Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 10 giugno 2018

“Nihil tamen æque in illa mirábile fuit ac flagrantíssima caritas erga próximos, præsertim egénos, quorum numerosis grégibus non modo stipem áffatim suppeditare, verum etiam trecentis quotídie materna benignitate dapes præbére, fléxis genibus in morem ancíllæ ministrare, regiis mánibus pedes ablúere, et pressis etiam ósculis úlcera fovére, solemne hábuit. His porro aliisque piis sumptibus non regias tantum vestes et preiosa monília distraxit, sed ipsum non semel exhausit ærárium.” (Lect. VI, II Noct.) - SANCTÆ MARGARITÆ REGINÆ SCOTIÆ, VIDUÆ

Questa santa regina conferma quello che scriveva già san Paolo: una donna ripiena di fede può santificare suo marito e tutta la sua casa. Margherita fu l’angelo tutelare del suo popolo.
Figlia di Edoardo, re inglese in esilio (e per questo noto come Edoardo l’esiliato) per sfuggire all’usurpatore Canuto, nacque in Ungheria intorno al 1046. Sua madre, Agata di Kiev, discendeva dal santo re magiaro Stefano. Il suo prozio era sant’Edoardo il Confessore. Quando aveva nove anni suo padre poté tornare sul trono; ma presto dovette fuggire ancora a causa delle imprese del normanno Guglielmo il Conquistatore, trovando rifugio in Scozia, dove vi approdò assieme alla madre ed alla sorella a causa di una tempesta. Qui Margherita, ben accolta dal sovrano, Malcom III MacDuncan, a 24 anni, andò in sposa a lui verso la fine del 1070. Da quest’unione nacquero sei figli maschi e due femmine.
Caritatevole verso i poveri, gli orfani, i malati, li assisteva personalmente e invitava Malcom III a fare altrettanto. Margherita era dedita alla preghiera, al ricamo per i paramenti sacri e a letture devozionali. Suo marito non era né malvagio né violento, soltanto un po’ rude e ignorante. Non sapeva leggere, ed aveva un grande rispetto per la moglie istruita. Baciava i libri di preghiera che le vedeva leggere con devozione; chiedeva costantemente il suo consiglio, decorò alcuni dei suoi libri in oro e argento che usava la moglie. Uno di questi, un piccolo vangelo tascabile con eleganti immagini degli Evangelisti, è conservato ancora oggi presso la Biblioteca Bodleiana di Oxford. La Santa regina non insuperbì per questo. Si mantenne discreta, rispettosa e modesta. Per la Scozia non corsero mai anni migliori di quelli passati sotto il governo veramente cristiano di Malcom III e di Margherita, la quale, benvoluta dai sudditi, amata dal marito, venerata dai figli, dedicava tutta la sua vita al bene della sua anima e al benessere degli altri. Non avendo dolori propri, cercò di lenire quelli degli altri; non avendo disgrazie familiari o dinastiche, cercò di soccorrere gli altri disgraziati, non conoscendo né, miseria né mortificazioni, cercò di consolare i miseri e gli umiliati.
La Santa regina ebbe una certa influenza moralizzatrice sul marito attraverso la lettura di passi della Bibbia e cercò di riformare le pratiche delle chiese locali rendendole conformi a quella della chiesa di Roma. La sua opera fu di ispirazione per il beato Lanfranco di Canterbury, futuro Arcivescovo di Canterbury e lavorò molto perché la chiesa scozzese andasse di pari passo con quella del continente in cui era cresciuta. Grazie a questi traguardi Margherita venne considerata un ottimo esempio di come doveva essere una guida saggia anche per il marito e per i figli, specialmente per il figlio Davide, futuro re, che la raggiunse agli onori degli altari insieme al fratello Edmund e alla sorella Maud. La tradizione vuole che prima di mangiare lavasse i piedi ai poveri e si occupasse degli