Sante Messe in rito antico in Puglia

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martedì 15 agosto 2017

15 agosto - ricordo del voto di Luigi XIII, re di Francia

Charles Le Brun, Assunzione di Maria, Musée des Beaux-arts Thomas Henry, Cherbourg

Luigi Calmetta, Voto di Luigi XIII, XIX sec.

André Dutertre, Voto di Luigi XIII, XIX sec.

Grégoire Huret, Voto di Luigi XIII, XVII sec.

Preghiamo, con l'antica antifona Domine, salvam fac Galliam, perché la Francia, figlia prediletta della Chiesa, adempiendo il voto di Luigi XIII, torni ad essere cristiana e con essa tutte le nazioni dell'Antico Continente, divenuto ateo e lontano dal cuore di Dio.




giovedì 3 novembre 2016

Rito pagano e panteista per un battesimo .... celebrato da un "prete"

Su segnalazione di un nostro amico, riportiamo la seguente vicenda.
Il noto Antonio Mazzi, di professione "prete", ma verosimilmente ateo o agnostico egli stesso, sull'ultimo numero della rivista Vita Pastorale (n. 10/2016), p. 74, racconta - compiacendosene - di aver scimmiottato per una donna atea il sacramento del battesimo, sottoponendo la bambina, per far contenta la madre senza Dio, ad un rito pagano e panteista.
Ormai la maggior parte del clero ha perso ogni ritegno. E di ciò se ne vanta pure. Pure la rivista ha avuto il coraggio di pubblicare questa discutibile esperienza!
Il clero perso inesorabilmente la fede, immerso com'è nel suo sentimentalismo religioso e nel suo buonismo, da cui è assente Dio. Siamo sicuri che la neo-Roma, però, approverebbe una tale condotta .... .
Un clero senza fede come potrà guidare il gregge loro affidato? Saranno ciechi che guidano altri ciechi, secondo la nota immagine evangelica (cfr. Matth. 15, 14).


Pieter Bruegel, La parabola dei ciechi, 1568, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli

domenica 31 luglio 2016

Card. Burke: “Le nazioni cristiane in Occidente contrastino l’influenza islamica”

Oggi è giornata di profanazione di molte chiese: in queste si consumano diversi sacrilegi, ammettendo non battezzati ai Divini Misteri (un tempo la Chiesa faceva uscire i catecumeni prima della consacrazione!) (v. Preghiamo e ripariamo per la profanazione che si consuma oggi in molte Chiese in Francia e anche in Italia, in Chiesa e postconcilio, 31.7.2016; Redazione, A ciascuno il suo. La lunga strada dell’idillio con l’islam, in Riscossa cristiana, 30.7.2016; Paolo Deotto, Domenica 31 luglio, la nuova farsa, il nuovo tradimento, ivi, 31.7.2016). Per giunta, come avvenuto nella Cattedrale di Bari e nella Basilica di Santa Maria Trastevere, la lettura del corano da parte di imam (v. qui e qui. Cfr. Prete sgozzato. Per solidarietà ai cristiani, i musulmani festeggiano cantando il corano in Chiesa, in Chiesa e postconcilio, 31.7.2016). Un'assurdità. P. Livi da La nuova bussola parla, riguardo a quest'iniziativa, non a caso, di "atto insensato" (Antonio Livi, Musulmani a messa: un atto insensato, in LNBQ, 31.7.2016). La Cattedrale di Bari dovrebbe essere riconsacrata o, per lo meno, per tale profanazione dovrebbero celebrarsi riti di espiazione, perché i musulmani sanno che, ove vanno a pregare, quel luogo diventa islamico; non a caso i veri musulmani non hanno mai voluto mettere piede in chiese cristiane a pregare: lo stesso califfo Omar, non a caso, si rifiutò di mettere piede nel Santo Sepolcro, a Gerusalemme, per pregarvi perché sapeva che pregandovi, sarebbe diventato luogo islamico, una moschea! Al momento della preghiera, in effetti, il califfo si allontanò dalla chiesa e recitò fuori la sua preghiera. Ci evidenzia il sito della Custodia di Terra Santa: "Si deve alla visita del califfo al Santo Sepolcro e alla sua preghiera al di fuori della basilica del Martyrion, presso il portico orientale, la perdita del diritto di accesso al santuario dall’ingresso principale, che divenne invece luogo di preghiera individuale per i musulmani".
Il patriarca Eutichio d'Alessandria racconta inoltre che Omar aveva emesso un decreto che vietava ai musulmani di riunirsi in quel luogo per pregare.
Ai musulmani non sarà parso vero di essere chiamati a parlare di Allah nelle chiese cattoliche: segno eloquente, ai loro occhi, della manifesta nostra apostasia, della mancanza di identità e della loro vittoria. Onestamente c'è stato anche chi, tra gli islamici, ha definito ipocrita tale gesto discutibile (cfr. L'Imam di Lecce: «Gesto ipocrita preferiamo il rispetto reciproco», in La Gazzetta del Mezzogiorno, 31.7.2016), tanto più che, in Italia, hanno aderito all'iniziativa meno del 2% dei musulmani presenti sul territorio nazionale (Domenico Ferrara, A Messa solo il 2% degli islamici. Pochi per stanare il terrorismo, in Il Giornale, 31.7.2016). 
Nella festa di S. Ignazio di Loyola, rilanciamo questo contributo del card. Burke, sebbene – ad onor del vero – la traduzione dall’inglese sia un po’ imprecisa, e forse ne ha tradito un po’ l’originario significato, ed è tratta da Il Giornale. Il testo originale è contenuto nell’intervista di David Gibson, Cardinal Burke says ‘Christian nations’ in West must counter Islamic influx, in RNS, Jul. 21, 2016 (v. anche qui e Sean Smith, Islam is not a religion, it is a form of government, says Conservative Vatican Cardinal, in The Tablet, Jul. 22, 2016). In realtà il porporato non si è pronunciato in quei termini, dicendo siano i paesi occidentali, un tempo cristiani, a temere l’Islam, non la Chiesa!





