Sante Messe in rito antico in Puglia

mercoledì 25 dicembre 2019

Auguri politicamente scorretti di Santo Natale con un testo di S. Bonaventura da meditare

Quali auguri fare a Natale? quali auguri porgere ai nostri lettori in questo giorno nel quale - come ci ricorda un nostro amico - la Chiesa Romana offre ben tre volte il Sacrificio in memoria della triplice nascita del Verbo: quella temporale secondo la carne (missa in nocte), quella della Grazia che germoglia nel cuore dei fedeli (missa in aurora) e quella ab aeterno nel seno del Padre (missa in die)? quali auguri fare per mostrare il distacco dal pensiero unico dominante?
Forse più che mai, si avverte, oggi, la necessità di auguri non politicamente corretti. Quale testo scegliere?
C’era solo l’imbarazzo della scelta. Avremmo potuto partire dal celeberrimo effato di S. Leone Magno «Agnósce, o christiáne, dignitátem tuam, et, divínæ consors factus natúræ, noli in véterem vilitátem degéneri conversatióne redíre» (Serm. I in Nativitate Domini, in PL 54, col. 192), che costituisce la lectio IV del II Notturno In Nativitate Domini.
Invece, abbiamo pensato per i nostri auguri anticonvenzionali e non politicamente corretti ad una nota pagina di un sermone di S. Bonaventura da Bagnoregio, dottore della Chiesa, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola e che illustra i prodigi avvenuti nella notte di Natale.
Santa Natività del Signore, secondo la carne, a tutti i nostri lettori affezionati. E … buona lettura e meditazione.



Carlo Maratta, Gesù Bambino tra S. Giovannino e Angeli, 1690


Lorenzo Lotto, Il bagnetto del piccolo Gesù, 1527-28 circa, Pinacoteca Nazionale Siena

Tutto fu miracoloso nella nascita di Cristo; il primo miracolo è questo: che Colei che lo generò era vergine prima del parto e rimase tale durante e dopo il parto come ci attestano i profeti; poiché essa fu raffigurata quale la verga di Aronne che spontaneamente fiorì o quale la porta di Ezechiele che sempre rimase sigillata. Ci attesta la verginità della Madonna anche la fida custodia di Giuseppe e la miracolosa prova che ne fu fatta: si narra che quando la Vergine stava per partorire, Giuseppe mandò a chiamare due levatrici per ottemperare alle consuetudini della sua terra. Una si chiamava Sebel l’altra Salomè. Sebel visitò Maria e la trovò vergine onde esclamò: «Una vergine ha generato!». Salomè non voleva crederlo senza farne esperienza onde le si paralizzò la mano. La invitò poi un angelo a toccare il neonato e subito riacquistò la salute.
(Legenda Aurea)

































