a diffondere vari colori e, con essi, alcuni trattati liturgici che tuttavia non ottenevano alcun effetto, se non a livello diocesano. I colori principali diventarono tre, che sono i tre colori classici adoperati sin dall’antichità: il rosso, il bianco e il nero. Di questi tre colori venivano usate varie sfumature, a seconda della festività che si voleva ricordare, così si avevano tre rossi, due bianchi e due neri, che si differenziavano tra loro essenzialmente per la loro intensità e luminosità, per il totale così di sette colori diversi. Il candidus era più brillante dell’albus. Il niger più brillante dell’ater. Così nei tre rossi, il purpureus era più brillante del coccinus o delruber. A questi tre colori iniziava ad aggiungersi l’oro, che di fatto era più un giallo, poi il verde, il viola ed addirittura il grigio. Alcuni sacerdoti – un po’ come oggi – adoperavano casule estrosissime e fuori luogo, che furono ben presto condannate dai vescovi locali perché considerate poco decenti (casule a righe, variopinte o troppo vistose, che univano più di due colori con significati totalmente differenti). Spesso il significato dei colori, nonostante alcune direttive generali e poco chiare, erano esclusivamente a scapito dei celebranti. Vi erano preti che celebravano a Pasqua con paramenti bianchi ed altri con paramenti rossi, se non addirittura verdi.
Dal VIII secolo intanto si protraeva una discussione tra teologi e prelati riguardante la necessità dell’uso di colori durante le liturgie. Vi erano due correnti di pensiero, rappresentate dai cluniacensi e dai cistercensi. I primi sostenevano la natura luminosa del colore e quindi superiore alla materia, da usare assolutamente durante le divine liturgie. I secondi, invece, sostenevano la natura materiale della luce e quindi sconveniente da usare durante la liturgia, ove si esalta una natura radicalmente opposta, quella spirituale di Dio. La cosiddetta cromofobia (paura del colore), sebbene di fatto combattuta da papi e vescovi sin dal periodo intorno all’anno Mille, sopravvisse per tutto il Medioevo, fino ad influenzare gli esponenti della Riforma protestante, i quali rinnegavano qualsiasi uso di immagini e colori, considerati pura vanitas.
Dal XII secolo, si cercò di dare una uniformità dei colori nei riti della Chiesa. I liturgisti dell’epoca [Cfr. Honorius Augustodunensis, De divinis officiis; Rupert de Deutz, De divinis officiis; Hugues de Saint-Victor, De sacramentis christianae fidei; Jean Beleth, Summa de ecclesiasticis officiis] erano concordi nell’attribuire ai tre colori principali significati ben precisi. Il rosso era il colore della Passione, del martirio e dello Spirito Santo. Il bianco era il colore pasquale, mentre il nero era il colore dell’astinenza, della penitenza e del lutto. Il viola era considerato un subniger, ossia un derivato e sostitutivo del nero in alcuni casi. Il grigio e il giallo erano sostitutivi del bianco. Per questo motivo il viola iniziò a sostituire il nero nei tempi di Avvento. Il cardinale Lotario dei Conti di Segno scrive tra il 1194 e il 1195 un trattato intitolato De sacro sancti altari mysterio, dove parla anche dei colori liturgici. Questo testo fu poi ripreso da Lotario dopo la sua elezione a papa Innocenzo III, con l’intento di uniformare i colori della liturgia in tutte le diocesi, anche in quelle più lontane da Roma e con riti differenti da quello romano. Finalmente in questo trattato, che fa scuola almeno fino al Concilio di Trento, si dà un significato definitivo ai colori e finanche precisi riferimenti del calendario