Sante Messe in rito antico in Puglia

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martedì 12 agosto 2014

Si fa finta che i fondamentalisti non siano islamici?

Abbiamo già avuto modo di occuparci, più volte, nei giorni scorsi del dramma e del martirio dei cristiani in Iraq, per i quali lo scorso 1° agosto era giornata - nell'ambito della Tradizione - dedicata alla preghiera ed al digiuno nella quale abbiamo chiesto l'intercessione della Beata Vergine Maria, Regina di Palestina.
A seguito dell'incrudelimento della persecuzione nei confronti di queste inermi popolazioni, di antica tradizione cristiana, anche la CEI è intervenuta, proclamando per il 15 agosto prossimo una nuova giornata di preghiera.
Orbene, nel comunicato della Conferenza episcopale, peraltro molto generico, non si menziona che gli autori dei massacri sarebbero islamici. Questo ha suscitato diverse voci di dissenso, anche in ambito cattolico, da parte di chi, in maniera assai critica, da un lato, ha ravvisato, dalle autorità ecclesiastiche, una certa debolezza di posizione nella difesa dei cristiani perseguitati (v. qui e qui) e dall'altro, di chi evidenzia, specificatamente nel comunicato, un'evidente deformazione della verità dei fatti, tacendosi una parte non indifferente di questa, in nome di un frainteso pacifismo e di dialogo interreligioso.
Dal nostro punto di vista, però, tale ultima critica, in gran parte fondata, non è del tutto corretta se dovesse trovare conferma la notizia, diffusa su alcuni siti stranieri d'informazione, al di sopra di ogni sospetto ed indipendenti, secondo la quale il leader dell'autoproclamato califfato non sarebbe di origini interamente islamiche ed anzi la struttura dell'ISIS sarebbe stata creata - secondo quanto riferisce l'ex segretario di Stato Hillary Clinton - in funzione anti-Assad (v. anche qui); e se trovasse conferma quanto riportato dal Financial Times secondo cui gli "attacchi aerei" degli USA sarebbero un'ennesima farsa, non riuscendo - molto stranamente - ad arrestare l'avanzata dell'ISIS (v. anche qui e qui).
Sta di fatto, però, che chi fa le spese di questi discutibili giochi di potere nello scacchiere del Vicino Oriente sono, ancora una volta, le innocenti popolazioni cristiane, che subiscono violenze ed uccisioni di sorta (v. qui e qui), nel più generale e sostanziale disinteresse internazionale, che si è arrestato a mere espressioni di circostanza di commiserazione, quanto non a vere e proprie banalità.
Essi, però, sono davvero i nuovi martiri del XXI sec. ed a loro non possiamo non portare che il nostro deferente pensiero, invocando incessantemente l'Onnipotente secondo le parole del Salmo 43: Exsúrge, quare obdórmis, Dómine? Exsúrge, et ne repéllas in finem. Quare fáciem tuam avértis, oblivísceris tribulatiónem nostram? Adhæsit in terra venter noster: exsúrge, Dómine, ádiuva nos, et líbera nos e della preghiera di Mardocheo, come ci è trasmessa dal libro di Ester (Esth. 13, 17): ... Exaudi deprecationem meam, et propitius esto sorti et funiculo tuo, et converte luctum nostrum in gaudium, ut viventes laudemus nomen tuum, Domine, et ne claudas ora te canentium, Domine Deus noster.
Oggi, poi, che ricorre la memoria liturgica tradizionale di S. Chiara, invocare la sua intercessione; Lei, che confidando nell'Eucaristia, grazie alla mano potente del Signore, arrestò, il 22 giugno 1241, l'avanzata dei saraceni di Vitale d'Aversa, al soldo di Federico II di Svevia: “Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani dei pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, ti prego, Signore, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare”. Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dal Tabernacolo: “Ego vos semper custodiam! Io vi custodirò sempre!”.