Adriaen Collaert, Morte e funerale di S. Ignazio, in Pedro de Ribadeneyra, Vita beati patris Ignatii Loyolae religionis Societatis Iesu fundatoris ad viuum expressa ex ea quam, 1610 

Anonimo, Visione di S. Ignazio a La Storta, 1622-30

Il cardinale conservatore Burke: “La Chiesa abbia paura dell’Islam”

Riprendiamo da Il Giornale. In riferimento ad un altro contenuto del suo libro di cui abbiamo parlato qui. E ancora una volta troviamo conferma alle nostre posizioni, che sono poi quelle autenticamente cattoliche.

Raymond Burke è famoso per essere uno dei cardinali di Santa Romana Chiesa più vicini alla linea tradizionalista e conservatrice. Quella che più di una volta, soprattutto durante il Sinodo sulla famiglia, ha contrastato il nuovo corso voluto da papa Bergoglio. Niente divisioni, certo. Ma divergenza di opinioni. Anche sull’islam e la relazione tra musulmani e Occidente, Burke ha le idee chiare. E le ha messe nere su bianco in un libro-intervista dal titolo: “Hope for the World: To Unite All Things in Christ”. Parole che alla luce di quanto accade in Normandia, Germania e Francia in questi giorni hanno il sapore della profezia.

“La Chiesa abbia paura dell’islam”

Secondo Burke, la Chiesa dovrebbe “avere paura dell’islam” e in particolare dell’incapacità di vivere insieme ad altre religioni. Paura del multiculturalismo senza condizioni, insomma. L’islam come minaccia, come pericolo per l’unità del mondo occidentale. “Non c’è dubbio che l’Islam vuole governare il mondo - ha scritto il patronus del Sovrano Militare Ordine di Malta - Quando i musulmani diventano una maggioranza in qualsiasi paese poi hanno l’obbligo religioso di governare quel paese”.
Un modo per dire che se tutto dovesse rimanere così come è, con la totale apertura del mondo occidentale a qualsiasi richiesta venga dalla cultura musulmana, il futuro non potrà che essere quello del dominio islamico sull’Europa. E questo perché “per sua natura”, l’islam oltre che religione “deve farsi anche Stato”. Ovvero permeare con la legge islamica tutti gli aspetti della società e del governo dove i musulmani vivono. È per questo che molti islamici, anche “moderati”, non hanno timore a dire che la “sharia sarebbe una cura per la decadenza dell’Occidente”.
“È importante - ha aggiunto Burke - che i cristiani si rendano conto delle differenze radicali tra Islam e cristianesimo in materia di loro insegnamento su Dio, sulla coscienza, ecc. Chi conosce davvero l’Islam, comprende facilmente che la Chiesa dovrebbe averne paura”.
In una recente intervista a Religion News Service, inoltre, il cardinale ex prefetto del tribunale della Segnatura apostolica, ha ribadito che l’unico modo per rispondere alla diffusone dell’islam è recuperare la fonte cristiana dell’Europa. Le sue radici.