orfani e dei bisognosi, che si levasse a mezzanotte per assistere alle funzioni e che abbia invitato un gruppo dell’Ordine di San Benedetto a trasferirsi all’Abbazia di Dunfermline nel 1072. Per facilitare l’accesso dei pellegrini all’abbazia ordinò l’istituzione di un traghetto che li portasse al di qua e al di là dell’estuario del Forth. Fra le altre cose di cui si occupò vi fu anche il restauro dell’Abbazia di Iona, oltre che al rilascio di tutti quegli inglesi, che si erano trovati a divenire servi della gleba a seguito della Conquista.
Già gravemente ammalata, accolse con animo lieto l’unica brutta notizia, che le giunse sul letto di morte, portatale dal figlio secondogenito, Edmund. Il marito ed il figlio maggiore, Edward, erano caduti combattendo in una spedizione contro Guglielmo detto il Rosso, nella battaglia di Alnwick il 13 novembre 1093. A chi, con cautela, cercava di attenuare la crudeltà della notizia, Margherita fece capire di averla già avuta. E ringraziò Dio di quel dolore che le sarebbe servito a scuotere, nelle ultime ore, i peccati di tutta la vita. Ciò non significava disamore e insensibilità verso il marito e il figlio morti. Ella sperava, anzi ne era certa, di riunirsi a loro, dopo quel doloroso passo, oltre la porta della morte, nella luce della Redenzione.
Secondo la tradizione, la Santa Regina si spense tre giorni dopo, il 16 novembre.
Fu canonizzata nel 1250 da papa Innocenzo IV. Il 19 giugno del 1250, dopo essere stata canonizzata fu trasportata presso l’abbazia di Dunfermline.
Nel 1560 la regina Maria di Scozia si fece portare la testa di Santa Margherita al Castello di Edimburgo come reliquia per assisterla durante il parto. Nel 1597 la testa finì presso i gesuiti allo Scottish College, a Douai, in Francia, ma fu persa durante la rivoluzione francese. Re Filippo di Spagna fece trasferire gli altri resti di Margherita e Malcolm III nel palazzo dell’Escorial a Madrid, in Spagna, ma la loro posizione attuale non è stata scoperta.
La sua festa fu fissata al 10 giugno, con rito semidoppio ad libitum, nel 1673. Nel 1678, fu trasferita all’8 luglio. Infine, nel 1693, papa Innocenzo XII la inserì pienamente nel calendario e la riportò al 10 giugno, con rito semidoppio, perché il 16 novembre era già occupato da Santa Gertrude Vergine ed in riconoscimento della data di nascita del figlio dell’ultimo re cattolico Giacomo VII di Scozia e II d’Inghilterra, e che era nato appunto il 10 giugno 1688.
Fu proclamata patrona di Scozia nel 1673 da papa Clemente X, accogliendo la richiesta formulata dal Barone Menzies (su indicazione del gesuita William Louis Leslie, autore di una vita della nostra Santa).
Roma cristiana dedicò, nel 1592, a Sant’Andrea ed a Santa Margherita di Scozia una chiesa: l’attuale chiesa sant’Andrea degli Scozzesi, nel rione Trevi (cfr. Mariano Armellini, Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX, Tipografia Vaticana, Roma 18912, p. 272). Nel 1962 la chiesa fu sconsacrata e tutto il complesso divenne sede della Cariplo, istituto bancario lombardo.
La messa è simile a quella di santa Francesca Romana, il 9 marzo. Solo la prima colletta è propria. 
È meglio donare che ricevere, ha detto il Signore (At. 20, 35). Dio ha impresso sui potenti e sui ricchi come un raggio della sua magnificenza, affinché questi condividano con gli infelici le risorse loro accordate, siano gli organi ed i ministri della divina Provvidenza. La ricchezza è dunque una missione sacra e divina ed è la ragione per la quale Dio ci dichiara così spesse nelle Sacre Scritture che lui stesso ha creato il ricco come il povero.

