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sabato 27 aprile 2019
sabato 4 novembre 2017
martedì 31 ottobre 2017
Il nostro modo di "celebrare" il V centenario della c.d. riforma con aforismi cattolici ed uno sguardo alla contemporaneità
Fonte: Marco Tosatti, Quanto è protestante il papa?Un'intervista del teologo tedesco suo amico a Die Zeit, in Stilum Curiae, 31.10.2017
Bergoglio e Lutero - Quanto è protestante il Papa? intervista a teologo evangelico, in Chiesa e postconcilio, 1.11.2017
Bergoglio e Lutero - Quanto è protestante il Papa? intervista a teologo evangelico, in Chiesa e postconcilio, 1.11.2017
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| Francobollo celebrativo dell'attuale Stato della Città del Vaticano del centenario della c.d. riforma protestante |
La notizia circa questa scandalosa emissione filatelica è possibile leggerla in:
Jacopo Scaramuzzi, Vaticano e Luterani: “Una benedizione la commemorazione della Riforma”, in La Stampa, 31.10.2017
Gian Guido Vecchi, Riforma protestante, emesso il francobollo «dedica» del Vaticano, in Corriere della sera, 31.10.2017
Paolo Rodari, Vaticano, cattolici e luterani uniti per la prima volta nella visione ecumenica della Riforma, in La Repubblica, 31.10.2017
Francobollo vaticano: Lutero e Melantone ai piedi della Croce. Anziché la Madonna e S. Giovanni. Lavoro straordinario per i turiferai, in blog MiL - Messa in latino, 1.11.2017
Francobollo vaticano: Lutero e Melantone ai piedi della Croce. Anziché la Madonna e S. Giovanni. Lavoro straordinario per i turiferai, in blog MiL - Messa in latino, 1.11.2017
venerdì 4 agosto 2017
lunedì 31 ottobre 2016
In riparazione della commemorazione odierna del 500° anniversario dell'eresia luterana
In riparazione della dissoluzione della fede cattolica odierna nell'eresia luterana, i veri cattolici rimasti recitino oggi la preghiera per conservare la fede di un autentico figlio spirituale di S. Ignazio di Loyola e dottore della Chiesa, S. Pietro Canisio (v. qui).
In versione spagnola, per chi la volesse diffondere in Spagna, rinviamo qui.
Ut inimícos sanctæ Ecclésiæ humiliáre dignéris, te rogámus, audi nos, Domine.
Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris, te rogamus, audi nos, Domine.
mercoledì 27 aprile 2016
“Supérno caritátis igne, quem in Basílica Vaticána e penetrálibus Cordis Jesu olim copiose háuserat, inflammátus, et divínæ glóriæ amplificándæ únice inténtus dici vix potest, quot, per annos ámplius quadragínta, labóres suscéperit, ærumnásque pertúlerit, ut complúres Germániæ civitátes ac províncias vel ab hæréseos contagióne defénderet, vel, hæresi inféctas, cathólicæ Fídei restitúeret. … Quamóbrem, hæreticórum málleus et alter Germániæ apóstolus appellátus, plane dignus hábitus est, qui ad tutándam in Germánia religiónem divínitus eléctus putarétur” (Lect. V – II Noct.) - SANCTI PETRI CANISII CONFESSORIS ET ECCLESIÆ DOCTORIS
La storia di questo
glorioso discepolo di sant’Ignazio di Loyola è intimamente legata a quella
della controriforma cattolica in Germania di fronte ai novatori protestanti;
ciò è così vero che Canisio fu salutato come nuovo apostolo della Germania e
martello dell’eresia (e degli eretici), Malleus hæreticorum. Di
fatto, incrollabile fu l’energia spiegata dal Santo per la difesa della fede
durante i quaranta anni del suo apostolato, dove non risparmiò né lavori né
sofferenze per il bene della Chiesa. Due volte prese parte al Concilio di
Trento; tenne un numero incredibile di predicazioni e di missioni, non solo
davanti ai semplici fedeli ma anche nelle diverse corti principesche; scrisse
molti lavori di carattere teologico, polemico e catechetico: ciò gli valse di
ricevere da Pio XI il titolo di dottore della Chiesa, che gli fu conferito – ed
è in ciò che fu l’oggetto di un privilegio – al momento stesso della sua
canonizzazione a San Pietro.