Fonte: Chiesa e postconcilio, 26.7.2016

lunedì 25 gennaio 2016

San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera fede

Abbiamo appreso quest’oggi, non senza dolore frammisto a stupore, che il 30 ottobre prossimo inizierà anche per Roma la commemorazione del cinquecentesimo anniversario della c.d. riforma protestante (il 31 ottobre 1517 l’eresiarca apostata sacrilego e spergiuro Martin Lutero pubblicò le sue famose 95 Tesi alle porte della chiesa di Wittenberg, dando avvio a quel processo irreversibile che fu all’origine della scristianizzazione del Vecchio Continente e la causa della perdita dell’eterna salvezza per molte anime) (cfr. il Comunicato ufficiale della Sala Stampa Vaticana; v. anche qui).



I cattolici, che non hanno nulla da celebrare, se non la luttuosità dell’evento, non possono far altro, in questa temperie, la quale non ha risparmiato l’Urbe, la cui fede fu consacrata dal sangue di innumerevoli martiri, non possono far altro che pregare l’Altissimo, con questa nota preghiera del Dottore della Chiesa S. Pietro Canisio – il quale tanto lottò contro le dottrine riformiste – affinché almeno in loro rimanga e si conservi la vera fede.

San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera fede

In questo momento di confusione, riportiamo il testo della Preghiera per conservare la vera Fede scritta da san Pietro Canisio S. J. (1521-1597), olandese e primo gesuita della provincia germanica, nonché proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI nel 1925.

Professo davanti a Voi la mia fede. Padre e Signore del Cielo e della terra, mio Creatore e Redentore, mia forza e mia salvezza, che fin dai miei più teneri anni non avete cessato di nutrirmi col sacro pane della vostra Parola e di confortare il mio cuore. Affinché non vagassi errando con le pecore traviate che sono senza Pastore. Voi mi raccoglieste nel seno della vostra Chiesa; raccolto, mi educaste; educato, mi conservaste insegnandomi con la voce di quei Pastori nei quali volete essere ascoltato e ubbidito, come di persona, dai vostri fedeli.
Confesso ad alta voce per la mia salvezza tutto quello che i cattolici hanno sempre a buon diritto creduto nel loro cuore. Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici; non voglio avere nulla in comune con loro, perché non parlano né sentono rettamente, e non posseggono la sola regola della vera Fede propostaci dall’unica, santa, cattolica, apostolica e romana Chiesa. Mi unisco invece nella comunione, abbraccio la fede, seguo la religione e approvo la dottrina di quelli che ascoltano e seguono Cristo, non soltanto quando insegna nelle Scritture ma anche quando giudica per bocca dei Concilii ecumenici e definisce per bocca della Cattedra di Pietro, testificandola con l’autorità dei Padri. Mi professo inoltre figlio di quella Chiesa romana che gli empii bestemmiatori disprezzano, perseguitano e abominano come se fosse anticristiana; non mi allontano in nessun punto dalla sua autorità, né rifiuto di dare la vita e versare il sangue in sua difesa, e credo che i meriti di Cristo possano procurare la mia o l’altrui salvezza solo nell’unità di questa stessa Chiesa.
Professo con franchezza, con san Girolamo, di essere unito con chi è unito alla Cattedra di Pietro e protesto, con sant’Ambrogio, di seguire in ogni cosa quella Chiesa romana che riconosco rispettosamente, con san Cipriano, come radice e madre della Chiesa universale. Mi affido a questa Fede e dottrina che da fanciullo ho imparato, da giovane ho confermato, da adulto ho insegnato e che finora, col mio debole potere, ho difeso. A far questa professione non mi spinge altro motivo che la gloria e l’onore di Dio, la coscienza della verità, l’autorità delle Sacre Scritture canoniche, il sentimento e il consenso dei Padri della Chiesa, la testimonianza della Fede che debbo dare ai miei fratelli e infine l’eterna salvezza che aspetto in Cielo e la beatitudine promessa ai veri fedeli.
Se accadrà che a causa di questa mia professione io venga disprezzato, maltrattato e perseguitato, lo considererò come una straordinaria grazia e favore, perché ciò significherà che Voi, mio Dio, mi date occasione di soffrire per la giustizia e perché non volete che mi siano benevoli quelle persone che, come aperti nemici della Chiesa e della verità cattolica, non possono essere vostri amici. Tuttavia perdonate loro, Signore, poiché, o perché istigati dal demonio e accecati dal luccichio di una falsa dottrina, non sanno quello che fanno, o non vogliono saperlo.
Concedetemi comunque questa grazia, che in vita e in morte io renda sempre un’autorevole testimonianza della sincerità e fedeltà che debbo a Voi, alla Chiesa e alla verità, che non mi allontani mai dal vostro santo amore e che io sia in comunione con quelli che vi temono e che custodiscono i vostri precetti nella santa romana Chiesa, al cui giudizio con animo pronto e rispettoso sottometto me stesso e tutte le mie opere. Tutti i santi che, o trionfanti nel Cielo o militanti in terra, sono indissolubilmente uniti col vincolo della pace nella Chiesa cattolica, esaltino la vostra immensa bontà e preghino per me. Voi siete il principio e il fine di tutti i miei beni; a Voi sia in tutto e per tutto lode, onore e gloria sempiterna.