San Bonaventura: I prodigi della notte di Natale

San Bonaventura è una delle figure più alte della Chiesa nell’epoca medioevale.
Nato nel 1217 a Bagnoregio (VT), entrò nel 1243 nell’ordine francescano, per conto del quale insegnò come maestro di teologia all’Università di Parigi. Nel 1257 il capitolo generale dei frati minori, riunito a Roma, lo elesse ministro generale, e come tale nel 1260 fu uno degli artefici delle prime costituzioni generali dell’ordine. Nel 1273 venne nominato cardinale e vescovo di Albano da Papa Gregorio X, che lo fece partecipare al Concilio ecumenico di Lione; ma proprio alla fine del Concilio, nel 1274, Bonaventura morì.
Canonizzato nel 1492, nel 1588 fu proclamato Dottore della Chiesa, e ricevette il titolo di Doctor Seraphicus per la luminosità della sua dottrina e per l’ardore del suo insegnamento. Oltre a scrivere numerose opere, il santo predicò celebri sermoni, fra i quali il Sermone XXI De nativitate Domini, pronunciato nella chiesa di Santa Maria della Porziuncola, che illustrava alcuni fatti miracolosi accaduti nel momento del Santo Natale.
Ne presentiamo qui sotto una traduzione dal testo originale latino.
«Questi, secondo diverse testimonianze, sono i miracoli manifestatisi al popolo peccatore il giorno della Natività di Cristo.
Primo – Una stella splendente apparve nel cielo verso Oriente, e dentro di essa si vedeva la figura di un bellissimo bambino sul cui capo rifulgeva una croce, per manifestare la nascita di Colui che veniva a illuminare il mondo con la sua dottrina, la sua vita e la sua morte.
Secondo – In Roma, a mezzo giorno, apparve sopra il Campidoglio un cerchio dorato attorno al sole – che fu visto dall’Imperatore e dalla Sibilla raffigurante al centro una Vergine bellissima che portava un Bambino, volendo così rivelare che Colui che stava nascendo era il Re del mondo che si manifestava come lo «splendore della gloria del Padre e la figura della sua stessa sostanza» (Ebrei 1,3).
Vedendo questo segnale, il prudente Imperatore (Augusto) offrì incenso al Bambino, e da allora rifiutò di essere chiamato dio.
Terzo – In Roma venne distrutto il “tempio della Pace”, sul quale, quando era stato costruito, i demoni si domandavano per quanto tempo sarebbe durato. Il vaticinio fu: «fino al momento in cui una vergine concepirà». Questo segnale rivelò che stava nascendo Colui che avrebbe distrutto gli edifici e le opere della vanità.
Quarto – Una fonte di olio di oliva sgorgò improvvisamente a Roma e fluì abbondantemente, per molto tempo, fino al Tevere, per dimostrare che stava nascendo la Fonte della pietà e della misericordia.
Quinto – Nella notte della Natività, le vigne di Engadda, che producevano balsamo e aromi, si coprirono di foglie e produssero nettare, per significare che stava nascendo Colui che avrebbe fatto fiorire, rinnovare, fruttificare spiritualmente e attirare con il suo profumo il mondo intero.
Sesto – Circa trentamila ribelli furono uccisi per ordine dell’Imperatore, per manifestare la nascita di Colui che avrebbe conquistato alla sua Fede il mondo intero e avrebbe precipitato i ribelli nell’inferno.
Settimo – Tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra, secondo quanto ricordò San Gerolamo commentando il salmo:«È nata una luce per il giusto», per evidenziare che Colui che stava nascendo veniva a riformare la natura e a promuovere la castità.
Ottavo – Nella Giudea un animale parlò, e lo stesso fecero anche due buoi, affinché si comprendesse che stava nascendo Colui che avrebbe trasformato gli uomini bestiali in esseri razionali.
Nono – Nel momento in cui la Vergine partorì, tutti gli idoli dell’Egitto caddero in frantumi, realizzando il segno che il profeta Geremia aveva dato agli egiziani quando viveva tra loro, affinché si intendesse che stava nascendo Colui che era il vero Dio, l’unico che doveva essere adorato assieme al Padre e allo Spirito Santo.
Decimo – Nel momento in cui nacque il Bambino Gesù, e venne deposto nella mangiatoia, un bue e un asino si inginocchiarono e, come se fossero dotati di ragione, Lo adorarono, affinché si capisse che era nato Colui che chiamava al suo culto i giudei e i pagani.
Undicesimo -–Tutto il mondo godette della pace e si trovò nell’ordine, affinché fosse palese che stava nascendo Colui che avrebbe amato e promosso la pace universale e impresso il sigillo sui propri eletti per sempre.
Dodicesimo – In Oriente apparvero tre stelle che in breve si trasformarono in un unico astro, affinché fosse a tutti manifesto che stava per essere rivelata l’unità e trinità di Dio, e anche che la Divinità, l’Anima e il Corpo si sarebbero congiunti in una sola Persona.
Per tutti questi motivi la nostra anima deve benedire Dio e venerarlo, per averci liberato e per avere manifestato la sua maestà, con così grandi miracoli, a noi poveri peccatori».

