Sante Messe in rito antico in Puglia

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sabato 13 gennaio 2018

Card. Raymond L. Burke, “Omelia - Missa In Epiphania Domini”, 6 gennaio 2018

In questa Ottava dell’Epifania, Commemorazione del Battesimo di Nostro Signore, pubblichiamo l’omelia dettata dal card. Burke il 6 gennaio scorso, durante la solenne Messa Pontificale, presso la Chiesa della SS. Trinità dei Pellegrini in Roma.



Costantino Sereno, Battesimo di Gesù, 1871, Casale Monferrato

Luigi Morgari, Battesimo di Gesù, 1878-87, Vigevano

Antonio Brilla - Carlo Costa, Battesimo di Gesù con Adamo, Eva e Battistero, 1888-89, Casale Monferrato

   



CARD. RAYMOND L. BURKE

OMELIA

MISSA IN EPIPHANIA DOMINI

CHIESA DELLA SS. TRINITÀ DEI PELLEGRINI
ROMA, 6 GENNAIO 2018

Is 60, 1-6
Mt 2, 1-12

Sia lodato Gesù Cristo!
La festa della Natività del Signore è inseparabilmente unita alla festa della Sua Epifania. Dio Figlio è nato dalla Vergine Maria per la salvezza del mondo e, perciò, tutto il mondo è attratto dalla luce che promana dal Suo Volto dal momento della Nascita. La stella che i Re Magi seguono simboleggia quella luce che attrae ogni uomo di buona volontà alla fonte di vera luce, alla fonte della verità e dell’amore divino: Dio Figlio Incarnato, il Bambino Gesù Nostro Salvatore.
Questa luce non ci attrae ad un qualcosa di passeggero, che può interessarci per qualche tempo, ma che poi svanisce. Questa luce ci attrae verso Dio stesso che è disceso dal cielo per abitare in mezzo a noi, per abitare nella Sua santa Chiesa per la nostra salvezza. Non possiamo mai esaurire la fonte di verità e d’amore alla quale la stella di Betlemme ci attrae. Conoscere, amare e servire il Signore abbraccia l’intero arco della nostra vita ed anticipa, già qui in terra, la vita eterna. Per questa ragione, seguendo la stella, portiamo con noi le nostre offerte da donare al Re dell’Universo.
Essenzialmente, portiamo i nostri cuori per donarli, per farli riposare per sempre, nel Suo Cuore Divino. Il Bambino Gesù si manifesta non come uno spettacolo passeggero, ma come la presenza fedele e duratura di Dio in mezzo a noi, della quale ogni uomo, nel suo intimo, ha fame e sete.
Il profeta Isaia ci illustra il profondo senso della festività odierna. Veramente, nella Natività, “la gloria del Signore brilla sopra” Gerusalemme, ma è una luce che illumina non soltanto i figli e le figlie di Gerusalemme, ma tutte le genti. Ecco le parole ispirate di Isaia: “Cammineranno le genti alla tua luce; i re allo splendore del tuo sorgere”. È la luce che conduce tutti gli uomini alla Chiesa, la vera Gerusalemme, dove Cristo continua sempre la Sua opera salvifica fino all’Ultimo Giorno.
Dom Prosper Guéranger medita la profezia di Isaia con queste parole:
O gloria infinita di questo gran giorno, nel quale comincia il movimento delle genti verso la Chiesa, la vera Gerusalemme! O misericordia del Padre celeste che si è ricordato di tutti i popoli sepolti nelle ombre della morte e del peccato! Ecco che la gloria del Signore si è levata sulla Città santa; e i Re si mettono in cammino per andarlo a contemplare. L’angusta Gerusalemme non può più contenere la calca di gente; è inaugurata un’altra città santa, e verso di essa si dirigerà la moltitudine dei gentili di Madian e d’Efa. Apri il seno nella tua materna gioia, O Roma! ... [L]’umanità intera viene a prendere nel tuo seno una nuova nascita. Apri le tue braccia materne, e accogli noi tutti che veniamo dal Mezzogiorno e dall’Aquilone portando l’incenso e l’oro a Colui che è il Re tuo e nostro.
La festa della manifestazione del Signore alle Nazioni ispira la perenne attività missionaria della Chiesa e l’unione di ogni cristiano a quest’opera missionaria. La Chiesa, quale Corpo Mistico di Cristo, non può cessare mai di andare incontro a tutte le Nazioni annunciando la verità e l’amore di Dio Incarnato, manifestando il Volto di Cristo visto per la prima volta dai Rei Magi a Betlemme.
