Sante Messe in rito antico in Puglia

martedì 4 agosto 2015

4 agosto 1903 - elezione al Sommo Pontificato del Patriarca di Venezia, card. Giuseppe Melchiorre Sarto, che assunse il nome di Pio X


Il Cardinal Luigi Macchi annuncia l'elezione del Cardinal Sarto il 4 agosto 1903. Il Pontefice eletto sarà incoronato il 9 agosto seguente

Prima benedizione del papa Pio X

Piviale dell'incoronazione 

Tiara pontificia o triregno del beato Pio IX con la quale fu incoronato S. Pio X il 9 agosto 1903.
Lo stesso fu usato per incoronare Giovanni XXIII



Statua del papa S. Pio X, Parrocchia di S. Pio X, Cagliari

“Romæ autem duo instítuit monastéria, álterum virórum, mulíerum álterum. Tres étiam mórtuos ad vitam revocávit, múltaque ália édidit mirácula, quibus ordo Prædicatórum mirífice propagári cœpit” (Lect. V – II Noct.) - SANCTI DOMINICI, CONFESSORIS, FUNDATORIS ORDINIS PRÆDICATORUM

Non si saprebbe fare un più bel elogio di san Domenico che quello che, nel suo Paradiso, nel canto XII, Dante ha posto sulle labbra di san Bonaventura da Bagnoregio. Come al tempo degli Apostoli il grande compito dell’apostolato fu diviso – a Pietro i circoncisi, a Paolo i Gentili – così, nel XIII sec., la Provvidenza sembrò dividere il campo della Chiesa tra san Domenico e san Francesco. Al Poverello di Assisi, le piccole persone, i Minori dell’epoca comunale, presso le quali, grazie all’esempio della povertà evangelica e di una tenera devozione ai misteri dell’umanità del Redentore, bisognava ritardare di alcuni secoli lo scatenamento dell’incendio socialista. A Domenico, al contrario, magister generalis di un Ordine di sapienti predicatori, la difesa della dottrina cattolica e la guerra contro le eresie nascenti, ovvero «li sterpi eretici» (v. 100). Non a caso il Bonaventura, quasi giustapponendo il matrimonio di san Francesco con Madonna Povertà, porrà in luce le nozze tra san Domenico e la Fede (v. 62).
Fin dai loro inizi, la vita di questi due patriarchi fu una profezia; occuparono rispettivamente il posto provvidenziale che Dio, attraverso i secoli, riservava ai loro Ordini. Il Poverello sostenne sulle sue spalle il Laterano scosso; poi partì pellegrino in Terra Santa per cominciare le missioni d’Oriente. Quanto a Domenico, prima che fosse affidata ai suoi figli la Santa Inquisizione, esercitò dapprima, nello stesso Palazzo apostolico, l’incarico di maestro e di censore.
Roma è ricca di ricordi di san Domenico, in particolare nei titoli di San Sisto (cfr. Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, pp. 518-520; Ch. Huelsen, Le Chiese di Roma nel medio evo, Firenze 1927, pp. 470-471;1Raimondo Spiazzi, San Domenico e il Monastero di San Sisto all’Appia. Raccolta di studi storici, tradizioni e testi d’archivio, Bologna 1993) e di Santa Sabina, dove visse ed operò splendidi miracoli (cfr. Jaime Rodriguez Lebrato, Itinerario dei miracoli di san Domenico a Roma, Roma 1995, passim) come ad es. alcune resurrezioni (cfr. Albert J. Herbert, Raised from the dead-true stories of 400 resurrection miracles, trad. it. di Camilla Giacomini (a cura di), I morti resuscitati. Storie vere di 400 miracoli di resurrezione, Tavagnacco 1998, pp. 112-115, partic. pp. 113-114. Sulla chiesa di Santa Sabina, v. Mariano Armellini, op. cit., pp. 581-585; Ch. Huelsen, op. cit., pp. 430-431). 
A Roma, nel 2000, fu dedicata un'altra chiesa al nostro Santo, in zona Tor San Giovanni, la Chiesa di San Domenico di Guzmán. Questa fu elevata a diaconia da Benedetto XVI nel 2012.
Il Santo morì a Bologna il 6 agosto 1221, ma essendo questo giorno dedicato ad un’altra festa, il suo ufficio fu anticipato al 4. In occasione del VII centenario della morte il 29 giugno 1921 papa Benedetto XV dedicò alla figura di san Domenico l’enciclica Fausto Appetente Die.
La messa prende in prestito quasi tutti i suoi canti ed il vangelo da quella dai Confessori.