Far finta che i fondamentalisti non siano islamici

di Riccardo Cascioli

«Noi non possiamo tacere», è il titolo del comunicato con cui i vescovi italiani invitano a dedicare il 15 agosto, solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, alla preghiera per i cristiani perseguitati, in particolar modo per quelli dell’Iraq (clicca qui). È un appuntamento a cui aderiamo con convinzione: ciò che sta avvenendo è una tragedia probabilmente senza precedenti nella storia, se è vero che in queste settimane è stata cancellata in Iraq la presenza di una delle più antiche comunità cristiane che pure per quasi duemila anni aveva superato indenne (o quasi) tutti i marosi della storia. Peraltro è anche la comunità che parla ancora la stessa lingua di Gesù, l’aramaico, così che la cacciata assume anche un ulteriore valore simbolico. 

Aderiamo dunque con convinzione. Ma mentre ringraziamo la Conferenza episcopale per questa occasione che ci offre, non possiamo non provare anche un certo disagio proprio leggendo il comunicato: perché quel titolo iniziale - «Noi non possiamo tacere» - viene clamorosamente contraddetto dal contenuto, che riflette peraltro un terribile equivoco di cui sembra vittima la Chiesa, ma più in generale gran parte del mondo occidentale.

Ovvero si tace l’identità dei persecutori, non si vuole vedere chi sono davvero i carnefici e perché lo fanno. È una sorta di denuncia contro ignoti, pur avendo benissimo gli strumenti e le conoscenze per identificare i colpevoli. Nel comunicato si parla di cristiani perseguitati, scacciati, uccisi; si parla di Iraq e Nigeria; ma poi si fa riferimento a non meglio precisati terroristi e, più avanti, a integralisti. Fine. Ma chi sono costoro? Chi vuole l’eliminazione dei cristiani in Iraq, Nigeria e nella maggior parte dei paesi in cui i cristiani sono perseguitati? 

Ecco, si ha paura a dire che si tratta di islam, che i persecutori sono islamici. E non riguarda solo il comunicato della Cei, è un fatto generalizzato, nella Chiesa e nelle nostre società occidentali. Un esempio: due anni fa in Inghilterra è stato scoperto che dei fondamentalisti islamici avevano elaborato una strategia, già in fase avanzata di realizzazione, per prendere il controllo – ovvero islamizzare – alcune scuole statali a Birmingham. Da qui è suonato l’allarme, ma la cosa che è poi emersa è che le autorità locali avevano capito già da tempo quanto stava accadendo, ma non avevano detto nulla per evitare di offendere i musulmani. 

Ecco il dramma: si ha paura di offendere i musulmani. E quando si è proprio costretti a dire che i carnefici sono islamici, ci si affretta immediatamente ad aggiungere che però si ha a che fare con frange radicali che tradiscono il vero islam, che invece sarebbe una religione di pace. Ed ecco l’equivoco in cui si tiene l’opinione pubblica occidentale: si sta facendo credere che i casi dell’Iraq, della Siria, della Nigeria siano opera di gruppi tutto sommato circoscritti, che usano la religione contro lo stesso islam. E a questo scopo si dà uno sproporzionato risalto ai casi di musulmani che difendono i cristiani o che prendono posizione contro quanto sta combinando l’Isis in Iraq. Giusto fare emergere anche queste storie e valorizzarle, ma non a scapito della realtà.

È vero che ci sono tantissimi musulmani che desiderano vivere in pace, che ci sono alcuni che hanno dato anche la propria vita per difendere i cristiani in Iraq e che sono tanti a non volere i fondamentalisti dell’Isis o i nigeriani di Boko Haram. Ma non si può fare finta che non ci sia un problema con l’islam.

È un approccio errato sia dal punto di vista concettuale sia storico. Concettuale: sostenere che «il vero islam rifiuta la violenza» è un pio desiderio, non la realtà. Come ha scritto l’islamologo padre Samir Khalil Samir: «Che la maggioranza dei musulmani possa essere contraria alla violenza, può anche darsi. Ma dire che "il vero islam è contrario ad ogni violenza", non mi sembra vero: la violenza è nel Corano». E spiega: «Nella sua vita, Maometto ha fatto più di 60 guerre; ora se Maometto è il modello eccellente (come dice il Corano 33:21), non sorprende che certi musulmani usino anche loro la violenza ad imitazione del Fondatore dell'Islam».