Possiamo allora rivedere i nostri fratelli e le nostre sorelle del mondo nei Re Magi del Vangelo. Nonostante la loro distanza da Cristo o il loro ostinarsi a non volerLo raggiungere, il Signore li chiama a Sé e vuole l’offerta dei loro cuori. Essi debbono trovare in noi la testimonianza che la verità e l’amore si trovano già in questo mondo, in Cristo che è vivo e presente nella Chiesa per la salvezza di tutto il mondo. Offriamo questa testimonianza soprattutto ogni volta che ci avviciniamo all’altare del Sacrificio di Cristo per unire i nostri cuori al Suo glorioso Cuore trafitto.
Dom Prosper Guéranger coglie il senso del nostro pellegrinaggio terreno, riflettendo sulla manifestazione di Cristo, Re di tutti i cuori, quando i Rei Magi si avvicinarono alla mangiatoia di Betlemme:
I Magi, primizie della Gentilità, sono stati introdotti presso il gran Re che cercavano, e noi tutti li abbiamo seguiti... Tutte le fatiche di quel lungo viaggio che porta a Dio sono dimenticate; l’Emmanuele rimane con noi, e noi con lui. Betlemme, che ci ha ricevuti, ci custodisce per sempre, perché a Betlemme possediamo il Bambino, e Maria Madre sua... Supplichiamo questa Madre incomparabile di presentarci essa stessa il Figlio che è la nostra luce, il nostro amore, il nostro Pane di vita nel momento in cui ci avvicineremo all’altare verso il quale ci conduce la Stella della fede. Fin da questo momento apriamo i nostri tesori; teniamo in mano il nostro oro, il nostro incenso e la nostra mirra, per il Neonato. Egli gradirà questi doni con bontà, e non sarà in ritardo con noi. Quando ci ritireremo come i Magi, lasceremo come loro i nostri cuori sotto il dominio del divino Re, e anche noi per un’altra strada, per una via del tutto nuova, rientreremo in quella patria mortale che deve ancora trattenerci, fino al giorno in cui la vita e la luce eterna verranno a far sparire in noi tutto ciò che vi è di ombra e di tempo.
Dopo la Santa Messa di questa mattina, utilizzando i gessetti benedetti, segneremo le porte delle nostre abitazioni con la Croce di Cristo e le prime lettere dei nomi dei Rei Magi per significare che veramente le nostre case ed i nostri cuori appartengono a Cristo Re, che la nostra vita terrena è realmente un pellegrinaggio che conduce alla vita eterna e che attendiamo la consumazione del nostro pellegrinaggio terreno, al ritorno di Cristo Re nella gloria.
Oggi, nelle cattedrali del mondo, dopo il canto del Vangelo, si annuncia ai fedeli “il giorno della prossima festa di Pasqua”. Questo annuncio ci ricorda la finalità della Nascita e dell’Epifania del Signore: l’offerta della Sua vita sulla Croce per la salvezza del mondo. Questo annuncio ci ricorda che il Cuore di Cristo Re è stato trafitto dalla lancia del soldato Romano, dopo la Sua morte sulla Croce, per rimanere sempre aperto nella gloria al fine di ricevere il dono dei nostri cuori.
Condotti dalla stella della Fede all’altare sul quale Cristo Re non cessa mai di rendere sacramentalmente presente il Suo Sacrificio sul Calvario, eleviamo i nostri cuori, uniti al Cuore Immacolato di Maria, al Suo glorioso Cuore trapassato. Offrendo il tesoro dei nostri cuori al Cuore Eucaristico di Cristo, questi saranno purificati da tutto ciò che non è di Dio e saranno fortificati per perseverare nel seguire la stella della Fede che ci porta sempre a Dio Padre, nel Suo Figlio Unigenito Incarnato, per opera dello Spirito Santo. Così, nel pellegrinaggio della nostra vita terrena, rimarremo con Cristo, vivo nella Chiesa, sulla via che ci conduce alla mèta del nostro pellegrinaggio: la vita eterna alla presenza di Dio – Padre, Figlio e Spirito Santo – insieme con gli angeli e tutti i santi. Allora, con i Rei Magi, proveremo “una gioia grandissima”, una gioia che è eterna; mentre adesso, sempre insieme ai Rei Magi, prostriamoci e adoriamo il Signore. 