Scrisse, in
risposta alle luterane Centurie di Magdeburgo, due eccellenti
volumi che, più tardi, grazie all’intervento di san Filippo Neri, furono
seguiti da quelli di Baronio sugli Annali Ecclesiastici. Il Catechismo di
Canisio, adottato da san Carlo Borromeo per la sua diocesi milanese, rimase per
lunghi anni il manuale ufficiale per l’insegnamento della dottrina cristiana, e
la sua popolarità in Italia fu superata appena dal catechismo del Bellarmino.
San Pietro Canisio
morì il 21 dicembre 1597 e Pio XI lo canonizzò nel 1925 e lo proclamò dottore
della Chiesa. La sua festa fu istituita nel 1926 come doppia.
La messa è quella
del Comune dei Dottori, come per la festa di san Francesco di Sales, il 29
gennaio, ma la prima colletta è propria.
La Roma cristiana
ha dedicato una chiesa al nostro Santo (San Pietro Canisio agli Orti
Sallustiani) nel rione Trevi annessa al Collegium Germanicum et
Hungaricum. Fu consacrata nel 1949.
La Chiesa loda, in
san Pietro Canisio, non solo la sapienza, ma anche la forza eroica per aver
sostenuto il dogma cattolico contro le violenze e le insidie dei protestanti. A
questo riguardo, Canisio può essere paragonato a san Giovanni Crisostomo, a san
Giovanni Damasceno, a quegli antichi Dottori che hanno non soltanto insegnato,
ma anche sofferto tanto per la fede. In effetti, le fatiche e le prove
sopportate dal nostro santo apostolo per conservare alla Germania questo tesoro
di fede cattolica, che san Bonifacio un tempo aveva consacrato col suo sangue,
sono incredibili. Che il lauro del dottore cinga la fronte, dunque, di san
Pietro Canisio; ma a questo alloro la liturgia aggiunge anche il merito, il martirio,
di una vita missionaria di quasi otto lustri in un paese ostile alla fede
cattolica, azione missionaria che giustifica per Canisio il glorioso soprannome
di martello del Luteranesimo.
Oh quanto era
autentico lo spirito dei gesuiti a quel tempo: uno spirito che è stato tradito
dai membri di quel glorioso ordine e che vedrebbe addirittura chi ne farebbe
parte a celebrare il quinto centenario dell’empia eresia e disobbedienza di
Lutero, a riprova dell’allontanamento dalla vera fede, dell’apostasia oggi imperante e che simili iniziative non sono in alcun modo cattoliche ed ascrivibili alla Chiesa cattolica.
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| Dominikus Custos, litografia di S. Pietro Canisio, 1600 |
| Paolo Guglielmi, da un disegno del Gagliardi, S. Pietro Canisio in contemplazione della Vergine, 1870 circa, collezione privata |
| Bernard Maria Jechel, S. Pietro Canisio e S. Stanislao Kostka, 1870 circa, collezione privata |
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| Anonimo, S. Pietro Canisio, 1699, Schilderijencollectie Rijksmuseum, L’Aja |
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| Tomba di S. Pietro Canisio, Chiesa di S. Michele, Collegio di S. Michele, Fruburgo |
lunedì 25 gennaio 2016
San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera fede
Abbiamo appreso quest’oggi, non senza dolore frammisto
a stupore, che il 30 ottobre prossimo inizierà anche per Roma la commemorazione
del cinquecentesimo anniversario della c.d. riforma protestante (il 31 ottobre
1517 l’eresiarca apostata sacrilego e spergiuro Martin Lutero pubblicò le sue
famose 95 Tesi alle porte della chiesa di Wittenberg, dando avvio a quel processo
irreversibile che fu all’origine della scristianizzazione del Vecchio
Continente e la causa della perdita dell’eterna salvezza per molte anime) (cfr.
il Comunicato ufficiale della Sala Stampa Vaticana; v. anche qui).
I cattolici, che non hanno nulla da celebrare, se non
la luttuosità dell’evento, non possono far altro, in questa temperie, la quale
non ha risparmiato l’Urbe, la cui fede fu consacrata dal sangue di innumerevoli
martiri, non possono far altro che pregare l’Altissimo, con questa nota
preghiera del Dottore della Chiesa S. Pietro Canisio – il quale tanto lottò
contro le dottrine riformiste – affinché almeno in loro rimanga e si conservi
la vera fede.