"Adeste Fideles" in Notre Dame, prima della distruzione

Per la prima volta, da 216 anni, non è stata celebrata la Notte Santa di Natale in Notre Dame, a Parigi, dopo la distruzione e la devastazione della celebre Cattedrale a seguito dell'incendio dello scorso 15 aprile (Pour la première fois en 216 ans, Notre-Dame va rester silencieuse le soir de Noël, in Le Monde, 24 déc. 2019; Pour la première fois depuis 1803, Notre-Dame ne connaîtra pas de messe de Noël, in L'Obs, 24 déc. 2019; Pas de messe de Noël à Notre-Dame, une première depuis 1803, in RT France, 24 déc. 2019).
Ci sembra doveroso, perciò, ricordare la melodia natalizia di Adeste Fideles, che risuonava sotto le sue volte. Un tempo.



domenica 27 ottobre 2019

Due aforismi nella Festa di Cristo Re dell'Universo

Mentre a Roma si divertono e dilettono a giocare con le divinità pagane, i cattolici celebrano la festa di Cristo Re dell'Universo







Fonte: G. Zoroddu (a cura di), La festa di Cristo Re (del Card. Schuster), in Radiospada, 27.10.2019;
“Te sæculorum Principem”. L’inno della Regalità Sociale di Cristo, ivi, 26.10.2019; 
Nostro Signore Gesù Cristo Re: Re delle anime e Re della società civile, in Sardinia Tridentina, 29.10.2017.

sabato 26 ottobre 2019

Mentre a Roma si consuma l’apostasia, volgiamo lo sguardo a Cristo Re dell’Universo, distruttore degli idoli demoniaci

Mentre apostati e falsi cristiani adorano in questo momento l’idolo di Pachamama nella chiesa di S. Maria in Traspontina, come ci informa il blog Messa in latino, noi volgiamo lo sguardo su Cristo, re dell’universo, nella vigilia della sua festa liturgica.




intanto a Verona, nella Chiesa del Sacro Cuore ......... (da Facebook) 

Cristo Re distruttore degli idoli demoniaci. Un pensiero di S. Agostino

a cura di Giuliano Zoroddu

Per prepararci a ben festeggiare la festa della Regalità sociale di Cristo, la festa che ci ricorda il diritto che Cristo, vero Uomo e vero Dio, ha per nascita e per conquista, di comandare Egli solo ugualmente ai singoli ed alle società e del dovere che hanno questi di obbedirgli, per averci, come ci ricorda l’epistola della festa “fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce … strappati dalla potestà delle tenebre”, offriamo ai lettori una riflessione di Sant’Agostino che ci appare molto attuale.

Pietro da Cortona, Costantino Magno ordina la distruzione degli idoli pagani e li sostituisce con la Croce e l’immagine di Gesù Cristo Salvatore, 1633-36, Palazzo Barberini, Roma

Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire. Chi è questo Signore grande e degno di lode oltre ogni dire, se non Gesù Cristo? Voi sapete certamente che egli apparve fra noi nelle sembianze di uomo. Sapete che fu concepito nel grembo di una donna, che nacque, fu allattato e portato in braccio, che fu circonciso e più tardi per lui fu offerto un sacrificio e che divenne gradatamente adulto. Giunto alla fine della vita, egli fu schiaffeggiato, coperto di sputi, coronato di spine, confitto in croce ove morì e fu trafitto dalla lancia. Sapete come egli abbia subito tutta questa serie di umiliazioni; eppure egli è grande e degno di lode oltre ogni dire. Non disprezzatelo nella sua piccolezza! Pensate quanto sia grande! Si fece piccolo perché voi eravate piccoli; riconoscetene la grandezza e in lui diventerete grandi anche voi. Così infatti va avanti la costruzione di quella casa; così aumentano, le dimensioni della casa stessa: mediante, cioè, la crescita delle pietre che vengono adoperate per l’edificio. Crescete dunque e comprendete la grandezza di Cristo! Anche se piccolo egli è grande, grande a dismisura. Mancano le parole al salmista, che pur voleva dirci quanto fosse grande. Difatti, anche se per un giorno intero avesse detto: “Grande, grande!”, cosa avrebbe detto? Pur dicendo per tutto un giorno: “Grande”, alla fine avrebbe dovuto interrompersi, perché il giorno ha un termine; mentre la grandezza del Signore è prima dei giorni e fuori dei giorni, poiché non conosce giorno. Come esprimersi allora? Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire. Quale espressione avrebbe dovuto usare una lingua piccina per lodare un grande? Ha detto: Oltre ogni dire. È questa un’espressione sfuggitagli di bocca, ma con essa ha dato alla mente un delizioso tema di riflessione. È come se dicesse: Ciò che io non riesco ad esprimere, immaginalo tu e, dopo che ci avrai meditato, sappi che è ancora poco. E se il pensiero non è in grado di raffigurarselo, potrà la lingua descriverlo a parole? Grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni dire. Lui sia lodato e glorificato e la sua gloria venga proclamata [ovunque]! Così viene edificata la casa.
Egli è più terribile di tutti gli dèi. Esistono dunque degli dèi, rispetto ai quali egli è più terribile? Vediamo a chi si riferisca, e comprenderemo perché parli così. Frattanto però prima che ce ne parli statemi attenti, o carissimi. Terribile più di tutti gli dèi è colui che fra gli uomini comparve (per così dire) come uno spaurito. Non emisero forse dei fremiti le genti? e i popoli non tramarono vane insidie contro il Signore e il suo Cristo[1]? Non lo attorniarono, forse, quei tori ben ingrassati? Non s’infuriò, forse, contro di lui quel leone ruggente[2] che entrando nel cuore dei suoi persecutori, esclamò: Crocifiggilo, crocifiggilo[3]? Quasi che, con quel ruggito, riuscisse ad impaurire chi è terribile al di sopra, non dico degli uomini ma di tutti gli dèi! Il luogo ove egli intende costruirsi la casa è selvaggio, tanto che ieri si diceva: L’abbiamo trovato nei campi della selva[4]. Quando diceva: Nei campi della selva, stava cercandosi proprio la casa. Ma perché era selvaggio quel posto? Gli uomini adoravano gli idoli, e non c’è da stupirsi che stessero pascolando dei porci. Erano infatti quel figlio che aveva abbandonato il padre e, vivendo da scialacquone, s’era consumato tutto il patrimonio con le prostitute, e ora pascolava i porci[5], cioè adorava i demoni. Mediante il culto idolatrico praticato dai gentili la terra era diventata tutta una selva. Ma colui che costruisce la casa sradica la selva, e per questo nel titolo del salmo si dice: Quando veniva edificata la casa, dopo la prigionia[6]. Gli uomini, infatti, erano prigionieri del diavolo e adoravano i demoni, ma vennero riscattati dalla prigionia. Essi avevano potuto vendersi, ma non erano in grado di riscattarsi. Venne il Redentore e sborsò il prezzo: versò il suo sangue e si riacquistò l’universo. Mi chiederete: “Cos’ha comprato?”