Cuore di Gesù, Re e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi.
O Maria, Regina concepita senza peccato originale, prega per noi.
San Giuseppe, Sposo della Madre di Dio, prega per noi.
O Santi Re Magi, pregate per noi.
San Filippo Neri, prega per noi.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Così sia. 

venerdì 13 gennaio 2017

“Silence”: ovverosia la giustificazione dell’apostasia

Esistono ragioni valide per apostatare? Si può sacrificare la fede per qualche valida ragione? 
All'interrogativo risponde questa recensione al film Silence, uscito ieri nelle sale cinematografiche italiane, pubblicata da LNBQ e ripresa da Il Timone, 11.1.2017, che rilanciamo nella commemorazione del Battesimo di N. S. G. Cristo nelle acque del fiume Giordano e nell’Ottava della festa dell’Epifania.
Su questo film, v. anche Sandro Magister, Basta proselitismo, è tempo di “Silence”. Anche per le missioni cattoliche, in blog Settimo Cielo, 9.1.2017.


Jacques Stella, Battesimo di Gesù, XVII sec., Cappella del fonte battesimale, chiesa di Saint-Louis-en-l'île, Parigi

Claudio Francesco Beaumont, Battesimo di Gesù, XVIII sec., Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, Racconigi



Silence, o della giustificazione dell’apostasia

di Brad Miner*

Quando San Francesco Saverio portò il cattolicesimo in Giappone nel 1549, era dura imbattersi in persone convertite. Saverio ebbe molte difficoltà a imparare il giapponese, e, inizialmente, si affidò alle immagini, di solito illustrazioni di Cristo, di Maria e dei santi, per raccontare la storia cristiana. Morì tre anni dopo l’inizio della sua missione in questo paese.

Tuttavia, si convertirono in centinaia di migliaia, e la Chiesa giapponese prosperò per più di una generazione, fino all’inizio delle persecuzioni. Nel 1597, ventisei cristiani furono crocifissi a Nagasaki. A partire dell’anno seguente e fino agli anni ‘30 del secolo successivo, altri 205 nel paese furono martirizzati. E, dall’arrivo in Giappone, nel 1639, dei due preti-eroi portoghesi, di cui parla anche Shusaku Endo nel suo romanzo Silenzio, del 1966, ne vennero uccisi altri 206 con la colpa di essere Kirishitan.

Quello che le autorità giapponesi ritenevano essere un contributo commerciale con i paesi occidentali, da quel momento venne considerato una minaccia letale al patrimonio culturale giapponese. L’opera missionaria era pericolosa, e quei finti preti, basati su veri missionari, erano totalmente pronti a morire per Gesù. Ma il libro di Endo (e la sua nuova versione cinematografica di Martin Scorsese) non parla di martirio, ma su come evitarlo. Le autorità vogliono, soprattutto, l’apostasia (convinta o non), e la maggior parte dei personaggi principali diventano apostati.

Ora, a distanza di cinque secoli, è facile guardare con disdegno un prete che conosce i rischi e abbandona la vocazione della fede a cui la sua ordinazione lo aveva vincolato. Scorsese sembra chiedersi: Cosa fareste se vi venisse chiesto di calpestare un’immagine sacra di Gesù, se, così facendo, salvaste la vita di altri? I Kirishitan sono sospesi a testa in giù sopra una fossa, con delle piccole incisioni sul collo, sanguinando lentamente a morte, e solo voi potete salvarli. Non dovete fare altro che pestare il piede su di una fumi-e – una specie di icona demoniaca su cui è raffigurato Cristo. Cosa fareste voi?

