Sante Messe in rito antico in Puglia

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domenica 21 ottobre 2018

Penultima Domenica di Ottobre - Giornata Missionaria Mondiale. In preghiera per la conversione delle genti infedeli

La Santa Chiesa è missionaria dalla prima ora, avendo come comando del Fondatore, Cristo Gesù, quello di predicare il Vangelo della salvezza a tutte le genti e di instaurare il suo Regno su tutta la Terra. E pertanto prega sempre il Signore di assisterla in questa pacifica conquista del mondo: “Ut omnes errantes ad unitatem Ecclesiae revocare, et infideles universos ad Evangelii lumen perducere digneris, te rogamus, audi nos”. Di assistere soprattutto i missionari, coloro che lasciano tutto per predicare Cristo Crocifisso a chi non lo conosce, a chi lo rigetta, a chi non adora Dio ma idoli falsi che sono demòni. Così fecero gli Apostoli, così san Francesco Saverio, così infinite schiere di uomini e donne.
Il fervore missionario, sebbene sempre vivo, fu oggetto delle attenzioni particolari di Pio XI il quale nel 1926, istituì la Giornata Missionaria Mondiale da celebrarsi la penultima domenica di Ottobre, prescrivendo che nelle messe se ne facesse commemorazione con le orazioni della Messa pro fidei propagatione.
Questa Giornata, non tutti lo sanno, ebbe origine nell’Oratorio del Rosario in Sassari (dove oggi si celebra la Messa Romana), nei primi anni Venti, come triduo di preghiere coram Sanctissimo organizzato dal Circolo Missionario del Seminario Arcivescovile. Nel 1926 vi assistette provvidenzialmente Mons. Luigi Drago, Segretario di Propaganda Fide, che la fece conoscere al Cardinale van Rossum, Prefetto di Propaganda Fide, e a Pio XI. Il Papa, ritenendola “un’ispirazione che viene dal Cielo”, la estese, come già detto, a tutta la Chiesa, il 24 aprile dello stesso anno.

Fonte: Sardinia Tridentina, 14.10.2018 (con piccole integrazioni nostre)

Deus, qui omnes hómines vis salvos fíeri et ad agnitiónem veritátis veníre : mitte, quǽsumus, operários in messem tuam, et da eis cum omni fidúcia loqui verbum tuum ; ut sermo tuus currat et clarificétur, et omnes gentes cognóscant te solum Deum verum, et quem misísti Iesum Christum, Fílium tuum, Dóminum nostrum : Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

ORAZIONE COMPOSTA E RECITATA DA SAN FRANCESCO SAVERIO PER OTTENERE LA CONVERSIONE DEGLI INFEDELI

Eterno Dio, Creatore di tutte le cose, ricordatevi che solo voi creaste le anime degli infedeli formandole a immagine e somiglianza vostra. Guardate Signore come in obbrobrio vostro si riempie di quelle l’inferno; ricordatevi Signore del Vostro Figlio Gesù Cristo, il quale spargendo tanto copiosamente il suo Sangue per quelle, tanto soffrì. Non permettete Signore Dio che il vostro medesimo Figliolo e Signore Nostro sia più lungamente sprezzato e ignorato dagli infedeli idolatri, anzi placato con le preghiere dei vostri eletti e della Chiesa, Sposa del benedettissimo Vostro Figlio, riguardate la vostra misericordia e bontà; e dimenticandovi della idolatria e infedeltà loro, fate che essi ancora conoscano quello che Voi inviaste, Gesù Cristo vostro Figlio e Signore nostro, che è la nostra vita e resurrezione, mediante il quale noi siamo liberi e salvi, e a cui sia gloria per gli infiniti secoli dei secoli. Così sia. 

(Indulgenza parziale una sola volta al giorno – Pio IX – 24 maggio 1847)






































sabato 3 dicembre 2016

Un gran numero di anime va all’inferno a causa della mancanza di missionari. Parola di S. Francesco Saverio

Ecco quando i santi e la Chiesa parlavano chiaro, tenendo a cuore la salvezza delle anime e non il compiacimento del mondo ...

Un gran numero di anime va all’inferno a causa della mancanza di missionari

Dalle «Lettere» di San Francesco Saverio (eroico missionario in Asia) a Sant’Ignazio di Loyola

Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient’altro se non che sono cristiani. Non c’è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l’Ave ed i Comandamenti della legge divina.
Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l’hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l’Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli.
Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l’Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani.
Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d’Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all’inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!
In verità moltissimi di costoro, turbati da questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9, 6 volg.). Mandami dove vuoi, magari anche in India.