. Guardate cosa ha sborsato e comprenderete cosa abbia comprato. Il sangue di Cristo, ecco il prezzo. Che cosa può valere tanto? Che cosa, se non tutto l’universo? Che cosa, se non l’intera umanità? Molto irriconoscenti nei confronti del prezzo sborsato per loro, ovvero enormemente superbi, sono quei tali che affermano essere stato quel prezzo così insignificante da potercisi ricomprare solo gli africani, ovvero si ritengono così importanti che ce lo volle tutto per ricomprare loro soli. Non gioiscano! non montino in superbia! Quello che egli versò lo versò per tutti. Egli sa che cosa abbia riscattato, sapendo qual prezzo abbia pagato. Essendo, dunque, stati liberati dalla prigionia, ecco che da allora si viene costruendo la casa. Ma, chi sono coloro che ci tenevano prigionieri? Notiamo, prima di tutto, che il compito di sradicare la selva è affidato a coloro cui si dice: Annunziate! Essi debbono abbattere la selva, cioè liberare la terra dalla schiavitù, e debbono mediante la predicazione erigere, cioè costruire, la mole della casa del Signore. Come infatti riuscire a sradicare la selva, se non mediante la predicazione di colui che è al di sopra di tutti gli esseri? Le genti avevano per loro divinità i demoni. Li chiamavano dèi, ma in realtà erano demoni, come apertamente asserisce l’Apostolo: I sacrifici dei gentili vengono immolati ai demoni, non a Dio[7]. Immolando le loro vittime ai demoni, erano schiavi del demonio, e la terra era rimasta tutta intera come una selva. Fu allora che risuonò l’annunzio di chi è grande e degno di lode oltre ogni dire.
La grandezza di questo terribile al di sopra di tutti gli dèi si palesa nella distruzione da lui operata di tutte le superstizioni che tenevano schiavo il popolo che egli era venuto a redimere. E, come se qualcuno gli chiedesse: “Ma perché dici sopra tutti gli dèi? ci sono forse degli dèi?”, prosegue dicendo: Infatti tutte le divinità dei pagani sono demoni. Stia attenta la vostra Carità! Cosa sublime diceva or ora, quando affermava che il Signore è grande e, come incapace di esprimere tutta la sua lode, confessava che egli è degno di lode oltre ogni dire. Te l’ho già fatto notare: il salmista ti lascia immaginare da solo quel che lui personalmente a parole non riesce ad esprimere. Ma poi, tentando di dire anche lui qualcosa, cosa mi propone di grande riguardo al nostro Signore Gesù Cristo? Che egli è superiore ai demoni? Difatti, dopo aver affermato che egli è terribile più di tutti gli dèi, continua: Difatti tutte le divinità dei pagani sono demoni. Veramente non è una gran cosa essere superiore ai demoni! Tu stesso, se lo vuoi, lo puoi essere: basta che tu creda in lui. Consisterà, dunque, in questo la grandezza di quella lode per cui esclamava: Grande è il Signore e degno di lode oltre ogni dire?Egli cerca di spiegarsi come a lingua umana è consentito; e sebbene grande sia lo Spirito Santo che pulsa lo strumento, tuttavia il suono deve passare per le strettoie dello spirito umano e tradursi in sillabe. Egli dunque suscita dei pensieri ma, volendoli tradurre a parole, cosa riesce a dire? Grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni dire. Di’ pure quanto sia degno di lode! forza! Prosegue: Egli è terribile al di sopra di tutti gli dèi. Ma perché dici: Al di sopra di tutti gli dèi? Poiché tutte le divinità dei pagani sono demoni. Ebbene, tutta la lode che merita colui che è degno di lode oltre ogni dire consisterà, dunque, nel fatto che egli è superiore a tutte le divinità del paganesimo, le quali sono demoni? Aspetta un istante e ascolta il seguito: Il Signore ha creato i cieli. Grande quindi non solamente più dei demoni, ma più dei cieli, creati da lui. Se non avesse detto altro che: Egli è al di sopra dei demoni, poiché tutte le divinità dei pagani sono demoni, e a questo si fosse ridotta la lode tributata al Signore, non avrebbe detto di Cristo nemmeno quello che noi siamo soliti pensare di lui. Ma egli aggiunge: Il Signore ha creato i cieli. Considerate la distanza tra i cieli e i demoni, e fra i cieli e colui che dei cieli è il creatore. Ecco quanto alto è il Signore. Né ha detto: “Il Signore ha il suo trono al di sopra dei cieli”, poiché, in tal caso, si sarebbe potuto pensare che un altro abbia creato i cieli e lui vi sia solamente seduto. Dice: Il Signore ha creato i cieli. Se ha creato i cieli, ha creato gli angeli; e come gli angeli, così ha formato gli Apostoli, cui obbedivano i demoni. Anzi, gli stessi Apostoli erano dei cieli portanti il Signore. E quale Signore portavano? Quello dal quale erano stati creati. E ascolta se siano o meno dei cieli! I cieli annunziano la gloria del Signore[8]. E a questi cieli è detto: Annunziate alle genti la gloria di lui, in mezzo a tutti i popoli i suoi prodigi. Poiché grande è il Signore, e degno di lode oltre ogni dire: egli è terribile più che tutti gli dèi. Quali dèi? Tutti gli dèi delle genti, che sono demoni. Egli è terribile sopra tutti questi dèi. Il Signore, al contrario, ha creato i cieli. O cieli, che il Signore ha creati, annunziate in mezzo, alle genti la gloria di lui! Che su tutta la terra si edifichi la sua casa, e tutta la terra canti il cantico nuovo!