Il fondamentalismo, oggi ampiamente dominante nel mondo islamico anche se in diverse versioni, è dunque semplicemente la riproposizione del modello maomettano. È vero che ci sono nel mondo islamico studiosi, intellettuali che propongono una reinterpretazione del Corano in chiave spirituale, sottolineando la storicità di certi contenuti legati al mondo arabo al tempo in cui è nato l’islam, ma si tratta di un fenomeno oggi ancora nettamente minoritario. E comunque non si può continuare a far finta di avere a che fare con un islam che in realtà non esiste.

Una seconda questione che viene sottovalutata è la mancanza di una autorità nell’islam. Ogni imam, ogni muftì, in fondo rappresenta se stesso e chi lo segue, non c’è un interlocutore riconosciuto che possa parlare a nome almeno di una parte riconoscibile del mondo islamico. Questo rende velleitario qualsiasi tentativo di un “dialogo” con l’islam, il dialogo come lo si intende comunemente è semplicemente impossibile. È possibile invece – e auspicabile - un rapporto con i singoli musulmani, e di questo sono segno i casi citati di islamici iracheni a difesa delle abitazioni dei cristiani. Ma è comunque una realtà che spazza via un certo irenismo che va di moda in ambienti cattolici.

La mancanza di un’autorità religiosa riconosciuta fa sì che allora all’interno del mondo musulmano diventino decisivi i rapporti di forza tra diverse correnti. E oggi dominano i gruppi fondamentalisti, anche grazie alla loro organizzazione.

E qui arriviamo all’errore “storico” che anche nella Chiesa si fa: il fondamentalismo islamico che vediamo all’opera in Medio Oriente e in Africa non riguarda solo quelle regioni, ma ce l’abbiamo anche in casa e in costante crescita. Lo rivelano anzitutto gli ormai innumerevoli casi accertati di combattenti in Siria e Iraq partiti dall’Europa. Non ci si faccia illusioni: non appena la situazione si stabilizzerà in quelle regioni torneranno in Europa per proseguire la stessa guerra. 

Non solo: ci sono altre associazioni islamiche, legate o comunque vicine ai Fratelli musulmani, che pur presentandosi in modo diverso condividono lo stesso progetto del Califfato. Arrivandoci in altro modo, dal basso e gradualmente, ma l’obiettivo è lo stesso. Conquistare l'Europa è un obiettivo sempre più spesso dichiarato pubblicamente. E sono le associazioni e le personalità che più vengono scelte come interlocutori sia dalle autorità ecclesiastiche sia da quelle civili. In pratica stiamo spalancando le porte a chi aspetta solo il momento giusto per eliminarci. Del resto la cecità di fronte alla realtà dell’islam ha già fatto sì che Europa e Usa, con le loro scellerate scelte politiche, abbiano agevolato enormemente l’ascesa di qaedisti e salafiti nei paesi del Nord Africa (vedi Libia) e del Medio Oriente. Per non parlare della (non) gestione del fenomeno dell’immigrazione.

Piaccia o no l’islam rappresenta una grave minaccia per la nostra civiltà e una preghiera per i cristiani perseguitati che non abbia questa consapevolezza rischia di essere solo un pio sentimentalismo.

mercoledì 30 luglio 2014

Non tutti gli islamici perseguitano i cristiani nel "califatto di Mosul" ....


Abbiamo già suggerito nei giorni scorsi un'invocazione di preghiera alla Vergine Maria, Regina di Palestina, a favore delle popolazioni innocenti e sofferenti di Gaza e, soprattutto, per i cristiani perseguitati dagli islamici del Califatto di Mosul, da recitarsi il 1° agosto, giornata di preghiera, e che ha trovato a livello locale anche alcuni riscontri significativi.
Oggi apprendiamo che non tutti gli islamici hanno aderito alla campagna di odio nei confronti delle inermi popolazioni cristiane di quelle antiche terre, che per prime conobbero la Rivelazione di Dio. Anzi, alcuni di questi sono stati uccisi e frustati. Anche se non cristiani, pur'essi possono definirsi tali in spirito. A questi islamici generosi e sprezzanti del pericolo che corrono va la nostra ammirazione e riconoscenza.