Giovanni Maria Morandi, Madonna del Rosario col Bambino in gloria con i SS. Domenico e Caterina da Siena, 1686, Museo della Basilica di S. Sabina, Roma

Alessandro Turchi (L'Orbetto), Glorificazione dell'Agnello mistico con i SS. Giovanni Battista e Domenico, 1641


Scuola spagnola, S. Domenico penitente, XVII sec.

Ambito di Antonio Balestra, Miracolo di S. Domenico, XVIII sec.


José Gil de Castro, S. Domenico, 1817, Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago, Cile

S. Domenico in abiti da canonico regolare di S. Agostino della Chiesa Cattedrale di Osma

domenica 2 agosto 2015

Uno scheletro di messa per una chiesa scheletrica - Editoriale di agosto di "Radicati nella fede"

Nella memoria liturgica di S. Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo, confessore e dottore della Chiesa, rilancio quest’editoriale di Radicati nella fede.



V. Zingaropoli, Il beato Alfonso mostra la sua Theologia Moralis, XIX sec., casa redentorista, Francavilla Fontana

Autore anonimo, Benedetto XIV approva il 25 febbraio 1749 l'istituto dei Redentoristi, XVIII sec., museo alfonsiano, Pagani

G. Gagliardi, S. Alfonso interroga S. Gerardo Maiella, XX sec.

Autore anonimo, S. Alfonso appare a Mons. Amici, avvocato nella causa di canonizzazione del Santo, XIX sec., museo alfonsiano, Pagani

Enrico Marchiani, S. Alfonso in preghiera dinanzi al Crocifisso, 1849, museo diocesano, Vasto


