Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 26 febbraio 2023

I luoghi delle tentazioni di Gesù


Grotta delle Tentazioni, associata alla prima tentazione, Monte della Quarantena (o delle Tentazioni) Jebel (o Jabal) Quruntul

Ciò che rimane del pinnacolo del Tempio, Gerusalemme. Il diavolo dalla sommità invitò Gesù a gettarsi di sotto


Sperone di roccia associato alla terza tentazione e su cui sarebbe stato assiso Gesù, Monte della Quarantena (o delle Tentazioni).
Probabilmente il diavolo, da questo sperone roccioso, nel mostrare i regni della terra, avrà semplicemente indicato la florida città di Gerico, che sorgeva sotto il monte con la rigogliosa zona della valle del fiume Giordano


venerdì 13 gennaio 2017

“Silence”: ovverosia la giustificazione dell’apostasia

Esistono ragioni valide per apostatare? Si può sacrificare la fede per qualche valida ragione? 
All'interrogativo risponde questa recensione al film Silence, uscito ieri nelle sale cinematografiche italiane, pubblicata da LNBQ e ripresa da Il Timone, 11.1.2017, che rilanciamo nella commemorazione del Battesimo di N. S. G. Cristo nelle acque del fiume Giordano e nell’Ottava della festa dell’Epifania.
Su questo film, v. anche Sandro Magister, Basta proselitismo, è tempo di “Silence”. Anche per le missioni cattoliche, in blog Settimo Cielo, 9.1.2017.


Jacques Stella, Battesimo di Gesù, XVII sec., Cappella del fonte battesimale, chiesa di Saint-Louis-en-l'île, Parigi

Claudio Francesco Beaumont, Battesimo di Gesù, XVIII sec., Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, Racconigi



Silence, o della giustificazione dell’apostasia

di Brad Miner*

Quando San Francesco Saverio portò il cattolicesimo in Giappone nel 1549, era dura imbattersi in persone convertite. Saverio ebbe molte difficoltà a imparare il giapponese, e, inizialmente, si affidò alle immagini, di solito illustrazioni di Cristo, di Maria e dei santi, per raccontare la storia cristiana. Morì tre anni dopo l’inizio della sua missione in questo paese.

Tuttavia, si convertirono in centinaia di migliaia, e la Chiesa giapponese prosperò per più di una generazione, fino all’inizio delle persecuzioni. Nel 1597, ventisei cristiani furono crocifissi a Nagasaki. A partire dell’anno seguente e fino agli anni ‘30 del secolo successivo, altri 205 nel paese furono martirizzati. E, dall’arrivo in Giappone, nel 1639, dei due preti-eroi portoghesi, di cui parla anche Shusaku Endo nel suo romanzo Silenzio, del 1966, ne vennero uccisi altri 206 con la colpa di essere Kirishitan.

Quello che le autorità giapponesi ritenevano essere un contributo commerciale con i paesi occidentali, da quel momento venne considerato una minaccia letale al patrimonio culturale giapponese. L’opera missionaria era pericolosa, e quei finti preti, basati su veri missionari, erano totalmente pronti a morire per Gesù. Ma il libro di Endo (e la sua nuova versione cinematografica di Martin Scorsese) non parla di martirio, ma su come evitarlo. Le autorità vogliono, soprattutto, l’apostasia (convinta o non), e la maggior parte dei personaggi principali diventano apostati.

Ora, a distanza di cinque secoli, è facile guardare con disdegno un prete che conosce i rischi e abbandona la vocazione della fede a cui la sua ordinazione lo aveva vincolato. Scorsese sembra chiedersi: Cosa fareste se vi venisse chiesto di calpestare un’immagine sacra di Gesù, se, così facendo, salvaste la vita di altri? I Kirishitan sono sospesi a testa in giù sopra una fossa, con delle piccole incisioni sul collo, sanguinando lentamente a morte, e solo voi potete salvarli. Non dovete fare altro che pestare il piede su di una fumi-e – una specie di icona demoniaca su cui è raffigurato Cristo. Cosa fareste voi?