Fonte: Corrispondenza romana, 13.1.2016

venerdì 22 gennaio 2016

Lo scempio dell’arte sacra contemporanea

Un’interessante riflessione del prof. De Mattei sul decadimento dell’arte sacra contemporanea. È notizia di qualche giorno fa, peraltro, quella della realizzazione di una chiesa (non si sa di che confessione) o sala per …. matrimoni a Taiwan avente per forma la scarpetta di cristallo di Cenerentola …. (v. qui, qui, qui e qui).




Quantomeno interessante è perciò il contributo del prof. De Mattei.

Lo scempio dell’arte sacra contemporanea

di Roberto de Mattei

Riportiamo l’editoriale del prof. Roberto de Mattei che apparirà sul numero 111 del mensile Radici Cristiane(febbraio 2016).

La nuova cattedrale di Créteil, in Val di Marna, inaugurata il 20 settembre 2015, si aggiunge al lungo elenco delle brutture architettoniche degli ultimi decenni. Ciò che rende più grave lo scempio è che si tratta di architettura sacra, cioè di un’espressione artistica che dovrebbe aiutare l’uomo ad elevarsi verso il Cielo.

La prima caratteristica di queste chiese come di altri templi della liturgia postmoderna, è invece il fatto che esse distolgono da Dio. Sono chiese brutte perché chi le progetta snatura intenzionalmente la loro funzione di luogo di celebrazione del culto divino. È bello ciò che è vero ed è vero ciò che realizza se stesso, ciò che non tradisce il proprio fine e la propria natura. In questo senso, come osservava Mario Palmaro, la bellezza ha un carattere «normativo» insito in sé, rimanda alla natura umana, che non muta, in ogni tempo e sotto ogni latitudine. E poiché l’uomo ha una natura razionale, «nelle cose umane – afferma san Tommaso d’Aquino – il bello si ha quando qualcosa è ordinato secondo ragione» (Summa Theologica, II-IIae, q. 142, a. 2).

Gli architetti moderni seguono le proprie deformi costruzioni mentali e non le leggi immutabili che regolano l’universo. Eppure tutto ciò che è prodotto dall’uomo ha una sua perfezione e una sua bellezza solo in quanto corrisponde al fine che gli è proprio. E se Dio è il fine ultimo di tutte le cose, ogni essere creato ha un fine specifico che corrisponde alla propria natura ed essenza. Il fine è anche una “funzione”, una specifica attività diretta a uno scopo.

La bellezza di un’opera d’arte deriva dalla sua funzionalità cioè dalla capacità di raggiungere il proprio fine. San Tommaso lo spiega con un esempio eloquente. «Qualsiasi artefice tende a dare alla sua opera la forma migliore non in senso assoluto, ma in relazione a un fine. E l’artefice non si cura se tale disposizione porta con sé una certa mancanza. Così come l’artefice che fabbrica una sega per segare la fa di ferro perché sia idonea alla sua funzione; né gl’importa di farla di vetro, materia più bella, perché tale bellezza sarebbe d’impedimento al raggiungimento del fine» (Summa Theologica, I, q. 91, a. 3).

Una sega di vetro non sarebbe bella perché sarebbe inutile, come sarebbe priva di bellezza una spada che non tagliasse. Una cattedrale è costruita per celebrare il Santo Sacrificio della Messa e riunire i fedeli in adorazione e preghiera. Essa è ben riuscita, cioè è vera cattedrale, se aiuta i fedeli a pregare e adorare. Se non raggiungesse questo fine sarebbe irrimediabilmente brutta come le chiese moderne, che sembrano svolgere la funzione di garage o magazzini piuttosto che di luoghi di preghiera.