(Sant’Agostino, Sul salmo 95, 4-6)

[1] Cf. Sal 2, 1.
[2] Cf. Sal 21, 13-14.
[3] Mt 27, 23.
[4] Sal 131, 6; cf. Aug., En. in Sal. 131, 11.
[5] Cf. Lc 15, 12-15.
[6] Sal 95, 1.
[7] 1 Cor 10, 20.
[8] Sal 18, 2.

Fonte: Radiospada, 26.10.2019

lunedì 21 ottobre 2019

Immagini per meditare

Ciò che dovrebbe fare ogni cristiano, degno di questo nome, è abbattere e distruggere i nuovi idoli pagani quando questi sono utilizzati non a titolo di conservazione storica del proprio passato (ad es. in un museo), ma come divinità a cui prestare culto e venerazione, per giunta in luoghi cristiani.

S. Nicola distrugge gli Idoli pagani, Monastero di Esphigmenou

Manifattura boema, S. Vigilio abbatte un idolo pagano, decoro di tonacella, Museo diocesano, Trento

Giovanni d'Alemagna, S. Apollonia distrugge un idolo, 1442, National Gallery of Art, Washington, D.C.,

Pedro García de Benavarre, o Benabarre, S. Sebastiano parla ai SS. Marco e Marcelliano, e, insieme a S. Policarpo, distrugge gli idoli, 1470 circa, museo del Prado, Madrid 

Joan Gascó - Perot Gascó, S. Bartolomeo apostolo distrugge l'idolo, 1525-26, Museu Episcopal, Vic


Giovanni Marracci, S. Paolino distrugge gli idoli o Trionfo del Cristianesimo, 1657-1704, Szépművészeti Múzeum, Budapest

Fra Juan Andrés Rizi, S. Benedetto distrugge l'idolo di Apollo, 1662, Museo del Prado, Madrid

Nicola Malinconico, S. Benedetto abbatte gli idoli a Montecassino, 1690-1710, Abbazia, Montecassino

Giuseppe Velasco, S. Benedetto distrugge l'idolo di Apollo, XVIII sec., chiesa di S. Biagio, Nicosia

Giuseppe Velasco, S. Benedetto distrugge l'idolo di Apollo, XVIII sec., chiesa dell'Immacolata Concezione, Palermo

Per riferimenti, cfr. F. Agnoli, Idoli da distruggere, la lezione di san Vigilio, in LNBQ, 24.10.2019.
Lode perenne agli impavidi giovani cattolici che, intrepidi e con sprezzo del pericolo di subire persecuzioni, hanno rapito le statue della divinità pagana di Pachamama, che avevano contaminato con il loro lezzo diabolico la chiesa romana di S. Maria in Traspontina. La chiesa, certo, andrebbe riconsacrata ed offerta una messa di espiazione perché in essa divinità pagane sono state celebrate. Non diversamente anche San Pietro.


Ma almeno quella chiesa romana, grazie a giovani coraggiosi, è stata mondata dalla presenza demoniaca di Pachamama. 
S. Paolo ammoniva i cristiani di Corinto a non entrare in comunione con gli idoli e con coloro che adorano gli idoli: "i sacrifici dei pagani sono fatti a demòni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demòni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demòni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demòni" (1 Cor. 10, 20-21).