liturgico, così da evitare interpretazioni vaghe dei singoli celebranti: il rosso, colore della Passione, del martirio e dello Spirito Santo, è da usare solo nelle feste degli apostoli, dei martiri, della Santa Croce e della Pentecoste; il bianco, colore pasquale per eccellenza, è da usare solo per le feste degli angeli, delle vergini, dei confessori, nel Giovedì santo, a Pasqua, Natale, Epifania, Ascensione, Ognissanti. Il nero, lutto e penitenza, doveva essere usato solo nelle feste dei defunti, durante l’Avvento e la Quaresima, per la festa degli Innocenti martiri. Nei restanti giorni, è da utilizzare solo il colore verde, perché – scrive Innocenzo III nel trattato – si tratta di un colore “a metà tra il rosso, il nero e il bianco”. Il viola può sostituire talvolta il nero e il giallo può sostituire, in particolari casi, solo il verde.
E’ interessante notare che il viola, all’epoca, non era come lo conosciamo oggi. Si trattava piuttosto di un blu molto scuro, tendente al viola o più verosimilmente all’indaco. Molti paramenti antichi, che a noi sembrano blu notte, erano infatti considerati viola dai medievali. Il blu tendente all’azzurro era totalmente estromesso dalla liturgia, come retaggio della convinzione classica che l’azzurro fosse un colore barbaro (e quindi pagano), se non addirittura effeminato. Nonostante questo retaggio, sin dal IX secolo, soprattutto nella Francia carolingia, nelle chiese inizia a diffondersi il blu come lo intendiamo noi oggi, come colore simbolo del cielo, ma solo per quanto riguarda affreschi e vetrate, i santi vengono raffigurati con paramenti azzurri, ma solo per significare la loro presenza nel paradiso, ovverosia in cielo. Non vi erano infatti paramenti azzurri o blu da utilizzare nella liturgia. Dal XII secolo, questo stesso blu da usare in affreschi e vetrate, si schiarisce, per simboleggiare la luce divina e viene affiancato spesso al rosso, anziché al verde (come si era fatto sinora).
Per l’introduzione del blu nella liturgia, come colore da utilizzare nelle feste mariane, dovremo aspettare il XIII e il XIV secolo, ed esclusivo dei riti autoctoni di Spagna (come il mozarabico). Progressivamente, questo colore liturgico si diffuse anche in altre zone europee, ma il colore bianco per le feste mariane rimarrà quello prevalente. Nel rito romano, ad esempio, che subì notevoli influssi dal rito gallicano, il colore blu non sarà mai ufficialmente inserito tra i colori liturgici ufficiali. Questa diffusione del colore blu nella liturgia era dovuta alla rivalutazione che questo colore stava ricevendo per la prima volta a livello artistico e letterario, con i suoi primi importanti impieghi nella tintoria.
Durante l’epoca barocca (XVII secolo) furono introdotti due nuovi colori liturgici, l’oro e il rosa. Il primo colore, già in voga come sostitutivo del bianco e del verde, fu molto utilizzato per le solennità mariane nel rito romano, al posto del blu spagnolo e del precedente bianco romano. Molte statue raffiguranti la Vergine con abito azzurro furono appositamente ritinte con il colore oro. Si stabilì comunque che il colore oro, simbolo della maestà di Dio, potesse sostituire qualsiasi colore, eccetto il viola e il nero, colori di penitenza. Il rosa, novità assoluta, fu introdotto solo per le domeniche gaudete (terza di avvento) e laetare (terza di quaresima), in quanto colore a metà tra il viola (proprio dei tempi di avvento e quaresima) e il bianco (in quanto in queste due domeniche si ricordano le promesse gioiose rispettivamente della Natività e della Resurrezione).