Rovine della tomba di S. Margherita, Dunfermline Abbey, Fife, Scozia

Juan de Roelas, S. Margherita di Scozia, 1605 circa, Chiesa dei SS. Michele e Giuliano, Valladolid

Nicolas de Largillière, S. Margherita di Scozia, 1692, The National Trust, Sizergh Castle




William Hole, S. Margherita a Queensferry, 1899, Scottish National Portrait Gallery, Edimburgo

giovedì 14 gennaio 2016

L’Inghilterra non è più cristiana, quindi va decristianizzata

Avevamo già segnalato come l’Inghilterra non potesse più definirsi cristiana e come si stesse realizzando un'islamizzazione a tappe forzate (v. qui). Ora anche pubblicamente ciò è ammesso. Traendone le debite conseguenze. Drammatiche. Eppure c'è la profezia di S. Edoardo il Confessore. Il fenomeno dissolutorio è evidente pure in Germania, come ricorda Giulio Meotti in un suo articolo del novembre scorso su Il Foglio (Dio è morto in Germania); in Olanda, in cui si è deciso di far fuori le feste cristiane dalle scuole per fare spazio a quelle islamiche (v. Il Foglio, 11.1.2016). Ed in Spagna, dove in luogo della sfilata dei tre re magi a Valencia son sfilate tre megere (v. qui). Non parliamo per pudore della Francia. L'Italia segue queste "nazioni civili" da vicino.
L’Europa ha dimenticato ormai le sue radici cristiane e si avvia allegramente al suo dissolvimento.

“L’Inghilterra non è più cristiana, quindi va decristianizzata”

Una Commissione suggerisce che le istituzioni devono riflettere il fatto che la religione cristiana è in declino

di Cristina Marconi 


Londra. L’incoronazione del monarca britannico, per dire, dovrebbe essere un po’ più “pluralista”. E pazienza che la regina, così come chi le succederà, è anche il capo della Chiesa anglicana. Qui è il paese tutto a non essere più anglicano, né tantomeno cristiano, avendo conosciuto un “generale declino” della sua affiliazione religiosa tradizionale negli ultimi 15 anni e un aumento della presenza di musulmani, hindu e sikh, diventati ben più numerosi degli ebrei, un tempo secondo gruppo religioso del paese. Ma ad essersi moltiplicati sono soprattutto gli atei e gli umanisti e questo, come tutto il resto, andrebbe tenuto presente nel ridisegnare il volto delle istituzioni del Regno Unito in modo da riflettere la nuova identità. Lo suggerisce la Corab, Commissione per la Religione e il Credo nella vita pubblica britannica, in un ponderoso rapporto pubblicato lunedì e intitolato ‘Vivere con la differenza. Comunità, diversità e bene comune’. Frutto di 2 anni di incontri, interviste, ricerche, il documento dell’istituzione pluralista per eccellenza – nel suo board sono rappresentate tutte le religioni e tra i patrons c’è anche l’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams – giunge a conclusioni farraginose e confuse su tutto tranne su un punto: il paese non è più cristiano e quindi le sue istituzioni vanno decristianizzate di conseguenza.
Per il resto è tutto un sostituire le preghiere a scuola con momenti di riflessione collettivi, creare comitati di scambio e di dialogo per aggiustare le istituzioni del paese alla nuova realtà in barba al passato e, ancora una volta, riflessioni collettive, l’annacquamento di tutto ciò che reca tracce della religione anglicana a favore non tanto della laicité quanto delle altre religioni. Prendiamo la Camera dei Lords, dove siedono 26 ‘Lords Spirituals’, ossia vescovi. Secondo la Corab dovrebbero fare spazio ad esponenti di altre confessioni e lo stesso dovrebbe avvenire in altri organismi pubblici come, ad esempio, la commissione che vigila sulla stampa, con tanto di premio annuale per i media che raccontano meglio le realtà religiose in modo da incoraggiare il pluralismo confessionale dei mezzi d’informazione. “Il rapporto è dominato dalla visione superata che la religione tradizionale sta perdendo importanza e che la non adesione ad una religione è la stessa cosa dell’umanesimo o del secolarismo”, ha commentato la Chiesa anglicana in una nota, sottolineando come “sia importante ricordare che la maggior parte della pubblica opinione è contraria alla marginalizzazione del Cristianesimo”. Particolarmente polemica, anche da parte del governo di David Cameron, la reazione ad una delle proposte della Commissione, ossia di avviarsi verso il superamento delle scuole religiose aprendole le selezioni a criteri diversi da quelli confessionali in base ai quali sono state create. Le ‘faith schools’ sono finanziate dallo stato e quelle cristiane, nel Regno Unito, spesso offrono un livello di istruzione paragonabile a quello delle scuole private. Le scuole musulmane, in molti casi e soprattutto di recente, sono finite nel mirino di Ofsted, l’autorità che vigila sul sistema educativo del paese, per il tipo di insegnamento impartito, in contrasto anche con la più lasca delle definizioni di “valori britannici” (a Birmingham gli ispettori ne hanno trovata una in cui i membri donne del consiglio educativo partecipavano alle riunioni d’istituto rimanendo in corridoio per non essere viste), ma a farne le spese, secondo il rapporto, devono essere tutti gli istituti. La religione, tuttavia, non deve sparire dalle aule, tutt’altro: l’alfabetizzazione religiosa deve essere estesa in modo, ad esempio, da non discriminare chi non appartiene ad una religione abramitica e chi, come ad esempio i sikh, ha un credo la cui struttura è dissimile da quelle più note nel paese.