Bene, quelle centinaia di veri martiri giapponesi, tutti quanti santi, morirono per il loro rifiuto a diventare apostati – perché credevano che le loro vite, nonostante una fine agonizzante, fossero redente da Cristo. Li aspettava la gioia eterna. 

Endo era un cattolico convertito, ed è giusto chiedersi quanto completa fosse la sua conversione. Martin Scorsese è cattolico dalla nascita, ma, nonostante il suo incontro con Papa Francesco durante il lancio del suo film (la cui prima è stata il 23 dicembre), non lascia trasparire in nessun modo la sua fede cattolica. 

Il libro riprende molto il romanzo anti-coloniale di Joseph ConradCuore di tenebra (1899), la storia di un uomo di nome Marlow che fa un viaggio in Congo in cerca di un commerciante d’avorio di nome Kurtz, descritto come “emissario della pietà, della scienza, del progresso” ma venerato dagli indigeni come un dio. Il libro di Conrad ha ispirato anche Apocalypse Now, il film del 1979 di Francis Ford Coppola, in cui un capitano dei servizi segreti dell’esercito statunitense va nel Mekong in cerca di un colonello ribelle, anche lui di nome Kurtz, divenuto un dio per i Montagnard. Entrambi i Kurtz muoiono pronunciando la famosa frase: “L’orrore! L’orrore!”.

Cosa ha a che fare questo con Silenzio di Scorsese? I due preti Gesuiti, Sebastiao Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver) arrivano in Giappone per cercare Padre Cristovao Ferreira (Liam Neeson), che si dice sia diventato un indigeno, al punto da diventare apostata e sposarsi.

Quando Endo lesse Cuore di tenebra, evidentemente rimase impressionato dall’organizzazione fittizia con cui corrisponde Kurtz, la Società Internazionale per la Soppressione delle Usanze Selvagge, perché questa è sicuramente una parte di quello a cui equivale l’attività missionaria in ogni parte del mondo – perlomeno, nella mentalità indigena – e, probabilmente, Endo amava Cristo, ma non era particolarmente appassionato dei cristiani.

Quando Marlow/Rodrigues/Garfield, alla fine, si confronta con Kurtz/Ferreira/Neeson, è l’uomo più anziano, ex insegnante di Rodrigues in Portogallo, che assicura l’apostasia dell’uomo più giovane.

Il film di Scorsese è, di fatto, la seconda trasposizione sul grande schermo del libro di Endo. La prima fu Chinmoku (Silenzio in giapponese) di Masahiro Shinoda, del 1971. Due attori americani impersonarono i preti portoghesi, ma con una differenza: entrambi erano in grado di pronunciare la maggior parte delle loro battute in giapponese, mentre Garfield, verso la fine del film di Scorsese, ne mastica appena qualche parola. Forse, la cosa più sorprendente riguardo al primo film è la scelta di Tetsuro Tamba (che aveva interpretato Tanaka “Tigre” nel film di James Bond Si vive solo due volte) per il ruolo di Ferreira. Come dire: ecco qua un Gesuita portoghese che è diventato un vero indigeno!

Il film di Shinoda ha una durata ragionevole di due ore, quello di Scorsese quasi tre; questo perché è ripetitivo e non perché debba raccontare di più rispetto a Shinoda. Quando il libro raggiunge l’apice, Rodrigues sente la sabbia che gli cede sotto i piedi
Dai più profondi recessi del mio essere, un’altra voce si fece sentire in un sussurro. Supponendo che Dio non esita … 

Era una fantasia spaventosa. Se non esiste, quanto diventa tutto assurdo! Quale assurdo dramma diventano le vite di Mokichi e di Ichizo, legati al palo e lambiti dalle onde. E i missionari che hanno passato tre anni solcando i mari per giungere in questo paese … che illusione è stata la loro! Anch’io qui, a vagare su desolate montagne: che assurda situazione!

Silenzio di Scorsese non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni. “Cristo sarebbe diventato un apostata a causa dell’amore” dice Ferreira a Rodrigues e, naturalmente, Scorsese è d’accordo.