[Lett. 20 ott. 1542, 15 gennaio 1544; Epist. S. Francisci Xaverii aliaque eius scripta, ed. G. Schurhammer I Wicki, t. I, Mon. Hist. Soc. Iesu, vol. 67, Romae, 1944, pp. 147-148; 166-167 - Traduzione tratta da: “Liturgia delle Ore” - Libreria Poliglotta Vaticana - Edizioni Conferenza Episcopale Italiana].

Il proselitismo missionario di san Francesco Saverio

Nella festa di San Francesco Saverio, celeste patrono delle missioni, rilanciamo questo contributo di Cristina Siccardi, quantomeno attuale, che sbugiarda coloro che deplorano il proselitismo, dimostrando come tale deplorazione sia estranea all’autentica fede cattolica ed al mandato dato agli Apostoli dal Divin Maestro. Cfr. anche Sandro Magister, Povero san Francesco Saverio, così fissato nel far tutti quei "proseliti", in blog Settimo Cielo, 4.12.2016.

André Reinoso, S. Francesco Saverio predica a Goa, 1619 circa, Santa Casa de Misericórdia, Lisbona

Ambito del Rubens, S. Francesco Saverio predica e resuscita un morto, XVII sec., Wellcome Library, Londra

Luca Giordano, S. Francesco Saverio battezza gli indigeni alla presenza di S. Ignazio di Loyola, 1680-81, Museo di Capodimonte, Napoli

Ambito lombardo, S. Francesco Saverio, 1740-60, Bergamo

Ambito lombardo, S. Francesco Saverio, XVIII, Bergamo 

Bottega napoletana, Predica di S. Francesco Saverio agli indigeni, XIX sec., Napoli

Bottega napoletana, S. Francesco Saverio, XIX sec., Aversa


Joaquín Sorolla y Bastida, S. Francesco Saverio, 1891, Museo Bellas Artes, Valencia