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I sedici ulema uccisi a Mosul per aver difeso i cristiani, l’imam frustato in piazza e altre storie di musulmani perseguitati dallo Stato islamico


Leone Grotti

Come vivono il fanatismo del califfo Al Baghdadi i musulmani di Iraq e Siria? Camille Eid: «Alcuni protestano pagando con la vita, la maggior parte tace»


I fanatici dello Stato islamico, dopo essersi insediati a Mosul proclamando il califfato, hanno dato il via a una sistematica persecuzione dei cristiani, culminata nella cacciata di questi dalle loro case. Le massime cariche istituzionali della Chiesa e degli organismi internazionali hanno condannato questa condotta, ma come hanno reagito i musulmani moderati? «Dipende», dichiara a tempi.it Camille Eid, scrittore e giornalista libanese. «Alcuni hanno protestato, pagando con la propria vita, altri hanno preferito restare in silenzio».
Chi si è opposto?
Innanzitutto 16 ulema sunniti che appartengono a confraternite sufi di Mosul, il ramo più spirituale dell’islam. La notizia della loro uccisione è uscita circa un mese dopo la presa della città da parte dello Stato islamico (e secondo l’Onu sono stati uccisi tra il 12 e il 14 giugno, ndr). Alcuni di loro sono stati uccisi ancora prima che venissero emanati gli editti contro i cristiani perché si erano opposti all’interpretazione radicale dell’islam seguita da questi terroristi. Tra loro ci sono gli imam della Grande moschea della città, Muhammad al-Mansuri, e quello della moschea del Profeta Giona, Abdel-Salam Muhammad.

Ce ne sono altri?
Un docente di legge (che lavora nel dipartimento di Pedagogia dell’università di Mosul, ndr), Mahmoud Al ‘Asali, che si è ribellato alle azioni persecutorie contro i cristiani. È stato davvero coraggioso. Altri, magari, pensavano che questi terroristi non facessero davvero sul serio.
Cioè?
Lo sceicco Muhammad Al Badrani, imam sufi, ha ricevuto 70 frustate come punizione per aver ripetuto dal minareto della moschea Al Kawthar lodi “aggiuntive” al Profeta prima dell’appello alla preghiera. Era già stato avvertito di smettere e forse non li ha presi sul serio. Allora lo hanno trascinato davanti al tribunale e gli hanno dimostrato che non scherzano. Ma non hanno problemi a punire anche uccidendo.
Come si spiega questi gesti di grande coraggio?
Non dico che Mosul abbia alle spalle una storia ideale di convivenza, però quanto meno il suo pluralismo è conosciuto da secoli. È stata una città con una composizione di etnie e religioni molto variegata. C’erano i cristiani siri, caldei, armeni; i musulmani sunniti, sciiti, sunniti sufi, yazidi. Poi i curdi, i turkmeni e anche una comunità ebraica fino agli anni Cinquanta. La convivenza di questi gruppi ha prodotto una tolleranza reciproca e molti si sono opposti alla sua distruzione. Anche i cristiani all’inizio sono stati ingannati, perché i terroristi hanno dato loro l’impressione che se fossero rimasti tranquilli avrebbero potuto continuare a vivere nella città. Non era così.

A Baghdad si è vista una piccola manifestazione di sostegno musulmano ai cristiani.
Non è stata una cosa organizzata. Si tratta di giovani musulmani che hanno voluto esprimere la loro vicinanza ai cristiani scrivendo sulle magliette “Io sono iracheno, sono cristiano” e anche “Siamo tutti cristiani”. Poi si è trasformata in una campagna Twitter. Questa è stata un’idea geniale che risponde alla richiesta del patriarca Sako, che ha invocato dai musulmani gesti di vicinanza concreti, non parole. Ha chiesto: dove siete voi musulmani moderati?
Il gesto di questi musulmani è isolato?
Purtroppo la maggior parte dei musulmani tace. Io capisco quelli che vivono nelle zone dove governa lo Stato islamico e che rischierebbero la vita. Però mi chiedo: il grande imam della moschea di Al Azhar in Egitto perché non parla? Che paura puoi avere se ti trovi al Cairo? Molti non parlano contro le crocifissioni, le lapidazioni e le amputazioni perché sanno già cosa si sentirebbero rispondere: non avete letto il Corano? Quando i terroristi compiono questi atti prima citano il Corano. E questo è un problema.