lunedì 15 settembre 2014

I paramenti liturgici usati nella forma straordinaria sono pomposi?

Does the EF Have Too Much Pomp?

BY BEN YANKE

So often, I have heard it said that the Extraordinary Form of the Mass was filled with too much pomp, too many rules, and that it's not what Christ wanted, as if the Church was drastically departing from Christ's will for the past 500 years. It makes nice talking points, but it just isn't true.
Christ was a Jew, indeed it could be said that he was the perfect Jew. The Jews also had formal liturgy as part of their worship, if I recall. Christ is also one with the Father, the very same Father who earlier in the scriptures commanded Moses directly that the high priest be dressed ornately, and also gave very specific instructions for what was to be done, and what was to be built.
The EF provides very specific rubrics for the Mass, just like God did for the high priest in the Old Testament. And in regard to vestments, we see the Old Testament high priest commanded by God to wear richly embroidered, jeweled, and multi-layered ceremonial vesture, not unlike our vestments in the Roman Rite. Look at some of the commands from Exodus 28 that God commands the priest to wear when in the ceremonies in the temple:


A rendering of the vesture of the high priest, with descriptions and scriptural references. Compare it to the image of a fully vested Bishop below
The ephod they shall make of gold thread and of violet, purple, and scarlet yarn, embroidered on cloth of fine linen twined. (vs 6) 
The breastpiece of decision you shall also have made, embroidered like the ephod with gold thread and violet, purple, and scarlet yarn on cloth of fine linen twined. (vs 15) 
When the chains of pure gold, twisted like cords, have been made for the breastpiece, you shall then make two rings of gold for it and fasten them to the two upper ends of the breastpiece. (vs 22, 23) 
The robe of the ephod you shall make entirely of violet material. (vs 31) 
You shall also make a plate of pure gold and engrave on it, as on a seal engraving, “Sacred to the LORD.” (vs 36)

Not entirely foreign to the old testament high priest's vesture

Does that sound like too much pomp? If so, you might want to reconsider your position: they are commands directly from the Lord as to what the priest was to wear in the temple.
Looking next to the Last Supper: we must remember that it was far from a casual community meal where Christ lounged around; rather, he began it in the context of a serious, rubricized religious ceremony of the Passover meal. Furthermore, we can't forget that even the Last Supper is not our be-all end-all of liturgical models, otherwise we should be restricting our Masses to only men, and ordaining them all bishops before they leave.
And also, let's go make sure to kill the celebrant the next day.
One last time, let's look at the divine precedent for liturgy, this time in the Book of Revelation.
And indeed, in the Book of Revelation, we see something described that could be said to be full of "pomp." 
Surrounding the throne I saw twenty-four other thrones on which twenty-four elders* sat, dressed in white garments and with gold crowns on their heads. (Rev 4) 
When he took it, the four living creatures and the twenty-four elders fell down before the Lamb. Each of the elders held a harp and gold bowls filled with incense, which are the prayers of the holy ones. (Rev 5:8) 
The four living creatures answered, “Amen,” and the elders fell down and worshiped. (Rev 5:14)

In any case, it certainly isn't the causal "community meal" atmosphere some would advocate for.
Not to mention that Christ gave us a Church to carry his mission forward, not to be stagnated by what He did on earth and do nothing more. We are not called to be restorationists like many of the Protestant groups which do not have the fullness of truth; we are called to follow the Church, who Christ handed His authority on to a Church, which lawfully instituted the 1962 missal as binding upon Catholics at that time, and is still a legitimate option today.
Christ was also the almighty king of the universe and high priest, worthy of all praise and glory that we can possibly give him. You'll note this in John 12: Christ took no issue with lavish display of devotion and love from those who are close to him. Judas had the same objection that many do: that we should not give into supposed excess and support the poor instead, and Jesus spoke strongly back that he was in error. Just as Christ says, we should give our absolute best when He is there (in churches and most importantly, in the sacred liturgy, primarily the Mass); then when He is not, as we return to our everyday lives, we can take that time to care for the poor.
In other words, those who complain that the Extraordinary Form, or the Ordinary Form celebrated with a spirit of continuity, has too much pomp and isn't what Christ wanted, may want to reexamine their positions and look at the larger context, including even what Christ said himself, both through the scriptures (cf. John 12, for one example) AND through His Church, which now wields His authority on earth.

Fonte: New Liturgical Movement, Monday, September 15th, 2014