Le quattro cattedrali di Chartres, Amiens, Orvieto e San Marco, dette le quattro Bibbie nel marmo, per la loro capacità di riprodurre nella pietra i testi sacri del Cristianesimo, sono, al contrario, un luminoso esempio della corrispondenza tra il mezzo e il fine. Ciò che le rende belle è il fatto che sono state pensate per elevare l’uomo verso il Cielo e raggiungono perfettamente il loro scopo.

Oggi il numero dei turisti in visita alle cattedrali d’Europa è maggiore di quello dei fedeli che le affollano. Eppure quelle cattedrali furono costruite per pregare, e non per essere ammirate come opere d’arte. La loro bellezza è una conseguenza della verità che trasmettono e che pochi colgono. Il compito della Chiesa, piuttosto che incoraggiare la costruzione di orride chiese, dovrebbe essere quello di accompagnare ogni visita ad una cattedrale, con un’adeguata catechesi che dal bello faccia risalire al vero.

L’opera d’arte non è solo una combinazione di superfici, forme e colori, ma la visualizzazione di un pensiero. Uomini e donne di tutti i Paesi e di ogni provenienza ideologica ammirano la bellezza delle opere d’arte cristiane, dimenticando che queste opere non sarebbero state realizzate se non fossero state prima concepite secondo un modo di pensare che era la filosofia del Vangelo. Le cattedrali, gli affreschi, gli oggetti che fanno parte del nostro patrimonio culturale hanno alle spalle una visione del mondo che va ritrovata, un significato che va riscoperto. Nessuna evangelizzazione potrebbe oggi essere più efficace di questa.

La cattedrale di Créteil, come la chiesa realizzata da Massimiliano Fuksas a Foligno e il nuovo santuario di padre Pio edificato da Renzo Piano a San Giovanni Rotondo sono raccapriccianti perché rinnegano la propria identità di luoghi sacri. Questi edifici sono brutti, anzi orrendi, perché non sono funzionali, ovvero non corrispondono allo scopo per il quale sono stati edificati. Chi visita le nuove chiese di Créteil, di Foligno o di San Giovanni Rotondo non contempla il bello e non conosce il vero, ma si trova in un ambiente opposto al proprio desiderio di raccoglimento e di elevazione a Dio. La filosofia di vita che ha ispirato queste costruzioni è quella degli architetti imbevuti di spirito agnostico e relativista che le hanno ideate.

Chiesa si S. Paolo, Foligno, opera di Fuksas
È la visione del mondo dell’Occidente nichilista e opulento, estraneo a Dio, chiuso nella conchiglia del proprio orgoglio, immerso nel cubo del proprio egoismo. Non c’è spazio in questi templi neo-pagani per la liturgia millenaria della Chiesa, per le melodie del gregoriano o del polifonico, per la tenera devozione dei fedeli alla Madonna ed ai santi. C’è l’invito semmai a indirizzarsi verso la Kaaba islamica, come a Foligno, o verso la religiosità massonica, come a San Giovanni Rotondo. Il messaggio di Créteil è altrettanto distruttivo: l’impressione è quella di una effimera e illusoria Disneyland della fede.

Le radici cristiane della società vengono estirpate ogni volta che viene eretto un tempio come quelli realizzati dai divi dell’architettura contemporanea. Le radici cristiane vengono impiantate ogni volta che si costruiscono e si arredano chiese, secondo le regole dettate dalla ragione, dalla fede e dalla Tradizione. Le radici cristiane si difendono anche combattendo l’arte contemporanea e tendendo l’orecchio al messaggio dolente che, attraverso le antiche cattedrali sfigurate, ci trasmette il passato. Radici Cristiane è nata, dieci anni fa, per farsi eco di questa voce.

giovedì 14 gennaio 2016

L’Inghilterra non è più cristiana, quindi va decristianizzata

Avevamo già segnalato come l’Inghilterra non potesse più definirsi cristiana e come si stesse realizzando un'islamizzazione a tappe forzate (v. qui). Ora anche pubblicamente ciò è ammesso. Traendone le debite conseguenze. Drammatiche. Eppure c'è la profezia di S. Edoardo il Confessore. Il fenomeno dissolutorio è evidente pure in Germania, come ricorda Giulio Meotti in un suo articolo del novembre scorso su Il Foglio (Dio è morto in Germania); in Olanda, in cui si è deciso di far fuori le feste cristiane dalle scuole per fare spazio a quelle islamiche (v. Il Foglio, 11.1.2016). Ed in Spagna, dove in luogo della sfilata dei tre re magi a Valencia son sfilate tre megere (v. qui). Non parliamo per pudore della Francia. L'Italia segue queste "nazioni civili" da vicino.
L’Europa ha dimenticato ormai le sue radici cristiane e si avvia allegramente al suo dissolvimento.