Bene, quelle centinaia di veri martiri giapponesi, tutti quanti santi, morirono per il loro rifiuto a diventare apostati – perché credevano che le loro vite, nonostante una fine agonizzante, fossero redente da Cristo. Li aspettava la gioia eterna. 

Endo era un cattolico convertito, ed è giusto chiedersi quanto completa fosse la sua conversione. Martin Scorsese è cattolico dalla nascita, ma, nonostante il suo incontro con Papa Francesco durante il lancio del suo film (la cui prima è stata il 23 dicembre), non lascia trasparire in nessun modo la sua fede cattolica. 

Il libro riprende molto il romanzo anti-coloniale di Joseph Conrad, Cuore di tenebra (1899), la storia di un uomo di nome Marlow che fa un viaggio in Congo in cerca di un commerciante d’avorio di nome Kurtz, descritto come “emissario della pietà, della scienza, del progresso” ma venerato dagli indigeni come un dio. Il libro di Conrad ha ispirato anche Apocalypse Now, il film del 1979 di Francis Ford Coppola, in cui un capitano dei servizi segreti dell’esercito statunitense va nel Mekong in cerca di un colonello ribelle, anche lui di nome Kurtz, divenuto un dio per i Montagnard. Entrambi i Kurtz muoiono pronunciando la famosa frase: “L’orrore! L’orrore!”.

Cosa ha a che fare questo con Silenzio di Scorsese? I due preti Gesuiti, Sebastiao Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver) arrivano in Giappone per cercare Padre Cristovao Ferreira (Liam Neeson), che si dice sia diventato un indigeno, al punto da diventare apostata e sposarsi.

Quando Endo lesse Cuore di tenebra, evidentemente rimase impressionato dall’organizzazione fittizia con cui corrisponde Kurtz, la Società Internazionale per la Soppressione delle Usanze Selvagge, perché questa è sicuramente una parte di quello a cui equivale l’attività missionaria in ogni parte del mondo – perlomeno, nella mentalità indigena – e, probabilmente, Endo amava Cristo, ma non era particolarmente appassionato dei cristiani.

Quando Marlow/Rodrigues/Garfield, alla fine, si confronta con Kurtz/Ferreira/Neeson, è l’uomo più anziano, ex insegnante di Rodrigues in Portogallo, che assicura l’apostasia dell’uomo più giovane.

Il film di Scorsese è, di fatto, la seconda trasposizione sul grande schermo del libro di Endo. La prima fu Chinmoku (Silenzio in giapponese) di Masahiro Shinoda, del 1971. Due attori americani impersonarono i preti portoghesi, ma con una differenza: entrambi erano in grado di pronunciare la maggior parte delle loro battute in giapponese, mentre Garfield, verso la fine del film di Scorsese, ne mastica appena qualche parola. Forse, la cosa più sorprendente riguardo al primo film è la scelta di Tetsuro Tamba (che aveva interpretato Tanaka “Tigre” nel film di James Bond Si vive solo due volte) per il ruolo di Ferreira. Come dire: ecco qua un Gesuita portoghese che è diventato un vero indigeno!

Il film di Shinoda ha una durata ragionevole di due ore, quello di Scorsese quasi tre; questo perché è ripetitivo e non perché debba raccontare di più rispetto a Shinoda. Quando il libro raggiunge l’apice, Rodrigues sente la sabbia che gli cede sotto i piedi
Dai più profondi recessi del mio essere, un’altra voce si fece sentire in un sussurro. Supponendo che Dio non esita … 

Era una fantasia spaventosa. Se non esiste, quanto diventa tutto assurdo! Quale assurdo dramma diventano le vite di Mokichi e di Ichizo, legati al palo e lambiti dalle onde. E i missionari che hanno passato tre anni solcando i mari per giungere in questo paese … che illusione è stata la loro! Anch’io qui, a vagare su desolate montagne: che assurda situazione!

