Sante Messe in rito antico in Puglia

lunedì 9 aprile 2018

Ave alle donne come te, Maria

Per celebrare la festa (liturgica) dell’Annunciazione, che quest’anno cade odiernamente (essendo stato lo scorso 25 marzo Domenica delle Palme), rilanciamo questo contributo di Vito Abbruzzi, ricordando quel che diceva il Servo di Dio don Dolindo Ruotolo: «Bisognerebbe intensificare le preghiere e la devozione a Maria SS.ma, ma dolorosamente la devozione a Maria SS. è decaduta in tante anime, che credono, così, di avvicinare alla Chiesa i separati, quando, col loro atteggiamento, si avvicinano agli errori dei dissidenti e non se ne accorgono ... È una immensa pena per la povera anima mia. Si stampano su riviste cattoliche e da Sacerdoti, errori, veri errori contro la Madonna e le cose più sante delle tradizioni della Chiesa. Si parla di aggiornamento ai tempi, ma c’è in realtà un aggiornamento al mondo ed allo spirito satanico. Non cooperate alla demolizione di quello che fa del vostro Ordine uno dei più belli della Chiesa. Rimanete puntello della Chiesa in questi tempi così pericolosi. Occorrono le parole che disse Pio XII ai Gesuiti: “O rimanete quali siete, nello spirito del fondatore, o è meglio che non siate più”. Parole di grande attualità per tutti gli Ordini religiosi» [Pensieri di Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), tratti da Fui chiamato Dolindo che significa dolore, p. 266].

Santino XVIII sec.



Santino 1906











Ave alle donne come te, Maria

di Vito Abbruzzi

Tra i canti religiosi più popolari sicuramente quelli dedicati alla Madonna occupano il primo posto; soprattutto l’Ave Maria: la preghiera mariana per eccellenza, cantata in tutte le lingue del mondo. Il repertorio musicale riguardante l’Ave Maria è davvero vasto, con melodie una più bella dell’altra, firmate da compositori che hanno fatto e sono la storia della Musica, tanto sacra quanto profana. Si pensi a due nomi tra tutti: Schubert e Gounod, le cui Ave Maria sono ancora oggi le più interpretare dalle grandi voci del panorama canoro, non solo classico ma anche leggero.
Molte Ave Maria hanno rispettato il testo originale latino (quello della preghiera, per intenderci); ma tante altre, invece, cantate in lingua volgare, hanno testi in parte o in tutto rivisitati rispetto alla preghiera che ben conosciamo. Non nascondo che non pochi di essi sono pieni di melensaggini, sotto tutti i punti di vista, soprattutto teologico, ché finiscono collo sminuire la figura di Maria e il mistero dell’Incarnazione. Non voglio portare qui esempi negativi citando canzonette da chiesa più o meno note: tempo sprecato dal momento che vale l’errato principio: “non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace”. Voglio, invece, dedicare il mio tempo parlando di un’Ave Maria che, per quanto laica (così l’ha definita Antonella Ruggiero cantandola durante un concerto dove io ero presente), è profondamente religiosa, pur non essendo canzone da chiesa: l’Ave Maria di Fabrizio De Andrè. Si tratta di una canzone il cui brano musicale è armonicamente così ben costruito da poter a pieno diritto appartenere al genere classico. Lo dimostrano i vari arrangiamenti curati dai migliori concertisti di musica classica, tra cui mi piace menzionare il Maestro Andrea Bacchetti: pianista eccezionale, che da anni accompagna la straordinaria voce di Antonella Ruggiero, la quale proprio all’Ave Maria di De Andrè ha dato un’intensità e uno struggimento davvero unici, superando nell’interpretazione canora lo stesso cantautore genovese (qui).
Cosa ha di diverso e di così speciale l’Ave Maria di Fabrizio De Andrè? Mi riferisco chiaramente al testo, oltre che alla musica, già sublime di per sé. Ha l’aver sottolineato l’essere pienamente “donna” di Maria a motivo del suo essere a tutti gli effetti “madre”; a prescindere dal figlio: “povero o ricco, umile o Messia”; e senza preoccuparsi affatto – a differenza di tanti che sono credenti-increduli – dell’aver concepito e partorito verginalmente Gesù. Il sospetto, infatti, per Maria, come per Giuseppe, “suo castissimo sposo” (come diciamo nella preghiera indulgenziata Dio sia benedetto, al termine dell’adorazione eucaristica) è, specialmente oggi in una società fortemente edonistica, di essere considerata donna a metà, per il fatto di non aver conosciuto uomo (cfr. Lc 1,34). Ho a suo tempo trattato la questione “San Giuseppe: ‘mezzo uomo’ o ‘uomo giusto’?” (v. qui), dimostrando che egli fu, “per le sue particolari doti virili, un vero uomo, un uomo di carattere”. Non da meno è Maria: la Donna per antonomasia; la Donna con la quale tutte le altre donne dovranno misurarsi. «Ave alle donne come te, Maria», esclama De Andrè, «femmine un giorno e poi madri per sempre, nella stagione che stagioni non sente».
Si fa subito a dire “maschio”, “femmina”; non così “uomo”, “donna”: bisogna essere davvero all’altezza di un Giuseppe e di una Maria: «coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,21); coloro che, come direbbe mio padre, si mettono la famiglia sulle spalle… senza se e senza ma.
Evviva Maria!

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