San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera
fede
In
questo momento di confusione, riportiamo il testo della Preghiera per conservare la vera Fede scritta da san Pietro Canisio S. J. (1521-1597), olandese e
primo gesuita della provincia germanica, nonché proclamato Dottore della Chiesa
da Pio XI nel 1925.
Professo davanti a Voi la mia fede. Padre e Signore del Cielo e della
terra, mio Creatore e Redentore, mia forza e mia salvezza, che fin dai miei più
teneri anni non avete cessato di nutrirmi col sacro pane della vostra Parola e
di confortare il mio cuore. Affinché non vagassi errando con le pecore traviate
che sono senza Pastore. Voi mi raccoglieste nel seno della vostra Chiesa;
raccolto, mi educaste; educato, mi conservaste insegnandomi con la voce di quei
Pastori nei quali volete essere ascoltato e ubbidito, come di persona, dai vostri
fedeli.
Confesso ad alta voce per la mia salvezza tutto quello che i cattolici
hanno sempre a buon diritto creduto nel loro cuore. Ho in abominio Lutero,
detesto Calvino, maledico tutti gli eretici; non voglio avere nulla in comune
con loro, perché non parlano né sentono rettamente, e non posseggono la sola
regola della vera Fede propostaci dall’unica, santa, cattolica, apostolica e
romana Chiesa. Mi unisco invece nella comunione, abbraccio la fede, seguo la
religione e approvo la dottrina di quelli che ascoltano e seguono Cristo, non
soltanto quando insegna nelle Scritture ma anche quando giudica per bocca dei
Concilii ecumenici e definisce per bocca della Cattedra di Pietro,
testificandola con l’autorità dei Padri. Mi professo inoltre figlio di quella
Chiesa romana che gli empii bestemmiatori disprezzano, perseguitano e abominano
come se fosse anticristiana; non mi allontano in nessun punto dalla sua
autorità, né rifiuto di dare la vita e versare il sangue in sua difesa, e credo
che i meriti di Cristo possano procurare la mia o l’altrui salvezza solo
nell’unità di questa stessa Chiesa.
Professo con franchezza, con san Girolamo, di essere unito con chi è unito
alla Cattedra di Pietro e protesto, con sant’Ambrogio, di seguire in ogni cosa
quella Chiesa romana che riconosco rispettosamente, con san Cipriano, come radice
e madre della Chiesa universale. Mi affido a questa Fede e dottrina che da
fanciullo ho imparato, da giovane ho confermato, da adulto ho insegnato e che
finora, col mio debole potere, ho difeso. A far questa professione non mi
spinge altro motivo che la gloria e l’onore di Dio, la coscienza della verità,
l’autorità delle Sacre Scritture canoniche, il sentimento e il consenso dei
Padri della Chiesa, la testimonianza della Fede che debbo dare ai miei fratelli
e infine l’eterna salvezza che aspetto in Cielo e la beatitudine promessa ai
veri fedeli.
Se accadrà che a causa di questa mia professione io venga disprezzato,
maltrattato e perseguitato, lo considererò come una straordinaria grazia e
favore, perché ciò significherà che Voi, mio Dio, mi date occasione di soffrire
per la giustizia e perché non volete che mi siano benevoli quelle persone che,
come aperti nemici della Chiesa e della verità cattolica, non possono essere
vostri amici. Tuttavia perdonate loro, Signore, poiché, o perché istigati dal
demonio e accecati dal luccichio di una falsa dottrina, non sanno quello che
fanno, o non vogliono saperlo.
Concedetemi comunque questa grazia, che in vita e in morte io renda sempre
un’autorevole testimonianza della sincerità e fedeltà che debbo a Voi, alla
Chiesa e alla verità, che non mi allontani mai dal vostro santo amore e che io
sia in comunione con quelli che vi temono e che custodiscono i vostri precetti
nella santa romana Chiesa, al cui giudizio con animo pronto e rispettoso
sottometto me stesso e tutte le mie opere. Tutti i santi che, o trionfanti nel
Cielo o militanti in terra, sono indissolubilmente uniti col vincolo della pace
nella Chiesa cattolica, esaltino la vostra immensa bontà e preghino per me. Voi
siete il principio e il fine di tutti i miei beni; a Voi sia in tutto e per
tutto lode, onore e gloria sempiterna.
Fonte: Corrispondenza romana, 13.1.2016
Fonte: Corrispondenza romana, 13.1.2016
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