“Riflessioni” al posto delle preghiere

Il Corab raccomanda che “tutti gli studenti delle scuole statali abbiano diritto ad un programma sulla religione, la filosofia e l’etica che sia rilevante per la società di oggi, e il quadro generico di questo programma deve essere concordato a livello nazionale” e il fondamento legale che permette alle scuole di svolgere atti di preghiera collettiva deve essere revocato e sostituito dalla possibilità di avere “tempi inclusivi per la riflessione”. Il fatto che, come sottolineato da un dirigente della Bbc intervenuto nella ricerca, oggi la maggioranza dei cittadini britannici non abbia gli strumenti neppure per capire l’ironia dissacrante di un film come ‘Brian di Nazareth’ dei Monty Python perché non conoscono la Bibbia va messo sullo stesso piano del fatto che il dio sikh Waheguru sia spesso indicato come maschio, mentre non ha genere. Nella lotta al radicalismo, tema trattato in maniera decisamente corriva, la soluzione migliore è quella di permettere a tutti di esprimere apertamente le proprie opinioni, anche quelle considerate inaccettabili, senza porre gli studenti davanti al rischio di essere denunciati alla polizia, in modo da rendere tutto oggetto di dibattito e dialogo. Sulla questione della giustizia, nel rapporto, subentra finalmente un po’ di pragmatismo. Occorre, secondo la commissione guidata dall’ex giudice baronessa Butler-Sloss, valutare se “i matrimoni tra membri dei gruppi religiosi di minoranza devono essere registrati prima o contemporaneamente in base alla legge britannica”, visto che il numero di unioni musulmane non registrate è altissimo, con gravi conseguenze per le donne in caso di divorzio. Il ministero della Giustizia dovrebbe poi emettere delle linee guida sul rispetto degli standard britannici in termini di pari opportunità e indipendenza giudiziaria da parte dei tribunali religiosi e culturali come le corti ecclesiastiche, i Beit Din e i consigli della Shari’a. L’idea di società che c’è dietro il testo, spiega la commissione, è quella in cui “ciascuno è consapevole che la sua cultura, religione e credo è rispettata e apprezzata in quanto parte di un processo continuo di arricchimento reciproco e che il suo contributo alla trama della vita nazionale è valutato positivamente”. Senza filtro critico, e con un unico caveat: il paese non è più cristiano.