La visione di Silenzio, è consentita ai bambini solo in presenza di un adulto, per via delle molteplici scene di tortura. Molti americani e britannici si sono visti rubare la scena per il film da un superbo cast giapponese che include: Yosuke Kubozuka nel ruolo di Kichijiro, un Giuda che guadagna molto più argento rispetto a quello originale; Issei Ogata nel ruolo del principale antagonista dei missionari, l’inquisitore Inoue; Shin’ya Tsukamoto (Mokichi) e il grande Yoshi Oida (Ichizo), nel ruolo dei paesani cattolici martirizzati dall’inquisitore. Non sorprenderebbe se uno tra Oida o Kubozuka ricevesse una nomination all’Oscar come attore non protagonista. Nel caso, si tratterebbe, probabilmente, dell’unico accenno al film da parte dell’Accademia.

*Pubblicato su The Catholic Thing, 26 dicembre 2016. Traduzione di Davide Polenghi

mercoledì 13 gennaio 2016

“Non possum cohibére lætítiæ voluptátem, sed mente extóllor, et affícior: et própriæ pusillitátis oblítus, offícium magni Joánnis, immo pótius famulátum subíre conténdo, ac géstio: et licet non sim præcúrsor, de erémo tamen vénio. Christus ergo illuminátur, immo pótius fulgóre suo nos illúminat: Christus baptizátur, simul et nos descendámus, ut cum ipso páriter ascendámus” (sancti Gregórii Nazianzéni, Sermo in sancta Lumina – Lect. IV – II Noct.) - IN COMMEMORATIONE BAPTISMATIS D. N. I. C. - IN OCTAVA EPIPHANIÆ



Questa messa è ignorata completamente dai Sacramentari romani, essendo stata redatta più tardi, utilizzando le collette di ricambio annotate nel gelasiano e la lettura evangelica attribuita originariamente alla sinassi eucaristica della IV feria (mercoledì) dopo la Teofania, da molto tempo già caduta in desuetudine, mentre il resto della messa è come il giorno dell’Epifania.
Il sacramentario di San Pietro, in effetti, solo nell’XI sec. indica le orazioni per l’Ottava dell’Epifania, ma il collettario della stessa basilica non ne fa menzione nel secolo seguente.
Quest’ottava, perciò, può affermarsi, costituisce un apporto franco-germanico, poiché essa era celebrata nei Paesi franchi dalla fine dell’VIII sec. Essa è ben attestata al Laterano ed al Vaticano soltanto nella seconda metà del XII sec. (così Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, p. 213).
Il decreto di semplificazione delle rubriche del 1955, ripreso dalle Variationes, ovvero dai cambiamenti introdotti nel Breviario e nel Messale romano, nel 1960, hanno modificato l’intitolazione della celebrazione del 13 gennaio: l’ottava dell’Epifania (di rito doppio maggiore), essendo stata soppressa, il giorno ottavo prese l’appellativo di Commemorazione del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo, con rito di II classe.
La colletta odierna è splendida ed ha tutto il sapore dell’età leoniana.
La lettura di san Giovanni, con il testo della teofania sulle rive del Giordano (Gv 1, 29-34), si riallaccia all’antichissimo e primitivo significato della festa opposta dai cattolici agli gnostici, che veneravano nel battesimo ricevuto nel Giordano, la nascita di Gesù mediante l’infusione della divinità. La Chiesa considera tuttavia il battesimo del Redentore nelle acque della penitenza come una delle più importanti teofanie. Gesù vi prese parte come se fosse un uomo peccatore e si umiliò sotto il rito misterioso del Battista; nello stesso tempo, il Padre ed il Paraclito proclamano la sua Divinità e tutta l’augusta Trinità santificò il battesimo della Nuova Alleanza, donando la vera virtù di rigenerare ex aqua et Spiritu sancto i figli adottivi di Dio. Non è dunque la nascita di Gesù, bensì la nostra rinascita alla vita soprannaturale che festeggiamo in questo giorno, in cui esclamiamo con ragione nell’ufficio notturno: Christus apparuit nobis, venite adoremus.
La colletta sull’oblazione ha un sapore pur’essa antico e classico. L’«Eucaristia», o azione di grazie dopo la ricezione dei santi doni, cioè la colletta finale s’ispira all’antico titolo che i Bizantini danno alla solennità di questo giorno, la festa delle sante Luci. Il Cristiano è figlio di luce, onde conviene che nei suoi atti nulla ci sia mai di tenebroso, di men retto, di men vero. Procedere innanzi con verità, secondo san Giovanni, significa vivere secondo la pienezza dell'ideale Cristiano, realizzandone il contenuto divino, e vivendo Gesù Cristo.