“L’Inghilterra non è più cristiana, quindi va decristianizzata”

Una Commissione suggerisce che le istituzioni devono riflettere il fatto che la religione cristiana è in declino

di Cristina Marconi 


Londra. L’incoronazione del monarca britannico, per dire, dovrebbe essere un po’ più “pluralista”. E pazienza che la regina, così come chi le succederà, è anche il capo della Chiesa anglicana. Qui è il paese tutto a non essere più anglicano, né tantomeno cristiano, avendo conosciuto un “generale declino” della sua affiliazione religiosa tradizionale negli ultimi 15 anni e un aumento della presenza di musulmani, hindu e sikh, diventati ben più numerosi degli ebrei, un tempo secondo gruppo religioso del paese. Ma ad essersi moltiplicati sono soprattutto gli atei e gli umanisti e questo, come tutto il resto, andrebbe tenuto presente nel ridisegnare il volto delle istituzioni del Regno Unito in modo da riflettere la nuova identità. Lo suggerisce la Corab, Commissione per la Religione e il Credo nella vita pubblica britannica, in un ponderoso rapporto pubblicato lunedì e intitolato ‘Vivere con la differenza. Comunità, diversità e bene comune’. Frutto di 2 anni di incontri, interviste, ricerche, il documento dell’istituzione pluralista per eccellenza – nel suo board sono rappresentate tutte le religioni e tra i patrons c’è anche l’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams – giunge a conclusioni farraginose e confuse su tutto tranne su un punto: il paese non è più cristiano e quindi le sue istituzioni vanno decristianizzate di conseguenza.
Per il resto è tutto un sostituire le preghiere a scuola con momenti di riflessione collettivi, creare comitati di scambio e di dialogo per aggiustare le istituzioni del paese alla nuova realtà in barba al passato e, ancora una volta, riflessioni collettive, l’annacquamento di tutto ciò che reca tracce della religione anglicana a favore non tanto della laicité quanto delle altre religioni. Prendiamo la Camera dei Lords, dove siedono 26 ‘Lords Spirituals’, ossia vescovi. Secondo la Corab dovrebbero fare spazio ad esponenti di altre confessioni e lo stesso dovrebbe avvenire in altri organismi pubblici come, ad esempio, la commissione che vigila sulla stampa, con tanto di premio annuale per i media che raccontano meglio le realtà religiose in modo da incoraggiare il pluralismo confessionale dei mezzi d’informazione. “Il rapporto è dominato dalla visione superata che la religione tradizionale sta perdendo importanza e che la non adesione ad una religione è la stessa cosa dell’umanesimo o del secolarismo”, ha commentato la Chiesa anglicana in una nota, sottolineando come “sia importante ricordare che la maggior parte della pubblica opinione è contraria alla marginalizzazione del Cristianesimo”. Particolarmente polemica, anche da parte del governo di David Cameron, la reazione ad una delle proposte della Commissione, ossia di avviarsi verso il superamento delle scuole religiose aprendole le selezioni a criteri diversi da quelli confessionali in base ai quali sono state create. Le ‘faith schools’ sono finanziate dallo stato e quelle cristiane, nel Regno Unito, spesso offrono un livello di istruzione paragonabile a quello delle scuole private. Le scuole musulmane, in molti casi e soprattutto di recente, sono finite nel mirino di Ofsted, l’autorità che vigila sul sistema educativo del paese, per il tipo di insegnamento impartito, in contrasto anche con la più lasca delle definizioni di “valori britannici” (a Birmingham gli ispettori ne hanno trovata una in cui i membri donne del consiglio educativo partecipavano alle riunioni d’istituto rimanendo in corridoio per non essere viste), ma a farne le spese, secondo il rapporto, devono essere tutti gli istituti. La religione, tuttavia, non deve sparire dalle aule, tutt’altro: l’alfabetizzazione religiosa deve essere estesa in modo, ad esempio, da non discriminare chi non appartiene ad una religione abramitica e chi, come ad esempio i sikh, ha un credo la cui struttura è dissimile da quelle più note nel paese.