Fonte: Il Foglio, 8.12.2015

lunedì 13 ottobre 2014

"Tantus in eo fuit in Christum amor et fides, ut illum aliquándo inter Missárum solémnia vidére merúerit, blando vultu et divína luce fulgéntem" (Lect. V, II Noct.) - S. Edoardo III il Confessore

Questo famoso re d’Inghilterra, di cui abbiamo ricordato una celebre profezia, morì il 5 gennaio 1066, ma papa Innocenzo XI fissò la celebrazione della sua festa in questo giorno che ricorda la traslazione del suo santo corpo.
Sant’Edoardo dimostra col suo esempio che la santità, pur ornata dei carismi più rari della vita mistica, può ben unirsi ad una corona reale ed alle mille sollecitudini di un regno. Diversi furono i doni di cui Dio si degnò fregiarlo. Secondo la tradizione, tra questi, fu dotato del c.d. tocco miracoloso. Un episodio della sua vita in particolare, narrato in maniera identica da varie fonti, accreditava tale universale opinione. Si raccontava, infatti, che una giovane donna, afflitta da un’inesplicabile e vistosa tumefazione al collo, che le sfigurava il viso e da cui emanava un odore nauseabondo, avvertita in sogno, si recò presso il sovrano per essere guarita. Dio premiò la sua fede, poiché sant’Edoardo, anziché rimandarla, dopo aver asperso le dita in un vaso pieno d’acqua, toccò le piaghe purulente, benedicendole con il segno di croce. Subito il sangue marcio iniziò a fuoriuscire dalla piaga, mentre il gonfiore diminuiva, fino a scomparire del tutto nel giro di una settimana (Sant’Aelredo di Rielvaux, Vita Sancti Ædwardi regis et confessoris, in PL 195, col. 761B-762A. V. anche Marc Bloch, Les rois thaumaturges. Étude sur le caractère surnaturel attribué la puissance royale, particulièrement en France et en Angleterre, Paris 1983 (1° ediz. 1961), trad. it. a cura di Silvestro Lega, con prefazione di Jacques Le Goff, I Re taumaturghi. Studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra, Torino, 1989, rist. 2007, p. 30). Quest’episodio, attestato da un’antichissima tradizione, è non a torto considerato come il primo esempio inglese del rito di guarigione delle scrofole (adenite turbercolare), che il santo, secondo antiche leggende, aveva ereditato da san Remigio.
Shakespeare, cinque secoli più tardi, in una scena del Macbeth, si riferiva a quell’antica ed unanime credenza quando metteva in bocca ad un personaggio della tragedia, Malcolm, questi versi: 
«A most miraculous work in this good king;
Which often, since my here-remain in England,
I have seen him do. How he solicits heaven,
Himself best knows: but strangely-visited people,
All swoln and ulcerous, pitiful to the eye,
The mere despair of surgery, he cures,
Hanging a golden stamp about their necks,
Put on with holy prayers: and ‘tis spoken,
To the succeeding royalty he leaves
The healing benediction. ...»
«... Della gente afflitta da strane malattie, tutta gonfia ed ulcerosa, che fa pietà a vederla, vera disperazione della medicina, egli [Re Edoardo] la guarisce, appendendo al loro collo una medaglia d’oro, con sante preghiere; e si dice che ai re suoi successori trasmetterà questa benedetta virtù guaritrice. ...» (Atto IV, scena III, citato in Bloch, op. cit., p. 29).
Una pia tradizione riferiva pure prodigiosa e soprannaturale virtù degli anelli medicinali, come già per il tocco dello scrofole, allo stesso nostro santo re. Si raccontava infatti di come il monarca, sulla via dell’Abbazia di Westminster, avesse fatto dono ad un povero, in mancanza d’altro, del suo anello. Sotto i miseri cenci del mendicante la tradizione narrava celarsi san Giovanni Evangelista. In seguito due pellegrini inglesi in Terrasanta s’imbatterono nel medesimo vegliardo che restituì loro l’anello, pregandoli di riportarlo ad Edoardo con l’annuncio che di lì a sei mesi l’avrebbe scortato in Paradiso e difatti il santo re morì sei mesi dopo. Il primo a riferire per iscritto tale episodio, un centinaio d’anni dopo la morte del pio sovrano, fu il surricordato sant’Aelredo, abate a Rielvaux, nella sua Vita Sancti Ædwardi regis, cit., in PL 195, col. 769-770. V. pure Bloch, op. cit., p. 122.
L’anello fu custodito nell’abbazia di Westminster, ove pure era sepolto il santo Re, e ben presto divenne celebre per il suo miracoloso potere di guarire l’epilessia (Cfr. Polidoro Virgili, Historia Anglica, lib. VIII, citato in Bloch, op. cit., pp. 123-124). La pietra di quell’anello, uno zaffiro iris, denominato zaffiro di sant’Edoardo (St Edward’s Sapphire), che esprime nel linguaggio dei gioielli l’equilibrio di un re (così ricorda Maria Rosaria Omaggio, Il linguaggio dei gioielli: il significato nascosto e ritrovato dell’eterna arte dell’ornamento dalla A alla Z, Milano 2001, p. 74), è incastonato nel mezzo della croce maltese posta sulla sommità della corona imperiale di Stato (Imperial State Crown).
La situazione di reale in se stessa, dunque, da quanto abbiamo detto, non è nociva per la santità, ma è la pigrizia che impedisce all’anima di rinunciare a se stessa per unirsi a Dio.
L’antica arte cristiana, in effetti, circondò qualche volta, non a caso, col nimbo la testa dei sovrani come quella dei santi. Così, per es., sono nimbati Giustiniano e Teodora nei mosaici di San Vitale a Ravenna e persino lo stesso re Erode è nimbato nei mosaici di Sisto III a Santa Maria Maggiore.