Andrea del Verrocchio (ed aiuti: i volti dei due angeli sono di Leonardo da Vinci), Battesimo di Cristo, 1472-75, Galleria degli Uffizi, Firenze


Giovanni Moroni, Giovane devoto in contemplazione della scena del Battesimo di Cristo, 1555-60, collezione privata

Juan Fernández de Navarrete, detto "El Mudo", Battesimo di Cristo, 1567 circa, Museo del Prado, Madrid

Paolo Veronese ed aiuti, Battesimo di Cristo, 1580-88 circa, Getty Museum, Los Angeles

Adam Elsheimer, Battesimo di Cristo, 1599 circa, National Gallery, Londra


 Hendrick de Clerck e Hans Rottenhammer, Battesimo di Cristo, XVII sec., Koninklijk Museum voor Schone Kunsten Antwerpen, Anversa

Giovanni Battista Crespi detto Il Cerano, Battesimo di Cristo, 1601,  Städel (Städelsches Kunstinstitut und Städtische Galerie), Frankfurt am Main

Pieter de Grebber, Battesimo di Cristo, 1625, Chiesa di S. Stefano, Beckum


Ottavio Vannini, Battesimo di Gesù, 1640 circa

Sebastien Bourdon, Battesimo di Cristo, 1650 circa, Metropolitan Museum of Art, New York

Bartolomé Esteban Murillo, Battesimo di Cristo, 1655 circa, Gemaldegalerie, Berlino

Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Battesimo di Cristo, 1690 circa, Galerie Canesso, Parigi

Grigory Gagarin, Battesimo di Cristo, 1840-50 

Josef Arnold il Vecchio, Battesimo di Cristo, 1842, parrocchiale di Santa Cristina, Val Gardena


Petr Mikhailovich Shamshin, Battesimo di Cristo, Крещение Христа, 1848, Museo dello Stato russo, San Pietroburgo


Carl Bloch, Battesimo di Cristo, 1870 circa

Anonimo, Battesimo del Cristo, 1873

Michail Vasil'evič Nesterov, Battesimo del Cristo, 1890-94, Duomo, Kiev


Icona della Santa Teofania e Battesimo del Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo, Святое Богоявление. Крещение Господа Бога и Спаса нашего Иисуса Христа

Al fiume Giordano, luogo del Battesimo del Signore



mercoledì 6 gennaio 2016

I Magi e l’Epifania del Signore

Nella solenne festa dell’Epifania di nostro Signore, ricordando che “Tribus miráculis ornátum diem sanctum cólimus: hódie stella Magos duxit ad præsépium: hódie vinum ex aqua factum est ad núptias: hódie in Jordáne a Joánne Christus baptizári vóluit, ut salváret nos, allelúja”, “Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella guida i magi al presepe, oggi l’acqua è mutata in vino alle nozze di Cana, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, alleluja” (Antifona al Magnificat, Secondi Vespri dell’Epifania), rilancio questo contributo di Cristina Siccardi.

Matthias Stomer, Adorazione dei Magi, XVII sec.

Fray Juan Bautista Maíno, Adorazione dei Magi, 1612-14, Museo del Prado, Madrid

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, Adorazione dei Magi, 1619, Museo del Prado, Madrid 

Pedro Núñez del Valle, Adorazione dei Magi, 1631, Museo del Prado, Madrid

Carlo Dolci, Adorazione dei Magi, 1633-34, Kelvingrove Art Gallery and Museum, Glasgow




Carlo Dolci, Adorazione dei Re, 1649, National Gallery, Londra

Pieter Paul Rubens, Adorazione dei Magi, 1609, Museo del Prado, Madrid



Pieter Paul Rubens, Adorazione dei Magi, 1620 circa, Hermitage, San Pietroburgo

Carlo Maratti, Adorazione dei magi, XVIII sec., Hermitage, San Pietroburgo

Paolo Veronese, Adorazione dei magi, 1570 circa, Hermitage, San Pietroburgo

Paolo Veronese, Adorazione dei magi, 1573, Chiesa di Santa Corona, Vicenza

Alexandre-François Caminade, Adorazione dei Magi, 1831 circa, Chiesa di Saint-Étienne-du-Mont, Parigi