Urna col corpo di S. Alfonso, Basilica di S. Alfonso, Pagani



UNO SCHELETRO DI MESSA PER UNA CHIESA SCHELETRICA

Editoriale "Radicati nella fede" 
Anno VIII n. 8 - Agosto 2015


Attendevano una nuova Chiesa, per questo si sono messi a cambiare la messa.
Volevano una chiesa con nuovi dogmi e nuova morale, allora hanno dovuto ritoccare la messa cattolica, così tanto da renderla uno scheletro di se stessa.
E a messa scheletrica, corrisponde uno scheletro di Chiesa, fatta di una dogmatica e una morale scheletriche.
Lo dicevamo il mese scorso: la nuova liturgia ha preteso di saltare due millenni di storia cristiana, con l'illusione di ricollegarsi ad un mitico inizio del cristianesimo. Hanno detto, i signori della riforma post-conciliare, che occorreva semplificare, per far emergere la nobile essenzialità del rito cattolico. Hanno ritenuto sostanzialmente negativo tutto il lavoro di secoli e secoli che la Chiesa aveva fatto, per rendere sempre più limpido ed educativo il rito cattolico. Hanno tolto e tolto, considerando quasi tutto aggiunta negativa, e ne è venuto fuori uno scheletro di messa. Una messa piena di vuoti e di non-detto, vuoti e non-detto riempiti dalla fantasia del celebrante e dei fedeli. E le fantasie si sono moltiplicate quante sono le chiese del mondo, perché si sa che non si può vivere di uno scheletro: gli uomini lo rimpolpano lo scheletro, ma la carne e il sangue che gli danno non sono quelli di Dio, ma quelli normalmente della dittatura della mentalità comune. Così, a seconda delle stagioni, abbiamo avuto le messe socialiste, le messe impegnate, le messe intimiste, le messe allegre, le messe verbose, le messe catechistiche, le messe di guarigione, le messe carismatiche, le messe missionarie, le messe veloci e cosi via... insomma, la messa la costruisci tu, perché corrisponda a te e al tuo cristianesimo.
La messa così impoverita non ha nutrito più, e ci si è dovuti volgere alle varie ideologie del momento per rimpolparla. Togliendo molto di Dio, la messa la si è dovuta riempire molto dell'uomo, per ritenerla ancora utile: una tragedia, la perdita del cuore cattolico, cioè la redenzione operata da Cristo Crocifisso.
E la tragedia si propaga a tutto l'organismo cattolico: la messa nuova, scheletrica, piena di vuoti, è diventata così tanto ambigua da produrre un cristianesimo scheletrico, dal dogma e dalla morale scheletriche; un cristianesimo ambiguo.
I sacerdoti, ridotti a celebrare uno scheletro di messa, non sono stati più nutriti e difesi dalla messa stessa, così che a loro volta non hanno nutrito e difeso il popolo.
Dicevamo di un Cristianesimo dal dogma scheletrico:
cosa è rimasto, nella maggioranza dei cristiani di oggi, del dogma cattolico che sorge dalla Divina Rivelazione? Quasi nulla. Forse resta che esiste Dio, e che alla fine ci salverà: non c'è che dire, di tutta la Rivelazione, di tutto il dogma, di tutto il catechismo non resta quasi nulla, nel vissuto della maggioranza dei cristiani; ma allora, perché Dio si è rivelato, perché ha parlato nell'Antico e nel Nuovo Testamento, perché ha portato a compimento la Rivelazione in Gesù Cristo? Certamente non lo ha fatto per vedersi “semplificare” orrendamente nel cristianesimo moderno.
Qualcuno dirà che dimentichiamo la ricchezza biblica della riforma liturgica! Certo, di Bibbia se ne è letta tanta, ma ha vinto la messa scheletrica anche sulla Bibbia, tanto è vero che mai i cristiani sono stati tanto ignoranti come oggi nella Storia Sacra e nella Sacra Scrittura. Hanno letto sì la Bibbia in ogni occasione, ma sono stati formati come mentalità dall'ideologia di turno, che rimpolpava la messa scheletrica.
Dicevamo di un Cristianesimo dalla morale scheletrica:
cosa resta, nella maggioranza dei cristiani di oggi, della ricchezza morale cattolica? Sanno forse che Dio è amore, che dobbiamo volerci bene, e poco più: non c'è che dire, resta un po' poco. Della Morale Cattolica, della legge e della grazia, non si sa quasi più nulla. Ecco perché siamo terribilmente indifesi di fronte alla dilagante immoralità e di fronte, soprattutto, all’ideologia dell'immoralità, che vuole ammettere tutto sotto la scusa del voler bene. Assisteremo al compimento dell’apostasia: saranno varate le leggi più immorali con il silenzio dei cattolici, con il plauso di alcuni, e con la falsa prudenza dei pastori, che taceranno in nome della libertà e del rispetto umano. Più che morale scheletrica, è la sua morte vera e propria.
Tutto è cominciato con la scarnificazione della messa, svuotandola delle sue difese dogmatiche nelle parole e nei gesti.
E la rinascita inizierà con il ritorno alla vera e totale messa cattolica.
I riformatori post-conciliari volevano un nuovo cristianesimo più libero, più umanamente accattivante, per far questo hanno privato la messa delle sue difese, e non hanno voluto difendere il Cristianesimo di Dio.
Forse Paolo VI non aveva previsto questa tragedia, forse si era illuso di fermare la semplificazione e l'ammodernamento al solo linguaggio, forse... ma il linguaggio è contenuto; e i vuoti di linguaggio sono vuoti di contenuto, che il mondo si premura di riempire come vuole.
Forse Paolo VI non aveva immaginato tanto, ma è certo che oggi un Papa non potrà più fermare la deriva, senza accettare il martirio. Sì, dovrà accettare il martirio, perché se tenterà veramente di porre rimedio, sarà attaccato dal mondo e da quel mondo che si è infiltrato nella casa di Dio. Ma se non accetterà il martirio, rischierà di non fare il Papa.

sabato 1 agosto 2015

"Santo Padre, piaccia alla vostra santità concedermi, non anni, ma anime" (S. Francesco a papa Onorio III) - Il Perdono di Assisi

Dal mezzogiorno del 1° agosto sino a tutto il 2 celebriamo la festa del c.d. Perdono di Assisi, lucrando la celebre indulgenza. È la festa di Santa Maria degli Angeli!