Il re Erode nimbato consulta i sommi sacerdoti e gli scribi sul luogo in cui sarebbe nato il Messia - ed ordina la strage degli innocenti, Arco trionfale, V sec. d.C., Basilica di S. Maria Maggiore, Roma

La ragione di ciò è che il potere non viene che da Dio, che, conferendolo a coloro che devono rappresentarlo nel governo degli uomini, comunica loro anche una certa sacra maestà e dona loro tutte le grazie necessarie al buon uso di questo potere.
L’ascesa al trono è dunque, da parte di Dio, una vocazione ad uno stato di santità molto elevato ed anche sublime; è per questo che alcune feste di santi re celebrate dalla liturgia romana hanno una bellezza ed una possanza tutte speciali.







Maestro sconosciuto francese, Riccardo II d’Inghilterra con i suoi santi patroni (SS. Edmondo, re e martire, Edoardo III e Giovanni Battista), Dittico Wilton, 1395, National Gallery, Londra

 Wenceslaus Hollar, Dittico Wilton (Riccardo II d’Inghilterra con i suoi santi patroni, cioè SS. Edmondo, re e martire, Edoardo III e Giovanni Battista), 1639, National Gallery, Londra

venerdì 5 settembre 2014

… Arbor quælibet viridis a suo trunco decisa ad trium jugerum spatium ....