Nei luoghi in cui si insedia lo Stato islamico cerca di insegnare la versione radicale dell’islam contro cui si sono opposti gli imam sufi?
Certo. A Raqqa, ad esempio, sono molto pignoli con le accuse di politeismo e hanno tappezzato i muri della città (foto a destra) con manifesti che riportano: “Chi appende un amuleto [allo specchietto retrovisore della macchina] commette politeismo”. C’è anche una squadra di donne che pattuglia le strade controllando che nessuna donna violi il rigido codice di abbigliamento. Diciamo che fanno il loro catechismo.

lunedì 28 luglio 2014

Preghiera per la giornata del 1° agosto 2014

Nei giorni scorsi davamo conto di come la fascia di terra, che ha conosciuto la Rivelazione sia del Primo Testamento sia di quello Nuovo e Definitivo, oggi conosca aspre guerre, conflitti armati e persecuzioni verso le inermi popolazioni cristiane.
Dalla stampa si apprende quotidianamente delle atrocità commesse nella c.d. striscia di Gaza a danno di cittadini indifesi, e - ahimé - assai spesso di bambini. Meno rumore, ma altrettanto sdegno, sollevano le esecuzioni e le persecuzioni dei cristiani nei territori dell'Iraq post-Saddam Hussein dove si è insediato un "califfato" islamico, il quale oltre alle violenze contro le popolazioni cristiane - brutalità che arricchiscono, in un'ottica di speranza cristiana, la Gerusalemme Celeste di nuove candide schiere di martiri per Cristo - è autore di distruzioni di antichi monumenti, segni lasciati dagli stessi Patriarchi e Profeti, pur venerati dall'Islam.
Così, nei giorni scorsi, in quei luoghi - i quali un tempo avevano conosciuto fiorenti e prospere comunità cristiane e cattoliche in special modo - sono state distrutte la moschea, che custodiva la tomba del profeta Giona (le cui reliquie sono, secondo un'antica tradizione, tuttavia, a Nocera Inferiore), il mausoleo di San Giorgio, ma pure le tombe del patriarca Seth e del profeta Daniele.

Processione del Corpus Domini a Baghdad nei primi anni '20 del secolo scorso

Per questo, il CNSP ha aderito, per il 1° agosto prossimo, alla giornata di preghiera e digiuno per i cristiani perseguitati in Iraq, Siria e Medio Oriente, promossa dalla Fraternità San Pietro; lodevole iniziativa a cui hanno aderito vari gruppi locali (v. ad es. qui).
Da parte della Scuola non può farsi a meno di invocarsi la misericordia di Dio, per il tramite della Sua Santissima Madre, affinché interceda per tutte le popolazioni di Terra Santa (che comprende, in senso esteso, anche l'Iraq e la Siria, in quanto terre della Prima Rivelazione di Dio!), faccia cessare le violenze e le persecuzioni, consoli gli oppressi e conforti i cristiani afflitti che vi abitano. 
Preghiamola, quindi, quale potente mediatrice presso il trono della Divina Maestà, venerandola sotto il bel titolo di Regina di Palestina (e di Terra Santa), voluto dal Patriarca latino di Gerusalemme Sua Beatitudine Mons. Luigi Barlassina, a cui volle consacrare sin dal 15 luglio 1920, durante il suo ingresso alla Basilica del Santo Sepolcro, la Palestina e quelle terre. 



In suo onore, ricordiamo, il pio patriarca eresse a Deir Rafat, nella Valle di Soreq, vicino a Bet Shemesh, il celebre Santuario a lei dedicato e fissò la sua festa il 15 agosto (che si svolse ininterrottamente in quella data dal 1928 al 1971, allorché fu spostata al 25 ottobre). 
Il titolo fu riconosciuto da Pio XI (i.e. Sacra Congregazione dei Riti) nel 1933.



PREGHIERA A NOSTRA SIGNORA REGINA DELLA PALESTINA

(composta dal Patriarca 
S. Beatitudine Mons. Luigi Barlassina)

O Maria Immacolata, graziosa Regina del cielo e della terra, 
eccoci prostrati al tuo eccelso trono, pieni di fiducia nella tua bontà e nella tua sconfinata potenza.