Il proselitismo missionario di san Francesco Saverio

di Cristina Siccardi

«Talmente grande è la moltitudine dei convertiti», scriveva san Francesco Saverio, la cui festa liturgica cade il 3 dicembre, «che sovente le braccia mi dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il Credo e i comandamenti nella loro lingua». Sbagliava il gesuita missionario nel fare proselitismo? Ma proselitismo non è forse sinonimo di missionarietà e missionarietà non è forse evangelizzazione? Cristo stesso ordinò ai suoi discepoli: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20). La Chiesa è nata, fin dal primo istante, missionaria.
In un mese san Francesco Saverio giunse a battezzare 10.000 pescatori della casta dei Macua, nel Travancore in India. Mentre era intento ad amministrare il sacramento, ricevette la triste notizia che 600 cristiani di Manaar avevano preferito lasciarsi uccidere piuttosto che tornare al paganesimo. Alla fine di gennaio del 1545, con la nave che ogni anno partiva da Cochin per il Portogallo, padre Saverio inviò tre lettere in Europa: una per il Re del Portogallo, Giovanni III, la seconda all’amico gesuita Simone Rodriguez, la terza ai suoi confratelli rimasti a Roma, accanto a sant’Ignazio di Loyola.
In quest’ultima parlava della conversione degli indiani proprio di Travancore, del battesimo del principe di Ceylon e della speranza di conquistare alla fede in Dio Uno e Trino l’arcipelago delle Celebes: «Ho fiducia in Dio, nostro Signore di poter fare più di centomila cristiani quest’anno». Concludeva chiedendo con insistenza l’invio di collaboratori missionari.
Questa lettera, lunga alcune pagine, fu copiata, diffusa e lanciata fra il grande pubblico, dove suscitò viva emozione. Il sovrano del Portogallo chiese subito che venisse letta dal pulpito di tutte le chiese del regno. Fu così che i cuori dei fedeli si infiammarono. Testimoni, spesso mercanti provenienti dall’Oriente, confermarono le buone notizie, affermando che maestro Francesco faceva migliaia e migliaia di conversioni. Gli appelli ardenti di Padre Francesco sollevarono lo zelo dei missionari. San Filippo Neri sognò di imbarcarsi per l’India, mentre Jérôme Nadal decise di entrare nella Compagnia di Gesù.
Tutto questo entusiasmo aumentò nel corso degli anni seguenti, grazie alle magnifiche lettere del santo che venivano pubblicate a Coimbra, a Lovanio, a Parigi, a Venezia, a Roma. Nelle sue opere Guillaume Postel, linguista, astronomo e umanista francese, dette libero sfogo alla sua ammirazione per Saverio «il quale ha fatto più nel poco tempo che è stato nell’Oriente della Terra Santa, di quanto sia mai stato fatto in qualsiasi altra parte del mondo…». Quando, due anni dopo la morte, si scoprì che il corpo era ancora intatto, la sua fama di santità e di taumaturgo si diffuse ancor più. Le gesta saveriane giungevano in Europa lasciando la gente interdetta: miracoli, tempeste placate, morti risuscitati, profezie, dono delle lingue… e conversioni di infedeli, chi diceva 500 mila, chi un milione.
Che cosa avrebbe detto il santo gesuita spagnolo di fronte alla seguente dichiarazione? «Non è lecito convincere della tua fede: il proselitismo è il veleno più forte contro il cammino ecumenico» (Papa Francesco, discorso a braccio nell’Aula Paolo VI, 13 ottobre 2016). Il Vangelo è chiaro, non possono esserci fraintendimenti. Infatti l’ecumenismo non è un’istanza cristologica, ma protestante, nata agli inizi del Novecento e trasferita nella Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II.
San Francesco Saverio è universalmente considerato pioniere delle missioni dei tempi moderni, patrono dell’Oriente dal 1748, dell’Opera della Propagazione della Fede dal 1904, di tutte le missioni con santa Teresina di Gesù Bambino di Lisieux dal 1927. Il 15 agosto 1534 si consacrò fra i primi sette membri della Compagnia di Gesù, insieme a sant’Ignazio Loyola, nella chiesetta di Santa Maria di Montmartre, dove fece voto di castità, di povertà, di obbedienza e di pellegrinare in Terra Santa o, in caso d’impossibilità, di andare a Roma per mettersi a disposizione del Papa. Giunsero a Venezia, ma non fu possibile salpare poiché era in corso la guerra fra veneziani e ottomani. Raggiunsero allora Roma e qui sant’Ignazio volle Francesco suo segretario.
Nella primavera del 1539 ricevettero l’approvazione di papa Paolo III della Compagnia di Gesù e furono ordinati sacerdoti. Nel 1540 il suo Superiore decise, seguendo la richiesta del Re del Portogallo, di inviarlo nelle Indie Orientali (per sostituire un confratello malato) in qualità di legato papale per tutte le terre situate ad oriente del capo di Buona Speranza.
San Francesco Saverio prese dimora al collegio di San Paolo a Goa e qui iniziò la sua missione instancabile, irrefrenabile…umanamente impossibile. Era il 1542. Il suo apostolato iniziò a dare frutti fin dal principio e si fece apprezzare ed amare fra i malati, i poveri, i ricchi, i prigionieri, gli schiavi. Tutti cominciarono a chiamarlo «Santo Padre» e «Grande Padre». Per le strade raccoglieva bambini e ragazzi e insegnava loro il catechismo.