Frans van de Casteele, Perdono della Porziuncola, 1595, Museo diocesano, Velletri

Scuola spagnola del XVI sec., S. Francesco nella Porziuncola, collezione privata

Ambito di Francesco Albani, Visione di S. Francesco, XVII sec., collezione privata

Juan del Castillo ed aiuti, Visione di S. Francesco, XVII sec., collezione privata

Claude François, L'indulgenza della Porziuncola, XVII sec., chiesa di Notre-Dame de Bonne Nouvelle, Parigi

Claudio Coello, Giubileo della Porziuncola, XVII sec., Museo de la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid


Antonio del Castillo, La Porziuncola, XVII sec., Parrocchia di San Francisco, Cordoba

Donato Arsenio Mascagni, Il miracolo della Porziuncola, XVII sec., Cattedrale, Salisburgo

Baltasar de Echave Orio, Apparizione di Cristo e della Vergine a S. Francesco alla Porziuncola, 1609-10, Academia de San Carlos, Città del Messico

Juan Sánchez Cotán, Visione di S. Francesco, 1620, Cattedrale, Siviglia

Francisco de Zurbarán, La Porciúncula, 1661, collezione privata

Francisco de Zurbarán, La Porciúncula, 1630, Museo de Cádiz, Cadice


Szymon Czechowicz, Perdono della Porziuncola, XVIII sec., Lwowska Galeria Sztuki, Lwów

José Campeche y Jordán, Visione di S, Francesco alla Porziuncola, 1801, Museo de San Juan, San Juan

Ludovico Carracci, Il giubileo della Porziuncola, 1601-1603, museo del Prado, Madrid

Félix Castello (attrib.), S. Francesco d'Assisi nella Porziuncola riceve la visione di Cristo e della Vergine, 1646 circa, museo del Prado, Madrid

Francisco Caro, S. Francesco nella Porziuncola, con i donatori Antonio Contreras e Maria Amezqueta, 1659, museo del Prado, Madrid

Antonio de Pereda y Salgado, S. Francesco d'Assisi nella Porziuncola, 1664, museo del Prado, Madrid 

Bartolomé Esteban Murillo, Visione di S. Francesco alla Porziuncola, 1670-80, museo del Prado, Madrid

Luis González Velázquez, La visione della Porziuncola, 1760 circa, museo del Prado, Madrid

Manuel de la Cruz Vázquez, S. Francesco nella Porziuncola, 1789, museo del Prado, Madrid

Antoni Viladomat, Gesù accorda il perdono della Porziuncola, 1729-33, Museu Nacional d'Art de Catalunya, Barcellona


José Benlliure y Gil, Apoteosi di S. Francesco e della Porziuncola, XX sec.

Il perdono di Assisi. «Non anni, ma anime!»

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime.
La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.
E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
(Da “Il Diploma di Teobaldo”, FF 3391-3397).

Perdono di Assisi

Dal mezzogiorno del primo agosto alla mezzanotte del giorno seguente (2 agosto), oppure, col permesso dell’Ordinario (Vescovo), nella domenica precedente o seguente (a decorrere dal mezzogiorno del sabato fino alla mezzanotte della domenica) si può lucrare una volta sola l’indulgenza plenaria.
Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo (Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola) e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell’Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiorno del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale. 

CONDIZIONI RICHIESTE: 

1. Visita, entro il tempo prescritto, a una chiesa Cattedrale o Parrocchiale o ad altra che ne abbia l’indulto e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria professione di fede).
2. Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).
3. Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.
4. Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un “Padre Nostro” e un’”Ave Maria” o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
5. Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale.


Le condizioni di cui ai nn. 2, 3 e 4 possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la chiesa; tuttavia è conveniente che la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.