In questo lunedì dell'Angelo o nell'Ottava di Pasqua, nel quale la Chiesa celebra la manifestazione del Risorto ai due discepoli in cammino verso Emmaus, dopo il nostro sostanziale
silenzio durante il Sacro Triduo della Settimana Santa, nel corso del quale
abbiamo omesso di rilanciare e pubblicare post che distraessero dal Mistero che
si è celebrato, ricominciamo le nostre consuete pubblicazioni.
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| Melone Altobello, Sulla strada di Emmaus, XV sec. |
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| Matthias
Stomer, Cena di Emmaus, XVII sec., Musée de Grenoble, Grenoble |
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| Jean-Baptiste de Champaigne, I pellegrini di Emmaus, 1665 circa, Musée des Beaux-Arts, Nantes |
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| Joseph von Führich, Sulla strada di Emmaus, 1837 |
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| Otto
Mengelberg, Sulla strada di Emmaus, XIX sec., 1925 circa |
E
ripartiamo con una recente intervista “a tutto tondo”, rilasciata nei giorni
scorsi dal card. Burke al giornalista Riccardo Cascioli. Questa è stata poi
rilanciata anche da altri blog, come Corrispondenza romana, Chiesa e postconcilio.
Il card. Burke – lo ricordiamo –
è particolarmente impegnato, oltre sul fronte liturgico a difesa della Messa di
sempre, anche su quello dottrinale a difesa del matrimonio, della famiglia e
della vita. Abbiamo già ricordato alcuni suoi interventi sia in Italia sia all’estero.
In Inghilterra, ha avuto modo di soffermarsi sul significato del matrimonio. L’ottimo
Chiesa e postconcilio ne ha curato la traduzione in lingua italiana (v. qui).
Per questa sua opera, il prelato
è al centro di campagne di screditamento e denigratorie di cui abbiamo parlato,
nonché di veri e propri inviti al … boicottaggio …. (v. qui e qui).
Burke: «Non sono contro il Papa.
Vogliono screditare chi difende l’insegnamento della Chiesa»

«Non sono contro il
Papa, non ho mai parlato contro il Papa, ho sempre concepito la mia attività
come appoggio al ministero petrino. Io vorrei soltanto servire la verità». È
amareggiato il cardinale Raymond Leo Burke per la campagna negativa che si è
scatenata nei suoi confronti. Sessantasei anni, ordinato vescovo da Giovanni
Paolo II nel 1995, stimato esperto di Diritto canonico è chiamato a Roma da
Benedetto XVI nel 2008 come prefetto del Tribunale della Segnatura apostolica,
per poi essere nominato cardinale nel 2010.
In questi mesi è stato
dipinto come un fanatico ultraconservatore, anticonciliarista,
complottista contro papa Francesco, addirittura pronto a uno scisma nel caso il
Sinodo aprisse a cambiamenti sgraditi. La campagna è così forte che anche in
Italia diversi vescovi si sono rifiutati di ospitare sue conferenze nelle
proprie diocesi. E quando invece da qualche parte gli è consentito di tenere un
incontro – come recentemente in alcune città del Nord Italia - trova
immancabilmente dei sacerdoti che lo contestano, accusandolo di fare propaganda
contro il Papa. «Sono tutte sciocchezze, proprio non capisco questo
atteggiamento. Non ho mai detto una sola parola contro il Papa, mi sforzo solo
di servire la verità, compito che abbiamo tutti. Ho sempre visto i miei
interventi, le mie attività come un appoggio al ministero petrino. Le persone
che mi conoscono possono testimoniare che non sono affatto un antipapista. Al
contrario sono sempre stato molto leale e ho sempre voluto servire il santo
Padre, cosa che faccio anche ora».
In effetti, incontrandolo nel suo appartamento a due passi da piazza San
Pietro, con quei suoi modi affabili e il suo parlare molto spontaneo appare
distante mille miglia dall’immagine di arcigno difensore della “fredda dottrina”,
come viene descritto dalla grande stampa.
Cardinale Burke, eppure
nel dibattito che ha preceduto e seguito il primo Sinodo sulla famiglia certe
sue dichiarazioni sono effettivamente suonate come una critica a papa
Francesco, o almeno così sono state interpretate. Ad esempio, recentemente ha
fatto molto rumore quel suo “Resisterò, resisterò” come risposta a una
eventuale decisione del Papa a concedere la comunione ai divorziati risposati.