Silenzio di Scorsese non è un film cristiano fatto da un regista cattolico, bensì una giustificazione della mancanza di fede: l’apostasia, se salva delle vite, diventa un atto di carità cristiana, proprio come il martirio diventa quasi satanico se inasprisce le persecuzioni. “Cristo sarebbe diventato un apostata a causa dell’amore” dice Ferreira a Rodrigues e, naturalmente, Scorsese è d’accordo.

La visione di Silenzio, è consentita ai bambini solo in presenza di un adulto, per via delle molteplici scene di tortura. Molti americani e britannici si sono visti rubare la scena per il film da un superbo cast giapponese che include: Yosuke Kubozuka nel ruolo di Kichijiro, un Giuda che guadagna molto più argento rispetto a quello originale; Issei Ogata nel ruolo del principale antagonista dei missionari, l’inquisitore Inoue; Shin’ya Tsukamoto (Mokichi) e il grande Yoshi Oida (Ichizo), nel ruolo dei paesani cattolici martirizzati dall’inquisitore. Non sorprenderebbe se uno tra Oida o Kubozuka ricevesse una nomination all’Oscar come attore non protagonista. Nel caso, si tratterebbe, probabilmente, dell’unico accenno al film da parte dell’Accademia.

*Pubblicato su The Catholic Thing, 26 dicembre 2016. Traduzione di Davide Polenghi

mercoledì 13 gennaio 2016

“Non possum cohibére lætítiæ voluptátem, sed mente extóllor, et affícior: et própriæ pusillitátis oblítus, offícium magni Joánnis, immo pótius famulátum subíre conténdo, ac géstio: et licet non sim præcúrsor, de erémo tamen vénio. Christus ergo illuminátur, immo pótius fulgóre suo nos illúminat: Christus baptizátur, simul et nos descendámus, ut cum ipso páriter ascendámus” (sancti Gregórii Nazianzéni, Sermo in sancta Lumina – Lect. IV – II Noct.) - IN COMMEMORATIONE BAPTISMATIS D. N. I. C. - IN OCTAVA EPIPHANIÆ



Questa messa è ignorata completamente dai Sacramentari romani, essendo stata redatta più tardi, utilizzando le collette di ricambio annotate nel gelasiano e la lettura evangelica attribuita originariamente alla sinassi eucaristica della IV feria (mercoledì) dopo la Teofania, da molto tempo già caduta in desuetudine, mentre il resto della messa è come il giorno dell’Epifania.
Il sacramentario di San Pietro, in effetti, solo nell’XI sec. indica le orazioni per l’Ottava dell’Epifania, ma il collettario della stessa basilica non ne fa menzione nel secolo seguente.
Quest’ottava, perciò, può affermarsi, costituisce un apporto franco-germanico, poiché essa era celebrata nei Paesi franchi dalla fine dell’VIII sec. Essa è ben attestata al Laterano ed al Vaticano soltanto nella seconda metà del XII sec. (così Pierre Jounel, Le Culte des Saints dans les Basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle, École Française de Rome, Palais Farnèse, 1977, p. 213).
Il decreto di semplificazione delle rubriche del 1955, ripreso dalle Variationes, ovvero dai cambiamenti introdotti nel Breviario e nel Messale romano, nel 1960, hanno modificato l’intitolazione della celebrazione del 13 gennaio: l’ottava dell’Epifania (di rito doppio maggiore), essendo stata soppressa, il giorno ottavo prese l’appellativo di Commemorazione del Battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo, con rito di II classe.
La colletta odierna è splendida ed ha tutto il sapore dell’età leoniana.
La lettura di san Giovanni, con il testo della teofania sulle rive del Giordano (Gv 1, 29-34), si riallaccia all’antichissimo e primitivo significato della festa opposta dai cattolici agli gnostici, che veneravano nel battesimo ricevuto nel Giordano, la nascita di Gesù mediante l’infusione della divinità. La Chiesa considera tuttavia il battesimo del Redentore nelle acque della penitenza come una delle più importanti teofanie. Gesù vi prese parte come se fosse un uomo peccatore e si umiliò sotto il rito misterioso del Battista; nello stesso tempo, il Padre ed il Paraclito proclamano la sua Divinità e tutta l’augusta Trinità santificò il battesimo della Nuova Alleanza, donando la vera virtù di rigenerare ex aqua et Spiritu sancto i figli adottivi di Dio. Non è dunque la nascita di Gesù, bensì la nostra rinascita alla vita soprannaturale che festeggiamo in questo giorno, in cui esclamiamo con ragione nell’ufficio notturno: Christus apparuit nobis, venite adoremus.
La colletta sull’oblazione ha un sapore pur’essa antico e classico. L’«Eucaristia», o azione di grazie dopo la ricezione dei santi doni, cioè la colletta finale s’ispira all’antico titolo che i Bizantini danno alla solennità di questo giorno, la festa delle sante Luci. Il Cristiano è figlio di luce, onde conviene che nei suoi atti nulla ci sia mai di tenebroso, di men retto, di men vero. Procedere innanzi con verità, secondo san Giovanni, significa vivere secondo la pienezza dell'ideale Cristiano, realizzandone il contenuto divino, e vivendo Gesù Cristo.