Oggi il Papa gesuita, rispondendo a chi gli ha domandato che cosa fare in Sassonia, dove l’80% della popolazione non si dichiara appartenente a nessuna convinzione religiosa, ha detto: «L’ultima cosa che tu devi fare è: “dire”. Tu devi vivere come cristiano scelto, perdonato e in cammino. Tu devi dare testimonianza della tua vita cristiana”, che così arriva al “cuore” dell’altro, “e da questa afferma: «inquietudine nasce una domanda: ma perché quest’uomo, questa donna, vive così? Questo è preparare la terra perché lo Spirito Santo, che è quello che lavora, faccia quello che deve fare: lui deve fare, non tu”. “La grazia è un dono – ha ribadito Francesco – e lo Spirito Santo è il dono di Dio nel quale avviene la grazia: è il dono che ci ha inviato Gesù con la sua passione, morte e resurrezione. Sarà lo Spirito Santo a muovere quel cuore, con la tua testimonianza, perché ti domandi: e lì tu puoi, con molta delicatezza, dire il perché, ma senza volere convincere» (http://agensir.it/quotidiano/2016/10/13/papa-francesco-ai-luterani-il-proselitismo-e-il-veleno-piu-forte-contro-il-cammino-ecumenico/).
E invece san Francesco Saverio convinceva e convinceva proprio con la parola, così come aveva fatto Gesù, il Verbo fatto Carne («Et Verbum caro factum est, et habitávit in nobis»), e da quel suo dire e dai sacramenti che impartiva nascevano le opere di salvezza, le grazie e, talvolta, i miracoli. In tutto questo immenso apostolato lo Spirito Santo lo assisteva, lo illuminava, lo fortificava per compiere al meglio la sua missione.
Dopo cinque mesi di permanenza, il governatore delle Indie lo inviò al Sud, qui riportò al cattolicesimo i pescatori di perle della costa del Paravi, ricaduti nell’idolatria, i quali, otto anni prima, avevano chiesto il battesimo per essere difesi dai musulmani. Con l’aiuto di interpreti tradusse negli idiomi locali dottrina e preghiere. Per due anni viaggiò di villaggio in villaggio, a piedi o su imbarcazioni di fortuna, affrontando insidie e pericoli di ogni sorta per fondare chiese e scuole. Era maestro, medico, giudice, soprattutto pastore. E aprì nuovi campi all’apostolato.
Predicò per quattro mesi nell’importante centro commerciale di Malacca; visitò l’arcipelago delle Molucche, l’isola di Amboina, presso la Nuova Guinea e si spinse fino all’isola di Ternate, estrema fortezza dei portoghesi, e più oltre ancora, fino alle isole del Moro, al nord delle Molucche, abitate da cacciatori di teste. Qui agli ospiti indesiderati si servivano pietanze avvelenate, perciò gli suggerirono di portare con sé degli antidoti. Ma il suo unico antidoto era Dio e Dio lo ricompensava dei Suoi doni. «Queste isole», scrisse il 20 gennaio 1548, «sono fatte e disposte a meraviglia perché vi ci si perda la vista in pochi anni per l’abbondanza delle lacrime di consolazione… Io circolavo abitualmente nelle isole circondate da nemici e popolate da amici poco sicuri, attraverso terre sprovviste di qualsiasi rimedio per le malattie e prive di qualsiasi soccorso per conservare la vita», tuttavia era vivo, vivo per essere missionario di Verità.
 Raggiunta Malacca, nel dicembre 1547 incontrò un fuggiasco giapponese, Anjiro, che desiderava abbracciare il cristianesimo al fine di liberarsi dal rimorso provocato da un delitto che aveva commesso. Saverio venne in tal modo indotto ad approdare in Giappone in sua compagnia. Sbarcò a Kagoshima, nell’isola di Kiu-Sciu, il 15 agosto 1548. Dal Giappone alla Cina. Il 17 aprile 1552 approdò sull’isola di Sanciano con un servo cinese convertito, Antonio di Santa Fe. Qui si ammalò di polmonite e, senza cure, spirò in una capanna il 3 dicembre di quell’anno ripetendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me! 0 Vergine, Madre di Dio, ricordati di me!». Due anni più tardi fu traslato prima a Malacca e poi a Goa, dove si venera nella chiesa del Buon Gesù.Paolo V lo beatificò il 21 ottobre 1619 e Gregorio XV lo canonizzò il 12 marzo 1622.
Ignazio di Loyola aveva voluto creare una profonda comunione spirituale con ognuno dei suoi missionari, perciò aveva loro raccomandato una corrispondenza regolare, dedicando a questo tema addirittura un capitolo delle Costituzioni e padre Francesco Saverio diede ascolto, nonostante la difficoltà delle “poste” dell’epoca… Inviò una decina di lettere affidandole alle navi che facevano ritorno in Europa: il viaggio dalle Molucche a Roma durava circa tre anni, mentre dall’India a Roma almeno 9 mesi.
Nel suo epistolario emerge l’animo di «questa grande fiamma di amore che brucia per sempre sulle rive dell’Estremo Oriente» come ebbe a definire Pio XII il santo delle Indie, una fiamma che osava dire, sicuro di non offendere perché parlava in Dio, come dimostrano queste eloquenti espressioni non politicamente corrette, indirizzate a Giorgio III del Portogallo: «Mettetevi in testa che se Dio vi ha dato l’impero delle Indie, è stato per mettervi alla prova […]. Non si tratta di riempire le vostre casse con le ricchezze dell’Oriente, ma di mostrare a Dio il vostro zelo, aiutando i missionari».