Ma è stata una frase
travisata, non c’era alcun riferimento a papa Francesco. Io credo che siccome
ho sempre parlato molto chiaramente sulla questione del matrimonio e della
famiglia, c’è chi vuole neutralizzarmi dipingendomi come nemico del Papa, o
addirittura pronto allo scisma, proprio usando quella risposta che ho dato in
una intervista a una rete televisiva francese.
E allora come va
interpretata quella risposta?
È molto semplice. La
giornalista mi ha chiesto cosa farei se ipoteticamente – non riferendosi a papa
Francesco – un pontefice prendesse decisioni contro la dottrina e contro la
prassi della Chiesa. Io ho detto che dovrei resistere, perché tutti siamo a
servizio della verità, a cominciare dal Papa. La Chiesa non è un organismo
politico nel senso del potere. Il potere è Gesù Cristo e il suo vangelo. Per
questo ho risposto che resisterò e non sarebbe la prima volta che questo accade
nella Chiesa. Ci sono stati nella storia diversi momenti in cui qualcuno ha
dovuto resistere al Papa, a cominciare da San Paolo nei confronti di San
Pietro, nella vicenda dei giudeizzanti, che volevano imporre la circoncisione
ai convertiti ellenici. Ma nel mio caso io non sto affatto facendo resistenza a
papa Francesco, perché lui non ha fatto nulla contro la dottrina. E io non mi
vedo affatto in lotta contro il Papa, come vogliono dipingermi. Io non sto
portando avanti gli interessi di un gruppo o di un partito, cerco solo come
cardinale di essere maestro della fede.
Un altro “capo di
imputazione” nei suoi confronti è la sua presunta passione per “pizzi e
merletti”, come si dice in modo spregiativo, cosa che il Papa non sopporta.
Il Papa
non mi ha mai fatto sapere di essere dispiaciuto del mio modo di vestire, che
peraltro è stato sempre entro la norma della Chiesa. Io celebro la liturgia
anche nella forma straordinaria del rito romano e ci sono per questo paramenti
che non esistono per la celebrazione nella forma ordinaria, ma io indosso
sempre quello che la norma prevede per il rito che sto celebrando. Non faccio
politica contro il modo di vestirsi del Papa. Poi si deve anche dire che ogni
Papa ha un suo stile, ma non è che poi impone questo a tutti gli altri vescovi.
Non capisco perché questo deve essere un motivo di polemica.
Però sui giornali spesso
viene usata una foto in cui lei indossa un copricapo decisamente fuori tempo…
Ah,
quella, ma è incredibile. Posso spiegarle. È una foto che si è diffusa dopo che il Foglio l’ha
utilizzata per pubblicare una mia intervista durante il Sinodo. L’intervista
era stata fatta bene, ma purtroppo hanno scelto una foto fuori contesto, e mi
dispiace perché in questo modo hanno dato l’impressione sbagliata di una
persona che vive nel passato. Era infatti successo che, dopo essere stato
nominato cardinale, sono stato invitato in una diocesi del Sud Italia per una
conferenza sulla liturgia. Per l’occasione l’organizzatore ha voluto darmi in
dono un antico cappello cardinalizio che non so dove avesse trovato. Ovviamente
lo tenevo in mano e non avevo alcuna intenzione di indossarlo regolarmente, ma
lui mi ha chiesto di poter fare almeno una foto con il cappello indosso. Questa
è stata l’unica volta che ho messo quel cappello sulla mia testa, ma purtroppo
quella foto ha girato tutto il mondo e qualcuno la usa per dare l’impressione
che io vado in giro così. Ma io non l’ho mai indossato, neanche a una cerimonia.
Lei è stato anche
indicato come l’ispiratore se non il promotore della “Supplica a papa Francesco
sulla famiglia”, che è stata diffusa per la raccolta firme attraverso alcuni
siti del mondo tradizionalista.
Io ho
firmato quel documento, ma non è affatto una mia iniziativa o una mia idea.
Tantomeno ho scritto o collaborato alla stesura del testo. Chi dice il
contrario afferma il falso. Per quel che ne so è una iniziativa di laici, a me
è stato mostrato il testo e l’ho firmato, come hanno fatto molti altri
cardinali.
Un’altra delle accuse
che le viene rivolta è quella di essere anti-conciliarista, contro il Concilio
Vaticano II.