Andrea del Verrocchio (ed aiuti: i volti dei due angeli sono di Leonardo da Vinci), Battesimo di Cristo, 1472-75, Galleria degli Uffizi, Firenze


Giovanni Moroni, Giovane devoto in contemplazione della scena del Battesimo di Cristo, 1555-60, collezione privata

Juan Fernández de Navarrete, detto "El Mudo", Battesimo di Cristo, 1567 circa, Museo del Prado, Madrid

Paolo Veronese ed aiuti, Battesimo di Cristo, 1580-88 circa, Getty Museum, Los Angeles

Adam Elsheimer, Battesimo di Cristo, 1599 circa, National Gallery, Londra


 Hendrick de Clerck e Hans Rottenhammer, Battesimo di Cristo, XVII sec., Koninklijk Museum voor Schone Kunsten Antwerpen, Anversa

Giovanni Battista Crespi detto Il Cerano, Battesimo di Cristo, 1601,  Städel (Städelsches Kunstinstitut und Städtische Galerie), Frankfurt am Main

Pieter de Grebber, Battesimo di Cristo, 1625, Chiesa di S. Stefano, Beckum


Ottavio Vannini, Battesimo di Gesù, 1640 circa

Sebastien Bourdon, Battesimo di Cristo, 1650 circa, Metropolitan Museum of Art, New York

Bartolomé Esteban Murillo, Battesimo di Cristo, 1655 circa, Gemaldegalerie, Berlino

Giovanni Battista Gaulli detto il Baciccio, Battesimo di Cristo, 1690 circa, Galerie Canesso, Parigi

Grigory Gagarin, Battesimo di Cristo, 1840-50 

Josef Arnold il Vecchio, Battesimo di Cristo, 1842, parrocchiale di Santa Cristina, Val Gardena


Petr Mikhailovich Shamshin, Battesimo di Cristo, Крещение Христа, 1848, Museo dello Stato russo, San Pietroburgo


Carl Bloch, Battesimo di Cristo, 1870 circa

Anonimo, Battesimo del Cristo, 1873

Michail Vasil'evič Nesterov, Battesimo del Cristo, 1890-94, Duomo, Kiev


Icona della Santa Teofania e Battesimo del Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo, Святое Богоявление. Крещение Господа Бога и Спаса нашего Иисуса Христа