George Spencer Watson, I tre saggi re, 1920 circa, Touchstones Rochdale Arts and Heritage Centre, Rochdale


I Magi e l’Epifania del Signore

di Cristina Siccardi

Siamo ancora nel Presepe. Gesù è nato. I pastori, avvertiti dall’Angelo, sono giunti nella Notte Santa per adorare Colui che spaccò la storia umana e portò la Salvezza. I primi a sapere della nascita del Salvatore furono alcuni pastori del popolo eletto, avvisati da un angelo del Signore e poi il Salvatore si manifestò ai pagani.

«Da pochissimi giorni abbiamo celebrato il Natale del Signore», spiega sant’Agostino
«in questo giorno celebriamo con non minore solennità la sua manifestazione, con la quale cominciò a farsi conoscere dai pagani. In quel giorno i pastori giudei lo videro appena nato, oggi i magi venuti dall’Oriente lo hanno adorato. Era nato infatti colui che è la pietra angolare, la pace fra le due pareti, provenienti dalla circoncisione e dalla incirconcisione, provenienti da opposte direzioni; perché si unissero in lui che è diventato la nostra pace e che ha fatto dei due un popolo solo. Tutto è stato prefigurato per i Giudei nei pastori, per i pagani nei magi. Di lì ha avuto origine quel che doveva portare frutti e crescere per tutto il mondo» (Discorso 201, Epifania del Signore).

Che cosa videro i pastori prima e i Magi d’Oriente dopo? Non videro soltanto Gesù, ma una famiglia. Dio scelse una famiglia composta da madre e padre per entrare nel mondo, e scelse una famiglia composta da madre e padre per manifestarsi al mondo. Pastori e Magi dovettero chiedere il permesso a San Giuseppe e a Maria Santissima per vedere il Salvatore e il Re dei Giudei. Dio scelse la famiglia per nascere e per crescere e così facendo nobilitò divinamente la famiglia, la famiglia secondo il Cuore di Dio, intesa come unione stabile fra un marito ed una moglie, primo ed unico modello invariabile di famiglia cristiana. Tutti gli altri surrogati di coniugio non appartengono alla volontà di Dio e sono contro la stessa ragione umana.

La famiglia cristiana è, invece, quel luogo dove, essendoci Cristo al centro, ogni fatica ed ogni prova viene superata con serenità perché: «(…) io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11, 28-30). I pastori Giudei sono stati condotti all’Emmanuele grazie all’annuncio di un angelo, i Magi pagani grazie all’apparizione di una stella cometa.

Di fronte a pastori e Magi un incanto mistico e terreno insieme, il Regno di Dio armonicamente innestato nel mondo: una Santa famiglia, un angelo dal Cielo, affiancato da una moltitudine dell’esercito celeste ed una stella nel Cielo per l’entrata nella Storia del Verbo. «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà», così lodò l’Onnipotente il coro angelico. Quella buona volontà così rara da trovare, soprattutto in questi sbalestrati tempi, in cui si pensa di essere e di agire senza aver bisogno del Creatore. Che cosa sono scienza e tecnologia senza la coscienza di essere figli di Dio?
«Questa stella – spiega ancora sant’Agostino – ha scompigliato i computi privi di fondamento degli astrologi e i loro presagi, mentre ha fatto intendere agli adoratori degli astri (adoratori della scienza diremmo oggi, ndr) che bisogna piuttosto adorare il creatore del cielo e della terra. Nella sua nascita fece apparire una stella nuova colui che nella sua morte oscurò l’antico soleIn quella luce ha avuto inizio la fede dei pagani (…). Che cosa era se non splendida lingua del cielo per narrare la gloria di Dio, per gridare a tutti con insolito bagliore l’insolito parto di una vergine? Della sua mancata apparizione successiva ha preso il posto il Vangelo nel mondo intero. Che cosa dissero i magi giungendo a Gerusalemme? Dove è nato il Re dei Giudei? Che cosa significa questa domanda? Non erano nati precedentemente tanti re dei Giudei? Perché desideravano così ardentemente conoscere e adorare il re di un popolo straniero? Abbiamo visto infatti – aggiunsero – la sua stella in Oriente e siamo venuti ad adorarlo. L’avrebbero ricercato con tanta passione, l’avrebbero desiderato con tanto pio affetto se non avessero riconosciuto nel re dei Giudei anche il re dei secoli?» (ibidem).

