Sante Messe in rito antico in Puglia

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mercoledì 12 dicembre 2018

Le meraviglie della Tilma di Guadalupe ovverosia dell'Immagine della Perfetta e Perpetua Vergine Santa Maria di Guadalupe, Regina del Messico e Imperatrice d’America, Patrona del Messico, dell’America e delle Filippine



Fonte: Giulio Dante Guerra, Le meraviglie della Tilma di Guadalupe, in Radiospada, 12.12.2018. Cfr. Enigmi e misteri della TILMA di Guadalupe: quell'immagine prodotta dal "dito di Dio", in Gloria TV, 12.12.2017"Quetzalcoatl è tornato!" [Straordinario! Lutero, la conquista del Messico e le apparizioni di Guadalupe], ivi, 12.12.2018; Nicoletta De Mattheis, Le sante immagini acheropite (6): Nostra Signora di Guadalupe, la più moderna, in Reliquiosamente, 3.11.2016.

sabato 12 dicembre 2015

Inno alla Guadalupana - alla Vergine Maria di Guadalupe




Juan de Sáenz, Vergine di Guadalupe con le immagini delle Apparizioni, XVII sec.

Sebastián Salcedo (o Zalcedo), Vergine di Guadalupe, 1779, Art Museum, Denver


Autore anonimo, Vergine di Guadalupe, XVIII sec., Indianapolis Museum of Art, Indianapolis

Joaquín Villegas (attrib.), L'Eterno Padre dipinge la Vergine di Guadalupe, XVIII sec., Museo Nacional de Arte, Città del Messico

Nicolas Enriquez, Vergine di Guadalupe, XVIII sec.


Miguel Cabrera, Mons. Juan de Zumarraga, XVIII sec.

Juan Rodríguez Juárez, Vergine di Guadalupe con le sue quattro apparizioni, 1773, Metropolitan Museum of Art, New York

Anonimo, Benedetto XIV riceve la Guadalupana a S. Pietro, XX sec.
Nel 1752 una copia della Tilma Guadalupana, realizzata Miguel Cabrera fu donata al papa Benedetto XIV dal padre Francisco López, S.J., incaricato delle pratiche per la concessione dell'ufficio e messa propria della Vergine di Guadalupe; il pontefice a sua volta ne fece dono alla chiesa del monastero romano della Visitazione

Gonzalo Carrasco Espinosa S.J., La Vergine di Guadalupe sconfigge il demonio, XX sec.

Mons. Luis María Martínez y Rodríguez, Arcivescovo di Città del Messico e Primate del Messico, trentiduesimo successore di Mons. Juan de Zumarraga e custode della venerata immagine della Vergine di Guadalupe, celebra un Pontificale nell'Antica Basilica di Nostra Signora di Guadalupe sul Tepeyac

giovedì 21 maggio 2015

Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo

Rilancio volentieri quest’articolo di Tempi.

Oggi la Chiesa ricorda i santi martiri messicani, che diedero la vita per non rinnegare Cristo

di Emanuele Boffi

Si festeggiano oggi don Cristobal Magallanes Jara e altri suoi 25 compagni, fucilati dal governo massone nel 1927. Qui la storia dei cristeros



Oggi la Chiesa ricorda la figura di don Cristobal Magallanes Jara e di altri suoi 25 compagni, uccisi in Messico durante la persecuzione del governo contro i cristiani nei primi anni del Novecento.

Don Cristobal, nato a Totatiche il 30 luglio 1869, fu un semplice sacerdote e missionario tra gli indigeni “huichole” dove compì il suo apostolato, in particolare tra i giovani, suscitando innumerevoli vocazioni sacerdotali. Quando fu chiuso il seminario di Guadalajara, ne fondò uno nuovo non arrendendosi mai di fronte alle persecuzioni. Proprio per la sua ostinazione e fede fu fucilato il 25 maggio 1927. Giovanni Paolo II ha canonizzato lui e i suoi compagni nel 2000. I lettori di 
Tempi conoscono bene l’eroica storia dei cristeros messicani, di cui vi abbiamo parlato spesso, anche grazie al film Cristiada, portato in Italia anche grazie al nostro contributo.
Qui di seguito vi riproponiamo uno dei nostri articoli, in cui narravamo la storia dei cristeros.