“Riflessioni” al posto delle preghiere

Il Corab raccomanda che “tutti gli studenti delle scuole statali abbiano diritto ad un programma sulla religione, la filosofia e l’etica che sia rilevante per la società di oggi, e il quadro generico di questo programma deve essere concordato a livello nazionale” e il fondamento legale che permette alle scuole di svolgere atti di preghiera collettiva deve essere revocato e sostituito dalla possibilità di avere “tempi inclusivi per la riflessione”. Il fatto che, come sottolineato da un dirigente della Bbc intervenuto nella ricerca, oggi la maggioranza dei cittadini britannici non abbia gli strumenti neppure per capire l’ironia dissacrante di un film come ‘Brian di Nazareth’ dei Monty Python perché non conoscono la Bibbia va messo sullo stesso piano del fatto che il dio sikh Waheguru sia spesso indicato come maschio, mentre non ha genere. Nella lotta al radicalismo, tema trattato in maniera decisamente corriva, la soluzione migliore è quella di permettere a tutti di esprimere apertamente le proprie opinioni, anche quelle considerate inaccettabili, senza porre gli studenti davanti al rischio di essere denunciati alla polizia, in modo da rendere tutto oggetto di dibattito e dialogo. Sulla questione della giustizia, nel rapporto, subentra finalmente un po’ di pragmatismo. Occorre, secondo la commissione guidata dall’ex giudice baronessa Butler-Sloss, valutare se “i matrimoni tra membri dei gruppi religiosi di minoranza devono essere registrati prima o contemporaneamente in base alla legge britannica”, visto che il numero di unioni musulmane non registrate è altissimo, con gravi conseguenze per le donne in caso di divorzio. Il ministero della Giustizia dovrebbe poi emettere delle linee guida sul rispetto degli standard britannici in termini di pari opportunità e indipendenza giudiziaria da parte dei tribunali religiosi e culturali come le corti ecclesiastiche, i Beit Din e i consigli della Shari’a. L’idea di società che c’è dietro il testo, spiega la commissione, è quella in cui “ciascuno è consapevole che la sua cultura, religione e credo è rispettata e apprezzata in quanto parte di un processo continuo di arricchimento reciproco e che il suo contributo alla trama della vita nazionale è valutato positivamente”. Senza filtro critico, e con un unico caveat: il paese non è più cristiano.

Fonte: Il Foglio, 8.12.2015

giovedì 7 gennaio 2016

Sull’islamizzazione a tappe forzate della vuota Europa. Il caso della Gran Bretagna

Mentre la Francia – lo abbiamo detto in diverse occasioni – è già un recipiente vuoto, da riempire con una neo-ideologia forte, qual è quella islamica, in Gran Bretagna, dopo aver voluto sopprimere il riferimento a S. Giovanni dato ad una stazione perché troppo cristiano come ricordano i giornali di pochi giorni orsono (Inghilterra, censurata immagine di San Giovanni alla stazione: “Turba i non cristiani”, in Il Giornale, 2.1.2016Cancellato san Giovanni dalla stazione di Rochester, in Inghilterra: “È troppo cristiano”, in Il Foglio, 2.1.2016), si procede a tappe forzate verso l’islamizzazione del paese. Ed in questo contesto di debolezza intellettuale, spirituale e morale, da molte parte, in ambito cristiano, si cerca di far passare l’erronea convinzione che anche i pagani, i musulmani, i buddisti, ecc., adorino in fondo l’unico vero Dio, che sarebbe Quello Triuno della fede cristiana …. (v. qui e qui).
Nella memoria liturgica del ritorno del fanciullo Gesù e dei suoi Santi Genitori dalla terra d’Egitto, rilancio quest’articolo.

Jacob Jordaens, Il ritorno dall’Egitto della sacra famiglia, 1616 circa, Gemäldegalerie, Berlino

Jacob Jordaens, Il ritorno dall’Egitto della sacra famiglia, 1616 circa, Rhode Island School of Design Museum of Art, Providence, Rhode Island

Pieter Paul Rubens, bozzetto del Ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto, 1614, Kaluga Regional Art Museum (Калужский Музей Изобразительных искусств), Kaluga

Pieter Paul Rubens, Ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto, 1614, Museum et Art Gallery, Norwich Castle

Ambito di Pieter Paul Rubens, Ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto, 1620 circa, Metropolitan Museum of Art, New York

Lucas Vorsterman il vecchio, Ritorno dall'Egitto della Sacra Famiglia, 1620 circa, Fine Arts Museums of San Francisco, San Fransisco


Nicolas Poussin, Ritorno dall'Egitto della Sacra Famiglia, 1628-38, Dulwich Picture Gallery, Londra

Giovanni Francesco Romanelli, Ritorno dall'Egitto della Sacra Famiglia, 1635-40 circa, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid

Charles Le Brun, Pasto prima della partenza dall'Egitto della Sacra Famiglia o La grazia (Le bénédicité), 1655-56, Eglise de Saint Paul, Parigi

Scuola genovese, Ritorno dalla fuga in Egitto, XVII sec., collezione privata

Francesco Conti, Ritorno dall'Egitto a Nazaret, 1734, Cleveland Museum of Art, Cleveland

Nicolás Enríquez, Ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto, 1773, Metropolitan Museum of Art, New York

John Rogers Herbert, Ritorno della Sacra Famiglia dall'Egitto nella terra d'Israele, 1885, collezione privata

Marysia Kowalchyk, Ritorno a Nazaret della Sacra Famiglia, 2003

Gran Bretagna, ‘islamizzato’ il calendario scolastico

di M.F.

Sempre peggio. In Gran Bretagna è sempre peggio… L’islamizzazione del Regno avanza rapida ed aggressiva, senza peraltro incontrar resistenze, bensì porte aperte, anzi spalancate. L’ultima trovata è quella di adeguare al Ramadan il calendario scolastico di verifiche ed esami, allo scopo di «non penalizzare gli adolescenti, che osservino tale periodo di digiuno». Lo ha deciso l’organismo responsabile dell’organizzazione didattica. Che mai peraltro s’era sognato, in passato, di riservare trattamenti di favore agli alunni cattolici in periodo di Quaresima. E che non risulta abbia assunto provvedimenti analoghi per i giovani ebrei, buddhisti, taoisti, sikh o quant’altro.
Ma per l’islam, sì. Quest’anno il Ramadan dovrebbe iniziare attorno alla seconda settimana di giugno, in pieno periodo d’esami, per cui, «laddove sia possibile, si raccomanda di programmare prima» di tale data «le materie più importanti, facendo in ogni caso attenzione ad organizzarle preferibilmente al mattino o nel primo pomeriggio», ha premurosamente suggerito il JCQJoint Council for Qualifications.
Una linea, questa, sposata in pieno anche dal sindacato dei docenti: «Come educatori – ha affermato Mary Bosted, segretaria generale dell’organizzazione di categoria – vogliamo che tutti i ragazzi possano dare il meglio di sé nel corso di esami tanto cruciali per il loro avvenire». Anche Malcolm Trobe, vice-segretario generale dell’associazione dei responsabili di scuole e collegi, ha auspicato che l’osservanza del Ramadan non comporti per loro «conseguenze tali da pregiudicare» l’esito delle prove.
C’è un piccolo particolare, che pare esser sfuggito ai solerti docenti: siamo in Occidente, non in Siria. Un Occidente purtroppo sottomessosi spontaneamente ed in modo incondizionato all’islam, sino al parossismo, sino cioè a istituzionalizzare per tutti le “prove tecniche” già tentate in passato da qualcuno. Cinque anni fa, ad esempio, il consiglio municipale di Stoke-on-Trent decise per lo stesso motivo di aderire all’invito giunto dal Consiglio dei musulmani del Regno Unito e di cancellare quindi, oltre alle verifiche, anche le riunioni coi genitori, di sospendere i corsi di nuoto (per evitare che i ragazzi rischiassero d’ingurgitare acqua, anche senza volerlo), nonché di sospendere i corsi di educazione sessuale, per evitare loro i «cattivi pensieri». Tristemente esemplare anche il caso citato dal Daily Mail, avvenuto presso la scuola elementare «Charles Dickens» di Portsmouth, dove un’insegnante, lo scorso luglio, proibì ad un alunno di 10 anni di bere in orario scolastico, nonostante vi fossero circa 30°, per rispetto dei suoi compagni di classe islamici, praticanti il Ramadan. Per questo gli sequestrò la bottiglietta dell’acqua, che normalmente gli alunni sono autorizzati a tenere sul banco. Sconcertante. Furibonda la madre del piccolo, la direttrice della scuola parlò di un malinteso, il Comune ammutolì di fronte a questa straordinaria prova di stupidità didattica. Eppure, oggi in Europa c’è chi ritiene normale lasciare un minore per un giorno intero senza assumere liquidi e questo per ragioni religiose, di una religione che oltre tutto non è nemmeno la sua!
Follia pura. Una follia, di fronte alla quale sentir poi in televisione il premier Cameron o qualsiasi altro leader occidentale augurare buon Ramadan assume il sapore acido di una presa in giro…

Fonte: Corrispondenza romana, 7.1.2016