Non molti lo sanno, ma al santo re inglese Edoardo III detto “il Confessore” - la cui memoria liturgica la ricorderemo, nel calendario tradizionale, il prossimo 13 ottobre - si deve la profezia, sul letto di morte, dell’apostasia e dello scisma anglicano. Si era, nel mese di gennaio del 1066, ed il sovrano era ormai costretto a letto dalla sua ultima malattia, nel palazzo reale di Westminster. Sant’Aelredo, abate e vescovo di Rievaulx, nello Yorkshire, racconta che poco prima del suo beato transito, questo santo re fu rapito in estasi: gli apparvero due pii benedettini della Normandia, che aveva conosciuto nella sua giovinezza durante l’esilio in quel Paese, i quali gli rivelarono quello che doveva accadere all’Inghilterra nei secoli a venire e la causa della sua terribile punizione. Dissero: “L’estrema corruzione e la malvagità della nazione inglese hanno provocato la giusta collera di Dio. Quando la malvagità sarà arrivata all’apice, Dio nella sua ira manderà al popolo inglese degli spiriti maligni, che lo puniranno e lo affliggeranno con grande severità, separando l’albero verde dalla sua radice per la lunghezza di tre furlong (misura equivalente a 200 metri circa, e quindi ad un totale di seicento metri, ndt). Alla fine, però, lo stesso albero, per la compassione e la misericordia di Dio, e senza alcun aiuto da parte delle autorità inglesi, ritornerà alle sue radici, rifiorirà e porterà abbondante frutto” («… Arbor quælibet viridis a suo trunco decisa ad trium jugerum spatium a radice propria separetur, quæ cum nulla manu hominis cogente, nulla urgente necessitate, ad suum truncum reversa in antiquam radicem sese receperit, resumptoque succo rursum floruerit et fructum fecerit, tunc sperandum est aliquod in hac tribulatione solatium, et de ea quam prædiximus adversitate remedium») (Sant’Aelredo di Rielvaux, Vita Sancti Ædwardi regis et confessoris, in PL 195, col. 771C-773B). Dopo aver sentito queste parole, il santo re Edoardo aprì gli occhi, riacquistò i sensi e la visione svanì. Riferì subito quello che aveva visto alla sua sposa, Edgitha, a Stigand, arcivescovo di Canterbury, al duca Harold (Aroldo II), suo successore al trono e fratello della regina, ed a Roberto, custode del palazzo, che stavano pregando riuniti attorno al suo letto.
A questa visione del santo re possono darsi due interpretazioni. La prima riguarderebbe la famiglia stessa di Edoardo, che aveva perso il regno con l’elezione di Aroldo II; dopo questi sarebbe venuto Guglielmo il Conquistatore e suo figlio Guglielmo il Rosso (Guglielmo II), che completava la serie di tre re estranei all’antica famiglia (quella di Edoardo). Il ravvicinamento il ramo si ravvicinò alla sua radice quando santa Matilde di Scozia sposò il re Enrico I, da cui sarebbe fiorita l’imperatrice Matilde ed avrebbe portato i suoi frutti con Enrico II Plantageneto (per questa interpretazione, cfr. Augustin Thierry, Histoire de la conquête de l'Angleterre par les Normands: de ses causes et de ses suites jusqu'à nos jours, en Angleterre, en Ecosse, en Irlande et sur le continent, vol. III, Paris 1858, V ed., pp. 76-78).
La seconda interpretazione è più profonda e forse più pertinente e coerente con la personalità del santo re Edoardo III. Essa colpisce pensando agli eventi che sarebbero poi accaduti. Gli spiriti menzionati sarebbero, dunque, gli innovatori protestanti che nel ‘500 pretesero di riformare la Chiesa Cattolica d’Inghilterra. Il taglio dell’albero verde raffigurerebbe quello della Chiesa d’Inghilterra dalla Chiesa cattolica, dalla sede di Roma. Albero doveva essere separato dalla sua radice vivificante per la lunghezza di tre furlong. Questi furlong sono stati interpretati come tre secoli, alla fine dei quali l’Inghilterra sarebbe dapprima ravvicinata e poi nuovamente riunita alla Chiesa Cattolica e avrebbe prodotto fiori di virtù e nuovi frutti di santità, come li produsse un tempo.
La profezia fu citata da Ambrose Lisle March Phillipps de Lisle, in una lettera del 28 ottobre 1850 al Conte di Shrewsbury, in occasione del ristabilimento della gerarchia cattolica in Inghilterra da parte di Pio IX in quell’anno, come ricordava qualche tempo fa Il Timone.
Oggi si realizza proprio un’ulteriore realizzazione di quella profezia (nella sua seconda interpretazione), con il ritorno – dopo cinquecento anni – dei francescani, i Greyfriars, sul suolo inglese di Oxford, dal quale erano stati espulsi ai tempi dell’empio e vizioso re Enrico VIII Tudor.