Il grande merito di Cristiada (For Greater Glory) è quello di narrare un evento altrimenti sconosciuto come la rivolta del popolo cattolico contro le leggi del governo messicano negli anni Venti. In realtà, forti limitazioni del culto e della libertà religiosa erano iniziate nel 1914 quando l’esecutivo aveva già cominciato a perseguitare il clero e a limitare i riti. Fu però il 14 marzo 1926 che la repressione del governo guidato dal presidente Plutarco Elía Callés, detto “El turco”, insignito di prestigiose medaglie dalle logge massoniche, ebbe il suo apice. Callés, rivoluzionario filosovietico, in un paese in cui la percentuale dei cattolici era del 95 per cento, fece espellere i sacerdoti nati all’estero, chiuse le scuole, gli ospedali, gli ospizi, gli orfanotrofi cattolici, nonché i seminari i cui studenti furono deportati. Abolì molte diocesi e ogni manifestazione pubblica della fede (persino farsi il segno di croce era rischioso).
Il film di Dean Wright narra la vicenda a partire da questo momento e di ciò che accadde nel paese nei tre anni successivi. È la storia di come un’élite di intellettuali, sacerdoti e laici diede vita il 14 marzo 1925 alla Lega Nazionale per la Difesa religiosa che, dopo gli innumerevoli e vani tentativi di trovare un accordo col presidente, escogitò altri stratagemmi non violenti per opporsi alle sue leggi. Dapprima con una petizione, poi con un boicottaggio delle banche e di tutti i prodotti di Stato che ebbe notevoli effetti (la Banca di Tampico e la Banca inglese fallirono), ma che non fermò le violenze di Callés e dell’esercito.
Fu allora che il Messico insorse e accanto a quell’élite si schierò un popolo che chiedeva solo di poter continuare a professare la propria fede. Questo nel film è mostrato con dovizia di particolari storicamente documentati. Villani, contadini, artigiani equipaggiati inizialmente più di rastrelli che di fucili, riuscirono nell’insperata impresa di tenere testa a una forza governativa militarmente organizzata.
L’esercito dei cristeros era un ben strano esercito. Armati di pistole e croci, si lanciavano in battaglia all’urlo «Viva Cristo rey», parole che apparivano anche sul loro vessillo accanto all’immagine della Madonna di Guadalupe. Gli storici raccontano che questi zotici dalla fede granitica erano soliti organizzare Messe e confessioni tra una battaglia e l’altra, dandosi il cambio quando erano di vedetta in modo che ognuno potesse dedicare qualche ora all’adorazione eucaristica. I cristeros si facevano il segno della croce prima di ogni scontro e si salutavano così: «Preghiamo per noi e per essi».

Il più grande seminario del mondo

Questo è un particolare rivelatore dell’animo dei cristeros: non combattevano un regime per imporne un altro. La loro non fu una battaglia rivoluzionaria per rovesciare un potere e sostituirlo. La loro fu una guerra per poter continuare a professare pubblicamente quello che erano: cattolici. Tant’è vero che, quando nel 1929 si arrivò a un accordo per il cessate il fuoco, i cristeros, in obbedienza alla Chiesa di Roma, deposero malvolentieri le armi, ben sapendo, come poi accadde, che il governo avrebbe ricominciato a impiccarli ai pali delle luce.
Nella pellicola è mostrata la figura di José Luis Sánchez del Rio, che a 14 anni divenne portabandiera dei cristeros. Catturato e torturato, José si rifiutò di pronunciare la frase: «Muerte a Cristo rey». Ucciso il 10 febbraio 1928 mentre urlava «viva Cristo rey» è stato beatificato nel 2005 da papa Benedetto XVI. Il luogo in cui si tenne la cerimonia è Guadalajara, la città più perseguitata del Messico. Tertulliano ha scritto che «il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani». Oggi a Guadalajara c’è il più grande seminario del mondo, con oltre 1.200 seminaristi.

Fonte: Tempi, 21.5.2015