Noi ti supplichiamo di rivolgere uno sguardo pietoso sulla Palestina, che più di ogni altra regione ti appartiene, imperocché tu l'hai aggraziata con la tua nascita, con le tue virtù, con i tuoi dolori, e da essa hai dato al mondo il Redentore.

Ricorda che qui appunto tu fosti costituita tenera Madre nostra e dispensiera delle grazie; veglia dunque con speciale protezione sulla tua Patria terrena, dissipa da essa le tenebre dell'errore poiché ivi risplendette il Sole dell'eterna Giustizia, e fa' che presto si compia la promessa uscita dal labbro del tuo divino Figlio, di formare un solo ovile sotto un solo Pastore.

Ottieni inoltre a tutti noi di servire il Signore nella santità e nella giustizia tutti i giorni della vita nostra, affinché per i meriti di Gesù e con il tuo materno aiuto, possiamo alfine passare da questa Gerusalemme terrena agli splendori di quella celeste. Così sia.

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PRAYER TO OUR LADY OF PALESTINE 

O Mary Immaculate, gracious Queen of Heaven and of Earth, behold us prostrate before thy exalted throne.

Full of confidence in thy goodness and in thy boundless power, we beseech thee to turn a pitying glance upon Palestine, which more than any other country belongs to thee, since thou hast graced it with thy birth, thy virtues and thy sorrows, and from there hast given the Redeemer to the world. 

Remember that there especially thou wert constituted our tender Mother, the dispenser of graces. 

Watch, therefore, with special protection over thy native country, scatter from it the shades of error, for it was there the Sun of Eternal Justice shone. 

Bring about the speedy fulfilment of the promise, which issued from the lips of Thy Divine Son, that there should be one fold and one Shepherd. 

Obtain for us all that we may serve the Lord in sanctity and justice during the days of our life, so that, by the merits of Jesus and with thy motherly aid, we may pass at last from this earthly Jerusalem to the splendours of the heavenly one. Amen.

Imprimatur, Jerusalem. Kal. Jan. 1926: 
+ Aloysius Patriarcha

Arcangelo Gabriele, Siria

sabato 26 luglio 2014

Avviso sacro

Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum aderisce alla giornata mondiale di pubblica adorazione e di supplica promossa per venerdì 1° agosto in favore dei nostri fratelli e sorelle nella fede perseguitati in Iraq, in Siria e in Medio Oriente; pertanto la parrocchia S. Maria Amalfitana in Monopoli (BA) dispone:

- Venerdì 1° Agosto nella chiesa di S. Francesco d'Assisi in Monopoli (BA) alle ore 19,00 la celebrazione della S. Messa nella forma ordinaria (in lingua italiana) votiva del Sacratissimo Cuore di Gesù ed a seguire l'Adorazione dell'Eucarestia solennemente esposta fino alle ore 21;

- Domenica 3 Agosto alle ore 19,00 sempre in S. Francesco d'Assisi, la celebrazione della S. Messa nella forma straordinaria (Rito antico) con questa specifica intenzione.


venerdì 25 luglio 2014

1° agosto: giornata di preghiera e supplica in favore dei perseguitati cristiani nel Vicino Oriente

Il CNSP con la Fraternità San Pietro per i cristiani in Iraq

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Il Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum aderisce alla giornata mondiale di pubblica adorazione e di supplica promossa dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro venerdì 1 agosto in favore dei nostri fratelli e sorelle nella fede perseguitati in Iraq, in Siria e in Medio Oriente; pertanto invita vivamente tutti i fedeli a partecipare alla fervida preghiera che si eleverà al Signore perché voglia confortare e sostenere questi Suoi nuovi martiri.

Sull’esempio delle molteplici iniziative già lodevolmente promosse da numerosi Coetus Fidelium, il CNSP esorta tutti i Gruppi Stabili a ricordare con particolare intenzione nelle Sante Messe che verranno celebrate nelle prossime settimane, i nostri fratelli perseguitati, affidandoli alla particolare materna protezione della Santissima Vergine Maria, Auxilium Christianorum.