I Magi rappresentano la primizia del nostro Credo. Così esprime la grandezza della manifestazione dell’Unto di Dio papa Leone Magno: «E come essi dai loro forzieri presentarono al Signore i mistici doni, così dai nostri cuori presentiamo ciò che è degno di Dio. Quantunque egli infatti sia l’elargitore di tutti i beni, cerca tuttavia anche il frutto della nostra buona volontà: il regno dei cieli non è infatti per chi dorme, ma per chi fatica e veglia nella legge del Signore» e la legge del Signore si identifica con il vero bene di ciascuno. «Così, se non renderemo inutili i suoi doni, meriteremo, per ciò che ci ha dato, di ottenere ciò che ci ha promesso. Onde esortiamo la vostra carità che vi asteniate da ogni opera cattiva e vi dedichiate alla giustizia ed alla castità. I figli della luce devono infatti rigettare le opere delle tenebre (cf Rm 13, 12). Perciò fuggite l’odio, rigettate la menzogna, distruggete la superbia con l’umiltà, rifiutate l’avarizia, amate la generosità: è ben giusto che le membra si addicano al loro capo. In tal modo saremo degni di partecipare alla beatitudine promessaci» (Sermoni, 32, 4).

Quando la Chiesa presenta in questi termini l’Epifania del Signore allora possiamo essere tranquilli di professare la Fede in Cristo. Dal Concilio Vaticano II la Chiesa ha temporaneamente scelto di farsi più umana e ogni anno che passa è sempre più umana; accantonando e spesso disprezzando la dimensione soprannaturale siamo costretti a sentirci dire:
«Le genti divengono discepole quando cercano con sincerità, si aprono con audacia e si mettono in cammino senza indugio. Quanti uomini e quante donne, dall’oriente e dall’occidente, dal nord e dal sud, come questi magi cercano il bene, si sentono viandanti, in cammino, si esercitano a riconoscere la salvezza come umanizzazione e lavorano perché l’umano sia sempre più umano. (…) L’Epifania è manifestazione della vera regalità a tutti, cristiani e non cristiani» (Enzo Bianchi, L’Epifania, manifestazione dell’anti-regalità di Gesù, 6 gennaio 2016, http://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/2016/01/enzo-bianchi-commento-vangelo-6-gennaio.html). «Sul loro esempio [dei Magi, ndr], noi cristiani siamo disposti a cercare con umiltà quella verità che sempre ci precede e che alla fine della storia ci accoglierà, insieme a tutti gli uomini, nel Regno?» (Enzo Bianchi, Epifania del Signore, 6 gennaio 2015, http://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/2015/01/enzo-bianchi-commento-vangelo-epifania.html).

Finché non si tornerà a riconoscere che la regalità universale appartiene soltanto a Cristo e non all’uomo – uomo che si può salvare soltanto in virtù di Cristo – la Chiesa continuerà a perdere la fiducia dei credenti: l’emorragia è già iniziata e nessun Giubileo della Misericordia potrà porvi rimedio. I Magi andarono ad adorare il Re dei Giudei, il Figlio di Dio, incarnato e morto per riscattare ogni anima dalla schiavitù luciferina del peccato, e gli donarono l’incenso, che veniva usato nel tempio, per omaggiare il Sacerdozio di Gesù; l’oro, riconoscendo la sua regalità; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indicando così l’espiazione dei peccati attraverso la morte. Che piaccia o non piaccia, la porta è stretta. Quando un tale chiese a Gesù «Signore, sono pochi quelli che si salvano?», il Salvatore rispose con eloquenza: «Sforzatevi (letteralmente dal greco «agonizzate», ndr) di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno» (Lc 13, 23-34). Non basta essere uomini per ottenere la salvezza.