Sono etichette che si
applicano facilmente, ma non c’è alcun riscontro nella realtà. Tutta la mia
educazione teologica nel seminario maggiore è stata basata sui documenti del
Vaticano II, e mi sforzo ancora oggi di studiare più profondamente questi
documenti. Non sono affatto contrario al Concilio, e se uno legge i miei
scritti troverà che cito molte volte i documenti del Vaticano II. Quello su cui
invece non sono d’accordo è il cosiddetto “Spirito del Concilio”, questa
realizzazione del Concilio che non è fedele al testo dei documenti ma che ha la
pretesa di creare qualcosa di totalmente nuovo, una nuova Chiesa che non ha
niente da fare con tutte le cosiddette aberrazioni del passato. In questo io
seguo pienamente la luminosa presentazione che ha fatto Benedetto XVI nel suo
discorso alla Curia Romana per il Natale 2005. È il famoso discorso in cui
spiega la corretta ermeneutica che è quella della riforma nella continuità,
contrapposta all’ermeneutica della rottura nella discontinuità che tanti
settori portano avanti. L’intervento di Benedetto XVI è davvero brillante e
spiega tutto. Molte cose che sono successe dopo il Concilio e attribuite al
Concilio non hanno niente a che fare con il Concilio. Questa è la semplice
verità.
Però resta il fatto che
papa Francesco l’ha “punita” rimuovendola dalla Segnatura apostolica e
affidandole il patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Il Papa
ha dato un’intervista al quotidiano argentino La Nacion in cui ha già
risposto a questa domanda spiegando le ragioni di questa scelta. Questo già
dice tutto e non spetta a me commentare. Io posso solo dire, senza violare
alcun segreto, che il Papa non mi ha mai detto né dato l’impressione che
volesse punirmi per qualcosa.
Certo è che la sua “cattiva
immagine” ha a che fare con quella che anche il cardinale Kasper, nei giorni
scorsi, ha definito la “battaglia sinodale”. Che sembra crescere d’intensità
man mano che ci si avvicina al Sinodo ordinario del prossimo ottobre. A che
punto siamo?
Direi
che adesso c’è una discussione molto più estesa sui temi trattati dal Sinodo e
questo è un bene. C’è un numero maggiore di cardinali, vescovi e laici che
stanno intervenendo e questo è molto positivo. Per questo non capisco tutto il
rumore che è stato creato l’anno scorso attorno al libro “Permanere nella
Verità di Cristo”, a cui io ho contribuito insieme ad altri 4 cardinali e 4
specialisti sul matrimonio.
È lì che è nata la tesi
del complotto contro il Papa, tesi ribadita recentemente da Alberto Melloni sul
Corriere
della Sera e che gli è costata una
querela dall’editore italiano Cantagalli.
È
semplicemente assurdo. Come è possibile accusare di complotto contro il Papa
coloro che presentano quello che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato sul
matrimonio e sulla comunione? È certo che il libro è stato scritto come aiuto
in vista del Sinodo per rispondere alla tesi del cardinale Kasper. Ma non è
polemico, è una presentazione fedelissima alla tradizione, ed è anche della più
alta qualità scientifica possibile. Sono assolutamente disponibile a ricevere
critiche sui contenuti, ma dire che noi abbiamo partecipato a un complotto
contro il Papa è inaccettabile.
Ma chi è che sta
fomentando questa caccia alle streghe?
Non ho alcuna
informazione diretta ma sicuramente c’è un gruppo che vuole imporre alla Chiesa
non solo questa tesi del cardinale Kasper sulla comunione per i divorziati
risposati o per persone in situazioni irregolari, ma anche altre posizioni su
questioni connesse ai temi del Sinodo. Penso ad esempio all’idea di trovare gli
elementi positivi nei rapporti sessuali extramatrimoniali o omosessuali. È
evidente che ci sono forze che spingono in questa direzione, e per questo
vogliono screditare noi che stiamo tentando di difendere l’insegnamento della
Chiesa. Io non ho nulla di personale contro il cardinale Kasper, per me la
questione è solo presentare l’insegnamento della Chiesa, che in questo caso è
legato a parole pronunciate dal Signore.
Guardando ad alcuni temi
emersi con forza al Sinodo, si è tornato a parlare di lobby gay.