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A 500 anni dall'espulsione da Oxford i “Greyfriars” (francescani conventuali) sono tornati


Quasi 500 anni dopo la loro espulsione da Oxford, i “Greyfriars” (Frati Grigi, cioè i Francescani Conventuali, che vestono l'abito color cinerimo) sono tornati al Convento del Beato Agnello da Pisa.
Oxford è per il francescanesimo inglese la vera e propria "culla", il luogo di fioritura e moltiplicazione dei primi religiosi autoctoni, ricevuti già nel 1224, vivente il fondatore, da fra Agnello da Pisa. Questo intraprendente missionario francescano, dopo aver aperto il primo convento a Parigi, nella grande città universitaria in cui desiderava poter diffondere l'Ordine minoritico, fu inviato dal Poverello d'Assisi fino ai confini del mondo medievale: la Gran Bretagna. Un gruppo di 8 frati sbarcò nell’isola il 10 settembre di 790 anni fa! Si recarono dapprima a Canterbury, la sede primaziale della cattolica Inghilterra di allora, poi a Londra, ospiti dei Domenicani, e infine nella città universitaria di Oxford, dove Agnello sapeva di poter trovare giovani entusiasti per la vita religiosa e insieme vivacità culturale, teologica e biblica. Lo studio di Oxford per i frati studenti si sviluppò mirabilmente in poco tempo, arrivando ad essere secondo solo a quello di Parigi. L'iniziatore della missione inglese, Agnello, nonostante la malferma salute, volle tornare per breve tempo in Italia. Stabilitosi di nuovo ad Oxford, morì il 13 marzo del 1235 o 1236, a soli 41 anni. Nei secoli dai francescani di Oxford sarebbero usciti frati del calibro di Ruggero Bacone, Giovanni Duns Scoto, e Guglielmo di Occam.
Durante la Riforma inglese del XVI secolo i Greyfriars furono perseguitati e cacciati, come tutti gli ordini religiosi soppressi dalla furia anticattolica di Enrico VIII. Solo nel 1906 i Cappuccini, altro ramo della famiglia francescana, si erano insediati ad Oxford, fondando un collegio universitario (chiuso nel 2008 in modo piuttosto controverso). Oggi rimangono a condurre la locale parrocchia. Solamente nel 1910 anche i frati Conventuali misero di nuovo piede sul suolo inglese.
Dal 26 settembre prossimo 12 frati conventuali apriranno di nuovo formalmente le porte del convento nella cittadina di Oxford, presso All Saints (Tutti i Santi), a breve distanza dal centro (fonte). Il complesso di All Saints viene ceduto dalle suore anglicane Sorelle dei poveri che si ritirano (foto in alto: la consegna delle chiavi da parte delle suore). I frati in formazione potranno così risiedere e studiare nella prestigiosa università, frequentando la scuola di teologia dei Frati Predicatori, ricominciando ad annodare i cordoni della storia tranciati ai tempi della separazione dei cristiani inglesi da Roma.
Intanto, nella memoria della Beata Vergine Maria Regina, il 22 agosto 2014, due frati inglesi hanno emesso la professione solenne dei voti proprio ad Oxford, nelle mani del Vicario generale dell'Ordine, fra Jerzy Norel.
Fra James Mary McInerney e fra Gerard Mary Toman hanno formulato i loro voti definitivi durante una celebrazione che si è tenuta dai Domenicani del Collegio “Blackfriars” (Frati neri, come vengono chiamati i Domenicani per via della loro cappa), i quali hanno generosamente offerto la loro cappella e il refettorio del priorato per la festa seguente.
Grazie a Dio l'Ordine dei "Greyfriars" sta sperimentando in Inghilterra e Irlanda una promettente fioritura vocazionale dopo un lungo inverno: il 25 luglio scorso 6 giovani hanno professato i loro primi voti da francescani, un novizio ha da poco iniziato il cammino di preparazione e altri due religiosi sono stati ordinati sacerdoti il mese scorso. Tanti auguri ai nostri confratelli!

I frati di Inghilterra e Irlanda partecipanti al Capitolo Custodiale