Non sono in grado di
individuare con precisione, ma vedo sempre di più che c’è una forza che va in
questo senso. Vedo individui che, consciamente o inconsciamente, stanno
portando avanti un’agenda omosessualista. Come questo sia organizzato non lo
so, ma è evidente che c’è una forza di questo genere. Al Sinodo abbiamo detto
che parlare di omosessualità non c’entrava nulla con la famiglia, piuttosto si
sarebbe dovuto convocare un Sinodo apposito se si voleva parlare di questo
tema. E invece abbiamo ritrovato nella Relatio post disceptationem questo tema che non era stato discusso
dai padri.
Una delle
giustificazioni teologiche a sostegno del cardinale Kasper che oggi viene molto
ripetuta è quella dello “sviluppo della dottrina”. Non un cambiamento, ma un
approfondimento che può portare a una nuova prassi.
Qui c’è
un grande equivoco. Lo sviluppo della dottrina, come è stato per esempio
presentato dal beato cardinale Newman o da altri buoni teologi, significa un
approfondimento nell’apprezzamento, nella conoscenza di una dottrina, non il
cambiamento della dottrina. Lo sviluppo in nessun caso porta al cambiamento. Un
esempio è quello dell’esortazione post-sinodale sull’Eucarestia scritta da papa
Benedetto XVI, la “Sacramentum
Caritatis”, in cui è presentato lo sviluppo della conoscenza della
presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, espresso anche nell’adorazione
eucaristica. Ci sono stati alcuni infatti contrari all’adorazione eucaristica
perché l’Eucarestia è da ricevere dentro. Ma Benedetto XVI ha spiegato - anche
citando s. Agostino - che se è vero che il Signore ci dà se stesso nell’Eucarestia
per essere consumato, è anche vero che non si può riconoscere questa realtà
della presenza di Gesù sotto le specie eucaristiche senza adorare queste
specie. Questo è un esempio dello sviluppo della dottrina, ma non è che la
dottrina sulla presenza di Gesù nell’Eucarestia è cambiata.
Uno dei motivi che
tornano nelle polemiche sul Sinodo è la presunta contrapposizione tra dottrina
e prassi, dottrina e misericordia. Anche il papa insiste spesso sull’atteggiamento
farisaico di chi usa la dottrina impedendo che passi l’amore.
Credo
che bisogna distinguere tra quello che il Papa dice in alcune occasioni e
coloro che affermano una contrapposizione tra dottrina e prassi. Non si può mai
ammettere nella Chiesa un contrasto tra dottrina e prassi perché noi viviamo la
verità che Cristo ci comunica nella sua santa Chiesa e la verità non è mai una
cosa fredda. È la verità che apre a noi lo spazio per l’amore, per amare
veramente si deve rispettare la verità della persona, e della persona nelle
situazioni particolari in cui si trova. Così stabilire un tipo di contrasto tra
dottrina e prassi non rispecchia la realtà della nostra fede. Chi sostiene le
tesi del cardinale Kasper – cambiamento della disciplina che non tocca la
dottrina – dovrebbe spiegare come sia possibile. Se la Chiesa ammette alla
comunione una persona che è legata in un matrimonio ma sta vivendo con un’altra
persona un altro rapporto matrimoniale, cioè è in stato di adulterio, come si
può permettere questo e ritenere nello stesso tempo che il matrimonio sia
indissolubile? Quello tra dottrina e prassi è un falso contrasto che dobbiamo
rigettare.
Però è vero che si può
usare la dottrina senza amore.
Certo, ed è questo che
il papa sta denunciando, un uso della legge o della dottrina per avanzare un’agenda
personale, per dominare le persone. Ma questo non significa che c’è un problema
con la dottrina e la disciplina; soltanto ci sono persone di cattiva volontà
che possono commettere abusi per esempio interpretando la legge in un modo che
danneggia le persone. O applicando la legge senza amore, insistere sulla verità
della situazione della persona ma senza amore. Anche quando una persona si
trova in peccato grave noi dobbiamo amare la persona e aiutare come ha fatto il
Signore con l’adultera e la samaritana. Lui è stato molto chiaro nell’annunciare
lo stato di peccato in cui loro stavano, ma nello stesso tempo ha dimostrato un
grande amore invitandole a uscire da questa situazione. Ciò che non facevano i
farisei, che invece dimostravano un legalismo crudele: denunciavano la
violazione della legge ma senza dare nessun aiuto alla persona per uscire dal
peccato, così da ritrovare pace nella sua vita.
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 1.4.2015